A casa di Babbo Natale!

in viaggio con yby in Finlandia

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A casa di Babbo Natale!

“C’è sempre una prima volta” dicono, e questo viaggio lo è stato per noi sotto tanti motivi diversi.
La prima volta in Finlandia, la prima volta in viaggio in un paese freddo nel periodo freddo per cercare il Freddo, la prima volta in vacanza con una coppia di amici, Martina e Federico, con i quali abbiamo condiviso ogni momento della settimana di vacanza; ed in fine la prima volta che viaggiamo alla ricerca di una magia, di un’emozione provata ormai tanti anni fa, quando ci si svegliava la mattina di Natale pieni di aspettativa e si correva a guardare sotto l’albero se durante la notte un signore vestito di rosso era riuscito a calarsi dal camino portando i regali…
Un viaggio alla ri-scoperta di Babbo Natale, una vacanza “da grandi” in un posto dedicato “ai bambini”, una settimana passata a stretto contatto con la natura e… i sogni!Una favola che diventa realtà fra luci, case di legno, slitte ed una natura ancora intatta. Una terra che resta negli occhi e nel cuore!Fa freddo!
Che scoperta, vero? Rovaniemi è situata proprio sul Circolo Polare Artico e si lascia alle spalle, più a Sud, l’Islanda e buona parte della Groenlandia quindi non è molto da sorprendersi che la temperatura scenda alla svelta sotto zero; noi abbiamo toccato quota -16°C durante la nostra permanenza, ma molto probabilmente durante l’escursione a Luosto, ancora più a nord ed in cima ad una collina, saremo scesi ben oltre i -20°C!
In realtà, però, il freddo non è un grosso problema: si è preparati ad affrontarlo, ci si veste a strati e con abbigliamento caldo, si è talmente imbacuccati che non si sente né il vento né la temperatura esterna; inoltre quando il termometro scende così tanto sotto lo zero l’aria è secca e la mancanza di umidità rende il clima molto più tollerabile. Paradossalmente siamo stati peggio a -2°C!
Ben altro discorso va fatto per la neve dal momento che siamo stati piuttosto fortunati. Nello scambio di email mesi prima della partenza con le varie agenzie che organizzano le escursioni ed i safari, abbiamo scoperto che negli scorsi tre anni non si è vista neve fino a Natale e l’ultima settimana di novembre, quindi, era davvero a rischio! Quest’anno, invece, i primi fiocchi sono caduti ad inizio novembre e nonostante alcuni giorni di pioggia (ci siamo sempre tenuti aggiornati sul meteo attraverso siti specializzati e soprattutto guardando le immagini delle webcam) sono riusciti a resistere fino al nostro arrivo. A Rovaniemi abbiamo trovato una ventina di centimetri di neve, quanti bastano per imbiancare tutto e rendere magica l’atmosfera della foresta e sufficienti per poter utilizzare motoslitte e slitte per le escursioni; a Luosto, invece, lo spessore era già molto maggiore…Non siamo andati ai Caraibi, ma nemmeno al Polo Nord: la Finlandia in questa stagione è fredda ma non proibitiva dal punto di vista climatico, quindi ci si deve attrezzare bene ma non serve esagerare anche se si è freddolosi.
Un buon giubbino da sci e dei pantaloni termici, così come guanti (meglio le manopole se non danno fastidio!) e berretto sono indispensabili, così come l’esigenza di vestire diversi strati in modo da isolare meglio il corpo dall’esterno; maglioni e pile sono i benvenuti, sempre che ci stiano nella valigia, ma anche felpe, magari un po’ più pesanti del solito possono andare bene.
Ai piedi scarpe adatte a camminare nella neve (noi avevamo ai piedi dopo-sci o scarponi isolanti da neve) ed ovviamente un paio di calze pesanti.
Per Helsinki, invece, le cose sono molto più semplici: qui la temperatura che abbiamo trovato era molto simile a quella di un nostro giorno d’inverno quindi jeans, felpa e giubbino con scarpe pesanti ai piedi possono andare più che bene.Ci accorgiamo di essere arrivati in Finlandia quando dal vetro appannato dell’autobus della linea 615 che dall’aeroporto Vaanta di Helsinki ci porta in centro alla città scorgiamo, illuminati dai riflettori, un gruppo di ragazzi che giocano fra loro; non a calcio, come siamo soliti vedere, ma ad hokey. Siamo in Finlandia dunque, ed il freddo intenso e la pioggia mista a neve che bagna la città ce lo ricordano quando scendiamo dall’autobus alla stazione della capitale e ci incamminiamo, a piedi, verso l’hotel dove abbiamo prenotato il pernottamento.
Nonostante la fatica che facciamo per trascinare su strade e marciapiedi disconnessi i bagagli, riusciamo a coprire il chilometro che ci separa dal Linna hotel, una piacevole sorpresa scoperta su Internet attraverso Expedia: un hotel assolutamente non caro nonostante le quattro stelle, poco distante dal centro cittadino, e con quel tocco in più di particolarità che gli permette di distinguersi dagli altri. Non possiamo ancora vederla bene visto il buio, ma l’architettura dell’hotel richiama in maniera evidente quella di una piccola cattedrale, sia nelle dimensioni sia nei particolari, con tanto di vetrate colorate e rosoni, tetto spiovente e torre-campanile a dominare su tutto; la porta di legno, intarsiata ed ornata da una ghirlanda natalizia, ci fa entrare in una hall con soffitti a volta decorati, un arredo semplice ma caldo ed elegante ed un’atmosfera tranquilla e rilassata che raramente abbiamo trovato prima in strutture dello stesso livello.
Lasciamo le valige nelle camere, spaziose quanto basta, ci riposiamo un attimo cercando di riacquistare una temperatura “umana” e siamo di nuovo in strada per visitare un po’ la città di sera. Forse perché sono le sette di domenica sera e fa freddo (ma a questo, qui, sono abituati, anzi, il peggio è ancora lontano dall’arrivare!), fatto sta che le vie sono praticamente deserte, i locali tristemente vuoti, nelle piazze ed anche nei centri commerciali, sebbene aperti, si vedono pochissime persone e tutte intente ad andare a casa… l’effetto non è dei migliori, ci sembra di essere i soli esseri viventi fra case grigie e strade illuminate dalle (pochissime) luminarie natalizie che rendono l’atmosfera più triste che giocosa. E purtroppo sarà proprio questa sensazione di tristezza che, sicuramente a torto, ci resterà come ricordo e che alla fine porteremo a casa.
Giriamo un po’ in cerca di un locale tipico, magari piccolo ed accogliente, dove fermarci a mangiare qualcosa, ma purtroppo non riusciamo a scorgerne alcuno; la cucina estera, dalla spagnola alla tailandese passando per tutte le declinazioni di fast food e cinese sembrano farla da padrone quindi alla fine, stanchi ed infreddoliti, facciamo buon viso a cattiva sorte e cediamo alla tentazione di qualcosa che ravvivi un po’ lo spirito entrando in un ristorante tex-mex, l’Amarillo dove con birra e peperoncino riscaldiamo corpo e anima!


La sveglia suona presto stamattina, abbiamo mezza giornata a disposizione per visitare Helsinki e darle la possibilità di farci cambiare le sensazioni avute ieri sera, e non vogliamo certo perdere tempo a dormire!
La colazione a buffet, ricca e varia, è servita nella cantina dell’hotel su divani coperti di stole di lana ed in un’atmosfera che ricorda tanto un monastero medievale, con tanto di candele e candelabri per illuminare l’ambiente; per cominciare bene la giornata, poi, ci concediamo, fra una sorsata di caffè e l’altra, anche il lusso di un mini-torneo di bocce (!) in un piccolo campetto in sottile ghiaia ricavato in uno dei vani della struttura.
Senza l’impedimento dei bagagli (lasciati nella luggage room dell’hotel) e finalmente con il favore di un pallido sole (sono le nove passate e qui sembra albeggiare), cominciamo la nostra passeggiata alla scoperta della città, partendo da una delle mete più suggestive, stando alle informazioni raccolte prima di partire: la Chiesa di Temppelaukio che, una volta raggiunta, si scopre essere chiusa fino a metà mattina! Riprendiamo il nostro cammino per le vie della città, passando davanti al Museo Nazionale (ancora chiuso anche questo) con il verde parco antistante e la statua di un simpatico orsetto che accoglie i visitatori ed il Teatro dell’Opera con la sua architettura moderna.
Camminiamo per le vie del centro seguendo come riferimento, anche per via del freddo che ci invoglia a tenere le mani ben fisse nei guanti e nelle tasche, più le cupole verdi-azzurre del Duomo che svettano sulla città che la mappa della città; raggiungiamo così Piazza del Senato (Senaatintori), sulla quale si affacciano tutti i palazzi più noti ed importanti di Helsinki: la sede del Governo, l’Università, la Biblioteca Nazionale e, ovviamente, il Duomo, che dal punto di vista cromatico, con il bianco dei marmi esterni, il verde delle finiture e l’oro delle stelle, lascia piacevolmente incantati; al centro della piazza, accanto alla Statua di Alessandro, a ricordare che siamo ormai vicini alle feste, è stato anche installato un alto (ma quanto mai spoglio) albero di natale.
Ci concediamo un po’ di fotografie e continuiamo poi la nostra passeggiata scendendo verso il porto, animato solo da qualche bancarella che vende artigianato tipico, stoffe e pellicce; attraccate poco lontano due enormi navi crociera sembrano fare da cornice alla piccola isoletta che chiude l’ingresso del porto e che sembra galleggiare a pelo d’acqua sul Mar Baltico.
Ammirata la maestosità della rossa Cattedrale di Uspenski, seguiamo delle strane ma simpatiche tartarughe di metallo posizionate sul molo che sembrano guidarci verso il Vecchio Mercato Coperto, un tempo forse centro pulsante dell’attività commerciale dello scalo, oggi turistica ma certamente suggestiva dove si possono trovare sotto lo stesso tetto tutte le specialità culinarie del nord, dalla carne di renna a quella di orso, dal pesce ai formaggi ed alla verdura in un susseguirsi di odori e profumi intensi, colori e curiosità.
Rinvigoriti dal tepore del mercato ci rituffiamo in strada allontanandoci dal porto ed imboccando il Parco di Esplanadi, luogo di incontro e ritrovo durante il periodo estivo con concerti ed eventi ed ora curato ma spoglio viale pronto ad attendere il rigore dell’inverno. Dedichiamo anche qualche fotografia alla particolare fontana di Havis Armada con la giovane donna-Helsinki che nasce dalle acque del mare e le (ad essere sinceri un po’ inquietanti) foche che ne delimitano il bordo.
Rimandando il pranzo a più tardi in aeroporto e cercando di visitare la chiesa di Temppelaukio sulla via del ritorno in albergo per riprendere i nostri bagagli prima della partenza, dedichiamo un po’ di tempo alla shopping cominciando da un curioso ed invitante negozietto che vende proprio a fianco dell’Esplanadi oggetti tipici finlandesi in legno e feltro nonché bellissime decorazioni natalizie, per poi arrivare all’emporio più grande dell’intera Scandinavia, Stockmann, che su diversi piani offre tutto quello che può servire a finlandesi e turisti.
Ci perdiamo (nel vero senso della parola!) fra vestiti e stoffe, oggettistica per la casa e decorazioni, per poi giungere alla sezione dedicata alle suppellettili di design firmate Alvar Aalto, Iittala, Arabia, Eva Solo ed altri importanti nomi della progettazione stilistica scandinava, cercando di far conciliare (cosa molto difficile!) bellezza estetica con disponibilità sulla carta di credito ed utilità.
Non manca tanto al nostro volo per la Lapponia e ci rimettiamo in cammino verso l’hotel deviando per poter visitare l’ultima meta importante della giornata e della nostra visita ad Helsinki; questa volta la chiesa di Temppelaukio è aperta e, con nostra sorpresa, sembra essere anche piuttosto animata: oltre a qualche turista, infatti, c’è una giovane cantante lirica finlandese accompagnata all’organo da un altrettanto giovane musicista. Stanno facendo semplicemente delle prove, forse per qualche spettacolo in occasione del Natale, il canto e la musica, però, rendono ancora più suggestiva l’atmosfera!
Roccia e rame, sono questi i due fili conduttori che disegnano la struttura della chiesa e la rendono unica ed affascinante; un circolo di roccia viva e pietre impilate a secco sorregge una cupola di listelle di rame e venature verticali dello stesso metallo. Il colpo d’occhio, ora che il sole è riuscito a farsi varco fra le nuvole, è incredibile, così come lo è l’acustica naturale del luogo: un appuntamento davvero da non perdere per chiunque passi di qui, uno dei luoghi, insieme alla Piazza del Senato, che rendono un po’ più unica (e meno “triste”) la città!
Non ci resta che riprendere la stessa linea di autobus che ci porta in aeroporto, mangiare qualcosa in uno dei tanti locali, passare un po’ il tempo di attesa dell’imbarco con fotografie dietro a cartonati natalizi e sfide ai videogiochi (ovviamente vinte da Manu) e poi decollare alla volta del Nord con la “N” maiuscola… e chissà perché abbiamo la sensazione che la vacanza cominci solo ora!


Atterriamo dopo poco più di un’ora di volo a Rovaniemi, la meta effettiva del nostro viaggio, toccando terra come se niente fosse su una pista completamente coperta da neve ghiacciata e venendo accolti nel piccolo aeroportino da una grande slitta con tanto di renne e pacchi regalo che vola sulle nostre teste; siamo a casa di Babbo Natale o, come lo chiamano da queste parti, di Santa Claus e non c’è vetro, brochure, negozio o distributore di lattine (!) che non ce lo ricordi!
Il ragazzo della Budget, compagnia con la quale abbiamo prenotato da casa il noleggio dell’auto, ci consegna le chiavi della nostra Kia Cerato, immediatamente ribattezzata e da quel momento sempre chiamata “Cerotto”, e ci mettiamo al volante alla ricerca del nostro alloggio; le strade, fatta esclusione per un paio di scure strisce di asfalto su quelle più trafficate, sono completamente coperte di neve e ghiaccio e la nostra insicurezza iniziale ci fa guidare lentamente e con estrema prudenza, tanto che gli altri mezzi, autobus compresi, non esitano a superare alzando una nuvola di neve ghiacciata che ci fa rallentare ulteriormente; presa confidenza le cose andranno ben diversamente…

Attraverso Lomarengas, agenzia specializzata in Finlandia nell’affitto di abitazioni turistiche, abbiamo prenotato per i giorni in cui staremo qui, un cottage una ventina di chilometri fuori Rovaniemi; abbiamo le indicazioni (abbiamo provato a cercare la strada con il navigatore satellitare e prima ancora, da casa, con i servizi di Google e ViaMichelin e tutti e tre, oltre a discordare quando scrittoci via email dall’affittuario, non erano concordi fra loro!) ma provare a leggere i cartelli della segnaletica con la neve, seppur rada, che cade, il vento che la solleva da terra, il buio di strade senza lampioni e l’alfabeto finlandese che non aiuta certo con la sua ostinazione a raddoppiare consonanti e vocali tanto da dare dignità di parola solo ad ammassi di lettere superiori alle dieci, non è cosa facile!
… “Seguire per Permantokoski e poi girare a destra per il Kesaranta”; ad attenderci solo i solchi lasciati nella neve fresca dalle ruote di un’auto e un cartello scritto in un inglese “non proprio oxfordiano” che ci invita a chiamare il padrone di casa per la consegna delle chiavi e le prime istruzioni sugli equipaggiamenti dell’abitazione.
È tutto buio intorno, in cielo c’è la luna che illumina la foresta attorno a noi riflettendosi sulla neve e sul ghiaccio del lago poco più in là; un edificio di legno, dipinto di rosso, con portico e finiture bianche ed il tetto ammantato di neve candida sembra essere il “capo branco” per un altro paio di costruzioni simili ma molto più piccole, una legnaia con porta di assi grezze ed un “fungo”, anch’esso rosso e bianco, in mezzo a loro. Questo è il Kesaranta, uno splendido lodge di legno, affacciato sulle rive di un lago ora quasi del tutto ghiacciato, immerso nella foresta, completamente isolato, con il vicino di casa ad oltre mezzo chilometro di distanza (non si vedono nemmeno le luci!), completamente autonomo per tutto quello che può servire per vivere anche nel rigido inverno finlandese; questo è il piccolo castello della nostra favola nordica, con tanto di sauna (una elettrica all’interno ed un’altra a legna, esterna, il “fungo” di prima), posti letto in abbondanza (5 letti a cui si aggiungono anche un paio di divani in caso…), assolutamente tranquillo e quieto, sprofondato nei rumori e nei suoni della natura, isolato nel caotico susseguirsi di alberi e rami. Un piccolo paradiso così bello da perderci la testa, un luogo davvero magico che non pensavamo potesse esistere ed, in ogni caso, potesse essere a nostra disposizione!
La cucina è già equipaggiata per la prima sera quindi ci organizziamo, cuciniamo e prima di andare a letto pianifichiamo un po’ insieme la giornata che ci attende: domani, fra le tante cose da fare e da vedere, si va a trovare il VERO Babbo Natale!


- 14 °C.
È questa la temperatura che segna il termometro appeso fuori dalla finestra della cucina, un risveglio piuttosto fresco a quanto pare per il nostro primo vero giorno in Lapponia!
La temperatura, però, non ci ferma e dopo aver fatto colazione, esserci vestiti pesanti come non mai, aver scongelato (… ed il termine è quanto mai corretto!) la Cerotto dopo il freddo notturno, lasciamo la “nostra” foresta per tornare verso Rovaniemi. Ormai abituati ai tempi finlandesi (la nostra prima meta, il Santa Park non apre fino alle 10.30 del mattino) ci fermiamo a fare la spesa per i giorni a seguire; troviamo senza problemi le stesse cose che normalmente acquistiamo in Italia (le stesse marche anche!) sia per gli alimentari che per gli altri prodotti ed i prezzi non sono esagerati sebbene siano tutte confezioni importate. Non disdegniamo di provare anche qualcosa di diverso dal solito, senza esagerare con la temerarietà però: niente carni “strane” o salsine dagli ingredienti misteriosi!
Nel parcheggio, fra le buste della spesa ed i nostri zaini, cominciamo a guardarci intorno e a renderci conto della normale bellezza della quotidianità qui al Circolo Polare Artico: ogni gesto ed ogni azione è stranamente rilassata, quasi ovattata come se la neve fosse uno stato d’animo, non un agente atmosferico, nonni e nipoti se ne vanno in giro in slitta, unico mezzo di trasporto comodo e veloce allo stesso tempo almeno fino ad Aprile, la gente usa gli sci da fondo come esigenza, non per sport; pare (e la sensazione sarà la stessa anche per i giorni a seguire) che gli unici al lavoro siano gli inservienti dei vari caffè o le commesse del supermercato: non c’è traffico per entrare in città nonostante l’orario sia quello “di punta” per i lavoratori, non ci sono clacson che suonano o ruote che stridono sull’asfalto.
Si porta a passeggio il cane spingendo insieme a lui la slitta a bordo strada, si accatasta un po’ di legna per accendere il camino per la sera, in motoslitta si percorrono le strade più ripide o più innevate.

Sarà l’effetto del primo giorno in mezzo a tanta neve e a tutto questo bianco (oltre 20 cm: e pensare che erano tre anni a detta delle agenzie per le escursioni che abbiamo contattato prima di partire che non si vedevano fiocchi prima di Natale!) o l’estro finnico nel progettare strade e vincoli, fatto sta che raggiungere il Santa Park si rivela più complesso del solito e solo dopo venti minuti abbondanti, un paio di svolte un po’ azzardate e l’aver percorso in auto una pista pedonale (… forse: ancora oggi non abbiamo capito se fosse giusto o meno!) raggiungiamo l’ingresso della grotta che sarà il nostro primo contatto con il mondo di Santa Claus!
Il costo è elevato (25€ a testa) ed a posteriori, paragonato a quanto offerto, forse non del tutto giustificato, ma siamo venuti qui anche per questo e consci che avremmo dovuto usare spesso la carta di credito, quindi lasciamo ogni perplessità e varchiamo la soglia d’ingresso al parco. L’apertura triangolare conduce ad un lungo cunicolo buio in discesa scavato nella roccia; si sentono lupi ululare ma più avanti si intravede, piccolo vista la distanza, un albero di natale illuminato. Il corridoio continua oltre ancora in discesa, ancora buio fino ad arrivare all’ingresso del parco vero e proprio, una piccola cittadina costruita sotto terra, il paese di elfi e magia… a misura di bambino e turista.
Ad accoglierci arriva dopo qualche istante un buffo personaggio, vestito di feltro e con indosso un cappello a punta; cammina in modo buffo e ci saluta, in inglese, presentandosi come uno degli elfi che aiutano Babbo Natale e che popolano il parco; non tardano ad arrivarne altri, vestiti allo stesso modo e pronti a salutarsi fra loro con il tipico gesto che subito mostrano ed insegnano anche a noi: quando un elfo vede un altro elfo deve piegare leggermente le ginocchia, alzare le braccia, ruotare le mani verso l’interno e poi agitare tutto il corpo come se stesse tremando. Non neghiamo che ci sentiamo un po’ stupidi e fuori luogo perché “grandi” in un mondo da “bambini”. Non possiamo nemmeno negare, però, che fin dall’inizio questi elfi ci hanno strappato più di un sorriso facendoci tornare un po’ “bambini” dimenticando di essere “grandi”! … e forse la magia, quella vera, sta proprio in questo…
Abbandonato ogni ritegno saliamo sul trenino-slitta che conduce alla scoperta del mondo degli elfi fra colori, musiche natalizie e scene buffe di vita-quotidiana-da-elfo, visitiamo i locali ed i negozi che si aprono sulle vie di questa piccola città fino ad arrivare alla casa di Babbo Natale (non quello ufficiale, quello VERO ci attende al Santa Village, prossima destinazione!) dove il bianco signore vestito di rosso sta accogliendo un gruppo di bambini in gita scolastica. Leggere nei loro occhi la sorpresa di vedere e parlare con Babbo Natale, l’entusiasmo nel convincere Santa Claus di essere stati buoni e di meritare i doni sotto l’albero a Natale è davvero una grande emozione, talmente grande che qualche lacrima, nel buio della stanza, prova a scappare…
Siamo giusto in tempo per la scuola di elfi! Veniamo reclutati dal maestro che ci conduce nell’anticamera dell’aula dove, studiando e dimostrando di poter essere buoni elfi, ci verrà consegnato (pagandolo ovviamente!) il Diploma di Elfo di Babbo Natale.
Alunni di questa particolare scuola siamo noi quattro italiani, una ragazza giapponese ed una famiglia belga con l’unico bambino del gruppo; non capendo nulla di inglese sarà anche l’unico a stancarsi ben presto e ad andarsene portandosi dietro mamma e papà e facendo alzare l’età media dell’aula al di sopra dei 25 anni…
Il nostro maestro e le sue assistenti sono davvero bravi attori, capaci di coinvolgerci ed allo stesso tempo divertirci, così, una volta spiegate le regole per accedere alla scuola, veniamo ammessi alla lezione; in aula ci vengono insegnate le tre parole con le quali ogni elfo può compiere magie (“Kiver, Over, Tover!”), i gesti magici che le accompagnano ed il ballo che contraddistingue ogni elfo. In fine ci viene chiesto di salire su una pedana di legno, chiudere gli occhi stringendo nelle mani un palco di una renna ed esprimere un desiderio dicendo ad alta voce le parole magiche. Non si sa se si avvererà, quello dipende dalla concentrazione e dalla magia di ognuno, ma così facendo certamente si hanno più possibilità!
Prima di uscire (… il parco è tutto qui. Ci sarebbe da vedere anche lo spettacolo-musical ma è ad orari definiti e dovremmo aspettare troppo…) facciamo una breve vista alla Galleria di Ghiaccio (ancora troppo presto per essere aperta al pubblico: la vediamo da dietro una vetrata), una stanza completamente condizionata dove sono posizionate opere e sculture realizzate con il ghiaccio appunto e ci fermiamo al Bar di Ghiaccio dove un’elfa dal buffo cappello ci offre da bere in un ambiente decisamente particolare: a parte il bicchiere, fatto di plastica e con un meccanismo interno che gli consente di emettere luce una volta riempito, ogni altra cosa è realizzata utilizzando solo ghiaccio! Il bancone, gli sgabelli coperti da pellicce di renna, le pareti, il pavimento, tutto quanto c’è attorno a noi è fatto solo ed esclusivamente di ghiaccio, mantenuto costantemente a -5° C ed utilizzabile come fosse “normale”. Il freddo dopo un po’ comincia a farsi sentire su mani e viso, ma l’azzurro intenso e la strana sensazione di essere in un posto incredibile fanno perdere la voglia di uscire!

È arrivato il momento. Non siamo venuti qui solo per questo, lo ammettiamo, ma se non ci fosse questa opportunità, forse, avremmo scelto un’altra meta o, in ogni caso, non sarebbe stata la stessa cosa. Siamo fuori dalla porta della stanza di Babbo Natale. Quello VERO, quello che guida la slitta con Rudolph e tutte le altre renne, quello vestito di rosso e bianco che scende dal camino per portare i doni. Quello che ha animato i sogni e le speranze di milioni di bambini e che continuerà a farlo per sempre. Non so se siamo pronti ad entrare al suo cospetto. Dico sul serio: la sensazione che proviamo è simile alla tensione che si ha prima di un esame universitario. Stiamo per vedere, salutare, conoscere Babbo Natale…
Abbiamo lasciato il Santa Park, ripreso la macchina, (giocato un po’ nel parcheggio deserto provando a vedere se il freno a mano sul ghiaccio finlandese è divertente come su quello italiano :P ) e percorso i pochi chilometri che ci separano dal Santa Village. Abbiamo varcato la soglia della Casa di Babbo Natale, ottenuto il lasciapassare (gratuito!), attraversato i diversi paesaggi ricreati per simboleggiare le diverse zone del Mondo, abbiamo osservato da vicino l’immenso pendolo che regola il tempo di rotazione terrestre e che la notte fra il 24 ed il 25 Dicembre Babbo Natale blocca per fermare il tempo e potere cominciare a volare di città in città, di casa in casa, per portare i doni a tutti i bambini ovunque siano. Abbiamo salito le scale ed ora siamo davanti alla porta d’ingresso. Non c’è coda, non ci sono altre persone che sono venute a trovarlo. Tocca a noi. Ed entriamo.
Seduto su una grande sedia, vestito di rosso e stranamente senza scarpe ai piedi, lui, Babbo Natale, quello VERO (!), ci accoglie e ci saluta in italiano, ci fa segno di avvicinarci, ci chiede da dove veniamo, ci racconta che sono tante le persone che vengono a trovarlo dall’Italia. Dà anche sfoggio di conoscenza del nostro paese citando città nelle quali ha certamente portato dei doni tante volte (“Roma”, “Firenze”, “Milano”), bambini che di doni ne hanno già certamente tanti (“Forza Milan!”) e bambini un po’ cresciuti ormai, che a volte giocano ad imitarlo (“…Berlusconi!”).
Noi, davvero emozionati, gli diamo direttamente le letterine ed i disegni che i nostri cuginetti hanno scritto per lui e gli portiamo anche un piccolo regalo che accetta con un grande sorriso facendone sfoggio con noi. Poi le fotografie di rito, il ricordo di un incontro che fin da bambini si sogna e che si concretizza esattamente così come lo si è sempre immaginato, con gli stessi colori, gli stessi gesti, le stesse emozioni.
All’uscita, mentre aspettiamo la stampa delle nostre fotografie e vediamo una parte del video che è possibile acquistare per rivedere mille e mille volte la magia dell’incontro, apprendiamo che Santa sa parlare più o meno correttamente ben 11 lingue e che è lì ad accogliere con un sorriso chi lo va a trovare per un saluto, grande o piccolo che sia, tutti i giorni dell’anno!

L’incontro ci ha messo fame ed approfittiamo dell’economico (… strano in un posto del genere: in Italia avrebbero chiesto un occhio della testa!) buffet offerto dal ristorante dentro la casa di Babbo Natale mangiando ottimamente per poco più di 10€ a testa; nel frattempo andiamo anche a recuperare informazioni dall’agenzia dell’Erasetti che si trova alla porta a fianco e ci consultiamo per decidere quali escursioni fare nei giorni seguenti.
Prima di partire ci siamo dati da fare con Internet e guide per avere un’idea il più chiara possibile dei costi e delle proposte delle varie agenzie che propongono safari artici; dalla passeggiata con le racchette da neve all’esperienza sulla rompighiaccio (lontana da Rovaniemi ovviamente), dai safari in motoslitta, a quelli con renne o cani, di giorno o di notte e tutte con durate diverse. Alla fine, visti i prezzi grosso modo simili fra loro (e tutti non certo economici: euro più, euro meno sono sempre 100 a testa…) ci siamo affidati alla cosa più comoda: l’Erasetti oltre ad essere una delle più note ha la sede in centro a Rovaniemi ma un distaccamento proprio al Santa Village e quindi abbiamo (per pigrizia forse) approfittato.
Decidiamo per provare ad uscire su una slitta trainata da renne e prenotiamo direttamente: appuntamento domani mattina, nella sede principale per la partenza.

Tutto sommato le attrazioni da visitare qui al Santa Village non sono tantissime: oltre alla casa di Santa Claus ed al villaggio di ghiaccio (purtroppo non ancora aperto), ci sono ristoranti e negozi di souvenir. Ci resta ancora da vedere, però, prima di dedicarsi allo shopping, il Napapiiri e l’Ufficio Postale di Babbo Natale.
Il primo è scenograficamente suggestivo soprattutto di sera: non c’è il classico arco che indica l’ingresso nel Circolo Polare Artico ma una linea luminosa, blu, che attraversa “il giardino” della casa di Babbo di Natale e che segna, nel cielo, la linea immaginaria che rappresenta la “porta del Nord”. A terra, poi, c’è un piccolo mondo scolpito nella pietra ed un cartello che descrive ed indica la particolare posizione geografica. Volendo si può anche acquistare l’attestato di attraversamento del Napapiiri direttamente all’Ufficio Informazioni poco distante.
Ben altro discorso va fatto per il secondo, l’Ufficio Postale di Santa Claus: qui la magia dell’incontro si concretizza con carta ed inchiostro ed si scopre veramente lo spirito che sta dietro a questo grande “parco giochi”.
L’Ufficio vende cartoline e francobolli con ispirazione ovviamente natalizia dando l’opportunità di sedersi a grandi tavoli per fare gli auguri di Natale a parenti ed amici; a fianco all’ingresso, poi, ci sono due grandi cassette postali dove vengono imbucate le lettere e le cartoline che si sono scritte. La prima delle due riporta la scritta “OGGI” ed è dedicata alla corrispondenza “normale” quella che imbucata oggi per l’appunto arriva nel minor tempo possibile al destinatario; la seconda, invece, è quella destinata al “NATALE” dove vanno inserite tutte le cartoline e gli auguri che, a prescindere dalla data corrente, verranno spedite correttamente per essere ricevute per Natale. Inutile dire che scegliamo cartoline e francobolli, ci sediamo ed approfittiamo dell’idea semplice ma allo stesso tempo allettante: gli auguri di Natale scritti a casa di Babbo Natale, inviati dal suo Ufficio Postale con le sue cartoline, i suoi francobolli ed anche il suo annullo filatelico speciale!
La vera sorpresa, però, sta dietro ad un espositore di cartoline.
Accanto a quella principale, infatti, c’è un’altra stanza, questa volta senza souvenir e fotografie in vendita; c’è un camino nell’angolo ed un’elfa che lo sta accendendo, una scrivania ordinata nonostante i numerosi oggetti che vi sono appoggiati sopra, un tavolo quasi del tutto sgombro e delle sedie tutt’attorno.
E poi c’è una signora, vestita con abiti colorati come se fosse un elfo troppo cresciuto, seduta ad un altro tavolo completamente ingombro di… letterine! Esatto, lettere, disegni, richieste, tutto quello che i bambini di tutto il mondo scrivono a Babbo Natale arriva qui e la signora smista ogni lettera in grandi mucchi a seconda del paese da cui arriva. Mi mostra il gruppo di quelle che arrivano dall’Italia, tante provengono dal Regno Unito, altre dalla Germania o dalla Polonia; ma ci sono letterine che hanno molti più chilometri sulle spalle: vedo buste spedite dalla Thailandia, dall’Alaska, dal SudAfrica.
La signora mentre continua con calma e determinazione il suo lavoro mi spiega che le lettere arrivano praticamente da tutto il mondo e mi mostra un espositore, fissato alla parete al suo fianco, dove posso osservare buste partite dallo Zambia e dal Nepal, dalla Cina e dalla Nuova Zelanda così come dal Brasile, dall’Argentina, dal Canada e dagli USA, e l’elenco potrebbe andare avanti fino a finire gli stati disponibili sull’Atlante! Ogni letterina, rigorosamente scritta a mano con la calligrafia incerta dei bambini, viene aperta e viene letta (curiosando qua e là in seguito scoprirò che molti degli elfi impiegati sono ragazzi e ragazze che provengono da tutto il mondo e lavorano qui per qualche mese all’anno; in questo modo l’Ufficio si garantisce la possibilità di conoscere molte lingue senza bisogno di interpreti…), se il mittente ha lasciato anche il suo indirizzo Babbo Natale in persona gli risponde
Mentre gli altri scrivono le proprie cartoline e li vedo leccare francobolli e buste, io mi perdo nella semplice bellezza di questo posto. Qui ho trovato il mio Natale, qui, fra questa marea di buste, fra francobolli ed inchiostro pieno di sogni e speranze, capisco quanto sia bello ed importante questo piccolo paesino piazzato sul Circolo Polare Artico. Al di là della neve, oltre la foresta, in una piccola stanza con un camino acceso, ogni giorno con gli stessi movimenti lenti e misurati, c’è chi davvero è capace di fare magia concretizzando una favola e facendo vivere a chiunque un grande sogno.
Imbucate le ultime lettere e data un’occhiata ai negozi di souvenir, risaliamo sulla nostra Cerotto per avventurarci alla scoperta di Rovaniemi; prima meta è il nuovo e tecnologico ponte che collega la cittadina alla zona sciistica con piste da discesa (poco più che collinette), lunghi e ben curati circuiti da fondo e due alti trampolini per il salto con gli sci. Il ponte, che merita certamente almeno un paio di fotografie, risplende illuminato di bianco ed azzurro nel nero della “notte artica” (sono le 5 del pomeriggio ma è come se fosse davvero notte fonda!) e sotto di lui il fiume che circonda il centro abitato scorre lento fra ghiaccio e neve.
Una via illuminata e lunga non più di un centinaio di metri, con ai lati negozi di vestiti, ristoranti e bar ed al centro un enorme pupazzo di neve e poche capanne di legno che vendono the con succo di lamponi o qualche oggetto di artigianato, questo è il centro di Rovaniemi, piuttosto deludente e certamente non molto ricco di interessi, tanto che la cosa migliore che possiamo fare una volta viste le varie “attrazioni” è rifugiarci in un caldo bar (l’”Hemingway” che diverrà punto fisso di ristoro per la merenda pomeridiana anche nei giorni a seguire) per bere una dolce e bollente (ma quanto mai meritata) cioccolata.
La neve, oltre le vetrate, scende davvero copiosa ora e non accenna a smettere e ci dà un po’ di problemi nel tornare in auto verso casa: i fiocchi illuminati dai fari della Cerotto sembrano ipnotizzarci e quasi ci fanno perdere il meraviglioso incontro con un piccolo gruppo di renne che, ad un centinaio di metri dal nostro cottage, stanno passeggiando (in cerca di cibo?!) ai bordi della strada! Abbagliate dai fari della macchina alzano la testa e ci osservano curiose; per nulla spaventate dalla nostra presenza, dopo un attimo, smettono di preoccuparsi di noi tornando a quello che stavano facendo in precedenza.


Siamo un po’ in ritardo sulla tabella di marcia: avremmo dovuto essere nella sede della Erasetti per le dieci per cominciare la nostra escursione con la slitta trainata da renne, ma colpa di doccia e colazione la nostra puntualità oggi lascia un po’ a desiderare; nessun problema comunque, siamo gli unici oggi a partire per questo safari e la nostra guida ci aspetta senza problemi qualche minuto.
Una volta controllato che l’abbigliamento di ognuno sia adatto all’esperienza ed in caso aver riparato con tutone termiche, stivali e guanti forniti direttamente da loro, partiamo in jeep alla volta della fattoria dove vengono allevate le renne e da dove partirà la nostra escursione.
Le renne non sono gli animali più intelligenti della terra; hanno il cervello di un criceto (senza nulla togliere!) ma a differenza del roditore devono gestire la fisicità di un pony e la cosa, a quanto pare, crea loro qualche problemino. La nostra guida ci ha spiegato come avvicinarci alle nostre renne, ce le ha fatte imbragare in modo che potessero trainare ognuna la slitta di legno capace di trasportare due persone, ci ha detto che un adulto può facilmente tirare di corsa anche 400kg, ci ha avvisato che le renne seguono una rigida scala gerarchica e che quindi la posizione nella fila (prima lui, poi Marti e Fede ed in fine io e Vicky) deve essere rispettata, ci ha anche fatto notare che non ci saranno problemi per curvare dal momento che tutte seguono la prima e che basta tirare la corda che abbiamo in mano per bloccare i nostri “motori a quattro zampe”. Si è però dimenticato di dirci che anche l’andatura che mantengono durante la (per loro) passeggiata non può essere controllata! Ci troviamo allora per quaranta minuti ad avere la renna nostra renna, ultima della fila ma desiderosa di mettere in mostra la sua velocità, costantemente attaccata alla cuffia di Fede davanti a noi che, destino, ha trovato una renna stanca e svogliata che non pensa nemmeno a correre un pochino!
È un continuo cercare di fermare la nostra “Ferrari” per evitare che tamponi la “500” davanti a noi, soprattutto perché le corna sono sempre corna ed averle troppo vicino alla testa non è il massimo della tranquillità…
Dobbiamo però anche dare onore al merito: nel tratto veloce in mezzo alla foresta tutti i nostri animali si sono messi a galoppare ed a quel punto la velocità si è fatta sentire: vedere sfilare velocissimi gli alberi innevati a pochi centimetri di distanza dalla slitta, nel perfetto silenzio della natura scivolare in curva con un mezzo di legno a trazione animale è certamente una bellissima esperienza!
Ci fermiamo ad un piccolo rifugio di legno in mezzo alla foresta, poco più che una mangiatoia per renne dalle dimensioni e dalla fattezza, in realtà un comodo e caldo riparo da vento e neve (non oggi: splende il sole!) per chi le renne le guida; qui accendiamo il fuoco, mettiamo a bollire dell’acqua e ci rifocilliamo con the caldo (ci voleva!) e qualche biscotto (congelato come noi!) chiacchierando con la nostra guida che ci spiega trucchi e segreti della vita nella foresta, ci racconta aneddoti (come la temperatura più bassa che abbia mai avuto modo di provare a Rovaniemi: - 46°C!) e ci da consigli su come diventare provetti autisti di slitte.
Discutiamo anche delle “Northern Lights”, l’Aurora Boreale, il fenomeno magico e spettacolare che è possibile osservare oltre il Circolo Polare e la nostra guida ci consola un po’: prima di partire un sito internet specializzato mostrava sulla Groenlandia ed il Canada la zona interessata dall’attività luminosa, mentre lui assicura che guardando il cielo dopo le undici, se non vi sono nuvole e si è (molto) fortunati, si avrà la possibilità di vederla! Siamo carichi di entusiasmo ed ovviamente abbiamo già trovato cosa fare questa sera!
Scosse le pellicce utilizzate come coperte e calde sedute, torniamo a sederci nelle nostre slitte per tornare verso la fattoria; il sole nel frattempo è salito al massimo del suo splendore invernale, ora illumina gli alberi della foresta e fa brillare la neve rendendo incredibile il paesaggio che si scopre dietro ogni curva. Anche le renne sembrano essere più ordinate questa volta e possiamo godere lo splendore di una natura davvero meravigliosa!
Una volta arrivati all’allevamento, provvediamo ancora noi alle nostre renne: le stacchiamo dalla slitta, togliamo l’imbrago che consentiva di non farle male mentre ci trainava per il bosco, le facciamo un po’ di carezze come ringraziamento ed in fine le leghiamo ad un albero lasciandole tranquille di brucare l’erba sotto la neve e riposare dopo la corsa; nel frattempo noi, come premio per l’abilità dimostrata, riceviamo la “patente di guida con la renna”!
Oggi pomeriggio parentesi culturale: la jeep ci ha riportati a Rovaniemi, abbiamo già prenotato l’escursione per dopodomani e dal momento che ce ne hanno parlato tutti bene, decidiamo di dedicare il pomeriggio al museo più importate della città, l'Artikum; visto l’orario e le fatiche della mattinata (… guidare una slitta comunque un po’ stanca!) approfittiamo anche del buffet al ristorante interno al museo mangiando una zuppa di formaggio cremosa e davvero buona che ci riscalda e ci dà un po’ di forze per affrontare il resto della giornata.
Il museo è un grande cilindro di vetro, molto bello esteticamente soprattutto la sera, quando è completamente illuminato e splende nel buio, che raccoglie in sale più o meno ampie oggetti quotidiani della vita in Lapponia, dagli utensili alle tende fatte di pelli di animale, dai monili alle slitte ed alle canoe intagliate nel legno; tutte le sale sono interattive e si può quindi provare (con un po’ di immaginazione ovviamente) a vivere dentro un vero rifugio lappone sedendosi sulle pellicce di renne ed ascoltando fuori l’ululato dei lupi, oppure sdraiarsi su un comodo materasso inclinato e guardare in alto la simulazione dell’Aurora Boreale. Tante, poi, sono le sezioni dedicate agli animali con orsi polari, foche ed alci imbalsamati ed interessanti quelle che descrivono il clima e le sue variazioni nei corsi delle ere ed a causa dell’inquinamento.
Dopo qualcosa di caldo dal “solito” bar, mangiamo (bene!) da “Martina” (che coincidenza!), la catena di ristoranti più conosciuta e quotata da queste parti e mentre la nostra Cerotto ci sta portando verso casa succede qualcosa di inaspettato ed incredibile: il cielo, velato da un sottile strato di nubi, comincia a colorarsi all’orizzonte di giallo. Scettici (non c’è limpido e sono le nove di sera!) cominciamo a pensare che siano riflettori o qualcosa di simile ma proprio mentre cerchiamo di darci una spiegazione logica di quello che stiamo guardando, il colore cambia e diventa prima arancio, poi rosso e contemporaneamente in altre zone del cielo compaiono macchie verdi o blu o viola… è l'Aurora Boreale, non ci sono più dubbi!
Cominciamo a guidare senza una meta precisa seguendo strade mai percorse prima in cerca di un posto sgombro dagli alberi sulla collinetta dietro il Santa Park, ma invano; torniamo allora verso casa cercando di utilizzare la riva opposta del “nostro” lago come punto di osservazione. Ci inabissiamo nella foresta lungo una via coperta di neve ma ci sono sempre ostacoli davanti a noi e nel frattempo il fenomeno sembra essersi attenuato: restano macchie qua e là ma ormai poco visibili; inoltre la luna è spuntata da dietro le nubi ed ora il suo chiarore non permette di vedere bene le flebili luci colorate.
Facciamo dietro front e riusciamo nuovamente a scorgere qualcosa all’orizzonte; come prima non si tratta di disegni e forme dipinte nel cielo, le nuvole omogeneizzano tutto, semplicemente di macchie di colore nel nero sopra di noi, questa volta di un arancio intenso ed abbastanza persistente da consentirci una sosta ed alcuni tentativi di immortalare con le nostre macchine fotografiche l’evento.
Siamo completamente affascinati da quello che abbiamo visto, abbiamo negli occhi, anche se ora sembrano essere scomparsi tutti tranne il bagliore arancione all’orizzonte, i colori di un cielo davvero magico ed incredibile e restiamo con il naso in su per molto tempo, nonostante il freddo pungente e la stanchezza, a cercare aspettando di cogliere ancora una volta la bellezza di questo fenomeno che purtroppo non torna a farsi vedere in tutto il suo splendore; a salutarci prima della buona notte, invece, viene un cerbiatto che ci attraversa la strada, poi si ferma a guardarci e saltellando si perde fra gli alberi e la neve.


Un centinaio di chilometri più a nord di Rovaniemi c’è un piccolo paesino, disperso fra colline innevate e fitte foreste; per arrivarci guidiamo la nostra Cerotto fra semplici villaggi con case solo di legno, laghi ghiacciati, strade completamente coperte di neve tanto da non capire nemmeno quanto siano larghe, seguendo le indicazioni del nostro GPS visto che tutti i cartelli segnaletici sono coperti di neve e ghiaccio sollevati dal vento, e dopo un paio di ore (non avrei mai pensato di guidare in piena sicurezza costantemente sopra gli 80 km/h su una strada completamente innevata e congelata!) arriviamo ad un hotel, un negozio di souvenir, un ristorante ed un supermercato. Luosto è tutta qui, e la nostra meta è proprio il negozio di souvenir: è qui che si comprano i biglietti necessari per accedere alla miniera di ametiste, il motivo della nostra visita!
In realtà la miniera è fuori dal paese ed in uno stentato inglese la proprietaria del negozio ci dice di raggiungere un parcheggio distante un paio di chilometri e poi percorrere a piedi i quasi tre chilometri che ci separano dall’ingresso alla miniera; dal momento che l’ingresso, poi, è a orario, dobbiamo fare tutto in poco più di mezz’ora! Nemmeno il noleggio delle motoslitte ci aiuta (la strada di accesso alla miniera è privata) quindi ci rassegniamo e, parcheggiata la Cerotto, ci avviamo a piedi lungo i pendii della collina indicataci.
Ad accoglierci, una volta in cima, c’è un ragazzo biondo, la nostra guida, che ci fa salire su una slitta trainata da una motoslitta per condurci fino agli edifici di legno che segnano l’ingresso del tunnel della miniera e che fanno da rifugio per lui, i suoi colleghi ed i turisti.
Il paesaggio da quassù è fantastico.
La neve copre ogni cosa ed il ghiaccio disegna figure geometriche dai riflessi azzurri; il cielo si è aperto un po’ si può ammirare tutta la pianura sottostante, coperta da foreste infinite. Restiamo meravigliati da quello che appare piano piano, passo dopo passo, davanti ai nostri occhi. Nemmeno le (numerose!) fotografie che abbiamo scattato credo possano rendere l’idea della bellezza del luogo in cui siamo e dell’emozione di stare lassù, in mezzo al silenzio, dove tutto è coperto di neve e l’orizzonte è riempito del verde intenso degli alberi…
La nostra guida ci fa entrare in una baracca di legno (in realtà è bellissima, di legno, spaziosa, calda ed accogliente!) e ci offre una tazza di the con succo di lamponi e nel frattempo comincia a raccontarci della miniera, della geologia del territorio, delle ametiste e delle affascinanti leggende che gli abitanti del luogo, attraverso gli sciamani, tramandano da secoli sul loro conto; ci mostra dei campioni estratti dalla miniera, affascinanti e di un’eleganza sorprendente ed in fine ci detta le regole da seguire per l’escursione: una volta nella miniera ci verrà dato uno strumento per smuovere le pietre in cerca della “TUA ametista, quella che sta aspettando da milioni di anni proprio TE” e potremmo portarne a casa una sola, perché stia racchiusa completamente nel palmo della propria mano.
Attraversiamo quasi di corsa lo spiazzo innevato che separa la baracca dall’ingresso alla miniera e cominciamo a scendere la ripida e lunga scala di legno che conduce nel cuore della collina; una volta arrivati cominciamo a frugare aiutati da un attrezzo di metallo per terra, fra rocce, sassi e terra congelata alla ricerca della pietra preziosa. Non è difficile trovarne una, piccola magari, molto più complesso è accontentarci: scaviamo qua e là in cerca della più bella e della più grossa fino a che la guida ci dice di smettere ed a quel punto abbiamo in mano ciascuno quattro o cinque frammenti, più o meno piccoli, di gemme, alcuni bianchi, altri neri, altri ancora viola intenso o pallido. La nostra guida li analizza, ci fa i complementi per certi pezzi trovati e ne scarta altri ed in fine, visto che oggi è in “a good mood” ci dice di tenere quello che abbiamo trovato (… ma di non dirlo a nessuno!)!
Continuiamo la nostra visita alla miniera scendendo ancora fino a sbucare all’esterno dove la nostra guida ci mostra, aggrappata alla roccia ed affiorante in superficie, una grossa formazione rosa e bianca e, una volta arrivati al fondo della scala, una stanza ricavata nella montagna, piccola e riscaldata, e completamente ricoperta da gemme colorate; torniamo in superficie ed il freddo è davvero intenso (non abbiamo un termometro a portata di mano, ma vista la temperatura di questa mattina, qui, senza sole e con il vento, credo che saremo senza troppa fatica fra i -20 ed i -25°C!), ha ripreso a nevicare ed ora ci aspetta la discesa verso la macchina.
Chi lo ha detto che la salita richiede più tempo della discesa?!
Se prima, spinti dal desiderio di essere puntuali all’appuntamento con le “nostre ametiste” abbiamo forzato un po’ il passo, ora che non abbiamo tempi da rispettare ce la prendiamo comoda guardandoci attorno e fermandoci a scattare fotografie e, come è giusto che sia, a giocare con la neve! Tutto attorno a noi è ammantato da uno spesso strato di neve, fuori dalla strada il manto arriva facilmente a coprire quasi completamente le gambe e noi ne approfittiamo tuffandoci fra i soffici fiocchi e scherzando improvvisando gare di “nuoto” ed “evoluzioni”; il tutto sotto lo sguardo attento della natura: una lepre bianchissima e completamente mimetizzata nel suo ambiente naturale ci osserva silenziosa fino a quando, disturbata dalla nostra presenza, corre via permettendoci di scorgerla.
Arriviamo alla Cerotto che sono quasi le tre del pomeriggio (abbiamo impiegato quasi due ore a fare in discesa la stessa strada che in salita abbiamo percorso in meno di mezz’ora!) e decidiamo di fermarci a mangiare qualcosa al ristorante che abbiamo visto accanto al negozio in paese; la signora ci serve piatti davvero buonissimi e curati in ogni particolare augurandoci una “buona cena” (!) e noi ne approfittiamo per riscaldarci e riposare un po’ al caldo del locale. Si discute della serata e, dal momento che non ne abbiamo ancora avuto l’occasione, stabiliamo di provare a fare la sauna utilizzando quella interna alla casa, elettrica, così da non congelarsi nel passaggio fra il cottage e quella esterna a legno.
Purtroppo le cose non andranno come preventivato; tornati al cottage (ovviamente solo dopo varie soste per fotografie qua e là, specialmente ai cartelli stradali di pericolo attraversamento alci e renne) scopriamo che la sauna, non si sa bene il motivo, non ha voglia di scaldarsi e, delusi, ripieghiamo su altro di forse meno finlandese ma certamente divertente: partitone a Monopoli! :P


È il nostro ultimo vero giorno qui in Finlandia, domani passeremo la giornata a correre fra un gate e l’altro per tornare a casa, e non appena svegli capiamo che qualcosa non va: siamo in anticipo e la cosa è quanto meno strana! :P
In realtà è davvero un presagio poco piacevole, dal momento che dopo aver passato una intera settimana nella più completa tranquillità, senza code e senza problemi, questa volta troviamo nella sede della Erasetti un gruppo schiamazzante ed urlante di turisti (guarda caso italiani…) che hanno prenotato la nostra stessa escursione. Facciamo finta di niente e ci prepariamo per l’avventura che ci aspetta: muniti di tutone contro il freddo, guanti e scarponi, casco e sottocasco, dopo essere stati trasportati in pullman fino al Santa Village, montiamo in sella a potenti motoslitte ed in colonna ci avventuriamo nella foresta! La guida è semplice e divertente e ricorda molto da vicino quella dei quad, con l’acceleratore “a pollice” e l’impostazione della curva fatta con il corpo più che con lo sterzo; i cavalli del motore si sentono e non poco, tanto che a volte nonostante la pesantezza del mezzo si fatica a mantenere la trazione (ci spiegherà poi uno degli accompagnatori che i mezzi utilizzati arrivano senza grossi problemi a raggiungere velocità che superano i 170 km/h!).
Attraversiamo piazzole e tratti di foresta passando su stradine innevate e disconnesse ed addirittura dentro un tunnel sotto la strada principale, fino ad arrivare alla meta del safari: una “Husky Farm”, un allevamento di husky dove proveremo l’ebbrezza di una corsa in slitta trainata dai cani.
Ad attenderci, però, la delusione più grande dell’intera vacanza.
Entusiasti di poter vivere un’esperienza simile ci aspettiamo (e la brochure lo lasciava intendere…) di essere noi in prima persona, così come è stato con le renne qualche giorno fa, i musher della nostra slitta così da guidare la nostra muta per la foresta; il ragazzo dell’organizzazione, invece, ci dice che la neve è troppo “scivolosa” (ma se fino ad un minuto prima era farinosa?!) e sarebbe troppo pericoloso quindi verrà data a tutti l’opportunità di percorrere un circuito di circa 800mt all’interno dell’allevamento come passeggeri all’interno di una slitta da quattro posti.
Cerchiamo di capire qualcosa di più anche perché, delusione a parte, il costo dell’escursione non è certo basso (oltre 110€ a testa!) e ci sembra decisamente troppo elevato per quanto ora offerto; la sensazione finale, ovviamente non avvalorata ufficialmente, è che gli organizzatori abbiano accettato troppe prenotazioni e che sia troppo complicato ora riuscire a dare a tutti una muta ed una slitta adeguate per il safari.
A malincuore e delusi da quella che ci pare una scarsa serietà dell’agenzia, facciamo come tutti il nostro giro sulla slitta; i cani sono piuttosto stanchi, hanno già trainato prima di noi la slitta con almeno altre quindici persone, trotterellano e non corrono più come nei primi giri e, come se non bastasse, decidono anche di tagliare troppo una curva facendoci ribaltare nella neve a bordo pista; per riparare all’incidente (o perché siamo stati gli unici a lamentarci con il personale?!) facciamo un altro giro, questa volta completo…
Stato d’animo a parte e non parlando per Marti e Fede che, innamorati dei cani e già avvezzi ad esperienze di guida di sleddog, hanno forse vissuto diversamente l’esperienza, il vedere questi cagnoni che desiderano correre e che sembra giochino con la velocità nel trascinare la slitta, vedere dalla loro altezza la foresta passare a fianco nel silenzio rotto solo dalle indicazioni e dai fischi del nostro “nocchiero”, il vedere le loro code alzate al vento mentre corrono sulla neve e sul ghiaccio è davvero un bel ricordo da portare a casa.
L’escursione continua all’interno dell’allevamento dove, dopo una descrizione delle attività svolte, delle caratteristiche dei cani e delle slitte, ci viene dato il permesso di gironzolare e fare la conoscenza dei cani.
Nascoste fra gli alberi ci sono oltre 350 cucce, ognuna con il nome del proprio quadrupede inquilino scolpito ed una ciotola all’ingresso; i cani ci accolgono giocosi, alcuni, veri e propri lupi, salgono sul tetto delle propria casetta cominciando ad ululare, altri, come Ecu, quello con cui io, pauroso per natura e cinofobo, sono riuscito a fare amicizia, si lasciano accarezzare e cercano un po’ di calore e carezze; poco distante, a focalizzare l’attenzione di gran parte dei “gitanti” c’è una grande gabbia che ospita i cucciolini nati da poche settimane. È buffo vederli saltellare qua e là, annusare le mani di tutte le persone che sono lì per ammirare la loro batuffolosa bellezza e poi vederli tornare sui loro passi per avvicinarsi alla mamma e chiedere un po’ di attenzione e sicurezza materna!
Seguendo un altro percorso più o meno della stessa lunghezza del precedente (avremo percorso in tutto meno di 10km), torniamo in motoslitta al Santa Village e da lì, di nuovo in pullman dovendo prima portare altri partecipanti chi all’aeroporto, chi al Santa Park, alla sede dell’Erasetti; ci spogliamo riconsegnando tutto il materiale fornitoci e nel frattempo proviamo a parlare insieme delle emozioni vissute accarezzando i cani o giocando con l’acceleratore delle motoslitte così da allontanare quella spiacevole sensazione che però fa fatica ad andare via…

Ci siamo lasciati liberi il pomeriggio per dedicarlo alle ultime cose, allo shopping ed al relax. Torniamo ancora, questa volta con la nostra fida Cerotto, al Santa Village e dopo aver approfittato ancora una volta del buffet del ristorante interno alla Casa di Santa Claus, ci diamo alle compere natalizie ed allo shopping selvaggio e compulsivo facendo incetta di ricordi e regali per parenti ed amici; proviamo anche a chiedere al ragazzo che affitta motoslitte proprio dietro il Village, vicino a dove siamo arrivati poche ore fa, il costo per un giro in moto e con soli 20€ a testa passiamo una decina di minuti a correre (… anche se non si potrebbe: il ragazzo si sbraccia a dirci di rallentare ma poi si stanca e ci lascia fare…) su un circuito ovale fra gli alberi divertendoci molto più che seguendo la rigida fila dell’escursione mattutina e pagando decisamente meno!
Le ultime fotografie sono d’obbligo, così come lo è il saluto, seppure “virtuale” a questo posto magico ed incantato, brillante fra il nero della notte artica.

Visto che abbiamo tempo, sulla via di casa, facciamo una piccola deviazione verso gli impianti sciistici di Rovaniemi, curiosando un po’ qua e là per vedere da vicino trampolini e circuiti da fondo che abbiamo sempre visto passando; tutto è illuminato e deve essere fantastico poter, come fanno le persone che vediamo, arrivare dal lavoro in bicicletta con gli sci o lo snowboard sullo zaino e, con il buio attorno, sciare senza fretta, senza code e senza caos… invidiamo davvero questa gente, così calma e compassata, così fortunata nel vivere a stretto contatto con la natura, senza i rumori, gli odori, lo stress della nostra vita “civilizzata”!
Ci fermiamo giusto qualche minuto per assistere ad un salto di un atleta (che poi vediamo da vicino e che non avrà più di tredici anni!) da uno dei trampolini più alti e poi torniamo al cottage; qui troviamo un messaggio della padrona di casa che ci assicura che la sauna funziona correttamente (avevamo chiamato questa mattina per chiedere spiegazioni…). Saremo noi allora incapaci di utilizzarla, sta di fatto che nonostante la nostra attesa, l’ambiente non ne vuole sapere di riscaldarsi. Poco male però, decidiamo di accendere quella esterna a legna!
Io e Fede procuriamo la legna nella legnaia, Vicky in cucina prepara cioccolata calda per tutti e Marti, fotografa ufficiale, scatta fotografie a tutti; il fuoco si accende facilmente nel braciere metallico cominciando a scaldare l’ambiente. Ora si sta senza problemi in maglietta (per scaldare a livello sauna ci vorrebbe molto più tempo!), seduti sulla panca di legno ed i cuscini che circondano le fiamme, il caldo (e la cioccolata!) fanno passare il freddo ed è fantastico fermarsi un attimo a pensare a dove siamo, alla neve che ci circonda e che vediamo dalle finestrelle della sauna, alla foresta che ci ha ospitato questi giorni ed alle avventure che abbiamo avuto l’occasione di vivere. Alle renne che ci hanno trascinato per il loro bosco, all’emozione di stringere la mano al VERO Babbo Natale, alle letterine ammucchiate ordinatamente nel suo Ufficio Postale ed alla neve che ci ha permesso di giocare e dimenticarci di tutto il resto.
Credo ci vorrà ancora una “sauna” come questa, e magari si potesse averla sempre…Per il pernottamento ad Helsinki non avevamo troppo pretese: ci bastava un albergo dignitoso con i servizi minimi indispensabili per noi (vale a dire almeno il bagno in camera), pulito e facile da raggiungere dal centro cittadino visto il poco tempo a disposizione per vistare la città.
Curiosando su Expedia, invece, siamo finiti a prenotare due stanze in un hotel centrale, quattro stelle e davvero particolare rispetto “ai soliti alberghi”!
È il Linna Hotel, che dall’esterno ricorda (o lo è stato davvero in passato?!) una piccola cattedrale, con tanto di vetri colorati e campanile/torre a sovrastarlo. L’albergo, schiacciato fra due normali abitazioni, offre poi una hall interna con volte dipinte con motivi stilizzati ed una cantina, dove viene servita la colazione a buffet, che ricorda molto suggestive ambientazioni medievali. Da consigliare sicuramente!

Anche per l’affitto del cottage ci siamo affidati ad Internet, questa volta però evitando i circuiti internazionali ed andando direttamente ad utilizzare i servizi di una delle maggiori agenzie di affitto per scopi turistici della Finlandia, Lomarengas. Attraverso il motore di ricerca abbiamo selezionato le possibili opzioni nel periodo che ci interessava ed alla fine abbiamo optato per il Kesaranta, una ventina di chilometri da Rovaniemi, completamente autonomo e, dalle fotografie, piuttosto carino.
… in realtà fino a quando non ci sono state date le chiavi non abbiamo creduto di aver prenotato un’abitazione così bella ad un prezzo così abbordabile (circa 400€ per 5 notti, cifra totale comprensiva di spese, biancheria per quattro persone e pulizia finale!)!!
Nel pieno della foresta, sulle rive di uno splendido lago, edificate solo con legno e completamente dipinte di rosso con finiture bianche (che fa molto Babbo Natale!), abbiamo avuto a nostra completa disposizione un cottage con cinque letti (più due divani volendo…), cucina, salottino, bagno, doccia indipendente e sauna elettrica oltre a quella esterna, anch’essa in legno ed alimentata a fuoco vivo.
Forse le fotografie riescono meglio a descrivere la bellezza di questo luogo, ad un chilometro dal “vicino di casa” (il motore di ricerca del sito offre anche la possibilità di specificare quanto lontani volete essere dal più prossimo vicinato!), solitario e romantico, ammantato di neve eppure così caldo ed accogliente! Non possiamo lamentarci di come abbiamo mangiato, anzi, dobbiamo fare i complimenti alla cucina finlandese, quasi sempre gustosa ed appetitosa! Ovviamente deve essere, visto il clima e la tradizione locale, una cucina piuttosto energetica, quindi dimenticatevi le diete ferree e per una settimana lasciatevi andare a burro e formaggi un po’ ovunque!
Quando non abbiamo cenato a casa (facendo la spesa nei supermercati si trova tranquillamente ogni prodotto italiano, pasta ed olio compresi, a prezzi accessibili, quindi la cucina mediterranea non ci è mancata molto…) ci siamo fatti scorpacciate di carne di renna, di solito cucinata “in umido” come spezzatino, zuppe di funghi e formaggio, simili alla nostra fonduta anche se molto più liquide, verdure, soprattutto patate; da prediligere se si vuole risparmiare un po’ ed al contempo mangiare a sazietà, i buffet, economici ma di buon livello.
Per chi cerca un po’ di italianità all’estero ma al contempo non disdegna un buon piatto di carne e ricette internazionali, la catena “Martina” può essere una valida scelta; il costo è quello “solito” da queste parti ma anche da noi (più o meno 20€ a testa) e la qualità è buona sia sulle proposte locali, sia su pizza o altro.Affittare un’auto è d’obbligo per poter essere liberi di muoversi a piacimento; raggiungere il cottage, spostarsi da casa ai parchi ed alla città sarebbe stato altrimenti impossibile.
Le auto sono solitamente dotate di ruote chiodate che garantiscono un’ottimale tenuta di strada anche sul ghiaccio e sulla neve (le catene qui sono proibite) e consentono, insieme al controllo della trazione, sempre una guida sicura; con neve e ghiaccio a coprire l’asfalto non avrei mai pensato di viaggiare per ore ad 80-100 km/h senza problemi e soprattutto senza rischi!
A Rovaniemi la scelta delle compagnie da cui noleggiare l’auto è piuttosto limitata; noi ci siamo affidati alla Budget che offriva, a parità di classe, i prezzi migliori.Un viaggio come il nostro è l’ideale per chi ha bambini e vuole far loro vivere l’emozione dell’incontro con Babbo Natale o, l’altrettanto incredibile, spettacolo di una natura incantata.
Unico neo il fatto che, ovviamente, elfi, spettacoli ed attrazioni non sono in italiano ed il rischio (come è successo a noi con l’unico bimbo presente nel gruppo formatosi durante la Scuola degli Elfi) è che non capendo quello che viene detto si divertano solo i grandi…

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