Cicladi per buongustai: Kimolos!

in viaggio con leander in Grecia

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Cicladi per buongustai: Kimolos!

Certi eventi si verificano come risultato di sviluppi del tutto inattesi e talvolta sorprendenti.
Così è stato per la mia vacanza a Kimolos, poco nota ma non per questo meno attraente isola delle Cicladi.
Per l'inizio di settembre avevo pianificato due settimane da dedicare a tre isole dell'arcipelago dell'Egeo: Sifnos, Serifos e Kythnos, con quattro pernottamenti in ciascuna - oltre il primo e l'ultimo al Pireo, inevitabili per via degli incastri svantaggiosi fra gli operativi aerei e quelli dei traghetti greci.
Senonché, incuriosito dagli accenni fatti sul Forum a Kimolos, alla quale di norma dedica l'escursione di una giornata chi soggiorna nella vicina Milos, mi convincevo via via che valesse la pena una sosta di più giorni alla scoperta delle bellezze di un'isola ai margini dei grossi flussi turistici.
Ne sortiva un radicale cambiamento del programma, con la rinuncia a Kythnos (non scappa, sarà per una prossima volta) e un pernottamento, obbligato dalla logistica, a Milos. Del resto, gli "assestamenti in corsa" sono proprio il bello dell'islands hopping!
A scelta fatta, posso ben dire di avere avuto un'intuizione vincente e prodiga di grandi soddisfazioni.

Qualche notizia su Kimolos.
Ubicata a nord-est di Milos, da essa distante meno di un chilometro nel punto più vicino ed estesa su una superficie di un quarto di quella (36kmq contro 151), era chiamata dai Veneziani Argentiera in riferimento alle rocce bianche gessose che ne caratterizzano soprattutto la parte nord-orientale. L'isola è, del resto, una vera e propria lezione di geologia a cielo aperto: di natura vulcanica, presenta nelle sue rocce una gamma di infinite tonalità derivate dalle intrusioni di ferro, zolfo e svariati minerali magmatici. Un'affascinante tavolozza di colori che merita un'esplorazione non frettolosa.
L'interno è di colline brulle percorse da muretti a secco, ma anche aree votate a uliveto, agricoltura e pascolo di pecore e capre. Oltre a queste attività, la popolazione è dedita alla pesca, alle attività estrattive (perlite) e a quelle connesse al poco turismo.
L'unico centro abitato degno di tale nome è Chorio, ubicata poco più di un chilometro a monte del porticciolo di Psathi, composto di poche decine di abitazioni. Il resto dei circa 800 residenti si distribuisce nei villaggi a nord di Psathi, vale a dire Karras, Goupa, Rema, Prassa. Oltre ciò, case sparse di contadini e pastori o piccoli insediamenti (taverne, domatia) sorti nei pressi delle spiagge.
Le coste vedono un'alternanza fra spiagge, zone di scogli e falesie a picco sul mare.
Le spiagge sono magnifiche: ne descriverò le rispettive caratteristiche nel diario di viaggio. Raggiungibili per strada con brevi deviazioni a piedi quelle delle coste sud-occidentale, meridionale e orientale. Meno accessibili quelle nord-occidentali e settentrionali (Monastiria, Soufi, Kakopotamos, Therma), in pratica solo via mare, un servizio che però funziona solo in piena estate: ci si può accordare con i capitani della "Delfini" (Evangelos Vamvakaris, tel. +302287051437), della "Ta tria adelfia" (Augoustis Galanos, tel. +302287051385) o della "Capitan Kostas" (Konstantinos Logothetis, tel. +302287051061).Scopriamo le bellezze di un'isola dell'Egeo ancora al fuori (per fortuna) dai grossi circuiti turisticiDIARIO DI VIAGGIO

Martedì 9 settembre 2008
Davvero a malincuore, lascio il porto di Sifnos alle 12,45 dopo cinque giorni di permanenza nella splendida isola. Ma quella è un'altra storia, che racconterò in un diario a parte.
Sono sulla Panagia Hozoviotissa della NEL Lines, uno di quei traghetti vissuti e fuligginosi che sono però ben più pregni di atmosfera dei pur efficientissimi e patinati Highspeed della Hellenic Seaways con aria condizionata, poltroncine numerate, TV, bar e shopping point. Costo del passaggio euro 6,80.
La traversata dura poco più di un'ora, che trascorro tutta sul ponte superiore, curioso delle prime immagini dell'isola che mi accingo a scoprire. Ci si immette ben presto nel braccio di mare fra Kimolos e la vicina disabitata Poliegos e devo dire che l'impressione migliore me la dà la seconda: imponenti falesie rocciose che fanno da quinte a spiagge dalle acque smeraldine, faraglioni dalle forme bizzarre. La dirimpettaia mostra invece la sua parte nord-orientale dilaniata dalle cave di perlite. Mah, vedremo…
Le cose migliorano in avvicinamento al porto: villaggetti di pescatori dalle case variopinte (scoprirò che si tratta di Karras, Goupa e Rema), i faraglioni calcarei di Rematonissia attraversati da archi e infine l'idilliaco scenario della baia di Psathi.
Sbarchiamo in tre: il sottoscritto, una signora dell'isola e un tipo con un borsone colmo di CD taroccati che già a bordo avevo visto commerciare con i membri dell'equipaggio. Inoltre, un furgone targato Berna attrezzato di brandine e cucina sul quale una coppia di mezza età sta passando l'estate in giro per la Grecia.
Il minuscolo casottino che funge da Ufficio Turistico è chiuso, dà l'impressione di esserlo da tempo, né lo troverò mai aperto durante la mia permanenza. Ne fa le veci il citato snack bar; devo dire senza affannarsi più di tanto, visto che si limitano a porgere la Kimolos Tourist Guide (un libriccino di 128 pagine in greco e inglese per fortuna esauriente) aperto sulla pagina delle "accomodations" e a indicare con un gesto generico la strada che sale a Chorio. A una mia richiesta di quale sia la struttura più vicina, riesco a strappare un fiacco "Villa Maria". Mah, vabbè che sono le due e mezza di un caldo pomeriggio, però la decantata ospitalità greca la ricordavo diversa e già sospetto che qui difficilmente verrò a mangiare.
Mi danno un passaggio sul furgone gli svizzeri, anche se in effetti Villa Maria dista non più di 300 metri: è una casa a due piani con giardino che dispone di una ventina di camere. Maria è una signora molto anziana, molto simpatica, molto greca e molto ospitale (ogni sera mi farà trovare sul comodino due fettine di crostata) che lascia i suoi lavori di giardinaggio per accogliermi: la richiesta è di 40 euro ma, saputo che voglio fermarmi per tre giorni, concludiamo a 30.
Riposino, doccia ed eccomi alle 16,30 pronto alla scoperta di Kimolos.
Riservati per domani e dopodomani gli itinerari delle spiagge, degno inizio della visita è la Chora che qui prende il nome di Chorio e raggiungo con una passeggiata di una decina di minuti. In un misto di aree in decadenza e altre recuperate in conformità al modello originale, è un nucleo abitativo di grande fascino: la parte più antica, il Kastro, risale fra il XIV e XVI secolo e fu lungamente un apparato difensivo contro le scorrerie dei pirati e dei Turchi grazie al suo labirintico reticolo di viuzze che si snodano con saliscendi, sottopassi, gradinature e repentine svolte in una pianta a due anelli concentrici: rispettivamente il Mesa Kastro (interno) e l'Exo Castro (esterno) ai quali si accede da due porte ad arco, la Pano Porta e la Kato Porta rispettivamente sui lati est e sud.
Per ciò che concerne l'aspetto artistico-monumentale, oltre alla Cattedrale di Panagia Odighitria del 1874 sulla sommità dell'abitato e a diverse chiesette bianche nel classico stile cicladico, si stacca dalle altre per originalità la seicentesca Agios Ioannis Chrysostomos: è infatti costruita in pietre a vista di una calda tonalità bruna, così come la pavimentazione dell'incantevole piazzetta antistante. Ne sono decantate pregevoli icone in legno custodite all'interno, ma trovare aperta una chiesa greca è una pura chimera…
Nonostante la presenza di diverse chiese, non esiste una "platia" principale ma diverse piccole piazze, scenografici spazi urbanistici che di tanto in tanto si aprono di fronte al visitatore che si aggira nei vicoli e sono i luoghi d'incontro degli abitanti, con gli anziani seduti ai tavolini della taverna, le donne che chiacchierano fuori dalle case, i bambini che giocano, i gatti che si aggirano sornioni, le macchie policrome dei gerani e delle bougainvillee. Quadri che sembrano fermi nel tempo, nei quali è bello compenetrarsi senza fretta ammirando scorci sempre cangianti e scambiando dei "kalimera" di cui la gente è sempre prodiga.
Godendo della splendida luce del tramonto che regala ulteriori suggestioni, tiro l'ora di cena per la quale decido di orientarmi sulla taverna "To Kyma". La scelta è soddisfacente, e deve esserlo anche per gli occupanti degli altri tavoli, tutti residenti; anzi, alcuni nuclei familiari li ritroverò anche le due sere successive.
Mentre sono impegnato a spinare le acciughe fritte, sento uno "splash" a breve distanza: è una ragazzina di una casa vicina che sta guazzando nel mare antistante. Mi viene spontanea una considerazione: si prepara con minuzia il viaggio, ci si preoccupa della scelta della stanza, della frequenza del cambio degli asciugamani, dell'altezza del filo da stendere, se vuoteranno il cestino tutti i giorni (e magari costa la miseria di 30 euro)… Questa gente esce di casa, fa dieci metri sulla sabbia, si tuffa per una nuotata nell'acqua cristallina sotto il chiaro di luna, torna a terra e si mette a tavola davanti ai pesci pescati poco prima. Praticamente, potrebbe vivere in costume da bagno buona parte dell'anno.
Mi sa proprio che non abbiamo capito niente.

Mercoledì 10 settembre
Giornata tutta di mare, in particolare incentrata sulle spiagge della costa meridionale.
Mi servo (unico utente) del pullmino in partenza da Chorio alle 10 in direzione di Aliki, Bonatsa e Kalamitsi. Scendo a Kalamitsi con l'intenzione di toccare a ritroso le altre due spiagge, ma, vista una sterrata che - come mi conferma l'autista - si dirige verso la costa ovest, decido per la passeggiata fra le campagne che in un'ora la raggiunge.
Punto terminale è la spiaggia di Fikiada, un'insenatura alla quale si scende da una penisoletta popolata da capre da cui si gode un'estesa vista dall'alto. La spiaggia, che ha alle spalle una folta vegetazione palustre, è però preclusa da un reticolato, dando l'impressione di essere riservata a una bella villa sul lato opposto della baia.
Pazienza, mi aspettano almeno altre quattro belle spiagge in successione e prendo la via del ritorno. Mi intriga innanzitutto Agios Georgios, che ho scorto da Fikiada al di là di una falesia calcarea; il suo accesso da questo lato della brughiera richiede un certo impegno, dovendo scavalcare alcune reti di recinzione (niente di illegale, sono barriere per non far uscire le greggi) con gli sterpi che regalano pure qualche graffio alle gambe, ma la spiaggia si rivela bellissima: una lingua di sabbia che si protende ai piedi di una scarpata che è in pratica l'estremità meridionale di Kimolos e punto più vicino a Milos il cui porto di Pollonia dista meno di un chilometro.
Goduto il doveroso bagno solitario, il percorso da qui in avanti è molto più liscio: in pratica le tre spiagge successive sono una fascia costiera ininterrotta intervallata solo da brevi promontori.
La già nota Kalamitsi è composta di ghiaino ed è un ampio ferro di cavallo incorniciato - come del resto le due successive - da una fila di folte piante di tamerici che fanno le veci degli ombrelloni. Si è fatta l'una e casca a proposito l'antistante taverna di Ioanna Ventouri, dove sono presenti, oltre i gestori, solo una coppia di loro parenti. Com'è d'uso in buona parte della Grecia, sono invitato in cucina a vedere il pescato e opto per dei saraghi che sembrano ancora vivi. Immancabile l'accompagnamento di una bella birra. Una curiosità: a Kimolos non ho mai trovato la Mythos, solo Amstel (che peraltro è imbottigliata localmente su concessione).
Il mio itinerario a piedi continua seguendo in pratica la battigia. Un tratto bellissimo è quello fra Kalamitsi e Bonatsa, caratterizzato da una serie di piscine naturali dall'acqua cristallina prodotte dall'erosione marina in un tavolato roccioso.
Bonatsa e Aliki sono in pratica l'una il proseguimento dell'altra, con sabbia fine dorata e ben riparate dal vento dalle colline che fanno corona. Manca un'ora e mezzo al bus di ritorno delle 16,45 e, dopo un bel Nescafè frappè alla taverna di Aliki, mi gusto fino in fondo un bagno memorabile. Spiaggia affollata, c'è una coppia 200 metri più in là: questa non me l'aspettavo!
Eccomi infine all'ombra di una tamerice in attesa del bus. Non mi illudo che sia in perfetto orario, ma alle 16,55 comincio a pormi delle domande. Alle 17,05 mi si insinua il tarlo del dubbio. Alle 17,15 decido di incamminarmi a piedi per Psathi (in fondo non sono che quattro chilometri), quando vedo un'auto che si mette in moto davanti alla taverna: è il gestore che, evidentemente mosso a pietà, mi dà un passaggio! Il suo inesistente inglese e il mio limitatissimo greco sono sufficienti per appurare che non è il caso di contare sull'effettuazione di tutte le corse del bus, vista la stretta familiarità dell'autista con dosi massicce di birra…
Cena di nuovo da "To Kyma". Comincio ad affezionarmi.

Giovedì 11 settembre
E' la giornata di Prassa, questa famosa spiaggia simil-caraibica da molti decantata. O meglio, la giornata di Prassa con successivo ritorno a piedi fino a Psathi esplorando il più possibile dei sei chilometri della strada orientale.
Come da accordi presi ieri sera, il tassista passa a prelevarmi alle 10 in punto (costo del servizio, sola andata, 9 euro). Dopo una ventina di minuti eccomi a Prassa, giusto per scoprire che la vicina taverna è ormai chiusa per fine stagione, che non esistono posti di ristoro lungo il percorso e che nello zainetto non ho né cibo né bevande: bravo Leandro, ti meriti una giornata da fachiro, così ti fai furbo! Per fortuna, più meno a metà strada mi imbatterò in una stazione di servizio (quella che non risulta dalla Lonely Planet), nella quale potrò approvvigionarmi di acqua.
Prassa è molto bella, non voglio certo sminuirla. Sabbia chiara finissima, acqua trasparente (come del resto in tutte le spiagge dell'isola), solite tamerici a fare ombra, begli scorci panoramici verso l'antistante isolotto di Prassonissi, le zone laterali molto caratteristiche per le lastronate che delimitano belle piscine naturali. Immediatamente alle spalle ci sono però, a togliere il senso del paradiso tropicale, le cave di perlite (vale a dire la roccia - una varietà di gesso - che dà la colorazione alla sabbia) con conseguente andirivieni di camion che fanno la spola con lo stabilimento poco più a valle distruggendo l'incanto, specie in questa stagione in cui l'impatto dei turisti è vicino allo zero.
Il bagno (il primo della giornata) è comunque di grande soddisfazione.
Lasciata Prassa e superata la zona industriale, si incontra la spiaggia di Pigados (sabbia fine mista a ciottoli) e poco oltre quella di Livadaki: sabbiosa, racchiusa in un piccolo fiordo, può ricordare vagamente Preveli di Creta, non tanto per il fiume che vi sfocia (non c'è!) quanto per il fitto canneto alle sue spalle.
Il sito successivo è quanto mai curioso ed è strano che non se ne parli (che io sappia) in alcuna guida: si tratta di Agios Minas (da non confondere con l'omonima chiesetta nel nord dell'isola), un porticciolo in un'insenatura le cui scarpate presentano da un versante tutta una gradinatura in massi di tufo con resti di abitazioni, dall'altra un paio di edifici più grandi, anch'essi in rovina, il tutto nello stesso tipo di pietra. Secondo le poche notizie trovate in Rete, sarebbe quanto resta di una manifattura di materiale da costruzione cessata all'inizio degli anni Sessanta, come testimoniato anche dai cumuli di detrito che danno l'impronta a questo tratto di strada. Lo scenario, a dispetto del mare sempre splendido, ha un che di spettrale e fa pensare a un villaggio fantasma.
L'itinerario prosegue ora più elevato sul mare e vale davvero la pena spingersi fino ad alcuni punti panoramici sull'orlo della falesia (attenzione al vento e agli strapiombi!) per ammirare paesaggi di selvaggia bellezza.
La spiaggia successiva è quella di Klima, che si rivela all'improvviso dopo un tornante e alla quale si scende in breve. Lunga, fra due promontori, protetta da (indovinate?) tamerici, con sabbia alternata a ciottoli. C'è un individuo in meditazione nella posizione del loto, cosicché non mi soffermo oltre il tempo per un paio di scatti: non mi piacciono i luoghi affollati, sono venuto a Kimolos apposta!
Siamo ormai in prossimità di Psathi, preceduta però dal nucleo abitativo composto dai villaggetti di pescatori di Karras, Rema e Goupa annidati in tre successive calette. Un po' come nel villaggio di Klima a Milos (notate come tanti nomi si ripetano nelle diverse isole), la loro caratteristica consiste nella roccia calcarea in cui, al livello del mare, sono state scavate le rimesse per le barche poi protette da porte variopinte, mentre subito al di sopra sono state edificate le abitazioni con i muri bianchi e le porte e finestre blu.
Poche centinaia di metri al largo, fanno da sfondo i faraglioni calcarei di Rematonissia trapassati da archi naturali.
Un quadro stupendo, nel quale indugio a lungo con un ultimo bagno nelle piscine naturali di Rema e aspettando il tramonto che crea giochi di luci e ombre di impagabile suggestione: un ideale, degno addio a quest'isoletta della quale pochi mesi fa nemmeno conoscevo l'esistenza e in cui ho invece trascorso tre giorni della mia vita.
Per cena, faccio un cauto sondaggio alla taverna di fronte al molo (in fondo, chi gestice un sito che si chiama Ci Sono Stato dovrebbe dare informazioni complete…). Ma ci sono solo due persone e il menu prevede solo bevande e spuntini. E poi da "To Kyma" ormai mi riconosce anche la gatta, che già mi viene incontro da lontano ronfando…

Venerdì 12 settembre
E' proprio finita. Pagato il conto a Maria, mi reco al molo dove mi attende la Panagia Faneromeni delle 8 che mi porterà a Milos, da cui domani salperò per Serifos.
Nuove traversate, nuove isole, nuove scoperte. L'islands hopping continua…Kimolos offre poco meno di 300 posti letto, in massima parte affittacamere. In bassa stagione, come nel mio caso, più che il rischio di non trovare una camera libera, si può correre quello di trovare molte strutture già chiuse.
L'elenco con i principali recapiti si trova nella guidina citata più avanti.
Io ho alloggiato a Villa Maria, circa 300 metri dal porticciolo. Per una camera con terrazzino, bagno, TV, aria condizionata, frigorifero ho speso 30 euro a notte (richiesti 40). Ero l'unico ospite! Tel. +0302287051392.
Al porto di Psathi esistono due punti riferimento. Uno è subito in fronte al molo di sbarco, inconfondibile per la grossa scritta "Welcome to Kimolos", ma è più che altro uno snack bar che offre bevande, dolci, gelati, spuntini. L'altro, a sinistra proprio sulla spiaggia, è "To Kyma", una taverna familiare e accogliente molto frequentata dai residenti: ottima referenza, tant'è vero che ho finito per consumarci tutte e tre le cene instaurando anche un rapporto amichevole con i gestori.
A Chorio/Kastro ci sono diverse taverne, bar, caffetterie, oltre al ristorante Panorama di cui ho avuto giudizi positivi (però chiuso in questi giorni).
Simpatica anche la taverna di Ioanna Ventouri sulla spiaggia di Kalamitsi, dove ho mangiato degli ottimi saraghi fritti: del resto, hanno il peschereccio attraccato proprio di fronte. A un centinaio di metri possono anche dare ospitalità. Tel. +306972226789.Per meglio comprendere la struttura dell'isola e le ubicazioni delle località citate, ne riporto la mappa all'inizio delle fotografie.
Kimolos è situata lungo la cosiddetta linea delle Cicladi, cioè dei traghetti che in partenza dal Pireo toccano in successione Kythnos, Serifos, Sifnos, appunto Kimolos, Milos (porto di Adamas) e così via.
Kimolos e Milos (porto di Pollonia) sono inoltre collegate con la "Panagia Faneromeni", un vetusto traghetto per passeggeri e una decina di automezzi che fa la spola fra le due isole 5 o 6 volte al giorno in circa 25 minuti. E' un servizio molto "alla buona": oltre che dai turisti è usato da pendolari che lavorano a Milos, non occorre prenotazione, si sale direttamente e a bordo passa un marinaio a incassare i due euro del costo della corsa.
Riguardo gli spostamenti interni, esiste una sola strada asfaltata che congiunge Aliki sulla costa sud con Agios Minas su quella est, con deviazioni su Psathi e su Chorio. Le rimanenti sono sterrate o, in qualche tratto, cementate: comunque percorribili in macchina. Infine, una fitta rete di sentieri e mulattiere per la gioia di escursionisti ed estimatori della tranquillità in luoghi isolati.
Non ci sono possibilità di affitto di auto o moto, occorre provvedere a Milos e trasbordare il mezzo sull'isola in traghetto. I distributori di carburante sono due (non uno come dice la Lonely Planet "Isole della Grecia"): uno a circa 200 metri da Psathi salendo verso Chorio, l'altro a metà strada fra Psathi e Prassa.
Esiste un servizio pubblico espletato con un bus da una ventina di posti della compagnia (parola grossa) Emmanuel G. Moustakas. Le linee sono tre, tutte in partenza da Chorio, in direzione di Psathi, Kalamitsi e Prassa; ma la terza cessa a fine agosto. Biglietto unico euro 1,40. Le corse sono 4 o 5 al giorno su ciascuna direttrice; orari "alla spera-in-dio", come vedremo più avanti…
Un'ulteriore possibilità è data dai taxi. Interpellare Angelos Venios al tel. +306945464093 o +302287051552.

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