Kàlymnos, ma quanto sei bella!

in viaggio con leander in Grecia

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Kàlymnos, ma quanto sei bella!

“Chi viaggia vede, chi sta a casa non ci crede”.
Questo motto è la firma di un assiduo utente del forum che mi pare si attagli alla perfezione a Kàlymnos, isola del Dodecaneso sulla quale si reperiscono - sul web e su cartaceo - solo notizie superficiali, frammentarie o mirate solo sulla caratteristica che più la rende nota, vale a dire quella dell’arrampicata sportiva che richiama freeclimbers da tutto il mondo.
In effetti l’approdo al capoluogo Pothià - mi capitò nel giugno 2009 con uno scalo nella traversata da Symi a Leros - non contribuisce certo a rendere l’isola particolarmente appetibile: una vera e propria città di oltre 10.000 abitanti, un porto che è fra i più estesi dell’Egeo e trafficato in proporzione, all’intorno una cerchia di montagne impervie e brulle sulle quali si sviluppano sentieri e vie di arrampicata… da un lato troppo caos e da un altro troppa fatica per gli estimatori delle isole tranquille con bianche spiagge sabbiose digradanti in un mare cristallino.
Probabilmente io stesso, in quella breve sosta, misi inconsciamente un croce su un eventuale soggiorno a Kàlymnos.
Ma siccome sono curioso, sono testone, sono convinto che ogni isola greca abbia spunti di interesse e ai “si dice” e ai “ho letto che” preferisco il “toccare con mano”, eccomi modulare il mio island hopping 2011 aggiungendo ai previsti soggiorni su Patmos e Lipsi la settimana dal 19 al 26 giugno proprio a Kàlymnos.
Ha giocato anche un aspetto logistico-strategico, cioè la presenza sull’isola dell’aeroporto che consente il trasferimento di ritorno ad Atene in un’ora anziché le otto del traghetto. In realtà la cosa non andrà poi così liscia, come riferito nel paragrafo dei trasporti.

Una breve caratterizzazione. Kàlymnos ospita circa 16.500 abitanti, ha una superficie di 111 kmq e una morfologia piuttosto complessa: la presenza di profondi fiordi che possono ricordare la Scandinavia e di montagne aspre che ne innervano l’interno (anche se la massima quota non supera i 676 metri del Profitis Elias, offrono ben poche possibilità di valicamento) rendono difficoltosa la mobilità e la rete viaria è inevitabilmente limitata.
Dopo avere legato per secoli le proprie fortune alla pesca delle spugne, quel tipo di commercio è andato via via scemando per il progressivo esaurimento della materia prima lasciando il posto alla pesca del tonno e del pesce spada che occupa oggi un migliaio di persone. Il turismo non è prioritario come sulle isole circostanti, ma acquista costantemente quote e, “a rimorchio” degli appassionati di arrampicata, i visitatori stanno prendendo coscienza che le bellezze di Kàlymnos non sono circoscritte a quell’unica specializzazione: grande varietà di paesaggi, antichi insediamenti, siti archeologici, fiordi spettacolari, itinerari escursionistici di grande soddisfazione e (udite udite, adoratori del mare…) anche spiagge sabbiose, baie, incantevoli calette - magari non sempre di veloce accesso - lambite da acque di straordinaria trasparenza.

Come spostarsi

Arrivo in catamarano con il Dodekanisos Express in partenza da Lipsi alle 13,20 e arrivo a Kàlymnos dopo due ore.
Per la partenza, era previsto il volo Olympic delle 11 per Atene, però annullato per il forte vento (prima e unica giornata in una settimana!). Per fortuna il biglietto mi viene commutato con quello per il volo da Kos e la combinazione taxi da aeroporto a porto di Pothià - aliscafo ANE Kalymnos per Kos Mastihari - taxi da Mastihari a Kos aeroporto - volo da Kos ad Atene mi consentono di raggiungere la capitale a metà pomeriggio.
Vista l’analoga esperienza da Leros di due anni fa, il consiglio è di evitare voli interni dai piccoli aeroporti (effettuati per forza di cose con velivoli leggeri e soggetti al vento) in coincidenza con il volo di ritorno in Italia. Personalmente, mi premunisco con una sosta di un paio di notti ad Atene, che ritengo un piacevole completamento della vacanza.

TRASPORTI LOCALI
Chi mi conosce sa che non guido mezzi su ruote, quindi i servizi autobus sono per me importanti. Non ho poi problemi, dalle località servite, a spostarmi a piedi.
A Kàlymnos il servizio è adeguato alla limitata rete stradale ed è così strutturato (per una migliore comprensione consiglio il riscontro sulla mappa dell’isola all’inizio della serie fotografica):
- otto corse giornaliere fra Pothià e Kastelli: due proseguono per/da Emboriò, mentre alcune effettuano deviazione per/da Kantouni e Platys Gialos, le spiagge più frequentate dell’isola;
- quattro corse giornaliere fra Pothià e la spiaggia di Vlichadia;
- due corse giornaliere fra Pothià e Argos;
- quattro corse giornaliere fra Pothià e Vathy.
Dirò più avanti del ridotto servizio in questi giorni, un problema peraltro temporaneo.

In cucina

A Kàlymnos posso dire di avere mangiato mediamente bene e a prezzi piacevolmente contenuti. Detto che mi sono orientato in prevalenza sul pesce e in pochi casi sulla carne, il conto è variato fra i 12 e i 17 euro per piatto unico con contorno più birra da 500cc (Mythos o Fix) o una caraffa di vino.
Cito alcune taverne sperimentate (alcune anche due volte) con soddisfazione:
- A MASOURI: Kokkinidis
- A MYRTIÈS: Archipèlagos, Panos o Mitilinos
- A VATHY: Aigaìo Pélagos
- A LINARIA: Taverna Linaria
- A EMBORIÒ: Capetan Kostas
Una nota piacevole è che quasi sempre è offerto l’omaggio finale: cocomero, dolce, caffè o bicchierino di ouzo/raki/tsipouro. Clamorosi gli esempi di Archipèlagos (frittelline dolci e ouzo) e di Panos o Mitilinos (Mythos extra e fetta di torta).

Da non perdere

Proveniente da Lipsi con il Dodekanisos Express, sbarco sul molo di Pothià alle 15,20 del 19 giugno dopo una traversata di due ore.
Ommioddio, che caos: dai 16kmq e 700 abitanti di Lipsi ai 111 e 16.500 di quest’isola l’impatto è terribile! Resisto alla tentazione di scappare subito con il primo traghetto per Dovunquevada e mi inoltro nel torrido immenso piazzale, dove subito condivido un taxi con una signora diretta alla periferia cittadina. La mia meta è invece una decina di chilometri più a nord: ho infatti scartato l’opzione di fare base nel capoluogo e ho prenotato sette pernottamenti agli Afroditi Studios (24 euro per notte, senza alcuna richiesta di caparra) di Masouri, una delle località della costa occidentale
Lasciato il traffico di Pothià, Kalymnos va rivelando per gradi il suo volto bello: strada di scorrimento abbellita da siepi e filari di alberi, paesaggio che si va aprendo in tratti in cornice con estesi panorami sul mare.
L’insediamento sulla costa occidentale è in pratica la successione ininterrotta su tre chilometri di cinque località: Kamari, Myrtiès, Masouri, Armeòs e Kastelli. Qui c’è la maggior concentrazione di strutture ricettive e taverne, visto che siamo nel cuore delle attrattive: infatti su un lato si sviluppano le più celebrate vie di arrampicata e sull’altro si estendono lunghe spiagge sabbiose frequentate dagli isolani, in particolare gruppi familiari e di amici.
Puntualissimo e sorridente, il signor Manolis Tsampounaris, uomo sulla sessantina, è ad attendermi sulla porta di Afroditi Studios: un caffè, una chiacchierata, afferma di detestare il PC che ha davanti ma di ritenerlo ormai indispensabile e mi mostra un dettagliato grafico Excel con le statistiche dei suoi ospiti negli ultimi anni da cui risulta che gli italiani sono al secondo posto dopo i greci. Alla faccia del… e se invece di detestarlo amasse il PC?
Le 11 camere, su tre piani, hanno tutte l’ingresso dal retro che dà sulla montagna, dimodoché sul lato opposto sono dotate di un balconcino con tavolino e due sedie, vista sul mare e sull’antistante isolotto di Tèlendos con lo spettacolo, compreso nel prezzo, del tramonto che ne infiamma il profilo.
Ogni camera ha fornello elettrico, attrezzatura completa da cucina, frigorifero, ampio bagno. Aria condizionata solo in alcune (a quanto ho capito è in corso l’installazione in tutto il complesso), ma una sapiente gestione della ventilazione attraverso porta e finestra non la rende - almeno in questo inizio stagione - indispensabile.
Intorno alle 17 scendo per una prima presa di conoscenza della parte di isola in cui farò base e della logistica dei trasporti per visitare il resto. I circa due chilometri di costa che comprendono Myrtiès e Masouri si sviluppano su due strade parallele: una a livello mare, l’altra a una quota di una ventina di metri superiore e la circolazione dei veicoli avviene in entrambe a senso unico, sud-nord sulla via alta e nord-sud in quella bassa.
La strada costiera è quella in cui si svolge l’animazione, con una sequenza continua di taverne, mercatini, alberghi, affittacamere, negozietti, locali di ritrovo. Un contesto decisamente piacevole e non chiassoso.
Nota dolente del periodo è il servizio di autobus: a regime garantisce la copertura di quasi tutta l’isola, ma in questi giorni è alquanto aleatorio, un po’ per alcuni mezzi in manutenzione e un po’ per dissapori fra la Municipalità e l’azienda di trasporto. Nella sostanza, a seconda delle giornate (e lo si scopre solo al momento), il servizio può essere integrale, ridotto, limitato ad alcune linee o gestito con sporadici pullmini da pochi posti.
Comunque, anche con un po’ di fortuna, riuscirò a recarmi in quasi tutti i siti programmati: o in autobus, o a piedi nei luoghi più vicini nelle giornate di non effettuazione, ma anche con taxi in condivisione o autostop.
Ecco il dettaglio degli itinerari effettuati.

DA MASOURI AD ARGINONTAS
Effettuato su una buona carrozzabile, l’itinerario dà però grandi soddisfazioni se percorso a piedi, in modo da non perdersi i tantissimi scorci su quello che è un vero e proprio fiordo: del tutto pianeggiante su una percorrenza di 4+4 km a/r, prendendosi tutto il tempo che si vuole, sublimandolo con un bel bagno ad Arginontas, è alla portata senza affanni anche delle mezzeseghe di città come il sottoscritto.
Lasciato il mio studio, dirigo in direzione nord e in pochi minuti raggiungo il punto di confluenza fra la via alta e quella bassa, oltre il quale la circolazione veicolare riprende nei due sensi.
Kàlymnos cala subito ottime carte: un braccio di mare largo meno di un chilometro separa l’isolotto di Tèlendos, splendido nella prima luce del mattino, che per buona parte dell’itinerario offre vedute sempre cangianti con il mutare dell’angolo di visuale. Un tempo facente parte di Kàlymnos, ne fu separato da un terremoto nel 554 d.C.; scenderò però nei dettagli di Tèlendos in un resoconto dedicato.
Superate le poche case di Armeòs, dopo poco più di un chilometro la prima eminenza è il massiccio sperone roccioso di Kastelli, sul quale sono disseminate le rovine di una fortificazione medioevale, che si protende sul mare: alcuni sentierini da percorrere con attenzione salgono fino ai ruderi, mentre in basso spicca la macchia bianca e azzurra della Panagìa tou Kastelliou.
Si comincia intanto a notare le caratteristiche del percorso: sulla destra le imponenti pareti calcaree su cui si sviluppano le vie di arrampicata - opportunamente indicate con segnali sulla roccia o con cippi sul bordo della strada che riportano nome, dislivelli e tempi - e sulla sinistra una muraglia pressoché ininterrotta di oleandri sull’orlo della scarpata che scende al mare qualche decina di metri più in basso.
Dopo Kastelli, la strada svolta bruscamente di 90 gradi e dirige verso est offrendo per poco meno di 3 km bellissime vedute sulla sponda opposta del fiordo, sull’isoletta di Kalavros e sul promontorio di Kephala che delimita la baia di Emboriòs (vedi più avanti).
Arginontas è un gruppo di qualche decina di case sparse fra gli alberi ai piedi di una valletta un po’ discosta dalla spiaggia: questa è un arco di 150 metri di ghiaietta chiara che digrada in un mare dalle mille sfumature di colore. Ci arrivo poco prima delle 10 e indugio lungamente in un bagno solitario: solo dopo una mezzora arriva il gestore ad aprire una delle due taverne, occasione per una bella birra e una piacevole chiacchierata all’ombra delle tamerici che contornano la spiaggia.
Il ritorno, pur avvenendo giocoforza sullo stesso percorso, non è affatto banale, grazie alle mutate condizioni di luce che regalano scorci panoramici sempre nuovi.

IL “SENTIERO ITALIANO” DA POTHIÀ A VATHY
Nei pressi del Museo Archeologico di Pothià (aperto nel 2009, ottimamente allestito, ingresso gratuito, raccomandatissimo), una scritta su un muretto indica “to italian path”.
Si tratta di un sentiero di circa 5 km, in buona parte lastricato, costruito dagli italiani all’inizio del Novecento che attraversa una zona di altopiani toccando una quota massima di 400 metri per scendere sul versante orientale dell’isola fino a Vathy, nel cuore di un’area di agrumeti.
L’escursione è molto panoramica e ben segnalata con bolli rossi: sotto questo aspetto Kàlymnos è una delle poche eccezioni fra le isole greche che, ricchissime di tracciati storici, potrebbero attirare una tipologia diversa di visitatori - quella degli escursionisti - valorizzando i percorsi con segnalazioni analogamente a quanto avviene sulle nostre montagne. Speriamo che qualche amministratore ellenico colga il suggerimento.
Quasi tutto il dislivello in salita si supera nella parte iniziale che si sviluppa lungo numerosi tornanti a zigzag, offrendo vedute sempre più estese sull’ampia insenatura di Pothià, mentre sulle pareti delle alture circostanti si scorgono vie di arrampicata e cavità più o meno profonde. Un lungo tratto pianeggiante con modeste ondulazioni attraversa quasi in linea retta l’altopiano mentre il senso dei grandi spazi si fa sempre più potente, tanto più che compio l’intera escursione in assoluta solitudine: nell’assorbire le sensazioni positive che l’ambiente mi ispira, è di conforto una certa ventilazione, non eccessiva ma al punto giusto da mitigare la calura (peraltro ancora poco intensa a metà di un mattino di giugno).
La discesa verso Vathy avviene lungo un pendio che è verdeggiante quanto quello di salita è arido. La cittadina consta di diversi nuclei abitativi sparsi sulla piana e non è niente di che, ma è compensata dal fascino del porticciolo di Rina che raggiungo dopo un ulteriore chilometro: è mezzogiorno e ho camminato per due ore e mezza intervallate solo da brevi soste fotografiche.
Ho eletto Rina a uno dei “luoghi magici” del mio soggiorno a Kàlymnos: il piccolo borgo di pescatori è incastonato al termine di un fiordo dalle falesie rocciose in certi tratti verticali e annovera un cantiere navale e alcune taverne familiari. Come due quinte teatrali, le pareti del fiordo lasciano scorgere verso est l’isolotto di Psèrimos e il profilo di Kos, uno scenario abbellito dalle colorate barchette e da magnifici caicchi - spesso turchi - che approdano al molo: tuffarsi da questo è l’unica opportunità di fare una nuotata, ma ne vale la pena! Con due passeggiate di pochi minuti si può salire, sugli opposti versanti dell’insenatura, rispettivamente alla cappella di Agìa Irini e a quelle vicine di Agios Anastasi e Agios Georgios, luoghi che offrono stupende vedute dall’alto sul porto e sul fiordo.
Dopo un gustoso souvlaki annaffiato da una Mythos fresca all’Ouzeri Aigaìo Pélagos, il ritorno a Pothià avviene in autobus di linea (oggi servizio regolare!). La carrozzabile si snoda per 11 km in cornice offrendo un serie di belle prospettive dall’alto su diverse baie della sottostante costa sud-orientale, zona ricca di vasche per la piscicoltura: è un ideale completamento dell’escursione a piedi dell’andata, anche se i grossi serbatoi di una raffineria poco prima dell’arrivo in città guastano brutalmente il paesaggio costiero.
A Pothià ho circa due ore in attesa del bus per Masouri, occasione per girarla un po’ e scoprire che non è poi quell’obbrobrio che il primo impatto suggerisce.
E quindi diamone un breve connotazione.

IL CAPOLUOGO: POTHIÀ
Come accennato, è più vicina a una vera e propria città che a una cittadina. L’abitato si affaccia su un’ampia baia digradando teatralmente con case caratterizzate da tinte pastello addossate l’una all’altra: l’impianto urbanistico può ricordare - però molto più in grande - Symi, non sembri una bestemmia, è solo per dare un’idea. La fascia dei moli è contornata da una strada di scorrimento al di là della quale si allineano quasi ininterrottamente e in buona parte protetti da alberi taverne, negozietti, locali di ritrovo che sono il fulcro dell’animazione cittadina. Il periodo di dominio italiano nel Dodecaneso ha lasciato la sua impronta con edifici, magari un po’ ibridi in un miscuglio con stili orientaleggianti ma in certi casi non privi di fascino, un esempio per tutti lo scenografico Dimarchio (municipio).
Inoltrandosi nelle viuzze all’interno, si recuperano gli aspetti della tranquilla vita quotidiana, con le botteghe tradizionali, la gente seduta a chiacchierare davanti alla porta di casa, gli anziani che giocano a backgammon ai tavolini del kafeneìo, gli scassati camioncini dei pescivendoli e degli ortolani con i loro cantilenanti richiami, i pescatori intenti a rammendare le reti.
Insomma, anche un paio d’ore della propria vita trascorse a Pothià valgono la pena di essere vissute.

EMBORIÒ E DINTORNI
Avevo già fatto cenno ad Emboriò nella descrizione della passeggiata ad Arginontas. Da questa, un ulteriore tratto di strada di 6 chilometri, panoramicissima lungo la costa settentrionale del fiordo, ha termine a quello che è l’ultimo centro abitato nel nord di Kàlymnos.
Emboriò - poche case, alcune taverne sul mare, qualche pensioncina, un minimarket - è in posizione magnifica: alle spalle una spettacolare bastionata di rocce calcaree che sono la gioia dei freeclimbers e davanti una baia ben protetta con acque limpidissime. Di fronte, l’isolotto di Kalavros e più distante si distinge Tèlendos che da quest’angolo di visuale ha una silhouette meno slanciata rispetto a quella che si ammira da Masouri.
Direi un’eccellente integrazione mare-montagna. Soggiornare qui qualche giorno potrebbe non essere un’idea malvagia per chi cerchi il relax assoluto in una splendida ambientazione, tanto più che nel raggio di poco più di un chilometro si può accedere agevolmente a diverse ottime spiagge sabbiose. Già le tre in successione del villaggio sono di tutto rispetto, ma è opportuno spingersi verso il promontorio di Kephala: pur senza raggiungere i 141 metri del punto più alto (peraltro precluso per la presenza di impianti di telecomunicazione), anche il sentiero che porta alla chiesetta di Agios Serafim regala vedute spettacolari sia sul versante di Emboriò sia su quello nordoccidentale. Sul primo si estende una spiaggia innominata impreziosita da alcune piccole grotte marine, sul secondo quella più piccola di Alexis, entrambe splendide, digradanti dalla brughiera e bagnate da un mare dall’infinita gamma di colori.
Fra una nuotata e l’altra, in un villaggio di pescatori (anche se fra gli abitanti è molto praticata anche l’apicoltura) è d’obbligo uno stacco in una delle taverne. Scelgo “Capetan Kostas” e faccio bene: i maridaki (pescetti) fritti sono abbondanti e squisiti, l’ambientazione familiare e pittoresca, con un enorme scafandro che troneggia fra i tavoli. E’ chiaramente un retaggio della pesca delle spugne e uno dei figli dei gestori mi racconta che il nonno la praticò per decenni, in certi periodi anche a Pantelleria: peccato non sia presente, sarebbe di certo un personaggio con cui fare una chiacchierata sorseggiando un ouzo ghiacciato!

HORIO E IL KASTRO
Il giorno del mio arrivo sull’isola, lasciato in taxi l’agglomerato urbano di Pothià, smaltito il relativo traffico e inoltratici lungo la carrozzabile che porta a Myrtiès, Masouri e alle successive località, dopo circa 4 km il mio sguardo era stato attirato sulla mia destra da un qualcosa di incredibile: aggrappate in alto, quasi a formare un tutt’uno con la roccia rossiccia, una serie di casette da presepio “incoronate” da una lunga cinta di mura.
“Kastro!” aveva risposto laconicamente il tassista al mio sguardo interrogativo. “Ci vado!” mi ero risposto immediatamente.
Ed eccomi là diretto, con il primo autobus delle 7,20 da Masouri per evitare le ore più calde. Sceso alla fermata sulla “platia” di Horio, è subito ben visibile il primo dei successivi cartelli turistici marroni (“Kastro”, appunto) che in Grecia indicano i luoghi di interesse storico, archeologico, artistico. Si esce dall’abitato e si comincia a salire lungo una larga gradinatura, fino a raggiungere in una ventina di minuti il portale d’ingresso alle 8,25: l’orario di visita (gratuita) è 8,30 - 15, ma il sito è già aperto.
Prima di entrare, una breve inquadratura storica. Fondata dai Bizantini, Kastro (per completezza Péra Kastro, dove “péra” significa “oltre”, in questo caso presumo nel senso di luogo in alto) fu fin dal X secolo il capoluogo dell’isola, edificato in posizione dominante a difesa delle scorrerie dei pirati. Fu verso il 1850 che, venuta meno quella minaccia, la popolazione si trasferì progressivamente a Pothià, sviluppatasi in posizione costiera ben più strategica per le comunicazioni e i fiorenti commerci delle spugne e della pesca.
Dopo un lungo abbandono, il sito è attualmente soggetto di un graduale recupero rispettoso dell’assetto originario e già appena varcato il portale una serie di pannelli esplicativi ne illustrano le successive fasi: un’ottima preparazione per la visita che consiglio non frettolosa per godere le suggestioni che il luogo non può non trasmettere (tanto più che ci sono elevate probabilità di esserci da soli).
E’ opportuno seguire i sentieri acciottolati all’andata e riservare al ritorno le brevi deviazioni (in certi casi un po’ confuse nella vegetazione) che li intersecano offrendo scorci sempre differenti. Lungo il percorso si incontrano, in mezzo a numerosi ruderi di abitazioni, nove cappelle accuratamente restaurate dedicate a vari santi, che conservano all’interno affreschi dei secoli XI-XVII più o meno ben mantenuti: fatto insolito rispetto alla mille volte sperimentata consuetudine greca, sono tutte accessibili, con l’ovvia raccomandazione di richiudere il chiavistello all’uscita.
Raggiunto con un po’ di fatica - però ben ripagata - il punto più alto, si ha un istruttivo quadro d’insieme sulla struttura dell’abitato nonché la possibilità di salire in alcuni punti sulla sommità della cinta muraria (un minimo di attenzione!) per ammirare un panorama vastissimo. Scendendo verso l’uscita, vale la pena “perdersi” lungo i sentierini secondari alla scoperta di particolari sorprendenti: colonne di riporto da antichi templi, fregi marmorei sopra le porte, resti di cisterne, stemmi dei Cavalieri Gerosolimitani che per secoli tennero la fortezza.
La visita accurata del sito, se iniziata alla sua apertura, può essere portata a termine entro la mattinata. E se saremo un po’ stanchi, potremo rifocillarci in una delle simpatiche taverne di Hora per poi concederci un po’ di relax su alcune spiagge ubicate nel raggio di un paio di chilometri.
Andiamo allora a scoprirle.

LE SPIAGGE
Parecchie sono già state citate e descritte nei paragrafi precedenti. Mi riferisco ora alle tre raggiungibili con brevi deviazioni dalla strada principale proseguendo oltre Hora, per la precisione da Pànormos / Eliès, un paio di chilometri più a nord.
* KANTOUNI: sabbiosa, ombreggiata da grosse tamerici, lunga circa 250 metri e piuttosto larga, è una delle più frequentate anche perché raggiungibile in auto e da alcune corse del bus di linea. Un diversivo fra un bagno e l’altro può essere una passeggiata in partenza dalla chiesa di Agios Anastasios all’estremità meridionale della spiaggia, che si sviluppa su un sentierino ben tracciato a mezza costa lungo il pendio roccioso fino alla cappelletta di Agios Fotis: della durata di poco più di un’ora fra andata e ritorno, l’escursione - descritta dalla mappa SKAI in scala 1:25000 “337 Kàlymnos” come una delle più belle dell’isola - regala splendidi panorami sul mare sottostante e sulle sovrastanti vie di arrampicata lungo pareti verticali e cavità dalle forme bizzarre. Merita attenzione, anche per una semplice foto, il monastero di Monì Stavroù sul pendio sopra la spiaggia, comunque raggiungibile a piedi in un quarto d’ora.
* LINARIA: è in pratica il prolungamento a nord di Kantouni, da essa separata da uno sperone roccioso sormontato (ne dubitavate?) da una cappelletta, lunga 100 metri, sabbiosa, più appartata della “gemella”, anch’essa protetta da tamerici e adiacente a una piacevole piazzetta con alcune taverne.
* PLATÝS GIALÒS (ettepareva che anche su quest’isola non esistesse una Platýs Gialòs…): poco più a nord di Linaria, è raggiungibile a piedi da questa lungo un tratto roccioso di costa o, più agevolmente, da una strada alberata a tornanti su cui prospettano villette e pensioncine; spiaggia di ghiaietta grigia, circa 150 metri di lunghezza, ombreggiata (indovinate?) dalle immancabili tamerici.
Non avendole visitate, mi limito a una semplice citazione per alcune altre spiagge reputate meritevoli dalle guide:
* VLICHÀDIA, all’estremo sud dell’isola.
* THERMES, circa un chilometro a sud di Pothià, in pratica la spiaggia cittadina in alternativa al lido artificiale fatto realizzare dall’amministrazione subito fuori dal molo dei traghetti.
* ALMYRES e DRASONDA, calette appartate sulla costa orientale raggiungibili solo via mare da battellini in partenza da Rina, purtroppo non ancora attivi in questa stagione.

TÈLENDOS
Ah, Tèlendos… mi limito a dire che è stata la rivelazione, il “luogo del cuore” del mio island hopping di giugno 2011.
Merita un resoconto esclusivo: clicca QUI per leggerlo.

Meno pubblicizzata rispetto alle adiacenti del Dodecaneso, l’"isola delle spugne" è una sorpresa da raccomandare a tutti gli estimatori della Grecia

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