Creta, puro oro mediterraneo! - Parte prima

in viaggio con leander in Grecia

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Creta, puro oro mediterraneo! - Parte prima

Giugno 2005: la Grecia finalmente!
E' quanto meno singolare, per un viaggiatore giunto all'età matura, non avere mai visitato un Paese a noi così vicino sia geograficamente sia sotto l'aspetto del clima, della mentalità, della storia, dell'arte, della cucina, ancora di più per chi, come il sottoscritto, ha compiuto con passione (ahimé in tempi lontani…) gli studi classici.
Ecco allora giunto il momento di colmare la lacuna, organizzando un tour di due settimane a Creta. I soliti amici Lino, Enzo e Marina, compagni affiatati di tanti viaggi, un programma messo a punto tramite mappe, guide di viaggio, internet, ma ampiamente suscettibile di variazioni "sul campo", la prenotazione di un "fly and drive", bagaglio leggero e… non manca altro per partire!
La stagione scelta, la prima metà di giugno, si dimostrerà ideale: giornate lunghissime, poco affollamento sulle spiagge e sui luoghi di visita, nessun problema per trovare alloggio anche all'ultimo momento, una sequenza ininterotta di giorni di pieno sole.
Qualche parola su Creta. Con i suoi 8259 kmq, è la decima isola europea per superficie, quinta del Mediterraneo, popolata da poco più di mezzo milione di abitanti. Di forma stretta e allungata in senso ovest-est, ha una lunghezza di 255 km., una larghezza che varia tra 55 e 13 con un profilo costiero di 1046 km. Di Creta fanno parte diverse isole minori, tra cui Gavdos costituisce l'estremo punto meridionale d'Europa a 34°48' di latitudine.
Politicamente l'isola è una regione autonoma della Grecia, suddivisa in quattro distretti, da ovest a est Hania, Rèthimno, Iraklio e Lassìthi.
Così come a suo tempo titolai un mio resoconto "Corsica mare e monti", analogamente può valere per Creta. Benché l'isola sia, in ottica turistica, assimilata al concetto di mare (e che mare!), in realtà può essere più appropriatamente definita una montagna circondata dal mare: sono infatti numerose le cime che superano i 2000 metri, tra catene montuose e altopiani selvaggi che hanno il loro culmine ai 2456 metri del Monte Psiloritis. Ancora a giugno sono ben visibili chiazze di neve alle quote più alte.
Così il nostro viaggio non è stato la vacanza "sole e mare", ma bensì un misto di itinerari tra le bellezze naturali, i siti archeologici, i luoghi della spiritualità, i centri storici, le realtà appartate dei paesini e dei villaggi. E' anche vero però che quasi ogni giorno abbiamo dedicato soste alle meravigliose spiagge dell'isola per memorabili bagni in un'acqua che non ha nulla di invidiare alle più decantate mete esotiche: ne è riprova anche il fatto che tutti i pernottamenti sono avvenuti in località costiere.
Quanto alla documentazione, ci siamo avvalsi di tre differenti guide: Dumont, Ulysse/Moizzi e Touring Club Italiano. Mappa stradale De Agostini in scala 1:150.000, eccellente e molto dettagliata.
Ci sono tornati utili anche resoconti tratti da Ci Sono Stato: in particolare ringrazio per le ottime indicazioni Mania Capulzini ("Sulle strade di Creta") e Maurizio Fabbri ("Creta di spiaggia in spiaggia").
Un'ultima avvertenza. I nomi delle località possono essere talvolta imprecisi, per via della traslitterazione dai carattere greci a quelli latini. Del resto, le stesse guide di viaggio e le mappe riportano per medesime località accezioni differenti, quali ad esempio Eraklion, Heraklion, Erakleion, Iraklio, ecc.
Scusandomi in anticipo per eventuali improprietà, ho scelto di uniformarmi per quanto possibile a quelle di cui alla citata carta De Agostini.
Come spostarsi
Abbiamo acquistato un pacchetto Columbus "fly and drive", comprendente volo charter Malpensa - Iràklio e ritorno della Livingstone + noleggio di una Renault Megane al costo totale di 555 euro a testa.
La rete stradale di Creta ha come sua principale direttrice la E75, superstrada a scorrimento veloce - nota anche come New Road - che ricalca quasi integralmente la linea costiera settentrionale: essa congiunge in 290 km. Kastelli Kissamos a ovest con Sitìa a est. All'interno di essa si affianca per alcuni settori, ad esempio da Georgioupoli a Rèthimno e da Stavromenos a Iraklio, la Old Road n. 90.
Lungo la costa sud, solo nel tratto orientale dell'isola si sviluppa una strada litoranea scorrevole di 40 km. tra Mirtos e Makrigialos.
Per il resto, Creta è percorsa da un fitto reticolato di strade che congiungono le due opposte coste tagliando l'interno, spesso tortuose e a saliscendi, o diramazioni che portano a località dell'entroterra o sul mare a volte minuscole. Lo stato delle strade è in media buono, anche se talvolta ci si può imbattere in tratti un po' dissestati; è pur vero che i percorsi più scomodi portano sovente ad angoli da favola, sia sulla costa che nell'interno.
Qualche avvertimento prima di mettersi al volante di una macchina:
1. i Cretesi guidano in maniera piuttosto "disinvolta"; mai dare per scontato che il codice stradale sia rispettato da tutti e aspettarsi sempre manovre spericolate (incroci, sorpassi a destra, immissioni o inversioni improvvise, guida al centro della sede stradale, ecc.);
2. la corsia di emergenza, oltre che come tale, è spesso usata come via aggiuntiva e ci si pone a cavallo della striscia o del tutto a destra per invitare chi segue al sorpasso: conviene adeguarsi, a scanso di essere clacsonati;
3. i cartelli indicatori (bilingui) non mancano, ma possono facilmente sfuggire o risultare illeggibili per la foltissima vegetazione ai lati delle strade che, se da una parte le rende amene (sono spesso interminabili "muraglie" di oleandri fioriti), dall'altra induce di frequente in errore; le località di rilievo turistico-storico-archeologico-ambientale sono segnalate con cartelli marroni;
4. la benzina costa tra 0,90 e 0,95 euro il litro e i distributori di carburante sono numerosi; è comunque opportuno avere un buon rifornimento prima di intraprendere itinerari in zone isolate.
Dove alloggiare
Pur essendo quello raccontato un viaggio itinerante, abbiamo cercato di ridurre al minimo i diversi luoghi di pernottamento. Questa scelta è favorita dalle dimensioni contenute dell'isola, che consentono di individuare località strategiche in cui fare base più giorni ed effettuando da esse itinerari ad anello o a raggiera.
Le località di tappa sono quindi state sei, nell'ordine:
Hania, 4 notti;
Agia Galini, 1 notte;
Ieràpetra, 1 notte;
Sitìa, 1 notte;
Àgios Nikòlaos, 4 notti;
Iràklio, 3 notti.
Le soluzioni a cui ci siamo indirizzati sono state di volta in volta residence, appartamenti, hotel o affittacamere, con una spesa per camera doppia tra i 30 e i 15 euro per notte. Scenderò nel dettaglio nel corso del diario giornaliero di viaggio, ma anticipo che la spesa complessiva è stata di 654 euro, vale a dire 163,5 a testa per 14 pernottamenti, 11,68 al giorno.
Ma dov'è il trucco per dormire spendendo 22.621 vecchie lire? Nessun trucco. Semplicemente è bassa stagione, si arriva sul luogo di tappa all'ora di cena, albergatori e affittacamere sono ben disponibili a trattare in un orario in cui l'alternativa è tenere delle camere sfitte incassando zero: ci è anche capitato di essere "contesi" non appena scesi dalla macchina prima ancora di guardarsi attorno. Il prezzo esposto nelle camere può quindi anche risultare più che dimezzato. Il tutto avviene senza alcuna ufficializzazione: è richiesto un solo documento per quattro persone che viene restituito al termine del soggiorno, pagamento sempre in contanti, niente carte di credito.
Mica male, vero, viaggiare a giugno? ;-)
In cucina
La cucina cretese, quindi greca, è basata sui prodotti dell'area mediterranea, in primis l'olio, ottime carni, pesci, verdure e frutta. Incontra quindi facilmente i gusti di noi italiani, anche se talvolta i cuochi tendono ad eccedere nel condimento.
I locali in cui si può mangiare hanno diverse denominazioni, con differenze a volte sfumate. Anche se nelle località di grande flusso turistico l'insegna RESTAURANT è onnipresente, possiamo imbatterci nella TAVERNA, che è un locale informale, ideale per un piatto unico a metà giornata; può essere PSAROTAVERNA se specializzata in pesci; l'ESTIATORIO è analogo alla taverna ma offre piatti già cucinati in casseruola o in forno e da scaldare al momento, spesso visibili in una vetrina esposta alla clientela; il CAFENÌON è il nostro caffè od osteria di paese di un tempo, dove col pretesto di un caffè, di un OUZO (acquavite all'anice allungata con acqua) o di un RAKI (grappa), si passano ore a chiacchierare, giocare a backgammon o fare niente. Purtroppo sempre meno diffuso è l'OUZERI, specificamente il locale popolare dove si beve l'ouzo che, vista la sua gradazione alcolica, viene servito con una quantità di stuzzichini sufficiente a risolvere un pranzo.
Tra i tanti, alcuni piatti "classici" e più noti sono:
- l'insalata greca, analoga alla nostra ma con l'aggiunta della FETA, il tipico formaggio greco di pecora;
- la MOUSSAKÀ, soufflè di melanzane, carne, patate e formaggio;
- lo TSATZÌKI, yoghurt misto a un trito di cetrioli e aglio;
- i DOLMÀDES, involtini di carne e riso avvolti in foglie di vite;
- lo STIFÀDO, spezzatino di manzo cucinato in salsa di vino e cipolle;
- i SOUVLÀKI, spedini di agnello, manzo e pollo, più raramente di pesce;
- i KEFTÈDES, polpettine di carne tritata con aromi vari.
Ovunque gustosi e abbondanti sono i piatti di carne e pesce, serviti quasi sempre con insalata e/o patate, talvolta riso. Molto diffusa, e di solito eseguita a puntino, la cottura alla brace, con il barbecue spesso in vista dei clienti.
I prezzi, nonostante siano lievitati considerevolmente "grazie" all'avvento dell'euro, rimangono sempre concorrenziali rispetto all'Italia. Per pranzare abbiamo speso in quattro un totale oscillante dai 33 ai 74 euro comprensivi di un litro / litro e mezzo di vino della casa in caraffa (TÒPIKOS ÒINOS, sempre consigliabile); nei casi dei conti più elevati abbiamo però pasteggiato a pesce, sempre freschissimo, con consistenti grigliate o fritti misti.
Una gradita abitudine, riscontrata quasi ogni sera, è quella di vedersi omaggiare, al momento del conto, di un po' di frutta o dessert accompagnati dall'immancabile raki.
Riguardo al caffè, conviene richiederlo "alla greca": macinato finissimo, è mescolato con l'acqua bollente e lo zucchero, servito poi nella tazzina sul cui fondo si deposita. Quando non specificato o salvo qualche locale in cui è in lista un discutibile espresso, si tratta sovente di nescafè solubile. Ma il caffè greco, se fatto a regola d'arte, è ottimo.
Come per i pernottamenti, anche qui riporterò i dettagli - almeno per i locali e i pasti più rimarchevoli - nel corso del diario di viaggio.
Itinerario
In partenza dall'aeroporto di Iràklio, abbiamo intrapreso il giro di Creta in senso antiorario.
Per quanto riguarda questa prima parte del viaggio, Hania è stata la base per la visita della parte occidentale dell'isola, quella meno battuta dal grosso turismo: la selvaggia penisola di Akrotìri caratterizzata da alcuni tra i più importanti monasteri cretesi, il sottile promontorio di Gramvousa con la favolosa spiaggia di Balos, quelle quasi altrettanto affascinanti di Phalàsarna ed Elafonisi raggiunte attraverso suggestivi scenari di media montagna, le spettacolari Gole di Samarià.
Da Hania abbiamo quindi "tagliato" l'isola in senso nord-sud per portarci sulla costa meridionale sostando in successione a Frangokàstello e sull'incredibile spiaggia di Prèveli per fare tappa ad Agia Galini. Toccata Màtala con le sue cavità neolitiche, la fertile pianura di Messarà e i siti archeologici di Festos e Gortis, abbiamo pernottato a Ieràpetra, ubicata proprio nel punto in cui le coste nord e sud di Creta sono meno distanti (13 km). Tutto quanto sopra, costellato naturalmente da numerose soste in luoghi di visita e spiagge la cui descrizione è nel diario di viaggio.
La continuazione e fine del nostro itinerario sarà il tema della seconda parte del resoconto, di prossima pubblicazione sempre su Ci Sono Stato.
Da non perdere
Diario di viaggio
Domenica 5 giugno 2005
IRÀKLIO - HANIA (km. 130)

Levataccia alle 2,30 per coprire in auto il tragitto Genova - Malpensa e giungere puntuali per il volo in partenza alle 6,40. L'aereo della Livingstone trasporta per la stragrande maggioranza gruppi per tour organizzati e soggiorni in villaggi vacanze.
Alle 10,25 ora locale (+1 di fuso orario rispetto all'Italia) tocchiamo il suolo cretese. Le formalità sono minime, un emissario della Columbus è ad attenderci (evidentemente siamo gli unici passeggeri "fai da te"), ci rechiamo allo sportello della Europcar, entriamo in possesso della Megane a noi riservata e a mezzogiorno in punto siamo in moto.
Senza troppi grattacapi, troviamo in breve l'innesto per la E75 e puntiamo, come da programma, in direzione ovest. La giornata splendida, anticipazione delle 14 che seguiranno, invoglia a più di una sosta per godere e fotografare scorci su un tratto della costa settentrionale che, per quanto non annoveri spiagge celebrate, è bellissimo e già fa presagire le meraviglie che vedremo nei prossimi giorni.
Come nei numerosi viaggi itineranti già compiuti, l'intenzione di partenza era quella di risolvere lo spuntino di metà giornata tenendo in macchina frutta o generi acquistati nei mercati o nelle diffusissime bancarelle lungo le strade; in realtà la presenza frequente di taverne con menù semplici, appetitosi e convenienti ci ha ben presto indotto a cambiare spesso orientamento, concedendoci soste rilassate in ambientazioni spesso piacevoli e in posizioni panoramiche.
E' il caso del nostro primo pasto cretese. Giunti in vista di Rèthimno, una breve deviazione sullo svincolo per Spili porta alla Taverna Korfi. Il pergolato ombreggiato offre una bella vista dall'alto sulla città nella quale spicca l'imponente Fortezza, i souvlàki misti e le insalate sono squisiti, il gestore Andreas Gavalakis è simpatico e ci offre dolcini di miele con raki, il conto totale ammonta a 38 euro… che cosa vogliamo di più? Non lo sappiamo ancora, ma tra una decina di giorni saremo di nuovo qui, accolti altrettanto calorosamente.
Veramente un buon inizio di vacanza e un indirizzo da raccomandare!
Giungiamo in Hania intorno alle 15. La città, seconda dell'isola con 63.000 abitanti, ci piace subito: come d'abitudine, facciamo un giro in auto per prendere confidenza con l'impianto viario cittadino parcheggiando poi nei pressi del porto per una passeggiata nel vivacissimo centro storico. Approfittiamo anche per un primo sondaggio sulla situazione delle strutture ricettive: le possibilità di alloggio non mancano ma, visto che qui abbiamo in programma quattro pernottamenti per visitare la parte occidentale di Creta, preferiamo svincolarci dall'agglomerato urbano e ci dirigiamo verso la periferia ovest.
Nel quartiere di Daratsos, tre chilometri dal centro, si concentrano diversi residence, nel primo dei quali ci "sparano" 70 € al giorno per un appartamento da quattro letti, in un secondo addirittura 100; ci orientiamo infine sul complesso Elma's Dream, dove per la stessa soluzione ce ne sono richiesti 30, anzi, dopo breve trattativa, ne patteggiamo due per 23 € ciascuno. La struttura è vivamente consigliabile: locali puliti, ampi, aria condizionata, poggiolo, piscina privata; la cucina è perfettamente attrezzata, per cui passiamo subito all'adiacente mini-market per rifornirci dell'occorrente per la colazione dei prossimi giorni.
Eccoci ora pronti per andare alla scoperta di Hania, che si conferma molto attraente.
Uno degli aspetti che subito ci colpisce è il contrasto tra il mare e la cerchia di cime che sembrano circondare la città, anche se in realtà distano una trentina di chilometri in direzione sud: sono le Montagne Bianche (Levkà Òri), così chiamate per il biancore della roccia calcarea e per la neve che spesso persiste in quota fino a primavera inoltrata, la cui cima più alta, il Pàchnes, tocca quota 2452.
Punto focale è il porto che, come in altre città cretesi quali Rèthimno, Àgios Nikòlaos e Sitìa, denota ancora oggi forti impronte della dominazione veneziana nelle facciate dei palazzi affacciati sul molo e nei lunghi tratti di mura conservatisi. L'edificio più scenografico per via delle cupole emisferiche rosate è il Djamissi o "Moschea dei Giannizzeri", la più antica costruzione turca dell'isola, oggi riconvertita a spazio espositivo. L'atmosfera orientaleggiante è peraltro presente un po' in tutta la città antica, ad esempio nel minareto/campanile della chiesa di Àgios Nikòlaos, nel vivace mercato (Dimotiki Agorà), nei passaggi a volta, nei muri colorati, nei pittoreschi negozietti.
La suddetta area portuale, cuore dell'animazione cittadina lungo la quale si finisce per gravitare in prevalenza, può essere suddivisa in due parti: quella occidentale, con la passeggiata a mare di Akti Koundouriotou, sulla quale sbocca l'intrico di stradine del rione Topanàs, e quella orientale dei rioni Kastelli e Splantzia con i resti dell'imponente Arsenale che prospettano sulla lunga darsena.
L'intero affaccio sul mare è un brulicare ininterotto di ristoranti, taverne e bar all'aperto affollatissimi con gli immancabili camerieri a contendersi i clienti stranieri che appena posino lo sguardo sul menu. Per la nostra prima cena cretese ci indirizziamo su un locale del molo occidentale, che risulterà essere quello più turistico: ne è conferma anche il fatto che sarà l'unico caso di tutto il viaggio in cui non è presente il vino della casa, ma solo in bottiglia da 720 cc., che incide per 9 euro su un totale di 50. La cena è comunque apprezzabile.

Lunedì 6 giugno
HANIA - PENISOLA DI AKROTÌRI - HANIA - BALOS BEACH - HANIA (km. 175 / 305)

La mattinata è dedicata alla penisola di Akrotìri, dalla caratteristica forma di fungo, situata a nord-est di Hania. Percorsa una dozzina di km. lungo una periferia piuttosto anonima, anche per via di una base militare, di un porto fluviale e dell'aeroporto, solo dopo avere lasciato a un bivio quest'ultimo ci si inoltra nella zona dei monasteri che rende imperdibile questo itinerario. Si tratta di un altopiano su una quota di circa 400 metri, brullo e quasi spopolato, che proprio per la sua natura selvaggia indusse per secoli, dal Medioevo in avanti, numerosi eremiti a ritirarvisi per una vita di ascesi.
Monì Agìa Trìada (Santa Trinità), raggiunto in 5 km. dall'aeroporto, è uno dei monasteri più importanti di Creta, ancora oggi abitato da monaci. Varcato un elegante portale in stile rinascimentale veneziano, sono particolarmente suggestive le fughe di archi e sottopassi che scandiscono i giardini fioriti all'interno delle mura perimetrali e i diversi corpi architettonici addossati l'un l'altro sormontati da cupole emisferiche; l'interno è impreziosito da affreschi e da un'interessante collezione di icone e oggetti liturgici.
Appena 4 km più avanti sorge Monì Gouvernéto, molto più isolato di Agìa Trìada (non a caso solo a questo si limitano i pullman dei gruppi organizzati). Il complesso consta di due distinte chiese, dedicate a San Giovanni l'Eremita e alla Vergine, questa caratterizzata da cupole rosse a semibotte. Sull'insellatura a poche decine di metri di distanza è eretta una lapide a ricordo della lotta partigiana, molto intensa nella zona come in tutto l'interno di Creta durante la Seconda Guerra Mondiale. Da qui si può apprezzare dall'alto il monastero con le mura esterne che lo fanno somigliare a una fortezza, e dal versante opposto una profonda valle in fondo alla quale si scorge il mare.
Proprio in quella direzione ha inizio una mulattiera a tornanti ben lastricata che scende (30 minuti a piedi) agli altri due siti significativi dell'itinerario: circa a metà si incontra la Grotta dell'Orso, dedicata nell'antichità al culto di Artemide, dea della caccia, che prende il nome dalla forma di una tozza stalattite e al cui imbocco è incastonata una minuscola cappelletta.
Proseguendo la discesa, mentre si distinguono con evidenza su entrambi i versanti della valle le numerose cavità che furono ricovero per gli eremiti, si giunge al quattrocentesco Monì Katholikò, luogo di grande spiritualità e suggestione anche per la singolarità dell'ubicazione: lo si scorge infatti solo all'ultimo momento in fondo a una ripida gradinata che porta al punto più basso della gola, confuso com'è con la parete rocciosa. Della chiesa, abbandonata nel XVII secolo per le scorrerie dei corsari, sporge infatti solo la facciata, mentre l'nterno - nel quale oggi è visibile un altarino con semplici icone di gusto popolare - era costituito dalla grotta che la tradizione vuole sia stata abitata da San Giovanni l'Eremita. Subito sotto, le due pareti della forra sono unite da un largo ponte in pietra che viene gremito dai fedeli per le celebrazioni religiose del 6 e 7 ottobre.
Siamo di ritorno alla macchina intorno alle 13, il sole allo zenit comincia a picchiare forte, cosicché per lo spuntino di metà giornata decidiamo di rientrare al nostro residence. Acquistiamo l'occorrente per un'insalata mista e un po' di frutta, che consumiamo in pieno relax nella frescura del bordo piscina.
Come da programma, alla montagna della mattinata farà seguito un pomeriggio di mare: direzione, l'estremità nordoccidentale di Creta. Imboccata la New Road, per una ventina di chilometri abbiamo sulla nostra destra la vista del promontorio montuoso di Rodopoù, che nasconde a lungo la nostra meta: è la sottile penisola di Gramvoùsa, che si rivela all'improvviso non appena la strada si affaccia sul Golfo di Kissàmos. Le due penisole e il golfo che racchiudono sono state dichiarate zona naturale protetta, il che ha per fortuna frenato progetti di "valorizzazione" turistica.
Proprio a Kastélli Kissàmos ha termine la superstrada: 5 km per il bivio di Neo Horio, altri 2 fino a Kaliviani ed eccoci imboccare gli ultimi 8 di sterrata, percorribile da ogni veicolo se pur con un minimo di attenzione.
La strada ricalca il profilo orientale della penisola diventando più spettacolare via via che si prende quota, in uno scenario di falesie dirupate che ricorda la Scozia o l'Irlanda. Si finisce su uno slargo ammantato di vegetazione mediterranea intorno a quota 150 sul quale è in funzione una taverna: beh, se ce n'è una anche qui, possiamo star certi che non avremo mai problemi di fame!
Un cartello indica la Balos Beach, cui siamo diretti, a 800 metri. Un'avvertenza: in alcune mappe, quali la nostra benché molto precisa, non c'è traccia di questa denominazione ed è invece indicato "Tigàni", con il significato di "padella" per la forma dell'insenatura e per il fondale basso. Il sentiero, ben tracciato e in lunghi tratti lastricato, scende sul versante ovest della penisola di Gramvoùsa fino a raggiungere la spiaggia in circa un quarto d'ora: il luogo è raggiungibile anche con battelli che partono da Kissàmos. Dopo una spalla rocciosa, la prima veduta dall'alto verso metà percorso è di una bellezza struggente che non ha uguali e induce a una sosta contemplativa sulla meravigliosa laguna, sull'acqua dai mille colori, sulla finissima sabbia chiara, sulle isole di Gramvoùsa e la più lontana Agria Gramvoùsa su cui spicca l'antica fortezza veneziana.
Anche dal mare lo scenario è mozzafiato, con il crinale della penisola che da quasi 800 metri fa corona alla spiaggia. Il bagno - il primo del nostro viaggio - è memorabile e a malincuore usciamo da un'acqua che, benché a inizio stagione, è quasi tiepida.
Non resta che rientrare, seguendo la stessa strada dell'andata. Una buona doccia e rieccoci a Hania per la cena: stasera ci orientiamo sulla zona orientale del porto, visto che ai tavoli dei numerosi ristoranti lungo l'Aktì Enòsseos, pur con una certa presenza di turisti, prevale la clientela locale.
In particolare da "Apostolis" sono seduti diversi gruppi di frequentatori abituali, un messaggio chiarissimo che cogliamo senza esitare. Non ce ne pentiamo: per totali 54 euro gustiamo un ottimo pranzo di pesce, con nota di merito per i calamari e il polpo alla griglia. Particolarmente sostanzioso l'"omaggio della casa": cocomero, involtini dolci, uvetta con miele e raki ghiacciato!

Martedì 7 giugno
HANIA - ELAFONISSI - HANIA (km. 213 / 518)

Anche oggi, itinerario in un'alternanza di mare e monti: direzione, il settore occidentale dell'isola con meta estrema la celebrata spiaggia di Elafonìsi. Ma prima di avviarci, passiamo al terminal delle autocorriere di Hania ad accaparrarci il biglietti per Omalòs, punto di partenza per l'escursione alle Gole di Samarià che effettueremo domani.
La prima parte del percorso odierno, tra Hania e Kissàmos, coincide per forza di cose con quella di ieri; poco prima della seconda, un bivio sulla sinistra punta decisamente verso l'interno (sud).
Dodici chilometri ci portano al primo luogo di visita della giornata: poco oltre Topòli si trova, alta sopra la Gola di Topòlia che si snoda a valle della carrozzabile, la grotta di Agìa Sofìa, raggiunta tramite una scalinata di 250 gradini che sale tra alberi di fico, cespugli di cappero e fitta vegetazione. Al suo imbocco è stato edificato un grazioso campaniletto a vela già ben visibile dalla strada, pochi metri più in là una piccola cappella addossata alla roccia che ospita ingenue raffigurazioni religiose e più oltre la sala principale, caratterizzata da belle stalattiti e stalagmiti.
Visto il caldo già notevole delle 11 del mattino, è quanto mai opportuna la sottostante piccola taverna con pergolato, nella quale gustiamo il primo caffè greco della giornata.
Ripreso il viaggio, tralasciamo di lì a poco la deviazione per Paleohòra (ce la perderemo, ma vedere proprio tutto è impossibile), superiamo a Vathi il bivio verso nord che percorreremo al ritorno e, 32 km. oltre Topòli, vediamo stagliarsi sulla scogliera del Golfo di Stomiou l'imponente Monì Hrissoskalitissas.
Tenuto un tempo da monache, il nome di questo luogo di culto è traducibile in "monastero della scala d'oro", scala che, stando a una credenza popolare, è visibile solo dai puri di spirito (secondo voi, l'abbiamo vista?). Più che per particolari attrattive, il luogo ha il suo fascino nel colpo d'occhio d'assieme, con il bianco abbagliante dei muri scandito dalle porte e finestre azzurre nel contesto del sottostante mare cristallino.
Ancora 6 km. ci dividono dalla spiaggia di Elafonìsi, che già da lontano non tradisce la fama di essere tra le più belle di Creta. E' difficile fare graduatorie, tanto più che ne vedremo parecchie altre nei prossimi dieci giorni, ma personalmente eleggo Balos al primo posto: equivalenti quanto a limpidezza dell'acqua, le attribuisco una frazione di punto in più per il contrasto tra un mare dalle infinite sfumature e la montagna selvaggia che la sovrasta.
Elafonìsi è peraltro splendida e non a caso è piuttosto affollata benché sia un martedì di inizio giugno: una nota positiva, oltre che estetica, sta nei numerosi ginepri e oleandri paralleli al litorale sabbioso che fanno da piacevole riparo al sole. Non mancano alcune taverne e la possibilità di affittare sdraio e ombrelloni: come in altre spiagge attrezzate in cui sosteremo (Màtala, Prèveli, Vai, Chrisi), è sufficiente occupare i posti liberi e di lì a poco passa l'esattore a incassare, di solito 5-6 euro un ombrellone con due sdraio per l'intera giornata. Passiamo qui tre ore piacevolissime tra bagni, spiaggia e passeggiate nell'acqua bassissima che consente di raggiungere a guado l'antistante isola sabbiosa.
Per il ritorno, è obbligato il tratto di 17 km. fino a Vathi, da cui svoltiamo a sinistra. Questa strada è più lunga e tortuosa di quella dell'andata ma più panoramica, oltre ad essere ai margini dei flussi turistici in un susseguirsi di paesini dove si indovinano i ritmi lenti di una vita quotidiana fatta di cose semplici.
Ci compenetriamo anche noi in questa realtà d'altri tempi nella sosta che facciamo, al termine di un tratto all'altezza di 400-500 metri, nel punto in cui si scollina: siamo in località Ano Sfinari, poche case affacciate sulla strada assolata, una piazza con gruppetti di anziani seduti sotto un largo platano o davanti al kafenìon. La nostra ordinazione è semplicissima, quattro caffè di cui uno senza zucchero, cionostante l'oste viene al tavolo, la trascrive sul blocchetto, va al banco, la rilegge, mette a bollire l'acqua, mescola gli ingredienti, il tutto con la flemma di chi non si smuoverebbe nemmeno per un terremoto. Quasi come l'espresso che consumiamo in piedi al bar, gomito a gomito con gli altri clienti e magari con il telefonino appiccicato all'orecchio…
E' ora tutta discesa. Toccata Platanos dopo 10 km. e preso un bivio a sinistra, 3 km di tornanti portano a un punto panoramico verso quota 200 che offre una bella veduta sul Golfo di Livadi, di cui fa parte la spiaggia di Phalàsarna. Cinque chilometri e siamo là: il luogo è piacevole, con la fila di scogli che creano una sorta di barriera al mare aperto, ma non vale Balos né Elafonisi. Sorprende la temperatura dell'acqua, gelida quanto era tiepida quella di Elafonìsi, sulla stessa costa e a non più di 30 km. in linea d'aria.
In questa giornata, magnifica come quella di ieri, abbiamo veramente sfruttato tutta la luce possibile fino al tramonto. Sono quindi ormai le 20 quando rientriamo al nostro residence, ma non è un problema, visto che in tutta Creta la cena è servita fino a tarda serata.
Visto il successo di ieri, torniamo da "Apostolis" per festeggiare l'anniversario di Enzo e Marina. Ne è coinvolto anche l'oste, che ci appronta un colossale e memorabile piatto misto di pesce, in parte fritto e in parte alla griglia: con il consueto omaggio finale della casa, spendiamo un totale di 64 euro, che sborsiamo sorridendo al pensiero di quanto avremmo speso a Genova…
Per la cronaca: Apostolis, Aktì Enòseos 6, Hania. Tel. 2821041767.

Mercoledì 8 giugno
HANIA - GOLE DI SAMARIÀ - HANIA (km. 125 / 643)

Nota: 115 km. effettuati con mezzi pubblici, 10 (5+5) con la nostra auto tra il residence e il terminal delle corriere di Hania.
Comincio con alcune "istruzioni per l'uso" per chi intenda effettuare l'escursione alle Gole di Samarià. Visto che il luogo di partenza e quello di arrivo sono distanti e non collegati (salvo ripetere la camminata a ritroso, ma non mi sembra il caso…), è opportuno affidarsi ai mezzi pubblici. Da Hania un ottimo servizio di autocorriere climatizzate porta in un'ora e un quarto ad Omalòs, punto di partenza dell'itinerario. Poi un traghetto collega in circa un'ora Agia Roumeli, punto di arrivo, con Horà Sfakìon (attenzione, nelle tabelle orario la località è definita Sfakià); da qui, altre due ore di pullman riportano a Hania. Prezzi: autobus A/R 11 euro, battello 5,40 euro.
La passeggiata non è difficile, ben tracciata e tutta in discesa, salvo qualche modesto saliscendi. Richiede comunque un minimo di efficienza fisica: sono pur sempre 17 chilometri su un dislivello tra i 1227 metri e il mare. Sono consigliate calzature adeguate, cioè pedule o scarponcini; non di rado si vedono all'arrivo persone con i piedi rovinati per avere sventatamente calzato scarpette o sandali! Mai dimenticare che, se ci si trova in difficoltà a percorso inoltrato, non ci sono vie di fuga e l'unica alternativa è la risalita, ben più dura che la discesa. Esiste peraltro un servizio di soccorso affidato ai muli, che si vedono "posteggiati" di tanto di tanto lungo il sentiero. L'acqua non è un problema: mediamente ogni 2-3 km. si incontrano sorgenti incanalate, segnalate in anticipo e spesso con relativa area di sosta all'ombra. Sarà quindi sufficiente portarsi uno zainetto con l'occorrente per uno spuntino.
Ma torniamo al diario di viaggio.
Ancora una giornata di splendido sole. Con mezz'ora di anticipo (non si sa mai, l'affollamento…) entriamo nel terminal delle autocorriere di Hania. Alle 7,30 parte il servizio per Omalòs, su un percorso di 42 km. che si fa sempre più tortuoso, selvaggio e spettacolare via via che si prende quota. In realtà la corsa termina 4 km. oltre Omalòs, in località Xiloskalo, uno slargo a quota 1227 metri, dove si trova un'area attrezzata con tavoli e panche, un piccolo bar / emporio e la biglietteria. L'accesso alle Gole di Samarià, Parco Nazionale dal 1962, costa 5 euro; il biglietto deve essere conservato perché una parte è ritirata all'uscita.
L'escursione ha inizio con un tratto ombreggiato di un paio di chilometri immerso tra conifere, a tornanti regolari ben gradinati e protetto a valle da ringhiere in legno. Si perde parecchia quota con bellissime vedute sulle massicce piramidi calcaree dei monti Psilafi (m. 1984) e Volakiàs (m. 2118) solcate da impervi ghiaioni. Si può fare una prima sosta all'altezza della minuscola cappella di Agios Nikòlaos (santo onnipresente, come vediamo!), nei cui pressi sorge una piccola postazione in pietra dei guardiaparco.
Poco oltre si giunge al livello del torrente, che però a giugno in questa parte è quasi secco.
Bisogna percorrere ancora due o tre chilometri per vedere l'acqua, comunque di portata discontinua, che scorre sul greto sassoso. Il villaggio abbandonato di Samarià, raggiunto tramite un ponte in legno, è ubicato poco prima di metà percorso: è il luogo ideale per uno spuntino, grazie agli ulivi che ombreggiano l'area, ben attrezzata con tavoli e panche. Dell'originario insediamento sono utilizzati solo tre locali, adibiti a sede delle guardie ecologiche, ricovero di fortuna con alcuni letti spartani e servizi igienici. E' presente anche il libro dei visitatori, che non manchiamo di firmare.
Si procede verso il tratto più spettacolare: mentre ormai il sentiero si sviluppa in piano, se pure con qualche pietraia, cominciano ad incombere ai lati pareti rocciose sempre più alte e verticali che vanno gradualmente avvicinandosi, dando luogo a suggestivi chiaroscuri. Diventano anche frequenti le passerelle per agevolare i guadi finché, preannunciate da un cartello poco dopo il km. 11, eccoci alle cosiddette Porte di Ferro, un tratto di qualche decina di metri in cui le Gole raggiungono la larghezza minima di circa sei metri. Si cominciano anche a incontrare gitanti che giungono qui in senso inverso al nostro, provenienti dal mare per vedere il punto più celebrato delle Gole: una soluzione alternativa da tenere in conto per chi non abbia a disposizione l'intera giornata.
La valle va quindi allargandosi facendosi via via più rigogliosa di vegetazione. Al varco di uscita dal Parco alcuni chioschi offrono possibilità di ristoro, dopodiché si prosegue su un tratto monotono che ha qualche interesse nelle case del villaggio abbandonato di Agìa Roumeli, in parte utilizzate per ricovero di bestiame, e in alcune cavità nella roccia, in una delle quali è incastrata una microscopica cappelletta.
Si raggiunge infine la cittadina nuova, costituita prevalentemente da strutture di alloggio e ristorazione. Quello che abbiamo di fronte è il Mar Libico, ma vediamo subito ciò non avremmo voluto, il traghetto delle 15,45 che ha appena lasciato il molo. Ci rechiamo subito alla biglietteria, dove abbiamo conferma di quanto temevamo: il prossimo (e ultimo della giornata) partirà alle 18. Fatti i biglietti, non resta che ingannare l'attesa in spiaggia, non tra quelle indimenticabili per via della sabbia grigiastra, l'acqua fredda e il forte vento.
Per fortuna la navigazione a Horà Sfakìon offre bellissimi panorami, in particolare sullo sbocco delle Gole di Aràdena e sulla suggestiva sfilata di case bianche di Loutrò, villaggio accessibile solo su sentieri o dal mare, al quale il battello effettua fermata.
Vista la quantità di passeggeri, dal molo di sbarco ci dirigiamo di corsa verso l'autocorriera delle 19 pronta a partire, ma i nostri timori di affollamento sono infondati: per la quasi totalità i gitanti fanno parte di pacchetti organizzati con pullman riservati e i posti a bordo del nostro sono occupati per meno della metà.
I 63 km. che conducono a Hania tagliando in pratica Creta da sud a nord sono panoramicissimi e ce li godremo con calma quando domani percorreremo il tratto a ritroso con la nostra macchina per proseguire il programma di visita.
Un po' stanchi per la giornata intensa, risolviamo la cena non allontanandoci dal nostro residence, che ogni sera prevede un piatto del giorno a prezzi contenuti. Stasera è l'occasione per assaggiare lo stifado, spezzatino in salsa di vino e cipolle con contorno di insalata e purè di patate. Decisamente buono. Comprendendo una bottiglia di vino, caffè e raki, spendiamo un totale di 33 euro.

Giovedì 9 giugno
HANIA - AGÌA GALINI (km. 173 / 816)

Lasciamo un po' a malincuore Hania, della quale serberemo un bellissimo ricordo. Ci portiamo sulla E75 in direzione est sul tratto già percorso ieri in autocorriera, via obbligata per portarci sulla costa meridionale sulla quale graviteremo nei prossimi tre giorni.
All'altezza di Vrysses (km. 35) lasciamo la New Road puntando decisamente a sud. Come detto, l'itinerario è altamente panoramico, con sterminate distese di ulivi che si alternano a tavolati brulli di selvaggia bellezza intorno agli 800 metri; stiamo prendendo contatto con la Creta forse più vera, quella dell'interno semispopolato, che apprezzeremo in sommo grado fra qualche giorno con gli altopiani di Lassithi e del Monte Ida.
La sosta per il caffè di metà mattina avviene oggi in un luogo particolarissimo: in posizione incredibile a filo di uno strapiombo sulla Gola di Imbros ed edificata totalmente in legno, sorge una taverna che espone all'interno una quantità di reperti bellici quali elmetti, bombe, ecc. La zona fu infatti teatro della lotta partigiana durante la Seconda Guerra Mondiale ed è interessantissima una chiacchierata con l'oste: tutti gli oggetti esposti furono infatti da lui rinvenuti in anni di scavi nella zona, al prezzo purtroppo di una mano e di una gamba perdute per l'esplosione di una bomba.
La strada prende ora a scendere con innumerevoli tornanti verso il golfo della già nota Horà Sfakìon; lasciamo però il bivio 3 km. prima della cittadina e dirigiamo ad est verso Frangokàstello, che raggiungiamo dopo 14 km.
La località coincide in pratica con la Fortezza, conservatasi sostanzialmente intatta all'esterno mentre all'interno solo pochi tratti di mura fanno intuire l'originaria suddivisione degli spazi: costruita nel 1371 dai Veneziani a difesa contro i pirati, fu anche teatro nell'Ottocento della lotta armata contro i Turchi.
Immediatamente sotto le mura si stende una bella spiaggia di sabbia chiara e non ci perdiamo l'occasione di un bagno in un'acqua che, come al solito, non ci delude. Non ci delude nemmeno la sosta sotto il pergolato della prospiciente taverna né l'ottimo rapporto qualità-prezzo dello spuntino che consumiamo.
Ci attende un tratto di una trentina di chilometri che la nostra carta stradale evidenzia, non a torto, come panoramico: la strada scorre infatti alle falde di crinali che raggiungono i 1300 metri tra uliveti, gole e paesini, ma al contempo è costante, verso sud, la vista sul mare che dista in linea d'aria fra i 3 km. e le poche centinaia di metri.
Prossima meta è Monì Prèveli, uno dei più importanti monasteri cretesi, in posizione isolata su un colle a 200 metri di altezza, risalente a fine Seicento. La sua notorietà ne fa una meta dei tour organizzati, cosa evidente dalla quantità di autopullman parcheggiati sul piazzale esterno. La nostra visita è quindi resa difficoltosa dall'affollamento interno: apprezziamo comunque la chiesa, al cui interno spicca una preziosa iconostasi intagliata e dorata, il piccolo ma interessante museo, una fontana che reca la data 1701 e il complesso delle celle, tuttora occupate dai monaci, con tanti curiosi camini a forma di campaniletto allineati sul tetto.
Siamo a metà pomeriggio ed è il momento di terminare degnamente la giornata con uno dei luoghi più affascinanti di Creta, la spiaggia di Prèveli. Può essere raggiunta da due vie ed è richiesto un minimo di attenzione per la viabilità non sempre chiara. Circa un chilometro a valle del monastero, dalla strada si dirama una sterrata di qualche centinaio di metri che ha termine in uno slargo su cui posteggiare: da qui scende un sentiero che in 30 minuti porta alla spiaggia, quindi bisogna mettere in conto anche la risalita. Noi abbiamo preferito la via alternativa, un po' più lunga per il tratto automobilistico ma in compenso più breve per quello a piedi: proseguendo oltre il bivio sulla carrozzabile per 3 km., si superano le rovine del vecchio monastero raggiungendo in breve un pittoresco ponte ad arco del periodo veneziano per imboccare una sterrata che in 4 km. porta su una spiaggia. Il luogo offre qualche possibilità ricettiva ma è alquanto trasandato; parcheggiata l'auto, da qui parte un sentiero ben gradinato che scavalca una spalla rocciosa e porta in 10 minuti alla spiaggia di Prèveli, che già dall'alto induce a una sosta contemplativa per la sua singolarità. Il Megalopòtamos, uno dei pochi corsi d'acqua a portata costante di Creta, ha qui la sua foce dopo avere percorso gli ultimi chilometri della Gola di Kourtaliòtiko creando uno scenario di splendidi contrasti: giunti sulla spiaggia, si ammira il fiume che scorre tra due quinte di canneti e palme con lo sfondo delle severe pareti della gola e non è da mancare assolutamente un doppio bagno nell'acqua salmastra e in quella, altrettanto cristallina, del fiume!
Terminata la parte "ludica" della giornata, rimane da risolvere quella logistica. Una quarantina di chilometri ci separano dal previsto luogo di pernottamento: ce ne vogliono 15 per congiungersi con la statale 77 e i restanti per Agìa Galini, che raggiungiamo alle 19. E' subito chiaro che non avremo alcun problema di alloggio, dato che la località, un tempo villaggio di pescatori, ha avuto negli ultimi vent'anni una grande espansione turistica. Giusto il tempo di scendere dall'auto, ed ecco che siamo avvicinati da una signora che affitta camere: basta una breve trattativa per scendere dai 22 euro richiesti per ciascuna a 15. Le stanze sono semplici, ma per una sola notte vanno benissimo.
Per la cena non c'è che l'imbarazzo della scelta. Tre strade brulicanti di ogni tipo di attività commerciale scendono parallele verso il molo, una delle quali è una sfilata ininterrotta di taverne con i tavoli all'aperto: scegliamo quella che ci sembra più popolare, in cui mangiamo bene spendendo 48 euro complessivi, ma di certo, stando alle portate che vediamo sfilare, anche le altre non ci avrebbero deluso.

Venerdì 10 giugno
AGÌA GALINI - IERÀPETRA (km. 166 / 982)

Prima di lasciare Agìa Galini, abbiamo il tempo per una piacevole passeggiata nella cittadina. Dal porticciolo si ha una vista d'assieme che dà un'idea esauriente dell'agglomerato urbano: le case vanno digradando lungo un pendio verso il mare addossate l'una all'altra, in un bel colpo d'occhio di muri bianchi, balconi fioriti e insegne variopinte.
Oggi vedremo i primi tra i tanti siti archeologici presenti sull'isola, un aspetto importante di ogni viaggio non frettoloso in Grecia. Lasciata Agìa Galini, in breve il paesaggio cambia: stiamo entrando nella pianura di Messarà, la zona più fertile di Creta caratterizzata da uliveti a perdita d'occhio. Dopo una ventina di chilometri una deviazione porta verso le rovine di Agìa Triada, un insediamento minoico di cui è ancora controverso quale fosse la funzione, se palazzo di un regnante, villa o luogo di culto. Dalla mancanza di segni di vita all'intorno, risulta però evidente che la visita non è al momento possibile, così ci dirigiamo su Festo, che dista pochi minuti.
L'antica Phaistos fu per secoli, tra il 2000 e il 1700 a.C., il maggior centro di potere di Creta insieme con Cnosso. Ciò che rimane oggi del palazzo minoico sono rovine, spesso limitate a tratti di mura, scalinate, pilastri, mozziconi di colonne, di cui gli studiosi hanno interpretato le destinazioni d'uso, vale a dire i cortili, le unità abitative, i magazzini, le cisterne, le fornaci, i bacini per la raccolta dei liquidi, i luoghi di riunione. Non per sminuire, ma è un aspetto che accomuna un po' tutti i siti archeologici che visiteremo, rendendoli alla lunga ripetitivi, salvo non essere studiosi o particolarmente interessati alla materia. E' anche vero che gli oggetti significativi rinvenuti nelle campagne di scavo, quali statue, vasi, gioielli, monete, sigilli, armi, mosaici, suppellettili, utensili, sono stati opportunamente rimossi: li vedremo a fine viaggio nell'imperdibile Museo Archeologico di Iraklio.
Puntiamo ora alla spiaggia di Màtala, 10 km. verso sud. Il sito è ubicato in posizione scenografica, una striscia sabbiosa racchiusa tra due promontori di arenaria calcarea, di cui quello settentrionale caratterizzato da numerose cavità - in parte naturali e in parte scavate dall'uomo - usate di volta in volta come abitazioni neolitiche, necropoli paleocristiane e "alloggi" a buon mercato dagli hippies negli anni 60-70: al degrado che ne seguì le autorità misero fine recintando l'area quale sito di importanza archeologica, oggi visitabile di giorno e sorvegliato di notte.
Ci concediamo qualche ora di vita balneare affittando per 5 euro ombrellone e sdraio e approvvigionandoci di ottima frutta in uno dei tanti negozietti paralleli alla spiaggia, intervallando il "piano abbronzatura" con due passeggiate: la prima conduce in una ventina di minuti sulla sommità del promontorio meridionale, dove sorgono alcune rovine e da cui si gode una bella veduta sull'appartata Red Beach, così chiamata per la sabbia rossiccia; la seconda ovviamente alle grotte, raccomandata per i sarcofagi scavati nel tufo, per le semplici decorazioni ancora individuabili e per i suggestivi giochi di luce e ombra.
Lasciata Màtala, rientriamo in 12 km. sulla statale 97 dirigendo verso il secondo dei siti archeologici della giornata, vale a dire Gòrtis, 17 km in direzione est. Il vasto complesso è diviso in due dalla carrozzabile, ma decidiamo subito di tralasciare il settore sud per lo stato di abbandono in cui versa: segnalazioni carenti, molte parti recintate, rovine occultate dalla vegetazione incolta. L'evidente trascuratezza di alcune aree archeologiche sarà del resto una nota dolente - l'unica - di questo viaggio: ci capiterà più volte di imbatterci in cartelli di appalto lavori con contributi della Comunità Europea, lavori mai iniziati e con i fondi che temo abbiano preso altre strade…
L'area settentrionale è invece di grande interesse e ben mantenuta. Siamo sul sito dell'antica Gòrtis (o Gòrtina), una potente pòlis greca fino al III secolo a.C. e poi provincia romana dal I al IX d.C. Subito dopo l'ingresso spicca l'imponente chiesa di Àgios Tìtos, di cui sono molto ben conservate le tre absidi e individuabili le tre navate. L'edificio più importante del sito è l'odèion, il teatro coperto: in particolare, per le pareti di un ambulacro a volta furono utilizzate dagli architetti romani venti lastre di pietra recuperate in un vicino torrente su una superficie di 9 metri per 3. Su di esse sono incise le famose Leggi di Gòrtis, risalenti al VI sec. a.C., un dettagliato apparato giuridico che costituisce la più lunga iscrizione greca antica esistente; oggi sono visibili al di là di una cancellata, ma all'epoca erano esposte nell'agorà affinché i cittadini potessero sempre prenderne visione.
Superata Gòrtis, lungo la strada (sempre la 97) non sono previsti luoghi di visita rimarchevoli, anche se il contesto è sempre piacevole, con lo sfondo delle montagne sulla sinistra oltre la piana e il mare che di tanto in tanto si scorge sulla destra. Dopo una novantina di chilometri ci si riaffaccia sulla costa: siamo a Mirtos, cittadina vivace e fioritissima che prendiamo in considerazione per fare tappa, ma preferiamo portarci ancora un po' avanti, sarà tutta strada che faremo in meno domani.
Ancora 16 km. ed eccoci a Ieràpetra, dove decidiamo che per oggi può bastare. La città è considerata la più meridionale d'Europa e la più ricca di Creta, soprattutto grazie alle immense coltivazioni di ortaggi in serra che sono la nota dominante del paesaggio circostante. Più che un luogo con particolari attrattive, si tratta più che altro di un buon punto di partenza per visitare i dintorni in tutte le direzioni, compresa l'isola di Chrisi 15 km a sud della costa. Ciò ci induce ad evitare l'agglomerato urbano per cercare alloggio fuori città e ci orientiamo su "Nikolas Apartments", uno dei diversi residence che sorgono 3 km. ad est: la padrona di casa è un osso duro, ma riusciamo comunque a scendere da 40 a 30 euro ciascuno per due appartamentini. Il prezzo è peraltro buono, visto il conforto, l'ambientazione e i servizi che comprendono anche la piscina.
Per la cena, il lungomare offre, un po' come a Hania, un allineamento ininterrotto di ristoranti che fanno a gara per accaparrarsi i clienti: nel nostro caso vince il titolare di "El Greco" (che fantasia, eh?) grazie alla sua parlantina in ottimo italiano. E' però squisita anche la grigliata di pesce completata dai consueti "omaggi della casa", per una spesa di 74 euro complessivi.

Domani completeremo la visita dell'estremità orientale dell'isola e cominceremo poi il ritorno verso ovest. Delle moltissime attrattive che vedremo riferirò nella seconda parte del resoconto, che seguirà sempre sulle pagine virtuali di Ci Sono Stato. (qui il link della seconda parte https://www.cisonostato.it/diario_dettaglio.php?idD=1047 )Alla scoperta della parte occidentale dell'isola

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