La Turchia in camper

in viaggio con Antonio Vicinelli in Grecia , Turchia

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La Turchia in camper

Questo è un racconto. Di fatti, emozioni e persone vere, ma sempre un racconto e così va inteso. Ho scritto quello che ho visto con gli occhi e con il cuore: se la realtà a volte era un po’ diversa perdonatemi.
Una piccola nota infine sul lessico che ho voluto fosse in sintonia con lo spirito della vacanza. Giacca e cravatta le abbiamo lasciate a casa.


È 25 anni che viaggiamo in camper e mai abbiamo (ho) scritto un diario di viaggio, adesso è ora di cambiare…
Sono un ingegnere e quindi non posso che produrre un diario da ingegnere: un po’ sterile forse, ma ricco di notizie utili per chi vuole prendere spunti dalla nostra esperienza.
In camper siamo stati un po’ dappertutto però preparando il viaggio eravamo profondamente motivati perché sapevamo che pur essendo già stati diverse volte in Grecia e Turchia, anche questa volta come per altri luoghi avremmo trovato qualcosa di nuovo a stimolare il piacere del viaggio.
Per chi vuole prendere spunto da noi, in ultimo un messaggio che deve anche essere la chiave di lettura del racconto: abbiamo fatto questo viaggio con i nostri amici di sempre che quest’anno erano con i figli neo camperisti. In tutto otto persone con tre mezzi, tutti e otto con gli stessi bioritmi e stili di viaggio (partenza alle 9, lunghe tirate se necessario, mai oltre 110 km/h e mai di notte, preferenza data al veder il più possibile che al riposarsi). I nostri amici poi hanno quell’importantissima dote che si chiama tolleranza e che gli permette di sopportare i miei modi decisionisti e a volte un po’ trancianti. Amici di Venezia perdonatemi!
Le tecnicalità, quelle che ricordo le trovate in appendice. Se qualcuno volesse approfondire uno o più argomenti può scrivermi: avvicin@tin.itIstanbul, Cappadocia e Laghi centraliFINO AD ISTANBUL

Siamo in Agosto 2009 e per caso la data corrisponde anche al giorno del mese…

Sabato 1
La nostra storia inizia da Pavia. La mattina è non eccessivamente calda. Abbiamo deciso di partire il sabato mattina (la nave è da Venezia alle 5 del pomeriggio) per non stressarci come al solito il venerdì sera anche perché Gabri è stravolta (ha caricato il camper praticamente da sola) e io sono ancora a testa in giù dopo una settimana di viaggio tra Dubai e Arabia Saudita da cui sono tornato giovedì sera.
Comunque, mentre vado a buttare la spazzatura sento e pregusto il piacere di girare la chiavetta e prendere la strada: sono ormai 25 anni che abbiamo il camper ma il piacere non è ancora svanito. Come diceva un libretto di istruzioni dell’Arca negli anni ’80: “…il viaggio è già vacanza….”
Ma a 25 Km da Pavia scoppia il dramma che rischia di trasformarsi in lite: abbiamo dimenticato a casa la borsa con tutte le scarpe. Abbiamo solo quelle che portiamo ai piedi (io abominevoli sandali, che poi saranno praticamente le sole che calzeremo durante tutto il viaggio.
Chiediamo allora a Paolo (nostro figlio) di venirci incontro con la borsa malefica e ci incontriamo dopo una mezz’oretta al casello di Casteggio dove riprendiamo l’autostrada con la sensazione di aver dimenticato tutto mentre poi ci renderemo conto che mancava poco che portassimo con noi anche le gatte.
Avete presente l’armadio dell’M7 con tutta la sua cassettiera dietro? Pieno.
La bagagliera sul tetto? Piena.
Il garage? Pieno.
Venezia1 e Venezia 2 abitano a Peseggia, vicino a Martellago, vicino a Mogliano Veneto, vicino a Venezia.
Luigi mi ha detto: quanto esci al Terraglio telefonami che ti vengo a prendere perché sa che io quasi non trovo la strada di casa (perdippiù avevamo volutamente lasciato a casa il navigatore). Ma l’ho fregato: tre fogli stampati da Viamichelin e ci siamo presentati davanti al cancello puntuali a mezzogiorno.
Luigi ci fa il favore di accompagnarci a comperare una bombola di gas perché quella montata è finita proprio durante la notte prima di partire (il frigo il sabato mattina era quasi caldo). Tutto poi si è dimostrato inutile: complice il fatto che abbiamo viaggiato tanto o che abbiamo sempre dormito in campeggio, la bombola nuova iniziata il primo giorno funzionava ancora al ritorno.
Il porto di Marghera dista solo una mezz’oretta. Non ci sono molti camper ad imbarcarsi: nulla a che vedere con la massa di anni fa. I costi o le mode?
La nave ci mette una vita ad arrivare ad Igoumenitsa: fino alle 8 di sera del giorno dopo.
Fortuna che da qualche anno ti danno l’allacciamento elettrico che ci permette di far funzionare il condizionatore.
Manuel e Susanna non hanno l’a/c, sono finiti in seconda fila e boccheggiano con più di 30 gradi umidi nel camper.
Il plin-plon e gli annunci per altoparlante ci assordano. La piscinetta della nave non è male ma noi siamo bianco mozzarella e temiamo un colpo di sole, quindi ce ne stiamo rintanati nel camper a leggere e dormicchiare. Il catering gestito da Gabri fornisce due pasti a base di ottima insalata di riso (davvero, non scherzo).
Volendo sulla Minoan si può fare la doccia in bagni discretamente puliti.

Domenica 2:
per un motivo inspiegabile la nave dell’andata ci ha messo 5 ore più del ritorno che già di suo è un viaggio di ben 24 ore…. Fatto sta che già nel pomeriggio (arrivo previsto per le 8), non ne possiamo più e scrutiamo l’orizzonte aspettando di veder comparire la terra greca. Per molte ore si viaggia di fronte all’Albania (un deserto montagnoso che ti fa comprendere un po’ perché quei poveretti vengano da noi).
In ogni caso alle 7 di sera circa i motori scendono al minimo e lentamente entriamo in porto. In un attimo siamo fuori senza alcuna formalità.
Siamo sulla banchina in mezzo ai camion, tutti i pochi camper e le auto si disperdono in fretta come animaletti notturni spaventati da luce e rumore e noi tre ci troviamo eccitati e carichi di aspettativa pronti a partire. Dopo aver provato le radio, nonostante un po’ di timore ad intraprendere una strada che 20 anni fa ricordavamo pessima con salite in 2.a fino a quasi 1900 m di altitudine, partiamo verso est e ci ritroviamo su un’autostrada meravigliosa e nuova di zecca. NB: l’uscita dal porto di Igoumentisa non è facile e bisogna girare prima a sinistra, poi di là e poi ancora…
Decidiamo di raggiungere Ioannina (90Km) dove arriveremo alle 9 circa viaggiando ad un passo allegro (110 km/h).
A Ioannina Susanna sa che esiste un campeggio: glie lo ha detto un computer. Purtroppo non ricordo più né il nome, né dove sia ma è vicino al lago. Vicino ad una serie di ristoranti.
Dato che ci fermeremo solo poche ore concordiamo un prezzo a forfait di 10€ a camper con il patto di dormire nel parcheggio all’ingresso e “sparire” entro le 8 di mattina perché a quell’ora arriva il padrone.
Il posto è molto bello e lo consiglio ammesso che riusciate a trovarlo, ma penso di si, non è difficile.

Lunedì 3:
Le nostre cartine sono vecchiotte e mostrano l’autostrada fino a Salonicco con molti tratti in costruzione. Non abbiamo portato i Tom-Tom perché le mappe della Grecia non sono digitalizzate (o non esistono).
Fatto è che contrariamente ai nostri standard partiamo presto e (come promesso all’omino), alle 8 siamo già fuori dal campeggio.
L’autostrada si rivela completamente finita, meravigliosa nel fondo, con ottime segnalazioni ecc. Mancano solo le aree di servizio per le quali bisogna uscire e prendere la complanare. Attenzione comunque che sono abbastanza distanti una dall’altra.
Noi siamo transitati gratis perché le porte per il pedaggio erano ancora in costruzione. Non mi rendo conto però come facciano a ripagarsi i costi delle strutture dal momento che non transita nessuno (ed eravamo in agosto ed era gratis….).
Dopo un mucchio di Km macinati a 100-110/h arriviamo sul dito centrale della Calcidica (Sithonia) nel primo pomeriggio.
La meta è il Camping Rea a Vorvorou (lato est) che non è male (26€/notte per noi che siamo in due), ha piazzole grandi, alcune vicinissimo alla spiaggia.
I servizi sono un po’ essenziali ma ok. Il market è ridotto al minimo e caro soprattutto per frutta e verdura.
Il mare è basso per molte decine di metri con acqua calda e limpida.
Annoto che il campeggio ha un bel porticciolo (affollato) dove lasciare barchette e gommoni.
Avevamo discusso molto se fare questo periodo di mare iniziale e poi abbiamo preso la decisione che si è dimostrata giusta perché ci ha permesso di detensionarci e (sembra sciocco ma così è) di renderci conto di essere in finalmente in vacanza.
Passiamo I due giorni di sosta netta spaparanzati in spiaggia, con lunghi riposini pomeridiani e cene tutti assieme.

Giovedì 6:
Partiamo di buon ora (le 8) perché Istanbul dista più di 700Km ed è impossibile percorrerli in un giorno solo. Temiamo inoltre di perdere un tempo enorme in dogana come una volta (non sarà in effetti così) e non vogliamo arrivare ad Istanbul con il buio anche perché non ci è chiaro dove andremo a dormire…
La strada si rivela completamente diversa da come era 20 anni fa: ora è una splendida autostrada che corre lontana dal mare. Un’ autostrada anche questa deserta: non abbiamo incontrato nessun camper, o forse solo un paio quando una volta c’era la colonna continua dei mezzi che facevano la rotta dalla Calcidica alla Turchia o almeno ad Istanbul.
Anche il paesaggio (soprattutto in Turchia) è completamente cambiato: la strada quando si avvicina nell’ultimo tratto al mare è tutta fiancheggiata da complessi turistici.
Come 20 anni fa ritroviamo un fortissimo vento a raffiche e capiamo che qui deve essere cosa frequente: una volta mi causò lo scoppio a 70/h della gomma posteriore destra (avevo una motorhome Arca 610 su Ducato aspirato). Il vento da Nord ci accompagnerà durante tutto il viaggio.
Il nostro M7 su soffice Sprinter è molto difficile da guidare con un vento di quel tipo e mi costringe a contrastare decisamente il volante.
Gli sbatacchiamenti del vento si aggiungono ai cigolii del malefico tavolino girevole di destra che forse così ha voluto punirci per aver pensato di lasciarlo a casa dopo averlo accusato di totale inutilità.
Appena prima di Alexandropolis lasciamo l’autostrada per cercare un campeggio per la notte e prendiamo la vecchia strada lungo il mare. Così quasi per caso ci ritroviamo davanti alla chiesetta-convento nella barena dove ci fermammo tanti anni fa.
Tutto è identico (tranne il fatto che la troviamo chiusa perché apre alle 4 o alle 5): siamo noi che siamo diversi. Francamente darei tutto quello che ho per tornare indietro nel tempo…. Comunque, sguardo avanti!
Con lo sguardo rivolto in avanti, il vento forte e il sole che dovrebbe essere alle spalle ma il cielo è coperto, circa alle 5 raggiungiamo Alexandropolis e troviamo abbastanza in fretta il campeggio comunale.
Contrattiamo il prezzo a 18 €/notte a camper a forfait.
Il camping non è male, forse un po’ troppi alberi. La spiaggia invece non è un granché e il mare altrettanto. Il luogo è solo un posto di transito.
La sera ci accingiamo a una grigliata (su bistecchiera) ma ci colpisce un temporale da far paura tanto che devo cucinare sotto al tendalino.
La mattina dopo mentre faccio acqua un camperista di Napoli mi chiede se per andare in Cappadocia di voglia qualche documento particolare (??!).

Venerdì 7:
Da Alexandropolis alla frontiera turca sono una trentina di Km: alle 11 siamo al confine. Anche qui nulla più è come nel passato: dalla pulizia, alla semplicità delle operazioni, all’efficienza. Solo la gentilezza della gente è rimasta la stessa: tutti sorridono e ci trattano con grande gentilezza.
Non incrociamo neanche un camper.
Il passaggio del confine è abbastanza scenico ma meno che in passato quando ti costringevano a transitare in una vasca con 20 cm d’acqua per lavare le gomme. Quello che ti colpisce di più, almeno per me, è la quantità e la dimensione delle bandiere che sono dappertutto.
Dopo il controllo di polizia si passa il confine vero e proprio su un ponte basso su una barena o un piccolo fiume (non ricordo). Il ponte è presidiato da due giovanissimi soldati, uno a destra e uno a sinistra che ci salutano.
Dopo il confine l’autostrada continua ma il fondo peggiora diventando tutto affossato dal passaggio dei camion. Continua il vento fortissimo da sinistra.
Avvicinandosi a Istanbul siamo preoccupati per tutto quello che abbiamo letto in rete sulla mancanza di un campeggio in città: dove è finito il nostro vecchio Londra? Siamo pronti ad andare al Mocamp che dista 40Km dalla città (2 ore e 3 mezzi).
E’ comunque primo pomeriggio e man mano che entriamo nella città rientriamo nello spirito di come viaggiavamo una volta quando il concetto era: “da qualche parte dormiremo”.
Ho convinto i soci di viaggio (i giovani forse più scettici dei vecchi) a rischiarla e a dar credito ad una piccola nota di viaggio comparsa su internet dove si diceva che l’anno scorso l’area di servizio all’ingresso dell’ex-Londra ospitava qualche camper dando anche acqua e luce per pochi soldi.
Notare che tutte le città in Turchia hanno all’ingresso un cartello che dice gli abitanti (nufuss) e l’altitudine (rakim) a Istanbul il cartello (che doveva indicare 12 milioni di nufuss) non l’ho visto: se davvero non c’era l’avevano forse omesso per non spaventare i visitatori?
Comunque, proprio mentre stiamo sbagliando strada eccolo ancora lì il Londra….. con una bella scritta in alto alla costruzione di fianco alla stazione di servizio. Zona Askaray, come fare ad andarci non so spiegarlo: prendete la E80 e poi la D100 direzione aeroporto (havalimani) e a un certo punto ve lo troverete sulla destra.
Ho recuperato da internet a posteriori anche dei numeri di telefono (per i quali però non garantisco):
tel. : 0212 465 82 47
tel. : 0212 465 82 48
tel. : 0212 465 82 49
shell@londracamping.com
Se cercate su Google Maps usate questo indirizzo: istanbul Kültür Üniversitesi
Bakýrkoy - Atakoy, Yenibosna, Bahcelievler, il campeggio è lì, a fianco del Londra Otel
Dopo aver praticamente abbandonato i tre camper in mezzo alla strada dato che nel parcheggio dell’area di servizio non ci stavamo, scendiamo e seguiamo un signore sulla sessantina che con un discreto inglese ci spiega che si può sostare e ci invita a vedere…
Quello che una volta era un campeggio enorme oggi è stato trasformato in due campi da calcetto e una pista per go-kart. Il tutto coperto da una tensostruttura abbastanza deprimente.
Sulla destra di queste brutture c’è uno spiazzo in cemento dove ci stanno una decina di camper su due lati. Solo quelli di sinistra però possono avere l’elettricità (cioè quelli a ridosso delle reti dei campi da calcetto).
Per i bagni ci si appoggia agli spogliatoi del calcio (abbastanza puliti).
Quando si vuol visitare con il camper una città, il punto fondamentale è trovare a nostro avviso una struttura che ci dia:
- Sicurezza (limitato numero di ladri ed assassini)
- Facilità nel raggiungere i luoghi da visitare a piedi o con i mezzi
Questo è tutto quello che serve davvero, il resto come luce, bagni e acqua (per il carico) sono elementi secondari, quasi gadgets destinati più ai viaggiatori dell’ultima ora che a noi.
Durante questo viaggio però un gadget ci interessava (a noi vecchietti-vecchiotti) ed era la corrente per poter far funzionare il condizionatore durante la notte.
Comunque siamo a Istanbul! L’eccitazione negli occhi di Susanna. Per lei è la prima volta ed è il primo viaggio “importante” con il camper acquistato l’anno scorso.
Luigi (Venezia 1) è invece in po’ abbacchiato per il male che gli fa il piede sinistro evidentemente gonfio. Al momento dà la colpa ad un fantomatico lurido mollusco che gli avrebbe dato un beccone in mare in Grecia, più avanti pensa che tutto dipenda da un’involontaria pedata che avrebbe dato al gradino del camper al momento di partire. Io pensò che sia più un problema di flebite o gotta.
Fatto sta che Luigi non verrà mai con noi nei tre giorni di Istanbul e ci creerà non poche preoccupazioni al pensiero di affrontare 15 giorni nella Turchia centrale. Vorremmo quasi fargli fare un tagliando in ospedale qui ad Istanbul ma lui si rifiuta con decisione.

COSTANTINOPOLI

Sono le tre e mezzo del pomeriggio e siamo in anticipo di un giorno sul programma, ma che fare? Stare in quella specie di parcheggio-campeggio ad attendere il giorno dopo?
La risposta è ovvia e quindi partiamo subito per il centro. Sullo stesso lato del campeggio a 200m c’è il capolinea del Metro.
Più che di un vero Metro si tratta di un super tram che passa in un percorso preferenziale. I biglietti costano 1,5 YTL a viaggio o meglio a tratta. Per andare in centro si fanno 4 fermate, si cambia e ci si ritrova sulla linea principale che passa in mezzo al centro.
A piedi dal campeggio in una quarantina di minuti si va praticamente dappertutto.
Qui ad Istanbul siamo organizzati: guida Lonley Planet della città ed itinerario preparato da mio figlio che c’era stato due anni prima con la ragazza in aereo.
Paolo ci aveva preparato due itinerari: quello per i giovincelli (Manuel e famiglia) e quello per gli anzianotti (noi e Luigi).
L’itinerario che faremo noi invece è un approfondimento alla ricerca dell’inconsueto in quella che a nostro parere è una delle più interessanti città del mondo che abbiamo già visitato due volte. Per questo e per il fatto che abbiamo poco tempo non andremo quindi ad esempio a visitare il Topkapy per il quale si deve mettere in conto almeno mezza giornata (30€ a testa).
Ho detto a mio figlio Paolo che avrei scritto questo racconto di viaggio mi ha promesso e chiesto di occuparsi lui della parte di Istanbul che dice di poter rivivere con gli occhi della mente. Accetto di buon grado e mi limito ad inserire delle note a commento relative alla nostra esperienza.
Paolo che oggi ha 27 anni e fa il medico quasi cardiologo ma con la testa da ingegnere è uno preciso e dei tempi che lui indica ci si può fidare.
Questo di seguito è il programma che ci aveva preparato:
(le mie note in nero corsivo nel testo).
I riferimenti sono per la guidina Lonely Planet Istanbul, 3^ edizione Maggio 2005
foto di agosto 2009

Programma “anzianotti”

1° giorno
Ore 10
in centro, scendere dal tram Gulhane. Da lì seguire l’itinerario “Sultanahmet Ottomano” (pag 136) a partire dal punto 5 al punto 10 incluso
Sublime porta. Quando scendete dal tram ve la trovate dall’altra parte della strada un po’ a sinistra).
Sogukcesme sokak (meravigliosa vietta di ciotoli)
Caferaga medresesi
Fontana del sultano Ahmet III
Santa Sofia
Bagni di Haseki Hurrem (stupendo museo/negozio di tappeti dove si entra gratis) (niente da fare, erano chiusi per restauro)
Moschea Blu
Ore 12
circa pranzo all’Arasta Bazar (pag. 193) dietro la Moschea Blu. Consigliamo il baretto che si trova nella piazzetta, entrando dal bazar il primo a destra con tavolini in centro piazza. Ok, abbiamo apprezzato il consiglio di Paolo ma i prezzi erano molto alti, tipo 25 lire a testa. Paolo c’era stato due anni fa in ottobre e tutto costava la metà. Noi abbiamo pranzato di fronte a Santa Sofia pagando circa 25 lire in due.
Ore 13.30
discesa a piedi passando sempre da Sogukcesme verso il ponte di Galata. A seguire visita della piazza alla partenza del ponte con i suoi pescatori. Consigliamo di vedere la moschea di Yeni Camii. E’quella che vedete sulla vostra destra dando le spalle ad Hamdi.
Ore 15.30
prendere il tram e scendere a Universite. Visitare la moschea davanti alla fermata Beyazit Camii. Da li attraversare velocemente il Gran Bazar (prevista visita per il giorno dopo quindi vietato fare acquisti) e raggiungere la Moschea di Suleymaniye Camii. Fenomenale la preghiera della sera a cui si può assistere. In effetti anche altri ci avevano detto questo, ma la moschea era in ristrutturazione e ti facevano entrare solo in una specie di vestibolo all’inizio.Ore 18.30
discesa verso il ponte di Galata attraverso il quartiere del tessile (solo gente del posto ma molto tranquillo); prima della cena suggeriamo visita del Bazar delle spezie (Misir Carsisi, ora vendono solo magliette). Detto così sembra un posto per turisti distratti ma non è vero: ci sono molti bei negozi e gente più seria che nel Gran Bazar.
Aggiungo qualcosa: dopo aver visto il mercato concedetevi un’immersione nella folla che anima la piazza (occhio al portafogli) e osservate le due barche che friggono il pesce e la gente che lo mangia negli scartocci seduta ai tavolini avvolti nel fumo di fritto. Quanto venimmo la prima volta venti anni fa di barche ce n’era una sola, cuoceva il pesce in una padella di due metri di diametro appoggiata sul fondo e poi lo passava alla gente urlante un piedi sul molo. Nessuna possibilità di sedersi. Nessun piatto di plastica: carta di giornale e via.

Ore 20.00
cena al ristorante Hamdi et Lokantasi, tel 212-528 0390, Kalcin Sokak 17 (pag. 151); quando prenotate dovete dire che volete mangiare sulla terrazza. Non mi dilungo, vedere le note specifiche. Il posto veramente vale ma penso che in agosto sia impossibile avere il posto sulla terrazza senza raccomandazione.

2° giorno
Ore 10
scendere dal tram non ricordo dove e prendere funicolare fino a raggiungere piazza Taksim.
Da lì seguire l’itinerario Beyoglu (pag. 140) saltando il punto 8 e l’11 (non ne vale la pena) per arrivare al punto 28: una piccola precisazione: dall’arrivo della funicolare (100 m più in su) prendete il tram fino a piazza Taksim e poi l’itinerario fatelo in discesa.
Noi non avevamo capito bene e abbiamo fatto un po’ diversamente
.
Consolato francese
Galatasaray Lycée
Cicek Pasaji
Balik Pazar
Avrupa Pasaji
Consolato britannico
Hacopulo Pasaji
Chiesa Panaya Isodyon
Chiesa di Sant’Antonio da Padova. Siamo arrivati quando stava finendo la messa in una giornata dal cielo terso. Fuori stazionavano moltissime persone di colore vestite a festa che schiccheravano tranquillamente. Un’esperienza strana anche per noi: tranquillità e fede.
…. fino al punto 28 cioè la Torre di Galata dove vale la pena salire nonostante le 10 lire turche di ingresso. Attenzione: con 10 Lire vi danno l’ascensore, salire a piedi è gratis! (L’abbiamo scoperto dopo)
Da qui non seguiremmo più il giro della Lonley Planet.
Pranzo nella zona della torre in un kebabbologo: consiglio un kebabbista appena fuori la piazza della torre che si può facilmente trovare dando le spalle all’ingresso alla torre, tenendo il mare sulla sinistra, kebabbista (non è quello della foto N.d.R.) con cucina su braci di legno con kebab (di interiora ma fenomenale) sminuzzato e pane abbrustolito su braci. (si chiama “kokoreci kebab N.d.R.) La via dovrebbe essere Kulesi Sk o su Midilli Sk, vietta in forte discesa, si dovrebbe trovare all’incrocio di suddetta via e della piazza della torre.
Ore 14.30
tram per il Gran Bazar (chiude alle 18) per gli acquisti. Anche qui attenzione: si può pensare che essendo così frequentato dai turisti sia sempre aperto, invece non è vero e chiude la domenica.

…. Siamo ritornati al momento dell’ arrivo in campeggio…

Abbiamo posteggiato, messo il mezzo in bolla, allacciato la corrente. Ora sono circa le 4 ed eccoci qua: con i nostri zainetti sulle spalle e pronti a partire per un primo rapido (si fa per dire) giro soprattutto conoscitivo.
Questa prima parte di visita è in più e quindi decidiamo di viverla in modo lento, senza stress, soprattutto per orientarci e acquisire le prime intense sensazioni che Istanbul può dare.
In questo contesto ci sta quindi la cena da Hamdi nella piazza di fronte al ponte di Galata, che Paolo aveva previsto per la seconda sera.
All’uscita del campeggio ci avvicina Ita, un signore baffuto sulla sessantina che parla un discreto italiano. Fa il tassista abusivo sostanzialmente al servizio e allo sfruttamento dei campeggiatori.
Ci propone di portarci in città per 10 YTL/persona con la sua meravigliosa Renault 12 beige classe (credo) 1968.
Decidiamo di usare i mezzi ma teniamo presente l’offerta di Ita che Susanna sfrutterà il giorno dopo (vedere il seguito).
Come ho detto prima Luigi non può venire con noi causa beccone al piede sinistro che è terribilmente e orribilmente gonfio, quindi partiamo solo in cinque: Noi due, Manuel, Susanna e Arianna.
In pochi minuti raggiungiamola fermata del Metro e in un oretta siamo in zona Università davanti alla moschea Beyazit Camii.
Istanbul è una città intrigante e viene voglia di viverla anche di sera, così decidiamo di cenare fuori. Perché no da Hamdi?
Trattenendomi per non scoppiare a ridere, telefono per prenotare spacciandomi per “Michael” che è lo stesso nome che aveva usato Paolo quando era stato qui con la sua ragazza.
Con fare deciso chiedo di prenotare un tavolo sulla veranda che identicamente con fare deciso mi viene rifiutato. Semplice e veloce.
Allora ho pensato che dipendesse dal poco preavviso ma poi ho capito che per telefono non accettano prenotazioni per questa meravigliosa veranda con vista sulla piazza,
Il mare, il ponte sul Bosforo illuminato con mille lampadine che cambiano colore, la Torre di Galata ecc.
Faranno sedere Michael e compagnia al secondo piano (quello sotto la terrazza) ma comunque in un bel posto: un tavolo di fonte ad un finestrone da cui si gode la stessa vista che da sopra.
Il ristorante è forse il più famoso di tutta Istanbul: ambiente, vista, servizio e cucina sono coerenti con la sua fama. Per una cena completa (con birra però, non vino) abbiamo speso 44€ in due, il prezzo più alto pagato durante tutta la nostra vacanza.
Paolo ci aveva spiegato come funziona Hamdi: sul tavolo trovi una serie di 6-7 ciotole con antipasti per due a base di salsine (sostanzialmente). Ognuno, ha un certo costo. Se li volete li tenete, tutti o in parte. Noi li abbiamo tenuti e ci siamo fatti portare l’unico antipasto che mancava. Per assaggiare di tutto.
Consiglio di fare attenzione ai peperoni verdi che hanno fatto diventare rosso fuoco Gabri, la prima di noi e quindi l’unica che li ha assaggiati.
Il menu comprende un po’ di tutto, ma tutto sostanzialmente a base di carne. Ognuno ha preso un piatto diverso che poi abbiamo condiviso con gli altri. Buonissimo, lo consigliamo, lo spiedino di carne tritata.
Sull’altro lato della piazza rispetto al ristorante c’è uno dei capolinea dei bus. Per fortuna o per caso siamo riusciti a prendere l’ultimo 82 della sera (alle 22:15) grazie ad un controllore o capetto che gesticolando e urlando ha fatto attendere l’autista solo per noi.
L’autobus ci ha lasciati a 100m dal distributore Shell.

Sabato 8:
E’ il nostro primo giorno di tour ufficiale che corrisponde anche al nostro giorno da soli perché mentre Manuel e famiglia visiteranno i luoghi classici, noi cercheremo l’insolito, i luoghi “minori”.
Partiamo comunque assieme e ci dividiamo a Santa Sofia dove loro proseguiranno per il Topkapy.
L’appuntamento è di fronte ad Hamdi alle 18:30.
Nel cielo scorrono grosse nubi e l’aria non è calda tanto è che ci passerà velocemente per la testa il dubbio di prendere un acquazzone. Così si sta benissimo.
Seguiamo il giro suggerito da Paolo:
Troviamo però chiusa Suleymaniye Camii e quindi niente Preghiera della Sera. Pazienza.
Verso le cinque siamo sul ponte di Galata a guardare tutta l’umanità che ci staziona. Sembra un grande sandwich con sopra i pescatori e sotto i bar-ristoranti.
La serie di locali è infinta ma quelli sul lato destro sono migliori (e non ci batte il sole la sera).
Tutti ti fermano e cercano di venderti la cena. Noi alla fine decidiamo di sederci per una birra (io solo posso bere birra perché Gabri è allergica al glutine) in un posto chiamato “Star” circa a metà del primo tratto di ponte sul lato destro.
L’idea di Manuel e Susanna di ritornare Da Hamdi non ci eccita molto perchè noi non torniamo mai nello stesso ristorante a poco tempo di distanza, quindi accettiamo l’offerta di Alberto, un cameriere per la cena. Contrattiamo il prezzo e chiediamo che ci tenga un tavolo per le 8 un po’ all’interno (in quelli fuori si gela). Mangeremo bene a 65 YTL in due ma consiglio di chiarire bene il prezzo perché si può spendere anche quattro volte tanto.
Il ristorante ci attira anche perché vediamo contro una parete una batteria, dei microfoni ecc con la scritta “Istanbul Blues”. In effetti tre ragazzi suoneranno blues dal vivo: turkish blues!
Alle sei e mezzo siamo davanti ad Hamdi dove la mattina ho prenotato per Manuel + Luigi e famiglia a nome “Susan”. Perché capiate debbo fare però un po’ di rewind: quando ho telefonato, al personaggio che mi ha risposto ho detto: “sono Michael, sono stato lì ieri sera, adesso voglio prenotare per Susan” e lui: “chi è Susan?”. Io: “come non ti ricordi, è la ragazza che era con me e gli altri ieri sera”. A quel punto mi ha risposto “Ah, ok!”. Boh, che memoria!
La mattina, prima di uscire dal campeggio Susanna si era messa d’accordo con Ita, il tassista della Renault 12 di andare a prelevare i suoi genitori per portarli da Hamdi così alle sei circa, mentre ci giriamo attorno nella piazza sentiamo urlare il nostro nome e vediamo Luigi, Lucia e Sara arrivare dal posteggio dei taxi dove Ita li ha scaricati.
Sono un po’ sull’agitato dopo il viaggio sulla Renault 12 che Ita guidava con gran perizia ma che era del tutto priva di ogni cosa che fosse normale e banale su un’auto moderna, a partire dalla possibilità di aprire i finestrini. Che… non si pensi ai vetri elettrici: stiamo parlando di un’auto costruita in un’epoca in cui i vetri si abbassavano con le manettine. Il problema è che su quell’auto le manettine si erano rotte da quel dì così i passeggeri bollono e il pilota (Ita) ad ogni semaforo apre la portiera per far passare un po’ d’aria.
Susanna ha concordato 25€ per andata e ritorno a forfait.
È ancora presto per la prenotazione da Hamdi così facciamo due passi nel Mercato delle Spezie che è proprio lì nella piazza (chiude alle sette).
Quando il gruppo Venezia2 arriva, è stravolto: lamenti e strascicar di piedi. Penso abbiano percorso 10km o quasi.
La cena (ancora al secondo piano in un tavolo di fianco a Gianni Morandi) li rimetterà ben in sesto.

Domenica 9:
Abbiamo seguito alla lettera l’itinerario per il 2° giorno e all’una con lo stomaco che comincia a lamentarsi siamo ai piedi della Torre di Galata che Paolo suggeriva di visitare (10YTL). L’idea però di arrampicarmi fino in cima con le ginocchia che mi ritrovo mi lascia perplesso tanto è che spingo il gruppo a desistere o comunque mi offro di aspettare chi vorrà salire là sotto su una panchina all’ombra.
Paolo una volta a casa mi dirà: “ma se c’era l’ascensore!”. La salita con l’ascensore costa 10YTL, a piedi è gratis.
Una volta deciso di cancellare dal programma la torre, ci accingiamo a cercare sempre su consigli di Paolo, il kebabbista che vende il Kokoreci Kebab, che è quello fatto con le interiora di agnello cotte sulle braci di legna. Lo sgabbiottino che lo vende dovrebbe essere nella stradina che scende ripida sulla destra (spalle alla torre, leggermente sulla destra. Ma tutti o quasi i chioschi sono chiusi perché è domenica.
Mentre siamo lì che discutiamo sulle chiusure domenicali e stiamo decidendo di andare direttamente al Gran Bazar, un taxista ci sente e ci dice che ANCHE QUELLO E’ CHIUSO.
Aarghhh… a quel punto ci pentiamo di non averlo visitato il giorno prima quando abbiamo avuto tempo o di non aver addirittura capovolto il giro. Pazienza.
Convinti di trovare il Kokoreci quasi dappertutto ritorniamo su Istiklal Caddesi (che è la via principale che scende da Taksim) per cercare un ristorante “the house of Kebab” (a metà della salita, dopo il Licee, sullo stesso lato) che Manuel aveva notato quella mattina: oltre a non avere Kokoreci si dimostrerà una scelta mediocre. Questo particolare kebab (attenzione non è per tutti) lo sperimenteremo a Bodrum.
Dopo pranzo abbiamo deciso di provare il tram antico che passa su e giù per Istiklal Caddesi: il problema è riuscire a salire tutti e cinque così invento il seguente astutissimo espediente (poi però rivelatosi inutile nel senso che posto c’era): salgo per primo e comincio ad urlare che sto male e devo vomitare, così tutti scappano…
Scherzi a parte, val la pena farci un giro anche se non avete effettivamente bisogno di andare da qualche parte.
Alla fine della giornata ancora l’82 e cena in campeggio.

LA CAPPADOCIA CON UN PRIMA E UN DOPO

Lunedì 10:
Partiamo abbastanza di buon ora per noi (alle 8.30) con un giorno d’anticipo sul programma. La Cappadocia dista circa 700Km che sappiamo di non poter percorrere in una sola tappa.
Uscire dalla città non si dimostra troppo difficile. Seguiamo le indicazioni per Ankara e attraversiamo una dopo l’altra le periferie ovest e nord ovest fino al ponte sul Bosforo. Qui l’impatto visivo è impressionante e richiama il Golden Gate di San Francisco.
Sfioriamo il panico all’entrata dell’autostrada perchè non sapevamo che si dovesse pagare l’uscita dalla città (un po’ come la Tangenziale Nord di Milano).
Avvicinandoci vediamo da lontano che le porte sono tutte automatiche ma immaginiamo che si debba solo prendere il biglietto per pagare poi all’uscita tra “n” km…. e invece no! Dobbiamo pagare un pedaggio (che tra l’altro non sappiamo quanto sia) e dobbiamo pagarlo con una tessera magnetica che non conosciamo e che non sappiamo dove comprare. Facile, no?
Stiamo bloccando due porte ma manteniamo la calma anche perché i Turchi che sono dietro ci sembrano a loro volta abbastanza calmi (solo qualche “pit”). Così spegniamo il motore, inseriamo le quattro frecce e ATTRAVERSIAMO A PIEDI LE CORSIE per raggiungere uno sgabbiotto a destra dove abbiamo capito si compra la scheda.
Lì non capiamo quasi nulla di quello che l’addetto gentilissimo cerca di dirci un po’ perché il suo inglese non è di New York e un po’ a causa del rumore terribile che copre quasi completamente la sua voce che esce strafugnata dal classico foro nel vetro.
Chiediamo quanto costa l’autostrada fino a….. fino a dove arriva e ci scrive su un foglio “15L”, quindi desumiamo che di schedine ne dovremo comperare per 45YTL in totale. Il taglio minimo è di 20YTL, quindi ci servono tre schedine e avanzeremo del credito.
L’addetto ci aveva fatto capire che le schedine ce le si poteva scambiare e così (chissà perché) ne teniamo una intatta e paghiamo con due (boh?).
L’aver acquistato le schedine si è poi rivelato inutile perchè bastava utilizzare i servigi del furbastro che stazionava alla porta “vendendo” una strisciata di schedina per 5YTL (quanto sarà poi costato il pedaggio? Non lo sapremo mai).
Dopo esserci disincagliati dalle porte senza peraltro bloccare tutta l’autostrada fino al confine greco come sarebbe successo in Italia, partiamo ma dopo poco (mi sembra) incontriamo delle altre porte questa volta di ingresso.
Sono tutte automatiche tranne una dove si prende un biglietto tradizionale. In quelle automatiche si fa semplicemente passare la schedina (che oramai abbiamo) davanti al lettore e presumo che il lettore stesso annoti sulla schedina la stazione d’ingesso.
Luigi nonostante avesse la schedina preleva il biglietto. Manuel non ha la schedina e preleva il biglietto. Noi ci comportiamo da tecnologici e (quasi convinti di aver sbagliato perché abbiamo fatto diverso da tutti gli altri) e, dicevo facciamo passare la schedina assistendo quasi increduli all’apertura della barra.
Traumi e perplessità a parte si prende la strada verso est in una meravigliosa mattina con un po’ di vento da nord-est. Più avanti questo po’ di vento diventerà un vento terribile e molto fastidioso per la guida.
L’autostrada sale e scende correndo diritta per km e km. Traffico zero. Passiamo in mezzo a zone deserte e disabitate tenendo d’occhio che la lancetta del gasolio non scenda mai sotto ¼ (5-600 km di autonomia per noi).
Si viaggia veloci (110-115km/h) con i finestrini chiusi per il vento e un po’ accaldati per tutto il calore che il Mercedes butta nei piedi. La temperatura esterna non è male tanto è vero che i soci degli altri due equipaggi ci dicono che viaggiano con il condizionatore spento (beati loro!).
Notare che il caldo dal cruscotto è normale, il motore non soffre per niente, gira rotondo e silenziosissimo con l’indicatore della temperatura che sta immobile un paio di mm sopra gli 80 °C.
Di strada ne facciamo un sacco e verso mezzogiorno o l’una, non mi ricordo più ci fermiamo per pranzare in una modernissima area di servizio con lavaggio, nel senso che nei parcheggi ci sono dei volontari intraprendenti che lavano le macchine di quelli che si fermano. Hanno costruito degli attrezzi con uno spazzolone al quale hanno attaccato una canna dell’acqua lunghissima.
I nostri mezzi sono abbastanza puliti anche perché una notte ad Istanbul hanno preso un temporale terribile (adesso che ci ripenso dopo aver visto quello che è successo la prima settimana di settembre…). Quando ci sarebbe piaciuto farli lavare non abbiamo più visto nessuno che facesse quel lavoro.
Prima di organizzare il pranzo andiamo a visitare il market di questa specie di autogrill e compriamo dei dolcetti rivestiti di cioccolato (una porcheria, sembra di mangiare della canapa), dei dolcetti a base di fichi e zucchero (non male) e un meraviglioso formaggio tipo treccia di mozzarella ma dura come il pecorino e saporitissima. Ci siamo poi pentiti di non averne prese due confezioni.
Verso metà pomeriggio arriviamo ad Ankara e commettiamo l’errore di prendere verso sud quando sarebbe stato molto più corto aggirare la città da nord.
Ankara ha quattro milioni di abitanti sparpagliati su un territorio arido e collinare enorme: non riusciamo addirittura a capire bene se quelli che vediamo sono dei sobborghi, delle città satellite o le periferie di Ankara.
Percorriamo circa 80 km prima di lasciare la zona urbana.
Dopo Ankara l’autostrada termina e diventa una superstrada a 4 corsie. Superstrada di nome ma non di fatto perché il fondo è pessimo: ad uno sguardo approssimativo non si capisce quale sia il problema perché in effetti non ci sono le bucazze che ti aspetteresti sentendo i colpi sulle sospensioni. Poi osservando meglio vedi due strisce più lucide e più scure in corrispondenza della carreggiata occupata dai camion che hanno completamente sfondato la strada.
I turchi hanno un modo curioso di fare le strade: creano un fondo approssimativo, non come quello che facciamo noi oppure come quello che facevano i romani, un fondo dicevo di ghiaino che poi pressano ricoprono con bitume liquido. Secondo loro a questo punto la strada è finita ma in effetti la finiranno i veicoli (soprattutto i camion) che però lasceranno dei solchi profondi e avvallati.
Il nostro M7 su Sprinter Mercedes non ama questo tipo di strade e ondeggia fastidiosamente. L’indubbia qualità di costruzione Arca compensa il disagio e fa sì che non si stacchi nulla e non ci cada nessun mobile sulla testa ogni tanto però sono le cose che abbiamo in giro sui divani, quelle che la mia passeggera e moglie Gabri ha proditoriamente dimenticato nei posti sbagliati, a cadere più o meno rumorosamente.
Pensate che una mega-buca è riuscita a far staccare tutti gli abiti nell’armadio dalla barra centrale che regge gli omini. Più volte abbiamo sentito degli schianti provenienti dal bagno in coda e abbiamo trovato tutti gli shampoo per terra. Una volta si erano staccati anche gli accappatoi dagli appendini.
A parte questo tutto bene: ci godiamo un paesaggio vario e completamente diverso da come ce lo ricordavamo nel 1996.
Man mano che la sera avanza ci rendiamo conto che sarà un problema trovare un campeggio o un posto con qualche altro camper con cui dormire.
La voce di Susanna in radio ci dice che di campeggi sulla sua cartina dettagliata non ne sono segati.
L’ultima volta che abbiamo fatto questa strada (nel ’96) ricordavamo di aver cenato e poi dormito in un ristorante sulla sinistra che alla fine della cena ci aveva invitato alla festa per l’arrivo dei nuovi divani (solo gli uomini però). Cerchiamo di ritrovare il posto tra una serie di “ti ricordi….?”, “….no non era lì” e alla fine troviamo il diario che Paolo (nostro figlio) aveva scritto all’epoca (aveva 14 anni): il luogo che cerchiamo è indietro ben 200Km! Meglio lasciar perdere.
Alla fine ci viene l’idea di cercare da dormire lungo i laghi secondo il ragionamento: laghi = turismo = ristoranti = luoghi per dormire tranquilli.
20km prima di Kirsehir prendiamo a sinistra (dopo una grossa stazione di servizio) seguendo le indicazioni per un certo ristorante “GÖLU” nome che poi scopriremo significa semplicemente “lago”.
La strada continua e continua sempre più stretta tra fienili e cascine tanto che ci viene da chiederci dove stiamo andando… dopo forse 3km arriviamo al ristorante che si trova in effetti di fronte ad un bel laghetto.
Sono le 8 di sera ed è ormai quasi buio. Il posto non ci entusiasma ma è tranquillo perché la strada finisce lì e l’alternativa è tornare indietro ed andare a dormire nella stazione di servizio sulla statale. Entriamo quindi nella trattoria e chiediamo all’oste se possiamo cenare (risposta scontata) e poi dormire lì fuori. La persona che ha una trentina d’anni è molto gentile e ci dice in turco che possiamo sicuramente fermarci e che nessuno ci taglierà la gola durante la notte gelida. Non ci dice proprio così anche perché non parlando il turco abbiamo solo intuito quello che ci voleva dire ma la notte in effetti sarà gelida tanto è vero che dormiremo con il riscaldamento acceso.
Sempre sostanzialmente a gesti ci descrive il menu che comprende qualcosa di “special”.
Lo special saranno dei pezzetti di carne con le melanzane (buonissimi) ma quello veramente speciale è uno yogurt con la consistenza della crescenza.
Il conto per quanto modesto secondo gli standard europei in effetti lo è solo per il kebab che costa veramente poco mentre tutto l’accessorio (contorni, birra ecc) è quasi a prezzi italiani (l’equivalente di 3€ per una microscopica porzione di patatine fritte).
Al momento di andare a dormire una ragazza che parla inglese ci dice che i proprietari se ne vanno alle 11 e ritornano la mattina dopo. Un po’ perplessi andiamo comunque a letto pensando agli ululati dei lupi mannari che forse avremmo sentito durante la notte.
La mattina dopo c’è una tranquillità bucolica con tanto di gregge che pascola (cosa? Gli sterpi?) sulla riva del lago.

Martedì 11:
Alle 5 arriviamo a Goreme senza particolari cose da raccontare se non il fatto di aver percorso un bel po’ di strada.
La Cappadocia è un’area abbastanza piccola di cui Goreme è praticamente il centro.
Già da lontano si vedono i primi Camini Delle Fate che sono qualcosa di incredibile. Un po’ alla lontana ma i colori e il paesaggio chiamano alla memoria la Dead Valley e le distese calcinati dell’Arizona.
La strada corre su un altopiano a più di 1000 metri d’altezza, anche con il sole a picco l’aria è secca ed il caldo più che sopportabile.
Negli ultimi chilometri vien voglia di fermarsi continuamente a scattare foto.
Prima di Goreme facciamo una sosta a Nevsehir per fotografie con cammello e giro delle bancarelle.
Come ho detto il sole è abbagliante. Noi lasciamo i tre camper praticamente in mezzo alla strada e subito si avvicinano due militari che non vogliono sgridarci per il modo in cui (forse) stringiamo la strada per i Pullman ma piuttosto avvertirci di non abbandonare i mezzi perchè verrebbero subito assaltati da vari mariuoli che di mestiere non fanno i bravi ragazzini.
Così mando avanti tutti gli altri e mi fermo vicino al cammello (un dromedario in effetti e piuttosto antipatico) a parlare con i due poliziotti che mi fanno cento domande sull’Italia e soprattutto sui camper. Uno di loro mi dirà che una volta finito il servizio militare se ne vuole comperare uno. Non so come se lo possa permettere perchè gli stipendi sono 1/3 di quelli italiani. Forse lui è ricco di famiglia forse ha un sogno… e credo proprio sia così perché me lo dice con un entusiasmo negli occhi e nella voce che mi fa sperare che possa raggiungerlo.
In effetti però qualche camper targato TR-34 (Istanbul) l’abbiamo visto. Mi ero dimenticato di dirlo.
Ricomposto il gruppo partiamo e quando passiamo davanti ai due soldati riceviamo un saluto ed un sorriso.
All’entrata di Goreme sulla sinistra vediamo l’indicazione di un camping con piscina ma l’entrata difficilissima ed il fatto che sia ad almeno 300m dalle prime case ce lo fanno escludere. Noi ci ricordavamo un fantomatico “Camping Goreme” sentito nominare o letto in qualche resoconto di viaggio o addirittura utilizzato 13 anni fa. Anche qui ci scambiamo messaggi tipo: “…mi ricordo che…”, “…. era lì dove…”.
Il fatto è che non ci ricordiamo più nulla di nulla e il campeggio “goreme” risulta essere molto lontano dal paese (più di 500m e giù da una stradaccia).
Una volta infranto il sogno di andare a stare in un posto che costituisce un riferimento noto, e si sa che agli anziani questo fatto riduce notevolmente l’ansia, giriamo i nostri carri e ritornando verso il paese, al cui ingresso vediamo sulla destra una scritta: “camping Berlin” (Berlino in tedesco e non in veneto).
Beh, come immaginate ci fermiamo là. Ma è interessante raccontare dell’arrivo….
Piantiamo sempre i camper in mezzo alla strada e perdippiù in curva come di solito si fa a Milano e partiamo in esplorazione io e Susanna.
Al primo momento non capiamo dove sia il campeggio e se quello sia un campeggio. Poi succedono due fatti importanti anche se non mi ricordo in quale sequenza: vediamo una tendina con dei calzini appesi ad asciugare e dall’alto sentiamo gridare in turco: “cosa volete?”. Noi chiediamo in Italiano: “questo è un campeggio?” e ci viene risposto “ia!”. A quel punto sappiamo di essere a posto. 20 YTL a camper a forfait senza luce (c’è ma non serve il condizionatore).
Ci sono le docce (una), i lavandini (due) e un rubinetto per caricare l’acqua potabile (buonissima). C’è anche una canna per caricare l’acqua con le alghe che sarà utilizzata, vedremo l’ultimo giorno, da tre equipaggi italiani che si danno un sacco d’arie.
Mentre ancora stiamo posteggiano e la manovra è abbastanza difficile, si avvicina un signore barbuto che ci dice “no problem, ask me” ma in effetti non sa molte più parole in inglese. Questo personaggio sobrio, non assolutamente antipatico ci porta una specie di album e ci chiede di scrivere un commento sul camping. Lo farà Arianna con grande gusto.
Appena dopo il barbuto arriva un simpatico e sorridente ragazzo (non so scrivere il nome che si pronuncia “Giam”) che in un buon inglese mi racconta di avere 22 anni compiuti proprio oggi e di essere uno studente di lingue che d’estate porta in giro i turisti.
A chi dovesse ripetere la nostra esperienza suggerisco di contattare questa persona sul cellulare: non so però dove sia finito il numero.
Giam ci propone un giro di un’intera giornata con pulmino con autista e aria condizionata e lui come guida a 90YTL in totale (lui non vuole nulla) per le 8 persone. Sono 6€ a testa, noi alla fine gli daremo 10€ e ci dirà che sono “troppi soldi”.
Ma va bene così: se li spartirà con l’autista o ne disporrà come vorrà.

Mercoledì 12:
alle 9 di mattina Giam si presenta puntuale con un pulmino Mercedes bianco pulitissimo con l’autista che parla solo turco.
Il ragazzo non è molto espansivo ma ci racconta un sacco di cose anche relative al paese, alla cultura, all’economia.
Ci porterà a visitare la casa nella roccia di sua zia, una signora sorridente che vive in tre stanze ricavate in una specie di caverna ma pulite e accoglienti.
La signora ci regalerà due tipi di peperoncini verdi: uno super piccante (inimmaginabile quanto bruciasse la bocca) e uno invece sottile come una matita, con un gusto tipo i nostri peperoni da tagliare e mettere nell’insalata. Ci regalerà poi i semi di questi non piccanti: vedremo l’anno prossimo ammesso che si riesca a produrli nel nostro orto da terrazzo.
A pranzo Giam ci chiede cosa vogliamo mangiare, si consulta con l’autista e ci porta in un ristorante bellissimo, praticamente nuovo di zecca scavato totalmente in una caverna.
Fuori il sole è abbacinante ma dentro, senza alcuna aria
condizionata fa fresco e si sta veramente bene.
Mangiamo un kebab stranissimo preparato in una pentola di coccio stretta e alta con il coperchio saldato. Tre o quattro cuochi portano queste pentole e con gran cerimoniale spezzano il coperchio davanti a noi.
Con il temine “kebab” in effetti i turchi chiamano moltissime pietanze a base di carne sminuzzata o a pezzetti. Quello che ci hanno portato assomiglia molto alla Tajin marocchina ma meno stufata.
Questo delle pentole da rompere deve essere qualcosa di tipico della Cappadocia: lo deriviamo dal fatto che a Goreme la mattina dopo di buonora (alle 8) vedremo davanti ad un ristorante una montagnola di queste pentole rotte.
Il pranzo ci costa 15 YTL.
Ieri avevamo chiesto a Giam di organizzarci la “serata turca” e così alle 8 di sera lo stesso pulmino ci viene a prendere in campeggio (tutto compreso in quanto abbiamo già pagato) e ci porta a qualche chilometro in un ristorante su un costone della montagna per la cena con spettacolo (25 Euro a persona tutto compreso, anche gli alcolici).
Fa un freddo dell’accidenti e Gabri si lamenta che non può mettere nessuno degli abitini che si è portata dato che servirebbe piuttosto una giacca a vento.
La cena non è un gran che e neanche la danza dei Dervisci che ci immaginavamo chissà come, ma la festa ti coinvolge e la sera risulta alla fine piacevolissima.
Tutti ballano la danza del ventre insieme ad una ragazza (matura) che hanno fatto scendere dal soffitto dentro una gabbia luminosa.
Manuel che non ha mangiato nulla perché già da due giorni è tormentato dal mal di pancia, viene reclutato per un’esibizione estemporanea insieme ad un paio di ragazze straniere, un panzone turco ed un orientale abbastanza equivoco. Susanna un po’ gelosa ringhia e cerca di incenerire la ragazza con lo sguardo; io mi faccio tentare e sorseggio l’Raki anche se non mi è mai piaciuto.
Tutto finisce dopo mezzanotte e fuori c’è il nostro pulmino che ci attende per riportarci nel campeggio.

IN VIAGGIO VERSO IL MARE

Giovedì 13:
Ho chiesto a Giam di darci qualche consiglio per la miglior strada da percorrere per la nostra prossima tappa che è Bodrum e lui puntuale si presenta alle 9 per aiutarci cartina alla mano.
Abbiamo riempito i serbati prendendo l’acqua (potabile e fin buona) attaccando una lunga canna ad un rubinetto che il ragazzo ci ha indicato. Gli altri tre camper siciliani hanno invece preferito utilizzare un tubo già disponibile per terra e hanno caricato acqua alle alghe. Contenti loro….
Dopo la Cappadocia il nostro programma prevede il mare via Regione dei Laghi passando per Konya e Beysheir. Lungo la strada visiteremo prima la città sotterranea di Kaymakli che è meglio di quella di Drinkuyu.
Come da sempre nei nostri viaggi in camper lasciamo la fretta da parte e preferiamo le strade paesaggistiche ai rapidi trasferimenti, così da Goreme prendiamo a sud verso Baskoy per poi voltare a destra per Derinkuyu e quindi Kaymakli dove arriviamo all’ora di pranzo.
A Kaymakli non è molto chiaro dove sia l’ingresso della città sotterranea e soprattutto dove si possa parcheggiare. Scendo per controllare a piedi dove andare e anche per evitare di incastrarci in tre in qualche suk.
Si fatica ad attraversare la strada perché c’è il corteo di un matrimonio che passa e ripassa. I parenti e gli amici utilizzano ogni tipo di mezzo, persino un vecchio camion dove stanno in 5 o 6 in cabina. Tutti ci salutano.
Il parcheggio (a pagamento, 4YTL) c’è ed è enorme ma non riusciamo a metterci in modo che le guardie all’ingresso possano controllare, perdippiù ci sono degli scugnizzetti che girano attorno ai camper. Secondo me sono innocui ma Luigi non si fida e quindi decide di rimanere sul camper.
L’entrata è abbastanza cara per i vecchi standard: 15YTL a persona e viene da chiedersi se i turchi possano permettersela a cuor leggero.
All’ingresso le guide turistiche ci assaltano offrendo di accompagnarci in un giro di 45 minuti. Il prezzo è “trattabile” nel senso che parte da 40YTL e man mano che ti avvicini all’entrata scende fino a 20YTL; a quel punto noi siamo entrati e quindi non sappiamo se sarebbe sceso oltre. Forse dipende anche dall’affollamento e c’è da dire che c’era poca gente ed era mezzogiorno. Non so.
Il percorso interno è ben segnalato e non ci si può perdere. Si passa in cunicoli lunghi anche una decina di metri e alti non più di 90cm. Chi soffre di claustrofobia è veramente meglio che non scenda. Senza guida non abbiamo capito nulla ma abbiamo fatto tante di quelle risate con le battute più sciocche che ci siamo divertiti un sacco.
All’uscita c’è da superare lo sbarramento dei venditori di tappeti. Qui ci succede un fatto che ha quasi dell’incredibile: uno dei venditori sente parlare Manuel e gli chiede a bruciapelo: “sei veneto”? poi si rivolge a noi e chiede se anche noi siamo veneti. Io per semplificare le cose gli rispondo che siamo di Milano.
Il ragazzo insiste “proprio Milano”? insomma, per farla breve questo signore è il cugino del venditore di kebab di Pavia dove andiamo sempre e ha capito perfettamente addirittura la zona dove abitiamo!
Ci lasciamo riuscendo ad evitare i tappeti ma con l’impegno di portare al kebabbista di Pavia i saluti di Aziz.
Fuori Luigi si sta facendo una dose di televisione mentre tiene a bada i ragazzini.
Decidiamo di pranzare lì.
Kayamakli è 8 km a nord del bivio per la valle di Hilara che le guide riportano unica per i paesaggi. Prima di svoltare mi sorge il dubbio che sia un percorso per trekkisti e per sapete, quei camperisti da 4x3. La strada è segnata bianca sulla carta.
Così ci fermiamo in una stazione di servizio nel mezzo del nulla e vado a cercare informazioni. Il gestore, o il padrone, insomma quello con la pancia dietro la scrivania sta bevendo il the e conversando in turco con tre militari. Nessuno parla inglese o altro ma mi fanno capire chiaramente che la strada è molto difficile e stretta. Decidiamo di lasciar perdere la valle di Hilara.
Così continuiamo verso nord per Nevsehir e poi a ovest sulla 300 per Askaray.
Percorriamo un paesaggio arido e molto particolare a volte di gran spettacolarità con scorci di piccoli laghi che si aprono all’improvviso dopo i tornanti.
La strada è tutta in costruzione con le solite buche e spesso con zone ai lati dove i mezzi da cantiere sollevano una polvere incredibile.
Verso le quattro attraversiamo Askaray dove sulla carta è segnato un campeggio: è ancora un po’ troppo presto per fermarci e così decidiamo di continuare ancora un po’ ma tra strada difficile, sole negli occhi, traffico pauroso, vento, caldo e polvere sarà un viaggio faticoso. Perdippiù verso le sei sembra che sia impossibile trovare un campeggio in cui fermarsi. Di camper in giro neanche uno.
Effettuiamo un paio di manovracce per prendere le stradine laterali ed entriamo in quello che il cartello sulla strada indica come un campeggio. Non siamo riusciti a capire se fosse un accampamento di nomadi, un campeggio abbandonato da anni o addirittura nulla di tutto questo.
Così un po’ preoccupati, un po’ scoraggiati e molto stanchi arriviamo alle 7 circa a Sultanhani dove sappiamo esserci un caravanserraglio molto ben conservato.
All’entrata del paese veniamo immediatamente aggrediti da gente con il motorino che ci indica un campeggio che si trova ad un chilometro. Ci accorgiamo però che proprio di fronte a noi e quindi di fronte al caravanserraglio imponente, illuminato dal sole del tramonto è indicato un campeggio. Si dimostrerà quello dove spenderemo meno di tutta la vacanza: 10 YTL a forfait a camper con la corrente, forse…. (sto scrivendo questo racconto sempre più lontano dai fatti e faccio fatica a ricordare tutti i particolari) di doccia ce n’è una sola e bisogna chiudere gli occhi ma è ok dopo tutta la polvere che abbiamo respirato.
Il padrone Mustafa parlucchia un po’ d’italiano e ci offre il the alla menta seduti sotto ad un gazebo con uno dei sui sei figli.
Ci racconterà che una volta c’erano moltissimi camper che si fermavano ma quest’anno e più in generale da un po’ di tempo a questa parte i viaggi low-cost aereo + pullman hanno fatto cambiare volto al turismo.
In campeggio c’uno svizzero (musone) che gira da solo in moto + tenda con un GS 1200 e secondo me viene da lontano. E’ attrezzato per ogni evenienza compreso pc portatile. Ma che se ne farà? E tenete conto che ve lo chiedo io che con il pc ci farebbe anche la pastasciutta….
Distogliendo lo sguardo dallo svizzero seduto per terra con il pc, ci viene voglia di costine d’agnello alla griglia. Mustafa ci spiega di andare dritto, poi a sinistra, poi… “vi accompagno io”. E così a piedi ci porta in una macelleria dove scopriamo che l’agnello si chiama “kuzu”. Però kuzu forse vuol dire anche pecora tanto è che questa parola sta scritta davanti ad una carcassa di pecora intera che il macellaio insiste per venderci.
Le costine sono 3 cm di diametro… Mustafa ci porta in un’altra macelleria dove però si ripeterà la stessa storia: hanno solo il kuzu grande (o meglio, le costine d’agnello le hanno congelate e cercano di contrabbandarcele per fresche). Mustafa ci dice che sua moglie può cucinarlo per noi ma ci sembra un po’ troppo anche se avevamo in testa una baraccata. Quindi niente. Pastasciutta con sugo finto (in scatola).

Venerdì 14:
La mattina visitiamo il caravanserraglio che è perfettamente restaurato. E’ una tappa che consiglio.
Di ritorno al campeggio veniamo ancora avvicinati da Mustafa con l’offerta turca classica: “vuoi vedere tappeto?”. I tappeti questa volta sono quelli tessuti durante l’inverno da sua moglie.
Non serve che io risponda no, no grazie perché lui ha capito che qualcuno di noi invece è interessato.
Proprio nel momento però in cui stanno per arrivare i tappeti, arriva invece il fratello di Mustafa che ci porta e ci sospinge verso il negozio di un suo amico che….
Mentre tutti o quasi sono dentro, io mi aggiro lì intorno e mi imbatto in una stamberga, poco più di una tettoia tutta ricoperta di tappeti esternamente dove un signore abbastanza giovane sta riparando un tappeto antico.
Oggi mi chiedo se non fosse tutta un’abilissima messinscena ma al momento se così era si sono cascato in pieno: il signore mi ha raccontato che un tappeto come quello che aveva in restauro valeva circa 15.000€, che faceva quel lavoro da quando era un ragazzino 20 anni fa ecc.
Cosa tira cosa e tira tappeto. Siamo stati accalappiati, anche noi abbiamo comperato l’ennesimo tappeto nonostante avessimo fatto voto di resistere.
Non so come ho detto quanto ci sia stato di vero in tutta la storia, ma il tappeto (scuro, iraniano, in lana) ci piace un sacco e sta bene in casa nostra..
Ripresa la strada su e giù per le montagne arriviamo nel tardo pomeriggio a Egirdir dove ci fermiamo e dormiremo lì in un piazzale a bordo lago.
C’è un camper francese (vero camper) di un signore originario di Cherbourg che ci dice che sono più di sei anni che è “nomade”. L’ometto che porta gli apparecchi acustici ad entrambi gli orecchi ha 65 anni e fa 40.000 km/anno in giro in camper ovunque si possa andare su ruote. Sta progettando per l’anno prossimo la Giordania. Anche noi gli diciamo, ma in aereo.
Per cena decidiamo di ritentare l’esperienza delle costine e qui siamo fortunati perché troviamo una macelleria che ne ha di eccellenti.
Luigi e Manuel torneranno anche il giorno dopo comprandone per congelarle.
Troviamo anche frutta e verdura meravigliosa ad un prezzo irrisorio (4 pesche giganti +1 kg di patate + un limone = 1,5€).

Sabato 15 (Ferragosto):
Che sia ferragosto sinceramente non ci passa minimamente per la testa. Per noi è un qualunque giorno di vacanza e abbiamo dormito meravigliosamente.
Il Piazzale è silenzioso e Gabriel (il francese) dorme ancora oppure è morto nel sonno. Prima di far colazione esco e osservo il lago che ha la superficie assolutamente immobile. Non c’è un filo di vento e il sole è ancora tenue: è uno spettacolo di una pace incredibile.
Dopo un’oretta di preparativi partiamo. Mentre stiamo per immetterci in strada Lucia gesticola (perché non usa la radio? Un motivo c’era ma non ricordo quale) e mi indica il tetto tanto che penso che non si sia abbassata la parabola. Poi mi ricordo che non l’avevo alzata… ecco! Scoperto: stiamo partendo con il finestrone (il grande oblò) aperto. Gabri a quel punto ripete la solita storia circa il fatto che sono fuori di testa, che mi serve una badante ecc.. La badante potrò sceglierla io?
L’obbiettivo è raggiungere Pamukkale prima di sera.
Seguiamo le indicazioni per Denizli da cui il “castello di cotone” dista pochi minuti. In effetti, già da una decina di km, avanti sulla sinistra vediamo le rocce di calcare. Il sole del tramonto le illumina quasi frontalmente e lo spettacolo è notevole.
Il progetto è proprio di visitare il sito al tramonto e quindi è giocoforza andare a posteggiare in alto.
Qui eravamo già stati nel ’96 ma oggi non ricordiamo nulla.
Né in basso, né tanto meno in alto esiste un paese ma solamente alberghi e ristoranti. Un po’ avanti sulla sinistra c’è un meraviglioso campeggio con piscina da cui si può salire a piedi alle cascate e alle rovine romane.
Non abbiamo mai incontrato tanta gente che ti ferma per strada cercando di mandarti di qua e di là. Arrivano addirittura velocissimi con il motorino e poi scartano di lato, quasi ti strisciano gridando “ciao italiano camping venticinque lire”.
Consiglio di andare a parcheggiare in alto (6YTL) perché l’arrampicata a piedi non è facile: quando vedete gli alberghi prendete quindi a destra, percorrete in salita 2-3 km e poi ad un bivio prendete a sinistra. Non si può sbagliare. Il parcheggio è chiuso da una sbarra automatica ed è grandissimo.
L’entrata anche considerando il fatto che si visita pure il sito di Hierapolis, costa una sassata (20YTL a persona) ma il posto li vale assolutamente.
Nelle vasche si entra a piedi scalzi (attenzione che si scivola) e l’acqua tiepida non è alta più di 3cm. Esistono delle vasche con 30-50 cm d’acqua ma hanno il fondo tutto ricoperto da uno strato di sassini acuminati come delle puntine.
Tutta la zona è controllata da una serie di guardie che impediscono ogni comportamento vietato. Non illudetevi di farla franca ed andare dove non si può.
Dopo un’oretta passata io a fotografare le ragazze (le nostre) e Manuel ad arrampicarsi per vedere oltre l’orizzonte (scherzo), ritorniamo al camper che saranno le sette passate quando ormai è quasi scuro e scendiamo verso la bolgia in basso.
Puntiamo verso il campeggio con l’obbiettivo di fare un bagno in piscina prima di cena fosse anche mezzanotte quando ci sederemo a tavola ma la piscina è chiusa perché c’è un matrimonio. Grandissimo peccato.
Voltiamo allora e usciamo prendendo a destra attirati da un cartello che offre “Mocamp with swimming pool”.
In effetti si tratta di un albergo che offre ricovero a tre camper (tre di numero) massimo.
C’è comunque la piscina piccola, vecchia e non illuminata, con acqua tiepida termale.
Bagno e doccia non sono male. 40€ a forfait per tre camper dopo una lunga contrattazione. Elettricità compresa nel prezzo.
Lo spazio adibito a parcheggio è chiuso da un cancello e fuori l’ambientino deve essere di quelli giusti perché un paio di volte durante la notte uno dei due fratelli (penso) padroni è uscito con fare minaccioso per controllare chi passava.

DA BODRUM A KANNAKALE

Domenica 16:
Si riparte con destinazione Bodrum. Sul mare.
Lungo la strada un episodio: stiamo viaggiando sui 70 contro vento e controsole quando vedo Manuel accostare improvvisamente in uno spiazzo sterrato.
L’obbiettivo è un venditore di miele e olio d’oliva che ha attirato l’attenzione di Manuel con l’esposizione di vasetti, bottiglie e latte d’olio lungo la strada.
Fuori è tutto piuttosto squallido ma all’interno il negozio pur modesto è pulito e moderno. Entriamo quindi e acquistiamo un po’ di tutto comprese delle saponette da un venditore con il quale andiamo a gesti (per i numeri usiamo le dita) perché parla solo turco. L’ometto sulla sessantina che ci confeziona tutto in sacchettini di juta grezza molto carini alla fine ci regala una bottiglietta con un liquido giallo (saranno 50 ml) dicendoci “kkgup, mhecic, ok!”. Noi immaginiamo che sia sapete una di quelle mignon che ti danno a volte sull’aereo per condire l’insalata…. Pronti ad usarlo per questo scopo il giorno dopo ci accorgiamo che è… un profumo!
A bodrum arriviamo verso le 5. E’ una città grande con condomini e villette adagiati a perdita d’occhio sulle pendici di un golfo stretto.
Qui dobbiamo trovare lo ZETAS Camping dove siamo già stati anni fa. Non ci ricordiamo minimamente nulla del luogo, immaginatevi quindi se sappiamo dove andare!
Ad un certo punto (siamo noi avanti) ci troviamo fermi ad un semaforo accanto ad un pulmino che ha tutta l’aria di essere uno di quelli che ci ricordavamo usavano per portare in giro la gente tipo trasporto pubblico.
Sto cercando di farmi sentire dall’autista del pulmino (che ho sulla destra) quando sento che dalla mia parte un signore da una macchina mi sta gridando di prendere a sinistra al prossimo semaforo. Così dico a Gabri: “che gentile, hai visto?” e riparto portandomi dietro gli altri due camper. Al semaforo dopo il signore di prima ha bloccato la macchina in mezzo all’incrocio, è sceso e si sta sbracciano per dirci di prendere a sinistra. Incredibile.
Così facciamo ma poco dopo quando la strada si restringe paurosamente e cominciamo a sfilare le auto posteggiate a volte malamente, ci assalgono i dubbi di esser finiti male. In effetti ci è stato detto che il Camping si trova a Gumbet e quindi non proprio esattamente a Bodrum ma piuttosto dietro la punta a nord del golfo.
A occhio e sensazione infiliamo una serie di bivi a Y e miracolosamente arriviamo al campeggio che in effetti è quello di 13 anni fa ma molto degradato.
A Bodrum c’è il mare ma qui si viene per la vita notturna. La nostra guidina dice che è la città con le discoteche più rumorose di tutto il mediterraneo.
Il padrone del campeggio ci propone un posto tutto in fondo in mezzo a della gente per l’amor di dio forse meglio di noi ma dall’aspetto veramente equivoco. Ci sembra di essere in un campo d’accoglienza di quelli organizzati per chi sbarca dai gommoni.
Perplessi e indecisi se andarcene cancellando del tutto la meta optiamo per fermarci e scegliamo un posto davanti uno sbocco della spiaggia dove c’è l’ennesima discoteca. Stanno sparando la musica a manetta (zum, zum, zum) e così chiedo al gestore che è lì vicino a noi a che ora smetta. Sentendo che finisce alle 7 diciamo beh ,allora… si, allora le 7 sono le 7 di mattina: 7 a.m.!
In ogni caso, per due sole notti si può sopportare.
Il giorno dopo Manuel e Susanna che dopo cena sono stati “in vita” ci hanno raccontato che verso mezzanotte l’ambiente tendeva ad uscire dai limiti con gente in mutande in mezzo alla schiuma e gorilla pronti a buttar fuori tutti.
Fuori dal campeggio non c’è spiaggia ma solo una striscia di sabbia quasi tutta occupata da lettini ed ombrelloni messi dai bar. Tra i bar e la sabbia c’è un marciapiede di 2 metri dove la sera non si può camminare tanta è la gente. I bar sono frequentati solo da occidentali (molti nord europei) o da gente occidentalizzata. Come potete immaginare nessuna donna con il burka.
Ci sono spettacoli di ogni tipo, dalla semplice musica al karaoke, agli uomini che fanno la danza del ventre, ai ballerini russi.
La seconda sera avevamo deciso di andare a cena in paese che ricordavamo come un ambiente discreto, a metà tra l’europeo e l’orientaleggiante, quasi da kasbha di lusso. Invece non dico che non fosse bello però l’atmosfera che mi aspettavo non l’abbiamo trovata o forse confondiamo il ricordo di Bodrum con quello di Kas che è molti chilometri più a sud-ovest.
A chi avesse voglia e tempo consiglio quindi di visitare anche Kas perché vale più di Bodrum e perché da lì si può fare una bella gita in kaikko, o almeno questo è quello che noi facemmo nel ’96 e nel 2001 divertendoci molto.
A Bodrum centro dal campeggio si va con un minibus di servizio pubblico che passa ogni 10 minuti e che costa 2,2YTL a persona indipendentemente da dove si vada. La fermata (ce n’è una circa ogni 200m) è appena fuori dal campeggio sulla strada principale dove c’è anche un hotel a 4 stelle.
Dopo aver rischiato un incidente mortale contro un altro pulmino che ha mancato la precedenza scendiamo nel centro del paese e io e Manuel veniamo colti da un improvviso bisogno di Baklava e Kokoreci (vi ricordate? Il kebab di frattaglie).
Così ci sediamo tutti in un ristorante all’aperto che ci assicura un ottimo kokoreci e ci promette di procurare la baklava.
Susanna però non ci (io, Gabri e Manuel) segue nelle scelta e al kokoreci preferisce una T-Bone (follia) che chiede cotta media.
Per noi tutto ok, con il solo consiglio di fare attenzione al kokoreci perché il gusto è un po’ particolare e molto speziato.
Susanna vede arrivare il nostro kokoreci, il kebab tradizionale di Arianna, la pizza di Sara e a momenti aggredisce i camerieri che passano: poi ecco la sua T-bone. Ben cotta fuori e…. congelata dentro!
Se avesse tentato di mangiare i nostri Michelin Agilis 225/70 avrebbe fatto meno fatica.
Alla maniera turca però tutto si sistema e la bistecca gliela ri-cuociono o rifanno in pochi minuti. Susy ha imparato la lezione.
Nota: abbiamo poi scoperto che il kokoreci kebab è un piatto del sud, della zona verso Antalya.

Martedì 18:
Partiamo per Kusadasi con Luigi davanti che ha capito perfettamente come uscire da Gumbet e dall’area di Bodrum.
Il campeggio è costato 25 YTL per camper a notte (un furto data la schifezza del posto).
A Kusadasi vogliamo ritornare nel camping Yat dove siamo già stati due volte.
Questo si trova in centro al paese davanti ad un distributore, tra il vecchio ed il nuovo porto. E’ praticamente in mezzo agli hotel tanto che avvicinandoci ci domandiamo seriamente se esista ancora.
Arrivati entriamo senza esitazione e poi leggendo le note delle altre due volte troviamo che il camping a fianco (Onder) è migliore e meno caro…. Peccato.
Lo Yat (6 a persona, 6 YTL il camper, elettricità a consumo) ha comunque una meravigliosa grande piscina. Sarà bella anche quella dell’Onder?
Per il mare neanche a pensarci. Non ci va nessuno lì davanti.
Noi però siamo venuti per vedere il luogo e per fare una delle classiche gite con il kaikko. Queste sono delle grosse barche il legno tipo quelle che c’erano una volta a Rimini. Portano anche 60-70 persone e ti offrono per 15€ a persona una giornata in giro per 2-3 baiette pranzo incluso.
Il ricordo comunque questa volta è migliore del presente perché la prima baia dove ci portano è orribilmente sporca, il pranzo è mediocre (precotto) e soprattutto, durante tutto il viaggio mandano musica turca a manetta. Tanto forte che si fa fatica a farsi sentire.

Giovedì 20:
Manuel e famiglia escono presto dal campeggio perché vanno a visitare Efeso dove noi siamo invece già stati. Noi usciamo verso le 10 per incontrarsi a mezzogiorno nel parcheggio del sito archeologico.
Dopo Efeso il paesaggio che ci appare dalla strada costiera è molto bello. Si sale e scende anche su pendenze che obbligano a mettere la 2.a per non sovraccaricare i freni. Strade sempre ridotte a continui cantieri.
Ci fermiamo per la notte ad Akcay-Avcilar in un certo camping Endemik tranquillo ma pessimo a 25YTL/notte senza neanche le docce. Arrivati al buio sembrava ok ma poi la mattina….

Venerdì 21:
Usciamo dal campeggio di buon ora con direzione Kannakale. La giornata è limpida ma c’è ancora un vento terribile da nord.
Questo è l’ultimo giorno che passeremo tutto in Turchia.
A pranzo ci fermiamo lungo la strada in un golfo meraviglioso: lo spiazzo dove parcheggiamo è proprio sul mare che ha tutte le sfumature del verde e del blu.
Manuel e Arianna non resistono e corrono giù lungo la scarpata per un bagnetto veloce prima di pranzo ma dieci secondi dopo sono indietro perché l’acqua è ghiacciata e perdippiù c’è un vento gelido fortissimo. Peccato.
Nel pomeriggio visitiamo il sito archeologico di Troia (15YTL a persona + 6YTL di parcheggio). Ad essere onesti ci vuole molta buona volontà per percepire l’essenza e il lay-out della città omerica. Ancor di più per capire esattamente gli strati di costruzione. Luoghi come Efeso o anche solo Olimpia in Grecia hanno sul visitatore un impatto diverso.
La cosa che per noi è però contata di più sono state tutte le risate che ci siamo fatti ricostruendo prosaicamente i tortuosi rapporti di parentela e di adulterio tra i vari personaggi dell’Iliade.
Arrivati a Kannakale prendiamo dopo dieci minuti il primo traghetto disponibile (saranno le 5 di sera) per 35YTL. Sapremo poi che era l’ultimo della giornata!
Il traghettino porta due TIR, i nostri tre camper e una ventina di automobili. Il percorso dura un ora e noi non scendiamo dal mezzo perché c’è un vento che ti porta via.
Il nostro desiderio è di visitare i luoghi della battaglia di Gallipoli di aprile 1917 che si trovano pressappoco dove si sbarca ma il tempo ci manca e quindi tiriamo diritto fermandoci a dormire dopo Eceban non molto dopo essere sbarcati.
Non possiamo dire di esserci fermati in un campeggio e abbiamo pagato 25YTL a camper a notte sostanzialmente solo per avere la vista del mare e la corrente elettrica.
C’è solo un Westfalia di tedeschi sulla sessantina.
Ma andiamo per gradi: arriviamo e ci accoglie un signore sorridente che ha una mano lesa e parla solo turco. Chiediamo: “showers”? facendo un gesto come di qualcosa che ti cade sulla testa e lui risponde con entusiasmo ok! Cerchiamo di discutere il prezzo esorbitante intendiamoci, per le condizioni di mercato e vediamo l’uomo come appassirsi: prende un’espressione da elefantino Dumbo dalla quale capiamo che il padrone gli strapperà la pelle abbronzata se ci applicherà una riduzione.
Superato lo scoglio del prezzo (che paghiamo anticipato) ci sistemiamo e ci apprestiamo a fare una doccia per disimpolverarci. Così vestito solo dell’accappatoio tipo esibizionista da parco mi avvio verso quelli che sembrano i bagni del campeggio: una doccia e un gabinetto con due lavandini sotto il portico.
Nella doccia c’è solo un rubinetto rosso tipo quelle saracinesche da alta pressione da 1”. Lo giro e vengo investito in faccia da un getto freddo che esce da un lato di quello che sembra il soffione della doccia. Lancio involontariamente un grido e tutti accorrono perché visto l’ambiente pensano che mi sia fulminato.
Accorre anche l’ometto che ci fa capire che dobbiamo e possiamo fare la doccia nel motel (non l’abbiamo visto) dove ci accompagnerà lui.
Siamo rinfrancati anche perché pensiamo alle belle docce delle camere….
In fila indiana seguiamo il nostro amico che manda me, Luigi e Manuel verso una porta di destra e Gabri con Susanna verso quella di sinistra. Nota: entrata da un portichetto esterno.
“Chi va per primo?”, “vai tu”, “io dopo”… Manuel va per primo: entra e sento che dice: “ma qui ci sono delle scarpe e delle mutande appese!” In buona sostanza ci stanno offrendo la doccia di due camere utilizzate dai giornalieri reclutati per lavorare la terra.
Stessa storia per le due signore.
Io, Luigi e il trigomiro aspettiamo nel portichetto sotto una lampadina nuda appesa ad un filo, lampadina che dopo qualche istante si affievolisce un paio di volte e poi si spegne del tutto: lo scaldaacqua è elettrico istantaneo e se due fanno la doccia assieme salta la corrente. Semplice.
Con dei “sorry, problem electric” l’ometto a gesti ci fa capire che dobbiamo andare in doccia uno per volta e parte come un razzo per dirlo anche alle signore: due secondi dopo sentiamo un urlo corale: “no!, vai via!” e lo vediamo ritornare rosso come un peperone.
Alla fine comunque la doccia anche se uno per volta e con uno di noi a fare il guardiano della porta, siamo riusciti a farla. Tutto è bene quello che finisce bene. La mattina dopo però decidiamo che è meglio evitare la doccia. Una c’è bastata.
Dopo cena, fuori dal camper troviamo un cagnone seduto con le zampe davanti accavallate: vuole una Simmenthal che Gabri gentilmente gli da in un piatto di plastica. Il nostro ospite mangia tutto in 3,5” e poi rovescia il piatto per vedere se ce n’è dell’altra sotto

La mattina dopo la vista del mare nello stretto dei Dardanelli è superba. Mi alzo di buon ora e decido di vuotare la cassetta del wc ma quando mi avvicino al bagno scopro che la porta è socchiusa e dentro c’è il tedesco del Westfalia che sta sul water godendosi il panorama… Pietà per favore!

ULTIMI GIORNI IN GRECIA

Sabato 22:
Ci aspetta la frontiera e una lunga tirata di circa 600km fino in Calcidica.
Arriviamo al confine e incontriamo una fila di un paio di chilometri di camion che tranquilli attendono di farsi vidimare i documenti in dogana.
I bulgari davanti a noi vengono fermati per un discreto interrogatorio. Quando tocca a noi ci chiedono: “italiani?” e sorridendo ci fanno segno di passare senza quasi guardare i passaporti.
A pranzo decidiamo di lasciare l’autostrada per prendere la vecchia strada costiera che comunque è bellissima e troviamo una baietta meravigliosa dove posteggiamo come ai vecchi tempi, cioè alla brutta.
Ci concediamo un bellissimo e lungo bagno in un’acqua calda e limpida.
Il luogo è una specie di sporting center con noleggio gommoni, diving ecc. Ci sono molte macchine posteggiate e nessuno ci dice nulla tanto è che Luigi (vecchia scuola) propone l’idea di fermarsi per la notte.
Il buon senso ispirato da tanti anni ormai di condizionamenti negativi ci fa però decidere di riprendere la strada.
In autostrada teniamo un passo decisamente sostenuto perché la strada è veramente tanta e vogliamo arrivare prima del buio alla nostra meta a Kalamitsi, esattamente sulla punta di Sithonia.
Il camping che cerchiamo si chiama come il paese che però non capiamo esattamente dove sia. Immaginatevi come troviamo il campeggio!
In effetti lo passiamo e siamo costretti ad una pericolosa manovra ad U per tornare indietro.
La discesa per il campeggio sembra bruttissima ma Luigi si butta e noi lo seguiamo senza in effetti incontrare problemi.
Il campeggio si dimostra più un villaggio turistico. In tanti anni che giriamo è forse il più bel posto che abbiamo mai visto.
Sono un po’ menosi per il check-in, forse perché la ragazza con la quale parliamo è un ingegnere e quindi si sa che….
Ci dicono che prima di entrare possiamo andare a vedere i posti liberi che ci scrivono su un foglietto, e così facciamo. A quel punto pensavamo che tutto fosse a posto invece fino al momento in cui non ti danno il tagliandino con il tuo numero non puoi entrare.
Il tagliandino va consegnato ad un personaggio con il fischietto che ci accompagnerà al posteggio.
Siamo sulla spiaggia, con le ruote sul terreno duro ma di fronte alla spiaggia di questo golfetto meraviglioso con l’acqua limpida e calda.
Luigi e Manuel decidono per star vicini di occupare una piazzola in due, senza però aver diritto allo sconto.
Uno dei gruppi servizi è proprio dietro di noi. Impeccabilmente pulito con acqua calda su tutti i lavandini. Peccato che l’acqua IN TUTTO IL CAMPEGGIO NON SIA POTABILE. E’ bella perché è verde ma non è potabile.
Nota: quest’acqua che solo io ho caricato mi ha fatto piantare una delle due pompe e perdere più di tre ore per ripulire (il meglio possibile) il serbatoio.
Il campeggio ha una meravigliosa piscina ovale con acqua di mare.
Il mare è bello e scenico perché su quattro giorni che ci siamo fermati lì, per tre è stato molto mosso.
Un giorno le onde saranno state alte un paio di metri: una ha preso Gabri che comunque nuota bene, l’ha sollevata e rigirata fino a farla bere.
Noi (2 persone, camper e elettricità) pagheremo 130 € per quattro giorni. Il prezzo più alto di tutta la vacanza ma vale assolutamente questi soldi.
Luigi una mattina parte in esplorazione in bicicletta e trova o meglio nota perché era in bella vista la taverna giusto fuori dal campeggio. Entra e prenota il mussaka per tutti per la sera. L’unica che se lo perde è Gabri perché non può mangiare pane e farine di frumento.
Un mussaka a testa si dimostrerà però troppissimo tanto che la seconda sera (ci eravamo trovati benissimo) ne prenderemo uno in due.
Ottime cene a 12-15€ a testa.

Giovedì 27
Con un po’ di malinconia lasciamo il campeggio alle 8 diretti ad Igoumenitsa via Meteore.
Anche oggi ci aspetta una galoppata da quasi 500km con una deviazione di 35+35km di montagna durissima per raggiungere le Meteore percorrendo praticamente la vecchia strada che è tutta una serie di tornanti.
Incontri un camion e sei morto. I camionisti in Grecia guidano ancora come nel 1953 quando c’erano i Fiat 692N che una strada così la facevano in prima ridotta.
In discesa teniamo la seconda per non bruciare i freni, in salita teniamo la seconda perché se no non ce la facciamo e così possiamo anche tentare un sorpassino.
Lasciamo l’autostrada appena prima di Metsovo in direzione Trikkala per la E92.
All’entrata del paese sotto alle Meteore ci perdiamo e finiamo in mezzo al paese. La strada si stringe e chiedo ad un signore come possiamo fare a raggiungere i monasteri. Di fronte alla risposta “by feet” (a piedi – n.d.r.) cominciamo a preoccuparci tanto che decidiamo di fare inversione e dopo una serie di manovre riusciamo a girarci tornare indietro. I monasteri saranno 5-6 km minimo dal paese.
Visitiamo solo la Gran Meteora un po’ perché ci manca il tempo e un po’ perché credo che solo gli amanti del trekking se li facciano tutti.
Non si può lasciare il camper molto vicino ma facendo il giro dalla strada asfaltata la camminata non è molto ripida e ci vogliono non più di 10 minuti.
Attenzione che in molte stanze dei monasteri non si può fotografare e filmare. Ci sono dei guardiani cattivissimi che hanno minacciato e redarguito il nostro povero Luigi che non aveva fatto assolutamente nulla.
Gabri e Susanna hanno dovuto coprirsi con dei luridissimi grembiuli che i monaci prestano gentilmente alle nostre impudiche donne.
Lasciati i Monasteri verso le 17:30 arriveremo ad Igoumenitsa circa alle 10 dovendo ancora cenare.
Prima di arrivare in porto facciamo rifornimento a 0,95€/l.
All’entrata del porto ci chiedono i biglietti e dicono a Susanna che è davanti a noi di andare a parcheggiare fuori, a noi che ci possiamo fermare a dormire. Susanna vuole uscire, io insito che si può rimanere dentro.
Vinco io e alle tre di notte la polizia peraltro gentilissima ci intima di uscire. In porto SIAMO RIMASTI SOLO NOI.

Venerdì 28:
La mattina alle 8 saliamo puntuali sulla nave dove ci parcheggiano praticamente nella stessa posizione dell’andata.
Mare calmo e viaggio abbastanza noioso. Ci salva il condizionatore che toglie tutta l’umidità.

Sabato 29:
Arriviamo a Venezia puntuali ma ci tengono più di un ora bloccati nel garage a causa dei controlli della polizia che cerca i clandestini.
Insieme alla polizia italiana c’è addirittura un poliziotto tedesco (??).
Saluti ai compagni di viaggio e via verso casa a 110 all’ora.
Dopo una veloce sosta pranzo siamo a casa alle 3 con 5.500 km in più rispetto alla partenza. Neanche tanti quest’anno!

APPENDICE (DATI TECNICI)

equipaggi:
Pavia (noi):
Antonio, però mi piace di più farmi chiamare Ninni, che sarei io, 56 appena compiuti
Gabriella (Gabri), 51 abbondanti al momento del viaggio, 52 mentre sto scrivendo.
Arca M7 – 2000 – su Mercedes Sprinter 316cdi. a/c nella cellula MA NON SULLA MECCANICA! Quasi 40 q.li tra tutti gli accessori inutili che ha a bordo, i 200 litri di acqua (che non servono) e l’indispensabile serie di polo, T-shirt, jeans, pantaloni classici, vestiti da serata elegante, scarpe da pioggia, da caldo, da non so cosa ecc, ecc, che Gabri ha deciso di portarsi. Scherzo ovviamente…
Venezia 1 (camperisti della prima ora, in viaggio con noi dal 1987)
Luigi, 66 quasi meglio dei miei 56
Lucia 62 (un po’ di difficoltà a camminare)
Sara
Elnagh 110d (un bestione più lungo dell’M7 che lo è già troppo) – 2005 - su Ducato 146cv. Super accessoriato e quando è fermo sempre con la parabola alzata perché Sara vuole vedere le soap.
Venezia 2 (i figli di quelli sopra)
Manuel, 42, il genero, 1m95, stile Battaglione San Marco per capirsi bene. Una persona splendida.
Susanna, 40, una roccia di carattere, forse un po’ troppe sigarette
Arianna, 15, fin troppo brava e paziente, poveretta (in senso buono, le voglio bene).
Adriatik Coral Sport – 2008 – Ducato 130cv, un semi-integrale intelligente: non troppo grande, largo e stabile.

COSA ABBIAMO VISTO:
La Grecia è stata una tappa di passaggio (arrivo con la nave ad Igoumenitsa) e l’abbiamo attraversata sparati anche perchè l’abbiamo già girata in lungo e in largo più volte.
In Turchia abbiamo fatto Istanbul, la Cappadocia, siamo tornati verso ovest via Konya e la regione dei laghi per sbucare ad ovest a Pamukkale e da qui verso l’Egeo a Bodrum. Da qui ci siamo diretti a nord fino a Kusadasi e poi ancora verso la Grecia sulla stessa via dell’andata traghettando a Kannakale.
Una volta di nuovo in Calcidica ci siamo concessi 4 giorni netti di mare a Kalamitsi (sempre terzo dito).

KM, TEMPI E COSTI:
Da Igoumenitsa abbiamo percorso 4.900 Km.
Circa i tempi, tenete presente che noi abbiamo fatto questo giro in quattro settimane ma escludendo le tappe al mare, o limitandole giusto ad un bagnetto quando si arriva alle sei di sera, il tutto si può fare in tre settimane.
Non serve uccidersi alla guida, ma abbiamo fatto 4-5 tappe da 5-600 Km in 10-12 ore. Consiglio caldamente (scusate l’ossimoro), di avere il condizionatore almeno sulla macchina.
Contando che siamo stati via un mese e abbiamo macinato tutta quella strada, pensiamo che i 1.900€ (esclusa la nave) siano veramente pochi, anche perché siamo sempre andati in campeggio ed abbiamo molto spesso cenato fuori.
Alcuni costi se volete fare un preventivo:
Nave da Venezia A/R su Igoumenitsa per il nostro M7 e due persone, con Minoan Lines = 830€ prenotata a febbraio.
Campeggi in Grecia = 22-26€ compresa l’elettricità per il condizionatore
Gasolio in Grecia da 0,95€ a 1,06€ (in Italia l’abbiamo ritrovato a 1,12€)
Gasolio in Turchia: se mettete il “motorin” lo pagate 2,20 YTL (dividere per 2 per l’euro), ma se come facevamo noi dopo aver visto i loro camion che sembravano andare a carbone, rifornite con l’”euro diesel”, lo pagate 2,70YTL. Quindi 1,35€/l. Molto caro.
I campeggi in Turchia sono essenziali ma molto economici: da un minimo (assurdo) di 5€/notte ad un massimo (a Kusadasi) di 22€/notte. Noi avevamo sbagliato il preventivo in eccesso. A costi 2009 si deve calcolare 15€/notte (2 persone). In molti capeggi non so se a causa della crisi, abbiamo potuto contrattare il prezzo.
Ristoranti: in Grecia una Taverna sulla spiaggia costava 12-15€, in Turchia da Hamdi a Istanbul (c’era anche Gianni Morandi a cena), abbiamo speso 22€ a testa (birra però, non vino).

CONSIGLI PRATICI UN PO’ALLA RINFUSA:
Grecia:
Chi c’è stato anni fa non la riconoscerà più, soprattutto per le autostrade (chi glie le ha pagate?) e le auto che non sono più i rottami di una volta.
Non cercate mappe GPS: non ce ne sono anche se servirebbero.
Turchia:
In Turchia ci si può anche arrivare via nave sbarcando a Izmir (Cesmé). Sicuramente si può partire da Brindisi come abbiamo già fatto due volte nel passato ma non ricordo se ci siano navi da Ancona, sicuramente non c’è nulla da Venezia.
Consiglio Izmir se la decisione è di saltare Istanbul. Per raggiungere Istanbul l’unica opzione è forse Igoumenitsa (un migliaio di Km volendo tutti di autostrada) ma ci si può fermare sul mare cammin facendo.
Anche in Turchia tutto è cambiato ma preparatevi a strade pessime, senza il manto di finitura e tutte sfondate: Noi avevamo le molle ad aria ma non potevano nulla contro quei fondi stradali.
Attenzione all’acqua per i serbatoi: c’e n’è quanta se ne vuole e in più con tutta la terra e le alghe che si vuole. L’unica acqua pulita si trova lungo le strade di montagna.
L’uscita da Istanbul via ponte sul Bosforo ha un casello che ha solo porte automatiche: ci si deve munire di una tessera pre-pagata che si appoggia al sensore tipo badge per le porte in azienda. Noi l’abbiamo pagata 20YTL in uno sgabbiotto a destra del casello dopo aver lasciato i camper in coda alla porta.
Però dato che nel resto dei caselli si paga all’omino, ad Istanbul conviene approfittare degli abusivi che stazionano al casello con una tessera in mano con cui “vendono” passaggi a 5YTL.
Due parole sul clima per i viaggiatori d’agosto che temono il caldo: non si soffoca. L’unico problema può essere il viaggio ma se non avete un mezzo su Sprinter che butta calore in cabina tanto da trasformarla in un forno a 42-45 °C, vi troverete abbastanza bene: a Istanbul in agosto la piovosità è di 15 gg/mese e in Cappadocia di notte la temperatura scende intorno ai 10 °C tanto che noi abbiamo sempre dormito con il riscaldamento acceso.
Tom-Tom sembra avere una discreta copertura per la Turchia (la mappa costa 39,90€) ma tenete conto che al di fuori di Istanbul vi muoverete su macro-direzioni molto ben segnalate, noi consigliamo una buona cartina magari 1:800.

Se siete persone attente ai tempi (un po’ maniache come me) vi consiglio di prepararvi un programma di viaggio su un bell’excel come questo:
A parte gli scherzi non voglio che si pensi che siamo pazzi: siamo gente a cui piace godersi il tempo e che in vacanza toglie l’orologio. Il programma deve essere una cosa viva, da aggiornare ad ogni tappa importante in modo da calibrare il tempo mancante in funzione da cosa rimane da vedere.
Vedrete che gli ultimi 5-6 giorni li abbiamo lasciati indefiniti perché tanto a priori non sapevamo prevedere cosa fare: a metà vacanza siamo stati in grado di capire che avevamo un certo anticipo e quindi abbiamo sistemato la parte finale del programma.

Pavia, ottobre 2009

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