Tre indimenticabili giorni in Georgia

in viaggio con Emiliano Marelli in Georgia

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Tre indimenticabili giorni in Georgia

Dedicato alla mia gatta Pioggia

Riportare le vicende e le emozioni di quei tre giorni in Georgia non è assolutamente facile, ma spero di poter trasmettere almeno lo scheletro di questi sentimenti.
Per valorizzare questo paese, la Georgia, ho voluto contribuire inserendo cenni storici, ricerche sull’arte culinaria, artigianale, soprattutto visto che tuttora è una meta completamente ignorata dal turismo commerciale.
Prima di pubblicare tali informazioni, ho voluto l’assenso di Lasha, visti alcuni contenuti “delicati”.

NOTIZIE UTILI
Troverete ben poche notizie riguardo la Georgia, sia in Internet, che nelle librerie.
Sfatiamo alcune cose che vengono ancora riportate e nel 2004 risultano mutate:
- Il meridiano rispetto a Greenwich è stato cambiato, sono 3 ore avanti.
- Per i visti non serve più nulla, tranne che prendere l'aereo ed avere 10 (dieci) dollari americani in tasca.
- Sono state riparate quasi tutte le strade principali.
- Nella polizia è stata fatta una riforma e sono rari i casi di mazzette.

RINGRAZIAMENTI
In particolare e con tanto affetto un ringraziamento speciale a Lasha, nostro amico e guida, che ci ha aperto tutte le porte della Georgia e ci ha permesso di scoprire questa fantastica terra, a Hosè, (ti chiamavi così?) un grande per la sua simpatia e vivacità, con cui non sono riuscito a re-incontrarmi nonostante la vicinanza di residenza, a Francesca (si chiamava così!), nostra assistente italiana, che credo abbia vissuto tre giorni divertenti, frastornata e confusa come noi in Georgia, terra solo dall’apparenza ostile.
Un saluto anche a Schumi, l’autista georgiano, visto che siamo rimasti sani e salvi nonostante la sua spericolata guida nelle dissestate strade georgiane.
Un grazie di cuore a Marco, che mi ha accudito l’auto in stazione Centrale a Milano!
Non potrei dimenticarmi di citare la TIM, in cui tra l’altro ho lavorato fino a ottobre 2000, sponsor pagante di questa mia fantastica avventura!Cogliendo un'occasione... calcistica, alla scoperta di un Paese sconosciuto!VERSO MONDI SCONOSCIUTI
Georgia, 31 maggio - 3 giugno 2001
Tre giorni... sì solo tre giorni in Georgia!
Ma che ci sei andato a fare? Il viaggio costa, è già un miracolo se ci sono i voli... sarà stata una pazzia momentanea, magari per amore? Ne dubito, almeno dal quel punto di vista tutto ok...
Non sto a spiegare come ho fatto ad andarci gratis, altrimenti sarei passibile di non so che cosa... Sta di fatto che mi sono alzato di buon'ora un giovedì, ho parcheggiato l'auto in via Filzi, vicino alla stazione Centrale di Milano... sei pazzo? Tranqui… ho consegnato le chiavi di scorta al mio collega Marco, che me l'ha sorvegliata e sfruttata! (tra l'altro, con le chiavi di scorta, mancava l'antifurto, per cui si è trovato in preda ad un'auto suonante nel mezzo del caos delle 18...).
Prendo il trenino delle 6.00 direzione Genova. Ma… ando vai?
Tranqui… arrivo nella stupenda stazione Principe, immerso da quelle mura da carcere, leggermente fatiscenti, solo, alle 7.50 con i primi stranieri che iniziano a delimitare la loro area per la giornata...
Il treno per Pisa è in ritardo, ma di poco; fortunatamente va tutto liscio e scendo nella città toscana con netto anticipo verso le 10.40. Anticipo de che?
Dopo colazione nel bar della piazza, taxi verso l'aeroporto; caspita 8 euro (all'epoca 15.000 lire) per un paio di km... vabbè!
Aereoporto deserto, manco ci fosse la SARS... chiedo notizie a proposito del banco “gruppi” in cui dovrei ritirare il mio biglietto aereo.. .esiste! Ma non c'è nessuno, tanto meno un simbolo di una compagnia aerea... Sul display, il volo tanto meno... siamo a posto!
Vabbè, aspettiamo... al massimo mi faccio un weekend in Versilia, terra tanto amata: tranquillo, senza problemi particolari, visto che i bagagli sono con me...
Ecco, comincia ad arrivare qualcuno... ah,no! quel cog… di Civoli, che sfiga! Pantaloni rossi (non si usavano 10 anni fa?, forse nel 2004 ancora si usano... ma nel 2001 no! mah!), camicia sgargiante, borsone con gli altri favolosi vestiti...
Girovago un po' per l'aeroporto, praticamente due minuti dopo ho già finito! Avete mai visto l'aeroporto di Pisa? Un bilocale è più grande! Il massimo che puoi fare è andare e tornare dal bagno!
Al bancone ora compaiono delle persone e pure con la targhettina della Sestante Viaggi! Evviva! Evviva! Esiste, esiste! Andiamo a sondare... magari non sono nella loro lista e la mia gita potrebbe finire veramente in Versilia!
Vado, sorridente, diretto verso quella più carina e sottopongo la mia domanduola... Sì! Sì! Ci sono! Eccolo! Il mio biglietto per Tbilisi!
Un po' solo soletto vedo le persone arrivare, soprattutto giornalisti, e si avvicina l'ora dell'imbarco (il check-in è stato una bazzecola!, con sta cozza di Civoli sempre dietro...): imbarco tutto ok!
Un fantastico Boeing 767 in partenza da Pisa per Tblisi è pronto a decollare! Non sono mai salito su un aereo simile: 3 file di posti con 7 sedili per fila! Almeno nella nostra locazione economy… anche se di economy c’è veramente poco!
Mi siedo al posto assegnato, esposto alle correnti del golfo dei motori-reattori…
Mi trovo attorniato da gente sconosciuta, tranne i giornalisti, tra cui Pizzul nel sedile a fianco... e nella prima metà dell'aereo loro...
Loro chi? Ma certo, i giocatori della Nazionale di Calcio Italiana! Totti, Del Piero, Inzaghi, Montella, Di Livio...
Io rimango sulle mie, mentre i giornalisti si avventano a turno per interviste e rotolamenti dei tappeti rossi carnosi… Sono parecchio indeciso se andarli ad importunare, chiedendo autografi o altro; alla fine preferisco osservarli e scrutare i loro atteggiamenti dalla mia locazione, piuttosto che stendere la lingua (veramente lunga e rossa), come fanno i giornalisti!
Il volo durerà 4 ore, transitando sopra la Turchia e via via verso Tbilisi!
Ma dov’è questa Georgia? In Europa, in Asia… io non l’ho ancora capito! Dipenderà dal vento? Lì, in mezzo al mappamondo… là… sì, sotto Europe e appena sopra Turkey, visto?
Arriva, finalmente, la cena; il vassoio sembra diverso dai soli voli nazionali… chissà perché! Ricordo salmone affumicato a mo' di involtino, pollo al vino con patate arrosto, insomma… sembrava proprio di cenare!
Un buon caffè per stimolare la digestione e… ci troviamo sopra la Turchia, l’aereo comincia a traballare, il tempo è ostico, temporali, fulmini e saette. A volte si perde quota e sembra di stare su un ascensore che precipita di 5-6 piani! E vabbè che devo stimolare la digestione… la prossima volta non lo dico neanche così nessuno mi sente.
L’arrivo a Tbilisi segna un bel tre quarti d’ora di ritardo! Strano per l’Alitalia! Dai, questa volta è scusata… devo ringraziare anche per essere ancora vivo!
Il ritardo ci farà saltare la serata programmata alla Residence Governativa Krtanisi, dove avremmo avuto una cena di gala, con danza folkloristica a suon di piroette, rituali di guerra, rullio di tamburi e roteare di spade… Invece, forse una cena!
L’atterraggio non è certo dei migliori, con il vento a 6 milioni di nodi (chissà che palle srotolarlo…) che vorrebbe farci atterrare con la punta dell’aereo. Il cielo è buio pesto, le luci dell’aeroporto sembrano meno di quelle di un albero di Natale, il vento fruscia sui finestrini; ma ‘ndo cavolo stiamo atterrando?
Usciti dal portellone, manca poco che perdo il naso, spazzato da una folata gelida di super-vento… L’accoglienza all’aereoporto ha un effetto 100 volte peggiore dell’atterraggio! 250 persone incanalate in uno stanzone per il controllo passaporti; ovviamente i calciatori nella corsia preferenziale (o d’emergenza..) e gli altri ammassati in una corsia pure con lavori in corso…
Chi ci accoglie? Dunque… un militare, due, tre… tutti militari armati! Fortunatamente il mio passaporto non dà problemi, nonostante il calvario che ho sostenuto per averlo! Era necessario che inviassi il mio passaporto a Roma almeno 15 giorni prima, per ottenere il visto; e la mia comunicazione del viaggio “vinto” era arrivata un mese prima! Quindi ho dovuto far creare un passaporto nuovo (non l’avevo) in dieci giorni! Che sbattimento! Ho fatto la spola (o la spora..) lavoro (Via Tucidide, Linate) - Questura di Milano (centro), Questura di Milano-lavoro, ben 4 volte! E non vi racconto delle fantastiche procedure della burocrazia, di negozianti “bastardi” che ti vendono una marca da bollo sbagliata e disconoscono di avertela venduta, solo un’ora dopo! Tornando a Tbilisi, 4000 km da Milano, sorpasso il controllo passaporti e mi imbatto in Lasha, un funzionario georgiano che mi parla in italiano… e in maniera perfettamente fluente! Come è possibile? Un corso accelerato? D’altronde sapevano da tanto che saremmo arrivati, era una delle ultime partite per le qualificazioni dei Mondiali! Boh… almeno per ora!
Mi dice molto cortesemente di aspettare in un angolo deserto, mentre giornalisti e altre losche figure prendono altre direzioni… appena più tardi conosco Francesca, di Roma, la ns “hostess” di riferimento…
Nostra… sì nostra…perché insieme a me, come “sponsor” c’è anche Hosè, un simpatico italiano che abita anch’egli in Lombardia, 40 anni e non dimostrarli!
Lasha torna, si presenta con più calma, e ci conferma che il ns gruppo è raccolto!
Nostro gruppo? Come, io, Hosè siamo gli “ospiti”, Francesca la nostra accompagnatrice e lui la nostra guida! Ci manca, non so… un autista a cui chiedere i Ferrero Rocher!
Abbandoniamo l’aeroporto e chi troviamo? Schumacher… non il tedesco, quello vero… Schumacher, così si presenta il nostro autista che non spiaccica una sola parola di italiano!
Il mezzo è un pullmino modello Vanette ingrandito, nuovo, con un bel cartello posizionato sul vetro anteriore: “FIGC Federazione Italiana gioco Calcio”. Il perché si faccia chiamare Schumacher lo capiamo subito! Al buio, riesce a schivare buche in mezzo alla strada, mantenendo velocità folli! Troppo divertente, però!
Visto il ritardo veniamo portati lo stesso alla Residence Governativa Krtanisi, dove c’è una sala tutta per noi, con un tavolo completamente imbandito di ogni prelibatezza! Prelibatezze perché anche a prima vista il cibo mi suona familiare, semplice, con odori fragranti; pane, salsine, caviale, pesciolini e tanti piattini deliziosi!
Si accodano anche tre giornalisti, lì per caso… visto che la loro residenza è proprio all’interno della residence Governativa! E noi? Allo Sheraton Metekhi di Tbilisi, insieme a calciatori e staff!
Con un po’ di battutine sciogliamo il ghiaccio (non quello a tavola…) e cominciamo a conoscerci, scoprendo che Francesca sta lavorando facendoci da accompagnatrice, in questa strana esperienza!
Hosè, alto forse 1 metro e 60, ha la cozza pelata e emerge in simpatia con le sue battute veramente simpatiche!
Lasha, funzionario del Governo Georgiano, ha il compito di seguire il nostro sparuto gruppo di “ospiti”, in generale per quanto riguarda assistenza e organizzazione delle visite in Georgia; ha 27 anni (nel 2001), un passato da rugbista in Italia, con padre Ambasciatore Georgiano in Italia.
La serata procede bene e finisce ancor meglio nel comodo letto dello Sheraton di Tblisi!

1 GIUGNO 2001: L’EUROPA GEORGIANA MI ATTENDE
Sveglia mattutina verso le 8.30, via ad una bella rinfrescata sotto la doccia, sistemazione dei pochi indumenti negli armadi, poi via alla colazione!!
L’hotel è splendido e mi ricorda internamente lo Sheraton di Amsterdam, dove ero stato giusto un anno prima per lavoro. Aperto nel 1991, è locato in centro città, a 12 km dall’aeroporto e 8 km dalla stazione ferroviaria. 11 piani in totale, tutti accessibili da ascensori; King Gorgasali Restaurant con 40 posti a sedere, Lobby Bar di 80 posti, Slammers-American Pub con 80 posti, Night Club con 130 posti, Banquet Hall per 350 posti e 2 sale riunioni. Cambio moneta, negozi vari, casseforti, deposito bagagli, lavanderia, parcheggio, sicurezza e assistenza in inglese. Camere da 250 dollari. Che volete di più dalla vita? Tutti questi servizi non ci sono neanche in tutta la città…
La struttura interna è cilindrica, con ampia balconata su ogni piano, un’ascensore completamente con le pareti in vetro (o cristallo?) di fronte all’ingresso.
Il piano terra è una specie di salotto a cielo aperto, con negozi, bar, reception e sale congressi ai lati.
Fortunatamente per lavoro ho avuto spesso la possibilità di frequentare hotel simil genere, altrimenti sarebbe stata la prima… e l’ultima volta!

Ci troviamo tutti contemporaneamente nella hall, quasi ci fossimo avvertiti telepaticamente!
Lasha è già presente, con Schumi fuori a scaldare le gomme del pullmino targato FIGC. La gita mattutina prevede una prima tappa per la visita a Mtskheta, l’antica capitale della Georgia, a circa 25 minuti di strada da Tbilisi. Tale città è nata e si è sviluppata nella congiunzione tra due fiumi: l’Aragvi e Mtkvari.
La città prende il nome da Mtskhetos, il figlio di Kartlos, primogenitore leggendario del popolo georgiano. Già città di una certa importanza ai tempi pagani, essa diventò fondamentale come luogo dove fu costruita la prima chiesa cristiana in Georgia. Oggi essa non rappresenta più la capitale del paese, ma mantiene tuttavia il nome di capitale spirituale ed ospita le due più grandi chiese della Georgia, Svetitskhoveli e Jvari.
Il Monastero di Jvari si trova sulla cima del monte, nel luogo dove la missionaria Santa Nino eresse da sé una croce (“Jvari” in georgiano) nel IV secolo, per contrassegnare l’ingresso del cristianesimo in Georgia. Dopo due secoli, questo monastero fu ricostruito nello stesso posto.
Il monastero Jvari è su una collinetta tranquilla, che offre una vista imponente della congiunzione dei due fiumi, senza nessun chiosco colorato che vende souvenir o depliant descrittivi del luogo!
All’interno della chiesa (se non ricordo male) è possibile prendere la brochure di Mtskheta, scritta in georgiano (lasciate una buona offerta!).
Svetitskhoveli è la cattedrale principale della Georgia, usata per secoli per le incoronazioni ed i funerali dei monarchi georgiani. Più esattamente, essa è considerata uno dei luoghi più sacri in Georgia poiché si crede che vi fu sepolta la Tunica di Cristo, portata in Georgia nel I sec. dall’ebreo di Mtskheta dal nome di Elias. La storia dice che per la via di ritorno a Mtskheta, sua sorella Sidonia uscì per incontrarlo e alla vista della Tunica sacra fu così presa dall’emozione che la strinse nelle braccia e morì nello stato d’estasi religiosa. Visto che era impossibile strappargliela dalle mani, la Tunica fu sepolta con lei vicino alla confluenza dei due fiumi dove ora si trova la cattedrale del XI secolo.

Tornando al viaggio, Hosè si rivela un abile fotografo; vista la mole di foto che scatta potrebbe competere tranquillamente con un giapponese! Ci rivela di amare l’arte, i monumenti e di possedere migliaia di foto; la sua passione più grande è la scoperta/riscoperta delle bellezze artistiche in Italia.
Un tipetto veramente simpatico, che non dimostra i suoi circa 40 anni, peccato non abbia l’e-mail e sarà difficile rimanere in contatto!

La prossima tappa è Gori, centro della provincia di Kartli.
La piccola città di Gori, proprio nel cuore della Georgia, è famosa come il luogo di nascita di uno dei capi più controversi del XX secolo, Joseph Jugashvili, più conosciuto come Stalin, "l’uomo d’acciaio". Oggi come oggi egli è ancora stimato nella sua città natale come un grandissimo condottiero del quale l’URSS non ha mai avuto eguali, quando oggi la sua conduzione viene riguardata dappertutto come un incubo demoniaco.
In Suo onore un ritratto gigante nella stazione, in suo onore uno champagne venduto negli scaffali dei negozi, in suo onore, nella piazza a lui dedicata, un’immensa statua dal piedistallo alto come il cielo!
Da un articolo su Le Monde: "Sulla piazza centrale della bella cittadina, nel cuore di una valle in cui affluiscono i corsi d'acqua dalle alte montagne della vicina Ossezia, domina un immenso monolite di granito grigio che rappresenta il "generalissimo" in tutto il suo splendore. La statua ha resistito agli assalti della destalinizzazione: in effetti dopo il Ventesimo congresso del partito, nel 1956, era stato ordinato di rimuoverla, ma la cosa si rivelò impossibile dopo che gli abitanti di Gori decisero di montare la guardia al monumento giorno e notte. La statua sopravvisse alla stagnazione brezneviana, superò la perestrojka degli anni gorbacioviani e la sua eliminazione rappresenta oggi l'obiettivo del sindaco "democratico" di Gori."
Qui ci soffermiamo ad ammirare l’imponenza di tale statua e cogliamo l’occasione per cambiare le ns “lirette” in dollari.

Sia a Tblisi che a Gori (un piccolo centro) le strade sono immense, ma costellate da voragini a cielo aperto, che Schumi è abile a scartare nonostante i 100-120 km/h di crociera!
Le abitazioni e gli edifici sono imponenti, ma ci si rende conto della loro età perché, a prima vista, risultano fatiscenti; la causa principale riguarda l’impossibilità di ristrutturare per mancanza di fondi.
D’altronde, non credo avranno mai la possibilità di detrarre dalle tasse il 43%! (notazione storica, errata per il 2001…un po’ come se i Romani usavano orologi al posto di clessidre…)
Poco distante c’è la casa natale di Stalin, linda e dipinta, costruita in mattoni ordinati, con la porta d’ingresso che sembra appena verniciata!
La targhetta di ottone con il suo nome è conservata in un mausoleo di marmo e vetro (che ricorda l’Ara Pacis).
Sempre da Le Monde: "Come fosse un santo, il Museo Stalin di Gori, nonostante la sua decadenza, ha ancora oggetti di valore. Creato nel 1937, nel momento in cui più imperversavano le purghe, comprendeva inizialmente solo la modesta casetta di legno in cui i genitori di Josif Visarionovic Dzugasvili, poveri contadini di Gori, affittavano un'unica stanza. Paradossalmente è nel 1957, cioè un anno dopo il Ventesimo congresso, che fu costruito non lontano dall'isba di famiglia un edificio di stile neoclassico che ospita le pagelle di "Soso" (soprannome affettuoso del giovane Josif), alcune fotografie e la sua maschera mortuaria. Unico strappo a questa agiografia da santo: una copia del Testamento di Lenin, portata a conoscenza del pubblico solo nel 1989.
Ultima acquisizione del museo: in un angolo del parco si trova il vagone blindato di 83 tonnellate con il quale il 'generalissimo' si recò a Potsdam. Il georgiano, che odiava l'aereo, aveva fatto noleggiare un treno speciale. Più di 18mila uomini sorvegliavano la sicurezza del percorso. Otto treni blindati della Nkvd [vecchio nome del Kgb] perlustravano la linea che sarebbe stata presa da Stalin, racconta la guida con un pizzico di ammirazione".
Da turisti visitiamo anche noi il Museo, camminando in silenzio, ammirando mezzi busti, documenti storici, quadri; immagini di eserciti sempre presenti, strade sterrate e gente tutt’al più in bicicletta… in bianco e nero.
I black out di corrente sono frequenti a Gori… e vuoi che non ne siamo stati vittime?
Fortunatamente è primo pomeriggio e non esistono ascensori… per cui nessun problema!
L’intestino pigro si sveglia e comincia a reclamare!
Lungo la strada imbocchiamo una specie di parcheggio sabbioso, dove splende magicamente il nostro ristorante, interamente costruito in legno e circondato da un simpatico laghetto e da fronde di salici e piante sapientemente curate.
La sala che ci ospita è immensa e offre una balconata sul piccolo specchio d’acqua; la tavola lunghissima è completamente imbandita di qualunque cibaria. I coperti sono circa una decina…noi solo quattro!
Poche le persone che stanno pranzando; diversamente da loro, la nostra è una tavola straripa di ogni ben di Dio… molto probabilmente la FIGC ha voluto cose in grande!
A noi non resta solo che sederci e cominciare ad assaggiare le varie pietanze!
A differenza che in altri Paesi, non nutriamo nessun timore nell’ingurgitare le cibarie… anzi rischiamo di soffocarci!
E’ come se tutto fosse familiare. Mi sento, e credo che ci sentiamo tutti come a casa!
Da sottolineare il pesce appena pescato dal lago, cucinato splendidamente alla griglia, e dei ravioloni in brodo grandi quanto un pugno… e ripieni di carne e spezie! (khinkali).
E’ giunta ormai la metà del pomeriggio, i nostri tempi serrati non ci permettono di oziare oltre! Partiamo quindi per Uplistsikhe (Fortezza di Dio), un centro abitato risalente al VI secolo a. C. e interamente scavato in una parete rocciosa a picco sul fiume Kura.
Alcune scritture riportano l’origine al primo secolo a.C., durato fino al 13-14° secolo d.C.; grotte simili sono state trovate nell’Asia Minore, ma Uplistsikhe è unica per l’architettura generale.
Divenne politicamente importante quando gli Arabi invasero Tblisi nel 9-10° secolo, visto che da qui partirono i combattimenti contro gli invasori.
Ciò che impressiona maggiormente è la mancanza di posteggi per pullman, di negozi, di venditori ambulanti, di masse di gente in visita.
Questa esperienza la vivo attimo per attimo, tutto ciò che vedo e sento lo incamero nel mio bagaglio esperienze; non conosco questo Paese, non ho avuto tempo per informarmi a dovere, è stato tutto così repentino! Nell’aria veleggia il profumo del passato glorioso… si sente la maestosità delle città e l’imponenza dei monumenti che manifesta la tradizione di questo popolo; si vede la mancanza di sviluppo turistico ed economico e nasconde qualche turbolenza politica.
Sul fatto che Uflistsikhe sia abitato, avrei alcuni motivi per poterne dubitare… non si vede anima viva,probabilmente la gente si nasconde bene!
La scarpinata è abbastanza difficoltosa, vuoi le scarpe con la suola in cuoio che scivolano sulla roccia, vuoi il sole ancora bruciante che moltiplica i suoi effetti attraverso il riflesso sulle pietre. Il sentiero per raggiungere la cima esiste… ma non c’è certo un tappeto rosso o un corrimano antiscivolo!
Il paesaggio da lassù è meraviglioso, ma ciò che colpisce maggiormente sono le abitazioni scavate nella roccia: assomigliano più alle nostre case che a delle grotte!
Districandosi nei vari cunicoli scavati si accede a zone che sembrano piazze, luoghi comuni, di mercati, spettacoli e, poco più lontano, si erge una struttura costruita con pietre, molto più simile alle nostre solite quattro mura!
Anche la discesa richiede attenzione…
Il programma prevede il ritorno in albergo, poi una cenetta in centro in un ristorante della Rustavell Avenue, via principale di Tblisi, poi capatina ad uno dei tanti casinò.
Rustaveli Avenue: Nella parte sud di Freedom Square, per tutto il lato, primeggia la City Hall con una torre con orologio (architetto P. Stern). Costruito nel 1824, era il quartier generale delle Caucasian Special Corps; lo stile è tipico del classico russo, sopravvissuto intatto ad oggi.
Il palazzo Pupil fu costruito nel 1807 e restaurato nel 1865 dall’architetto O. Simenson; nel sovietico c’era al suo posto il palazzo dei pionieri.
Kashveti Church fu costruita tra il 1904-1910 come imitazione della Samtavisi Church, un classico esempio di architettura georgiana, costruita nell’11esimo secolo a 60 km da Tbilisi. Lado Gudiashvili, un artista georgiano, affrescò i muri interni.
La State Art Gallery fu costruita nel 1880 come museo storico per esibire e glorificare i successi militari nella guerra Caucasica; l’architettura della galleria è basata su motivi barocchi, con due atri a piena vetrata verso il cielo.
A metà via si trova l’hotel “Tbilisi”, costruito nel 1915, accanto al Georgian Drama Theatre, chiamato Shota Rustaveli.
Schumi prende sempre la strada come fosse una pista da competizione, con le sottili differenze che il mezzo è un pulmino dieci posti, direi nuovo, che a 140 km/h comincia ad accusare scomposizione delle parti costituenti e che le strade, pur essendo quasi tutte a 4-6 corsie, non hanno certo un asfalto liscio e compatto e presentano spesso delle simpatiche fosse alternate tra il centro e… ogni qualsiasi altro punto…
Praticamente la sua abilità di guida è stupefacente! Sicuri che non abbia “buttato giù” niente? Sicuri, è proprio nel suo DNA!
Un’altra sua abilità è la frenata brusca o “bruschetta”, visto che rischiamo di spalmarci come lo Spalmì su una fetta di pane ogni 10-15 km al di fuori dai centri abitati ed ogni km nelle città, causa i numerosi posti di blocco della polizia georgiana.
Penso che un normale turista debba portarsi sempre con sé soldi in contanti o “piccole tangenti” per poter passare senza problemi tali posti di blocco. In Italia farebbe scalpore, ma nei Paesi meno industrializzati, purtroppo, è regola; credo inoltre che, comunque, non si corrano pericoli di vita, ma è solo una formula di “controllo” che restituisce qualche spicciolo alle tasche dei militari.
Chissà da quanti mesi non percepiscono lo stipendio! Sì, proprio così, oltre a rischiare la vita ogni giono, per 80-100 dollari al mese, è probabile che abbiano percepito l’ultimo stipendio 6 mesi o più fa.
Questa è la realtà del momento, un giorno migliorerà! Ed è proprio quando si affrontano questi temi che ognuno di noi dovrebbe riflettere e pensare di essere, tutto sommato, molto più fortunato!
I nostri controlli “doganali” per così dire si risolvono sempre in 30-60 secondi, magari anche col pullmino ancora in corsa, grazie a Lasha, che proferisce qualche magica frase in georgiano e fila tutto liscio, come il pulmino su una macchia d’olio!
Lasha è la nostra “guida” locale che parla correntemente l’italiano; lavora nel governo di Shevarknadze nel settore del Turismo; per questo motivo ci scorta giorno e notte e risolve così abilmente anche le situazioni critiche.
Ha 27 anni, sposato con due bellissimi figli, ha passato parte dell’infanzia in Italia, praticando rugby nella nazionale italiana. Vestito elegantemente, sempre puntuale, nutro in lui fin dai primi istanti grande fiducia!
Lo tempesto sempre di domande, curioso dei luoghi, della storia, della cultura e delle tradizioni locali; le risposte sono precise, sincere e dettagliate. Si dimostra persona veramente matura, colta: parla col cuore della sua terra natale, cerca di trasmettere anche a noi le sue sensazioni, sfrutta la sua conoscenza della realtà/mentalità italiana per farci capire al meglio le differenze, il contrasto con la realtà locale.
Nonostante le turbolenze del viaggio in pullmino, Hosè si addormenta, con metà cranio pelato fuori dal finestrino: è davvero stanco, tutti noi lo siamo, finora abbiamo riposato ben poco! Sudaticci e coperti da un leggero strato di polvere, rientriamo in albergo, passiamo dal metal detector sotto gli occhi della guardia e ci dirigiamo verso le camere, nonostante parte della hall sia gremita di calciatori.
Troppo stanco e spossato, preferisco la doccia!
L’appuntamento per la serata è per le 20, ma la curiosità mi assale e mi spinge a presentarmi nella hall un’oretta prima!
In ascensore incontro Filippo Inzaghi, con cui scambio un paio di battute; a pelle penso che sia una persona dai modi semplici, nonostante la notorietà! Seduti spaparanzati nella hall ci sono Totti, Del Piero, c’è anche Di Livio, ma lo lascerei da parte per inserirlo di prepotenza nella categoria “zerbini”, visto che sembra proprio cercare la vicinanza dei Leaders più noti!
A parte questa scenetta patetica, non succede nient’altro di particolare; la serata procede bene e finisce alle ore piccole…

2 GIUGNO 2001: IL MOVENTE DEL MISFATTO
L’alba precede di un’ora la sveglia, colazione in corsa e pronti per l’escursione odierna!
Praticamente di corsa come ieri! Eh, no!! Non proprio la medesima cosa, oggi è… già, l’ultimo giorno di permanenza. Tornerò a casa il 3 giugno, ma solo per questioni di trasferimenti e fuso orario, che peccato!
Il planning odierno prevede la mattinata a spasso per la capitale Tbilisi, poi solito pranzo industriale e ritorno in albergo per preparare baracche e burattini, per poi assistere alla partita di calcio.
Prima tappa odierna è la chiesa di Kashveti. L’area è molto ampia, un timido sentiero in pietra e cemento attraversa il prato brullo, cosparso di rocce qua e là. Il raggiungimento dell’interno è un po’ difficoltoso, causa lavori di stabilizzazione / ristrutturazione: passiamo su assi di legno in stile Venezia quando si allaga piazza S. Marco. Terminata la visita, Lasha ci offre il “taste” del caffè locale, molto simile a quello turco, nel bar a fianco della chiesa. Rimangono in gola di grani di caffè…. Ma che colpa ne ha Lasha?? Il caffè è turco…
Abbandoniamo il luogo di culto e ci dirigiamo nel centro della capitale, dove Lasha ci farà mangiare il pane prodotto ancora artigianalmente.
Entriamo in una specie di grotta al di sotto di un monumento tipo una muraglia di un castello, e osserviamo gli scaffali (già ripuliti) per l’esposizione del pane in vendita; sembra un normale negozio, a parte la mancanza di un registratore di cassa o prezzi esposti (o meglio… di numeri arabi non ne ho visti!).
Abbandonato Schumi alla custodia del pulmino, ci avviamo a piedi lungo le vie centrali della capitale, alla ricerca di qualche oggetto/pensiero da portare in patria. Mi fermo in un simpatico negozio che vende un po’ di tutto, interessandomi particolarmente della parte di oreficeria, colma di collane, anelli, d’oro e argento, di manifattura georgiana. Il mio intento è comprare un pensierino a Laura (la Bionda ndr), come pegno d’amore…
Al bando i romanticismi, vengo attratto dall’abbinata collana/anello in argento: un’attrazione fatale! Forse per il blu corposo ed intenso che si riflette sull’argento “ombreggiato” di nero negli intarsi. Piacerà? Spero di sì! Tutto questo… per la modica cifra di circa 20.000 Lire italiane, ed è Argento 925%o
Facciamo una capatina al monumento di Vakhtang Gorgasali (simbolo di Tbilisi), fondatore della città.
Il tempo passa inesorabilmente, infatti è già ora di pranzare! Sarà perché di sono 3 ore in più dell’Italia? Il ristorante odierno offre un altro splendido panorama, trovandosi in cima ad una collina nella capitale e possiede una sala con vista sull’intero paesaggio sottostante. Magnifico! Il fiume che attraversa Tblisi divide le verdi colline su cui si adagia la capitale.
La tavola? Ovviamente completamente imbandita di ogni, con i soliti 10 coperti apparecchiati! Questa volta riusciamo (più che altro Lasha riesce…) a convincere Schumi di sedersi a tavola, così ci darà una mano! Pranzo spettacolare, come il precedente!
Il pullmino è ancora là fuori che ci attende per l’ultimo ritorno in albergo; non si tratterà dell’ultimo viaggio, in quanto ci dovrà accompagnare allo stadio!
Ed è qui che inizia, anche se non dovrei già saperlo, la parte più emozionante di questa avventura in Georgia, che non si cancellerà mai essendo improntata negli atri più profondi del cuore.
A parte il discorso doccia, confezionamento bagagli, consegna della chiave di accesso alla camera, tutto inizia nella meravigliosa hall, ove è presente un po’ di tensione pre-partita ed un livello di sicurezza più alto del normale. Come una cavalletta riesco a “circolare” in pace pur non avendo nessun tesserino di riconoscimento; credo basti la fisionomia da italiano medio… Questa volta sono intenzionato a chiedere gli autografi, più che altro per portare a casa qualcosa di “tangibile” su questo misterioso viaggio! Un mini-notes ed una foto di Laura verranno impressi di autografi con una penna ad inchiostro, non dotata della sfera che solcherebbe e rovinerebbe i supporti… un tratto netto, nero, delicato!
In aggiunta a questi supporti “standard”, Lasha mi chiede cortesemente di far autografare un pallone in cuoio ufficiale, per regalarlo ad un’associazione che cura bambini gravemente malati; credo nella sincerità di Lasha e nel suo fine nobile e parto immediatamente verso la zona off-limits, io che in questa hall non conosco ostacoli! Scambio di battute, veloce spiegazione della causa e autografo: ecco la procedura perfetta! Il Trap, F. Inzaghi, Totti, Del Piero firmano e riprendono tranquillamente le loro faccende.
Dopo 6-7 autografi sono costretto a porre fine alla mia “missione”, ostacolato da alcuni dirigenti accompagnatori che si immedesimano in guardie del corpo, neanche fossi Staffelli di Striscia la Notizia! Non ho in mano mica un pallone… bomba!
Consegno la sfera di cuoio a Lasha, spiegando che nutrivo un po’ di rammarico non avendo potuto continuare l’opera! In fondo, cominciavo a trarne piacere! Lasha mi risponde che, al contrario, ho eseguito un ottimo lavoro! Grazie, amico!
Credo che anche per Francesca e Hosè sta crescendo il dispiacere di veder sfumare questa bella esperienza!. L’atmosfera e l’aria si fanno sempre più carichi di attenzione e nervosismo: in vista dell’imminente trasferimento allo stadio per la partita; tutti i giocatori si radunano nella hall, poi diligentemente escono attraversando il metal detector della porta d’uscita dell’hotel.
Il pullman li attende nel piazzale coperto e altamente sorvegliato: i bagagli sono già stati tutti caricati e mancano solo i protagonisti. Noi “sponsorizzati” ce la prendiamo con più calma… ci penserà Schumi a farci arrivare per tempo! Lasha deposita con assoluta tranquillità la sfera di cuoio nel pullmino, custodito però dal possente autista, in questo momento chiunque vorrebbe prender possesso di tale tesoro!
Finalmente arriva anche la nostra ora… nel senso che dobbiamo andare allo stadio!
Il tragitto è breve ma come al solito tortuoso; i cancelli dello stadio di aprono come il tonno Rio mare con il grissino: in un attimo ci troviamo ai piedi delle gradinate, senza che nessuno ci abbia verificato il biglietto. Manca appena mezz’ora alla partita, ma noi gironzoliamo allegramente nei meandri, dove si vedono i giornalisti sull’orlo di svariate crisi, in preda a collegamenti internet, audio e video al confine dei limiti tecnologici umani… beati loro che lavorano!
Salendo le gradinate torniamo alla normalità: il nostro colorato biglietto in cartoncino rimane orfano di un lembo laterale! Lasha ci indica approssimatamene la locazione del posto, poi si dirige in tribuna ad adempiere compiti professionali diplomatici.
Non so se abbiate mai avuto l’occasione di vedere lo stadio di Como nel 2001, ma lo stadio di Tblisi mi stimola le stesse emozioni per la somiglianza netta delle due strutture: gradinate senza seggiolini colorati in plastica, puro cemento sgretolato con anime di ferro arrugginito visibili, campo senza barriere protettive (stile inglese) e mancanza di separazione tra le tifoserie…
Tifoserie? Dove stanno i tifosi italiani? Oh… mi sa che siamo noi! Noi tre e poi? Boh! Fatto sta che, pur essendo in tre, ci ritroviamo con i posti vicini, sì a due-tre gradini di distanza! Quindi, chi si trova di fianco a noi? E chi vuoi che ci sia? Georgiani… ovviamente!
Fortunatamente la partita è molto blanda… la squadra italiana sembra in gita; i vari campioni non offrono particolari motivi di essere superpagati, soprattutto rispetto ai giocatori georgiani. Il pubblico locale si esalta quando la Georgia accenna un contropiede: tutti si alzano ed applaudono nonostante si spengano le azioni!
Il cemento sotto i piedi vibra pericolosamente ed i miei pensieri si rifugiano nella speranza che finisca tutto bene…
Nel recupero del primo tempo avviene il fattaccio! Gol dell’Italia! D’istinto mi alzo a braccia aperte, esultando alla rete di Del Vecchio; Hosè e Francesca mi seguono a ruota. E tutt’attorno? Gente seduta! Migliaia di occhi puntati verso di noi… e adesso? Adesso scappiamo? Uhm… La reazione della folla mi rimarrà nel cuore per sempre: a parte il primo minuto d’incertezza e silenzio, i vicini georgiani cominciano a sorridere e complimentarsi per il bel gol! “W Italy!”, “Italia forte!”
La gioia ed il sollievo è enorme e ancor oggi mi emoziono solo a pensarci; iniziano mezzi dialoghi in inglese, sorrisi e complimenti, tanto lo sapevano che eravamo italiani! Se fossero state persone malvage non avrebbero aspettato il gol per farci del male! Quando le squadre si ritirano negli spogliatoi, Lasha ci raggiunge e gli raccontiamo l’esperienza appena sfumata!
Il secondo tempo vede la squadra georgiana più tonica e pericolosa… e lo stadio traballa! I tifosi cantano in coro i vari inni georgiani: mi pare di sentire spesso l’inno nazionale, cantato all’inizio della partita come di rito; ad ogni buona azione georgiana, i vicini si girano verso di noi aspettando segni di approvazione per le giocate e noi contraccambiamo applaudendo. Il senso di paura ormai è completamente evaso, sono momenti stupendi!
A metà ripresa ecco una perla di Totti, che conclude a rete! La nazionale di casa di accascia un po’, mentre i tifosi continuano ad incitare ed osannare i propri beniamini. In effetti di giocatori con buone qualità ce ne sono; probabilmente pensano di aver di fronte qualcosa di troppo grande… ma ci vedono bene?
Come al solito, a partita conclusa (2-0), l’Italia mette il proprio impegno per vivacizzare il match, ed ecco che si succedono azioni georgiane... fino al gol! Il Trap scalpita da fuori campo, ma gli avversari hanno poche riserve d’energia, così non risulta difficile portare a casa i 3 punti per una matematica qualificazione.
Al triplice fischio, pur essendo un poco basito, realizzo di aver tutte le facoltà di tornare a casa; lo stadio ha retto i sobbalzi, la gente ci ha accolto fraternamente, l’Italia ha vinto, rimane solo di raggiungere il pullmino! La folla si accalca verso le uscite, ma in forma composta e con toni quieti; Lasha tarda un po’ a raggiungerci, così riusciamo a racimolare i pochi spiccioli di dollari rimasti, dividerli in un paio di buste e consegnarle a Schumi e Lasha. Un piccolo gesto di fraterna riconoscenza.

3 GIUGNO 2001: IL RITORNO COI CAMPIONI
Tra ritardi per maltempo e calcoli di fuso orario, l’aereo arriverà a Malpensa in tardissima nottata; prima ci sarà una sosta a Roma, per scaricare parte dell’equipaggio, tipo Totti, Montella, etc… Fortunatamente il ritorno prevede l’arrivo a Milano e non a Pisa, così non devo impazzire con i treni delle Ferrovie dello Stato e posso permettermi di convocare Laura a Malpensa! Tanto le farà solo piacere: alle 6 di mattina non ci sarà nessuno e giocatori come Maldini potrebbero essere tutti suoi!
Volo ok, scalo ok, apparecchiamento sul suolo milanese ok… Problema? Beh, per Laura, visto che atterriamo con largo anticipo… e lei si perde la comitiva azzurra!
Dal mio canto, invece, mi astengo da qualsiasi foto o autografo, visto che chiunque si presenta con fisico strapazzato e sconvolto dall’impossibilità di dormire!

CONCLUSIONI
Tre giorni vissuti al pari di intere settimane, alla memoria immagini, suoni, sensazioni, emozioni, di luoghi antichi mistici e misteriosi, non intaccati dal turismo di massa e quindi reali, vivi, presenti, di simboli immensi e tangibili nonostante la distruzione, di guerre e di logorii, di situazioni paradossali, per noi “dell’altro mondo”, così normali e di routine in Georgia, di persone che combattono ogni giorno la povertà, non certo quella interiore.
Tre giorni protetti come in una capsula, osservando da un gradino più in alto rispetto agli altri, vivendo la vita che tutti sognerebbero.
Noi, comuni mortali, in Italia comuni mortali, in Georgia Dei per merito del denaro altrui.
Un minimo di buon senso ti apre gli occhi, ti fa notare quanto siamo ancora “fortunati”, ti fa capire che abbiamo possibilità da sfruttare al meglio.
La Georgia risiede ancora viva nel mio cuore, non so spiegare esattamente perché, ma di sicuro ci tornerò!
Stupenda avventura, stupendo luogo, stupende persone, stupendo tutto! Non capiterà certo a tutti un’occasione simile, ma vi consiglio di cogliere l’attimo, non indugiate! Grazie per l’ascolto, Emiliano.Le guide riportano i seguenti prezzi:
prezzi economici: US$3-20
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Dalle guide:
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La cucina georgiana potrebbe essere definita esotica, misteriosa ed unica, proprio perché è frutto di coesione di culture e tradizioni profondamente diverse.
Ogni regione e nazione ha i proprio piatti prelibati, riconosciuti per la loro squisitezza e particolarità in tutto il mondo. Basta decantare il goulash ungherese, la pasta italiana, lo schnitzel austriaco, il boaf russo e tanti altri. Ma non tutti possono vantare una lista così lunga di piatti tipici nazionali, di ottima qualità e profonde sensazioni…
La cucina georgiana utilizza prodotti a noi familiari, ma si pone come ingredienti “obbligatori” le noci, le erbe aromatiche, aglio, aceto, peperoncino, melograno ed altre spezie; anche la cucina georgiana è molto popolare ed unica, caratterizzata da sapori decisi e particolari.
Abbondano diverse varietà di carne, pesci e verdure, antipasti, moltissimi formaggi, sottaceti.
Un invitato presso un georgiano deve aspettarsi prima di tutto il khachapuri, che è una torta sottile ripiena di un formaggio leggermente salato; poi verrete invitati ad assaggiare:
* il lobio (rognone ripieno di fagioli verdi freschi) di cui ogni famiglia possiede una ricetta propria;
* lo stufato di pollo in salsa d’aglio;
* il piccolo pesce di fiume “tsotskhali”, cucinato ancora vivo…
* il siluro d’Europa in aceto con finocchio tritato;
* lori, una specie di prosciutto;
* muzhuzhi, zampe di porco bollite, poi imbevute nell’aceto;
* il formaggio “sulguni” cucinato con burro, melanzane sottaceto e pomodori verdi, tritati con la pasta di noci stagionata, aceto, melograno ed erbe aromatiche;
* “pkhali” è un piatto vegetariano con folgie di barbabietola rossa tagliate o spinaci con la pasta di noci, melograno ed altre spezie.
Nell’Est della Georgia vi verrà offerto il pane di frumento cucinato in speciali forni cilindrici d’argilla, somiglianti ad una giara, mentre nella Georgia dell’Ovest sarete sottoposti a delle focaccine di granoturco calde (Mchadi) cotte nelle tipiche “pentole” “ketsi”.
Gli amanti delle zuppe verranno incantati con una zuppa di riso alla fiamma e brodo di montone “kharcho” oppure la zuppa di pollo tenero “chikhirtma”, con uova sbattute nell’aceto oppure il brodo con carpaccio di carne, aromatizzato con aglio, finocchio e prezzemolo.
Anche I più golosi non potranno resistere allo squisito “chizhi-pizhi”, pezzi di fegato e milza cotta nel burro con uova strapazzate; il pollo croccante “tabaka” servito con la salsa piccante e acidula “satsivi”.
Tra i piatti famosi anche lo storione (melting-in-the-mouth) che si scioglie in bocca, normale o in salsa; la salsa di pollo “chakhokhbili” in chili tomato o come condimento; il piatto “chakapuli”, fatto di giovane agnello in un succo lievemente acidulo di susine selvatiche e cipolle; le salsicce arrostite “kupati” farcite con maiale, manzo e montone finemente tritati e condito con pepe e crespino.
Chiunque in Georgia è appassionato di “Khashi”, brodo cucinato con visceri di manzo (zampe, stomaco, pezzi di testa, ossa) lasciato stagionare con aglio. Esistono alcune opinioni secondo cui la “zuppa di cipolle” di Parigi ed il brodo “khashi” di Tblisi abbiano lo stesso effetto. Entrambe sono mangiate dalle stesse tipologie di persone: dai lavoratori pesanti per mantenersi forti ai festaioli per curarsi la sbornia.
E. Evtushenko scrisse: "Chiunque sega, trasporta, costruisce, sorveglia le strade notturne, fa scarpe, scava fossi mangia khashi alla mattina!"
Poi il Khinkali, una sorta di gnocco di pasta bollita ripieno di montone fortemente pepato, uno dei piatti preferiti dagli abitanti montani e ammirato da tanti.
Ovunque nel Caucaso, mcvadi (shashlik) è molto popolare in Georgia: dipende dalla stagione, ma solitamente è fatto di maiale, montone in melanzane ripiene di pomodori e code grasse.
Molti tipi di carni e selvaggina sono apprezzate in Georgia, da manzo, a capretto a cinghiale. Fino agli inizi del secolo e con l’avvento della moderna agricoltura, ovunque, la carne era considerata una lussuria e difficilmente inserita nei pranzi di tutti i giorni. Per questa ragione ci sono state attività di difesa degli animali selvatici.
A parte la carne fresca, i Georgiani la salano, la essiccano, la affumicano in forni d’argilla. Nelle montagne, i pastori conservano la carne lasciandola sotto l’acqua gelata corrente dei corsi d’acqua alpini. Uno dei metodi più antichi, praticati in molte regioni, è di lasciarla nella pelle di bue, bollita in un largo recipiente, poi interrata sotto terra. Questa carne (gudis kaurma) si conserva anche per un anno.
Oggi la carne è consumata fresca, con tante varietà:
* Buglama (stufato di vitello, erbe e pomodori);
* Sousi (stufato di manzo);
* Gupta (polpette di manzo);
* Ghvidzli (fegato con succo di melograno);
* Basturma (carne marinata e grigliata);
* Mtsvadi (spiedini d’agnello);
* Dadiani Mingrelian Mtsvadi (Dadiani fatta nella regione di Mingrelia);
* Chakapuli (braciole d’agnello stufate);
* Gochi (maialino arrostito);
* Khinkali (gnocchetto di pasta bollita (servita con carne, verdura);
* Chebureki (gnocchetto di pasta bollita, servita con carne e verdura, fritti);
PANE ARTIGIANALE - La particolarità è il metodo di cottura: una specie di pozzo a forma conica, con la base verso l’alto (la parte più larga), con un braciere acceso sul fondo; le pagnotte vengono letteralmente “spiaccicate” sulle pareti in discesa e cuociono allegramente contro ogni teoria sulla gravità!
Passati alcuni minuti, con una spatola speciale ed un abile gioco di polso, le pagnotte vengono ribaltate dal fornaio per terminare la cottura anche sull’altro lato. Ricordo di aver visto un documentario, in cui veniva spiegata la storia di questo particolare metodologia, ancora utilizzata in alcuni paesi rurali in Italia, purtroppo non ricordo dove!
L’assaggio, poi, rende il tutto veramente… stupefacente! La pasta è croccante, morbida all’interno, il grano è di fattura più grezza (o spessa) rispetto alla nostra farina “0” o “00”.
Gli splendori della cucina georgiana sono ulteriormente estasiati dai famosi vini bianchi e rossi; tra una vasta scelta di ottimi vini:
* “Mukhuzani”, con un gusto piacevolmente amaro;
* il fresco “Tetra”, lievemente paglierino (“Tsinandali”) con un tocco amarognolo;
* il lievemente ambrato “Teliani”, di color rubino;
* il “Ojaleshi” ed il dolcemente zuccherino e frizzante “Manavi”;
* il “Kindzmarauli” dal sapore di miele;
* il “Khvanchkara” vellutato e di color ambrato;
* “Gurjaani”, “Tibaani” dal gusto fruttato, e molti altri.
Oltre ai vini, si aggiungono ottimi cognac, champagne, acque minerali e succhi di frutta, che si possono abbinare ai piatti della cucina georgiana.
CAFFE’ - Il caffè consiste in una specie di teiera, in cui è contenuta acqua bollente ed i grani di caffè macinati; versiamo il tutto nella tazzina e… beviamo questo simil “infuso” di caffè non filtrato! Abituato ad una tazzina di Lavazza Crema e Gusto senza aggiunta di saccarosio, l’impatto con la nuova bevanda è abbastanza critico, ma con 3-4 cucchiaini di zucchero non è poi così male…
Il tavolo viene apparecchiato con sapiente cura, seguendo gli antichi rituali.
Il capo tavola “tamada” è scelto dagli ospiti; deve essere una persona con un acuto umore ed una forte abilità d’improvvisazione, oltre che un’attitudine filosofica.
Se ci sono molti ospiti a tavola il tamada sceglie chi l’aiuterà, che in georgiano viene chiamato “tolumbashis”. Tamada lancia il brindisi ed, uno alla volta, brinda seguendo l’ordine. Gli ospiti devono ascoltare ed apprezzare i significati del discorso che il tamada proferisce.
Non è permesso interrompere il tamada quando sta parlando durante il brindisi. Gli assistenti del tamada e gli ospiti possono solo aggiungere qualcosa al discorso principale esposto dal tamada. Se vuoi dire un discorso, il discorso deve essere approvato da tamada; questo rituale non deve essere ristretto agli ospiti, ma in generale è la base per il mantenimento della disciplina a tavola.
Il pranzo procede tra giochi e accompagnato da gare di danza, canzoni e musiche, citazioni e aforismi da poeti e scrittori.

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