Il "quiet side" di Mykonos

in viaggio con leander in Grecia

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Il

All’inizio della mia frequentazione delle Isole Greche - ahimè di recente data, vedi Creta 2005 - e relativi approfondimenti sulle caratteristiche dei vari arcipelaghi in vista di una progressiva conoscenza, fissai subito un punto fermo: “A Mykonos? Io, mai!”.
Infatti, per la serie “mai dire mai”, eccomi qui a parlarne dopo un - se pur breve - soggiorno.
Diverse sono le motivazioni della mia retromarcia:
1. le numerose testimonianze che Mykonos, al di là degli infiniti stereotipi che la definiscono “l’isola che non dorme mai”, “il paradiso dei gay”, “l’isola della trasgressione” e così via, rimane un’isola bellissima con spiagge magnifiche e una Chora fra le più affascinanti dell’intera Grecia;
2. l’essermi reso conto che il bello delle Isole Greche sta nel fatto che c’è spazio per tutte le tipologie, che ciascuno è libero di fare ciò che vuole, che nessuno va a sindacare ciò che fanno gli altri, che ciascuno può quindi crearsi la vacanza a propria misura;
3. una promozione a prezzo stracciato proposta da Aegean a inizio settembre 2009 per il collegamento Malpensa-Atene-Mykonos.
Avendo in programma un soggiorno a Paros, ho colto l’occasione di tale operativo con l’intenzione di utilizzare Mykonos come “rampa di lancio” per quell’isola; da lì a decidere di dare almeno un’occhiata “giusto perché passavo da lì”, il passo è stato breve.
E a giochi fatti, dico che l’esperienza è stata ampiamente positiva.

Subito due avvertenze:
> Primo, il resoconto sarà inevitabilmente succinto, essendo stata la mia permanenza limitata a due giornate e mezza; in compenso, il corredo fotografico sarà cospicuo, preferendo che fossero le immagini a caratterizzare un luogo sul quale esiste una sovrabbondante letteratura, in Rete e cartacea, alla quale è difficile aggiungere qualcosa.
> Secondo, chi si aspetta descrizioni della movida notturna davanti a Pierro’s o a Kastro, delle ultime tendenze musicali portate dai DJ dell’Hard Rock Cafè, delle feste a Paradise Beach, delle performances di Sasà al Tropicana, può proficuamente interrompere la lettura qui e orientarsi altrove. Capiamoci, non ho nulla contro, ma semplicemente non è mai stato il mio tipo di vacanza nemmeno da giovane: figurarsi oggi che ho i capelli bianchi…Come sopravvivere nell’isola dei nottambuli ritagliandosi la propria personalissima "isola per giornambuli": tutte le istruzioni per riuscirci!
Mercoledì 2 settembre 2009
Il volo Aegean da Atene atterra in orario poco dopo le 17. Nell’atrio dell’aeroporto individuo subito nella folla dei procacciatori di alloggio Irini che mi attende con il suo smagliante sorriso e il cartello “Leandro”; nei pochi minuti di macchina fino a Fàbrika e nei duecento metri a piedi che portano allo studio dove alloggerò mi fornisce già una serie di “istruzioni per l’uso” dell’isola, cosicché allo scoccare delle 18 sono in giro per un primo contatto con questa tappa del mio “island hopping 2009”.
Pur preferendo girare senza meta, non posso non recarmi subito, vista la vicinanza, ai mulini a vento, alla chiesa di Panagìa Paraportiani - estremamente scenografica per il suo bianco abbagliante e la curiosa struttura con cinque cappelle addossate l’una all’altra - e la Little Venice, con le sue case a picco sull’acqua particolarmente suggestive nella luce ambrata del tramonto: non mi sottraggo a uno dei rituali dell’isola e mi sorseggio un buon Negroni a un tavolino del Rhapsody finchè l’ultima fettina di sole fiammeggiante scompare all’orizzonte.
Concludo la serata con una soddisfacente cena da Nikos, all’insegna dello slow food, dello slow travel e della slow life. Sono o non sono in una delle più celebri mete di vacanza del pianeta?

Giovedì 3 settembre 2009
Alle 8 sono già a zonzo per la Chora semideserta: oltre al sottoscritto, passa solo qualche reduce dalla movida notturna che si avvia straccamente verso la propria camera per dormire fino al primo pomeriggio e qualche “giornambulo” come me che si gode in silenzio e solitudine una sequenza di incantevoli scorci fra stradine e piazzette che sono l’icona dell’architettura cicladica e farebbero ammorbidire anche un cuore di pietra.
Prima tappa, poche decine di metri oltre il mio studio, è la Traditional Mykonian Bakery: è una specie di spelonca con muri e soffitto bruniti dal fumo vecchia di 500 anni cui si accede da una scaletta in discesa, nella quale da generazioni la famiglia Vamvakoùris confeziona nell’antico forno a legna pane, croissants, fagottini dolci e salati che con il loro profumo attirano i passanti come il pifferaio di Hamelin.
Raggiunta la Platìa Mavrogènous (nota pure come Taxi Square - indovinate perché), si è appena svegliato e si sta stiracchiando il vecchio pellicano Petros mascotte dell’isola che scruta sornione i passanti con gli occhi rosa ancora socchiusi; sulla prospiciente spiaggia cittadina di Agìa Anna si sta animando il mercato del pesce e degli ortaggi, ottima occasione per indugiare su una quotidianità che fa sembrare estranea l’esuberanza con cui Mykonos viene identificata.
Ma è il momento di dedicarsi anche all’aspetto spiagge che, come mia consuetudine, ho intenzione di integrare con passeggiate fra una e l’altra. Oggi mi dedicherò alla penisola di Diakofti sull’estremità sudoccidentale dell’isola, una striscia lunga tre chilometri unita alla terraferma da un istmo su cui sorge Ornòs, cittadina in pieno sviluppo turistico (e non è un apprezzamento).
Dopo lo spuntino di metà giornata a base di frutta, mi reco al terminal di Fabrika per il primo bus del pomeriggio diretto a Ornòs e da lì ad Àgios Ioànnis, circa 4km in totale. Un golfetto con un piccolo molo sormontato da una chiesetta con doppio campanile a vela racchiude una piacevole spiaggia, ma vale la pena di percorrere una sterrata lunga circa mezzo chilometro per raggiungere Kàpari, magnifica spiaggia di sabbia chiara lunga un centinaio di metri delimitata da scogli: vi sono sparse non più di una quindicina di persone, l’acqua è cristallina… condizioni perfette per il mio primo bagno mykoniano.
Il luogo deve essere piaciuto anche al produttore del brandy Metaxas, uno degli uomini più ricchi di Grecia, la cui tenuta recintata con muretti a secco si estende sulla collina sovrastante.
Per il rientro alla Chora, decido intanto di incamminarmi a piedi, visto che la strada si sviluppa alta sulla costa offrendo begli scorci sul mare, eleganti ville e alcune colombaie ristrutturate ad abitazione. Vengo raggiunto dall’autobus circa a metà strada, giusto in tempo per l’aperitivo con tramonto omaggio a Little Venice.
Cena da Baboùlas, gustosa ma con il seccante contorno di cui ho detto poc’anzi.

Venerdì 4 settembre 2009
Ultima giornata a Mykonos decisamente piena, che comincio degnamente con due fagottini di mele della Bakery appena sfornati: li sgranocchio voluttuosamente dirigendomi al terminal nord degli autobus, dove prendo quello per Àno Mèra, località distante 8 chilometri e situata proprio al centro dell’isola.
L’abitato si sviluppa intorno a una piacevole platìa preclusa alle automobili sulla quale prospettano alcune taverne, qualche bottega di prodotti tipici e il Monastero di Panagìa Tourliani: al suo interno spicca una splendida iconostasi in legno intagliato ricca di scene bibliche, mitologiche e quotidiane, anche se per i fedeli l’importanza del luogo è data da un’icona della Madonna in oro e argento ritenuta miracolosa. Il bel cortile interno invita a una sosta, magari conversando con il pope pacioccone e indugiando sui rilievi di gusto popolare che decorano il campanile in marmo, in una curiosa mescolanza di soggetti sacri e profani.
Da Àno Mèra una passeggiata in discesa di un paio di chilometri fra belle villette, suggestive cappelline e terrazzamenti coltivati conduce a Kalò Livàdi, un’accogliente spiaggia di sabbia sottile estesa per circa mezzo chilometro, attrezzata con sdraio e ombrelloni ma senza esagerare: si direbbe l’alternativa per “giornambuli” a quelle alla moda (Elià, Agrarì, Paradise e Super Paradise) da qui separate solo dal promontorio del monte Elià che con i suoi 160 metri sembra costituire un emblematico confine fra le differenti tipologie di frequentatori.
Ma tutto questo tratto di costa è molto tranquillo e invitante, tanto è vero che dopo il bagno a Kalò Livàdi percorro la stradina che, con qualche saliscendi, conduce alle successive spiagge sabbiose di Agìa Anna e Kalafàti separate dalla penisoletta di Divoùnia.
È questo uno dei luoghi di Mykonos che più mi è piaciuto: la penisola è suddivisa in due collinette che per la forma tondeggiante gli abitanti chiamano eloquentemente “seno di Afrodite” e che dalla loro sommità, raggiunta con una passeggiata (raccomandatissima!) di pochi minuti, regalano una veduta strepitosa sulle due spiagge e su alcune calette dalle acque cristalline.
Di ritorno dai “seni”, si sono fatte ormai le 14 e dalla Taverna Markos provengono allettanti profumi di pesce alla griglia. Di norma, quando sono in viaggio, a metà giornata mi limito a uno spuntino lasciando la cena come pasto principale: càpita però ogni tanto di fare eccezione di fronte a siffatte “provocazioni”, caso in cui non oppongo alcuna resistenza a modificare le mie abitudini. E faccio bene: i souvlàki di pesce spada e i calamari alla griglia non smentiscono la buona fama di Markos.
Vorrà dire che stasera mi sarà sufficiente una macedonia di frutta e un caffè frappé.
Il villaggetto di Divoùnia è incantevole, l’ideale per una passeggiata digestiva fra le poche case e i moli dove i pescatori rassettano le reti: un’altra testimonianza che quest’isola non è solo sballo notturno.
Lo specchio di mare prospiciente ha la sua continuità verso nord con la spiaggia di Kalafàti, 600 metri di distesa sabbiosa con alcune strutture ricettive e taverne sul tratto finale: approfitto di alcune tamerici che fanno da divisorio fra spiaggia e strada per un’oretta di relax all’ombra sublimato da un magnifico bagno, l’ultimo di questo breve soggiorno mykoniano, prima che l’autobus mi riporti in centro.
E’ giusto l’ora del tramonto, che mi reco ad ammirare da un tornante della strada in cornice a sud dell’abitato: il vicino isolotto di Àgios Geòrgios e la più distante isola di Rinia dietro la quale il sole si adagia lentamente in tutte le immaginabili tonalità di rosso danno luogo a uno dei più struggenti spettacoli che la Grecia possa mettere in scena. Da brividi, veramente.

Sabato 5 settembre 2009
Non ho altro impegno che imbarcarmi sul ferry Blue Star delle 10 per Paros, quindi ho tutto il tempo di preparare il mio limitato bagaglio e fare colazione “by Traditional Mykonian Bakery”.
Puntuale all’appuntamento al bus terminal di Fabrika, Irini arriva a prelevarmi in auto per portarmi al molo del nuovo porto, che raggiungiamo in pochi minuti.
Quaranta minuti di traversata e sarà già Paros: altra isola, altre scoperte, altre emozioni.Non si sbaglia: anche facendo tesoro dell’esperienza di diversi frequentatori del forum, mi sono orientato su STAVROULAS STUDIOS. Le strutture offerte (vedi sito nei links) sono due: una a Platýs Gialòs, una decina di minuti a piedi dalla spiaggia, e l’altra in pieno centro della Chora. Non avendo come priorità la vita da spaggia ma un soggiorno a tutto tondo, ho scelto la seconda, al prezzo di 50 euro per notte in camera matrimoniale uso singola pulitissima con AC e uso cucina. Difficile trovare un miglior rapporto qualità-prezzo in un'isola alla moda e sostanzialmente cara come Mykonos. Impareggiabile anche la posizione, centrale ma al tempo stesso tranquilla: nel raggio di 5 minuti a piedi c'è il bus terminal di Fabrika, la Little Venice, i mulini a vento, la traditional Bakery, la chiesa di Paraportiani. Irini parla un ottimo italiano ed è di una gentilezza squisita.Ho consumato tre pasti, tutti soddisfacenti e a prezzi corretti. Non scendo nel dettaglio dei menù e del conto, ma indico semplicemente i ristoranti, peraltro tutti noti nella fascia “non da spiumatura”, precisando che ho sempre mangiato pesce:
* NIKOS, un’istituzione con i tavoli sparsi un po’ in tutti gli angoli liberi sulla platìa dietro la chiesa di Paraportiani e meritorio per il servizio efficiente, grazie anche al numeroso personale che riesce a fare fronte al continuo ricambio della clientela con conseguente ininterrotto affollamento.
* BABOÙLAS, inconfondibile per il barcone rosso in secca e le sedie azzurre proprio sulla battigia all’estremità settentrionale della spiaggetta di Agìa Anna poco sotto il terminal nord dei bus; bella location, quella sera purtroppo guastata da un gruppo di crocieristi chiassosi (devo dirlo, italiani) che non smettono un attimo di polemizzare perché non capiscono il nome dei pesci nel menu in inglese e i camerieri non sanno spiegarglielo in italiano. Dite pure che sono un po’ strunz, ma continuo a sostenere che certa gente dovrebbe essere obbligata a un esame prima di mettere il naso fuori dal paesello natio. In tali occasioni, mi guardo bene dal palesare la mia nazionalità (vistomai che mi chiedano se so i risultati delle partite), ma la seccatura di dividere la serata con vicini di tavolo cafoni non la scampo. Fine dello sfogo.
* MÀRKOS, nel pittoresco villaggetto di Divoùnia ai piedi della penisola omonima: bella taverna tradizionale con gli interni colmi di immagini e oggetti di tema marinaro, non economicissima ma il pesce viene direttamente dal peschereccio attraccato al molo sottostante.Come accennato, ho utilizzato un operativo Aegean Malpensa - Atene - Mykonos approfittando qualche mese prima di una promozione conveniente. Al proposito, consiglio di iscriversi alle newsletters delle compagnie che operano sulla Grecia per avere tempestivamente notizie su sconti e offerte.
* TRASPORTI LOCALI TERRESTRI
In loco, oltre alla possibilità di affittare ogni tipo di mezzo su ruote presso un’infinità di agenzie di noleggio, esiste un efficiente servizio pubblico di autobus che fanno capo a due terminal nel capoluogo (Chora):
1. quello settentrionale, situato circa 200 metri a sud del vecchio porto, serve le località Toùrlos, Àgios Stèfanos, Àno Mèra, Kalafàtis, Elià, Kalò Livàdi;
2. quello meridionale (localmente noto come Fàbrika), situato all’estremità sud dell’abitato, serve soprattutto le spiagge della costa sud-occidentale: Ornòs, Àgios Ioànnis, Platýs Gialòs, Pàraga, Paradise Beach (in origine Kalamopodi, prima di assumere la denominazione “internazionale” con l’avvento del turismo di massa).
* TRASPORTI LOCALI ACQUATICI
Dal molo occidentale del vecchio porto partono, oltre che i battelli per le gite giornaliere all’antistante isola di Delos, i caicchi per le spiagge di Super Paradise (in origine Plintri) e Agrarì. Da Platýs Gialòs quelli diretti a Paradise, Super Paradise, Elià e Agrarì.
I traghetti da e per le altre isole e per il Pireo possono partire sia dal vecchio che dal nuovo porto, ubicato due chilometri più a nord. Visto che il molo di partenza può variare, è opportuno informarsi di volta in volta, anche semplicemente al momento dell’acquisto del biglietto.

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