Provenza e Camargue: natura, cultura e deliziose “chambres d’hote”

in viaggio con vale_1606 in Francia

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Provenza e Camargue: natura, cultura e deliziose “chambres d’hote”

Come regalo di compleanno per mio marito ho organizzato un tour di una settimana in questa regione del sud della Francia in cui, anni fa, avevo trascorso una vacanza di pochi giorni.
Mi rendo conto, ora che scrivo di quei luoghi ancor più di quando li avevo davanti agli occhi, che la Provenza mi ha proprio stregato. A ben più illustre livello questa regione ammaliò ed ispirò esponenti delle arti figurative per eccellenza, come la pittura, la scultura e, in tempi più recenti, il cinema. Ma non ne furono immuni grandi scrittori e poeti come il Petrarca che, nelle sue “chiare fresche e dolci acque” traspose la serenità che le sorgenti della Sorgue a Fontaine-de-Vaucluse gli infondevano.
Complice il clima favorevole e il ridotto affollamento rispetto ai mesi estivi, ne è derivato uno dei viaggi più interessanti ed appaganti, tra i tanti che abbiamo effettuato.
Prima di partire ho steso con cura l’itinerario e ho selezionato di conseguenza le soste per la notte, scegliendo tra la vastissima offerta di “chambres d’hotes” (equivalenti ai B&B ma innegabilmente di grande atmosfera).
Siamo partiti con la nostra auto, una Opel Meriva e abbiamo percorso in totale 1928 chilometri (586 in Italia e 1342 in Francia).Una settimana di immersione in una regione francese le cui bellezze non temono confronti1° giorno: 25 aprile 2008
Milano - Saint-Paul-de-Vence, Vence, Tourrettes-sur-Loup, Grasse

Km totali: 397 (293 ITALIA + 104 FRANCIA).
Pedaggi autostradali Francia:
La Turbie: 2 €
Nice S. Isidore: 1,30 €
Cagnes sur mer: 0,60 €
Temendo il traffico del 25 Aprile partiamo da Milano verso le 7,30 e, a causa di rallentamenti all’immissione sulla Genova-Ventimiglia e poi tra Savona e Finale Ligure, arriviamo al confine intorno alle 11,15.
A Cagnes sur Mer lasciamo l’autostrada A8 (uscita n°48) e prendiamo in direzione Saint-Paul-de-Vence, nostra prima sosta.
Ci troviamo nel dipartimento del Var, alle spalle della Costa Azzurra. Lasciamo l’auto nel parcheggio a pagamento ed entriamo nel villaggio, arroccato su uno sperone di roccia (da cui la denominazione “village perché”), dalla Porte Royale percorrendo la Rue Grande. Ci perdiamo per le strette stradine lastricate e arriviamo in una piazzetta dove, protagonista assoluta è la celebre e tanto fotografata fontana, costruita nel 1.850 e punto d’incontro del villaggio.
Oggi la fontana è piena di palloncini colorati e i bambini che passano ne sono molto divertiti. Curiosiamo nei numerosi atelier che affollano la cittadina finché ci rendiamo conto che, nonostante l’ora tarda, non abbiamo ancora pranzato.
Sostiamo in uno dei tanti punti vendita della via principale e mangiamo la prima crèpe e la prima quiche lorraine di una lunga serie.
Continuiamo a girovagare per le innumerevoli viuzze e sono attratta da una particolare disposizione dell’acciottolato che riproduce delle margherite.
Prima di lasciare il villaggio percorriamo la strada esterna che corre lungo i bastioni e da cui si gode di una vista incantevole.
Purtroppo non abbiamo tempo di visitare la celebre Fondazione Maeght, che dista 1 km dal paese e che ospita una delle più ricche collezioni di arte del XX° secolo: opere di Picasso, Braque, Bonnard, Léger, Chagall, Miró, Klee, Kandinsky, Calder, Arp, Giacometti e molti altri artisti.
Lasciamo Saint-Paul e ci dirigiamo verso Vence, cittadina da sempre meta di artisti, poeti e pittori.
Il centro storico è più raccolto e meno particolare rispetto a Saint-Paul ma merita ugualmente una sosta. Ci sediamo a riposare nella piccola piazza in cui si trova il Municipio (in francese “Hotel de Ville”, tanto che mio marito lo scambia per un hotel; e dire che è lui il francofono della famiglia!).
Passeggiamo per il paese e mi diverto a fotografare le tipiche finestre che saranno una costante per tutto l’itinerario: con le imposte in colori pastello e un tripudio di fiori. Scoviamo anche uno strano negozio (ma sarà poi un negozio? A quell’ora è chiuso e non si capisce bene di cosa si tratta) con l’ingresso attorniato da fiori, piante e da strane e coloratissime sculture.
Anche a Vence si trova una fontana che sembra la fotocopia di quella di Saint-Paul, solo che l’ambientazione è meno caratteristica e così pure la sua fama.
A Vence ho il mio primo impatto con le cicale. Di sicuro ci saranno state anche a Saint-Paul ma non ci ho fatto caso.
Più che le cicale souvenir che occhieggiano dai negozietti mi sorprendono quelle in ceramica che decorano gli ingressi delle abitazioni. Infatti, la “cigale” è il simbolo della Provenza; una leggenda vuole che le cicale fossero «angeli tramutati da Dio in insetti e inviati a tenere sveglia e operosa la gente che, a causa del gran caldo, durante il giorno preferiva riposare». Si trovano ovunque: di ceramica, di legno, di terracotta, di sapone (altro articolo onnipresente) e riprodotte sui tessuti.
Proseguiamo il nostro viaggio che ci porterà alla penultima ultima tappa della giornata, nonché sede del nostro primo pernottamento: Tourrettes-sur-Loup.
Il parcheggio nella piazza principale (Place de la Liberation) è a pagamento (ci sono poche altre possibilità di parcheggio), ma la prima mezz’ora è gratuita, così come la sosta dopo le 19.
Tourrettes-sur-Loup e’ definito il “villaggio delle violette” dal momento che la coltivazione di questo bellissimo fiore rappresenta da più di un secolo una delle principali attività dei suoi abitanti. Ne troverete traccia ovunque, anche dipinta sulle lastre che pavimentano una delle porte di accesso al villaggio medievale. In Marzo si tiene il festival della violetta.
Ancor più che a Saint-Paul si resta affascinati da questo curatissimo villaggio abbarbicato alla roccia calcarea e circondato da splendidi panorami.
Anche qui la via principale si chiama “Grand Rue” e gli atelier degli artisti si sprecano.
Deliziatevi girovagando per le numerose viuzze e non mancate una sosta nella gelateria lungo la Grand Rue, dove potrete assaggiare il gelato alla violetta decorato da una (vera) violetta candita.
E’ ancora presto e decidiamo di fare una tappa non prevista: Grasse, città dei profumi fin dal XVII secolo, situata a 20 km da qui.
Anche qui lasciamo l’auto in un parcheggio a pagamento (decisamente mal frequentato) e raggiungiamo il centro storico.
Dopo le meraviglie che abbiamo vistato fino a questo momento Grasse è una delusione.
La parte vecchia della città è piuttosto desolante, finché ci imbattiamo nella sede storica delle profumerie Fragonard e decidiamo di entrare: siamo ancora in tempo per accodarci all’ultima visita guidata gratuita alla scoperta delle tecniche di estrazione delle essenze.
Purtroppo è il turno della guida in lingua francese, ma riusciamo ugualmente a comprendere quanto ci viene illustrato. Ci rendiamo presto conto che la maggioranza dei partecipanti è italiana come noi.
Il percorso termina inevitabilmente allo spaccio dei profumi. A quanto ci dice la guida i prezzi sono decisamente inferiori rispetto alle profumerie. Non ci lasciamo tentare eccessivamente e ci limitiamo ad acquistare qualche confezione di blasonate saponette da regalare agli amici.
Torniamo a Tourrettes alla ricerca della nostra prima chambre d’hotes: “Le Mas des Cigales”, ubicato appena fuori del centro abitato.
Una doppia con colazione costa 105 euro. Tra i B&B prescelti e’ uno dei più cari, ma secondo noi vale la spesa, per la particolarità della costruzione e delle camere. Ogni camera, che ha accesso privato dalla piscina, ha un nome diverso ispirato alla Provenza ed è decorata con un trompe l’oeil a tema sulla testata del letto. La nostra stanza si chiama “La violette” e il trompe l’oeil raffigura una finestra spalancata sul mare con degli uccellini posati sul davanzale.
Ci sono un campo da tennis, una bella piscina e persino una vasca idromassaggio rivestita di legno e allestita nel giardino.
Soddisfatti della location torniamo in centro alla ricerca di un ristorante. L’offerta è piuttosto limitata e optiamo per “Le Medieval”, che si trova sulla destra appena varcata la porta occidentale di accesso al villaggio; pochi tavoli in una gradevole saletta lunga e stretta. In Francia quasi tutti i ristoranti propongono, oltre ai piatti della carta che possono avere prezzi elevati, interessanti e convenienti menù, che consentono di assaggiare le specialità della zona senza svenarsi.
Scegliamo due menù da 23 Euro composti di Entrée + Plat + Dessert, e mezzo litro di vino della casa. Nel complesso ci riteniamo soddisfatti anche se, come ci accorgeremo proseguendo il viaggio, la varietà delle entrées (i nostri antipasti) è piuttosto limitata e si compone generalmente di un piatto di insalata mista su cui è adagiato l’ingrediente che dà il nome al piatto. Oggi abbiamo scelto chèvre chaude (formaggio di capra caldo) e terrina di coniglio.

2° giorno: 26 aprile 2008
Tourrettes-sur-Loup, Trigance, Gorges du Verdon, Aiguines, Lac-de-Ste-Croix, Moustiers-Sainte-Marie, piana di Valensole, Forcalquier, Niozelles

Km totali: 220.
La colazione, non particolarmente ricca, è servita ad un grande tavolo rotondo apparecchiato con gusto, collocato nella veranda prospiciente la piscina e il giardino.
Saldiamo il conto e partiamo alla volta delle Gorges du Verdon, che già in precedenza avevo potuto ammirare, ma in quell’occasione il tempo era stato decisamente inclemente. Questa volta la giornata sembra promettere molto bene.
Ci avviamo in direzione Castellane passando nuovamente per Grasse. Avendo deciso di percorrere la riva sinistra del fiume Verdon, chiamata Corniche Sublime, superata Castellane imbocchiamo la D952 e, all’altezza di Point de Soleil deviamo verso sud sulla D955. Procedendo diritti avremmo costeggiato la riva destra del fiume e, all’altezza di La-Palud-sur-Verdon avremmo potuto percorrere l’anello di 32 km chiamato “la route des cretes” a strapiombo sul Verdon. Per risparmiare tempo optiamo per la riva sinistra e per raggiungerla deviamo per Trigance, scoprendo così un bel paesino che merita assolutamente una sosta. Ne approfittiamo per una merenda di metà mattina e ripartiamo.
La Corniche Sublime offre scorci impressionanti sulla gole che si aprono sotto di noi. L’acqua del torrente che scorre sul fondo è di un colore verde smeraldo che contrasta con il candore della roccia calcarea. I punti di osservazione sono riconoscibili dalle piazzole di sosta ai lati della strada: fra tutti segnalo i Balcons de la Mescla e il Pont de l’Artuby dove intercettiamo una comitiva di più di 30 motociclisti.
Superato il Col d’Illoire (quasi 1000 m di quota) la strada inizia a scendere verso Aiguines. Ancora un paio di soste per fotografare, nello squarcio della montagna, l’ultimo tratto del fiume prima del Lac-de-Ste-Croix (un immenso lago artificiale creato da una diga costruita nel 1975 a sbarramento del Verdon) finché, alle 12,30 raggiungiamo Aiguines. Il paese è caratterizzato dal castello a quattro torri circolari, originariamente residenza privata, poi restaurata e trasformata con la costruzione dei giardini.
Acquistiamo qualche souvenir e pranziamo nei giardini del castello con due ottime “fougasse” (panzerotti ripieni di pomodoro e formaggio) e due tranci di torta alle albicocche acquistati in una boulangerie.
Dopo pranzo ci dirigiamo al Pont du Galetas, splendido punto di osservazione allo sbocco del fiume nel lago. A dispetto di un evidente cartello che proibisce di tuffarsi dal ponte un gruppo di giovani si sta allegramente sfidando in una prova di coraggio. E di coraggio ne hanno veramente tanto data l’altezza!
Prossima tappa l’incantevole villaggio di Moustiers-Sainte-Marie a 630 m di altitudine, reso celebre da una stella dorata sospesa al di sopra della cappella di Notre-Dame-de-Beauvoir tramite una catena tesa tra due guglie di roccia distanti quasi 300 metri. Si dice sia stata appesa in segno di gratitudine da un cavaliere sopravvissuto alle Crociate.
Questo villaggio fa parte dei più bei villaggi di Francia; infatti le fotografie si sprecano, anche se il cielo si è un po’ rannuvolato. Mi attirano in particolare le cascatelle formate dal torrente Rioul e le immancabili finestre in tinte pastello.
Ancora qualche acquisto e ci mettiamo in marcia verso la prossima destinazione, Niozelles, dove sosteremo per la notte.
Ci troviamo ad attraversare la piana di Valensole (www.valensole.fr) dove, nei mesi di giugno e luglio è tutto un trionfo di lavanda in fiore. Purtroppo a fine aprile le coltivazioni di questa pianta, disposte in bande ordinate, si presentano di un colore grigiastro con riflessi violacei. Dobbiamo accontentarci e riusciamo comunque a scattare delle foto suggestive.
Varcato il fiume Durance intorno alle 16 raggiungiamo il “Relais d’Elle”, un bel cascinale in pietra cui si accede direttamente dalla N100, l’antica Via Domitia.
Ci accoglie Catherine, che ci conduce sul retro dell’edificio per mostrarci la stanza in cui alloggeremo. Il locale ha un ingresso indipendente dal giardino terrazzato e arredato con tavolini e sedie di ferro smaltato. Qui, nella stagione estiva, viene servita la colazione.
La stanza si trova in posizione sopraelevata, in quello che una volta doveva essere il granaio, e vi si accede tramite un saliscendi di gradini. Arredata con mobili in legno stile arte povera e con un quadro che ritrae un signore di mezza età (il padrone di casa?), si rivelerà l’alloggio più “rustico” e certamente più “autentico” di tutta la vacanza (oltre che il più economico, al prezzo di 65 euro a notte, compresa la colazione).
Lasciamo i bagagli e chiediamo a Catherine indicazioni su dove cenare. Ci suggerisce un bistrot in una località poco distante ma, dal momento che è ancora presto, decidiamo di visitare Forcalquier (www.ville-forcalquier.fr), a 5 km dal relais, nota per le sue specialità gastronomiche.
Saliamo verso la Cittadelle e attendiamo l’ora di cena godendoci gli ultimi raggi di sole dalla terrazza che circonda la cappella di Notre-Dame-de-Provence.
La parte moderna della cittadina non presenta particolari attrattive, a parte la Cathédrale Notre Dame du Bourguet.
Ceniamo al ristorante “Aigo Blanco”, dove ordiniamo due aperitivi, due fondue bourguignonne, due dessert (per me la crème brulée, di cui sono ghiotta) una birra e ¼ di vino rosso al costo di 55 euro.

3° giorno: 27 aprile 2008
Niozelles, Apt, Roussillon, Gordes, Abbaye de Sénanque, Fontaine-de-Vaucluse, Isle-sur-la-Sorgue, Maillane, Saint-Remy-de-Provence

Km totali: 160.
La colazione, che ci viene servita in una bella saletta arredata con mobili d’epoca, è costituita da caffè, latte o the, accompagnato da croccante baguette, burro e ottime marmellate fatte in casa.
Alle 9 ci mettiamo in marcia verso una delle regioni più affascinanti della nostra vacanza: il Luberon (www.luberon-apt.fr).
Prima sosta veloce ad Apt, nota a livello mondiale per la produzione di frutta candita (www.kerryaptunion.com), di cui sono golosissima. Purtroppo è domenica e, a parte una boulangerie fuori della quale si è formata una lunga e ordinata coda, comincio a disperare di trovare una pasticceria aperta dove acquistare la delizia ipercalorica. Finalmente ne troviamo una e, incurante del costo, mi trovo a pagare più di 20 euro per un fico d’india, due fette di cedro, due pere e quattro fragole. Ad Apt il sabato mattina si svolge un importante mercato provenzale, per il quale siamo purtroppo in ritardo di 24 ore!
La prossima tappa è Roussillon (www.roussillon-provence.com), il paese dell’ocra. Parcheggiamo gratuitamente all’ingresso del paese e ci dirigiamo subito verso il “Sentier des ocres”. L’entrata costa 2,50 Euro, decisamente poco per lo scenario fantastico che offre: un itinerario a saliscendi tra percorsi segnalati che si affacciano su guglie in tutte le sfumature dal giallo al rosso.
Le scarpe inevitabilmente si colorano della finissima sabbia di tonalità arancio intenso su cui camminiamo.
L’origine delle ocre è legata a sedimenti marini cretacei che furono soggetti ad emersione ed alterazione in seguito a una fase di sollevamento tettonico della Durance avvenuto circa 100 milioni di anni fa. Esiste poi un’origine leggendaria piuttosto cruenta, secondo la quale l’ocra sarebbe il terreno impregnato del sangue degli Angeli Caduti, massacrati dall’Arcangelo Gabriele.
La visita del villaggio di Roussillon riserva piacevoli scorci tra le stradine fiancheggiate di edifici negli stessi colori dell’ocra. Lungo la via di accesso al paese un bellissimo trompe l’oeil decora un ampio portone di legno con la vista prospettica di un giardino “alla francese” dove una fontana stile Versailles è fiancheggiata da cipressi e resti di archi e colonne, in cui dominano le tonalità dell’azzurro e del verde.
Acquistiamo una selezione di colori naturali per dipingere e riprendiamo la strada in direzione di Gordes (www.gordes-village.com/html/index.html), il terzo tra “i più bei villaggi di Francia” da noi visitati, dopo Moustiers-Sainte-Marie e Roussillon.
La cittadina è arroccata su una falesia (altro “village perché”) tra le vallate dei fiumi Imergue e Calavon, ed è dominata da un castello rinascimentale attorno al quale si snodano “calades” (viuzze lastricate), archi, portici, scalinate e passaggi coperti. La primavera è il periodo migliore per visitare in tutta tranquillità questo villaggio che, d’estate, è letteralmente invaso da orde di turisti.
Entriamo in una boulangerie dove, con 5 euro è offerta una combinazione salato + dolce + bibita e ci sediamo su un muretto a consumare il nostro pasto, in una stradina insolitamente tranquilla.
A 5 km da Gordes si trova il Village des Bories, un vero e proprio museo a cielo aperto costituito da abitazioni in pietra a secco, risalenti forse addirittura al Neolitico.
Purtroppo il denso programma della giornata non ci consente di visitarlo, perché il sito più fotografato della Provenza ci attende.
L’imponente Abbaye de Notre-Dame-de-Sénanque (www.senanque.fr) è situata in fondo a una stretta vallata scavata dal fiume Senancole. Vi si accede da Gordes imboccando la D177, appena fuori del paese. La strada è stretta e, nella stagione turistica, è a senso unico, cosicché per tornare indietro verso Gordes bisogna fare un percorso ad anello. Poco prima di giungere a destinazione la strada offre una bellissima vista dall’alto dell’abbazia nella sua interezza, immersa nei campi di lavanda. Non avevamo programmato la visita all’interno (le visite sono solo su prenotazione, a orari molto rigidi e con guida in francese), perciò ci limitiamo ad ammirare l’esterno, molto austero, di questo capolavoro dell’architettura cistercense.
Prossima tappa Fontane-de-Vaucluse, ovvero “sorgente della valle chiusa”. Qui, in uno scenario che tanto fu caro al Petrarca, nasce il fiume Sorgue (www.oti-delasorgue.fr). La sorgente si trova allo sbocco di un fiume sotterraneo, alimentato dalle acque piovane che penetrano attraverso le rocce carsiche dell’altopiano del Vaucluse per poi emergere con il loro colore verde smeraldo, dando vita a un paesaggio di grande atmosfera. Il senso di quiete che qui domina conquistò il poeta che, tra il 1337 e il 1352 vi soggiornò spesso, traendo ispirazione.
Durante il mio precedente, breve soggiorno in Provenza avevo già visitato questi luoghi. Purtroppo oggi un’imprevisto ci attende: forse per la troppa affluenza (oggi è domenica) l’ultimo tratto della strada che conduce all’abitato è sbarrato da un vigile. Veniamo deviati lungo una strada a senso unico e ci ritroviamo a percorrere la D24, costeggiando la Sorge. In prossimità di un acquedotto romano alla nostra destra una serie di bassi edifici si affaccia su uno sbarramento fluviale che crea suggestive cascatelle. Le acque del fiume sono di un verde intenso. Lo scenario non fa rimpiangere troppo il ricordo che ho di Fontane-de-Vaucluse. Tra l’altro ho letto che da qualche anno, soprattutto in estate, la sorgente è particolarmente a secco e quindi risulta essere poco più che una pozzanghera.
Decidiamo quindi di continuare verso l’ultima sosta della giornata prima di raggiungere la località in cui passeremo le prossime tre notti.
Riprendiamo la N100 in direzione di L’Isle-sur-la-Sorgue, un tempo fiorente centro industriale di tessitura sviluppato lungo il fiume da cui prende il nome. Oggi c’è un mercatino di brocantage e, complice la giornata di festa i giardini del lungofiume, dominati dalla bella palazzina sede della Caisse d’Epargne sono piuttosto animati. Passeggiando nei dintorni del fiume si scoprono numerose ruote ad acqua, alcune delle quali in funzione.
Acquistiamo delle colorate tovaglie provenzali e riprendiamo il viaggio.
Raggiungiamo Maillane dopo aver attraversato il Rodano a sud di Avignone e aver preso la direzione di Graveson. A Maillane, villaggio noto per aver dato i natali nel 1830 a Frédéric Mistral, fondatore del Felibrismo, movimento per la difesa della lingua provenzale, ci attendono Eve e David, proprietari del “Mas de Mouret” (www.masdemouret.com). Qui una doppia con colazione costa 80 Euro.
Per accedere alla proprietà, una bella costruzione in pietra, percorriamo una lunga strada ghiaiosa fiancheggiata da alberi che separa il casale dalla strada provinciale per Saint-Remy-de-Provence.
Oggi Eve e David non sono in casa, ma ci hanno lasciato indicazioni su come accedere alla stanza a noi riservata, perciò per questo pomeriggio siamo soli nel casale e possiamo per qualche ora sentirci “proprietari” di quest’accogliente rifugio nel cuore della Provenza.
Nel mas ci sono due stanze. Quella a noi riservata, che già avevamo potuto sbirciare dal sito internet, è ancora più graziosa di come ce la immaginavamo. L’arredamento è semplice ma molto curato. Tutto, dal copriletto alle tende in organza, dai mobili di legno grezzo dipinti di bianco al piccolo bagno sopraelevato di due gradini rispetto alla stanza, denota una sapiente attenzione per i particolari. Dalla finestra che affaccia sul retro la vista è ariosa e spazia sulla campagna.
Mio marito si innamora del bagno: il pavimento di legno, i sanitari di produzione inglese, i soffici asciugamani, ma in particolare la doccia; posta a un livello rialzato di tre gradini rispetto al bagno è separata dal resto del locale da una parete in vetrocemento ed è rivestita di piccole piastrelle in diverse gradazioni del beige.
Ne approfittiamo per darci una rinfrescata prima di dirigerci verso Saint-Remy, città natale di Nostradamus, che si trova a soli 5 km da Maillane.
Saint-Remy-de-Provence (www.saintremy-de-provence.com) si trova nel cuore della regione delle Apilles che prende il nome dalla piccola catena montuosa che la attraversa da est a ovest.
Si ritiene che Vincent Van Gogh abbia prodotto più di 150 tele ispirandosi alla campagna circostante.
Questo luogo è famoso in particolare per aver dato i natali, nel 1503, all’astrologo Michel de Nostredame, più noto come Nostradamus. A lui sono dedicate una via e la fontana che ne abbellisce una delle estremità. La casa natale di Nostradamus si trova invece in Rue Hoche, una stretta viuzza defilata del centro storico. Sotto una delle finestre campeggia una targa che ricorda l’evento e sul muro esterno è dipinto un ritratto dell’astrologo che pronuncia la seguente frase: “J’annonce vérité simplement et sans pompe et mon présage naturel jamais ne me trompe” (più o meno “annuncio la verità semplicemente e senza clamore ed il mio istinto naturale non mi inganna mai”).
Dopo aver visitato la Collégiale Saint-Martin che affaccia su place de la République, e aver gironzolato in lungo e in largo per le stradine piene di negozietti (oggi chiusi), iniziamo a cercare un posto per la cena. Mi avevano caldamente consigliato la “Maison Jaune” in rue Carnot ma oggi e domani osserva il turno di riposo. Veniamo attirati da “L’Olivade”, ristorante con veranda che si affaccia su Rue Chateau.
Ordiniamo gli ormai consueti menu e, al prezzo totale di 56 Euro, ho la possibilità di assaggiare un ottimo petto d’anatra cotto nel miele. Come antipasto ci lasciamo tentare dalla rinomata soupe de poisson con salsa rouille. Su un piatto ci viene presentata una zuppiera contenente un denso brodo di pesce con accanto dei crostini di baguette, uno spicchio d’aglio e due ciotoline contenenti l’una una salsa tipo maionese alle erbe (la rouille), l’altra dei filetti di formaggio.
Mio marito ed io ci guardiamo con aria interrogativa non sapendo da dove cominciare. Intuiamo che l’aglio vada strofinato sui crostini e scartiamo immediatamente l’idea. I crostini finiscono immediatamente a bagno nella zuppa ma la salsa e il formaggio che funzione hanno? Iniziamo a ridere: siamo decisamente impreparati ad affrontare quel piatto.
Il formaggio finisce anch’esso nella zuppa formando dei lunghi filamenti che ne rendono difficoltosa la degustazione. Inevitabilmente la salsa resta nella sua ciotola, tanto più che il suo sapore non ci entusiasma. Al ritorno a casa ci documenteremo sul metodo corretto di degustazione, ma di certo non sperimenteremo più questo piatto che ci ha lasciati piuttosto delusi.
Per chi invece volesse cimentarsi sappia che I crostini vanno strofinati con l’aglio e quindi spalmati con la salsa rouille; poi si cospargono di formaggio grattugiato (emmenthal o gruyere), infine si bagna il tutto con alcune mestolate di zuppa.

4° giorno: 28 aprile 2008
Maillane, castello di Tarascon, Pont du Gard, Uzes, Nimes, Maillane

Km totali: 149.
A colazione facciamo la conoscenza di Eve. Eve è una giovane mamma vulcanica che, dopo aver accuratamente apparecchiato il nostro tavolo per la colazione in stile rigorosamente provenzale, riesce ad accompagnare la piccola Lucie di sei anni a scuola, correre in boulangerie ad acquistare le baguette e le brioches fresche per poi tornare e preparare caffè e spremuta d’arancia, il tutto a tempo di record.
Oggi purtroppo piove, ma fortunatamente abbiamo in programma quasi soltanto visite in centri abitati: a parte la Camargue, la parte più naturalistica della vacanza ce la siamo lasciata alle spalle con notevole soddisfazione.
Iniziamo da Tarascon (www.tarascon.org/fr/index.php), a soli 20 minuti di auto da Maillane. Qui ci attende la visita del castello di Roi René, costruito nel XIII° secolo in posizione privilegiata sulla sponda orientale del Rodano. La sua mole imponente ne fa il protagonista assoluto, se non unico, della città in cui Daudet ambientò la sua celebre opera “Tartarino”.
Il castello presenta due torri rotonde, rivolte verso la città e due a sezione squadrata affacciate sul Rodano. L’ingresso costa 6,50 euro e permette di visitarne l’interno salendo per una ripida scala a chiocciola che conduce ai piani superiori dove si trovano gli appartamenti reali e le varie sale in cui si tenevano le Udienze e il Consiglio.
Dalla terrazza, situata a 48 metri di altezza, si gode di un panorama a 360 gradi sulla città, sul Rodano, sul Mont Ventoux, le Apilles, e sulla città reale di Beaucaire, che si trova al di là del fiume.
Lasciata Tarascon e attraversato il Rodano costeggiamo il porto canale di Beaucaire e prendiamo la direzione di Remoulins per poi giungere allo spettacolare Pont du Gard (www.pontdugard.fr), dichiarato dall’Unesco “Patrimonio dell’Umanità”.
Questo ponte romano a tre ordini di arcate, edificato sul fiume Gardon sotto l’imperatore Claudio tra il 40 ed il 60 D.C., faceva parte di un acquedotto lungo circa 50 km che portava le acque dell’Eure dalla sorgente (localizzata nei pressi di Uzès) alla città di Nimes.
In estate le rive del fiume in prossimità del ponte sono prese d’assalto dai vacanzieri che, approfittando dell’accesso gratuito (si pagano infatti solo i 5 euro del parcheggio per l’intera giornata), si godono i raggi del sole e le fresche acque del fiume.
Oggi, anche per via della giornata caratterizzata da una leggera ma costante pioggerella, i visitatori sono pochi (a parte un paio di gite scolastiche) e possiamo fotografare il ponte in tutta tranquillità. Peccato per l’assenza di sole che avrebbe assicurato un meraviglioso contrasto tra il cielo azzurro e la pietra dorata del ponte.
Ci troviamo a pochi km da Uzès (www.uzes.fr) e, anche dietro consiglio di Eve, ci dirigiamo verso questa città un tempo ducale, episcopale e consolare, in cui lo scrittore Jean Racine trascorse più di un anno.
La pioggia non concede tregua e la città è pressoché deserta. E’ ora di pranzo e tutti i negozi sono chiusi. E’ anche difficile trovare un luogo in cui mangiare qualcosa: dobbiamo accontentarci di un mediocre panino e una spremuta d’arancia seduti ai tavolini di un’improvvisata paninoteca sotto i portici della piazza principale, la Place aux Herbes.
Inevitabilmente la città non ci entusiasma più di tanto, eccezion fatta per la celebre Tour Fenestrelle, chiamata così per via delle numerose bifore che la decorano e che rappresenta l’unica superstite di un’antica cattedrale romanica del XII° secolo.
Ci sentiamo tuttavia di affermare che nelle giornate di bel tempo Uzès merita sicuramente una visita.
Sono le 14 e abbiamo tempo sufficiente per visitare Nimes (www.ot-nimes.fr), che dista meno di 30 km da Uzés.
Lasciamo l’auto nel parcheggio coperto Les Halles e ci avviamo in direzione del centro. La prima tappa è l’arena, che data alla fine del II sec. D.C., nei pressi della quale si trova la famosa statua del torero. Arriviamo appena in tempo per scattare un paio di foto in solitaria prima che orde di ragazzini in gita scolastica prendano possesso della piazza.
Il tempo atmosferico non accenna a migliorare mentre ci dirigiamo verso i Jardin de la Fontaine progettati nel XVIII° secolo dall’ingegnere militare J.P. Mareschal e realizzati alle pendici del monte Cavalier.
La fontana che dà il nome al parco, decorata con vasi e statue di marmo o in pietra, è in realtà una sorgente di acque piovane che si infiltrano nei terreni calcarei della garrigue, la “prateria” provenzale, e qui sgorgano in superficie.
Oggi purtroppo i giardini non offrono uno spettacolo esaltante, e non solo per colpa del cattivo tempo: infatti gran parte della fontana è prosciugata e sul fondo presenta cumuli di residuo melmoso. Un impatto ben diverso da quello che avevo avuto in occasione della mia precedente visita.
Nei giardini, a lato della fontana, si trovano anche i resti del tempio di Diana, risalente al II° secolo e il cui nome non è attinente alla sua reale funzione. In effetti non si sa ancora oggi a chi fosse dedicato e da alcuni studiosi è ritenuto in realtà un postribolo!
Torniamo verso il centro costeggiando parte del canale de la fontaine, dirigendoci verso la Maison Carrée. A metà strada, in Piazza d'Assas, ci imbattiamo in una curiosa fontana moderna che copre un'area di 5.500 metri quadrati! Da un lato della piazza un enorme testa di uomo riversa acqua dalla bocca in un canale, il quale progressivamente si allarga fino a sfociare in una vasca, ai lati della quale sono collocate quattro colonne che reggono una stella a cinque punte; sul bordo della vasca, in posizione opposta, stanno un uomo e una donna, con le braccia aperte e rivolte verso l'alto, che ricevono la benefica 'pioggia' d'acqua dall'alto.
Giungiamo quindi alla Maison Carrée, il tempio romano meglio conservato al mondo. Di fronte alla “casa quadrata” non si può fare a meno di notare il contrasto tra il suo fascino antico e la modernità del contesto urbano che la circonda.
Peccato che il colonnato destro del tempio sia coperto da impalcature e non ci consenta di cogliere la bellezza del monumento nella sua interezza.
Prima di tornare al parcheggio gironzoliamo per il centro spingendoci fino alla Cattedrale, affacciata su Piazza delle Erbe. In una pasticceria acquisto i rinomati macarons, cialde di vari colori farcite di una soffice crema meringata in gusti assortiti.
A questo punto decidiamo che la giornata può dirsi conclusa e torniamo verso Maillane.
Per la cena a Saint Remy ci attende “La Gousse d’Ail” in Boulevard Marceau (www.la-goussedail.com), un ristorante molto particolare con una sala arredata con pezzi di modernariato, tra i quali un’intera giostra con automobiline e cavallini. Anche qui mi faccio tentare dal petto d’anatra, ma devo ammettere che quello gustato la sera precedente a L’Olivade era migliore. Per due menu composti di entrée + plat + dessert, due birre e una grappa spendiamo 64 euro.

5° giorno: 29 aprile 2008
Maillane, Vaison-La-Romaine, Orange, Villeneuve-Les-Avignon, Avignon, Maillane

Km totali: 159.
La giornata si annuncia con uno splendido sole. Ben carburati dalla favolosa colazione preparata da Eve partiamo alla volta di Vaison La Romaine, che raggiungiamo in circa un’ora dopo aver costeggiato Avignone, che visiteremo nel pomeriggio, e attraversato i filari delle uve che danno origine ai rinomati e costosi vini Chateauneuf du Pape.
Vaison-La-Romaine è costituita da una parte moderna, che si sviluppa lungo il fiume Ouvèze e ingloba un immenso complesso di rovine di epoca romana distinto in due quartieri, e una parte medievale, a sud del fiume, dominata dai resti del castello del XII° secolo. Un ponte romano scavalca il fiume e unisce le due “anime” di Vaison. Non avendo molto tempo a disposizione decidiamo di visitare il vecchio villaggio, per poi fare una puntata al colorato e vivace mercato che si snoda lungo la via principale della parte moderna.
Il borgo medievale è molto caratteristico, con la sua cinta muraria edificata in parte con pietre provenienti dalle rovine della città romana. Alcune delle case in pietra ospitano una curiosa mostra fotografica a cielo aperto: ingrandimenti di scatti in bianco e nero raffiguranti volti di anziani o gruppi di persone sono collocati in nicchie e anfratti o sugli architravi delle porte d’ingresso.
Saliamo fino al castello da cui si gode una panoramica vista sul Mont Ventoux per poi scendere nuovamente verso la parte moderna della cittadina.
Al mercato acquisto tre metri di tessuto provenzale double face nei toni del beige e bordeaux che diventeranno uno splendido copriletto per i miei genitori.
Prossima tappa Orange (www.ville-orange.fr/index.htm), famosa per il teatro romano e l’arco trionfale, inseriti dall’Unesco nella lista dei Patrimoni Mondiali dell'Umanità.
Parcheggiamo a pagamento (con parchimetro) nei pressi del teatro e ci lanciamo subito alla scoperta di questa meraviglia, che rappresenta l’unico teatro romano in Europa di cui si sia conservato ottimamente il muro di scena, tanto che ancora oggi vi si tengono rappresentazioni e concerti, tra cui, in luglio-agosto, il festival musicale delle Chorégies (www.theatre-antique.com/fr/orange).
Addossato alla Colline St. Eutrope, che ne sostiene parzialmente la cavea, domina con la sua imponente struttura la piccola piazza antistante, da cui si accede al centro storico della città.
L’ingresso al teatro costa 7,70 Euro e comprende un’audioguida nella lingua prescelta. La visita è preceduta dalla visione (facoltativa) di un film che ricostruisce la storia del teatro e il tipo di rappresentazioni che vi si tenevano nell’antichità.
Edificato tra il I° secolo A.C. e il I° secolo D.C. segue lo schema tradizionale del teatro romano, con i gradini della cavea disposti a semicerchio intorno all'orchestra.
Per chi ha poco tempo o vuole vedere il teatro da una differente prospettiva consigliamo di recarsi al parco della collina St. Eutrope, cui si accede imboccando con l’auto la Montée des Princes d’Orange. Dall’estremità settentrionale del parco si gode una splendida vista dall’alto del muro di scena (lungo 100 m e alto 35) e della città intera.
Ripartiamo alla volta di Villeneuve-Les-Avignon (www.villeneuvelesavignon.fr), sulla sponda occidentale del Rodano, proprio di fronte ad Avignone.
La giornata è splendida, il cielo è terso e di un blu intenso, la luce è perfetta per le fotografie. Facciamo una prima sosta all’esterno del Fort St-André, possente fortificazione eretta nel XIV° secolo a protezione dell’abbazia benedettina e del borgo omonimo, la cui porta d’accesso è fiancheggiata da due torri circolari gemelle.
La Tour Philippe Le Bel, costruita nel XIII° secolo a difesa del Pont d’Avignon, ci aspetta; la visita a pagamento costa solo 2 euro e permette l’accesso, attraverso una ripida e stretta scala a chiocciola alla terrazza merlata, da cui si gode un panorama eccezionale sul Palazzo dei Papi e la valle del Rodano: quale miglior modo per introdurre la prossima tappa?
Lasciamo l’auto nell’enorme parcheggio gratuito che si trova subito prima del ponte Daladier. Da qui una navetta, anch’essa gratuita, in meno di due minuti ci porta al di là del ponte, in prossimità della Porte de l’Oulle, da cui si accede alla spettacolare città dei Papi: Avignone (www.avignon.fr/fr).
Designata nel 2000 come la ‘’città europea della cultura”, annovera tra i suoi gioielli architettonici il Palazzo dei Papi, del XIV° secolo, e il Pont Saint Bénezet, del XII° secolo, entrambi Patrimoni Mondiali dell'Umanità.
Ad Avignone in luglio si tiene il celebre Festival del Teatro, durante il quale la città accoglie una folla di appassionati da tutta Europa, diventando un enorme palcoscenico, con circa 500 rappresentazioni ogni anno.
Ci dirigiamo subito verso il Palazzo dei Papi (www.palais-des-papes.com) che visiteremo solo esternamente (l’interno, che tra l’altro è completamente spoglio, lo avevo già visitato in occasione della precedente visita), privilegiando la splendida vista che si gode dai Jardins du Rocher des Dons. Sviluppati su una superficie di 29.000 m2 questi giardini offrono un panorama impagabile sul Rodano, su Villeneuve-Les-Avignon e sul Pont Saint Bénezet, parzialmente distrutto da piene successive tra il 1603 e il 1669, e mai ricostruito.
I giardini sono decorati da statue di avignonesi famosi e da un ampio bacino in cui nuotano cigni, anatre, oche e carpe.
Ci resta un po’ di tempo per gironzolare per la città e vado alla ricerca di alcuni palazzi che mi avevano molto colpita l’altra volta, le cui finestre erano decorate con trompe l'oeil raffiguranti personaggi di varie epoche affacciati alle finestre. Non devo fare molta strada dal momento che si trovano tutti nei pressi della Place de l’Horologe. Purtroppo non riesco a localizzare la fiancata di un edificio su cui sono raffigurati nove Papi avignonesi e che poi scoprirò trovarsi a poca distanza, in Rue Dorée.
Anche questa sera cena a Saint Remy, da “Saveurs de Provence” in Rue Carnot dove, per due menu composti di entrée + plat + dessert spendiamo 62 euro.

6° giorno: 30 aprile 2008
Arles, Parco ornitologico di Pont de Gau, Saintes Maries de la Mer, Aigues Mortes

Km totali: 110.
A malincuore salutiamo Eve e la piccola Lucie e ci avviamo in direzione della Camargue. La giornata è nuvolosa e minaccia pioggia.
Facciamo una prima tappa ad Arles (www.tourisme.ville-arles.fr), città d’arte e storia capoluogo della Camargue, che annovera sette fra i monumenti classificati dall‘Unesco Patrimonio Mondiale dell‘Umanità: l‘anfiteatro, il teatro antico, i criptoportici, le terme romane di Costantino, le vestigia del circo romano, il chiostro e il portale della chiesa di Saint Trophime e gli “Alyscamps” (la necropoli).
Iniziamo la visita da Les Arenes (l’anfiteatro), che è in fase di pulitura, tanto che la parte retrostante ha più l’aspetto di un gigantesco plastico per quanto il marmo è bianco e scintillante anche nella scarsa luce della giornata.
All’orizzonte si addensano neri e minacciosi nuvoloni cosicché, costeggiando il teatro antico ci rifugiamo nella chiesa di Saint Trophime, costruita nel XII° secolo, il cui splendido portale raffigura scene del Giudizio Universale. Dalla Corte dell’Arcivescovado si accede al bellissimo chiostro.
L’interno della chiesa colpisce per la struttura dell’alta navata centrale a cinque campate, fiancheggiata da strette navate laterali.
Il nome di Arles è indissociabile da quello di Van Gogh che vi arrivò nel 1888 e qui trascorse il periodo più fecondo della sua vita artistica: più di trecento quadri nello spazio di 15 mesi. Capitiamo quasi per caso davanti all’ingresso dell’Espace Van Gogh, l’ex Hôtel-Dieu, ora centro culturale polivalente, dove l’Artista fu ricoverato più volte per sospetta schizofrenia dopo essersi tagliato il lobo dell’orecchio sinistro. Van Gogh ne ritrasse il giardino e il cortile interno nel dipinto “Il giardino della Casa della Salute di Arles”.
Il colpo d’occhio è bellissimo: il giardino, diviso in settori trapezoidali che si dipartono dalla piccola fontana centrale, è un tripudio di fiori di tanti colori, tra cui dominano il giallo, il bianco, l’arancio e il viola. Tramite una delle scale situate agli angoli del cortile accediamo alla balconata superiore, alla ricerca del punto di vista scelto dal pittore per il suo celebre quadro. Non nego che la cosa mi procura una certa emozione: i fremiti di un passato indubbiamente lontano ma non poi così tanto per me che, nella mia professione, ho a che fare con eventi accaduti centinaia di milioni di anni fa, mi fanno quasi immedesimare nell’artista, come se stessi guardando quella prospettiva con i suoi stessi occhi.
La stessa sensazione non mi pervade invece di fronte al famoso dehor del Cafè Van Gogh, nella Place du Forum. Credo che sia per il contesto stesso del luogo in cui il Caffè si trova: qui, a discapito della pioggia, una moltitudine di persone affolla la piazza e priva il soggetto del dipinto di quella dimensione intima che caratterizzava il cortile, deserto, dell’Espace Van Gogh.
E’ ora di ripartire verso il cuore della Camargue. Il tempo non accenna a migliorare e comincio a temere di dover rinunciare alla visita del Parco Ornitologico di Pont de Gau (www.parcornithologique.com), 60 ettari di percorsi naturalistici e punti di osservazione.
Imbocchiamo la D570 in direzione Saintes-Maries-de-la-Mer e, fortunatamente, quando avvistiamo il cartello di accesso del parco ha smesso di piovere e timidi raggi di sole si fanno strada a forza tra le nuvole.
L’ingresso al parco costa 7 Euro per gli adulti e 4 Euro per i bambini dai 4 ai 10 anni e, su un percorso guidato di 7 km, consente l’accesso a una delle più alte concentrazioni di fenicotteri rosa che vi capiterà mai di vedere. Ovviamente nel parco non ci sono solo i fenicotteri, ma secondo la stagione, incontrerete innumerevoli varietà di pennuti, tra cui cicogne, aironi bianchi, alzavole, rapaci, passeracei ed altri piccoli trampolieri.
Alcune voliere all’ingresso del parco accolgono uccelli feriti o, per qualche motivo impossibilitati a sopravvivere autonomamente nella natura. Riusciamo a fotografare un grosso gufo reale e, poco più in là, un’aquila nell’atto di dispiegare le ali, quasi a stiracchiarsi.
Non mancano poi batraci, insetti, pesci e mammiferi: in mezzo ai fenicotteri intenti a pescare col capo completamente immerso nell’acqua o a dormicchiare su una sola, esile zampa, nuotano indisturbate le nutrie, grossi roditori acquatici molto simili ai castori.
Inutile dire che in questo paradiso della natura le foto si sprecano. Perdo un po’ di tempo nell’attesa di catturare con la fotocamera un fenicottero nell’atto di spiccare il volo e, alla fine, la mia pazienza è ripagata; noto che, una volta dispiegate, le ali sono di colore rosa intenso, bordate di nero.
Abbiamo ancora tempo, prima di raggiungere Aigues Mortes, dove pernotteremo. Decidiamo perciò di spingerci fino a Les-Saintes-Maries-de-la-Mer, che dista solo 4 km (www.saintesmaries.com/it/index.php?haut=1&navig=venir&ssnavig=venir6&page=venir).
Quando arriviamo il sole è ormai sbucato prepotentemente dalle nuvole. Parcheggiamo l’auto in un quartiere residenziale fatto di casette tutte uguali con le finestre bordate di azulejos, le piastrelle decorate più tipiche del Portogallo che della Francia.
Svoltando in direzione del centro non possiamo non notare la mole imponente dell’Eglise des Saintes Maries che svetta al di sopra del villaggio; nessun’altra costruzione la eguaglia in altezza e si dice sia visibile fino a 10 km nell’entroterra (del resto la Camargue è assolutamente, inesorabilmente piatta!).
Per raggiungerla attraversiamo un grosso piazzale destinato al gioco forse più popolare in questa parte della Francia: la “petanque”, variante nata in Provenza del nostro gioco delle bocce. Il termine deriva dal provenzale "ped tanco", ossia "piedi ancorati al suolo": nel gioco infatti il giocatore che lancia deve restare fermo.
Costruita tra il IX° e il XII° secolo la chiesa è in realtà una vera e propria fortezza, il cui campanile, non fosse per le 5 campane che lo sormontano, appare come una torre semicircolare merlata. Il tetto della chiesa è percorso da un cammino di ronda, anch’esso merlato. Una stretta torre quadrata adorna la facciata nel suo versante meridionale.
All’interno un’unica, alta navata, completamente disadorna. Sulla sinistra una teca circondata di ex-voto custodisce una riproduzione della barca senza vela né remi con cui le "Marie" che danno il nome al paese, ovvero Maria Salomé e Maria Jacobé, in fuga dalla Palestina dove erano oggetto di persecuzioni, giunsero qui insieme alla fidata serva Sara, ora patrona dei Gitani, la cui statua si trova invece nella cripta.
Ogni anno a fine maggio si svolge la Festa dei Gitani, allorché la barca delle Sante viene portata in processione in una kermesse tra il sacro e il pagano con balli, processioni e corse dei tori, che richiama nel cuore della Camargue un popolo variegato di gitani, rom, e altre etnie nomadi da tutta Europa.
Lasciamo Les-Saintes-Maries non prima di aver fatto una passeggiata sul lungomare, quasi deserto in questo periodo dell’anno (salvo per la suddetta festa dei Gitani), ma affollato all’inverosimile durante la stagione estiva.
Torniamo indietro per la D570 fino all’incrocio con la D38c che indica la direzione per Aigues Mortes.
La città si trova al di fuori dei confini geografici della Camargue; per raggiungerla attraversiamo infatti il Petit Rhone, limite naturale occidentale della Regione. Lungo la strada incontriamo le prime mandrie di tori che brucano placidamente l’erba.
Aigues Mortes (www.ot-aiguesmortes.fr/index.htm), il cui nome intuitivamente deriva dalle paludi e dagli stagni che si trovano tutto intorno al comune, si trova nel dipartimento del Gard e la sua edificazione risale al Medioevo. La cinta fortificata, che racchiude la cittadina ed è interamente conservata, fu realizzata a partire dal 1272 da Filippo di Francia e fu ultimata dopo 30 anni.
L'accesso automobilistico all’interno delle mura è a pagamento e può avvenire solo da punti di ingresso specifici. Avendo prenotato una stanza all’”Hermitage de Saint Antoine” che si trova entro le mura in prossimità della Porta omonima, siamo stati informati che abbiamo diritto all’accesso gratuito, semplicemente presentando il ticket d’ingresso in reception, dove otterremo un pass che ci permetterà di entrare e uscire liberamente per tutta la durata del soggiorno (che peraltro è di una notte soltanto, perciò ne usciremo direttamente l’indomani mattina per proseguire il viaggio).
Giunti alla porta di accesso alla città ci rendiamo conto che il distributore di biglietti non funziona e la sbarra è alzata. Un solerte automobilista che ci segue, vista la nostra titubanza, ci invita a procedere con una strombazzata di clacson perchè “il ne marche pas” (non funziona). Alla reception ci comunicano che in realtà, essendo da poco cambiata la composizione della giunta, il nuovo sindaco ha deciso di modificare completamente il sistema di regolamentazione degli accessi (cosa che sembra avvenga ad ogni cambio di bandiera) e pertanto si potrà entrare ed uscire a piacimento finche il nuovo sistema sarà operativo.
L’Hermitage de Saint Antoine è l’unico B&B all’interno delle mura ed è veramente delizioso. Situato in una palazzina di soli due piani affaccia direttamente sul versante interno delle mura e dalle sue finestre con le imposte rosse come il portone di ingresso piovono cascate di piccole campanule bianche.
La nostra stanza si trova al primo piano, quasi all’altezza del camminamento merlato che percorre i bastioni nella loro interezza. Il cielo si è fatto di un blu intenso che contrasta col colore dorato della pietra a pochi metri dalla finestra… sembra quasi di poter raggiungere le mura con un salto.
La stanza (70 euro colazione compresa) è piccola ed essenziale (tutto in questo B&B lo è) ma molto accogliente. Da una porta finestra si accede a un balconcino attrezzato con tavolino e sedie di ferro, da cui si può apprezzare la struttura a saliscendi in cui si articola l’edificio.
Il bagno è quasi lillipuziano, anche se estremamente funzionale: non manca proprio nulla.
Unica nota stonata il fatto che, non essendo dotato di finestra ma soltanto di ventola, dopo due docce e una notte con la porta chiusa, l’indomani mattina uno sgradevole odore di umido pervade il piccolo ambiente.
Ciò nonostante l’hermitage ci piace moltissimo: nell’insieme si percepisce un senso di semplicità e raccoglimento che troveranno definitiva consacrazione la mattina seguente, quando ci sarà servita la migliore colazione dell’intera vacanza.
Dopo aver depositato i bagagli e fatto conoscenza con il gentilissimo e loquace gestore andiamo alla scoperta della città. Ci rendiamo conto immediatamente che si tratta di un luogo molto turistico che, durante l’estate deve soffrire una massiccia invasione.
La piazza principale, Place St-Louis, è infatti disseminata di ristoranti e in quasi tutte le vie del centro c’è almeno un ristorante. Credo che la città nel suo complesso ne annoveri più di 70!
Speravamo di poter fare il giro dei bastioni (visita a pagamento) per avere una visione romantica delle saline che circondano l’abitato nella luce del tramonto. Purtroppo è tardi, l’ultimo accesso consentito è alle 17,30 e sono già le 18. Domani, 1 maggio, i bastioni saranno chiusi al pubblico.
Percorriamo più volte le vie, perpendicolari tra loro, alla ricerca di un ristorante che soddisfi le nostre esigenze. Piatto tipico della zona è la carne di toro, cucinata in vari modi: dalla classica bistecca alla griglia alla tradizionale “gardianne de taureau”, uno spezzatino fatto cuocere per diverse ore con vino rosso e spezie e che, a detta del gestore dell’hermitage, vale la pena provare. Alla fine ci ritroviamo in Place St-Louis e scegliamo il ristorante “Le Capucine” i cui menu ci consentono di gustare entrambe le specialità (due menu 58 euro). Dopo cena torniamo verso il B&B accompagnati dalla sapiente illuminazione delle vie.

7° giorno: 1 maggio 2008
Salin de Giraud, Fos-sur-Mer, Martigues, Meyreuil, Aix-En-Provence

Km totali: 207.
Scendiamo la ripida scala che dalle stanze porta alla reception e scopriamo che il piccolo locale d’ingresso è stato trasformato in saletta per la colazione, che in estate viene servita nel cortile interno.
Sui tavoli, rivestiti, così come le sedie, di un candido tessuto di cotone troviamo un assortimento incredibile di pane di vario tipo, marmellate fatte in casa, caffè, succo d’arancia e un piatto di frutta varia lavata e affettata di fresco. Ci sono anche uva, datteri, prugne secche, alchechengi e frutta sciroppata. Mentre mangiamo il simpatico gestore si rivela una preziosissima fonte di informazioni e suggerimenti sull’ultima parte del viaggio che ci prepariamo ad affrontare.
Ci parla con una disposizione a metà tra l’entusiasta e il disgustato di Salin de Giraud, un villaggio sorto dal nulla in funzione dell’estrazione del sale, che definisce un luogo “surreale”, avente come unico punto di aggregazione un Caffè da lui paragonato all’ambientazione del film Bagdad Cafè, mostrandocene una foto.
Resteremmo ore a parlare col simpatico signore, che all’aspetto ricorda molto un gentleman inglese, ma dobbiamo ripartire. Costeggiamo l’Etang de Vaccarés, cuore terraqueo della Camargue, in direzione delle saline più importanti della zona. Dopo pochi km avvistiamo piccoli gruppi di cavalli bianchi della Camargue.
Salin de Giraud (vaucluse-visites-virtuelles.com/glvirtualbluepopouts/salins-de-giraud.html) non ci entusiasma più di tanto con le sue palazzine in mattoni tutte uguali disposte in lunghe file parallele. Usciti dall’abitato avvistiamo in lontananza i candidi cumuli di sale che brillano al sole. Il paesaggio è effettivamente surreale: ci troviamo nel nulla più assoluto, tra montagne di sale intervallate da bacini di evaporazione. Proseguiamo in direzione sud. La strada corre tra stagni brulicanti di fenicotteri e termina in riva al mare, sulla sterminata spiaggia di Piemançon, dove il campeggio è libero, tanto che in estate si popola di centinaia di camper e roulotte. Oggi ce ne sono solo una decina. Sostiamo una mezz’ora in riva al mare. C’è gente che fa il bagno, ma l’acqua mi dà l’idea di non essere molto calda.
Ripercorriamo la strada da cui siamo venuti e, all’altezza di Salin de Giraud svoltiamo a destra in direzione del Grand Rhone: lo attraverseremo in battello al prezzo di 4,50 euro per un tragitto di poche centinaia di metri.
Per il pranzo sostiamo a Martigues (www.martigues-tourisme.com), all’estremità orientale del Canal de Caronte che mette in comunicazione il Golfe de Fos con l’Etang de Berre, una sorta di mare interno verso cui guarda l’aeroporto di Marsiglia. Per questa sua localizzazione e per l’architettura delle case colorate che affacciano sul piccolo portocanale Martigues è detta “la Venezia della Provenza”.
Mangiamo una crèpe, seduti ai tavolini di un assolato bar in riva al Canal de Caronte e, dopo una gradevole passeggiata a “Petit Venice”, imbocchiamo l’autostrada in direzione Aix-En-Provence.
Per la nostra ultima notte in Provenza abbiamo prenotato una “chambre d’hotes” a Meyreuil, a 5 minuti da Aix-En-Provence.
Raggiungiamo il “Domaine de Valbrillant” (www.domainedevalbrillant.com) intorno alle 14,30. La proprietà è una bastide del XVIII° secolo, ombreggiata da castagni secolari.
Una piscina rettangolare decorata da statue in improbabile stile neoclassico appare come “dimenticata” di fianco alla casa. La bastide è indubbiamente di fascino e offre quattro camere doppie, una suite e tre appartamenti.
Noi alloggiamo nel miniappartamento Saint Victoire, uno studio di 50 m2 con un minuscolo angolo cottura (nascosto da un paravento) e il bagno ricavato al di là di una parete in cartongesso. Il WC si trova invece in un piccolo locale chiuso da una porta, ma senza soffitto, cosicché, nella pratica, comunica con la camera da letto!
Nonostante le rifiniture gradevoli e curate 110 euro ci sembrano un po’ eccessivi, anche in relazione agli altri chambres d’hotes in cui abbiamo soggiornato.
Dopo esserci riposati ci dirigiamo ad Aix-En-Provence, città natale di Cezanne, dove resteremo per la cena.
Ci sono diversi parcheggi a pagamento (tipo silos) lungo la circonvallazione principale di Aix, che è a senso unico antiorario). Dal momento che arriviamo de sud-est, ovvero da Rue Gambetta, scegliamo il primo parcheggio sulla destra appena svoltato in Rue Carnot.
Entriamo nel centro da Rue d’Italie e la nostra attenzione viene catturata da un negozio che vende esclusivamente formaggi italiani: e noi che siamo venuti in Francia col miraggio dei “fromages”!!!. Del resto…. siamo in Rue d’Italie!
In fondo alla via svoltiamo a sinistra e ci troviamo all’inizio di Cours Mirabeu, centro nevralgico della città, ricco di importanti fontane.
Le fontane ad Aix sono un vanto: solo in centro ce ne sono più di venti. Le più celebri si trovano in Cours Mirabeu, come la Fontaine du Roi René e la fontana d'acqua calda che si dice sia costantemente circondata da vapore e ricoperta da muschio a causa della temperatura di 35°C dell'acqua. A questo proposito confesso di aver intinto la mano in tutte le fontane del corso e di non essere riuscita ad individuare quella con l’acqua calda (nonostante ben due fontane fossero rivestite di muschio).
Nella Place Du Général de Gaulle, alla fine di Cours Mirabeu, si trova l’imponente Fontaine de la Rotonde che, con scenografici getti d’acqua, raffigura le tre grazie francesi (Giustizia, Arte, Agricoltura) ed è sorvegliata da leoni e osservata a distanza dalla statua dedicata a Paul Cezanne, ubicata all’estremità opposta della piazza rispetto a Cours Mirabeau.
Un modo facile per perlustrare la città è seguire “le orme di Cezanne”: dei cerchi di bronzo con impressa la “C” di Cezanne e uno stemma che si trovano per terra, e delineano un percorso tra i luoghi più cari all’artista e da lui raffigurati nelle sue tele.
Prima di cena visitiamo anche la cattedrale di Saint-Sauveur (San Salvatore), dal ricco portale gotico, che si trova in Place de l’Université.
Per la cena ci accomodiamo ai tavoli del “Le Cintra”, in Avenue Napoléon Bonaparte, un ristorante piuttosto turistico all’apparenza che però non ci delude: con poco meno di 60 Euro gustiamo due abbondanti e gustose porzioni di cozze marinate, due secondi di carne, due birre e due dessert.
Nonostante le sue attrattive Aix-en-Provence resterà purtroppo legata nei miei ricordi a uno spiacevole episodio: nel prelevare contanti a una delle tante postazioni ATM del Crédit Lyonnais in Cours Mirabeu, la mia tessera bancomat viene catturata per un blocco del sistema e non mi viene più restituita, con l’inevitabile conseguenza di doverne disporre immediatamente il blocco.

8° giorno: 2 maggio 2008
Aix-En-Provence, Milano

Km totali: 526 (233 FRANCIA + 293 ITALIA).
Pedaggi autostradali Francia:
Cannes - Antibes: 2,70 €
Nice S. Isidore: 1,30 €
La Turbie: 2 €
Purtroppo è giunta la fine di questa bellissima vacanza. Prima del rientro ci concediamo gli ultimi acquisti di prodotti tipici, tra cui vini, formaggi e i tipici “calissons” di Aix, dolcetti a base di mandorle e frutta candita ricoperti di glassa bianca.
Lasciamo Aix poco prima di mezzogiorno e alle 15 passiamo il confine con la nostra bella Italia.

La Francia, pur avendo molto da invidiare all’Italia ha sicuramente la grande capacità di saper valorizzare al massimo, spesso più di quanto sappia fare il nostro Paese, le sue bellezze naturali. La Provenza ci è rimasta nel cuore, e già la mente vola al prossimo viaggio che ci riporterà, speriamo presto, in questa terra: Bretagna e Normandia… arriviamo!

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