Leros… ed è subito amore!

in viaggio con leander in Grecia

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Leros… ed è subito amore!

“Leros è il classico luogo difficile da descrivere. I viaggiatori dovranno scoprirla da soli”.
Ecco quanto afferma la Lonely Planet “Isole della Grecia” al termine della nota introduttiva all’isola, e non posso che sottoscrivere al cento per cento.
Nata come una specie di scommessa, dopo che circa un anno fa un nuovo utente del forum aveva osservato come fossero carenti in Rete informazioni sull’isola, l’idea della visita di Leros ha preso corpo per gradi grazie a una lenta, progressiva documentazione sul Web e sulla carta stampata nonché a testimonianze che andavano via via convincendomi che fosse una meta su misura per me. Diventò quindi il “clou” (i cinque giorni finali) del mio giro della prima metà di giugno 2009 nel Dodecaneso che avrebbe incluso pure Rodi, Kastelòrizo e Symi, alle quali dedicherò resoconti e/o video specifici.
A giochi fatti, non posso che dare ragione a chi “c’era già stato” e consigliarla a chi “sta per andarci”!
Sgombriamo subito il campo da un equivoco che nell’immaginario del vacanziere medio accomuna tutte le isole della Grecia, Leros compresa, che cioè si tratti di luoghi in cui passare le giornate stravaccati sulla sabbia ad arrostirsi al sole e a sguazzare nel mare. Si sa, provate a fare cenno a chiunque di un’isola greca a caso che non conosca e, in nove casi su dieci, l’interlocutore chiederà immediatamente “ma com’è il mare? spiagge o scogli? l’acqua è fredda? è pulita? ci si deve andare a piedi? c’è vento?”. Insomma, il mare è la priorità, se non addirittura l’unico fattore di scelta.
Diciamo allora che come mare Leros vede, in una ipotetica classifica, parecchie isole che la precedono; ciò non toglie che ci siano spiagge splendide con acqua cristallina nelle tantissime baie che - come salta agli occhi da un’occhiata alla mappa - ne caratterizzano il perimetro costiero.
Ma bisogna andarci, perché Leros può essere definita un’isola completa come poche, nonostante le piccole dimensioni (ce ne vorrebbero 26 per fare Rodi, 156 per fare Creta!). C’è - come detto - il bel mare, c’è un interno selvaggio ma ricco di vegetazione (conifere, eucalipti, macchia mediterranea dagli aromi intensi), ci sono vivaci centri abitati, ci sono testimonianze della storia antica ma anche di quella recente della seconda guerra mondiale con tante tracce della dominazione italiana, c’è la cordialità della gente e uno stile di vita che - pur con le concessioni a un turismo per fortuna non troppo invasivo - mantiene una sua autenticità; infine, il che non guasta, i prezzi sono piacevolmente contenuti.
Leros si estende per 53kmq, ha uno sviluppo costiero di 81 chilometri e una popolazione residente di circa 8200 abitanti. Per quanto montuosa, la sua massima elevazione raggiunge appena i 320 metri del Monte Klidi nella parte nord-orientale. Orientata in senso nord-sud con un paio di strozzature nel senso della larghezza, una delle sue principali caratteristiche sta - oltre a una quantità di insenature minori - nelle sette baie (da N a S Partheni, Plefoutis, Gourna, Àlinda, Pandeli, Lakkì, Xiròkambos): alcune di esse, penetrando molto profondamente all’interno, hanno giocato un importante ruolo difensivo e strategico nelle varie guerre di cui nel corso della Storia l’isola è stata teatro.

UN BREVE CENNO STORICO
La prima occupazione umana di Leros fu ad opera di coloni Carii e Fenici, cui seguirono i Cretesi dell’età minoica e poi, nel periodo classico, dai Dori e dagli Ioni, quando sul modello ateniese raggiunse un notevole sviluppo. All’epoca bizantina risalgono gli insediamenti del Paleòkastro e del Castello (Kastro) con la Chiesa della Madonna (Panagìa o Kyra). Dal 1309 l’isola fu tenuta dai Cavalieri di San Giovanni, fin quando nel 1523 cadde sotto il dominio turco. Nel 1821 Leros partecipò alle insurrezioni contro l’Impero Ottomano, dal quale si svincolò con le guerre balcaniche del 1910-1913. Fu allora che ebbe inizio l’occupazione dell’Italia, che ne fece la propria base navale nel Dodecaneso. Dopo l’8 settembre 1943, dal 12 al 16 novembre ebbe luogo la tragica battaglia aeronavale al termine della quale gli alleati anglo-italiani furono sopraffatti dai tedeschi. L’8 maggio fu firmata la resa della Germania agli inglesi, infine il 7 marzo 1948 Leros con tutte le isole dell’arcipelago venne a far parte definitivamente della Grecia.Storia, belle spiagge, gente cordiale, tranquillità, chiesette incantevoli: sbarchiamo su una insospettata gemma del DodecanesoLAKKÌ E MERIKIÀ
Già ad un primo colpo d’occhio, risulta palese che Lakkì rappresenta un’anomalia nelle isole greche. La cittadina fu infatti costruita dagli Italiani con il nome di Porto Lago fra il 1934 e il 1936 come sede del comando della Marina Militare: c’è da dire che la scelta del sito fu strategicamente impeccabile, in quando l’antistante golfo costituisce il più grande porto naturale del Mediterraneo, nonché ottimamente protetto. L’imboccatura stretta, un passaggio di meno di un chilometro fra i Capi Katsouni e Angistro, dà la sensazione che si tratti di un lago, dal che probabilmente il nome originario.
La città fu il risultato di un progetto urbanistico (all’epoca) all’avanguardia, improntato all’architettura fascista essenziale e squadrata, comprendente le strutture a destinazione militare e governativa (le caserme, gli alloggi degli ufficiali, il Municipio e Casa del Fascio, la Dogana) e quelle civili (il Mercato, l’Albergo Roma, il Cinema Teatro Roma, la Scuola, la Casa del Balilla, le case per operai, la Chiesa di San Francesco): il tutto, in una pianta a reticolato scandita da piazze, ampi viali e un lungomare alberato.
Buona parte degli edifici di quel tempo sono oggi in rovina, anche se alcuni riconoscibili come il mercato, la torre dell’orologio e il cinema Roma, mentre altri sono restaurati e adibiti a funzioni abitative o commerciali; in perfette condizioni è invece la Caserma della Marina (oggi destinata ad altri usi), con la sua facciata bianca bordata di giallo che sposa l’eclettismo italiano ad elementi arabeggianti impreziosendo il vivace lungomare.
Un paio di chilometri ad ovest di Lakkì, raggiunto con un tratto di strada alberata che serpeggia qualche metro sopra il mare qui caratterizzato da piccole insenature ideali per la balneazione, è ubicato uno dei siti storici più importanti dell’isola, il Museo della Guerra di Merikià. Si tratta di un’esposizione molto esauriente di cimeli risalenti all’epoca della già citata battaglia di Leros, ospitata nei bunkers che gli Italiani costruirono come arsenale e magazzini di sussistenza. Lungo un tunnel principale ed alcuni laterali (altri sono invece preclusi) sono in mostra oggetti dei tre eserciti in lizza, italiano, inglese e tedesco: divise, elmetti, armi e munizioni di ogni tipo, cannoni, attrezzature radio, oggetti di uso comune della vita militare, rottami di mine esplose, quadri, fotografie, documenti, plastici dei luoghi di battaglia, mentre al termine del percorso espositivo in una saletta è proiettato in continuazione un filmato d’epoca che documenta le successive fasi della battaglia.
All’esterno dei bunkers sono esposti alcuni aerei ben conservati, mentre a breve distanza sorgono ancora, per quanto in rovina, alcune casermette. Pochi minuti di cammino oltre il museo, si sale alla cappellina di Agios Zacharìas, letteralmente ricavata nel perimetro interno di una piccola casamatta diroccata, dopodiché si può proseguire verso i 248 metri di Monte Patella, uno dei teatri di guerra più cruenti: aggirandosi con la dovuta cautela fra le rovine delle fortificazioni non è raro, ancora oggi, trovare residuati bellici.

IL KASTRO
Visibile da quasi ogni punto dell’isola, il castello è situato sulla sommità del promontorio a cavallo tra le baie di Àlinda e di Pandeli. Sorto sul sito di un’antica acropoli, è uno dei castelli medioevali più ben conservati dell’Egeo, strutturato su tre cinte di mura concentriche erette successivamente fra il 1087 e il XVI secolo dai Bizantini, dai Cavalieri di San Giovanni e dagli Ottomani. Al suo interno sorge la chiesa della Panagìa (Vergine), la cui prima documentazione sta in una mappa del 1688: pregevolmente affrescata all’interno, custodisce l’icona miracolosa della Madonna, un prezioso manufatto in argento del 718 oggetto di devozione popolare, in particolare il 15 agosto quando i fedeli salgono numerosi per la festa della dormizione della Vergine. A completare il complesso, è stato recentemente allestito un museo che espone oggetti di epoca bizantina: icone, paramenti, calici, ostensori, incensieri, oggetti sacri, una piccola biblioteca.
Le vie di salita al castello sono due e consiglio di percorrerle entrambe per i magnifici panorami che offrono. Dalla piazza principale di Plàtanos, chiare indicazioni portano a una larga scalinata a tornanti di circa 500 gradini, non faticosa per la pendenza moderata. Per la discesa, si segue la carrozzabile sul versante opposto: raggiunta un’insellatura sulla quale sorgono sei scenografici mulini restaurati ad uso abitativo, si può salire in pochi minuti alla collina di Apityki, sito della postazione Lago della quale rimangono alcune casermette, l’osservatorio e le basi dei cannoni. Si ridiscende infine a Plàtanos o, in alternativa, a Pandeli.

PLÀTANOS, PANDELI E AGÌA MARINA
Possono essere accomunate nella descrizione essendo diventate, con lo sviluppo turistico, un unico agglomerato senza soluzione di continuità.
* PLÀTANOS, capoluogo dell’isola, si sviluppa su una stretta collina dalla quale digradano, rispettivamente a nord e a sud, Agìa Marina e Pandeli. La vita ha il suo centro nella Platìa principale, nella quale sorge un platano (dal che, il nome del paese) piantato nel 1765. L’abitato è composto di stradine a saliscendi tra le quali non mancano gli scorci pittoreschi. Degne di nota sono le chiese della Metamorfosi del Salvatore, di Agìa Parasklevi e dell’Evangelistria, oggi chiesa metropolitana.
* PANDELI, un tempo semplice villaggio di pescatori, è diventato con il tempo una vivace località balneare. Spalle al mare, il colpo d’occhio è magnifico, con le case che digradano come in un anfiteatro, a sinistra (ovest) dalla collina di Merovigli e a destra (est) dal Castello. Il fronte mare è tutto un susseguirsi di caratteristiche taverne nelle quali si mescolano i turisti e i pescatori, le cui barche coloratissime si allineano lungo il molo. Riguardo la spiaggia, c’è da dire che è un ferro di cavallo di non più di 150 metri, in massima parte attrezzata e immagino affollatissima in alta stagione. Per quanto l’acqua sia limpidissima, trovo quindi opportuno spostarsi alla vicina…
* VROMÒLITHOS, alla quale si accede in pochi minuti scavalcando il promontorio di Spilìa (quello della taverna di Dimitri o Karàflas). Lunga alcune centinaia di metri, è fatta di sabbia dorata, il mare è splendido e alcune piante di tamerici offrono zone ombreggiate. Ci sono anche un paio di taverne. Volendo “esagerare”, si può proseguire verso sud, dove alcune penisolette creano piccole insenature appartate.
* AGÌA MARINA, come detto, è in pratica il prolungamento di Plàtanos, da cui la si raggiunge in pochi minuti. Un po’ come a Lakkì, sono tuttora vive le testimonianze del periodo italiano, come gli edifici della Dogana, delle Poste e della stazione di Polizia, che si mescolano alle abitazioni neoclassiche greche. Con l’animato molo costellato di taverne e locali, Agìa Marina è probabilmente il cuore della “movida” di Leros, che rimane peraltro un’isola tranquilla molto distante dalla mondanità che impronta quelle più frequentate dal turismo godereccio.

KRITHONI E ÀLINDA
Lasciata Agìa Marina in direzione nord, la strada prosegue a breve (talora brevissima) distanza dal mare: salvo piccole insenature di acqua stagnante in cui la risacca può portare alghe e detriti, si costeggia un “continuum” di circa tre chilometri in cui ci si può fermare in un punto a caso per fare un bagno comunque soddisfacente.
Superata la già citata scenografica Taverna Neromylos, si entra in pratica nell’abitato di KRITHONI, che annovera il più lussuoso resort dell’isola e un curatissimo cimitero di guerra inglese in cui riposano 182 caduti nella battaglia del novembre 1943.
L’entrata in ÀLINDA coincide con la Torre di Bellenis (dal nome del benefattore Parisis Bellenis), un palazzo del 1925 in stile medioevale che in tre settori ospita un Museo del Folklore, un Museo Storico con reperti e foto della battaglia di Leros, oggetti personali e foto di Bellenis.
Àlinda, pur senza attrattive clamorose, è un luogo gradevole e rilassante: l’abitato si sviluppa in pratica, per circa un chilometro, tutto lungo una strada leggermente rialzata sul mare, avendo su un lato una sfilata di negozietti e taverne, sull’altro una spiaggia ininterrotta di sabbia e ghiaia orlata di tamerici che ospita i tavoli delle taverne medesime e digrada in pochi metri in un mare trasparente.
Si supera Àlinda con un breve tratto in salita per imbattersi, dopo uno slargo sulla destra con una chiesetta in pietra, in una serie di calette dalle acque cristalline, una più bella dell’altra. La strada asfaltata ha termine a Dyo Liskaria, spiaggia con sabbia e scogli attrezzata con bar ristorante. Si può procedere oltre per viottoli, ma calette come Kryfos e Pano Zymi possono essere raggiunte più comodamente con battelli turistici, purtroppo non ancora attivi a inizio stagione.

PARTHÈNI E PLEFOUTIS
A breve distanza dalla Torre Bellenis, si dirama la strada che porta all’estremo nord dell’isola. Dopo 5km si raggiunge, dopo avere superato il minuscolo aeroporto, PARTHENI: qui, secondo la tradizione, sarebbe sorto il tempio di Artèmide che è valso a Leros la definizione - appunto - di “isola di Artèmide”. Parthèni non è un vero e proprio paese, ma piuttosto gruppetti di case che si affacciano su una baia in cui i pescatori sono affaccendanti intorno alle loro barche variopinte. Di fronte, si staglia l’isola di Archangelos che, a mo’ di “tappo”, preclude la baia alla vista di chi navighi al largo dando la sensazione di essere un tutt’uno con la terraferma: si dice che questa sorta di illusione ottica abbia, nel corso della storia, salvato questo versante dell’isola dalle scorrerie dei saraceni e dei pirati.
Poche centinaia di metri oltre Parthèni si arriva a un bivio che indica due siti entrambi a 800 metri. Prendendo a sinistra si giunge alla chiesa di Agìa Kiourà, che dall’esterno è piuttosto anonima, ma l’interno è una testimonianza dei tempi bui della dittatura dei colonnelli: le pareti sono infatti completamente affrescate da Manolis Glezos, Kyriakos Tsakiris e Antonis Karagiannis, prigionieri politici detenuti nel vicino campo di concentramento. Agìa Kiourà è stata dichiarata monumento nazionale sotto la tutele del Ministero dei Beni Culturali Greco.
L’altra deviazione porta a PLEFOUTIS (o Blefoutis), un pugno di case sparse su un pendio verdeggiante che digrada verso una bellissima spiaggia sabbiosa lunga circa 500 metri, in alcuni tratti ombreggiata da tamerici, dotata della già citata taverna. Vale però la pena un’ulteriore passeggiata, un po’ per scoprire numerose insenature in cui fare magnifici bagni in perfetta solitudine, un po’ per salire a una delle postazioni belliche più significative: ben indicati - come tutte le altre sull’isola - da un cartello grigio con scritta gialla, la collina di Plefoutis e il sito di Asfougaros erano sede delle batterie italiane 888 e 889: si passa accanto alla caserma ben conservata sul cui muro interno spicca la scritta “Siamo orgogliosi di occupare un posto di combattimento, di sacrifici e di dovere”, per poi raggiungere, fra bunker diroccati, basi per i cannoni, torrette di avvistamento, il punto più elevato, dal quale si gode, per quanto sferzati dal vento, di un panorama vastissimo. Tutti i ruderi si sono ormai trasformati in ricoveri per capre (non tardo a trovarmi circondato da un gregge belante) cosparsi di decenni di cacche: si direbbe un ironico monito sulla vanità e sulla retorica delle guerre.
Manca una tessera all’ideale mosaico di questa parte dell’isola. Poco più di un chilometro dopo l’imbocco della strada per Parthèni, un cartello indica Agios Isidoros: un tratto di circa 2km che tocca anche la spiaggia di Gourna (lunga, alberata, ma sporca e ventosa) sulla baia omonima, si raggiunge uno dei luoghi più incantati delle isole greche. Su un isolotto unito alla terraferma da uno stretto camminamento cementato di una cinquantina di metri (un minimo di cautela quando l’alta marea può renderlo viscido), sorge la cappelletta di Agios Isidoros: incredibilmente è aperta, cosa che accomuna tutti i luogo di culto che ho toccato a Leros - e chi ha sbattuto il muso in mille porte chiuse in giro per la Grecia comprenderà il mio stupore! All’interno una vecchina sta pregando e la serenità che trasmette mi fa desistere dal fotografare. La luce dorata del tramonto aggiunge una suggestione indescrivibile e si lascia davvero a malincuore questo luogo da favola.

XERÒKAMBOS
Nel punto più interno della baia omonima, Xeròkambos è la località più meridionale di Leros. Arrivando da Lakkì, si incontra sulla sinistra la deviazione per Paleòkastro situato su una collina a 70 metri di altezza: considerato precedente al Kastro, le rovine di mura ciclopiche fanno pensare al sito di un’antica Acropoli. All’ingresso dell’abitato si incontra la chiesa di Agios Fanourios, santo patrono del villaggio celebrato con grandi banchetti il 17 agosto, fino a raggiungere la spiaggia, con la solita sabbia, la solita acqua pulita, le solite taverne, le solite tamerici… bella questa monotonia “verso l’alto”! ;-)
Circa un chilometro più avanti, al termine di una stadina sterrata, ci aspetta un’altra cappelletta, singolare almeno quanto le due già descritte: si varca un cancelletto, si percorre un sentierino acciottolato e protetto da una ringhiera a fil di mare e la si raggiunge, incredibilmente incastonata fra grossi scogli e una scarpata rocciosa strapiombante. La leggenda narra di un pescatore che, raccogliendo conchiglie fra gli scogli, fu morsicato da un granchio un attimo prima di vedere fra le rocce l’icona della Madonna; subito si inginocchiò segnandosi e all’istante la ferita si richiuse. Il buon uomo, in segno di devozione, portò l’icona nella chiesa del villaggio e raccontò il fatto ai concittadini. La notte gli apparve in sogno una donna vestita di nero che lo invitò a riportare l’icona al suo posto. Il mattino seguente, dopo averla cercata invano, si recò al luogo del prodigio, dove la trovò nel punto esatto in cui era il giorno prima. Si decise così di costruirvi una cappella dedicata alla Madonna, che fu denominata Panagìa Kavuràdena (da kàvuras=granchio): infatti, al suo interno spicca un quadro in cui la Vergine con il bambino in braccio è ritratta sulla corazza di un grosso granchio.Ho soggiornato per cinque notti in una confortevole camera degli Angelika Studios (vedi links), un complesso letteralmente sommerso dai fiori situato ad Àlinda, pochi minuti a piedi verso l’interno del lungomare. Per 35 euro a notte ho avuto a disposizione una spaziosa stanza doppia uso singola (la numero 31), affacciata su un’ampia terrazza privata con pergolato e dotata di bagno, asciugacapelli, frigorifero, aria condizionata, prelievo con pullmino all’arrivo (porto o aeroporto). Il prezzo ad agosto sale a 60 euro, tariffa decisamente ragionevole per la qualità della sistemazione. Non è richiesta caparra, solo un fax di conferma e una telefonata il giorno prima dell’arrivo.Non riferirò, salvo un paio di eccezioni, le portate consumate di volta in volta. Dico solo che ho dovunque mangiato mediamente bene, quasi sempre pesce, spendendo fra i 15 e i 18 euro per un piatto principale con contorni e mezzo litro di vino della casa (topikòs krasì) o una bottiglia di birra Mythos da 500cc.
ÀLINDA
* Taverna Steki: situata sotto un bel pergolato al termine del lungomare in direzione Panagìes. Gestione cordiale. Voto 7
* Taverna Lambros: piacevole per la sistemazione dei tavoli sulla spiaggia, a non più di un paio di metri dalla battigia. Voto 7+
* Da Giusi l’Italiana: non sono solito andare nei ristoranti italiani all’estero, ma ho fatto un’eccezione incuriosito dai consigli avuti sul forum riguardo la pizza. Confermo l’ottima qualità: del resto i prodotti, tutti provenienti dall’Italia, sono di eccellenza e le preparazioni molto accurate. Scelgo di non dare voto, non essendo un ristorante greco.
AGÌA MARINA
* Taverna Neromylos: inconfondibile per i muri blu intenso e perché situata su un piccolo promontorio che ha termine con un mulino ad acqua (infatti nero=acqua e mylos=mulino) che costituisce una delle più celebrate cartoline di Leros, ancora più suggestiva con l’illuminazione notturna. Però non c’è solo il “fumo” dell’ambientazione romantica ma anche “l’arrosto” di una cucina di qualità. Voto 8½
PLEFOUTIS BEACH
* Taverna Plefoutis: la classica taverna da spiaggia, nella quale si è invitati in cucina per scegliere fra il pescato del giorno. Visto che il pesce è quotato a peso (nel mio caso un’orata da 400 grammi), si sfora dalla media. Con l’aggiunta di contorno, due Mythos e macedonia di frutta, 25 euro. Voto 8
PANDELI
* Dimitri o Karàflas: su una terrazza a sbalzo nella frazione Spilìa, meriterebbe un supplemento nel conto solo per la vista mozzafiato sulla sottostante baia di Vromòlithos. Dimitri, pelato (appunto, karàflas), simpaticissimo, che parla un discreto italiano, stazza Mastro Lindo, propone un menu di portate creative. Squisiti i gamberoni su un letto di riso in salsa di ouzo e aglio. Con il solito mezzo litro di vino, caffè greco e anguria omaggiata: 17 euro. Voto 9.VIA MARE
Leros è compresa nelle rotte della Dodekanisos Seaways, che con i catamarani veloci Dodekanisos Express e Dodekanisos Pride tocca tutte le isole del Dodecaneso facendo base di partenza e arrivo a Rodi: è però opportuno consultare con attenzione gli orari (vedi sito nei links), perché a seconda delle giornate cambia il senso di navigazione e alcune isole possono non essere servite.
Da Atene, Blue Star ha una partenza alle 19.00 con arrivo a Leros alle 3.15.
A seconda delle compagnie e degli itinerari, i porti di arrivo e partenza possono essere Lakkì o Agìa Marina.
Per altri collegamenti con Atene o gli altri arcipelaghi, bisogna ingegnarsi a trovare le connessioni con navi delle rispettive compagnie. La “Bibbia” al riguardo è il sito gtp.gr riportato nei links.
VIA AEREA
Olympic Airlines ha un volo giornaliero Atene-Leros e ritorno, della durata di circa un’ora. Essendo però il servizio espletato da un bi-elica De Havilland Dash 8-100 da 37 posti - vale a dire un velivolo molto leggero - non è infrequente che il volo sia annullato per il vento: le conseguenze, qualora si abbia ad Atene una connessione per un altro Paese, le ho pagate di persona. Tenetene conto!
TRASPORTI LOCALI
Esiste un servizio di autobus che da Plàtanos (al centro dell’isola) portano tre volte al giorno all’estremo nord (Partheni/aeroporto) e all’estremo sud (Xeròkambos), ma non sono riuscito a capire dove siano esposti gli orari né chi li conosca né se esistano orari!
Meglio affidarsi ai taxi, numerosi e convenienti: si possono fermare per strada o far chiamare da hotel/taverne/locali, tutti ben disponibili a farlo.
Non mancano, naturalmente, i rent-a-car e i rent-a-bike: non guidando mezzi su ruote, non posso dare consigli al riguardo.

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