Da Ivalo a Karigasniemi

in viaggio con Elisabetta Robbiano in Finlandia

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Da Ivalo a Karigasniemi

Nell'aprile 2001 la Scuola di Sci di Fondo Escursionistico della Sezione Ligure del CAI di Genova ha organizzato un trekking in sci di fondo in Lapponia.
Già nell'aprile dell'anno prima la SFE aveva organizzato una analoga spedizione in Norvegia: in quell'occasione era stato possibile organizzare il trekking itinerante in modo autonomo, senza guida, con zaino in spalla, attrezzati con gli sci da fondo escursionistico.
Questo trekking è considerato meno impegnativo: è previsto che una motoslitta ci preceda per la battitura della pista e per il trasporto dei bagagli; siamo inoltre accompagnati da una guida del posto.
Diversamente dall'anno precedente la nostra attrezzatura è costituita dai sottili ma scorrevoli sci da fondo classici, da pista, per alternato, rigorosamente da sciolinare.
L'itinerario si sviluppa in una zona della Lapponia nord orientale oltre il circolo polare articolo dove la Finlandia confina a est con la Russia, a nord e a ovest con la Norvegia. In questa zona la Lapponia è caratterizzata da ampi spazi, laghi, pianure, altipiani e morbide colline di altitudine massima di 600 m circa s.l.m., spesso singolarmente uguali a se stessi, con itinerari privi di riferimenti, di segnaletica, raramente indicati sulle carte escursionistiche; in caso di brutto tempo l'orientamento non è facile e con temperature intorno ai 20 - 25 gradi sotto zero le condizioni possono divenire rapidamente critiche.
Aprile è comunque uno dei mesi migliori per sciare in questi luoghi: il freddo intenso dell'inverno e delle lunghe notti artiche si attenua e lascia campo a giornate di luce sin quasi le 10 di sera, con un caratteristico sole "radente" che fa si che la Lapponia sia chiamata "il paese delle ombre lunghe".
Il percorso complessivo è di circa 180 Km suddivisi in tappe di 25 - 40 Km giornalieri, da Ivalo verso nord, sino a pochi Km da Karigasniemi. Richiede adeguate capacità tecniche (un buon alternato è d'obbligo), resistenza fisica e capacità di adattamento, oltre che, ovviamente un buon equipaggiamento.
Il gruppo è costituito da otto persone, trai 16 ed i 55 anni: Gianni Istruttore Nazionale SFE, sua moglie Margherita e i loro due figli Giulia e Stefano di 20 e 16 anni, Marina Istruttore Sezionale, Marco, Giacomo, e Elisabetta, ex allievi; quasi tutti sciatori "esperti" quindi, con alle spalle diversi e più impegnativi trekking analoghi. Io sono l'unica alla prima esperienza di questo genere. Ho alle spalle però lunghi mesi di sistematiche domeniche trascorse sugli sci, quindi "vengo ritenuta idonea" a partecipare.Diario di trekking in Lapponia in sci di fondo8 aprile 2001
Partenza alle 6 del mattino dall'aeroporto di Genova; poco prima avevamo incontrato casualmente un gruppo di amici della SFE che partiva per una escursione sciistica; con i loro saluti, e forse un goccio della loro invidia, al check-in affidiamo sacche da sci e zaini al destino di tre cambi di aereo, sperando nell'efficienza aeroportuale nordica e nella buona sorte.
Alla partenza da Genova per Zurigo la vista all'alba della nostra città e del suo entroterra è di rara bellezza, con effetti molto suggestivi dei raggi del sole che velano i rilievi.
L'arrivo a Zurigo è al contrario nella nebbia più completa, pioviggina; rinunciamo a una passeggiata turistica in città e trascorriamo le tre ore e mezza di attesa per il successivo imbarco nell'opulenza dei freeshop svizzeri. Unico interesse: il Centro Internet, gratuito, da dove immediatamente verifichiamo le temperature e le condizioni meteorologiche di Ivalo, la nostra destinazione: tempo bello e temperatura sui 15° sotto zero: coraggio, rispetto a qualche giorno fa è già salita di 10 gradi...
A Helsinki riusciamo a sfruttare le 4 ore di attesa con più fortuna: con un taxi per 8 persone e modica spesa riusciamo a raggiungere la città. La giornata è tersa e quasi tiepida, eppure scopriamo con stupore che il mare di Helsinki è ghiacciato e che enormi blocchi di ghiaccio si muovono, tumultuosi, davanti al porto. Le prime foto si sprecano, a raffica...
Imbarcati sul terzo ed ultimo volo attraversiamo la Finlandia da sud a nord sopra una spessa coltre di nuvole: solo poco prima dell'atterraggio a Ivalo finalmente riusciamo a vedere la terra lappone: alberi, pini e betulle, e tanta, tantissima neve, a perdita d'occhio…
Al nostro arrivo, recuperati tutti i bagagli, incontriamo la nostra Guida, che ci attende puntuale con un cartello in mano per farsi riconoscere. Marku sostituisce la guida indicata dal tour operator, che ha preferito… una attraversata con slitta al traino al polo nord.
Ci imbarchiamo rapidamente su di un bus diretti a Kilopaa, la nostra prima meta, 40 Km a sud dall'aeroporto. Durante il viaggio l'autobus corre rapidissimo sulla strada ghiacciata. Intorno a noi, nell'imbrunire delle dieci di sera, solo pini e betulle. Ogni tanto il bus si ferma, 2 o 3 persone scendono nella neve e... nel nulla, e riparte. In Finlandia, terra grande quanto l'Italia, abitano solo 6 milioni e mezzo di abitanti, con una densità media per km quadrato tra le più basse d'Europa. E in Lapponia la popolazione e le abitazioni sono ancora più rarefatte, e, a quanto pare, invisibili e disperse nei boschi…
Verso la fine del viaggio due renne, sornione e ben piazzate sulla strada, costringono l'autista a rallentare la corsa e a procedere con pazienza; da queste parti le renne sono numerose e sono use bazzicare le strade asfaltate, causando frequenti incidenti automobilistici. I cartelli stradali di pericolo "attenti alle renne" sono numerosi. Ma, come vedremo poi, anche i cartelli "attenti ai fondisti" sono molti...
Kilopaa è un importante villaggio al confine del parco naturale di Saariselka da cui si dipartono numerosi itinerari escursionistici estivi ed invernali. Dopo esserci velocemente sistemati in due accoglienti chalet dall'inaspettato confort, ci rechiamo a cena presso il Kilopaa Fell Centre, il Centro di Fondo, dove ci aspetta, tenuta in caldo, una minestra di patate e salmone, condita con sconosciute quanto gradevoli erbette e spezie; era quello che ci voleva, dopo tanti pasticci sui voli, un vero piacere.

9 aprile 2001 1° giorno
La nostra prima giornata di sci si presenta brutta, nevischia. Al Kilopaa Fell Centre, dove di buon mattino ci incontriamo per la colazione, c'è un mondo di gente e una montagna di roba da mangiare, salata, dolce e in agrodolce: possiamo praticamente pranzare, come è tipico da queste parti, e, a vedere le nostre portate, non ce lo facciamo dire due volte.
Poi velocemente ci rechiamo nel locale per sciolinare, attrezzato con piani di appoggio con morsetti per gli sci, ferri da stiro e cappe aspiranti, rulli per paraffinare, persino la carta per pulirsi con relativo cestino... Una "manna" per noi fondisti ed appassionati del certosino lavoro di preparazione delle solette degli sci di fondo.
Alcuni di noi si fanno subito tentare ed acquistano per l'occasione alcune scioline della START, diffusa marca finlandese. Per la sciolinatura adottiamo una procedura non usuale: prima stendiamo una base di più strati di sciolina di tenuta a caldo, la "grundvalla" gialla in stik, che ci dovrebbe permettere di "incollare" meglio gli strati di sciolina successivi. Una volta raffreddata stendiamo, nella migliore tradizione fondistica, cioè… con potenti passate di olio di gomito, la sciolina a freddo: ognuno la sceglie secondo propri criteri, la scelta della sciolina giusta è di fatto sempre una opinione individuale. La neve è soffice ed asciutta, la temperatura intorno ai 5-6 gradi sotto zero: la stick è d'obbligo ma c'è chi stende la blu, chi la universale, chi la multigrade... Naturalmente, nel tempo che noi tutti impieghiamo a sciolinare i nostri sci, Gianni, con la sua tipica efficienza, paraffina e sciolina ben 4 paia di sci, suoi e di tutta la sua famiglia.
Per poi scorprire, alla fine, che Marku, la nostra guida, è attrezzato con un bel paio di sci scagliati, alla faccia del nostro tenace rispetto della tradizione...
Alle 11 partiamo per il nostro primo giro, 25 km ad anello nel parco di Saariselka, detto anche Urho Kekkonen National Park, dal nome di uno dei più famosi quanto discussi Presidenti della Repubblica Finlandese.
Il percorso è una sorta di giro ad otto, lungo piste ben tracciate e a doppio binario, con ampio spazio anche per il pattinato, che qui, però sono pochi a praticare. Alterniamo diversi tratti in lieve ma costante salita a diversi tratti di rinfrancanti discese, tutti sorprendentemente sempre rettilinei.
Lungo le salite tra me ed il gruppo si crea una certa distanza: sarà una costante di tutto il trekking. Quando incrocio altri sciatori che provengono in senso inverso incontro ampi e cordiali sorrisi: mi sembra capiscano al volo che sono l'ultima del compatto gruppo che mi ha preceduto, dietro al quale arranco ad una distanza costante di circa 50-100 metri...
Per tutta la giornata, sotto un nevischio incessante, procediamo con buon ritmo, anche se non elevato, la sciolina tiene. Marku va di buona lena e gambe, anche se nelle discese i suoi sci scagliati lo rallentano. Ogni 5-6 Km si ferma per una breve sosta, per mangiare e bere qualcosa di caldo (i termos previdentemente portati si rivelano preziosissimi). Per 2 volte sostiamo in tipiche capanne in legno, attrezzate con panche tutt'intorno a fuochi che troviamo sempre accesi e dove gli sciatori rosolano amorevolmente salsicce, secondo la tipica usanza di queste parti. Comunque le nostre soste sono brevi, prima che gli indumenti umidi di sudore ci raffreddino troppo.
Ad un accesso del Parco scopriamo alcune strane grosse corde penzolanti: Marku ci spiega che servono come "difesa" dalle renne, che in questo modo non superano l'accesso; come da noi alle porte di alcuni negozi, per difendersi dalle mosche…
Tutto intorno a noi il panorama è sempre uguale: alti pini e betulle dall'aria antica, spesso singolarmente spogli nella zona bassa del fusto dove le renne amano saziarsi. In alcuni punti la neve sconnessa ci indica il passaggio delle renne, che noi però non avremo mai il piacere di incontrare.
Verso la fine della giornata il tempo peggiora, la nevicata si intensifica e comincia ad imperversare un forte vento contrario che ben presto ci fa provare l'ebbrezza di una tipica piccola bufera di questi luoghi. In queste condizioni tutto diventa più difficile, il freddo è intenso, la traccia è cancellata dal vento o è invisibile, sciare con gli sci da pista in neve non battuta rallenta il passo, qualche volta cadiamo. Marku e Gianni si posizionano in testa ed in coda e hanno il loro da fare a controllare che il gruppo rimanga compatto, le condizioni di visibilità sono nulle, perdersi è facilissimo e con il freddo che tira non è esattamente auspicabile.
Poi, improvvisamente davanti a noi compaiono le case del Centro di Fondo, siamo arrivati. Non vediamo l'ora di rientrare, infreddoliti e bagnati come siamo, nei nostri chalet e gustarci una doccia calda ma… Marina ed io abbiamo il nostro da fare con la chiave della porta che per 20 minuti, nonostante tutti i nostri tentativi, si ostina a non concederci la gioia di aprirsi. Giacomo e Marco sono spariti: sempre assenti gli uomini quando servono... Poi, come un angelo custode, compare Marku, venuto per accenderci la sauna, e in pochi secondi fa girare la serratura. Scopriremo in seguito che un po' tutti i chiavistelli da queste parti hanno "regole" per noi non facilissime da apprendere…
Come primo giorno non abbiamo voglia di farci affascinare dalla sauna nel cui locale, invece, secondo il più bel stile "da immigrati", stendiamo alla meglio il nostro gocciolante abbigliamento da sci. Scopriremo il giorno dopo che quell'enorme "frigorifero" adiacente la sauna non era altro che uno moderno essiccatoio per asciugare i panni in poche ore. Coloro che erano stati in Norvegia avevano raccontato di aver spesso trovato splendide stanze attrezzate per asciugare gli indumenti (thorkroom), ma in Finlandia evidentemente c'è più tecnologia... Basta saperlo!

10 aprile 2001 2° giorno
Alle 9, dopo abbondante colazione e rapidissima sciolinatura, armi e bagagli ci imbarchiamo su di un pulmino che di li a poco ci lascerà vicino ad Inari, a metà strada tra Kilopaa e lvalo. Per circa mezz'ora rimaniamo in attesa un po' abbandonati in una landa desolata ed incerta. Poi un furgoncino scarica una motoslitta, pochi minuti dopo la reimbarca e se ne va, con nostro stupore. Marku ed alcuni Lapponi discutono fra loro, poi finalmente ci mettiamo gli sci ai piedi e partiamo: non ho ben capito le operazioni, il mio inglese maccheronico mi limita nelle conversazioni. Ma il nostro tour ha inizio.
La giornata è ancora grigia. Attraversiamo lunghi tratti in pianura, lievi salite su colline ed estesissimi tratti sui laghi. Sciare sui laghi ghiacciati è un'esperienza particolare: apparentemente sembra di essere su di un estesissimo pianoro, ma l'assoluta mancanza di vegetazione, l'andamento morfologico dei confini e le improvvise collinette, in realtà isole, ci danno la consapevolezza di essere in mezzo all'acqua, ghiacciata, a km di distanza dalla terra ferma. I laghi si rivelano distese immense ed infinite… che non finiscono mai…
Per tutta la giornata la sciolina non tiene e ci fa soffrire: nonostante diversi aggiustamenti non riusciamo a trovarne alcuna adatta al contrasto tra fondo ghiacciato, neve soffice ed asciutta e alta umidità nell'aria. L'esito è una sciata a stop and go, quasi a strappo, in un'alternanza di slittamenti "a saponetta" e di brusche frenate per il continuo formarsi di ghiaccio sotto la soletta degli sci. E non ci consola molto che anche gli sci di Marku, scagliati, subiscano la stessa sorte… L'andatura è molto più lenta del giorno prima, ci lamentiamo un po' tutti, anche se i più esperti riescono a procedere senza sostanziali problemi, in perfetto stile alternato, grazie alla migliore tecnica e anche alla maggiore forza. Ma per altri, come me, alla prima esperienza del genere e con assai meno anni di sci, la giornata è dura…
Pranziamo presso una capanna sul lago, in località Rautujarvi. Il conducente della motoslitta che ci precede a distanza di qualche km, al nostro arrivo ci fa trovare una stupenda minestra calda, salumi, formaggi e uva passa, che gustiamo con estremo piacere.
L'autista è un uomo alto e massiccio, indossa un tipico vestito lappone, con vistosi copri pantaloni in pelle di renna; inoltre è armato alla cinta con due grossi coltelli stile boy scout con lama di 8-10 dita. Ai piedi ha strane scarpe con la punta all'insù: scopriamo essere le tradizionali scarpe da sci, la punta veniva infilata in un attacco costituito da una striscia in pelle dalla quale era difficile che scappasse.
La sosta a Rautujarvi è breve. Quando riprendiamo la sciolina continua a non tenere e l'andatura è sempre lenta, ad un certo punto perdiamo anche di vista Giacomo: lo vediamo lontanissimo procedere con fatica. Quando finalmente ci raggiunge ci spiega di aver rotto un bastoncino, era effettivamente in difficoltà, aiutarsi con la spinta di braccia è importante quando la sciolina non tiene. Veloce cambio di bastoncino con il più esperto e poi, quando rincrociamo la motoslitta, tiriamo fuori dal bagagliaio il paio di bastoncini portati di riserva: ridiamo, sono identici a quelli di Giacomo! Più fortunati di così…
Marku comincia a preoccuparsi, è tardi e abbiamo percorso solo 18 Km su 35. Così ci propone di farci trainare dalla motoslitta… Prima siamo un po' stupiti, alcuni tra noi, i più bravi, provano anche un certo disappunto ma poi alla fine l'idea di sperimentare il traino con la motoslitta seduce tutti. Ci posizioniamo in fila indiana, a 2-3 metri di distanza gli uni dagli altri, ci viene passata una corda che ciascuno di noi gira 2 o 3 volte attorno ai bastoncini, tenuti orizzontali a braccia distese, e che passa a chi sta dietro. Quindi partiamo… Prima cautamente, l'autista della motoslitta si gira spesso per controllare; poi, visto che nessuno cade, accelera sempre di più, sino ad una velocità decisamente al limite: ad ogni curva rischiamo di non centrare la pista e di andare per la tangente… Abbiamo l'impressione che l'autista della motoslitta si diverta un mondo...
Anche noi ci divertiamo, i confini del lago scorrono veloci, gli sci vibrano ma reggono, il freddo è intensissimo, chi non si era ben incappucciato patisce il vento sul volto, nelle orecchie, nelle mani. Dopo 15' "finalmente" qualcuno cade, Giacomo, e con lui ovviamente tutti quelli che gli stanno dietro… Piombo nella neve soffice nel più bel stile a pelle di leopardo, e comincio a ridere, di gusto, per un pezzo.
Riprendiamo, Gianni e Marco, i più rigorosi, preferiscono sciare con le loro gambe, noi proseguiamo al traino ancora per una decina di minuti; quando, ultima del gruppo, cado, ho l'impressione per un breve istante che l'autista non se ne accorga e mi molli li e ho il mio da fare per farmi sentire. Siamo però già vicini alla riva, il traino è possibile solo sul lago.
Ma siamo già a destinazione: rimango stupita, con la motoslitta i Km sono volati; forse un po' indegnamente, diranno alcuni, ma con troppo, troppo divertimento…
Sono le 18, il tempo è decisamente migliorato e la serata è divenuta splendida, il sole all'orizzonte impiegherà ancora ore per tramontare del tutto, regalandoci un suggestivo paesaggio di ombre lunghissime.
La casetta dove ci fermiamo in località Hammasjarvi, un rustico di solito usato dai pescatori, è in mezzo al bosco. Non esiste acqua corrente, l'autista della motoslitta trivella letteralmente il vicino lago e ne tira fuori alcuni secchi d'acqua per lavarci, per la cena, e per i piatti. Ma la sauna non poteva mancare, naturalmente, Marku la prepara velocemente e questa volta la facciamo tutti, con grande piacere. Alcuni maschietti nella migliore tradizione finnica dopo la botta di calore della sauna si tuffano nella neve fresca, intravvediamo i loro corpi "fumare" al freddo; noi femminucce decidiamo di guardarcene bene di fare altrettanto…
Dentro il rifugio come ci sistemiamo… in men che non si dica la baraonda è servita: le corde con i vestiti appesi ad asciugare rendono immediatamente l'ambiente colorato e vissuto. La confusione è tipica, ognuno cerca di tenere sotto controllo la propria roba perché non si disperda nei meandri degli zaini altrui. Nel frattempo Gianni armeggia con la stufa a legna che di li a poco lavorerà al massimo.
La cena è deliziosa, a base di spaghetti, gentilmente preparati per noi italiani dall'autista, sotto il vigile controllo mio e di Margherita per la cottura. In queste occasioni per noi fondisti non c'è tradizione culinaria del posto che tenga con un bel piatto di pasta al sugo.
La sera trascorre serena e ridanciana: la proverbiale "freddezza" nordica di Marku sembra un po' stemperarsi grazie ad alcuni bicchierini di grappa. Tentiamo alcuni approcci con la lingua finlandese, che scopriamo avere radici addirittura dall'ungherese, ma rimaniamo impantanati con le strane e complesse sillabe aspirate che rendono impronunciabile qualsiasi parola. Alle dieci di sera non è ancora notte, nella suggestiva luce serale tentiamo di "fare due passi" ma sprofondiamo subito nella fresca e soffice neve lappone, riusciamo a "stare a galla" solo nei tratti battuti dalla motoslitta.
La notte trascorre tranquilla e... caldissima, la stufa ha funzionato sin troppo! Di fatto tutti abbiamo dovuto dormire fuori dai sacchi a pelo. Eppure fuori la temperatura si aggira trai 15 e i 20 gradi sotto zero. Nel quaderno del rifugio leggiamo di un gruppetto di "sopravvissuti" a temperature ancor più rigide, intorno ai 40 sotto zero… Ci sentiamo fortunati…

11 aprile 2001 3° giorno
Al mattino la luce che entra dai finestroni è bellissima, la giornata si conferma splendida. Io e Gianni siamo i più mattinieri e riusciamo di fatto a svegliare tutti gli altri con il più classico dei rumori in rifugio: rovistando nei sacchetti di plastica. Tra un brontolio e una protesta tutti si alzano, ottima colazione, preparazione degli zaini, sciolinatura degli sci, guanti, berretto, occhiali, zainetto in spalla e via... Io sono un po' più lenta degli altri nelle varie operazioni e vengo "rimproverata" per non aver "ancora" acquisito i giusti "automatismi". Certo, ironizzo io, "sono venuta apposta in Lapponia, in ferie, per imparare gli automatismi! "
Nel gruppo Marku è sempre in testa, seguito dalla "famiglia" (Gianni, Margherita, Giulia e Stefano) e, secondo un ordine ormai stabile, da Marco, Marina, Giacomo ed io. Percorsi poche decine di metri constatiamo tutti con gioia che questa volta le scioline tengono: continuiamo a fare scelte diverse ed autonome ma oggi tutte efficaci: verde con blu, oppure multigrade o universale, tutte sopra l'originario strato di grunvalla, che le incolla e le fa durare più a lungo. Siamo soddisfatti.
L'itinerario si snoda lungo boschi di betulle misti a giovani pini, colline, laghi.
Rimanendo indietro talvolta sono preoccupata di "perdere" di vista il gruppo: di fatto però la visibilità è ottima, anche sulle lunghe distanze. Inoltre seguo con molta attenzione i binari tracciati sulla pista dagli sci dei miei compagni: la traccia di solito è nitida e non può essere confusa con quella di altri sciatori, perché non ce ne sono, a quanto pare…
Invece imperversano le motoslitte che talvolta cancellano le tracce, con mio grande disappunto. Ma qualcuno ha, evidentemente, uno specchietto retrovisore e in qualche modo mi aspetta, o mi manda segnali, ed anche ai bivi so sempre dove andare. In fondo il gruppo mi tiene sempre sotto controllo...
Percorriamo alcuni tratti nel bosco veramente suggestivi, dove la pista si snoda lungo un sentiero a cunette che si susseguono a poca distanza l'una dall'altra. Volendo mantenere l'andatura dal punto di vista sciistico queste cunette sono da affrontare con una certa tecnica, che ci impegna tutti quanti. Quando poi il sentiero a cunette si snoda in discesa le difficoltà aumentano, la neve, che è velocissima, trasforma le nostre discese in un divertentissimo percorso a montagne russe. Lungo questi tratti il sentiero è spesso molto stretto, qualsiasi tecnica tradizionale di frenata è pressoché impraticabile
Godo di un profondo senso di libertà e pienezza, questi luoghi di rara bellezza sembrano da favola.
In fondo alle discese ci aspettiamo, commentando con battute chi è "rovinato" nella neve e chi è riuscito a finire la discesa "in piedi".
A pranzo godiamo di un trattamento che, sebbene incluso nel pacchetto del tour (e nel suo prezzo!), riesce a sorprenderci: il conducente della motoslitta ha predisposto un vero e proprio picnic nella neve, attrezzando comodi sedili ricavati nella neve su cui ha disteso alcune pelli di renna; comodamente seduti, non abituati a tanto "confort", ci gustiamo una squisita minestra calda al peperoncino, che si rivelerà, almeno per me, un eccellente energetico. Una delizia ed un incanto, in questi luoghi.
Riprendiamo il nostro itinerario, io per un po' sembro avere le ali ai piedi...
Poco dopo aver attraversato la strada asfaltata che porta a Capo Nord e dove le poche auto corrono ad una velocità impensabile sulle evidenti lastre di ghiaccio, lungo il sentiero ci imbattiamo in alcuni cartelli di "pericolo fondisti": ridiamo, ma ci rendiamo conto che servono per le numerose motoslitte che attraversano questi percorsi a una velocità effettivamente pericolosa per noi.
Ogni tanto Marku si ferma e guarda una carta; ad un certo momento sembra incerto, ferma una motoslitta che proviene in senso contrario, si consulta, poi ci fa cambiare sentiero: sembra che sia caduto un ponte. Di li a pochi minuti arriviamo ad Inari, piccolo ma conosciuto villaggio dove alloggiamo in un comodo Hotel in legno bianco, di una luce abbagliante sulla neve; mi ricorda, alla prima impressione, il Motel del film "Pari-Texas". Oggi è presto, abbiamo sciato solo 29 Km!
Dopo esserci lavati e rinfrancati con l'immancabile birra, ci dedichiamo ad un giro turistico per il paese: Inari è in realtà un villaggio costituito da case sparse, con una chiesetta in legno chiaro dal caratteristico campanile, un modernissimo supermercato, alcuni negozi di artigianato. Dietro all'hotel si estende lo splendido lago di Inari, completamente ghiacciato, che ammiriamo nel rosso fuoco dell'imbrunire. Notiamo subito un aeroplano ed una barca, parcheggiati uno accanto all'altro sul lago: due mezzi contrapposti ma simbolici dei modi di muoversi da queste parti.
Poco distante un distributore eroga benzina ad alcune motoslitte in attesa; queste velocissime motociclette da neve che tagliano rumorosamente boschi e laghi si sono diffuse in questa regione dalla metà degli anni 70; sono costose, poco bucoliche e ancor meno ecologiche ma riconosco siano effettivamente indispensabili in inverno: in queste lande sostituiscono validamente le auto e tagliando i laghi accorciano enormemente le distanze contribuendo a rompere l'isolamento della popolazione.
Da queste parti osservo sono in gran uso anche i cellulari: li hanno tutti, come da noi, e li usano di continuo, la cassiera mentre da il resto, il barista mentre serve, lo sciatore mentre si mette gli sci. Battono gli italiani! Del resto non è molto lontana la città di Nokia, sede dell'omonima società produttrice di telefonini.
A cena discutiamo su come riparare un attacco di Giulia che nel corso della giornata le aveva dato problemi: alcune indicazioni tecniche a suo tempo date da Rita, il Direttore della SFE, aiutano Gianni a trovare una rapida soluzione.
Nell'ulteriore piacevole passeggiata serale, ben imbacuccati nei piumini, ci dirigiamo verso il modernissimo Saamelaismuseo, museo all'aperto dedicato alla vita e ai costumi della comunità Sami, ma off limit dopo le 17. Peccato.
Ci viene presentato il nuovo conducente della motoslitta che ci accompagnerà per il resto del tour: è un ben piazzato giovanotto biondo platino, quasi albino, anch'egli "armato" di potenti coltelli assicurati alla cinta, taciturno come il precedente.

12 aprile 2001 4° giorno
Nuovamente bel tempo e pressione alta. Le temperature sono sempre molto basse, al mattino sui 18-20° sotto zero, poco più alte in corso di giornata, 8-10° sotto zero.
Queste temperature sono abbastanza sopportabili per chi pratica lo sci di fondo: in questo sport il continuo movimento consente di tenersi abbastanza caldi e di sentire meno il freddo, anche se vestiti con abiti leggeri, per non sudare troppo. Di solito si indossa solo un leggero pile, qualche volta aggiungiamo una giacchetta in tessuto windstopper; ma quando ci si ferma, o quando c'è vento, è sempre indispensabile avere dietro una buona giaccavento.
Partiamo da dietro l'hotel, sul lago, accanto all'aereo ed alla barca parcheggiati; attraversiamo con pazienza gli estesissimi laghi, ci addentriamo nei sentieri nei boschi, lungo gli estesi pianori. Non abbiamo più problemi con la sciolina, siamo acclimatati, le gambe e le braccia sono tonici, il trekking è piacevolissimo.
Lungo le distese ghiacciate dei laghi non c'è fine all'orizzonte. Il mio rimanere un po' indietro rispetto al gruppo ha alcuni vantaggi e mi consente di apprezzare aspetti come il silenzio, rotto solo dal rumore del vento e della neve sotto gli sci, o il fascino della solitudine nella luce abbagliante del sole: rassicurata peraltro dal bel tempo e dal riuscire sempre ad individuare il gruppetto di amici che mi precede. Mi diletto con piacere a fare foto, tante.
Lungo il lago Muddusjarvi vedo alcuni buchi nel ghiaccio, di forma rotonda, trivellati per uno spessore di 50-60 cm di ghiaccio: segnalati da un rametto di betulla, sono i luoghi di pesca dove pazienti pescatori si appostano con una canna per diverse ore, sino al tramonto.
Il pranzo è nuovamente sorprendente: questa volta l'autista della motoslitta organizza la sosta accendendo anche un fuoco in un buco scavato in mezzo alla neve, utilizzando con sorprendente abilità l'umida legna del posto. In più ci offre un ottimo caffè alla turca che ci da la carica finale per ripartire.
Arriviamo alla nostra meta a Kaamanen abbastanza presto, intorno alle 15. Il villaggio è situato all'incrocio tra tre strade, vi sorgono folte schiere di graziosi cottage rossi, dai tetti spioventi e… dalle serrature ancora più impossibili. Subito sauna, per chi ne ha voglia.
Presso lo spaccio al centro del villaggio ci godiamo la solita dissetante birra, anche con patatine fritte e un'intrigante partita a biliardo... Però, Marco, ha stile con la stecca!
Il locale è il luogo "mondano" del posto ed è affollato di giovani lapponi, vestiti di pesanti tute e caschi (sono obbligatori anche in motoslitta!), quasi tutti armati degli immancabili coltellacci alla cintola. Sono di razze miste, alcuni biondi, dall'aria scandinava, talvolta più russa, altri bruni, con gli occhi a mandorla. Veniamo a sapere che questo è l'unico locale nella zona e che alcuni di questi ragazzi percorrono anche 200 Km in motoslitta pur di venirci e rompere l'isolamento di queste terre...
Nella notte li sentiamo gridare a lungo e rombare con le loro motoslitte, sembrano ubriachi, nel migliore stile metropolitano...

13 aprile 2001 5° giorno
Sveglia prima del solito, ci attendono 40 Km di cui i primi Marku ha deciso di farceli fare al traino della motoslitta: per questo, vista la temperatura di 20° sotto zero, ci consiglia di coprirci più del solito. Ci infagottiamo ben bene con i piumini, ci scattiamo veloci foto ricordo, partiamo ma… di fatto prima di essere trainati ci ritroviamo a percorrere diversi Km in sci e così vestiti sudiamo non poco... Protesto un po' ma nessuno si ferma. Quando finalmente arriviamo presso la motoslitta siamo indubbiamente fradici di sudore ma Marku ci passa veloce la corda e da il via… Nella fretta, incapace dei famosi "automatismi", non faccio in tempo a chiudermi la giacca. Questa volta però il conducente va più lentamente, riusciamo a non cadere e a godercela. Alla fine siamo comunque decisamente ghiacciati e riprendere a sciare è un piacere.
Nel corso della gita, forse una delle più belle, attraversiamo paesaggi inconsueti: boschi con basse betulle contorte, stranamente conformate dal vento, sino ad alcuni altipiani più movimentati dove sorgono i tipici Tunturi, morbide colline di circa 500-600 m, completamente prive di vegetazione, ricoperti da affascinanti disegni a canne d'organo della neve ventata.
Lungo il tragitto l'autista tira fuori un attrezzo che attaccato alla motoslitta traccia anche il binario... Nulla è lasciato al caso! Peccato che il transito delle motoslitte, in questo tratto molto frequenti, spesso lo distrugga prima del nostro passaggio…
Pranziamo in una sorta di infossamento ricavato nella neve, sempre comodamente seduti, gustandoci una minestra di pasta e fagioli. La temperatura si è mantenuta bassa e la sosta per il pranzo è più breve del solito.
Durante il giorno percorro lunghi tratti piuttosto indietro rispetto il gruppo, a volte senza più vederlo, in solitudine. La sensazione è particolare, non c'è niente che si frappone tra me e ciò che vedo, mi sento piccola e grande in questa bianca vastità... Più volte provo la sensazione di "essere sempre nello stesso posto": il paesaggio sembra si ripeta, che non cambi mai, sempre uguale a se stesso. Ma è sempre estremamente affascinante.
A un bivio improvvisamente mi inquieto, la traccia degli sci è totalmente cancellata dal ripetuto passaggio delle motoslitte, per un attimo temo di non sapere dove andare, poi, in lontananza vedo la sagoma di Marina che mi aspetta e mi segnala la direzione... Le rinvio un segnale alzando un bastoncino e proseguo, più tranquilla.
In ogni caso Marku si ferma ogni ora, secondo una cadenza ormai usuale: 10 minuti per bere o mangiare qualcosa per reidratarsi e darsi energia, e… per il tempo necessario per aspettarmi: le mie pause sono ovviamente più brevi.
Alle 17.30 arriviamo a Muotka Ruoktu, piccolo agglomerato di casette in legno, spartane ma accoglienti. Abbiamo percorso 40 Km, di cui 30 effettivamente in sci.
Dopo la migliore sauna di tutto il trekking i maschietti, lontani da occhi indiscreti, si cimentano nudi in un bel bagno nell'acqua ghiacciata del lago; anche Giulia prova un "contatto" con la neve ma ritorna veloce sui suoi passi, dentro il tepore della sauna, lamentando il congelamento istantaneo dei piedi.
Al centro del villaggio è montata una tenda lappone, molto simile nella struttura ad una capanna degli indiani d'America.
Durante la serata socializziamo con il gestore del ristorante del villaggio, un tarchiato ed espansivo vecchietto, che si coinvolge in una scatenatissima partita a dadi.

14 aprile 2001 6° giorno
Nuovamente tempo bello, Marku ci sottolinea che tante giornate consecutive di bel tempo sono piuttosto rare, abbiamo evidentemente molta fortuna. Temperatura: solo 15° sotto zero. Oggi la gita prevede il rientro a Muotka Ruoktu, non veniamo accompagnati dalla motoslitta ma possiamo percorrere sentieri già battuti, dove è ben visibile anche la traccia dei binari.
Attraversiamo boschi "incantati", le salite e le discese si susseguono alternandosi a tratti a montagne russe che ci rimettono tecnicamente alla prova ma ci divertono un mondo. In fondo ad una discesa particolarmente ardua perché su neve non battuta, tra un capitombolo e l'altro scorgiamo la sagoma di una tenda lappone, dove sostiamo. Nella migliore tradizione di questi luoghi al suo interno è acceso un fuocherello dove anche noi cuociamo alcune salsicce e tentiamo invano di scaldarci; nella tenda di fatto la temperatura è intorno allo zero, ci bardiamo quanto possiamo ma alla fine non vediamo l'ora di ripartire.
Ci dirigiamo verso il Muotka Ruoktu Tunturi, la collina più alta di queste zone; lungo il tragitto il vento aumenta, sferzante e gelido, e ci rende consapevoli che siamo in Lapponia, se ce ne fosse stato ancora bisogno. Le giacche in "windstopper" evidenziano tutti i loro limiti, le sostituiamo velocemente con quelle in goretex, decisamente più efficaci.
Il percorso è forse uno dei più interessanti, i dislivelli sono più intensi, una piccola gola disegnata nella neve, diversa da qualsiasi altro luogo visto, decisamente ci cattura; non possiamo sostare a lungo, il vento ci spinge a proseguire veloci verso la morbida cima del Muotka Ruoktu Tunturi; poco sotto siamo costretti a toglierci gli sci in quanto il vento ha completamente spazzato la neve lasciando le pietre scoperte. In cima godiamo di un panorama insperato, dopo tanto sciare finalmente vediamo queste immense distese "un po' dall'alto", anche se da un'altitudine per noi risibile, solo poco meno di 600 mt s.l.m.
Ritengo questo luogo il più bello ed intenso di tutto il viaggio: lancio nel vento, in terra lappone, una piccola pietra di una spiaggia sarda, un simbolico scambio di terre…
Il ritorno ci vede coinvolti in uno dei tratti di cedevolissima neve fresca forse tra i più impegnativi, cadiamo a ripetizione un po' tutti, solo Giulia e Marco riescono miracolosamente a "galleggiare" sino in fondo alla discesa. Raccolto il gruppo riprendiamo a percorrere un velocissimo sentiero in discesa, quasi una pista per toboga: la scarsa larghezza ci impedisce di fatto di usare qualsiasi tecnica di frenata, dobbiamo lasciarci andare, cercando solo di mantenerci in equilibrio. Dietro una curva Margherita cade, a ruota la segue Marina che tenta di schivarla, cade anche lei. Marco, subito dietro, per evitarle decide di non curvare e prosegue dritto, l'effetto è di un perfetto "sci nautico" nella neve. Quando arrivo io, buona ultima, sotto un cumulo di neve "in movimento" vedo Marco che tenta faticosamente di riemergere. Le risate si sprecano, non riesco proprio a trattenermi.
Gli ultimi Km li facciamo con un po' di malinconia, il nostro trekking sta per concludersi.
Rientriamo al villaggio alle 14, dopo 25 Km di una gita assolutamente indimenticabile. Veloce doccia, sauna e preparazione dei bagagli, alle 16 siamo su di un bus che con quasi tre ore di viaggio ci riporterà a Kilopaa, da dove eravamo partiti. Ci sistemiamo nell'Ostello del Kilopaa Fell Centre e questa volta utilizziamo al meglio i famosi essiccatoi per il vestiario e le scarpe. Serata tranquilla, con il sole che sembra non tramontare mai e che disegna ombre lunghissime: in fondo la Lapponia è il paese "detto dalle ombre lunghe".

15 aprile 2001 7° giorno
Mi sveglio presto, mentre cerco le docce incontro Marku che non rinuncia alla sauna anche di buon mattino. Incontriamo una arzilla signora di età che, tranquilla, chiacchiera amabilmente per diversi minuti con Marku. Rimango interdetta: la signora è appena uscita dal laghetto vicino alla sauna ricavato nel lago ghiacciato, è in costume da bagno, è gocciolante, sono le 7 del mattino e siamo, presumibilmente, a 20° sotto zero!!!
Prima di partire Gianni, Marina, Margherita e Marco, irriducibili, non rinunciano all'ultima sciata nel parco, 12 Km su piste ben battute, in mezzo ai boschi e ad alcuni suoi piccoli abitanti che veloci attraversano i sentieri.
Poi, alle 10, ci imbarchiamo sul bus: salutiamo Marku, che ringraziamo con gratitudine, è stato un accompagnatore prezioso, rigoroso ed affidabile. Non era di questa zona, ma di una cittadina a 100 Km da Helsinki.
All'aeroporto di Ivalo veloce e confuso check in, arrivo ad Helsinki nelle primo ore del pomeriggio dove dobbiamo trascorrere una notte prima del volo per Zurigo. Sistemazione in ostello, acquisto discusso quanto inutile di una card per girare la città, visita della Fortezza sull'isola di Suomenlinna, dichiarata dall'Unesco patrimonio dell'Umanità.
La giornata è piovosa, diremmo invernale, ma la temperatura è evidentemente salita e il mare si è incredibilmente sgelato. Sul traghetto Marina scopre di aver perso la macchina fotografica: la ritroverà, la fortunata, il giorno dopo in aeroporto, dimenticata sull'aereo. Tra le mura della fortezza mi soffermo a lungo a fotografare gli alberi, molto suggestivi nel grigio della giornata; così riesco a rimanere indietro rispetto al gruppo anche a piedi! Cena in un bizzarro locale di Helsinki dove l'ironico menù mi… coglie impreparata e mi costringe ad una cena a base delle ennesime salsicce di cui avrei proprio fatto a meno.

16 aprile 2001
E' lunedì di Pasquetta, tutte le attività commerciali di Helsinki sono chiuse, anche il famoso e pittoresco mercato del pesce, peccato. Visitiamo la Tuomiokirkko, la Cattedrale luterana di Helsinki che si staglia con un grande colonnato bianco e abbagliante nella Senaatintori, la piazza del Senato. La Temppeliaukio, Chiesa letteralmente scavata nella roccia, riusciamo a vederla solo dall'esterno. Alle 11.30 siamo di nuovo sul bus per l'aeroporto, questa volta torniamo proprio a casa. Sosta a Zurigo e poi, alle 5 della sera siamo a Genova. Recuperati tutti i nostri bagagli (non ne manca neppure uno!) ci salutiamo in perfetto stile CAI, velocemente, e ce ne andiamo a casa.
Il nostro è stato un trekking molto fortunato: il bel tempo per 6 giorni consecutivi ci ha permesso di sciare con relativa tranquillità, senza problemi di orientamento e senza che il mio rimanere un po' indietro rispetto al gruppo divenisse una criticità come sarebbe potuto accadere in caso di brutto tempo; non abbiamo avuto alcun problema con l'attrezzatura, la scelta del tipo di sci è risultata ottima; nessuno si è fatto male o si è preso un malanno.
Insomma: "è filato tutto liscio", splendidamente, e anche il gruppo è risultato ben assortito, affiatato e coeso, di buon umore, e anche in ottima sintonia con la Guida.
Siamo consapevoli che ritrovarsi in condizioni così fortunate non sarà facile.
Per il momento: "Ciao Lapponia, mi sei piaciuta, tantissimo".

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