La Valle delle Meraviglie

in viaggio con leander in Francia

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La Valle delle Meraviglie

Facente parte a ogni effetto delle Alpi Marittime e situata in territorio francese, appena al di là del confine con il Piemonte e con la Liguria, la Vallée des Merveilles, che comprende anche le adiacenti Fontanalbe e Valmasque, è un vasto circondario alpino modellato per milioni di anni da ghiacciai ormai del tutto ritiratisi. Il risultato dell’opera dei ghiacci è un paesaggio di straordinaria suggestione: montagne che sfiorano i 3000 metri (2872 il Monte Bego), avvallamenti che ospitano numerosi laghetti e lastronate rocciose levigate dall’erosione glaciale sulle quali fin da 1700 anni prima di Cristo gli antichi Liguri dell’Età del Bronzo tracciarono migliaia di incisioni rupestri, testimonianze di vita quotidiana e di spiritualità che sono tutt’oggi oggetto di studio.
In un contesto più ampio, il Parco francese del Mercantour e gli adiacenti italiani delle Alpi Marittime, di Entracque-Valdieri e dell’Alta Valle Pesio e Tanaro formano una delle aree protette più estese d’Europa.

Itinerario

Quello descritto è un itinerario effettuato nel luglio 2001 in due soli giorni per problemi di ricettività nei rifugi ma meritevole di una terza giornata da dedicare, sulla via del ritorno, alla visita non frettolosa dei caratteristici centri della Val Roya. La raccomandazione è quindi di prenotare i pernottamenti con un certo anticipo.
In partenza da Genova (chi proviene da altre città adegui l’itinerario di conseguenza), bisogna percorrere l’autostrada fino a Ventimiglia per imboccare la statale n. 20 del Colle di Tenda (che in territorio francese prende il numero 204). La strada scorre quasi costantemente parallela, ora a quota inferiore, ora sovrastandola, alla linea ferroviaria Ventimiglia - Limone Piemonte - Cuneo, tracciato arditissimo che supera valloni, gole, forre e precipizi a mezzo di opere ingegneristiche di prim’ordine quali gallerie, ponti ed elicoidali. Questa linea, caduta in disuso per decenni, fu per fortuna ripristinata negli Anni Ottanta, offrendo ai viaggiatori un itinerario altamente spettacolare.
Proponendomi fin da ora un successivo articolo al riguardo, mi limito a citare Airole, Breil, Saorge, Briga, St.Dalmas, Tenda, solo alcuni dei borghi di grande valore ambientale, storico e architettonico che si incontrano lungo il percorso automobilistico.
All’altezza di St.Dalmas, si devia a sinistra su una strada dipartimentale che, in un susseguirsi di tornanti, porta in circa 10 km. ai 1390 m. del bacino artificiale del Lac des Mesches. Conviene lasciare una parte delle auto sul piazzale della diga, punto terminale dell’escursione, e proseguire con le altre per 7 km., piuttosto monotoni, fino a superare il piccolo abitato di Casterino e raggiungere infine un bivio a quota 1719. Da qui, zaino in spalla e camminare!

Da non perdere

1° GIORNO
Imbocchiamo una sterrata che risale il Vallone di Valmasque, già all’interno del vasto Parco del Mercantour. Con salita non ripida ma costante si percorre un pianoro popolato di bei larici e cespugli di rododendri, si costeggia poi un torrente e lo si attraversa grazie a una passerella: quando la portata dell’acqua, come quest’anno, è cospicua, bisogna prestare una certa cautela sulle assi scivolose. Eccoci in breve su una bella spalla erbosa ai piedi di un’impetuosa cascata: è giusto l’ora di pranzo, così consumiamo parte delle provviste in uno scenario davvero idilliaco.
Poco dopo, la sterrata diventa mulattiera e cominciamo a prendere quota con ripetute svolte in un paesaggio contraddistinto da grosse rocce arrotondate e levigate dagli antichi ghiacciai. A una svolta, si profila la piccola diga a sbarramento del Lac Vert: occorre attraversarne la sommità per raggiungere il dosso sul quale sorge il Refuge de Valmasque, in posizione dominante sulle acque del lago. Siamo a 2221 metri, 502 al di sopra del punto di partenza per circa due ore e mezza di marcia tranquilla.
Ci troviamo alla base di un’imponente cerchia di montagne: su tutte spicca la piramide aguzza di 3045 m. del Clapier, che nasconde le cime della Maledia e del Gelas, al di là delle quali si estende il Parco Naturale Entracque-Valdieri, ormai nella provincia di Cuneo. Inganniamo l’attesa della cena passeggiando nei dintorni e non tardiamo a scorgere alcuni stambecchi che, pur restando a distanza di teleobiettivo, sembrano essersi ormai abituati alla presenza dell’uomo.
Il rifugio Valmasque (tel. 0033/492319120), inaugurato nel 1951 e appartenente al CAF (Club Alpino Francese) di Nizza, può ospitare una sessantina di persone ma, per un disguido ad opera di un altro gruppo, è strapieno, per cui dobbiamo arrangiarci con dei materassi sistemati sui tavoli affiancati l’uno all’altro dopo la cena: meno male che grazie alla sua abbondanza, agli immancabili giri di grappe e al fatto che la sala da pranzo sia meno fredda delle camerate, siamo predisposti positivamente ad assorbire il piccolo disagio.

2° GIORNO
Sono appena le sei quando vengo svegliato da Umberto e Renzo che, a gesti, mi invitano a seguirli in direzione della porta. Nella debole luce dell’alba un maestoso stambecco sta pascolando a non più di cinque metri dal rifugio: ci degna appena di un’occhiata e continua a brucare l’erba, così possiamo sederci su una panca e goderci lo spettacolo in perfetto silenzio. Momenti magici come questo ripagano ampiamente le fatiche della montagna e non tentiamo nemmeno di scattare una foto: il clic dell’otturatore sarebbe davvero fuori luogo e non vogliamo rompere l’incanto.
In una mattinata fredda ma serena ci mettiamo in marcia intorno alle otto. Attraversiamo la diga e cominciamo a salire in direzione sud seguendo un sentiero che si snoda tra grosse rocce montonate. Il vallone di Valmasque si sviluppa su tre successive terrazze a diverse quote, ciascuna delle quali è occupata da una conca lacustre. Costeggiato il Lac Vert, raggiungiamo in breve, a quota 2273, il Lac Noir mentre cominciano le prime chiazze di neve; guadagnati altri 70 metri di quota, arriviamo al terzo bacino, il Lac du Basto che, lungo 900 metri su una larghezza di 350, è il secondo per estensione delle Alpi Marittime. Il sentiero sulla sponda orientale, che è ancora in ombra, è coperto da un pendio di neve dura, ma la traccia ben pestata lasciata da una comitiva precedente ci permette di procedere senza il rischio di scivolare in acqua.
Quanto nell’inverno e nella primavera siano state cospicue le precipitazioni nevose lo si comprende dai piccoli blocchi di ghiaccio galleggianti sul pelo dell’acqua e dalle placche ghiacciate ancora presenti in alcune anse poco soleggiate.
Lo strappo finale che porta ai 2549 m. del colle non regala niente a nessuno, ma addolciamo la pendenza avanzando sulla neve alta a zigzag, praticamente “scortati” da un branco di camosci che ci precedono a breve distanza fermandosi di tanto in tanto a guardarci: si ha quasi l’impressione che ci vogliano aspettare!
La salita ha termine alla Bassa di Valmasque, l’unico passaggio che mette in comunicazione la Valmasque con la Valle delle Meraviglie propriamente detta. Facciamo sosta per uno spuntino godendo da un versante lo stupendo scenario dei tre laghi appena costeggiati e dall’altro un largo pianoro innevato, 400 metri più in basso, disseminato di laghetti, piccoli ma non meno suggestivi. Dalla Bassa si dirama anche la traccia che in circa un’ora e mezza porta alla cima del Bego, itinerario piuttosto impegnativo ai limiti dell’ascensione alpinistica.
Scolliniamo al di là del valico lungo numerosi tornanti che consentono di perdere quota rapidamente fino al fondo della Vallée des Merveilles. Attraversato un lungo tratto pianeggiante, mentre ormai la neve si è via via diradata, si raggiunge il settore delle rocce montonate che fecero da lavagna per le incisioni rupestri che più di ogni altra cosa hanno dato notorietà alla Valle. Non ci si aspetti però di individuarle facilmente a ogni piè sospinto: è opportuno provvedersi in anticipo di una mappa dettagliata o, meglio ancora, prenotare una delle escursioni organizzate dai guardiaparco (tel. 0033/93047773), grazie alle quali si può accedere ai complessi più importanti, preclusi agli escursionisti.
Alcune delle incisioni sono comunque visibili guardandosi intorno con un po’ di attenzione; trattandosi di opere risalenti a quasi quattromila anni fa, i soggetti, ovviamente stilizzati, non possono essere che quelli della quotidianità dell’uomo di quel tempo: animali selvatici o domestici, per lo più bovini o ungulati; strumenti di lavoro e armi; figure umane, talvolta di significato rituale, quali “il Mago”, la più famosa di tutte; forme geometriche, probabilmente legate a culti e simbolismi, di difficile interpretazione. Una delle maggiori concentrazioni si trova sulla cosiddetta “parete vetrificata”, una roccia verticale ben segnalata lungo il sentiero, sulla quale sono chiaramente distinguibili un’iscrizione di epoca romana, una barca a vela, pugnali e figure di uomini e animali. Alla lunga le diverse raffigurazioni finiscono per essere un po’ ripetitive e credo che gli itinerari guidati, lunghi alcune ore, siano raccomandabili solo se si abbia uno specifico interesse per l’argomento, ad esempio per ragioni di studio o profonda passione.
Per quanto ci riguarda, dobbiamo anche fare i conti con il tempo a disposizione: come ho detto all’inizio, l’ideale sarebbe un secondo pernottamento in rifugio, per l’esattezza il Refuge des Merveilles, già visibile in lontananza lungo la discesa che ha inizio poco dopo la parete vetrificata. In questa maniera, ci si potrebbe dedicare alla visita guidata delle incisioni e il terzo giorno, raggiunte le auto, inframmezzare l’itinerario di ritorno con alcune soste nei suggestivi paesi della Val Roya.
Noi dobbiamo invece tenere una tabella di marcia più sostenuta. Raggiunto intorno alle 13 il Refuge des Merveilles (tel. 0033/93046464), situato a 2111 metri in riva al Lac Long Supérieur e in vista del Monte Bego a nord e della Cime du Diable a sud, facciamo sosta sul prato antistante dando fondo alle ultime provviste dello zaino. Ripresa la marcia e costeggiati di lì a pochi minuti il Lac Long Inférieur e il Lac Saorgine, scendiamo lungo una carrareccia praticabile solo da veicoli autorizzati che si svolge ad ampi tornanti sul fondo del Vallon de la Minière, così chiamato per le miniere di piombo e argento, attive fin da epoca romana e dismesse all’inizio del Novecento; è il tratto più monotono dell’intera escursione, che in non meno di due ore ci riporta al Lac des Mesches.
Non rimane che riunire le auto e intraprendere la via del rientro; come ho detto, ci manca il tempo per fare qualche tappa, ma torneremo sicuramente per approfondire altri aspetti di queste bellissime vallate.

Magnifici paesaggi alpini poco lontano dal mare della Riviera!

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