Saint Tropez d'inverno: mondanità? No, grazie!

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Saint Tropez d'inverno: mondanità? No, grazie!

 

Pochi nomi di località emanano un potere evocativo pari a quello di Saint Tropez.
Vero e proprio emblema della Costa Azzurra, dire Saint Tropez significa ancora oggi richiamare le spiagge "à la page", la mondanità degli anni Cinquanta e Sessanta, le mode più stravaganti che proprio di là si diffondevano, le trasgressioni di una vita notturna impensabile per noi adolescenti che di giorno andavamo al mare (rigorosamente spiaggia libera…) con il costume da bagno arrotolato nell'asciugamano e la sera bazzicavamo le balere di quartiere dove "si marciava" a pane e salame, gazzosa e... a mezzanotte tutti a nanna!
E poi il mito di Brigitte Bardot e dei suoi amori burrascosi, la spiaggia di Pampelonne, i primi nudisti, la bella vita della Mandrague, le feste che si prolungavano fino all'alba…
Non è un caso, in realtà, che tutto questo si sia coagulato nella baia e nella penisola di Saint Tropez: una tale esplosione di vita può avere come contesto solo un ambiente già di per sé splendido, e quello, senza mezzi termini, lo è!
Oggi, il litorale del Var offre agli amanti delle escursioni a piedi un percorso di oltre 200 chilometri lungo i 432 di una costa prodiga di scenari di rara bellezza, sempre nuovi ad ogni svolta, ad ogni baia, ad ogni promontorio, ad ogni saliscendi.
Proprio un itinerario dei più significativi, vale a dire del giro di Cap Camarat, è stato meta di un fine settimana di metà dicembre 2004, degna conclusione dell'anno escursionistico del CAI di Arenzano (GE).
Doverosa la "sviolinata" all'amico Domenico Bocchiotti, organizzatore, come al solito, attento e inappuntabile.

Clima

Sulla ben nota mitezza del clima della Costa Azzurra non mi sembra il caso di aggiungere molto. Dico solo che siamo stato benedetti da due giornate di splendido sole, che abbiamo potuto compiere l'intera traversata in maglietta a maniche corte, che qualche temerario ha fatto il bagno nelle acque di Cap Taillat, che all'arrivo a Saint Tropez alle 16,30 il termometro segnava 17°, che le pellicce indossate da alcune signore sulla passeggiata a mare risultavano del tutto inopportune oltre che patetiche...

Dove alloggiare

Abbiamo pernottato in un motel della catena Première classe, una delle tante diffuse in tutta la Francia (altre sono ad esempio Formule 1 e B&B): camere standardizzate ma pulite, sufficienti per l'esigenza di solo pernottamento senza inutili ricercatezze. Compresa la colazione a buffet, il prezzo di una camera doppia varia, a seconda delle località, fra i 30 e i 40 euro.

Itinerario

Partenza da Arenzano lungo l'autostrada A10 fino a Ventimiglia, poi A8 dopo il confine. A Puget-sur-Argens (km. 231) ci si innesta sulla N7, che diventa poco dopo N98; un ultimo tratto di 6 km. sulla D559 porta a La Croix-Valmer e di lì in breve alla Plage de Gigaro, dove si lasciano le macchine per intraprendere l'escursione a piedi. Km. totali in auto 272.
L'escursione programmata ricalca il cosiddetto Sentier Littoral, che si svolge quasi integralmente lungo la linea costiera o in immediata prossimità, con meta finale Saint Tropez. Lunghezza totale dell'itinerario: 36,200 chilometri (14,400 il primo giorno e 21,800 il secondo, due tappe spezzate al Faro di Cap Camarat) per un totale di circa 12 ore di cammino. Trattandosi in prevalenza di zona gestita a Parco, non esistono strutture ricettive sul percorso né sono consentiti gli attendamenti; di conseguenza, non disponendo come noi di un pullman, occorre organizzare una staffetta di automobili o taxi per il tratto dal faro al luogo di pernottamento e viceversa il giorno dopo.

Da non perdere

PRIMO GIORNO
Delle due giornate, la prima presenta il chilometraggio minore, vantaggio però annullato dai numerosi saliscendi: benché non si superi mai la quota di 150 metri, il tratto ha quindi una durata di poco inferiore a quello dell'indomani, di 7 km. più lungo ma quasi del tutto pianeggiante.
Si parte dalla Plage du Gigaro, dalla quale evidenti cartelli instradano sul Sentier Littoral; le segnalazioni, sempre esaurienti, sono costituite da una barra gialla, talvolta ad angolo in corrispondenza alle deviazioni da seguire, mentre una croce dello stesso colore indica quelle erronee. Nei pannelli illustrativi che di volta in volta si incontrano, colpisce, oltre che quello scontato di accendere fuochi, il divieto assoluto di fumare lungo il sentiero.
Buona parte del percorso si trova in area protetta per la presenza di fauna e flora tipicamente mediterranee. Si alternano tratti scoperti di spiagge o scogli con altri in un sottobosco nel quale sono frequenti gli eucalipti ed altre essenze che sprigionano una fantastica gamma di profumi; talvolta la vegetazione è talmente fitta da creare veri e propri tunnels di arbusti, passaggi particolarmente suggestivi.
La parte iniziale, di circa quattro chilometri, è anche la più selvaggia e incontaminata della penisola: nessuna edificazione, nessun modo di accesso se non a piedi.
Toccata la spiaggia di Jovan, eccoci a Cap Lardier, punto più meridionale dell'escursione, caratterizzato da ripide falesie, già in vista della Baia di Briande e del particolarissimo Cap Taillat.
Ci aspetta ora un tratto piuttosto scomodo: il sentiero nel bosco, qui particolarmente compatto, non è sempre evidente, si procede a saliscendi con una certa fatica, i passaggi sono spesso molto ripidi e opportunamente agevolati da gradinature in legno, finchè la vegetazione si dirada premiandoci infine con la distesa sabbiosa della spiaggia di Briande, ottimo pretesto per lo spuntino di metà giornata.
Siamo in vista di Cap Taillat, praticamente un isolotto collegato alla terraferma da una sottile lingua di sabbia: percorrerne il perimetro richiede una mezz'ora, ma non ci sembra il caso, visto che ben poco aggiungerebbe al panorama circostante che già da qui è appagante.
Ripreso l'itinerario, si tocca la spiaggia dell'Escalet e si aggira la Baia di Bonporteau, un tratto in cui il paesaggio è caratterizzato da rocce e scogli che ricordano per il colore e la singolarità delle forme la Costa di Granito Rosa che ammirammo qualche anno fa in Bretagna.
Il sentiero prende quota trasformandosi in carrareccia, mentre il Faro di Cap Camarat comincia ad apparire sulla nostra sinistra al di sopra della vegetazione. Credo che lo si potrebbe raggiungere in breve seguendo la strada, ma ci aspetta il colpo di scena finale, probabilmente il tratto più intrigante dell'intera escursione: un ripido sentierino scalinato sulla destra punta di nuovo verso il mare, il cui livello è raggiunto con passaggi spettacolari tra le rocce, in parte transennati e lastricati con la stessa pietra rosata. Gli ultimi metri, in prossimità di una grotta che si schiude sulla sinistra, sono particolarmente divertenti e richiedono il giusto tempismo per passare nel momento in cui non sono sommersi dalle onde. Si riprende quota aggirando le case sparse di Camarat Village fino in vista di Cap Camarat propriamente detto, un isolotto frastagliato che nella luce del tramonto sembra quasi brillare di luce propria in tutte le tonalità di rosso.
Ancora un quarto d'ora in sottobosco ed eccoci al Faro, dove ci attendono il pullman e Paolo, fedele autista di tante gite.
SECONDO GIORNO
Prima di partire, qualche cenno sul Faro di Cap Camarat. E' una costruzione tozza a pianta quadrata alta 25,30 metri costruita tra il 1829 e il 1832 a dominio del promontorio di Saint Tropez. E' situato a una quota di 134,30 metri sul livello del mare ed è il secondo di Francia per altezza della fonte luminosa. In estate è liberamente visitabile dal pubblico.
Si ripercorre a piedi in discesa quasi l'intero tratto finale di ieri, ma prima di raggiungere il Capo, si imbocca a sinistra il Sentier Littoral, dove un'indicazione recita: Saint Tropez 5 ore e 30'. Ci aspetta subito il superamento della Bonne Terrasse, un'ampio spallone roccioso disseminato di arbusti che si supera lungo una cengetta che richiede un minimo di cautela.
Rimarrà l'unica asperità della giornata, dopodiché si scende a una caletta con casette di pescatori, evidentemente riconvertite ad uso di ospitalità turistica. La maggiore antropizzazione della costa sarà una caratteristica dell'intera tappa, a differenza dei paesaggi attraversati ieri. Ci immettiamo quindi sulla spiaggia di Pampelonne, una striscia sabbiosa lunga quattro chilometri: fa un certo effetto vedere la sfilata di chioschetti chiusi e qui e là rare persone che passeggiano, prendono il sole o leggono il giornale, quando si pensi che in estate questo è uno dei poli della mondanità della Costa Azzurra!
Una curiosità di questo tratto è costituita dagli imponenti banchi di alghe adagiati sulla battigia: come descritto in uno dei tanti pannelli esplicativi, si tratta di Posidonia, le cui foglie nastriformi si depositano in inverno sulla sabbia e non vengono rimosse in quanto formano un tappeto naturale che preserva la spiaggia dall'erosione delle mareggiate.
Terminata la spiaggia di Pampelonne a Cap du Pinet, facciamo sosta per lo spuntino di mezzogiorno a Les Salins, tocchiamo la Plage de la Moutte (che è osservatorio marino per lo studio della Posidonia) e ci immettiamo su un tratto, da qui alla Pointe du Rabiou, di altissimo valore panoramico: il mare con la sua varietà di colori, le formazioni rossicce dell'Esterel sul lato opposto della Baia di Saint Tropez, le cime innevate dei Maures all'orizzonte formano un quadro dalla bellezza mozzafiato, specialmente in una giornata limpida come questa.
Le rocce stratificate subito sotto il sentiero, alcuni scogli popolati da colonie di gabbiani e cormorani, sulla nostra sinistra una sfilata di ville da favola (le scorgiamo solo in distanza, protette come sono da recinti o alti muri), completano degnamente lo scenario.
Aggirata la punta di Rabiou, si scorge ormai distintamente la Cittadella e il Porto di Saint Tropez.
Un'ultima sosta sulla Baie des Canebiers per uno sguardo all'indietro verso la collina che ospita, tra le altre dimore immerse nella pineta, la mitica Mandrague di Brigitte Bardot, e non rimane che raggiungere Saint Tropez. E' proprio l'ora dello "struscio" domenicale e non ci sentiamo assolutamente a disagio nel mescolare le nostre tenute da trekkers con le toilettes firmate che sfilano sulla passeggiata a mare!
Abbiamo tenuto un buon passo e manca un'ora all'appuntamento con Paolo e il suo pullman, così c'è anche il tempo per un giro in paese che, al di là dell'aspetto mondano, offre attrattive che lo rendono meritevole di una visita più accurata di quanto non ci sia possibile. Saint Tropez ha infatti un nucleo storico molto ben conservato, con le case dalle facciate colorate, le stradine (ruelles) strette che di tanto in tanto si aprono su belle piazzette, i negozietti di prodotti locali. Interessante la cittadella seicentesca a difesa del porto e notevoli anche alcuni musei, primo fra tutti quello navale. Atmosfere di altri tempi si possono respirare sulla Place des Lices, con la quotidianità dei bistrot all'aperto, delle chiacchierate e delle interminabili partite di petanque (il gioco delle bocce provenzale).
E credo sia proprio l'inverno, con la mitezza del clima, il minore affollamento e i ritmi più rilassati a regalare di questa regione la dimensione più a misura d'uomo.

 

Cap Camarat: un'escursione di due giorni lontano dalle frenesie dell'estate

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