Il Giro del Mondo - Parte seconda: Giappone

in viaggio con Gaetano Favaro in Giappone

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Il Giro del Mondo - Parte seconda: Giappone

Presentiamo la seconda parte del resoconto di Gaetano in giro per il mondo.
Il diario si riallaccia alla prima parte, riguardante la presentazione dell'autore e la sua permanenza in Cina, già pubblicata su questo stesso sito.Continua il magnifico viaggio "around the world"!GIAPPONE

Ciao a tutti di nuovo, vi parlo da una camera d’albergo che la mia amica Chika ha voluto pagare per me, circa 50 euro.
Arrivo ieri sera all’aeroporto di Fukuoka, prendo il metrò per raggiungere la zona più vicina all’hotel dove passo la notte. Metrò che prendo a fatica siccome non riesco a capire come funziona la macchina automatica per l’acquisto del biglietto. Tutto in caratteri giapponesi e tanti prezzi diversi in riferimento alla fermata. Dopo un po’ di tempo trascorso ad osservare altre persone m’infondo coraggio ed in qualche modo ottengo il biglietto che poi si è rivelato corretto.
Arrivo in città e mi accade un evento che mi lascia incredulo e meravigliato per tutta la serata. Infatti, mentre studio la mappa della mia guida, un signore si avvicina e si offre di aiutarmi nel prenotare la stanza e di invitarmi a cena. Io sono molto freddo e sospettoso della cosa per via della poca piacevole esperienza vissuta a Shanghai. La sua apparenza onesta ed il fatto di essere in Giappone mi portano ad accettare e andare con lui. Prenota la stanza chiamando l’hotel e quindi mi conduce in un locale molto elegante e nuovo ai miei occhi. Veniamo accolti da una signora che indossa un elegante kimono e da alcune giovani ragazze che lavorano dietro il bancone. Qui sono ancora molto preoccupato perché non so dove mi trovo e come posso fuggire nel caso debba pagare il conto. (Mi viene in seguito spiegato dalla mia amica Chika che è un tipo di bar molto costoso ed elegante che viene solitamente frequentato da businessmen, essi dopo una lunga giornata di lavoro trascorrono del tempo bevendo e chiacchierando con le gentili fanciulle prima di tornare a casa).
Capisco che l’uomo è ben conosciuto all’interno del locale, come se fosse una brava persona ma continuo a pensare come poter scappare di fronte ad un conto esorbitante.
Restiamo circa due ore, parliamo, beviamo e mangiamo. Mi racconta delle sue esperienze lavorative all’estero, a Bangkog e New York ed ora in Giappone per una società giapponese d’Import & Export. In quegli anni venne probabilmente aiutato come adesso lo sta facendo con me ed inoltre mi spiega che è un po’ di tempo che non parla inglese a quattrocchi con qualcuno.
Alla fine della serata, poco prima di mezzanotte, mettono tutto sul suo conto e ordinano un taxi. Saluto le cameriere e la proprietaria del bar, saliamo sul taxi che ci conduce al mio hotel. Il signore mi accompagna dentro, si è assicura che tutto è sistemato e poi se ne va. Prima di salutarlo gli chiedo il suo bigliettino da visita perché un giorno vorrei ringraziarlo. Tutto ciò è come uno shock, soprattutto arrivando dalla Cina. Questo conferma ancora una volta come il libro di Coelho può aver ragione, siccome ancora una volta lungo il cammino incontro qualcuno pronto ad aiutarmi, una pedina messa da qualcuno o da qualcosa affinché io posso continuare verso la meta finale.
Dormo così in uno di quegli hotel dove il posto letto è all’interno di una grossa capsula di plastica, spendo circa 30 euro.

Questa mattina chiamo Chika, ragazza che era al college con me in Inghilterra, e ci siamo incontrati nel primo pomeriggio. E’ piacevole rivederla, gustiamo una pizza, parliamo un po’ delle nostre vite. Mi organizza la serata con alcune delle sue amiche, infatti lei lavora in uno di quei bar dove sono stato con il “buon uomo”. Il motivo per il quale vuole pagarmi la stanza in questo hotel è perché si trova vicino a casa sua e quindi comodo per incontrarmi di nuovo domani. Tutto ciò mi porta a pensare che nella mia vita passata abbia fatto, volontariamente o involontariamente, del bene per meritarmi tale trattamento. Ringrazio chi mi fa incontrare queste persone sulla mia strada.
O.K. adesso sono pronto ad uscire; rimango qui a Fukuoka anche tutto domani e poi domenica incontrerò Mai, la quale mi ha già assicurato che posso stare nella casa nuova dove si trasferirà con la sua famiglia.
Quindi l’inizio si presenta molto favorevole giacché i prezzi qui in Giappone sono esorbitanti se confrontati con i nostri europei.

Mattina 16 Aprile
Ieri sera sono uscito con delle amiche di Chika e questa mattina mi sento un po’ in colpa. Infatti usufruisco di questa camera solo per poche ore perché torno molto tardi questa mattina. Trascorsa la serata con tutte le amiche, le saluto, ma m’incontro di nuovo con una di queste, Sumika. La chiamo sul cellulare, mi viene a prendere all’hotel con la sua macchina sportiva della quale va orgogliosa e stiamo fuori tutta la notte. Mi porta in un bar molto d’atmosfera con musica jazz e luci soffuse, qui parliamo piacevolmente per circa un’ora e mezza e successivamente girovaghiamo per la città, trovando anche momenti d’intimità. Mi accompagna all’hotel verso le cinque del mattino ed il check out è per le dieci.

Sera 16 Aprile
Con Chika e la sua amica Rinako andiamo a Sasebo, circa due ore di macchina da Fukuoka. Qui incontriamo una loro amica che è sposata con un militare della Marina Americana, infatti qui vi è una base militare degli Stati Uniti. Trascorriamo tutto il pomeriggio in un luogo dove c’è la riproduzione di un villaggio olandese. Il tutto è molto commerciale e quindi non di mio gusto, ma poiché sono in loro compagnia ed hanno dei biglietti per un ingresso gratuito cerco di passare il pomeriggio in allegria.
Dopo alcune ore trascorse in questo villaggio, andiamo a visitare la base militare, l’amica di Chika e di Rinako ci spiega come si svolge la vita all’interno della medesima. Nel frattempo Chika e Mai, la mia amica di Nagasaki, si tengono in contatto con i loro cellulari perché Mai deve venire a prendermi nel tardo pomeriggio.
Lasciata la base militare, andiamo quindi in un Hotel, dove beviamo un caffè ed incontro Mai che ci raggiunge verso le 18.
Rivedere Mai è molto bello, le vado incontro e ci abbracciamo affettuosamente, provo anche uno strano sentimento all’interno del mio corpo; forse legato ai bei momenti vissuti con lei in Australia ed al fatto d’incontrarla dopo circa tre anni.
Mai è una ragazza che ho incontrato nel 1997 nell’Australia occidentale, nella piccola città di Geralton, e da lì viaggiammo insieme per circa un mese.
Dopo circa un’ora saluto e ringrazio Chika e le sue amiche per le piacevoli ore di quel pomeriggio e per tutto ciò che hanno fatto per il sottoscritto.
Salgo quindi in macchina con Mai e giungiamo qui a Nagasaki. Ora è su in casa a fare il bagno e mi chiede gentilmente di aspettare qui, poiché si vergogna di farmi vedere la casa in disordine per via del trasloco. Strada facendo io e Mai parliamo e vengo a sapere che ha il ragazzo, il quale è all’oscuro del mio arrivo, perché altrimenti si sarebbe ingelosito moltissimo.
Mai è ancora la ragazza dolce e carina che avevo conosciuto in Australia ma con la diversità di avere i capelli più lunghi, dandole un tocco di maggiore femminilità; forse leggermente più rotonda ma sempre con quel splendido sorriso che le illumina il viso.
Mi domando come mai abbia mentito al suo ragazzo, dicendo che una sua amica veniva a trovarla, mah? Dormiremo nella casa nuova dove lei e la sua famiglia si trasferiranno prossimamente.

17 Aprile
Oggi, da bravo turista, sono andato in giro per la città mentre Mai è andata al lavoro. Sono al Parco della Pace dove posso vedere un’enorme statua anch’essa rappresentante la pace in ricordo di quel terribile 9 Agosto del 1945. Visito anche il museo dedicato alla bomba atomica.
E’ veramente interessante capire e conoscere molti più dettagli ed informazioni sull’accaduto. Con certezza trovo impressionanti le fotografie raffiguranti persone, animali e oggetti dilaniate dall’esplosione. Successivamente con l’uso del tram vado nella parte centrale della città, gustandomi tutti i vari templi sparsi qua e là, i vari ponti che attraversano il fiume, i ciliegi in fiore, il mercato, i negozi e la gente nella loro vita abituale. Nagasaki è piacevole perché è circondata da colline verdi e non è molto lontana dal mare; infatti Mai dopo il lavoro mi porta alla sua spiaggia preferita.
Mentre registro, sto anche rivedendo le sue foto dell’Australia e chiaramente ritornano in mente i bei momenti trascorsi insieme, suscitando quindi tanta malinconia.
Faccio il bagno rispettando le loro tradizioni. La vasca è riempita con acqua piuttosto calda, ma a differenza di noi ci si lava fuori di essa. Infatti all’interno del bagno, ma fuori dalla vasca, (utilizzando una bacinella) ci si bagna, ci si insapona, ci si risciacqua e solo dopo ci si pone dentro la vasca per rilassarsi e gustarsi il piacere di un bagno caldo con acqua pulita. Tutto viene ripetuto (a turno e singolarmente considerando la mia esperienza) dai vari membri della famiglia, quindi la vasca è riempita una sola volta nel corso della giornata.

19 Aprile
Oggi è una brutta giornata, piove.
Ieri era il giorno libero di Mai, quindi con un suo collega andiamo al parco nazionale di Unzen, circa due ore di macchina da Nagasaki. Con questa gita imparo che il Giappone offre tantissimi luoghi con acque termali, un po’ come la Nuova Zelanda, e quindi dopo essere andati a pesca in uno splendido laghetto mi portano in uno di questi bagni dove ci rilassiamo per circa due ore. Qui mi diverto tantissimo perché il collega di Mai mi fa vedere passo dopo passo tutto ciò che dovevo fare per avere un bagno in tutta regola. Io siedo al suo fianco, su di uno sgabellino, tutti e due completamente nudi, io non parlo giapponese e lui non parla inglese, ma come un figlio ripeto tutte le mosse.
Prima ci si bagna, poi ci si insapona in ogni parte del corpo, ci si risciacqua e poi ci si immerge nella vasca termale. Il tutto viene fatto per tutte le volte che il tuo corpo è in grado di sopportarlo, perché la temperatura è molto alta.
Nel viaggio di ritorno ci fermiamo in vari posti lungo la costa, ci gustiamo il panorama e assaggiamo specialità locali. Una volta giunti in città io e Mai raggiungiamo la sua famiglia in un ristorante, il cui proprietario è il compagno della mamma di Mai.
La cena è ottima, caratterizzata ovviamente da pesce crudo come Sushi e Shashemi; inoltre della carne alla brace, delle verdure e molto ancora.
E’ stato veramente speciale mangiare con alcuni componenti della sua famiglia, in modo tradizionale ed assaggiare anche la carne di balena che è buonissima. Vivo così l’atmosfera familiare di un altro paese e cultura.
La serata è bellissima, soprattutto per la mia pancia, inoltre io e Mai alziamo un po’ il gomito.
Oggi esco per comprare gli ingredienti per cucinare la pasta alla carbonara, mi è chiesto da Mai che l’aveva già assaggiata in Australia. Ed è anche un modo per contraccambiare la loro ospitalità. Ieri sera abbiamo anche pensato di dormire insieme promettendoci di non fare l’amore ma alla fine abbiamo rinunciato poiché sarebbe stata una tentazione troppo forte per entrambi.

20 Aprile
La cena di ieri sera è andata bene. La pasta alla carbonara è piaciuta a tutti, di secondo abbiamo gustato un’insalata con pomodori, avocado e formaggio. Incredibile la cifra che ho speso per comprare tutti gli ingredienti ma visto che sono stato ospite per circa 5 giorni senza sborsare un euro, non posso assolutamente lamentarmi. Domani lascio Nagasaki.
Oggi Mai ed io siamo di nuovo insieme e probabilmente trascorro le ore più piacevoli da quando sono qui a Nagasaki. Andiamo su una collina da dove si può vedere tutta la città, dopo compriamo da mangiare, ed ancora una volta andiamo alla sua spiaggia preferita. Qui ci sediamo sotto il tiepido sole, mangiamo, gustiamo lo splendido panorama offerto dal mare e dalla costa. La conversazione tra noi si rivela così intensa ed interessante che al parco dove saremmo dovuti andare dopo la spiaggia non ci siamo più arrivati. Discutiamo delle nostre vite, il nostro passato, i nostri sogni, il nostro modo di vedere la vita e tanto ancora. La semplicità delle cose.
Al momento la sorella di Mai prepara la cena, c’è anche una sua amica e domani prendo il treno, chiudendo il capitolo Nagasaki.
Mi ha fatto tanto piacere incontrare di nuovo la mia amica e scoprire molto di più sulla sua vita, tutto è molto più formale o un po’ più distaccato a quanto vissuto in altri momenti.

22 Aprile
Arrivo all’ostello della gioventù di Hiroshima, ed il primo pensiero che mi passa per la mente è quello di accelerare i tempi. Infatti il mio “pass”, che mi permette di usare i vari treni e autobus, dura tre settimane ed inoltre non posso permettermi di fermarmi più del necessario in una città, considerando le cifre proibitive. Un letto in un ostello della gioventù può costare circa 30 euro, mentre in Europa i prezzi sono decisamente più bassi.
Ieri mattina, Mai mi accompagna alla stazione ferroviaria e dopo aver cambiato diversi treni giungo ad Hagi, piccolo paese sulla costa occidentale. Un luogo molto tranquillo e piacevole, famoso per le produzioni di vasellame e per le case di legno risalenti all’epoca dei coraggiosi Samurai. Mare, spiagge, luoghi di cultura e colline verdi lo rendono piacevole per una breve sosta. Nell’ostello di Hagi conosco due ragazzi tedeschi che sono oramai alla fine della loro vacanza, che hanno concentrato nella regione di Kyùshù.
Questa mattina mi alzo abbastanza presto e visito quella parte di Hagi tralasciata il primo giorno. Nel pomeriggio con l’autobus arrivo ad Ogòri, da dove prendo il treno Shinkansen per Hiroshima. Domani mattina vado a vedere l’isola di Miyajima e nel pomeriggio inizierò a gustarmi le parti più importanti della città. Penso di fermarmi un'altra notte, per poi andare verso il nord. Una delle note particolari di quest’oggi è che mentre aspettavo il mio treno alla stazione di Ogòri sono passati un paio di Shinkansen ad altissima velocità; è incredibile come ti sfrecciano veloci davanti riuscendo a vedere solo una lunga striscia bianca.

24 Aprile
Ciao di nuovo, oggi è il 24 Aprile. Mi sono fermato qui a Fukuyama per andare a visitare il piccolo villaggio di pescatori di Tomo-no-ura. Purtroppo devo rinunciare perché sommando il prezzo del biglietto dell’autobus che dalla stazione raggiunge il porto e ciò che devo pagare per il deposito del mio zaino mi viene a costare troppo.Quindi riprendo il treno per Himeji.
Dall’ultima registrazione devo annotare che Hiroshima mi è piaciuta molto, malgrado avessi sentito pareri contrastanti. Il primo giorno sono andato sull’isola di Miyajima, con un uomo australiano che conosco all’ostello. Il motivo di questa escursione è uno dei più famosi Shrine che si trovano in Giappone. Gli “shrine” non sono altro che delle porte sacre, solitamente poste prima dei luoghi di preghiera; secondo quanto appreso, il camminare attraverso queste porte purificherebbe la persona prima del suo arrivo nel luogo di preghiera o ritenuto sacro. Infatti sull’isola vi sono vari templi e costruzioni storico-religiose.
Questo shrine è tutto in legno colorato d’arancione, una struttura molto semplice costituita fondamentlmente da tre parti; due colonne portanti ed una struttura lavorata nella parte superiore. Mi sembra carina ma non eccezionale.
La cosa che più mi rende felice, eccitato quel giorno è che vedo poster e manifesti rappresentanti Lupin III e la sua banda. Lupin III è sempre stato il mio cartone animato preferito, quando ero ragazzo, e adesso essere in Giappone e vedere dei manifesti che lo ritraggono mi fa sentire come un bambino al luna park. Qualcosa dentro di me, mi porta a scoprire a tutti i costi perché vi sono quei poster e come fare per averne uno. Una volta tornati dall’isola, io e l’australiano, ci fermiamo in un “Noodles Bar” dove gustiamo una tipica zuppa di spaghetti giapponesi; qui un uomo molto gentile, che parlava un po’ d’inglese, ci offre una birra e poi se ne va.
Una volta tornato alla stazione di Hiroshima, chiedo in un’agenzia il perché di quei manifesti e la possibilità di riuscire ad averne uno. Purtroppo prima di me molti altri turisti hanno avuto la stessa idea, quindi non c’è la minima possibilità di averne uno altrimenti sarebbero stati presi d’assalto. L’utilizzo di questa immagine ha lo scopo di promuovere alcune speciali tariffe ferroviarie per raggiungere la città di Hiroshima. Inoltre chi va ad Hiroshima, seguendo vari indizi, può trovare un tesoro simbolico che consiste in un premio concreto (denaro/viaggio/buoni/sconti…). Non mi è stato detto in modo preciso. Sconsolato di non poter avere il poster del mio grande idolo lascio la stazione ferroviaria con un misero poster di dimensioni ridotte dell’originale, e andiamo nel parco della pace ed il museo dedicato al disastro nucleare della medesima città.
Il Parco, in memoria di quel tragico 6 Agosto 1945, mi piace tantissimo; così pieno di vita, di gente di ogni età, tante coppie d’innamorati che teneramente se ne stanno seduti in ogni angolo del parco. Vorrei fargli tante foto perché il loro amore, tenerezza, sentimento viene manifestato con tanta dolcezza e delicatezza che non voglio rovinare quella cornice nella quale sono immersi. Purtroppo il tempo corre via veloce tra la visita del museo, quella del parco dove non ho la possibilità di catturare tantissimi di questi momenti. Forse è giusto così, anche se mi dispiace un po’. Infatti quella tenera intimità è così diversa e lontana da quella occidentale dove nei parchi o luoghi pubblici tutto è molto più evidente e spudorato.
La giornata è bellissima, oltre al parco visito il museo insieme alla ragazza canadese (Lana, conosciuta all’ostello) che rincontriamo. Anche questo museo come quello di Nagasaki è veramente interessante, ma sicuramente molto più dettagliato nelle informazioni tecniche; immagini più crude a Nagasaki.
Mi dimenticavo la cosa più importante che mi è accaduta ieri: infatti prima di entrare nel museo entro in un Tourist Information Centre per tentare nuovamente la fortuna con il poster. Chiedo se posso averne uno o se eventualmente possono dirmi dove li stampano, al fine di comprarne uno. Una delle due ragazze fa diverse telefonate ed infine, anche se non gli era permesso, mi danno il poster presente nell’ufficio, perché era leggermente strappato in un angolo. Ovviamente accetto ed inoltre mi chiedono di non dire assolutamente niente del gesto, del dono, perché la società ferroviaria aveva dato ordine di non regalarli fino alla fine della promozione. Sono felicissimo, finalmente il poster di Lupin III e la sua banda con i caratteri originali in giapponese, ottengo così il poster tanto desiderato del mio cartone preferito che ha accompagnato la mia adolescenza.
Una volta uscito dal museo vado di corsa a cercare un negozio di fiori perché voglio dare loro un segno della mia gratitudine. L’impresa non è semplice perché non sapevo dove trovarne uno; finalmente lo trovo, compro due fiori, li faccio incartare separatamente, pago e via di corsa verso il Tourist Inf. Centre prima che chiuda. Arrivo giusto in tempo, dò i due fiori e le due ragazze sono molto stupite ed imbarazzate al tempo stesso. Nella mia corsa incontro di nuovo Lana con la quale trascorro il resto della giornata; mi lascia anche il suo indirizzo in Canada nel caso volessi soggiornare nella sua casa situata a Gaspè, Canada francese, quando sarò in Canada.
Adesso riprendo il treno per Himeji, per ammirare uno dei castelli più belli e famosi del Giappone, nel tardo pomeriggio arrivo a Kyoto dove mi fermo due o tre giorni, poi il mio tragitto sarà all’insegna di Nara, Shirahama, Gifu, Takayama e poi il nord.
Sono strafelice perché ho il poster che porto con me, penso di spedirlo dall’Australia perché costa sicuramente meno. Note particolari, mentre mi avvicino alle grandi città si può osservare come l’aspetto della gente cambi notevolmente. Le minigonne, le scarpe, il trucco, i capelli, tutto meno conservativo rispetto alla parte sud del Giappone o a quei piccoli centri abitati. Anche la presentazione dell’aspetto pornografico cambia notevolmente, infatti ieri vedo un piccolo furgoncino, munito d’altoparlante, una ragazza dipinta sui lati di esso in una posizione sensuale, dei prezzi ed un numero di telefono per mettersi in contatto.
Inoltre l’australiano mi mostra dei loro fumetti che sono spessi due/tre centimetri e i giapponesi ne vanno matti; delle stesse dimensioni anche quelli pornografici e sono molto divertenti.

25 Aprile
Questa mattina vado a visitare il Palazzo Reale di Kyoto, la quale è stata per molti anni la capitale di questo paese. L’entrata gratuita, una guida ed un gruppo di turisti caratterizzano la visita al palazzo che trovo bello, ma niente di eccezionale per i miei gusti. Forse perché non provo più molto interesse di fronte a monumenti e palazzi (dopo averne visti tanti nel passato); mi diverto per esempio nell’attraversare un parco dove ci sono diversi gruppi di studenti delle scuole materne ed elementari. Provo quindi, con un 400 Iso, a catturarli nei loro momenti di gioco e svago, speriamo che le foto siano uscite bene.
Poi vado in uno dei quartieri più famosi di Kyoto, Gion. Il quartiere conosciuto soprattutto per l’attività delle Gheishe. Riesco a scattare alcune foto anche se non sono sicuro del risultato perché non si lasciano fotografare tanto facilmente e per questo lo devi fare di nascosto o da maleducato. Ho anche la possibilità di vedere, da molto vicino una Gheisha, una ragazza sedicenne vestita e truccata per un programma della televisione di Tokyo. E’ curioso vedere tutto quel fascino, trucco, pettinatura, kimono da molto vicino, quasi magico in una di quelle piccole stradine.
Poi vado in giro per i negozi. Telefono a Michiyo, un’altra amica conosciuta in Australia, per dirle che sarò a Nagano nel giro di tre o quattro giorni, al telefono non mi sembra molto entusiasta del mio arrivo, probabilmente perché stava bevendo con degli amici.
Se domani piove non mi fermo a Nara come previsto, ma proseguirò per Shirahama.

26 Aprile
Sono nell’ostello di Shirahama, fuori piove a dirotto e sono tutto lavato. Infatti, giunto alla stazione ferroviaria devo camminare un po' per arrivare qua. Incontro anche un uomo che vuole regalarmi il suo ombrello, Gifto Gifto (dall’inglese Gift, regalo), ma non accetto.
Mi sto un po’ pentendo di essere venuto qui perché la zona è famosa per le acque termali, in particolare quelle all’aperto e quelle vicino al mare. Vi sono anche quelle pubbliche aperte a chiunque, ma se non esce il sole dovrò rassegnarmi e proseguire. Se domani il tempo non dovesse migliorare salirò nuovamente sul treno altrimenti mi fermo un'altra notte. La stanza è molto bella e molto pulita. Ho anche molta fame, quindi adesso vado a fare la spesa visto che posso cucinare e poi nel pomeriggio andrò a farmi un bagno termale al coperto qui in paese.
E se stasera dovesse ancora piovere scriverò qualche lettera.

27 Aprile
Prima che mi dimentichi vorrei ricordare ciò che non ho detto ieri. Nell’ostello di Kyoto incontro e parlo con diversi personaggi che anch’essi a loro modo vivono la vita.
Un ragazzo australiano, il quale ha vissuto un po’ qui e un po’ là, che ha trovato un lavoro per insegnare l’inglese malgrado non abbia una laurea ben precisa; si fermerà un anno.
Un ragazzo svedese che è stato in Australia ed in Nuova Zelanda ed ora è sulla via di ritorno. Ha intenzione di lavorare in Norvegia perché hanno trovato il petrolio, il paese è più ricco e quindi lui dice che i lavori duri e ben pagati saranno disponibili. Vorrebbe lavorare un mese o due per poi godersi l’estate in Svezia. Una ragazza israeliana che ha intenzione di vivere a Kyoto per un po’. Questo dimostra come tutti nel mondo giochino le loro carte in maniera differente, cercando una loro dimensione, una loro felicità oppure semplicemente scappando dall’idea di dover affrontare una routine nello stesso luogo.
Tutti si giocano la vita in modo diverso.
Ieri sono stato in questo bagno termale, è stato divertente vedere come gli abituali frequentatori sappiano alla perfezione come si faccia, mentre il sottoscritto è ancora molto impacciato nei vari risciacqui, insaponamenti ed il cambio di vasca.
Oggi la giornata è bella e quindi pago un'altra notte. Inoltre cambio i soldi, prenoto il treno per domani e poi arrivo nel luogo che stavo cercando, cioè un bagno termale a cielo aperto vicino al mare. Lo raggiungo con la bicicletta noleggiata all’ostello.
È pubblico quindi gratuito, situato sulla spiaggia di fronte al mare. È bellissimo rilassarsi nell’acqua calda, asciugarsi al sole ed ammirare le onde del mare… fantastico. Rimango quasi tutto il pomeriggio, poiché pedalo un'ora o più per arrivarci, parlo con un paio di giapponesi e mi rilasso veramente.
Sulla via del ritorno mi fermo a telefonare all’ostello di Gifu, che è pieno e quindi sono costretto a cambiare la prenotazione del treno per andare invece a Nagano. Chiamo anche Michiyo dicendole che sarei arrivato, non mi sembra molto contenta al telefono. Forse perché deve lavorare ed ha un solo giorno per vedermi, forse per via del suo ragazzo o forse perché in Australia ci siamo lasciati con alcuni rancori. Nell'andare a trovare tutte queste amiche, mi rendo conto che ognuna ha la sua vita, i propri impegni ed in un certo qual modo pesa leggermente il fatto di avere un “ospite” per uno o più giorni.
Sono le 21.45 e negli ostelli giapponesi vi sono tantissime regole, una di queste è che spengono la luce molto presto; qui alle dieci. Quindi vi saluto e ci si sente alla prossima.

28 Aprile
Nelle prime ore del pomeriggio arrivo a Nagano città, controllo velocemente la mia posta elettronica in un internet cafè, prima di arrivare nell`ostello. Faccio il mio check-in, lascio lo zaino e vado in un supermercato per comprare qualcosina da mettere sotto i denti.

29Aprile
Qui a Nagano non c’è molto da vedere, almeno che non spenda molti soldi e mi sposti con il pullman nei luoghi d’interesse non molto lontani dalla città. Malgrado ciò non spreco il giorno d’attesa prima d’incontrarmi con Michiyo. Infatti lei vive ad un’ora e mezza di treno da qui, non avevo capito che il Nagano che appare nel suo indirizzo si riferisce alla regione e non alla città stessa. Ci vediamo domani, suo giorno libero.
Visito l’antico tempio buddista di Zenko-Ji, scatto alcune foto dove è possibile ed ispirato e subito dopo contatto Mila e Minako. La prima l’avevo conosciuta in Nuova Zelanda con il suo ragazzo durante una discesa con il gommone, mentre avevo conosciuto Minako a Sydney e con lei avevo viaggiato per circa un mese e mezzo. Le contatto poiché dobbiamo metterci d’accordo in vista del mio arrivo a Tokyo.
Minako aveva la febbre al momento della telefonata, spero che ora stia molto meglio. Mila mi domanda quanti giorni ho intenzione di fermarmi e questo mi dà la sensazione ancora una volta di arrivare in un momento dove tutti siano pieni d’impegni.
L’ostello in sé è molto bello e particolare perché è un distaccamento dell’antico Tempio, prevalentemente in legno, il tradizionale tatami in tutte le stanze, le porte scorrevoli con la carta di riso al posto dei vetri. Mi costa 3.000 yen a notte, il che vuol dire circa 30 euro. Domani incontrerò Michiyo a Chino; è riuscita a prendere un giorno di permesso malgrado non l’abbia avvisata con largo anticipo. Spero di passare una bella giornata con lei, non la vedo da quasi tre anni.
Divido la stanza con un ragazzo canadese, scambiamo quattro chiacchiere a colazione dove mi racconta un po' del suo modo di viaggiare prevalentemente in Giappone. Infatti, guadagna dei soldi suonando e cantando vecchie cover di Bob Dylan, Beatles e tanti altri nelle città con un alto afflusso di turisti. Qui a Nagano, per esempio, si colloca sulla strada che porta al tempio “Zenko-Ji”. Si posiziona con la sua cassa, la chitarra, il microfono ed altro ancora dando il via alla sua giornata di lavoro: solitamente molto propizia. Poiché i turisti giapponesi sono sempre molto generosi, ogni giorno riesce a guadagnare abbastanza denaro da coprire le spese di almeno tre o quattro giorni.
Un altra persona che vive la sua vita a suo modo, anch’egli si gioca le sue carte.

30 Aprile
E' la sera del trenta Aprile, ho trascorso una giornata piacevolissima con Michiyo. Quello che più mi ha colpito è la semplicità con la quale abbiamo parlato tutto il giorno, malgrado in Australia (1997) ci fossimo lasciati con del rancore. Per via di un mio sbaglio aveva deciso di non parlarmi più, nel corso degli anni decide di perdonarmi ed oggi sono contento di aver ritrovato un’amica.
Riscopro la sua solita personalità, con il suo modo di essere, con il suo sorriso semplice e luminoso. Parliamo della nostra vita, di ciò che è accaduto negli ultimi tre anni, dei nostri progetti futuri, della sua relazione con un ragazzo di 24 anni, il quale è sposato ma vorrebbe divorziare per iniziare una relazione più corretta con Michiyo.
Mi fa molto piacere vedere che mi tratta come un vero e proprio amico: non che le altre persone non lo abbiano fatto, ma lei è la prima a “farmi entrare nella sua vita” qui in Giappone. Infatti, mi mostra un album pieno di fotografie rappresentanti i momenti e le persone più significative della sua vita. Un tocco d’apertura nei miei confronti che mi delizia, forse perché non è il classico gesto formale che fai con tutti ma solo con persone a te molto vicine. Spero un giorno di poter contraccambiare nel caso venisse in Italia.
C’è anche un altro aneddoto che mi stupisce molto; pensavo di trovare una persona molto formale perché sapevo che lavorava in una lussuosa resort sciistica. Invece no, eccola lì con tanto di vestito colorato e stivali con la suola molto alta; sembra proprio una teenager scatenata, nonostante i suoi ventinove anni.
Con la sua auto sportiva, con cambio automatico, mi porta in giro per tutta la giornata fino a riportarmi qui a Nagano. Durante il giorno si visitano luoghi, si pranza, si scattano foto, mi regala un portachiavi di Lupin III che un suo collega di lavoro, anch’egli fan del medesimo personaggio, gentilmente le dona sapendo del mio arrivo.
Mi racconta inoltre che questo suo collega possiede tanti oggetti riguardanti Lupin e la sua banda, ma purtroppo ha da poco cambiato casa ed è ancora tutto nelle scatole. Altrimenti mi avrebbe donato anche altri pezzi, sicuramente doppi, della sua collezione.
Passiamo davanti ad una sala giochi e casualmente vediamo una di quelle macchinette dove grazie a dei piccoli ragni meccanici si può vincere un pupazzo o altri oggetti. Notiamo che ci sono pupazzi di plastica rappresentanti Lupin e Fushico.
Non credo ai miei occhi e senza esitare un minuto domando ad Michiyo di chiedere al gestore del locale se posso comprare il pupazzo di Lupin (forma e dimensioni del Big Jim). Questo perché nove volte su dieci so di non vincere con questi giochi. Lui mi dice di provare per due volte e se non fossi riuscito me lo avrebbe regalato. Compro due gettoni e al primo tentativo aggancio la confezione con il mio cartone animato preferito, uahoo.yeah!
Sono talmente emozionato che non riesco a far uscire la confezione dallo sportellino, ancora una volta mi sento come un bambino e spero vivamente che un giorno possa trovare spazio nel mio monolocale per riporre tutti questi oggetti.
Dopodiché veniamo qui a Nagano, le faccio vedere il tempio, l’ostello dove alloggio e qui la signora che lo gestisce, che io reputo severa, dà dei soldi ad Michiyo. Questi 1100 yen, circa 12 euro, servono a far sì che Michiyo mi conduca ad una tavola calda dove posso assaggiare della “Tempura”, particolare metodo di cucinare giapponese. Il cibo è impanato con una particolare pastella e dopo fritto nell’olio bollente.
Terminata la piacevole cena, passeggiamo e raggiungiamo un moderno caffé dove posso offrirle un cappuccino e trascorrere gli ultimi momenti insieme. So per certo che non mi posso sdebitare con un cappuccino, ma quando si viaggia anche il più piccolo gesto di gratitudine viene apprezzato. Inoltre è stato un modo bello di concludere una giornata speciale, una giornata di cui mi sento appagato e che non dimenticherò mai.
L’accompagno alla macchina, la saluto, la ringrazio e me ne torno all’ostello prima che chiudano il portone, alle 22.00.

1 Maggio
Mentre registro è quasi la una di notte, riepilogo la giornata.
Arrivo alla stazione ferroviaria di Tokyo, dopo aver chiesto varie informazioni generali al Tourist Information, vado all’ufficio della Quantas al fine di cambiare la mia data di volo per l’Australia. Ora volerò a Cairns il cinque di Maggio.
Dopodiché gironzolo un po’ per la metropoli, voglio andare a vedere un museo, ma è chiuso, vado in un negozio dove vendono oggetti dei cartoni animati ma non trovo molto di quelli che hanno accompagnato i miei pomeriggi post scuola. Sono tutti nuovi.
Nel tardo pomeriggio incontro Mila che mi accompagna a casa dove la sua mamma non vede l’ora di vedermi. L’idea di avere un ospite a casa fa sempre molto piacere, in particolar modo per chi non ha una vita sociale attiva ed intensa.
La cena è a base di riso, sediamo per terra come da tradizione ed il tavolino è molto basso. Mi mostrano la scatola con i prodotti Italiani (pasta, vino, biscotti, ecc.) che avevo spedito, questo perché sapevo con anticipo che mi avrebbero ospitato.
Mentre ceniamo, anche con Mila si parla delle nostre vite passate, presenti e dei nostri progetti futuri. Nel frattempo il suo ragazzo chiama diverse volte, forse un po' preoccupato della mia presenza. Riesco anche a parlare con Minako, la sua voce è molto più calda e viva dell’ultima volta e domani l’incontro, non vedo l’ora.
Finita la cena spostiamo il tavolino e la medesima stanza diventa il mio luogo di riposo, da dove sto registrando. Per il resto tutto bene. Ciao, Ciao.

4 Maggio
Sono passati alcuni giorni dall’ultima volta che ci siamo sentiti.
Il due di Maggio incontro con Minako, è bello rivedersi dopo tanto tempo. Ci abbracciamo, baciamo, proprio come due vecchi amici; decidiamo di andare a vedere un museo. Qui dopo le prime formalità iniziamo a tenerci per mano come i vecchi tempi, il cuore batte più forte e quindi sono inevitabili alcuni baci di forte affetto.
Dopo il museo non si fa altro che andare in giro per la città, lei mi fa da guida portandomi nei luoghi che pensa possano interessarmi. Sono quindi molte le occasioni che abbiamo per parlare di noi e di tutto ciò che ci riguarda; avventure, delusioni, sogni, speranze ecc.
Passiamo una gradevole giornata insieme, compro anche diversi rullini per la macchina fotografica. Infatti tra gli altri, mi conduce in alcuni negozi dove i prezzi sono convenienti e ci sarebbe da comprare veramente bene; macchine fotografiche, cellulari, computer, obiettivi e tanto ancora, materiale che non mi posso permettere perché in continuo spostamento.
In serata incontriamo Mila ed il suo ragazzo Richard, che è un militare della Marina Militare Americana, ci sono diverse basi qui in Giappone ed una di queste è ad un ora o più di macchina da Tokyo. Andiamo a cena tutti e quattro, quindi saluto i genitori di Mila poiché non li avrei più rivisti. Ceniamo in un elegante edificio che è parte della struttura AmChiarana, con prezzi in dollari e quindi meno cari dell’immensa città.
Andiamo finalmente a casa di Richard, che diventa il nostro alloggio per i prossimi due giorni. Minako decide di stare con noi, avverte la madre e dorme nella mia camera. Chiaramente ci sono solo dolci carezze e piccoli baci sotto le coperte, perché entrambi siamo consapevoli che ancora una volta le nostre strade si divideranno; entrambi non vogliamo riaprire un capitolo che era già stato difficile chiudere o dimenticare in passato (Australia 1997).

Il tre Maggio ci alziamo, facciamo colazione ed aspettiamo Richard che torna dal lavoro per andare al Monte Fuji. Partiamo nella tarda mattinata e giungiamo sulla parte più alta del monte, raggiungibile in macchina. La giornata è tiepida ed il cielo è azzurro, ideale per una suggestiva vista panoramica. Prima di rientrare a casa, ci fermiamo alla base navale dove possiamo fare la spesa ed inoltre acquistare tutti gli ingredienti poiché devo cucinare la pasta alla carbonara. La cena con spaghetti alla carbonara, insalatina, dessert, the e tante chiacchiere rendono la serata amabile. Passo molte ore felici in questi giorni, non vedo molto di Tokyo ed inoltre non mi posso permettere di fare shopping in questa parte del mondo; il Giappone rientra nel mio itinerario principalmente per via delle tante amicizie.

5 Maggio
Oggi è il mio ultimo giorno in Giappone, infatti stasera prendo l’aereo per volare a Cairns (Australia).
Ieri sono stato in altre parti della città e alla sera ho incontrato Minako dopo la sua giornata di lavoro. Mi porta a Yokohama, città dove vive. Mi mostra un’area ricca di verde, ristoranti, negozi, bar, giostre ed altre attrazioni; poiché il mio soggiorno nella sua terra è quasi finito, m’invita a mangiare la pizza in un ristorante italiano da dove si ha una vista panoramica sulla baia. Pizza, insalata e una bottiglia di vino fanno da cornice alla serata che scorre piacevolmente. Lasciamo il ristorante, passeggiamo tenendoci per mano come due innamorati fino alla stazione, dove prendiamo il treno. Arriviamo a casa di Richard, il tempo di salutare e fare due chiacchiere con Mila e lo stesso Richard che siamo già a letto, stanchi morti.
Oggi Minako è ancora con me e vuole accompagnarmi in aeroporto per l’ultimo saluto, è proprio una ragazza dolcissima e le auguro di avere una vita ricca di felicità ma soprattutto di trovare un uomo che le sappia dare tanto. Mi dona un portafortuna, un piccolo ciondolo affinché mi possa accompagnare per tutto il resto del viaggio ma sopratutto nella vita; grazie amica mia!
Si chiude quindi il capitolo Giappone e devo dire di essere soddisfatto di come è andata perché non solo ho rivisto tutte le persone a me care, ma grazie a loro sono riuscito a contenere i costi. Posso anche conoscere aspetti della loro cultura che, da normale turista, forse non avrei mai scoperto. Grazie a tutti di cuore e spero un giorno di poter contraccambiare.
Voglio anche dire che tutte queste amiche pur avendo una loro vita ben precisa, stanno ancora cercando un qualcosa. In un modo o nell’altro vogliono ancora cambiare o migliorare la loro vita perché non completamente appagate o felici. Per esempio Mai e Michiyo stanno pensando di studiare per poter insegnare giapponese all’estero o agli stranieri qui in Giappone. Chika lavora a Fukuoka ma pensa ancora al suo ultimo amore. Mentre questa Minako mi preoccupa perché lavora moltissimo, non ha un ragazzo e rispetto ai tempi dell’Australia è dimagrita tanto, per me troppo.
Personalmente spero di portare a casa tanto da questo viaggio; un'idea, un incontro, un amore, un qualcosa che possa dare una svolta alla mia vita. Voglio anch’io, come il protagonista dell’Alchimista, trovare il mio tesoro!

Il Giro del Mondo continua cambiando continente, la prossima meta sarà l'Australia e l'inizio della terza parte del diario, prossimamente su Ci Sono Stato!

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