Provenza e Camargue con mamy e papy

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Provenza e Camargue con mamy e papy

Era parecchio tempo che non facevo un weekend coi miei genitori. Così abbiamo deciso di partire per la Francia, facendo il ponte del 25 Aprile fuori.
Destinazione: Provenza e Camargue.Quattro giorni intensi tra le bellezze d'oltralpe1°giorno
Arriviamo ad Arles intorno alle 11:30am e ci dirigiamo subito all’hotel che avevo prenotato dall’Italia, un Etap hotel. Ad Arles centre ce ne sono 2 ed io ho optato per quello più vicino al centre ville, l’Etap Palais des Congrès, costruito nel solito edificio dell’hotel Mercure. 2 entrate diverse, ma camere nel medesimo corridoio: quello che cambia realmente è l’arredamento ed il prezzo.
In Francia, anche se decidete di partire all’ultimo minuto, ci sono moltissime catene di alberghi che possono fare al caso vostro, ad esempio Campanile, Kyriad, Etap appunto, Ibis ed altre meno conosciute. Basta uscire dal centro storico della città e troverete sempre da dormire.
Le città francesi sono tutte strutturate in questo modo: zona industriale, con ditte varie, supermercati, hotels delle catene sopraccitate e procedendo, il centro storico:non potete sbagliarvi.
Inizialmente volevo andare a dormire in Arles centro, ma l’hotel che mi piaceva era al completo; comunque si trattava dell’hotel le cloitre, http://www.hotelcloitre.com/. Ho avuto modo di vederlo da fuori ed era carinissimo.
La reception dell’Etap hotel è aperta solo a determinate ore del giorno, perciò, se arrivate e trovate chiuso, potete fare il check-in automatico, o prenotarvi una stanza tramite il dispositivo fuori. Vi verrà dato un codice di accesso con cui potrete aprire sia la porta esterna che quella della vostra stanza. Per quanto riguarda le stanze dell’Etap hotel sono tutte basic, con un letto matrimoniale, ed un terzo letto posto sopra. C’è la tv da cui si vede anche rai1, un armadio, un bagno e aria condizionata, che però nel periodo in cui siamo andati noi non si poteva ancora accendere purtroppo. La colazione lascia un po’ a desiderare rispetto ad altre catene, in quanto non ricerevete né croissants né formaggio o jambon per la colazione. Ci sono solo burro, marmellate, baguette o pan brioche, succo d’arancia o caffè, tea e latte. Il costo del petit déjouner è intorno ai 4 euro a testa, economico per gli hotel francesi (considerate che le catene quali il Mercure offrono la colazione per 12 euro a testa e la colazione al bar per un croissant e caffè e latte è intorno ai 3,50-4euro).
Dopo aver portato i bagagli in camera andiamo subito in Arles, per la visita.
Cerchiamo un posto auto vicino al centro informazioni turistiche, ed andiamo a prendere una mappa della cittadina. Davanti c’è la fermata del petit train di Arles: ogni città francese che rispetta lo ha e decidiamo di fare un giro col trenino, per avere un panorama d’insieme (costo biglietto 6 euro a testa). Un po’ deludente a dire il vero, perciò vi consiglio di non farlo se andrete. Scendiamo e ci dirigiamo a vedere Place du Forum, la piazza dove Van Gogh dipinse uno dei suoi quadri, Terrazza del caffè la sera, Place du Forum, Arles. Ci sono molti ristorantini e bar, tra cui il Cafè Van Gogh, quello che Vincent dipinse.
Giriamo tra le varie stradette, che a nostro giudizio non hanno nulla di provenzale, e ci dirigiamo verso l’anfiteatro per la visita. Questa è stata veramente bella, in quanto si può salire fino in cima e si può ammirare il panorama di tutta Arles e dintorni. Riusciamo perfino a scorgere l’abbazia di Montmajour (consiglio: se arrivate ad Arles, andate subito a vedere l’abbazia e poi ritornate in centro, in quanto chiude verso le 6:30pm). Visitiamo dopo la chiesa di Saint Trophime, il teatro antico e il Grand Rhone.
Arles a dire la verità non ci è piaciuta moltissimo, in quanto ci è sembrata una città in degrado, non molto curata e soprattutto semideserta. Pochissima gente per le strade, forse solo turisti. Siamo andati spesso in Francia ed abbiamo visto città o paeselli anche più piccoli, con molta più vita.
Ad Arles ci sono molti negozietti dove potete comprare cose tipiche provenzali, quali ceramica, tovaglie, lavanda etc. Una cosa che non avevamo ancora visto è stato il gratta aglio, un piattino decorato con colori tipici provenzali, con al centro una parte ruvida per poter grattare l’aglio appunto.
Dopo innumerevoli giri, andiamo a bere qualcosa in Place du Forum, prima di cenare e scegliamo il cafè Van Gogh: questo caffè è SCONSIGLIATISSIMO: è turistico, sa di esserlo, e non eccelle per la qualità.
Ordiniamo una lemon soda, un tea caldo ed un caffè macchiato: ci portano acqua calda in tazza con una bustina di tea orribile, marca mai sentita, assomigliava a quella che danno negli hotels economici la mattina a colazione; acqua con ghiaccio e sciroppo di limone, lo stesso che mettono nelle granite per intenderci, ed un caffè che versano letteralmente nel piattino mentre lo stavano trasportando e non si preoccupano nemmeno di far ripreparare. Una scelta orribile! Costo: 8 euro!
Ci alziamo sconsolati e forse i posti nella piazza sono troppo turistici, e non premiano la qualità delle cose: giriamo l’angolo e ci colpisce un ristorantino chiamato LA GRIGNOTTE, 6 Rue Favorin (una traversa di Place du Forum). Entriamo anche se è sempre presto, ci sediamo e a poco a poco inizia ad arrivare gente, fino a che tutto il ristorante diventa pieno.
Prendiamo 3 menù turistici (in Francia ogni ristorante, anche di qualità elevata, ha il proprio menù, che permette di mangiare circa 2 portate+dessert spendendo meno rispetto alla carte).
Io opto per soupe de poisson a la provencal + cassoulet di pollo e funghi, mia madre e mio padre per 2 pavè de saumon a la provencal + entrecote e coniglio con lavanda e altre spezie. Tutto molto buono, piatti abbondanti. In fondo abbiamo anche il dessert. Spesa: 60 euro compresa la mancia.
Dopo un altro breve giretto andiamo verso l’hotel.

2°giorno
Oggi la nostra destinazione è la Camargue. Prendiamo la strada che porta da Arles a Saintes Maries de la mer: il paesaggio cambia: distese di vigneti de sable, e così inizia il parco della Camargue: vediamo tori, cavalli bianchi e anche qualche fenicottero. Non ci fermiamo al parco ornitologico della Camargue, troppo caldo. Lungo la strada molti mas, gli alloggi tipici della zona. Passando, noto anche un mas che mi ero segnata a casa: http://www.camargue.com.fr/cavallini/plan.html
Alla fine non abbiamo dormito qui ma siamo ritornati verso Arles, al solito hotel del giorno prima, ma vi consiglio di fermarvi.
La cittadina di Saintes Maries de la mer è davvero carina: eppure avevo letto dei commenti poco entusiastici in internet; invece la consiglio vivamente. E’ un posto di mare, con spiagge, stabilimenti balneari, molti bars, negozietti tipici nel centro: sembra ci sia più vita rispetto ad Arles; anche se è presto, la città è già in fermento, con i negozi già aperti, i ristoranti già in funzione e c’è molta gente in giro.
Salgo sulla torre della chiesa principale, al costo di 2 euro per studenti. La vista da lassù è davvero incantevole. Scendo e coi miei facciamo la visita della chiesa: dentro c’è un distributore che per 2 euro vi darà una guida della stessa, così potrete fare un’idea perfetta. Sopra la porta della chiesa c’è una croce particolare, la croce della Camargue. Composta da 3 simboli, è ricca di significato: in alto, la croce, simbolo della fede vissuta, ornata con la fiocina dei gardians, ricorda il lavoro quotidiano. La croce è radicata nell’ancora marina, simbolo della speranza nelle tempeste della vita e della storia umana. La croce è cinta dal cuore come fosse un invito all’amore e alla spartizione con coloro che sono vicini e coloro che sono lontani.
Questo simbolo lo ritroveremo nei negozi, come gadget da portare a casa.
Dentro la chiesa si può ammirare l’imbarcazione con le Sante Marie: Maria Jacobè e Maria Salomè: si narra che le due Sante siano giunte sulle coste della Camargue dalla Palestina. Questa imbarcazione, durante il pellegrinaggio in onore di Maria di Giacomo, il 24 e 25 maggio, viene portata fino al mare per la cerimonia (stessa cosa accade il 22 Ottobre, per la festa di Maria Salomè).
Accanto alla statua, sulla destra, c’è il c.d. Guanciale delle Sante Marie: un blocco di marmo sul quale erano appoggiate le teste dei corpi rinvenuti nel 1448. La pietra è levigata dalla venerazione dei fedeli.
Santa Sara invece è la terza Santa venerata nella chiesa, nella cripta in particolare. Notiamo moltissimi ex voto fatti alle 3 Sante. Il 24 e 25 maggio, moltissimi gitani accorrono a venerare Santa Sara, loro protettrice.
Andiamo a fare di nuovo colazione al bar, visto che quella in hotel non ci aveva soddisfatto per niente: croissant per il mio babbo e quiche per me, una delle più buone che abbia mai mangiato: qui i bar e la boulangerie sono nello stesso negozio, perciò potete sbizzarrirvi. Compriamo diversi regalini provenzali nei vari negozietti; alla fine, dopo un’altra passeggiata sul lungomare, decidiamo di andare verso Aigues Mortes, per la visita.
Lungo la strada è pieno di vigneti di Vin de sable, un vino tipico: l’uva cresce direttamente sulla sabbia e potete trovare anche molte cantine dove c’è lo spaccio diretto di questi vini: fermatevi, ma attenti che intorno alle 12pm chiudono. Ci fermiamo ad una cantina chiamata Caveau Les Sablons e compriamo qualche bottiglia ed il sale della saline camarguesi. Voi non fatelo e acquistate il sale al supermercato: 5 euro contro i 2,70!
Arrivati intorno ad Aigues Mortes ci fermiamo al supermarchè per la scorta di prodotti francesi, che in Italia non si trovano così facilmente: compriamo un sacco di salse per la bourguignonne, la salsa rouille per la soupe de poissons, anche con varianti provenzali ed il famoso sale. In più, i nostri biscotti preferiti, le gallettes bretoni: il mio babbo tutt’oggi fa colazione con una confezione a mattina! Ne abbiamo comprate parecchie. Anzi, se conoscete un modo per comprarle direttamente da qualche sito francese fatemi sapere, ve ne sarei grata.
Dopo aver fatto benzina al supermercato (ricordo che i prezzi sono anche più bassi rispetto a quella delle autostrade), parcheggiamo dietro le mura di Aigues Mortes e ci fermiamo a mangiare in un ristorante/albergo chiamato L’Escale, avenue tour de Costance: http://hotel.escale.free.fr/
E’ proprio vicino alla torre principale.
2 menù turistici con entrecote, patatine e insalata come entrees e dolci + 1 omelette jambon e fromage. Costo totale: 36 euro.
Io adoro le omelettes francesi, sono buonissime e diverse dalle nostre: tutto il segreto è nella sbattitura uova!
Dopo pranzo andiamo a vedere la cittadina, veramente molto carina. Ricordo che davanti alle mura, all’entrata principale, partono varie crociere e gite in barca per il parco della Camargue, per la visita ai tori, ai fenicotteri e cavalli bianchi. Noi non l’abbiamo fatta, ma immagino sia stata carina. Tra le varie compagnie ad esempio:
http://www.tiki3.fr/
I negozietti sono tutti in stile provenzale, anche se non manca mai la croce della Camargue.
Potete acquistare saponette alla lavanda, profumi vari, piattini, scodelle, portaolio, aceto, sale e pepe, cicale provenzali, che portano anche fortuna, tovaglie etc etc.
Facciamo un giretto per le viuzze e ci accorgiamo che ci sono moltissimi italiani in giro: il ponte del 25 Aprile si fa sentire in Francia.
Sbuchiamo dalla parte opposta rispetto a dove siamo entrati e ammiriamo da lontano le saline di Giraud e il mare.
Voglio girare intorno alle mura, da sopra stavolta, perciò ritorno verso la torre di Costanza: da qui si può entrare (biglietto ridotto: 4,50-intero sui 6 euro mi pare) e si vede l’alloggio del governatore, il panorama dalla torre e può iniziare la vista da sopra le mura. Vedere tutta la cittadina dall’alto, comprese le saline, di nuovo, che hanno un colore sul violetto, è una sensazione bellissima. Una bella passeggiata, che vi consiglio.
Scendo dopo 1 ora e mezza, quando ormai i miei genitori mi avevano dato per dispersa, visto che avevo pronunciato le fatidiche parole: <>.
Decidiamo di ritornare verso Les Saintes Maries de la Mer per la sera, ma stavolta facendo una strada alternativa, attraverso la strada silve real (foresta reale). E’ una strada secondaria che riporta verso Les Saintes Maries appunto, ma fa scorgere paesaggi completamente diversi (dovete girare sulla destra, ci sono le indicazioni). Ad un certo punto, vi troverete a dover attraversare (guadare) il fiume con l’auto: è stato bellissimo; e pensare che abbiamo scoperto la strada quasi per caso. Ogni mezz’ora c’è un piccolo traghettino che vi porta da una costa all’altra del fiume, gratuitamente. Mentre aspettate, c’è un bar che vi fornirà bibite fresche. Se manca ancora tempo al prossimo traghetto, lasciate l’auto in mezzo alla strada, formando così una fila: il traghetto è piccolissimo: può contenere al massimo 10 auto, perciò prendete subito il vostro posto e non parcheggiate.
Dopo aver guadato il fiume ritorniamo a Les Saintes Marie de la mer: è caldo e tutti sono sulla spiaggia a prendere il sole; la cittadina è proprio una tipica stazione balneare, simile alla Dinard del nord che già avevamo visto in passato. Seguiamo la strada per Cacharel e su questa via, che si ricongiunge alla principale, fatta la mattina, da Arles a les Saintes maries. Scopriamo moltissimi fenicotteri, tori, cavalli bianchi. Potete anche scendere dall’auto, parcheggiandola a lato della strada e fare un piccolo pezzo a piedi: vi ritroverete soli in mezzo al parco della Camargue e potrete contemplare moltissimi uccelli e natura incontaminata. I tori invece si scorgono al di là delle recinzioni, non preoccupatevi.
Ricordo che in prossimità di Saintes Marie è possibile fare anche passeggiate a cavallo.
Dopo questo posto meraviglioso, ritorniamo verso Les Saintes Marie De La Mer per la cena: ci sono molti localini tipici e decidiamo di andare in un posto chiamato L’Esperado, perché ci colpisce il grande vassoio di paella che aveva messo fuori e stava cuocendo sul gas per attirare clienti. Pian piano il ristorante si riempie: mangiamo 3 paellas, per 10 euro l’una. Buona! Dopo mangiato giriamo un altro po’ per il centro che pian piano si sta svuotando. Ma i francesi la sera cosa fanno? Possibile ci sia vita solo in Costa Azzurra e a Parigi? Ritorniamo verso il nostro hotel ad Arles, anche se è ancora presto. Mi devo lavare i capelli, costante in tutti i miei viaggi: altrimenti le foto verranno male.

3°giorno: 25 Aprile
Stamani facciamo i bagagli, perché stasera non dormiremo ad Arles.
Non facciamo colazione in hotel, anche se mio padre non resiste a va a fare il suo primo spuntino con croissant e caffè e latte al bar dell’hotel Mercure.
La nostra prima tappa è la città di Nimes.
Nimes è una città di origine romana con molti abitanti ed un centro abbastanza grande, perciò per raggiungere il centro storico e trovare un parcheggio dovrete girare un po’ di più rispetto ad Arles o Les Saintes Maries de la mer.
Andiamo subito a fare la visita a Les Arenes, che ospita numerose corride e spettacoli. Qui è possibile fare un biglietto cumulativo per la visita della Maison Carrè (casa quadrata), tempio di origine imperiale.
Facciamo nuovamente colazione con quiche ai porri e croissant perché in Francia meritano senza dubbio.
Questa è una vera e propria città, perciò il centro è pieno di negozi, di gente, di ristoranti.
Facciamo un giro veloce e vediamo la cattedrale, la Chiesa di Saint Baudille.
Se volete andare a vedere i Giardini della Fontana e il tempio di Diana dovrete riprendere la vostra auto.
Dopo la visita, ci dirigiamo verso la vicina Pont Du Gard: il sito va assolutamente visto se andate in queste zone, non è facoltativo: una delle cose più belle mai viste.
Sito ufficiale: http://www.pontdugard.fr/
Per arrivare, ci sono 2 strade, una per andare sulla rive gauche, e una per la riva droite: è la solita cosa, però sulla riva sinistra ci sono molte più infrastrutture per voi, come cafè, ristoranti, negozi etc.
Il parcheggio per tutto il giorno costa 5 euro (dovrete pagare ad una delle macchinette self service prima di uscire) e per accedere al Pont Du gard non c’è biglietto.
Il posto è molto bello e la gente viene per passare una giornata a fare un pic-nic, per fare passeggiate e per vedere il ponte. Anche i disabili possono accedere facilmente al sito del ponte.
Dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco, è una cosa indescrivibile. E’ per prima cosa un acquedotto che faceva parte del sistema che portava acqua a Nimes.
Costituito da 3 arcate, il ponte domina il fiume Pardon: alto 49 metri e lungo 275m.
Si può salire fino all’ultima arcata, dalla riva destra. Nel fiume nei periodi estivi, c’è la gente che prende il sole e fa il bagno, perciò portatevi il costume.
La tappa successiva è Tarascona, dove penso, sbagliando, che ci fermeremo per la notte. Aspettiamo a pranzare proprio perché pensavo di trovare molti ristorantini e negozietti tipici.
Arriviamo fin davanti al famoso castello passando per la vicina Beaucaire (anche lei con un castello, rivale di quello di Tarascona). Una volta arrivati a Tarascona, davanti al castello, notiamo con nostro disappunto che la cittadina è semideserta.
Visitiamo il castello, che è bello e dopo cerchiamo invano un posto per pranzare: le strade sono deserte, c’è solo un ristorante proprio davanti al castello, con 4 tavoli fuori, tutti occupati. Perciò, dopo la visita alla Chiesa Collegiale di Santa Marta, lì vicino, ce ne andiamo.
Sono rimasta scioccata. Pensavo che Tarascona fosse una cittadina carina e piena di vita, ma non è così.
Da qui andiamo a Saint Remy de Provence, sperando di trovare un posto più provenzale.
Lungo la strada ci fermiamo a mangiare in un ristorante non degno di nota: era tardi, ci hanno dato le poche cose che avevano: per la prima volta vedo mangiare a mio padre un timballo di un qualche pesce, con formaggio e patate! Esperienza da non ricordare!
Vedo un bambino che si mette a fotografare la nostra auto col suo cellulare. Mah, che di qui passino solo trattori non ci credo.
Finalmente giungiamo a Saint Remy de Provence e la cittadina è carina: riusciamo a vedere anche il mercato cittadino che si svolge nelle varie viette, anche se i prezzi sono gli stessi dei negozi.
http://www.saintremy-de-provence.com/
Saint Remy è la città natale di Nostradamus: ormai nei nostri viaggi è una costante inconsapevole quella di vedere luoghi che hanno a che fare con Nostradamus (lo scorso anno Alet Les Bains).
Anche Van Gogh ha avuto a che fare con Saint Remy: infatti lascerà Arles per il manicomio Saint Paule de Mausole a Saint Remy de Provence. Qui dipinse diverse tele famose, tra cui gli Iris. Qui vicino c’è il paesino di Les Baux de Provence, consigliato! Noi eravamo già stati a vederlo in un altro viaggio.
Da qui vogliamo raggiungere Aix-en Provence per la notte: riprendiamo l’autostrada e usciamo all’uscita centro di Aix: ci sono varie catene di hotels anche qui, ma o sono al completo o i prezzi sono troppo alti per essere a 20 minuti di auto dal centro: per un Ibis e company, dietro l’autostrada, raggiungibile con una strada sterrata, ci chiedono fino a 120 euro e a nostro parere questo posto non vale questi prezzi.
Facciamo un giro per Aix en Provence: la città è in fermento: il corso principale è pieno di gente, di giocolieri. Molto traffico con l’auto, verso le 6pm ci rimettiamo in viaggio: siamo decisi a fermarci per strada, verso l’Italia e il posto scelto è Saint Maximin Les Saint Baume: scelta azzeccatissima. Usciamo dall’autostrada e ci dirigiamo verso il centro: c’è anche un Logis de France, davanti al quale vediamo un bus turistico: qui i prezzi per una tripla sono intorno ai 180 euro a notte. Entriamo in un altro hotel e alla fine decidiamo per questo: il posto si chiama hotel Plaisance
Sito: http://www.plaisance-hotel.com
Paghiamo 65 euro a camera: scelta azzeccata, camera carina, pulita, con 2 letti matrimoniali: bagno con lavandino e doccia e servizi separati in un’altra porta.
Unico neo: non c’è ascensore, perciò per salire in camera serve tutta la forza del mio papy! Io mi limito a portare 2 borsette.
Ci cambiamo ed usciamo per la sera: mangiamo in un posto che piano piano si riempie: Ristorante l’Imprevu. 1 filetto e 2 pizze: la mia con formaggio; i francesi la mangiano così e voglio assaggiarla.
Mio padre vede il suo amatissimo Fernet Branca, cosa strana per i bar francesi: alla fine non resiste e chiede il caffè+l’amaro: lui vorrebbe fare il caffè corretto, cosa che in Francia non usa per nulla; anzi, diciamo pure che per loro questa moda è sconosciuta!
Già per aprire la bottiglia la signorina ci mette un’ora: i camerieri ridacchiano quando il mio babbo lo ordina. Gli dice di buttarne un pochino dentro al caffè, ma alla fine il tutto diventerà fernet al caffè! Era chiaro che sarebbe accaduto, mai prendere una cosa italiana all’estero.
Il costo del caffè corretto sarà di 7 euro per il cognac (così come è scritto sullo scontrino) +2 euro per il caffè: cosa non si farebbe per i vizi)
Costo cena: 44 euro
Ritorniamo all’hotel.
Ps: state attenti che in Francia non usano le palette e le bustine per raccogliere i bisognini del proprio cane! Occhio!

4°giorno
Non mi sono ancora dilungata a parlare di St Maximin les Sainte Baume ma merita una descrizione.
Cittadina caratteristica e anche semisconosciuta dal turismo di massa, ha una basilica bellissima: quella dedicata a Santa Maria Maddalena.
La facciata della chiesa è incompiuta e c’è un’associazione che si occupa dei lavori di manutenzione della basilica, tramite contributi di privati.
La storia di Maria Maddalena la porta in questo posto: cacciata da Gerusalemme dalla persecuzione, Maria Maddalena, suo fratello Lazzaro e la sorella Marta e i loro compagni presero parte all’evangelizzazione della Provenza e lei si ritirò in una grotta della Sainte Baume. Morì tra le braccia del vescovo san Massimino e le reliquie della santa furono conservate in un sarcofago, poi dimenticate e alla fine riscoperte da Carlo II D’Angiò che le volle conservate in una basilica. I lavori iniziarono nel 1295, con quelli del convento attiguo, dei padri domenicani che dovevano sorvegliare le reliquie.
La chiesa è visitabile dalle 10 am in poi, o così era scritto sulle nostre guide. Fortunatamente per noi la troviamo aperta, e nella cripta vediamo le reliquie di Santa Maria Maddalena, insieme al sarcofago.
Sono purtroppo state trafugate sia molte reliquie, durante gli anni, sia pezzi delle decorazioni dell sarcofago, dai pellegrini che venivano per chiedere una grazia alla santa. Resta il teschio e il sarcofago scolpito.
Davanti alla chiesa, potete ammirare il comune e dietro ad essa, girando sulla sinistra, c’è il punto informazioni turistiche, che apre verso le 9 am.
Da qui si accede al chiostro: stupendo!
A volte nei posti meno turistici, meno conosciuti scopri degli angoli di Francia caratteristici, mai scontati e che ti ricorderai per tutta la vita: bene, questo luogo è da non dimenticare!
Accanto notiamo un hotel che era perfetto per noi, peccato averlo visto tardi: http://www.hotelfp-saintmaximin.com/ , direttamente con vista sul chiostro.
Dopo colazione ritorniamo sull’autostrada. St Maximin si stava preparando per la festa del paese e c’erano preparativi in corso ed una lunga fila di auto, in direzione opposta alla nostra fortunatamente!
La prossima tappa prima di tornare a casa è la Costa Azzurra. Il tempo non è bello oggi, peccato. Vediamo la baia degli angeli, dove mi piacerebbe avere una casa e ci fermiamo al nostro autogrill, sopra Montecarlo, che ha il punto panoramico da cui si vede tutta la città: la pioggia va e viene, ma devo fare le foto ugualmente! Ho rivisto il casinò: la prima volta in Costa Azzurra fu proprio a Montecarlo e questa gita coi miei mi rimase nel cuore, anche se non potetti entrare nel casinò poiché ero troppo piccola. Vorrei andarci ora, ma mia madre vuol farmi vedere la cittadina di Mentone, dove io non sono ancora stata.
Ci fermiamo e come in tutti i posti in Costa Azzurra, dall’uscita autostrada alla città c’è da fare un po’ di strada, tutta in discesa per adesso). Dopo aver parcheggiato in centrassimo, vicino al mercato chiuso (dalle 12 alle 14 il parcheggio è gratis) inizia la nostra visita.
Il centro è davvero carinissimo, ai livelli di Cannes.
Forse la gente preferisce andare un pò più lontano dal confine italiano, ma Menton non ha nulla da invidiare ai centri più rinomati per noi italiani.
Ci sono molti negozietti caratteristici, molti ristorantini, un molo con le barche, il tutto molto curato. C'è anche il casinò per chi volesse osare.
Menton è famosa per il festival du citron: infatti, proprio in onore di questa festa, potrete acquistare saponette al limone, fragranze varie e profumi per armadi.
Segnalo un negozio degno di nota, dove fare acquisti: rimane nel centro storico, sulla passeggiata principale: 5 stanze piene di oggetti provenzali, tessuti, coperte, tovaglie provenzali: non potete sbagliarvi, da fuori si nota subito.
E’ ora di pranzo e noi siamo venuti per questo. Volevamo andare da un amico dei miei genitori ormai: Restaurant Aux Bons Coquillages. Sperimentato già diverse volte. Amici dei miei partono da qua per andare appositamente a mangiare in questo ristorante.
Chiuso il lunedì e il martedì. Non ha orari fissi di apertura e chiusura, perciò telefonate prima e prenotate. Di solito è sempre pieno. Parlano italiano, quindi telefonate senza problemi.
Quando siamo stati noi a Mentone, era aperto solo di sera, perciò ci ha consigliato un altro posto e devo dire abbiamo mangiato benissimo ugualmente: Restaurant l'Exocet. Abbiamo preso un fritto misto ed un plateau de coquillages per 2 con gamberi, vongole, ostriche, ricci di mare, muscoli e altri molluschi. Questo plateau costa 50 euro. se volete potete aggiungere anche granchio, scampi. L’importante è mangiare questo piatto in un ristorante di cui vi fidate, perché essendo pesce crudo bisogna stare attenti!
Un ultimo giro e poi riprendiamo il nostro viaggio per casa.

Vi consiglio, se non avete ancora visto questi posti, di aggiungere una visita ad Avignone, molto bella.
Il primo giorno potreste fare una visita veloce ad Arles e poi recarvi appunto ad Avignone e pernottare lì.
Les Baux de Provence è raggiungibile in 30 minuti anche da qui.
I posti sono davvero belli, la natura a volte prende il sopravvento e non lascia mai delusi.
Decidete cosa volete vedere e poi buttate giù un itinerario, tenendo conto anche dei km da fare e delle cose da vedere in ogni posto.
La Francia si gira benissimo, le indicazioni per le strade sono ottime, perciò non vi perderete: vi basterà solo una buona cartina, comprata anche in Italia.
Abbiamo avuto solo un episodio poco piacevole, a fare benzina: i nostri 50 euro sono stati controllati diverse volte controluce per vedere la filigrana, poi l’addetto li ha anche portati in un’altra stanza dove forse aveva la macchinetta per scannerizzarli, ma alla fine tutto ok.
Ogni catena alberghiera ha il proprio depliant informativo con l’elenco di tutti gli hotels: provate a mandare qualche emails per sapere se possono inviarvi qualche opuscolo a casa.
Ciao e buona Francia a tutti.

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