Le Alpi francesi passo dopo passo

in viaggio con Giorgio Pongiluppi in Francia

torna alla mappa
Le Alpi francesi passo dopo passo

In moto alla conquista dei passi resi mitici dalle imprese dei ciclisti del TourSe si ama guidare la moto tra montagne maestose mantenendo quote elevate per centinaia di chilometri, allora la scelta non può che cadere sulle Alpi francesi, prendendo d'infilata i Passi che hanno reso celebre il "Tour" in tutto il mondo.
Cinquecento km. che ogni estate, al solo pensiero, mi sale l'eccitazione. La scusa per partire è far da cicerone ad un amico neomotociclista, un'occhiata alla cartina per la pianificazione del percorso, l'opera di persuasione con la compagna e, non prima di aver consultato Internet in merito a previsioni meteo (bella comodità), si parte, immancabile autostrada fino ad Aosta.
Attacchiamo il passo del Gran San Bernardo, il fondo stradale è perfetto, il paesaggio molto bello per diventare sublime in prossimità della vetta dove è posto il confine (Italia-Svizzera). La discesa sul versante elvetico non è all'altezza della salita, rimanendo tuttavia godibilissima. Giungiamo a Martigny, dove riprendiamo a salire, questa volta in direzione Francia, superiamo altri due passi (il Montets e il Forclaz), non straordinari dal punto di vista altimetrico ma con grandiosi panorami sul gruppo del Bianco. Altro confine tra Svizzera e Francia ed ecco una delle indiscusse capitali dell'arco alpino: Chamonix, spettacolare colpo d'occhio sui 4800 m. del Monte Bianco, l'Aguille du Midi, la Mer de Glace etc.
Per gli appassionati della montagna qui non c'è che l'imbarazzo della scelta. Decidiamo di fermarci in questo splendido paese trovando un piccolo Hotel del centro, non proprio a buon mercato, L. 160.000 la camera doppia senza neppure la colazione.
Passeggiamo per il centro, gremito di turisti già a Luglio, assaporando l'atmosfera e la vocazione alpinistica di Chamonix. Pranziamo in un ristorante diretto da Italiani che preparano piatti davvero squisiti, tanto che non possiamo fare a meno di tornarci anche per la cena.
L'indomani, dopo aver fatto colazione in uno dei bistrot del centro, riprendiamo la marcia attraversando bellissimi paesi come St.Gervais e Megève, aggiriamo il massiccio del Bianco prendendo per il Col de Roseland sulla D902, giungendo a Bourg St. Maurice, importante crocevia nel cuore delle Alpi francesi.
Ancora sulla D902 verso sud, verso il "circuito" alpino più prestigioso che, con il Tour de France, questo Paese possa offrire. Così tra laghi e boschi la strada giunge a Val d'Isère, elegante località sciistica.
Pausa pranzo e poi subito i tornanti di uno dei passi più entusiasmanti, il Col de l'Iseran a 2770 m.
Se la salita al colle ci ha entusiasmato, la discesa ci infiamma ancora di più: in lontananza scorgiamo delle tende accampate in quota, davvero suggestivo campeggiare in queste zone ma il sole è ancora alto e c'è ancora parecchia strada da percorrere. Procediamo superando Lanslebourg e Modane, in prossimità di St.Michelle de Maurienne svoltiamo a sinistra, direzione Col du Galibier; prima però affrontiamo il Col du Telegraph, affiora la stanchezza e in vetta al colle (1700 m.) lasciamo l'asfalto per qualche centinaio di metri e in posizione panoramica piantiamo la tenda, consumiamo la cena e ci mettiamo a dormire.
In piena notte inizia a piovere, per fortuna dura poco e al mattino il cielo è terso anche se fa molto freddo. Raduniamo le nostre cose e ci rimettiamo in marcia: alle 7 di mattina saliamo i tornanti del Galibier in una luce incredibile e nonostante le tute il freddo è pungente (siamo a fine Luglio); al di là del colle, Briançon, facciamo sosta in un bar un po' per fare colazione un po' per riscaldarci.
Risaliamo in sella e dinanzi a noi il mitico Izoard: dal punto di vista paesaggistico niente a che vedere con Iseran o Galibier, tuttavia qui si respira la storia del Tour de France, sulla discesa una stele in memoria del "nostro" Fausto Coppi con una corona di fiori posta dall' organizzazione del Tour in occasione del passaggio della corsa, pochi giorni fa.
Parlando del Tour de France non potevamo a questo punto ignorare il Col de Vars che affrontiamo non prima di un rifornimento a persone e mezzi a Guillestre. Il tempo peggiora, inizia a piovere, non mi demoralizzo, anzi, tutto diviene ancor più suggestivo.
Eccoci al cospetto del tratto più impegnativo di tutto il viaggio, il Col de Restofond, La Bonette (2802 m.); la salita sembra non finire mai, dobbiamo fare attenzione alla sede stradale stretta, deforme, senza guard-rail e come se non bastasse spazzata da un forte vento; portare la moto con passeggero a pieno carico in queste condizioni mette sotto pressione, inoltre, attenzione anche ad un "club" di Dakariani mancati che in sella a TT-600, Honda XR ecc. vanno su come matti.
Gli ultimi chilometri, bellissimi, richiedono ancora più prudenza con riguardo al precipizio vertiginoso sulla nostra destra: il paesaggio è lunare, sosta di pochi minuti sul passo per sgranchirci le gambe e smaltire la tensione accumulata.
Incrocio con lo sguardo altri motociclisti, in particolare un ragazzo tedesco in sella ad una vecchia GS visibilmente compiaciuto d'essere giunto sin qui.
Lasciata alle spalle la nostra "cima Coppi", ancora un centinaio di km. di splendide Alpi Marittime ed eccoci a Nizza; il brutto tempo continua ad accompagnarci e al mare questo pesa ancora di più, così ci infiliamo in un hotel e l'indomani ci immettiamo in autostrada per il ritorno a casa. Un viaggio non senza difficoltà a causa del vento che all'uscita delle gallerie sui viadotti può diventare pericoloso: le folate arrivano improvvise, facendoci sbandare paurosamente, riduciamo la velocità e raggiungiamo la nostra Emilia non credendo ancora a quanto ci è passato sotto le ruote.

Lascia un commento
Per inviare commenti è necessaria la registrazione
Vai alla pagina di registrazione
Seguici su Facebook