In Normandia e Bretagna con una bimba

in viaggio con zainoescarponi in Francia

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In Normandia e Bretagna con una bimba

Scogliere, fate, castelli, laghi, intrighi, guerre, riti normanni, mare in tempesta, solitari fari stagliati sullo sfondo di spettacolari tramonti, Giovanna d’Arco ed il D-day; questo e molto altro era nella nostra testa prima di partire, a questo e molto altro eravamo destinati ad assistere… Assistere sì, perché questi luoghi sono talmente affascinanti e pieni di storia che basta chiudere gli occhi un momento e liberare il nostro cuore, per percepirne l’essenza e lasciar che, avvolti nel silenzio siano loro stessi a raccontare…
Ed è il silenzio forse, il vero protagonista di queste terre, battute da venti impetuosi con cieli cangianti, di mille colori. Silenzio, sporadicamente interrotto soltanto da qualche grido di gabbiano, in questi luoghi dove, in tempi antichi le urla che risuonavano erano quelle dei soldati in guerra che morivano a migliaia, per guadagnare un palmo di questa meravigliosa e tanto contesa terra.
Tenterò di ripercorrere per voi questo viaggio fatto con mia moglie Laura e mia figlia Federica, spettacolare intrepida esploratrice di solo un anno e tre mesi. Cercherò alla fine di darvi dei consigli che spero si rileveranno preziosi per chi, pur con bambini così piccoli non rinuncia alla passione di viaggiare all’avventura, e fa della conoscenza, della sorpresa e del rispetto per le più diverse culture la sua bandiera.Chiedo sin d’ora perdono se curerò poco l’aspetto poetico e romantico dei luoghi per lasciar più spazio ad un maggiore pragmatismo che vi sarà senz’altro più utile delle mie personali e sentimentali, magari, anche romantiche considerazioni. Lascerò, pertanto queste ultime in parte sepolte nel mio spiegazzato diario, fedele compagno di tanti bei viaggi.In viaggio con i figli: un grande valore aggiunto!6 Settembre 2004
ROMA CIAMPINO - PARIS BEAUVAIS
Un mio amico mi aveva detto”: Ryan Air ha veramente unito l’Europa”, ed infatti aveva ragione, i suoi voli low cost, sono comodi e ben organizzati. Forse per la prima volta nella mia vita arriviamo al piccolissimo aeroporto di Parigi Beauvais con addirittura mezz’ora d’anticipo, ciò non guasta poiché sull’aereo Federica si diverte un mondo, ma per noi è abbastanza stressante tenerla a lungo seduta in braccio alla sua iperpaziente mamma.
Quest’aeroporto, come quello di Ciampino da cui siamo partiti, lo adoro, è così piccolo ed a misura d’uomo, non ti da quel senso di frastornato spaesamento ed abbandono che si prova arrivando nei grandi scali internazionali e, semplicemente attraversando una piccola stradina, mi ritrovo a ritirare l’auto prenotata attraverso internet negli adiacenti uffici della Hertz.
Qui capisco subito due cose, la prima è che l’inglese lo parlano in pochi e preferiscono addirittura l’italiano, e la seconda è che i preventivi della Hertz su internet sono al lordo di tasse, assicurazioni e di qualsiasi tipo di optional, per tanto l’affitto dell’auto si rivelerà nostro malgrado la spesa più pesante di tutta la vacanza.
Ritirata l’auto con un po’ di emozione, classica quando arrivi in un paese sconosciuto, ci mettiamo alla ricerca dell’albergo, anche questo prenotato on line.Come prima esperienza da viaggiatore telematico, ho preferito affidarmi alla conosciuta catena dei Ballantines Hotels , non sopportando il carico di responsabilità derivante dal correre il rischio di finire in una topaia la prima notte con una bimba così piccola.
Arriviamo così ad Allonne non distante dall’aeroporto, dove con 59 euro, ci daranno una minuscola pulita ed impersonale stanza. Nessun posto è tuttavia troppo piccolo quando la nostra immaginazione è grande, ed il mio pensiero vola già sulle falesie di Dieppe che ci attendono per l’indomani, quindi, a notte già inoltrata, dopo il rito del biberon ci addormentiamo vincendo a stento l’eccitazione del viaggio che ci aspetta.

7 Settembre
BEAUVAIS - DIEPPE
Il confronto dei nostri grandi magazzini con quelli di tutto il mondo è una cosa che ci ha sempre entusiasmato, sembra un’abitudine stupida ma è incredibile la mole di informazioni che si possono avere su un luogo ed un popolo semplicemente analizzando le sue abitudini alimentari e consumistiche, decidiamo per tanto di fare un salto per approvvigionamenti vari (pannolini inclusi) da Auchan.
Lungo la strada verso Dieppe notiamo dei cartelli con un simpatico galletto che indica la presenza di bed and breakfast , optiamo così per fermarci in uno di essi, e scopriamo che appartengono alla catena dei “Gites de France”, che hanno tutti come peculiare caratteristica quella di essere inseriti in un contesto agreste, e gestiti al livello famigliare.
Arredati inoltre in stile provenzale, faranno la gioia di mia moglie, mentre i numerosi animali da cortile quasi sempre presenti saranno estremamente stimolanti per la mia piccola Federica.
Il tempo è buono, e ci concediamo un pic nic sulla verde erbetta all’inglese immergendoci nel paesaggio bucolico, lasciamo quasi a malincuore quel clima di pace per concederci un primo assaggio della costa, recandoci alla vicina Dieppe.
La cittadina sul mare è molto caratteristica, ma percepiamo subito quel velo di tristezza, che non ci abbandonerà mai nella visita di questi luoghi dove nelle precedenti guerre, ma soprattutto in quel 19 agosto del 1942 tanti, tantissimi ragazzi molto più giovani di me hanno spento qui la loro vita in un primo malriuscito tentativo di far breccia contro le preponderanti forze tedesche.
Su tutto aleggia una domanda a cui tanti hanno tentato invano di dare una risposta: PERCHE’? Chi decide ad un certo punto che tanti ragazzi debbano tutti insieme smettere di vivere?
L’intera costa credo sia un monumento alla forza dei venti e dell’oceano, ma ancor di più alla stupidità umana ed al suo innato istinto all’autodistruzione, simbolo ne sono i tantissimi mausolei funerari dove dopo tanto odio e sangue, fluttuano finalmente insieme nel vento le bandiere delle nazioni belligeranti, mi torna alla mente la lapidaria frase che recita: “il paradiso è all’ombra delle spade!” nella quale trovo continue conferme, ma che, da convinto pacifista, utopisticamente forse, mi rifiuto ancora di accettare.
Con il cuore gonfio ci perdiamo in uno spettacolare tramonto, godendoci le evoluzioni di alcuni solitari surfers , ed ammirando i panorami fintanto che il sole non muore soffocato dall’orizzonte.
Federica si comporta da bambina esemplare, e capiamo da subito che l’intera vacanza la dedicherà a quello che sarà il suo hobby preferito, la caccia ad i numerosissimi gabbiani su queste immense spiagge, vera delizia per giocosi infanti.
Unica nota dolente, la nostra bimba soffrirà un po’ di mal d’auto rimettendo per due volte, tremando come una foglia, più che altro per questa nuova brutta sensazione che tanto la spaventa, mentre poverina saremo costretti a spogliarla e cambiarla sul ciglio della strada.
Rientrati nella nostra camera con uso cucina, prepariamo una cena un po’ di fortuna, mentre chiederò alla nostra ospite il permesso di usare la lavatrice, il suo atteggiamento freddamente disponibile, un po’ mi da fastidio, metterà personalmente i vestitini della nostra lattante a lavare, pronunciando in francese alcune parole di biasimo di cui intuisco comunque il senso.
Condividiamo la cena con altri turisti tedeschi alloggiati e ci accoccoliamo nella nostra confortevole stanza.

8 Settembre
DIEPPE - ERITRET
Partiamo abbastanza tardi, abituati da innumerevoli anni a viaggiare da soli, inizialmente si fa fatica ad adeguarsi ai ritmi diversi (e comunque sicuramente più stressanti) che si hanno viaggiando con un bebè.
Decidiamo dopo la consueta sosta per approvvigionamenti da Auchan di percorrere la litoranea d75 e poi la 925 per apprezzare appieno i panorami, sperando che Federica non abbia problemi.
Dopo un primo spettacolare assaggio di falesie a Pourville la strada si allontana dalla costa e corre lungo la bella e tranquilla campagna normanna.
Consigliati dalla nostra immancabile guida (Lonely Planet), facciamo una breve sosta a Sant Valery dove, dopo aver reso omaggio alle protagoniste scogliere, è molto divertente fare il cosiddetto “giro della penitenza”. Il tour parte dall’information point e ci conduce solitari in giro per tutte le piccole chiesette medievali; fra le tante, facciamo alcune belle foto della nostra bimba nel rigogliosissimo giardinetto pieno zeppo dei più variopinti fiori del piccolo convento. Sfruttando il caldo meraviglioso sole, ci concediamo un pranzo al sacco immersi nel totale silenzio, rotto soltanto dal costante rumore dell’oceano e dai pacati rintocchi della campanella del convento stesso.
Tornati in auto, proseguiamo alla volta di Fecamp, simpatica e grande cittadella, che ci sembra addirittura caotica rispetto ai piccoli tranquilli villaggi visitati fin’ora a cui ci siamo ormai abituati.
Da vedere sono sicuramente le chiese di Sant Etienne e La Trinitè dove è conservato il “Prezioso Sangue”, oltre alla spettacolare abbazia benedettina da tempo immemore sede della famosissima distilleria,che riusciamo però ad ammirare soltanto esternamente essendo arrivati dopo l’orario di chiusura (le 18.00 ca).
Arriviamo ad Etrerat e poi ad Aval verso il tramonto, che ci regaleranno panorami e foto d’effetto delle imponenti maestose falesie, davanti alle quali rimaniamo a bocca aperta, consci di essere di fronte a qualcosa che resterà nella nostra mente per sempre…
Siamo stanchi, e ad Eritret troviamo una minuscola camera in un albergo sopra un pub, la cosa comunque ci piace, e ci concediamo una bella cena in un ristorante stile corsaro con veranda sull’oceano, mangiando a prezzi popolari ostriche e frutti di mare al lume di candela.Il tutto risulterebbe alquanto romantico se, Federica, non decidesse di movimentare un po’ la serata giocando con un piccolo beagle di alcuni clienti creando scoppi di piacevole ilarità.
Romanticismo sfumato ce ne torniamo in camera facendo progetti sull’indomani, io sono curiosissimo di vedere Honefleur di cui ho tanto letto, patria artistica degli impressionisti come Manet e fonte di ispirazione per molti dei cosiddetti “poeti maledetti”, decidiamo però di concederci una mezza giornata di riposo anche per la nostra piccolina, e con questi propositi dopo i riti del pannolino crolliamo esausti sul letto.

9 Settembre
ERITTRET - LE HAVRE - HONEFLEUR - SANT AUBIN SUR MER
Come da programma approfittiamo del magnifico sole per arrampicarci (questo è il termine forse giusto) lungo la stradina che conduce al di sopra delle alte falesie, e mi compiaccio di riuscire a farcela portando Federica sulle spalle insieme alla pesante attrezzatura fotografica, la foto sulla vetta più alta spersi nel vento al di sopra dell’oceano, varrà sicuramente ogni nostro sforzo.
Animisticamente ringraziamo lo spirito del vento onnipresente ma mai freddo, di cui siamo in questi giorni ospiti.Ridiscendiamo quasi abbronzati, immortalando due lepri che si rincorrono sulla brughiera, in parte purtroppo rovinata da un vicino campo da golf.
Rigenerati dall’aria così pura ci mettiamo in auto e percorrendo la D 940 arriviamo fino a Le Havre che decidiamo a priori di non visitare. Trattandosi del secondo porto commerciale Francese con le sue ovvie grigie mostruosità industriali tipiche di ogni grossa città portuaria ci limitiamo ad un veloce giro panoramico in auto.
Sempre di mostruosità si tratta, se non altro per il caro pedaggio (5 euro one way) per attraversarlo, il Ponte du Normandie che taglia la Senna, è sicuramente degno di menzione, e ci offre una vista particolarmente inconsueta, consideriamo per tanto il costo del pedaggio come quello di un biglietto per assistere ad uno spettacolo che francamente merita.
Poco dopo eccoci finalmente alla mia ambita romanticissima Honefleur.
La guida e le mie letture non mentivano, la cittadina sembra pacificamente addormentata lungo l’estuario della Senna; risparmiata in parte dai bombardamenti dell’ultima folle guerra mondiale, conserva ancora intatte le antiche case di legno e, soprattutto, la spettacolare (per la sua unicità) chiesa di Sant Chaterine sapientemente costruita dai marinai e dai maestri d’ascia nell’unica maniera che conoscevano, tant’è che risulta essere una barca rovesciata, nella chiglia della quale accoglie i suoi fedeli. Il limpido sole e l’aria piacevolmente tersa ci accompagnano nei nostri giri tra le minuscole botteghe.Curatissimi i negozietti ed i pittoreschi caffè, sui tavolini dei quali mi diverto ad immaginare scrittori e poeti del passato, fissare le loro ispirazioni ed emozioni su logori quadernetti di grezza carta, o pittori allora sconosciuti, strapazzare le loro tele con vivaci colori.
Due sole note negative in tanta bellezza: i parcheggi rari e cari, ed un ovvia estremizzazione turistica del pittoresco luogo.
Autostrada A13 per Caen: l’adrenalina del viaggiatore anche oggi ha fatto i suoi danni, Federica appare infatti un po’ stanca, optiamo quindi per una sosta a il pranzo in una bellissima area di ristoro ben curata e con tanti giochi per bimbi. Dondolando su un’altalena la mia piccola consumerà il suo pasto, mentre io le dedicherò le mie attenzioni fotografiche… quant’è bella!
Caen è abbastanza grande ma soprattutto è importante da un punto di vista storico, basti pensare che qui c’è il castello di Guglielmo il Conquistatore, all’interno del quale è racchiuso il museo Normanno. E proprio nel museo toccheremo purtroppo con mano la proverbiale antipatia di alcuni, e sottolineo ALCUNI, francesi.Dopo averci fatto pagare giustamente l’ingresso alle 17,20 assicurandoci che avrebbero chiuso alle 18,00, alle 17,40 invece, ci precludono l’accesso ad alcune sale invitandoci ad uscire prima, a nulla valgono le nostre proteste. Dagli eventi costretti, ed a malincuore dobbiamo ricorrere alla maleducata e da me condannata furberia italiana che ci consente di rientrare da un’uscita secondaria permettendoci di dare un’occhiata a tutto, e di farci un quadro completo della storia di questi luoghi, che avevamo peraltro già studiato a priori.
Inutile descrivere le facce dei custodi quando ci vedranno riuscire, ma ripeto, non è una cosa di cui vado fiero, anzi sono profondamente convinto che quando si è ospiti l’educazione ed il rispetto delle regole siano indice di civiltà, soltanto che, sarebbe stato più corretto non farci entrare, piuttosto che pretendere che uscissimo dopo dieci minuti e per di più con mezz’ora di anticipo sull’orario di chiusura, le ingiustizie non le sopportiamo!
Stanchi anche oggi dell’intensa giornata, a Sant Aubin troviamo un delizioso alberghetto, dove consumiamo stremati una cena fredda in camera e, se pur già vestiti abbandoniamo alla fine l’idea di uscire. L’unica che la sera sembra essere sempre pronta per la discoteca è la nostra piccola, che prima di addormentarsi, non rinuncia mai alle sue divertenti evoluzioni.Le spiagge dello sbarco ci attendono l’indomani, e così ci accoccoliamo, cullati dalle urla dell’oceano scosso da una forte e piovosa tempesta notturna.

10 Settembre
D-DAY SPIAGGE DELLO SBARCO: Sword beach, Juno beach, Omaha beach e relativo cimitero militare americano
Non ho mai scattato tante foto pregando, non ho mai smesso di pregare, guardavo, pregavo e scattavo, vedevo le mie gambe muoversi sulla sabbia verso le roccaforti tedesche, e pensavo a quanti ragazzi erano morti nel tentare di fare quei miei stessi passi, ogni passo centinaia di morti, metro dopo metro, passo dopo passo… è orribile, è impossibile non sentire un groppo in gola, e ti ritrovi ad asciugarti gli occhi senza neanche accorgertene.
C’è una torretta su cui era piazzata una mitragliatrice sulla spiaggia, mi avvicino e traduco mentalmente le iscrizioni dall’inglese, quella torretta non fu mai presa perché cadde,quella torretta non fu mai incendiata, quella torretta era piena di migliaia di munizioni, i suoi occupanti (due) furono presi circa venti chilometri dopo, avevano finito persino le munizioni delle loro pistole… non c’è bisogno di aggiungere altro credo.
Ci arrampichiamo su per il cimitero americano, quello con cui inizia la prima scena del film “salvate il soldato Ryan”… Pulito, curato, quasi coccolato sembra veramente un luogo di pace ma c’è un particolare che subito salta all’occhio, 6 giugno 1944, la data sulle croci è per tutti o quasi la stessa, mai vista tanta gente, morire nello stesso giorno. Un bimbo innocente si arrampica su una croce, il padre lo rimprovera, mentre la sua sorellina con la sua piccola mano scorre i nomi sulle lapidi afferrandone appena il senso. Ho guardato nei loro occhi e di nuovo mi sono ritrovato a pregare.. Ho pregato il mio Dio affinché questi luoghi vengano preservati a monito di tutti i terribili errori che abbiamo commesso e nei quali insistiamo. I nostri figli sono il futuro, educhiamoli, parliamogli di queste cose, come i miei nonni hanno fatto con me, non dobbiamo dimenticare! Facciamo funzionare le loro scuole, non creiamo automi dipendenti dalla televisione, nutriamo il loro spirito di riflessione e di critica, insegniamogli il significato del libero arbitrio, parliamogli di Caino ed Abele!
Come può da una cosa così candida come un bimbo venir fuori un soldato?
Questo noi dobbiamo impedire, i bimbi ci vengono affidati puri, noi dobbiamo solo mantenerli tali educandoli ai buoni sentimenti.
Poco più che bimbi erano quelli che qui sono morti nell’età in cui io ancora giocavo…forse qui era necessario, non discuto, ma mai più dovrà ripetersi. Forse il presidente Bush non ha visitato con la dovuta attenzione questi posti, ma questa è un'altra storia… Nessuno, nessuno, tranne Dio o qualunque altra entità superiore fosse anche la stessa natura in cui noi crediamo, ha il diritto di decidere quando una persona deve cessare di esistere.
Fine dello sfogo, e qui chiedo scusa, ma non aggiungere riflessioni personali di fronte a tanto scempio, e lasciare che un simile “spettacolo” ci scivoli via senza lasciare segni sarebbe superficialità ed ipocrisia.
C’è un urna in questo cimitero con dei sigilli e non potrà essere aperta prima del 2024 (credo), all’interno di quest’urna ci sono dei segreti su quella guerra che l’umanità non è ancora preparata a conoscere, così più o meno recita la lapide.
Ammantati da un tiepido sole e dall’onnipresente vento, proseguiamo il giro delle spiagge: Sword, Juno, Omaha, il cielo ingrigisce nel frattempo, o forse è solo l’effetto delle nostre riflessioni sui nostri animi, e restiamo per un po’ in silenzio davanti a spettacolari panorami.
Sostiamo per il pranzo in un supermercato a Bayeux, famoso per il celebre arazzo di Guglielmo il Conquistatore, ci piacerebbe vederlo, ma la povera Federica ci ricorda i suoi diritti di bambina, stanca di stare troppo a lungo sul seggiolino, tanto che infrangendo la legge, ci facciamo l’ultimo tratto di autostrada fino quasi ai piedi di Mont Saint Michel con lei che dorme in braccio alla pazientissima mamma.
Troviamo senza fatica un posto economico per dormire in un piccolissimo paesino a circa dieci km dal monte, è una sorta di campeggio-hotel e per circa 40 euro affittiamo una spaziosa stanza con cucina, prepariamo una buona pasta e Federica mangia tantissimo, mentre io mi gusto ogni sorta di formaggi tipici puzzolenti, appestando tutti con gran soddisfazione.Ce n’andiamo così a nanna ma non senza aver ripassato sulle guide la visita del monte, chiudo alla fine gli occhi pieni di toccanti immagini, ma sognando l’oramai vicina mitica Bretagna.

11 Settembre
MONT SAINT MICHEL - BRETAGNA
Arriviamo di buonora sotto al monte la qualcosa ci consente di parcheggiare relativamente vicino.
Il monte è spettacolare, nelle prime luci del giorno sembra galleggiare nella nebbia, aiutato dal cielo nuvoloso, appare quasi spettrale, sospeso nell’aria e nel tempo.
Ora ovviamente c’è bassa marea, anche perché quando è alta i parcheggi vengono sommersi completamente, occhio per tanto ai cartelli con gli orari!
Il percorso che si arrampica sul monte fortificato è un susseguirsi di angoli medioevali suggestivi, verrebbe voglia di fare una foto ad ogni passo, e non esistono praticamente punti che non valga la pena di immortalare, oggi però purtroppo è sabato, la gente è tanta, troppa, ed è impossibile procedere con il passeggino sulle infinite scalinate che, capiremo poi, essere una costante del monte stesso. Abbandonato l’ingombrante mezzo all’ingresso della meravigliosa abbazia, scatto qualche foto al cielo incredibilmente basso e terso. Federica vorrebbe correre, ed impedita diventa irascibile, non si può lasciarla libera per le ripide scalinate; così, macchina fotografica in spalla la porto in braccio per ore, tanto che lei stanca si addormenta, dandomi un senso di faticosa tenerezza.Il mio pensiero corre ai genitori del passato che, come me, portavano i loro bimbi in grembo su e giù per l’angusto maniero.Quanto era grama la vita nell’antichità!…Ne ho immediata conferma nella sala degli amanuensi, dove centinaia di frati passavano la loro esistenza copiando enormi tomi incurvandosi ed accecandosi come se ogni tomo terminato andasse a pesare sulle loro povere spalle.La ruota a trazione umana per approvvigionare il castello della preziosa acqua, rafforza la mia pena anche per l’alto numero di schiavi, e di guerre necessarie per procurarseli che questa meraviglia sospesa nell’oceano deve essere costata.
Ormai felicemente colmi del viaggio nel passato, usciamo dal castello e lo circumnavighiamo per una buona parte del suo perimetro sulla sabbia pericolosamente molle in alcuni punti.
Quando salirà la marea lo farà con la velocità di un cavallo al galoppo c’è scritto, decidiamo perciò di non aspettare troppo ma, sotto le imponenti mura, abbracciati da un caldo sole, consumiamo il pranzo su uno scoglio e contornati da mare nuvole e gabbiani, improvvisamente ci accorgiamo di esistere!
Di nuovo in macchina diretti stavolta a St. Malo ci rendiamo di nuovo conto che oggi è sabato ed è arduo trovare un posto per dormire, ci avviciniamo inoltre alla parte più turistica e cara della costa smeralda, guarda caso piena di americani, troviamo infatti una stanza soltanto verso sera.
Visita rapida dei luoghi e per domani abbiamo in programma un altrettanto rapida fuga da qui, vogliamo la Bretagna più selvaggia, trovata finora soltanto nel cielo che, con i suoi colori e le sue nubi, lotta con il mare disputandosi lo scettro della bellezza in una guerra senza fine.
Mangiare “Moules” (cozze) al vino bianco e formaggio camembert in un ristorantino a Dunin fino a scoppiare, non renderà tuttavia la notte meno piacevole anche se credo di aver ingurgitato almeno 100 esemplari dell’insidioso mollusco.

12 Settembre
DUNIN - LAMBALLE
Dopo la solita abbondante colazione nel B&B, con altri turisti francesi gaudenti per le esibizioni di mia figlia con un simpatico cagnolino, decidiamo di tornare a St.Malo per una visita accurata della città che sembra veramente meritarlo.
Il posto è in effetti carinissimo; interamente ricostruito dopo l’ultimo conflitto, è forse fin troppo perfetto, ed affollato com’è di turisti mi ha per un momento ricordato Disneyland.
In compenso, la fedelissima ricostruzione, da modo di capire come poteva essere una città fortificata sul mare nel corso del XIV secolo.
Fare il giro della ronda sulle mura, è un piacevole rito da non tralasciare, da qui poi scendiamo in spiaggia per vedere i fortini su cui erano piazzati i cannoni a difesa dell’urbe, ed i particolari allevamenti di cozze su pali verticali che sfruttano le maree.
Federica fa la pappa inseguendo i gabbiani dei quali è oramai diventata il terrore, tentando di acchiapparli sul chilometrico arenile.
Rispettato così il suo diritto allo svago, visitiamo la vicina Dinan, carina cittadina medievale molto ben conservata, che ci omaggerà di una piacevole e faticosa scarpinata fino al canale.
Apro una parentesi per segnalare che qui, come ovunque in questi siti, i dolci sono ottimi, soprattutto i miei amati Kay dolcetti alle mele modello “Nonna Papera”… squisiti.
Di nuovo in auto decidiamo di saltare una parte della Costa Smeralda che abbiamo capito essere eccessivamente turistica e, dirigendoci verso la Costa di Granito Rosa, arriviamo così a Lamballe, ma esageriamo con i chilometri, tanto che Federica si sente male in auto sulla strada un po’ tortuosa, e proprio oggi che aveva mangiato parecchio rimette tutto.
I miei sensi di colpa mi inducono a fare ammenda di fermarmi qualche giorno sulla costa per riposare un pochino tutti, tempo permettendo ovviamente.
13 Settembre

CAP FREHEL - TREGUIER
Svegliarsi sotto una pioggia battente mentre si è al calduccio è sempre comunque un piacere, lo è ancor di più se si sa, che, una volta preparati i bagagli, ci aspetta una calda, fragrante colazione con dolci tipici bretoni preparati in casa dalla nostra gentile ospite del Gites de Frances.
Parlare con i locali dico io, vale sempre più di cento guide e così la signora ci consiglia di andare a vedere “Cap Frehel”, dove ai piedi del faro muore la brughiera, spegnendo i suoi colori nell’oceano.
L’aspettativa non tradisce le attese, la giornata oramai piovigginosa, trasforma il tutto in una scena da film,ed infatti è questo uno dei set cinematografici più ambiti per i films sui vichinghi, il bel faro passa in secondo piano rispetto alla maestosità delle falesie.
Intanto smette di piovere, mi prendo Federica in spalla e mi avventuro per i sentieri nella brughiera scattando ogni tanto qualche foto, nel vano tentativo di portar via un po’ di quei colori con me.
In macchina e via… ebbri di spirito bretone, che però soccombe dopo un po’ sotto la nostra mediterranea voglia di sole.Troviamo il bel tempo poco prima di St Brieve, percorrendo una strada secondaria che si allontana un po’ dalla costa attraversando però la caratteristica campagna.
Evitiamo St.Breve che giudichiamo al solito troppo grande, per dirigerci sempre verso la costa di granito rosa, il tempo stringe, ma il sole oramai protagonista, ci invita a pranzo di nuovo su una bellissima spiaggia assaporando baguette e pomodori, ed imboccando al solito Federica mentre pratica il suo sport preferito con i gabbiani; temiamo che tornati a casa, sarà un grosso problema convincerla di nuovo a vivere in cinquanta mq.
Tra Pampol e Treguier troviamo un bellissimo Gites (45 euro) gestito dalla signora Mary, forse la prima francese veramente simpatica, che ci consiglia un ristorantino ottimo nel centro di Treguier.
Il consiglio è giusto, ceniamo con ostriche, zuppe, frutti di mare e formaggi per solo 29,50 euro in due, l’ambiente è raffinato ma forse deduciamo dall’atteggiamento ostico delle cameriere, che i gridolini di Federica non sono molto bene accetti, pertanto ci affrettiamo a togliere il disturbo.
Domani ci attendono i Rochers.
Piccola nota: Laura è veramente bravissima e, con infinita pazienza riesce a tenere Federica buona tutto il tempo sul seggiolino posteriore, giocando con lei, e riuscendo persino a farla mangiare alcune volte, nonostante sia spesso sommersa dai bagagli, quando ogni tanto i nervi saltano, la mia bimba se ne esce sempre con qualcosa che ti fa morire dal ridere ridandoci la carica in un attimo.

14 Settembre
ROCHERS
Andando a visitare i Rochers ero ignorantemente convinto che mi sarei ritrovato di fronte le classiche se pur bellissime scogliere, invece, niente di tutto questo.
I Rochers non sono altro che enormi scogli levigati dal mare durante l’alta marea e dal possente vento quando le acque si ritirano.
Sotto l’effetto del sole assumono i più diversi colori, e su alcuni (molto scivolosi) è possibile salire, tra questi spunta ogni tanto un faro od una rovina, od una vecchia chiesa, su tutto domina il silenzio, rotto soltanto dal vento che porta il burrascoso urlo del mare.
Tra schizzi di spuma, scatto foto a non finire suscitando anche un po’ di invidia da parte delle due mie modelle preferite che sentono la loro bellezza trascurata rispetto a quella della natura, insomma mi tocca fare qualche foto anche a loro!
Il camminare lungo la spiaggia e l’aria pura, mettono un sano appetito, tentazione irresistibile quella di fermarsi in un piccolo bistrò nel paesino, attirati dal profumo di accattivanti crepes.
Ne mangio almeno tre che vanno giù con dell’ottimo sidro squisito in questi località, così per smaltire un po’ di calorie, ci lasciamo andare ad una passeggiata trai variopinti negozietti, peraltro molto turistici.
Leggiamo sulla guida di ancestrali megaliti che dovrebbero essere in zona e, montati in auto ci cimentiamo nella ricerca, soltanto alla fine scopriamo rischiando di rimanere impantanati, che per raggiungere il menhir bisogna possedere un fuoristrada od essere disposti a percorrere circa 11chilometri di sentiero a piedi; la cosa in altri tempi ci avrebbe entusiasmato, ma volgendo anche il giorno alla fine, incappiamo a malincuore in quella che si rileverà alla fine, l’unica vera privazione di una vacanza fatta con la nostra bimba… Poco male a conti fatti!
Abbiamo ora un valido motivo per ritornare!
Alcune volte la fortuna del viaggiatore fa si che si capiti nel luogo giusto al momento giusto, e così quale momento migliore per visitare i tanto declamati calvari, se non nelle prime ore della sera.
Gli ultimi raggi di sole filtrano tra le lapidi e colpiscono il calvario proprio sulla croce.
Raffigurazioni che espongono il dramma della passione di Cristo con personaggi a volte grotteschi, ne aumentano il patos.Siamo soli nel cimitero in un paese in cui non abbiamo visto nessuno, alle nostre spalle una minuscola chiesetta la cui porta è sbarrata….
Croci celtiche ovunque e raggi del giorno morente che passano nei loro interstizi, ho, abbiamo come l’impressione di trovarci in un momento magico, anche Federica sembra capire e non parla… meraviglioso… inenarrabile!
Tornado sul piano materiale, inenarrabile è anche il sapore del dolce caldo acquistato nell’unico desolato negozio aperto trovato per raggiungere questo luogo, nel quale avevo chiesto informazioni.
Ci siamo persi e d’altra parte crediamo che questo posto non esista, è praticamente sera eppur siamo avvolti da una luce smielata bellissima, sembra quasi ci insegua tra gli infiniti alberi di mele… penso al sidro, ed intanto finisco in un lussuoso (ma non caro) B&B con un bellissimo ristorante, nel tetto del quale sono state ricavate due romanticissime camere.
La famiglia che lo gestisce è stravagante, sono tutti artisti, pittori scultori forse anche musicisti, quello che crediamo sia il padre, ha un’arruffatissima chioma, mi ricorda tanto Branduardi, è bellissimo, anche se parlano unicamente il francese. Poco male, con gesti pacati ci capiamo alla perfezione.
Potremmo cenare in camera, abbiamo cibarie a volontà, ma come resistere al profumino che viene dal piano di sotto? Crepi l’avarizia, domani si risparmia,…scendiamo un po’ titubanti data la sobria eleganza del posto, il mio “Branduardi” ci presenta il menù in Francese, mi torna in mente una vecchia pubblicità della Balilla, e mi verrebbe da dire:”rigatoni”! Ovviamente ordiniamo una squisita zuppa ed una meravigliosa insalata degnamente preparate dalla figlia del proprietario, con aria squisitamente assente.
Federica ravviva l’atmosfera con le classiche evoluzioni, riscuotendo però ovunque successi per i suoi saluti in perfetto francese.
Sazi, cullati da motivetti di tipica musica bretone che assieme a qualche gradevole odore filtrano dal piano di sotto, ci sdraiamo sul letto e guardando le stelle da una finestra proprio sopra di esso sentendoci parte del tutto ci addormentiamo.

15 Settembre
ROCHERS - LILLEBONE - ROUEN
Abbandoniamo un po’ a malincuore questo incantato posto senza però prima dimenticare di lasciare un segno sul registro, è lì che leggo di un italiana che descrive i luoghi definendoli “da atmosfera Proustiana”.
Ecco cosa mi mancava, quale migliore definizione! Brava!
Finiamo brevemente di chiudere le valige, mentre Federica dondola su un’altalena tra alberi di mele: “Dio mio dammi la forza ed i mezzi per fare di lei una cittadina del mondo, facciano breccia nel suo cuore le mie storie dei mille luoghi da scoprire e da vedere! Tienila lontano dallo squallore della quotidiana banalità, possa Essa essere sempre umilmente in mezzo al tutto, sorella di ogni creatura, rispettosa di ogni cultura!
Questa è la mia preghiera mentre la guardo innocente giocare!
Dopo qualche foto, toglierla dall’altalena desta le sue ire, ed ha ragione, perché da oggi inizieremo il viaggio di ritorno.Scegliamo di passare per la noiosa l’autostrada, il che ci permetterà di guadagnare un po’ di tempo per visitare altri luoghi in precedenza studiati.
Arriviamo quindi fino all’estuario della Senna, qui la nostra guida, ci consiglia di risalirlo fino a Rouen percorrendo un itinerario che è romanticissimo, il problema è che ci arriviamo troppo stanchi e soprattutto Federica non ne può più.
Questo non ci impedisce però di concederle brevi sgambate fermandoci nei posti più noti, uno tra tutti ci colpisce in maniera particolare, si tratta dei uno dei più antichi castelli esistenti, situato poco prima di Lillebone.
In realtà è poco più di un rudere, ma le sue mura colpite dalla luce del tramonto, sembrano trasudare pura storia. Una piccola parte del castello è tuttavia ancora in piedi, e provo un senso di pacata invidia (ahimè quale ignobile sentimento!) per chi ci abita e ce ne impedisce con un imponente cancello l’ingresso.
Rubata qualche foto superiamo Rouen che torneremo l’indomani a visitare, e ci lanciamo nella disperata ricerca di un Gites de France segnalato malissimo.
La proprietaria che ci accoglie ha la sfortuna di parlare inglese (suo marito è canadese) e subisce per tanto i miei rimbrotti per le pessime indicazioni, non se la prende però ed anzi, si dimostra gentile e disponibile, facendomi pentire ed aprire così ad una pacata colloquialità di fronte alla sua disarmante disponibilità.
La stanza è enorme, con sotto una cucina fornita persino di cassette di cartoni animati e giochi per i bimbi, ci cuciniamo una sana pasta al pomodoro, un po’ rattristati per questa ultima notte che passeremo in Normandia.

16 Settembre
ROUEN - PARIS BEAUVAIS
Oramai alzarci presto è una normalità, facciamo colazione colloquiando in pace con i proprietari mentre Federica gioca con il Lego.
Vorremmo visitare Rouen, ma sappiamo per esperienza che nelle grandi città è meglio non lasciare i bagagli in auto, i nostri ospiti ci guardano meravigliati, e perché? Con vergogna spieghiamo quello che per noi è l’ovvio motivo, si mostrano disponibili a tenerceli, ma ci convincono a ragione che nessuno toccherà nulla.
Lasciamo l’auto in un parcheggio sotterraneo del centro (un po’ caro invero).
Un ascensore può portare a vari piani di un palazzo, ma non ho mai visto un ascensore che apre le porte sul passato. Eluse le prime auto che deturpano il paesaggio, ci ritroviamo a passeggiare nelle elegantissime viette piene di curatissimi negozi, ognuno dei quali meriterebbe una foto. La cura dei particolari sembra essere una bandiera, ed alla fine quello che più stona in tanta antichità, è il decantato moderno mausoleo eretto nel posto dove fu presumibilmente arsa viva Giovanna D’arco.
Non sarebbe neanche brutta come costruzione, ma posta di fronte alle belle e caratteristiche case medievali, mi sembra un vero pugno in un occhio, e penso che dopo essere scampata alla barbarie della guerra, la piazza è dovuta soccombere alla barbarie di un egocentrico architetto (parere del tutto personale ovviamente).
Meravigliosa invece l’antica cattedrale con all’interno la statua di Riccardo Cuor di Leone, pochi in verità sanno che all’interno di essa è racchiuso il suo cuore.
Personaggio controverso Riccardo, di sicuro animato da nobili intenti rimase famoso per le sue crociate nel nome delle quali sterminava migliaia di esseri.Assolto spesso dalla storia ufficiale, sembra ora essere rimesso in discussione, e penso che ovviamente la storia la fanno sempre i vittoriosi se non rimane nessun altro a scriverla.
La sua figura comunque mi affascina e gli dedico un po’ di scatti.
All’altezza della situazione è ovviamente l’abbazia, mentre merita una laconica visita (possibile solo esternamente al momento), la torre dove venne rinchiusa Giovanna D’Arco, la guardo stando ai suoi piedi, ed il mio pensiero scorre indietro alle brutalità d’altri tempi…..d’altri tempi? Sorge spontanea la domanda.
La brutalità è sempre di moda, cambiano i luoghi ed i metodi ma essa sopravvive a tutto, forse è vero che siamo noi il virus di questo mondo!
Le mie pessimistiche previsioni, sono interrotte dal suono delle campane che ci ricordano che è ora di pranzo, ma soprattutto che è giunta l’ora di avviarci verso casa.
Come spesso accade ci mettiamo più del previsto per tornare all’aeroporto, e subentra una sorta di isteria da fine vacanza o da “chiusura valigia” come in tanti anni di viaggi ho imparato a chiamarla io.
Acquistiamo frettolosamente le ultime cose da Auchan dopo un veloce pasto in una piazzola dell’autostrada, Federica spalleggiata da mia moglie riuscirà a farci portare sull’aereo un carrello in miniatura con tanto di spesa finta che divertirà tutti i passeggeri in attesa di imbarco, tanto da farci fare amicizia con una famiglia di Stoccolma, e dei turisti venezuelani.
Molto meno amichevole si dimostra l’Hostes che nonostante siamo 5 kg al di sotto del limite consentito, asserisce che il mio zaino fotografico (unico bagaglio a mano) pesa un chilo di troppo, risolvo il problema mettendo una macchina al collo, che ovviamente dopo il check in, ricolloco sorridente nel suo alloggio sotto gli occhi divertiti ed ebetiti di tutti.
Siamo ormai in volo, che dire…
Un piccolo pensiero di gratitudine va alla Ryan Air con la promessa di sfruttarla il più possibile.
Tante, tante le cose viste, forse un po’ troppo di fretta, magari sarebbe stato meglio fermarsi un po’ di più a godere di alcuni posti, ma è andata così!
Un’altra esperienza in più sulle spalle, un altro pezzettino di cuore lasciato in un luogo, ma soprattutto altri momenti rubati alle sempre presenti infide idiozie quotidiane prese spesso troppo sul serio.
Un altro momento vissuto intensamente, altre cose imparate, viste, apprezzate.
Altre porte aperte, ed altre lasciate ancora chiuse, altra strada percorsa, ma se tutto va bene moltissima altra ancora da fare con la piacevole sensazione di impotenza data dal sapere che comunque vada non potremmo ma percorrerla tutta ma, mia figlia, riprenderà da dove io ho lasciato e forse è proprio questo il segreto per continuare ad esistere .
Adesso rimango solo, e già so che apprezzerò per interi mesi questo viaggio, il nostro viaggio, di cui continueremo a godere anche dopo il ritorno.

Dedicato ovviamente a Federica la mia piccola intrepida viaggiatrice.Francamente, non voglio consigliare nulla perché ho dormito e mangiato divinamente ovunque, l’unica cosa che mi sento di dire è: Gites de France.
Nel primo Gite che trovate fatevi dare una guida, dove ci sono indicati tutti gli altri, li raccomando vivamente .Non vi elenco qui gli indirizzi di quelli in cui siamo stati, in quanto credo siano più o meno tutti belli, puliti ed economici; i controlli sono molto severi da parte dell’associazione, pena anche l’esclusione dal circuito, alcune volte al limite, potrebbero non farvi la ricevuta.

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