Corsica mare e monti!

in viaggio con leander in Francia

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Corsica mare e monti!

Non è una specialità culinaria ("mi porti una pizza mare e monti", "per me taglierini mare e monti", "oggi vi preparo una bella Corsica mare e monti"), ma solo un viaggio impostato con un taglio un po' diverso.
In realtà, "Corsica uguale mare" è l'equazione classica della grande maggioranza di coloro che si recano in vacanza sull'isola, pienamente giustificata dalla meravigliosa varietà delle coste e dalla limpidezza del mare.
Ma non è del tutto esatto, o meglio: non è solo questo. Basta infatti un'occhiata alla carta geografica per rendersi conto che in realtà si può definire la Corsica come una montagna in mezzo al mare, con vallate ed elevazioni che, in quanto a severità, hanno poco da invidiare alle più decantate mete alpine.
Così ecco sette amici, il sottoscritto, Lino, Gabriella, Enzo, Marina, Emilio e Angela, consolidati compagni di viaggio, partire per una vacanza mirata a conoscere tutti gli aspetti, compresi quelli meno pubblicizzati, dell'affascinante isola. Anche la scelta del periodo, la terza decade di maggio, è rivolta a coglierne la dimensione più pacata, lontano dai clamori del turismo-bulldozer di agosto.

Come spostarsi

I collegamenti con la Corsica sono avvenuti con il traghetto Genova-Bastia e ritorno.
Gli spostamenti sono stati effettuati con due auto; abbiamo scelto di percorrere il perimetro dell'isola in senso orario per guidare prevalentemente sul lato monte, aspetto da non trascurare sulle strade litoranee, in molti tratti strette e sulle quali gli amici corsi danno a volte interpretazioni un po' stravaganti delle norme di circolazione.
Le strade seguono la classificazione vigente in tutto il territorio francese: in ordine di importanza la E davanti al numero indica le autostrade (sull'isola non ce ne sono) o vie di grande scorrimento, la N le strade nazionali, la D le dipartimentali.

Dove alloggiare

Per i primi due e l'ultimo pernottamento a St-Florent abbiamo potuto contare su due appartamenti in un residence tramite l'amica Mariangela che passa là buona parte dell'estate; durante il giro abbiamo sempre scelto l'hotel la sera stessa senza mai, vista la bassissima stagione, incontrare difficoltà.

In cucina

Per i pasti, spuntino a metà giornata e cena in ristorante; avendo in prevalenza fatto tappa al mare, non ci sono dubbi sulla scelta dei piatti di pesce, sempre ottimi e decisamente convenienti.

Itinerario

1° giorno: BASTIA - ST.FLORENT (km. 24)
Sbarcati dal traghetto a metà pomeriggio, dirigiamo alla volta del Col de Teghime, che consente di scavalcare la dorsale di Cap Corse e scendere verso il Golfo di St.Florent. Sul valico (m.536) è d'obbligo una sosta per ammirare il vastissimo panorama. Notiamo subito due delle costanti che ci accompagneranno durante tutto il viaggio: la tortuosità dei percorsi stradali (bisogna sempre tenerne conto per non sottovalutare la durata degli spostamenti) e il profumo del maquis, miscela inebriante di erbe mediterranee, talmente penetrante da essere avvertito anche dall'interno dell'auto con i finestrini chiusi.
Un'altra tappa d'obbligo durante la discesa dal colle è a Patrimonio, in una delle tante cantine dove la Corsica dà il benvenuto con uno dei suoi più graditi simboli, il Muscat, vino liquoroso per tutte le ore e tutte le occasioni.
Giungiamo a St.Florent giusto in tempo per una doccia e per la prima delle ottime cene di pesce di questo soggiorno corso in un accogliente ristorantino all'aperto sulla marina. Concludiamo la serata con una passeggiata per le piacevoli stradine del centro storico della cittadina, che è situata su un piccolo promontorio calcareo dominato dalla Cittadella genovese.

2° giorno: GIRO DI CAP CORSE (km. 135/159)
Il "Dito", come viene anche definito Cap Corse, è un promontorio percorso da una dorsale montuosa che ha un'altezza massima di m.1324, al quale dedicheremo l'intera giornata odierna. La strada è prevalentemente costiera, a livello del mare sul versante orientale e più in quota su quello ovest, e decidiamo di percorrerla in senso antiorario per godere dell'esposizione solare sia all'andata che al ritorno.
Raggiungiamo Bastia tramite la D81 ripetendo a ritroso l'itinerario di ieri, dopodiché ci innestiamo sulla D80 che percorreremo integralmente.
La sosta per il primo caffè della giornata avviene a Erbalunga, suggestivo villaggio dove è piacevole indugiare nel silenzio di piazzette, vicoli e passaggi a volta con vecchie case in pietra fino a spingersi all'estremità del piccolo promontorio sul quale spiccano le rovine di una torre di guardia genovese. La presenza delle numerose torri di avvistamento (noi genovesi siamo proprio arrivati dappertutto!) è del resto una costante degli itinerari litoranei della Corsica.
Tra scenari sempre piacevoli percorriamo la trentina di km. che ci dividono da Macinaggio, rinomata località balneare situata in una bella baia. Peccato che la vocazione al turismo di massa, concretizzatasi in un attrezzatissimo bacino portuale, abbia preso il sopravvento sugli aspetti ambientali originari.
La strada si inoltra ora all'interno per salire in 6 km. fino ai 250 m. di Rogliano, uno scenografico insieme di piccole frazioni immerse tra ulivi e vigneti, purtroppo in via di graduale spopolamento.
In direzione nord si scorge l'estremità di Cap Corse con l'isola della Giraglia, nota a chi ha pratica di barca a vela, un paio di km. al largo, e decidiamo di scendere fino alla spiaggia. Le due stradine che percorriamo all'andata e al ritorno non sono davvero la gioia delle sospensioni delle auto, ma vale comunque la pena fare una breve sosta a Barcaggio, un gruppo di case di pescatori e barche variopinte che compongono un quadro quasi fuori del tempo.
Rientrati sulla D80, tocchiamo ben presto il Col de Serra (m.365), dal quale si scollina verso la costa occidentale del "Dito": spettacolare è lo scorcio dall'alto sulla piccola baia dove sorge Centuri-Port, raggiunta con una ripida deviazione di 4 km. Situato in un minuscolo fiordo fronteggiato da un isolotto fortificato, questo borgo peschereccio è uno degli angoli più suggestivi del Cap Corse e prolunghiamo il piacere della permanenza consumando un paio di crêpes sulla terrazza di un bistro, punto di vista ideale sul coloratissimo scenario.
Risaliamo nuovamente sulla D80, che da qui in avanti si sviluppa in cornice offrendo ampi panorami sulla sottostante costa. Superati con percorso tortuoso Pino, la Punta Minervio, la deviazione per Canari e la Punta di Canelle, tiriamo dritto all'altezza delle miniere d'amianto abbandonate di Albo e dedichiamo invece una breve sosta per una foto alla bella insenatura di Marine de Albo. Eccoci così (40 km. dal Col de Serra) a Nonza, che presenta attrattive meritevoli di una tappa più prolungata.
Nonza (m.152) è un singolare villaggio abbarbicato sulla sommità di un promontorio roccioso, caratterizzato da vecchie case con i tetti in lastre di pietra grigia e le facciate in tinte pastello, il tutto circondato da un rigoglio di verde. Sull'estremità dello sperone roccioso spicca una torre, manco a dirlo, genovese del 1550; da qui si gode di una vertiginosa veduta sulla sottostante "spiaggia nera", formatasi nel 1932 per le scorie di lavorazione dell'amianto. Volendo, la si può raggiungere tramite una ripida scalinata.
Siamo intanto giunti a fine pomeriggio: abbiamo rispettato in pieno la tabella di marcia e rientriamo nel nostro residence.
Per la cena, alcuni amici di Mariangela hanno prenotato un menu corso in un rinomato ristorante dell'entroterra. Con una strada a tornanti giungiamo nei pressi di Oletta, località di collina situata una decina di km a sud di St.Florent: il pranzo, a base di piatti tipici, è di certo gradevole ma nel conto, che sfiora le sessantamila lire a testa, una buona percentuale è il pedaggio alla notorietà del locale.

3° giorno: ST.FLORENT - CORTE con deviazioni (km. 205/364)
Dopo una giornata di mare, quella di oggi prevede itinerari all'interno dell'isola.
Lasciamo St.Florent diretti a sud-est alla volta di due luoghi di visita che ci daranno un'idea dell'architettura sacra corsa. La prima meta, che dista 18 km., è la piccola chiesa di San Michele di Murato, vero gioiellino che spicca su uno splendido pianoro erboso a quota 475. Si tratta di un capolavoro del romanico-pisano che presenta i muri esterni in pietra locale a strisce alternate bianche e grigie; l'originale carattere che la rende unica è il campanile poggiato su colonne addossate al portico della facciata.
Proseguendo sulla D82, poi N193 e infine D507, raggiungiamo, poco a sud dell'oasi naturalistica dello Stagno di Biguglia, il vasto complesso romanico di La Canonica. Si visitano la Cattedrale di Santa Maria Assunta del XII sec. (purtroppo solo l'esterno) e i resti del Palazzo Vescovile della stessa epoca, oltre all'area archeologica di Mariana con le rovine del battistero e della basilica paleocristiana del IV sec. La suggestione del complesso è accresciuta dall'isolamento del luogo.
Ci riportiamo sulla N193 all'altezza di Casamozza e ci dirigiamo a ovest verso Ponte Leccia, che raggiungiamo dopo 32 km. Da qui parte la strada che risale i 35 km. della Valle dell'Asco; entriamo gradualmente nel cuore del Parc Naturel Régional costeggiando fino al paese di Asco le gole dell'omonimo fiume tra scarpate, cascatelle e piccoli canyons, dopodiché i 13 km. finali portano a Haut-Asco, dove la strada ha termine: siamo a quota 1450, alla base dell'unico impianto di risalita della Corsica. In un ambiente quasi invernale, riusciamo a vedere solo parzialmente tra la foschia le propaggini del massiccio del Monte Cinto, "tetto" dell'isola con i suoi 2706 metri. La salita alla cima da qui richiede non meno di cinque ore tutt'altro che agevoli: se ne parlerà un'altra volta!
Rientrati a Ponte Leccia per la stessa via, scendiamo a Francardo per innestarci sulla D84, che risale la valle del Golo, la cui parte più selvaggia è nota come "Scala di Santa Regina". Attualmente la carrozzabile si snoda ricalcando il sinuoso andamento della gola, ma è ancora visibile, e in qualche tratto percorribile con cautela, il sentiero intagliato nella roccia come una vera e propria "scala" che un tempo congiungeva a piedi o a dorso di mulo Corte con la costa occidentale all'altezza di Porto. Limitiamo il nostro itinerario a Calacuccia, centro di villeggiatura a quota 821 sulle rive di un lago artificiale che riduce parecchio l'attrattiva del luogo, e ripercorriamo a ritroso i 21 km. che ci separano da Francardo.
Un ultimo tratto di 15 km. lungo la N193 ci consente di raggiungere Corte nei tempi previsti, giusto per sistemarci in albergo, mangiare senza infamia e senza lode in un bistro sulla piazza principale e fare una passeggiata digestiva nel centro storico.

4° giorno: CORTE - GOLE DELLA RESTONICA - CORTE - SOLENZARA (km. 110/474)
Il programma odierno prevede la visita di Corte, l'itinerario auto+gambe alle Gole della Restonica e la partenza da Corte in direzione sud fino a… dove e quando lo decideremo al momento.
La visita di Corte riserva alcuni spunti piacevoli. La moderna parte bassa può essere sbrigata con una passeggiata lungo l'animato Cours Paoli per dedicare più tempo alla Città Alta, che si raggiunge con percorso tortuoso, raccolta alla base della Cittadella. Il nucleo originario risale all'inizio del Quattrocento e si è poi sviluppato per ampliamenti e rimaneggiamenti successivi; prigione durante l'ultima guerra, sede della Legione Straniera dal 1962 al 1983, il complesso ospita oggi musei e spazi espositivi. Consiglio di spingersi fino al belvedere della punta estrema dello sperone roccioso dove si ha una bella veduta sull'imbocco della Valle della Restonica.
Proprio in quella direzione ci avviamo dopo avere lasciato Corte. L'itinerario è uno dei più remunerativi sotto l'aspetto paesaggistico: si risalgono tra bellissimi scorci panoramici le Gole della Restonica per 15 km. fino a lasciare l'auto ai 1375 metri delle Bergeries de Grotelle, un gruppo di caratteristici ovili in pietre a secco presso una cascata ai piedi di una cerchia montuosa dall'aspetto alpino.
Da qui parte una splendida escursione di circa due ore e mezzo A/R che raccomando vivamente. Dapprima si percorre un sentiero in moderata salita che taglia la macchia sul lato sinistro orografico (destro per chi sale) del fiume che scende tra massi e cascatelle, poi lo si guada e si prosegue lungo un pendio più ripido a fianco di basse conifere. Il tratto finale si svolge su neve che arriva alle caviglie, ma dopo l'ultimo spalto roccioso eccoci all'improvviso di fronte a uno spettacolo che ripaga del piccolo disagio: alla base di un circo di aguzze cime innevate si estende il Lac de Melo, in uno scenario dove si mescolano uno splendido sole, il verde del pianoro, l'azzurro dell'acqua e il bianco della neve e della lingua ghiacciata che si protende sul lago. Siamo a quota 1711 e difficilmente si può immaginare uno sfondo migliore per uno spuntino all'aria aperta: i panini, la frutta e i dolcetti tipici che ci siamo portati, innaffiati da una bottiglia di Balaninu Nobile, sembrano un banchetto da re!
Volendo, un'altra ora di salita porta ai 1930 metri del bellissimo Lac de Capitello, ma rinunciamo, se pure a malincuore, preferendo mantenere una tabella di marcia tranquilla.
Rientramo così alle auto e di lì a Corte. Seguendo la E200 in direzione est, tocchiamo dopo 48 km. Aleria, antica capitale della Corsica greca e romana, dove però è tardi per la visita dell'area archeologica; così ci immettiamo sulla N198 verso sud e, dopo altri 32 km., raggiungiamo Solenzara.
Siamo su un tratto di costa tra le più frequentate nella stagione balneare, ma stasera addirittura alcuni bambini ci corrono incontro facendo a gara per offrirci alloggio. Ci sistemiamo in una pensione e prima di cena c'è giusto il tempo per una passeggiata sulla spiaggia per immergere nell'acqua gli stessi piedi che poche ore fa sprofondavano nella neve. Anche la temperatura è più o meno la stessa! Questa, amici, è la sintesi della Corsica, davvero "la montagna in mezzo al mare"!

5° giorno: SOLENZARA - COL DE BAVELLA - PORTO VECCHIO - BONIFACIO (km. 127/601)
Lasciamo Solenzara per un itinerario che ci riporterà verso l'interno: ci immettiamo quindi sulla D268, che diventa sempre più tortuosa mano a mano che si sale. Dopo il Col di Larone (m.608) il paesaggio assume gradualmente caratteristiche montane, tra ampie estensioni di profumatissimo timo che lasciano poi il posto a foreste di conifere. A 30 km. da Solenzara raggiungiamo i 1218 metri del Col de Bavella, dove è d'obbligo una sosta, in uno scenario dal fascino selvaggio di rocce e alberi contorti, per godere di un panorama magnifico; spicca in particolare, in direzione ovest, il massiccio delle Aiguilles de Bavella, sfilata di cime seghettate in porfido dall'aspetto dolomitico che assumono sfumature di colore differenti a seconda della luce.
Scolliniamo lungo la D368 in direzione di Zonza, villaggio a 748 m. di quota dalle tipiche case in granito, attraversiamo la rigogliosa Foresta de l'Ospedale tra larici, felci e sorgenti e ci riportiamo infine sul mare, per l'esattezza a Porto Vecchio (km. 49 dal Col de Bavella).
Una sosta di un paio d'ore in città ci ripaga con alcuni spunti interessanti: innanzitutto il complesso delle mura, scandite da cinque bastioni e dalla Porte Gênoise (ancora questi Genovesi!), dalla quale si apre un'ampia visuale sul golfo. Un bel quadro di vita quotidiana è offerto dalla centrale Place de la République, con i giganteschi platani che fanno ombra ai tavolini dove la gente si dedica volentieri ai rituali del dolce far niente, chiacchierando, leggendo il giornale o bevendo un bicchiere di muscat.
Ancora una dozzina di chilometri di strada panoramica ed eccoci alla Palombaggia, la più rinomata spiaggia della Corsica, una striscia sabbiosa di due chilometri a ridosso di uno splendido bosco di pini marittimi e intervallata da lingue di roccia rossiccia. Fa un certo effetto vederla semideserta, se si pensi che ad agosto ci sono difficoltà a trovare lo spazio fisico per stendere l'asciugamano. Sarebbe imperdonabile rinunciare al primo bagno della stagione in un mare e uno scenario come questo: ci tuffiamo così senza preamboli, facendo finta che l'acqua non sia terribilmente fredda. Ma è comunque un piacere.
Anche questa giornata, in una piacevole alternanza di mare e monti, sta volgendo al termine; siamo giusto in tempo per riprendere la N198 in direzione di Bonifacio, che raggiungiamo dopo 25 km. Prendiamo alloggio all'Hotel des Etrangers, il primo che si incontra venendo da nord, un paio di chilometri prima del centro. Anche se, come ci dirà domani il barcaiolo, è il più economico della città, le camere sono decisamente confortevoli.
La cittadina si rivela stupenda già dalla passeggiata serale che segue a una buona cena di pesce in un ristorantino del centro storico. Domani ne approfondiremo la conoscenza.

6° giorno: BONIFACIO - FILITOSA - AJACCIO (km. 140/741)
Bonifacio, che sorge sulla sommità di una lastronata calcarea a una sessantina di metri di altezza sul mare, è composta di tre nuclei: la città vecchia, racchiusa da una cinta di mura ottimamente conservate e ricca di suggestioni dovute al suo impianto urbano fatto di stradine lastricate, belle case con scale esterne e passaggi a volta; la Cittadella, all'estremità ovest del promontorio e caratterizzata dai resti delle fortificazioni genovesi; la Marina, con l'animatissimo porto che si sviluppa in fondo a un fiordo delimitato da alte falesie calcaree. Passeggiando lungo le tre parti della cittadina, si può apprezzare un susseguirsi di vedute che fanno venire voglia di comprarsi una casa qui.
Giunti alla Marina, è d'obbligo una gita in battello. Data la stagione, possiamo usufruire di una imbarcazione solo per noi, che ci conduce prima lungo il fiordo, poi sulla costa meridionale del promontorio fino a un curioso faraglione noto come Grain de Sable (grano di sabbia). Di qui la vista verso l'alto è delle più spettacolari, con le case a filo della falesia bianchissima che sembrano in procinto di staccarsi da un momento all'altro. Curiose anche alcune grotte marine nelle quali la barca si inoltra, in particolare due che richiamano nella forma una il cappello di Napoleone e l'altra il profilo della Corsica.
Bonifacio ha costituito il punto più meridionale del nostro viaggio: di qui in avanti il percorso sarà tutto in direzione nord. Ancora un giro sulla vivacissima Marina per uno spuntino e un po' di shopping e rieccoci in auto lungo la N196.
Una cinquantina di chilometri prima con vedute sul mare, poi guadagnando progressivamente quota, ci portano ai 558 metri di Sartène per poi ridiscendere sulla costa all'altezza di Propriano, affacciata su una bella baia. Un tratto costiero lungo la D157 e una deviazione per vie secondarie conducono al secondo importante luogo di visita della giornata: Filitosa, il principale sito archeologico della Corsica.
Dopo una visita istruttiva all'esauriente Museo, un percorso segnalato in un piacevole contesto di verde conduce all'interessante area degli scavi, intrapresi a partire dal 1946. Colpiscono soprattutto una serie di dolmen e menhir, lastre megalitiche risalenti tra il 1400 e il 600 a.C., i più antichi appena sbozzati e quelli recenti scolpiti con fattezze umane sempre più precise. Su uno sperone roccioso spiccano i resti delle fortificazioni dell'oppidum e più in là fondamenta di insediamenti abitativi.
Lasciato il complesso preistorico, anziché riportarci sulla N196, più importante anche se comunque tortuosa, preferiamo imboccare la D155 che diventa poi D55 nel tratto che costeggia l'ampio golfo di Ajaccio. Su un percorso che si svolge sempre con belle prospettive su baie e promontori, superiamo la stazione balneare di Porticcio ed entriamo nel capoluogo della Corsica intorno alle 19. Prendiamo alloggio in un anonimo hotel moderno del centro e concludiamo la serata con una soddisfacente cena di pesce al "Restaurant de France" in Rue Fesch, una delle più pittoresche vie della città vecchia.

7° giorno: AJACCIO - PORTO - GALERIA (km. 160/901)
Ajaccio meriterebbe probabilmente più tempo di quello che abbiamo a disposizione, non fosse altro che per un giro nella città vecchia e una visita al Museo Napoleonico nonché alle ricche collezioni del Museo Fesch. Ma i giorni che abbiamo potuto dedicare a questa vacanza sono solo nove, per cui bisogna fare delle scelte e di conseguenza delle rinunce.
Ci dirigiamo così verso la Pointe de la Parata, promontorio 12 km a ovest della città. All'estremità di questa lingua di roccia sorge, raggiungibile con una breve passeggiata su terreno un po' accidentato, la Tour de la Parata, torrione d'avvistamento cilindrico costruito nel 1608 (è quasi inutile che lo dica) dai Genovesi a difesa del golfo. Da qui si gode un colpo d'occhio tra i più celebrati della Corsica, quello sulle Isole Sanguinarie, distanti poco più di un chilometro dalla costa. Si chiamano così per via della colorazione rossiccia che assumono con la luce del tramonto: peccato che siano le dieci del mattino e che oggi abbiamo un programma intenso che ci impone di lasciare Ajaccio velocemente.
Una cinquantina di km lungo la D81 portano a Cargèse, stazione balneare in bella posizione, frequentata per le due spiagge racchiuse nei golfi di Pero e di Chiuni. La strada si inoltra poi all'interno per una ventina di chilometri fino a sbucare scenograficamente di fronte allo stupendo golfo di Porto. Siamo il località Piana ed è il momento di seguire una raccomandazione fattaci da amici prima di partire: una stradina in discesa di quattro chilometri da far accapponare la pelle e dieci minuti a piedi tra le sterpaglie ci portano alla spiaggia della Ficajola. Siamo subito ricompensati del piccolo disagio: una distesa di ghiaia circondata da alte pareti di porfido rossastro e un mare di una limpidezza quasi innaturale costituiscono uno di quegli scenari dai quali non si vorrebbe allontanarsi mai e, nonostante la bassa temperatura dell'acqua, il lungo bagno che segue è di quelli memorabili, tanto più che in spiaggia ci siamo solo noi sette. Inutile dire che le battute sul nome della località si sprecano.
Piana è anche l'inizio del tratto di 11 km noto con il nome di Calanche, tra le cose più belle che questo viaggio ci abbia riservato. Si tratta di una zona caratterizzata da pareti di granito rossiccio modellate dall'erosione nelle forme più svariate. Alle numerose cavità, localmente chiamate "tafoni", si alternano rocce dalle architetture più curiose, tanto che la fantasia popolare ne ha battezzato parecchie con nomi quali Tartaruga, Testa di Cane o Aquila. Questo scenario, già spettacolare per quanto si può vedere lungo la sinuosa strada costiera tra Piana e Porto, può essere goduto al meglio con le numerose escursioni a piedi che penetrano questo vero labirinto di roccia; raccomandabile in particolare quella che in un paio d'ore tra andata e ritorno porta dallo Chalet des Roches Bleues fino all'enorme blocco di granito del Château Fort, vero e proprio castello naturale a strapiombo sul mare.
Porto, che sorge alla foce dell'omonimo fiume, offre la sua veduta migliore dal tornante che domina dall'alto il punto più stretto del golfo, una magnifica insenatura racchiusa da alte rocce granitiche. La posizione impareggiabile ne ha fatto una delle località corse più frequentate e apprezzate.
La strada lungo la quale proseguiamo, sempre la D81, prende a salire gradualmente fino alla quota massima di 408 metri per poi riperdere quota tra vedute sempre nuove e affascinanti sul golfo di Porto e quello di Girolata. Coloro che godono meno di tutti dell'aspetto panoramico sono i due autisti, Enzo e Lino, impegnati al massimo su questo tratto di 45 km di strada stretta, tortuosissima e spesso a filo di dirupi: per fortuna siamo sul lato monte e mai come oggi apprezziamo la scelta di avere impostato il giro in senso orario.
È quindi con comprensibile sollievo che, ormai al tramonto, ci ritroviamo a livello del mare all'altezza di Galéria: è una località piuttosto isolata, per questo prediletta dai subacquei, in un piccolo golfo risparmiato finora dal turismo di massa. In modo più evidente che altrove si nota che siamo in bassissima stagione: non c'è in giro nessuno! Troviamo comunque aperti una semplice pensione e una pizzeria semivuoti; è quello che ci basta.

8° giorno: GALERIA - CALVI - ST.FLORENT (km. 105/1006)
Calvi, la prima meta della giornata dopo avere lasciato Galéria, dista non più di 35 km. Per raggiungerla scegliamo di seguire la D81, che si sviluppa all'interno. Un'alternativa più o meno della stessa lunghezza, la D81b, si mantiene per lo più in prossimità della costa assecondandone l'andamento serpeggiante, di certo molto panoramico, ma preferiamo evitarla: di curve ne abbiamo abbastanza.
Calvi è una cittadina molto piacevole, con un esteso porto turistico e belle spiagge fiancheggiate da pinete. L'impianto urbano è dominato dall'articolato complesso della Cittadella, edificata e rafforzata tra il 13° e il 16° secolo (ci misero mano anche i Genovesi, tanto per cambiare): merita senz'altro una visita, anche per gli scorci panoramici che offre dalla sua posizione elevata. Su un muro, una vecchia lapide indica la casa natale di Cristoforo Colombo: ma in quante città diverse sarà nato quell'uomo?
Scesi alla Marina, si può bighellonare lungo il Quai Landry, bella passeggiata litoranea in un susseguirsi di caratteristici caffè, ristoranti e negozi ricavati dalla riconversione dei "magazeni", ovvero gli antichi depositi del porto. È un luogo ideale per i cacciatori di prodotti tipici da portare a casa, quali miele, formaggi, salumi, muscat, vini e miscele di erbe per grigliate.
Usciamo da Calvi, già affollata nonostante la stagione, alla ricerca di un tratto di costa dove fare una sosta per bagno e spuntino. Dopo una decina di chilometri scegliamo Algajola, al centro di una baia sabbiosa. Su questo tratto si sviluppa una linea ferroviaria a scartamento ridotto: il coloratissimo trenino, che unisce Calvi a L'Île-Rousse, corre in pratica sulla sabbia del litorale senza alcuna protezione e svolge d'estate un servizio di navetta tra le varie spiagge. Il bagno è piacevole, ma la Ficajola era un'altra cosa!
Riprendiamo il nostro viaggio alla volta di St.Florent: tocchiamo L'Île-Rousse, una delle più frequentate stazioni balneari con belle spiagge sabbiose alternate a scogli rossastri che spiegano il nome della località, per lasciare infine la costa all'altezza di Ogliastro. Il tratto di di 40 km di strada interna che ci separa dalla meta, corre sinuosamente lungo il bordo meridionale del Désert des Agriates: è una delle zone più selvagge e intatte della Corsica, in un'alternanza di macchia, rocce e caratteristici ricoveri di pastori in pietra con il tetto di paglia. A nord il Désert è delimitato da un tratto costiero incontaminato ricco di insenature, ma per raggiungerle bisogna veramente guadagnarsele, o via mare o lungo stradine accidentate. Giungiamo a St.Florent nel tardo pomeriggio: una sosta in paese per fare un po' di spesa al mercato e non rimane che rientrare nei nostri appartamenti per allestire una cena italiana in onore degli amici di Mariangela già conosciuti una settimana fa: anche se non siamo in un ristorante tipico, grande successo!

9° giorno: ST.FLORENT - BASTIA (km. 24/1030)
Dedichiamo la mattinata a un paio d'ore di spiaggia per l'ultimo bagno di questo soggiorno corso, in un mare purtroppo invaso da un banco di alghe. C'è giusto il tempo per fare gli ultimi acquisti, preparare le valigie e raggiungere il porto di Bastia, da dove nel primo pomeriggio salpa il traghetto per Genova.

Alla scoperta di un'isola fantastica a portata di... nave!

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