Etiopia: sul tetto dell'Africa

in viaggio con lunasiatica in Etiopia

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Etiopia: sul tetto dell'Africa

Quando si pensa Etiopia si pensa quasi sempre ad un Paese povero e desertico in preda alla fame e alla guerra. Dimentichiamo però che questa nazione dell’Africa orientale ha una storia e cultura delle più affascinanti. Unico stato africano a mai essere stato colonizzato, l’Etiopia è fiera della sua lotta per l’indipendenza. Si distingue da una grande varietà di paesaggi e una ricca eredità cristiana ortodossa che ha saputo conservare malgrado l’adozione dell’ islam nei paesi vicini.
Comunque un viaggio in Etiopia rimane un’avventura. Le strutture turistiche sono ancora limitate e il confort pure. Ancora poco visitata, ancora segnata dalle recente guerre, l’Etiopia accoglie però con un gran senso dell’ospitalità i viaggiatori malgrado la miseria nera nella quale vive la maggioranza dei suo cittadini.

GEOGRAFIA
Sita alla punta orientale del continente, il corno d’Africa, l’Etiopia rimane accerchiata dal Sudan all’ovest, l’Eritrea al nord, la minuscola repubblica di Djibuti e la Somalia a est e il Kenya al sud. Costituita da un alto piano intagliato da profonde gole come la valle del Rift. Le terre agricole concentrate lungo le pianure del Nilo Blu nell’ovest del paese rappresentano poco più di 12% del territorio e forniscono l’essenziale per sovvenire al paese.
Nome ufficiale: Repubblica Federale E Democratica Etiope.
Superficie: 1.133.882 kmq, pari a due volte la Francia
Popolazione: 65 milioni
Capitale: Addis Abeba
Lingua: amarico e quasi nessuno parla bene l’inglese
Religioni: cristianismo, islam, animista
Istituzione politiche: repubblica federale
PNB/abitanti: 120$ (2005)
Fuso orario: GMT+2ore
Moneta: il birr, nel 2005: 1$=8birr, 1 euro= 11birr

FAUNA E FLORA
Negli ultimi 25 anni quasi 80% delle foreste del paese sono state eliminate per rispondere al bisogno di legno per combustibile e per la costruzione. Alla fine del XX secolo degli eucaliptus provenienti dell’Australia sono stati introdotti per lottare contro la deforestazione, ma questi alberi dallo rapido sviluppo hanno un effetto nocivo sull’ambiente: la fauna endemica non li apprezza e nulla cresce nelle vicinanze delle vecchie radici precipitando cosi l’erosione del suolo.
La vita animale è pure in declino. Troviamo ancora numerosi scimmie come il babbuino e diverse specie di antilope. In compenso il paese censisce oltre 830 specie di uccelli.

FORMALITÀ
Visto obbligatorio, valido un mese e si ottiene facilmente sia all’ambasciata sia all’aeroporto con 20$ da saldare in questa divisa soltanto! Riempire la fiche di sbarco mentre si sta in coda davanti allo sportello dei visti. Non sono richieste né foto né il libretto delle vaccinazioni anche se la vaccinazione contro la febbre gialla rimane obbligatoria.
Le formalità amministrative sembrano non più esistere, nessun particolare controllo. Per il ritorno i doganieri possono dimostrasi rognosi con gli oggetti che sembrano delle antichità come le croci. Meglio farsi rilasciare dal negozio o dall’ambasciata un giustificativo.

SALUTE
Vaccino per la febbre gialla obbligatorio, portarsi il libretto delle vaccinazioni anche se nessuno ve lo chiederà.
Rischio di malaria (zona 3), prevenzione da fare, ma nella capitale non è presente quindi la cura può essere soltanto iniziata la vigilia della partenza per le campagne. Proteggersi la sera contro le zanzare.
Nel paese sono reperibili soltanto medicine di uso comune come contro le diarree, le farmacie non hanno tanto stock e sono mal rifornite. Nessun medicamento contro la malaria.

FESTE
Il 19 gennaio i cristiani etiopi festeggiano il battesimo del Cristo all’occasione della Timkat. Durante questa festa che dura tre giorni e particolarmente sentita a Lalibella, Gondar e Addis Abeba, i preti delle varie chiese portano fuori i “tabots”, altari di legno e li portano sino all’acqua sacra.
Entutatash: è il giorno dell’anno nuovo celebrato l’11 settembre ed è pure la festa di San Giovanni. Il 27 settembre viene celebrata la Maskal che celebra la scoperta della Vera Croce sulla quale il signore fu crocifisso. Due volte l’anno in luglio e al 26 di dicembre viene celebrato la San Gabriele in un villaggio nei pressi di Harrar. Seguendo il calendario ortodosso Natale si festeggia il 7 di gennaio.

BUDGET/VISITE
$ e euro da portarsi dietro in contanti e/o travellers. Pensare ad avere dei $ per pagare le tasse di aeroporto e il visto: 40$ a testa (2005).
I prezzi sono sempre più cari per i turisti e la richiesta di soldi è perenne: con queste condizioni è difficile mantenere la calma ed essere rispettoso, visto il pizzo al quale i turisti sono sottomessi.
Visite chiese, siti, moschee: prevedere un importante budget: 30 birr per ogni entrata nelle chiese. A Lalibella circa 100 birr a persona per tutto il sito, guida obbligatoria: 150birr per uno ufficiale e 50 se non ufficiale, pensare a portarsi dietro una lampadina.
Museo di A.A: 10 birr
Chiesa di Gondar: 50 birr
Par du Mago: 70 birr a persona, 20 per il veicolo
Konso villaggio: 30 birr a persona, guida obbligatoria: 30 birr
Turmi: 50 birr per il veicolo
Parco di Awash: 50 birr a persona , 10 birr per il veicolo
Harrar: guida locale da 20 a 150 birr ma non necessario, la città è piccolina. Per la cena delle iene ci sono due posti, il meglio pare essere quello della porta di Fallana, costa circa 50 birr a persona ma dipende del numero di turisti presenti, un po turistico…

LA LINGUA
Esistono in Etiopia tanto quante lingue che etnie, quindi circa 80. L’amarico parlato nel centro del paese è la lingua amministrativa ma il tigriya usato nel nord e l’orominya nel sud hanno un statuto semi ufficiale. Gli Oromo, il più grande gruppo etnico del paese, è composto da cristiani, musulmani e animisti tradizionali. L’amarico usa circa 231 caratteri, interessante è di vedere una macchina da scrivere, non mancare se l’occasione si presenta. L’inglese è insegnato ovunque e inizia ad essere parlato anche se male.

LA RELIGIONE
Da quando due fratelli di Tyr partirono ad evangelizzare il paese con la benedizione del re nel IV secolo, la vita religiosa è dominata dalla Chiesa Ortodossa Etiope. Fa parte della Chiesa Copta con sede ad Alessandria in Egitto. L’ortodossia etiope si caratterizza per una forte tradizione monastica e sino alla rivoluzione marmista, il clero era presente in quasi ogni città del Paese. Danno una importanza più marcata al Vecchio Testamento e mischiano alcune credenze tradizionali africane integrando la nozione di spiriti e demoni, spesso i riti religiosi danno posto a danze, astrologia e divinazione. Il mercoledì e venerdì sono giorni di digiuno, i fedeli non mangiano carne, prodotti a base di latte e a volte anche il pesce. Il cristianesimo fu introdotto nel regno di Axum dalla Chiesa egiziana copta nel VI secolo. Nel VII secolo armate musulmane partirono per fare la guerra santa dalla Mecca e nel 632 entrarono poco a poco nel Corno d’Africa e anche se il regno di Axum si ritrovò isolato per diversi secoli resistette all’islam.

STORIA
È nella valle del Rift, culla dell’umanità che furono scoperti nel 1974 i resti del più vecchio uomo: Lucy, 3.5 milioni di anni. Da oltre 5000 anni la storia è consegnata negli archivi del Paese e anche se non si trovano altre tracce su altri manoscritti, la Bibbia testimonia di diversi episodi della storia etiope di oltre 1000 anni prima di Cristo. Il primo imperatore del paese sarebbe stato il figlio della regine di Saba, Menelik e l’ultimo discendente della dinastia fu Hailé Selassié (1930-1974)
Secondo la tradizione locale i primi etiopi erano ebrei, difatti a lungo il paese ebbe una forte diaspora ebrea, i Falachas, ma gli ultimi membri emigrarono alla fine degli anni 60 in Israele.
Nel corso del secondo millennio, il reame è assalito di ogni parte. Delle tribù pagane constrigono gli imperatori etiopi ad abbandonare le città e a diventare nomadi. I musulmani invasero l’est del paese nel XII e XIV secolo e nel XVI secolo i reami islamici sostenuti dal regime ottomani mettano in ginocchio Axum.
Dopo il XVIII secolo i vari principi delle varie province si mettono in guerra tra di loro dopo secoli di pace. Rass Kassa unificò di nuovo il paese nel 1855 e si consacrò imperatore: Theodoros II.
Dopo l’apertura del canale di Suez (1869) le potenze europee si contendono il controllo della regione. Nel 1936 Mussolini invase il paese e l’Etiopia riconquista la sua indipendenza solo nel 1941 con la capitolazione italiana.
Nel 1962 l’annessione dell’Eritrea fa nascere una guerra civile di 30 anni, Hailé Selassié è dapprima visto come un benefattore ma alla vista dell’arricchimento della chiesa e di un piccolo numero di persone mentre milioni di contadini muoiono di fame, l’opinione pubblica si rivolta e nel 1974 l’imperatore è destituito. Il nuovo governo guarderà verso l’Unione Sovietica, instabile il Paese è fragile e i popoli d’Eritrea e della Somalia ne approfittano per portare avanti atti di ribellione, l’esercito cubano e sovietico interviene ma senza poter portare fine alla guerriglia.
Negli anni che seguirono la politica seguita con lo spostamento delle popolazione e cresce il problema della fame. L’Eritrea prese possesso del principale porto dell’Etiopia, i Sovietici si ritirano, il prezzo del caffè scende ai minimi storici e s’abbatte sul paese la fame come mai vista in precedenza. Nel maggio 1991 una coalizione ribelle prende il potere e in un Paese in rovina dove 6 milioni di persone muoiono di fame il nuovo governo decide di promuovere la democrazia.
La nuova costituzione del 1994 dà il diritto alle 9 regione dell’Etiopia all’autodeterminazione e alla secessione. Lo sviluppo del settore privato e la sicurezza sono le priorità del nuovo governo del 1994, ma le relazioni con l’Eritrea si deteriorano sino alla esplosione del conflitto nel 1998 dove si chiudano i confini. Due anni dopo un accordo è firmato fra i due Paesi e il paese indebolito ottiene diversi aiuti internazionali per la ricostruzione e Girma Wolde Giorgis, 76 anni, sconosciuto da tutti, è eletto presidente della repubblica.

COMUNICARE
INTERNET: abbastanza facile trovare posti dove usare internet: 05cent a 1 birr al minuto, molto lento!
TELEFONO: verso l’Europa: tra 70 a 100 birr i 3 minuti, possibilità in vari posti oltre le poste.
CARTOLINE: circa 2 birr la cartolina, in vendita negli alberghi ma sin’ora pochi negozi ne vendono sia nella capitale che nelle città turistiche. Se inviate dalla posta circa 10 giorni occorrono per giungere a destinazione, il francobollo costa 2 birr per ogni destinazione nel mondo.

PRECAUZIONI
VIAGGIARE DA SOLI: da sapere che non è facile perché ancora la gente non è abituata: parecchi gruppi visitano il Paese ma pochi turisti individuali. Appena si arriva in un posto la gente vi guarda come se foste degli extraterrestri e si viene interpellati dai giovani con le parole: you, you you! o farenji (straniero) e a lungo andare diventa difficile udire di continuo quelle parole.
LA POPOLAZIONE è difficile da avvicinare, come certe etnie che sono ancora molto selvatiche. Il contatto può essere facilitato se il vostro autista parla qualche parola di dialetto locale, da sapere che esistono tanto quanto dialetti che etnie, quindi circa 80!
L’ALFABETTO/ CALENDARIO: composto da 286 caratteri! non è l’unica particolarità del Paese: il calendario ubbidisce ad altre regole: usano il calendario Giuliano che è in ritardo rispetto al nostro di 7 anni e 8mesi. I loro mesi hanno solo 30 giorni, così che per compensare hanno un tredicesimo mese composto di 5 o 6 giorni!
L’ORA: attenzione il modo di leggere l’ora in Etiopia può creare malintesi e ritardi, sono 6 ore in avanti: se il mio orologio segna le 7.00 per loro saranno le 13.00. Per gli aerei l’ora è sempre espressa in modo internazionale. Comunque fatevi sempre specificare se si tratta dell’ora internazionale o etiope onde evitare problemi specialmente se viaggiate col bus!
EVITARE di dare e ricevere dalla mano sinistra.
MANCE, sono apprezzate.
FOTO E VIDEO: è una voce da non sottovalutare perché diventa costoso fare foto e video in quel Paese: se nei siti non viene ancora richiesto un supplemento per fare foto non è così per la cinepresa per la quale si chiede spesso sino a 150 birr! Per fare foto nel nord basta chiedere alla gente che si lasciano volentieri ma a volte chiederanno soldi, nel sud ogni foto va pagata circa 1 a 2 birr la foto e se la donna ha un bimbo con sé chiederà anche per lui! Trucco: non usate il flash per far foto anche se quasi indispensabile visto la pelle molto nera degli abitanti, contano i colpi di flash e così non potete ingannare! Portate con voi un apparecchio col motore che vi permetterà di fare foto a raffiche pagandone solo 2 o 3! Potete anche organizzarvi e decidere chi del gruppo fa foto in modo da pagare solo una volta e poi mi scambierete le foto fatte, economia specialmente per i fotografi che usano tanta pellicola o memoria digitale. Mercanteggiare prima di prendere la foto, prevedere biglietti nuovi per le tribù come i Mursi e da loro nulla nelle tasche! Nelle chiese i flash non sono permessi.
SICUREZZA: le zone di confine col Sudan e la Somalia sono da evitare. I pickpockets sono numerosi e molti abili, il meglio è lasciare il massimo in albergo o in macchina dove rimarrà il vostro autista.
ELETTRICITÀ: 220 volt, alcuni prese sono compatibili per le nostre apparecchiature ma meglio prevedere un adattatore. A volte in certe zone taglio della corrente quindi portare batterie per il flash e una torcia , in certe tribù la corrente non esiste.
VESTIARIO: prevedere vestiti estivi ma anche alcuni capi più caldi perché la temperatura cala molto di sera, scarpe comode da levare per entrare nelle chiese, occhiali da sole.
Clima
Se l’Etiopia è vicina l’equatore , l’alto piano centrale si caratterizza da un clima temperato con delle temperature medie annue di 16 gradi. Soltanto a est, vicino il Mar Rosso e nell’ovest pressi i confini col Sudan che esistono periodi di grand caldo. La principale stagione delle piogge si situa tra la metà di giugno alla meta di settembre circa. Alcuni piogge a marzo e aprile.
Come spostarsi
L’Ethiopian Airlines è una delle migliore dell’Africa e copre tutto il continente compreso Djibuti e lo Yemen. La tassa d’imbarco ammonta a 20$ da pagare in questa valuta soltanto.
Si può raggiungere l’Etiopia per strada da Djibuti ma il viaggio è molto stancante. Esistono dei bus Nairobi - Addis Abbeba ma sono spesso molto lenti.
Dall’Europa delle compagnie aere come la British Airlines vanno più volte la settimana in Etiopia, costa circa 800 euro (2005)

All'interno:
AEREO: la compagnia nazionale assicura voli all’interno del paese con prezzi abordabili anche se i turisti pagano i posti più cari. Attenzione le partenze possono essere anticipate. 10 birr per la tassa per i voli interni.
BUS: il paese dispone di una buona rete di bus raggiungendo quasi tutte le zone e se i veicoli sono lenti quel modo di trasporto si rivela particolarmente economico anche se molto stancante. Nelle grande città comperare il biglietto la vigilia della partenza altrimenti dovrete pagarlo due volte il suo prezzo ad un rivenditore il giorno della partenza. Essere alla stazione dei bus alle 5.30, le porte aprono alle 6.00 perché i bus sono presi d’assedio. I bus sono più confortevoli che i mini bus ma più lenti. Normalmente 1 posto = 1 persona prezzo identico per gli etiopi e per i turisti. Abbastanza facile da usare. Evitare i posti in fondo perché generalmente mettono 7 persone al posto di 6!
TRENO: l’unica linea ferroviaria del paese va da A.A. a Dire Dawa ma il tragitto è molto lungo e monotono e il treno è molto ma molto vecchio e quasi ora solo utilizzato per il trasporto merci. Il tragitto dura spesso oltre le 24 ore!
TAXI COLLETTIVI: molto sviluppato come servizio ma a secondo delle regioni più o meno numerosi. Un po’ più caro rispetto al bus. Veicoli in buono stato. Partenza quando è pieno e il miglior posto come sempre è quello vicino all’autista.
NOLEGGIO BICICLETTE: prezzo variabile, circa 2 birr per ora per biciclette in ordine. Non esiste veramente un luogo particolare, vedere dove esiste una concentrazione di biciclette e chiedete.
AUTO STOP: molti camion circolano e prendono passeggeri. Fanno pagare come i bus, generalmente molto simpatici e confortevoli. A volte si ferma qualche macchina che vi porterà gratis.
NOLEGGIO JEEP: a partire da 130$ tutto incluso per la jeep che può contenere 4 turisti oltre all’autista. Se le jeep sono recenti i prezzi possono salire sino a 200$ tutto compreso. Generalmente sono dei Land Cruiser di circa 10 anni molto confortevoli. Attenzione se siete in 4 non partite con 2 autisti/guida perché uno di voi dovrà sedersi davanti con l’altro autista o guida e anche se il sedile davanti pare grande e quindi per 2 persone non è affatto comodo; dietro in 4 è impossibile perché si rimane stretti come sardine, in 3 è perfetto ma non di più specialmente per un lungo viaggio e per tanti giorni. Un consiglio: se vi mettete d’accordo sul prezzo in $ pagate in questa moneta evitando così inutile discussioni sui cambi specialmente se contattate l’agenzia prima della vostra partenza. Se affittate una jeep chiedete che vi vengano a prendere al vostro arrivo all’aeroporto, se rifiutano cambiare agenzia! L’agenzia potrà pure riservarvi una stanza d’albergo nel caso di arrivi di notte.
BISOGNO DI UN AUTISTA? Vi raccomandiamo Yemane Taye che fu un ottimo compagno di viaggio, conosce molto bene il suo paese, prova a capire i vostri desideri e aspettative, molto efficiente e sa trovare le soluzioni ad ogni problema.
CONTATTO PER L’AUTISTA: yemane60@yahoo.com, www.geocities.com/visit_ethiopia
Le strade per chi volesse visitare il paese con i propri mezzi sono sempre ingombte di gente ed è sconsigliato di viaggiare di notte. Le strade vanno dalla pista infame alla semi autostrada, attualmente tanti cantieri sono aperti grazie all’aiuto internazionale e si può sperare in una miglioria in un futuro prossimo della rete stradale. Comunque un veicolo fuori strada rimane indispensabile per accedere ovunque. Per i coraggiosi ciclisti da sapere che le piste sono veramente dure!
Non ci sono molti cartelli stradali ma visto la limitata rete stradale basta chiedere in caso di dubbio e si riesce così a trovare senza grosse difficoltà la strada da seguire.
CARTINE STRADALI: le cartine non indicano con precisione la qualità della strada specialmente nelle zone poco frequentate. In generale sono affidabile ma attenzione, certi paesi hanno cambiato nome!
Dove alloggiare
Non ci sono ancora molti alberghi e se viaggiate nel periodo di alta stagione meglio telefonare tra una tappa e l’altra in modo di poter riservare una camera. La tenda rimane indispensabile per quel motivo, negli alberghi si può mettere la propria tenda nel loro giardino pagando un contributo che dà il diritto di usare i sanitari.
Il problema maggiore del paese è la poca cura che hanno dei loro stabilimenti e così quello che oggi è decente e raccomandabile non lo è più a breve visto lo stato di abbandono nel quale lasciano le loro proprietà. Un consiglio: prima di pagare la camera scelta verificate con molta cura se tutto funziona bene perché quasi sempre vi si promette la doccia calda che esiste solo nei sogni dei gestori, prese che sono senza corrente o rotte e così via. Per i viaggiatori in bus sulle le linee che mettono oltre 24 ore a giungere a destinazione i bus si fermano in piccole città dove è facile pernottare. Quasi sempre sono alberghi molto modesti, a volte nuovi ma con sempre il problemi delle toilette! Non fermatevi al primo ma visitatene alcuni prima della scelta definitiva.
Il prezzo per una stanza in un albergo di categoria media detto confortevole con acqua calda si aggira sui 15-20$ la doppia, metà per la categoria inferiore e senza colazione.
Per il sud prevedere la tenda con il cibo per i giorni strettamente necessari per il circuito dopo Konso sino a Jimka, a Turmi si può noleggiare un letto sotto delle grande tende ma abbastanza caro.
In cucina
L’injera è la base dell’alimentazione del paese. Si presenta come una piadina di spugna elaborata a partire di una farina di un miglio particolare che cresce solo in Etiopia, il teff.
La carne e le verdure sono spesso cucinate in salsa piccante.
La provincia meridionale di Kaffa rivendica le piantagioni di caffè più vecchie al mondo, e i fagioli crescono in Etiopia da oltre tre millenni. Si possono gustare ottimi cappuccini e ogni tanto dei macchiati nella capitale.
L’acqua non è potabile ma ovunque si trova acqua minerale gassata o non in bottiglie. Nelle campagne le vostre bottiglie di plastica faranno la gioia di tutti, quindi regalatele.
Cinque marche di birre si contendono il mercato, da provare tutte perché tutte eccellenti (Harrar, St.George, Medele, Meta, Meloty) circa 3 birr.
Varie bevande locali come il tella: birra a base di orzo o di mais, il Teidj, il Birthz, il Tej è un alcool di cereali molto forte.
Vino locale: il Gouder: vino rosso forte da bere fresco con i pasti. L’Axoumite: vino rosso dolce. Il Dukan è di sicuro il migliore vino rosso del Paese. L’Awash: vino bianco secco.
Il tè (tchay) è molto buono e a volte spezzato con chiodi di garofani.
Il costo per mangiare è molto basso: per i tre pasti della giornata circa 100 birr inclusa la birra e costa ancora meno se mangiate i piatti tipici etiopi. Attenzione, spesso un prezzo per i locali e uno per un turisti che va sino al doppio! Un consiglio: fate pagare il vostro autista che rimborsate subito: economie in vista! Il menu detto internazionale è quasi identico dal nord al sud, propongono gli stessi piatti a quasi lo stesso prezzo indipendentemente della qualità del ristorante!
Itinerario
Siamo partiti per 3 settimane di tour: Addis Abbeba verso Lalibella per la festa della Timkat, poi Gondar, Lago Tana , Jimka e le tribù del sud, Harrar e rientro in patria.
Una fitta nebbia circonda la metropoli italiana, siamo in gennaio e alle pianure della Lombardia piace molto vestirsi di questo velo bianco latte. Ma quanta sei lontana ancora, Abissinia, persino dalla capitale inglese dobbiamo transitare per poterti raggiungere e camminare sulle tracce dei tuoi illustri predecessori.
E piove su Addis Abbeba! Ma Yemane, il nostro autista, ci aspetta, fedele, nel cuor della notte e prenderà la situazione in mano portandoci in un albergo di sua scelta dove ci addormenteremo senza saperne il nome! Il giorno dopo, ancora un po’ stanchi da quel viaggio movimentato, faremo una rapida visita di questa capitale fatta come capita e che tenta di disciplinare le sue piccole case in quartieri popolari.
La gente cammina tranquillamente nelle vie, occupandosi delle proprie faccende e solo il rumore di qualche veicolo (siamo di domenica) disturba la quiete dei vecchi quartieri italiani. A dire il vero non esiste quasi nulla di quell’epoca coloniale che uno di noi, italiano, vorrebbe tanto ritrovare…
Annegati dai fumi di benzina che pizzicano i nostri nasi ed occhi, è un’interminabile fila di veicoli asmatici che tenta disperatamente di entrare nella città, che incrociamo prima che i tentacoli degli ultimi quartieri non lascino posto alla campagna etiope smaltata di capanne fatte di pietra o di terra con tetti di paglia nera.
Un’incessante folla tutta bianca vestita s’intravede dalla città bassa salire e scendere le vie quasi verticali di Lalibella, proviamo difficoltà a seguire la gente che si affretta di un passo sostenuto ad assistere alle varie cerimonie. Lalibella, la copta, è in festa! È la Timkat, l’epifania copta dove si celebra la nascita del Signore con grand fervore. I canti religiosi dei preti si sono impossessati della città ed ogni rito è accompagnato da una dolce e lenta melopea che come uno swing culla la folla.
Qui non esistono grida ed eccesso, si condivide la gioia della nascita del Signore guardando i sacerdoti cantare e ballare. In questa vigilia della Timkat un’atmosfera di pace e di armonia vige sulla città del re Lalibella. Avviluppati in grande lenzuola bianche, dei pellegrini dormono per terra laddove i riti del battesimo si svolgeranno, sorvegliando così tutti i libri sacri delle chiese del vicinato riuniti per l’occasione sotto uno stesso tendone, mentre in un altro i preti canteranno tutta la notte accompagnando le loro evoluzioni della lancinante musica dei tamburi e delle sistre e, bagnati di luce e benedetti lasceremmo con rimpianto Lalibella.
Viaggiamo alla meno peggio sulla strada creata da Mussolini, 1800 chilometri da Addis Abeba sino ad Asmara costruita dagli italiani alla fine degli anni trenta. Ma oggi cosa penserebbe il Duce se al posto della sua gloriosa armata vedesse sfilare questo battaglione d’asini che a stento riescono a stare in piedi sotto il loro pesantissimo carico, questo flusso ininterrotto di contadini e bambini che di un passo rapido e regolare si affrettano verso i mercati della zona e le scuole?
Dell’occupazione italiana rimane soltanto questo lungo nastro d’asfalto dove camminano instancabilmente milioni d’etiopi… perché cammina l’etiope come se la propria vita ne dipendesse! Ma andrà? Cammina dal suo passo docile e ondeggiante, quasi sempre a piedi nudi, a volte delle misere scarpe sono attaccate al suo bastone da pellegrino, indispensabile e fedele amico dell’abissino. Non si sposta mai senza di lui, formano un unico corpo talmente sono inseparabili, molto di più di un aiuto, è lui collocato sulle spalle che qualifica le varie etnie che così camminano verso il loro destino. A nubi, grappoli, gruppi, uomini, donne e bambini si fanno strada, tutti si dirigono dritto davanti a sé a volte con carichi molto pesanti, a volte accompagnati dal loro gregge; sembra una lunga sfilata umana che, senza rumore, come dei rifugiati, cerca il suo posto su questa terra.
Ma da dove arrivano, avranno una meta da raggiungere? La domanda rimane aperta a vederli spuntare così da tutte le parti, da dietro gli alberi, le pietre, le montagne. Ovunque si posano gli occhi poveri disgraziati compaiono. Discendono irti pendii per economizzare dei chilometri, tagliando di qui, tagliando di là provando a giungere così al più presto la loro destinazione. Ma dove vanno così passo dopo passo? Al mercato? A scuola? Nei campi? Nessuno pare saperlo e preoccuparsene ma però la loro lunga marcia porta in sé una finalità: quella di pervenire a migliore vita.
E in attesa, calpestano la terra nera come il color delle fronte sudate che la lavorano, sperando che la loro lunga ricerca verso la felicità sarà breve. Ma in quel paese così carente ogni passo pare allontanarlo da quella aspirazione e l’etiope continuerà, ancora a lungo, a camminare dal suo lungo passo docile verso il suo destino sul tetto dell’Africa…
Da non perdere
ATTIVITÀ
Con la sua spettacolare avifauna, l’Etiopia è un paradiso per gli ornitologi, i laghi della valle del Rift sono i posti migliori per l’osservazione degli uccelli.
Il parco di Entoto vicino A.A. offre possibilità di passeggiate lontano dalla folla.
I parchi dello Simien e del Bale sono mete ideali per fare trekking o passeggiate con i muli.
In zona del lago Tana possibilità di passeggiate a bicicletta lungo il lago.
Per fare il bagno solo il lago Langano è immune della bilarziosi.
Non si devono dimenticare le bellissime chiese come quella di Gondar o del Tigray ci sarà solo l’imbarazzo della scelta. I mercati sono colorati ma molto poveri.
GIORNI DEI MERCATI:
Dimeka: martedi e sabato
Jinka: sabato
Key afar: giovedi
Konso: lunedi e giovedi
Turmi: lunedi
Yabelo: sabato

ADDIS ABEBA
Tre milioni di abitanti, fondata nel 1887 rischiò di essere abbandonata a causa della penuria di legno da combustione e fu salvata grazie all’introduzione nella regione dell’eucaliptus proveniente dell’Australia. È una città molto grande senza vero centro e quasi senza nome delle vie.
Il museo etnologico merita una visita ed è un'introduzione ideale alla grande diversità etnica del paese. Per vedere Lucy si deve andare nel museo nazionale. Le Mercato, è il più grande mercato aperto dell’Africa dove si trova di tutto, compreso i souvenir ma attenzione ai pickpocket!

AXOUM
È la città santa dell’Etiopia. Fu in quella città che il cristianismo fu decretato religione di stato. Si trova un campo di stele che ricordano la gloria passata della città, queste colonne, alcune di oltre 20 metri, erano scolpite in un unico blocco di granito. Axoum dista circa 500 km dalla capitale ed è raggiungibile con l’aereo o col bus da Gondar, Adwa, Adigrat, A.A. o Mekele.

BAHAR DAR: la città non offre nulla di particolarmente interessante a parte un mercato il sabato. Sul lago diversi isolotti con monasteri. I più antichi risalgono all'XI secolo ma la maggioranza furono costruiti prima del XV secolo. I monasteri di Kidene Mehret, Kebram Gabriel (proibito alle donne) e di Debre Maryam sono i più conosciuti.
Andare da un isolotto all’altro diventa costoso se si è soli. Per le chiese (ingresso 30 birr) andare in assoluto nel isola di Dek per visitare Narga Selassie. Ci vogliono circa 4 ore andata e ritorno e prendere la grande nave che parte vicino all’albergo Ghion, andare ad informarsi per gli orari, 100 birr a persona, i biglietti si prendono all’imbarcadero. Non prendere le piccole barche che vi saranno proposte dagli alberghi perché oltre ad essere pericolose costano da 3 a 5 volte il prezzo della grossa nave! Fare soltanto un giro sul lago non ha nessun interesse.

LE CASCATE DEL NILO BLU (TISSISAT)
Circa 45 minuti di bus da Bahar Dar (nessun altro mezzo ci va) alte 45 metri e larghe 400 erano impressionanti ma ora da quando la diga è in funzione non meritano più la visita perché sono ridotte a un filo d’acqua.

GORGORA
Possiede una bellissima chiesa del XVII secolo: la Debre Sinai. Posteggiare fuori del Lake hotel altrimenti tassa di 20 birr! Da Gorgora dovrebbe essere possibile andare sull’isola di Dek, informarsi e così si può evitare la sosta a Bahar Dar che non offre nulla di particolarmente interessante se non quella chiesa.

I LAGHI DELLA VALLE DEL RIFT
I sette laghi della valle del Rift si estendono tra A.A. e i confini col Kenya e sono posti ideali per osservare gli uccelli.
I laghi di Langano, Abitata e Shala sono i più conosciuti e si distinguono dal diverso color delle loro acque: blu, argento e marrone.
Nel lago Abiata, poco profondo vive una ricca avifauna.
Il lago Shala e ha una origine vulcanica. Potrete pure approffittare le sorgente di acqua calde di Wondo, Sodere o Genet.
Verso il confine col Kenya nei laghi Chamo e Abaya si possono vedere dei crocodrili.
Pure il lago Chitu ha una origine vulcanica e lo si raggiunge seguendo una pista da Aje.
Milioni di fenicotteri rosa da osservare a Sembete offrendo la possibilità di attraversare villaggi non battuti dai turisti.

GONDAR
A circa 750km a nord della capitale. Fu capitale dell’Etiopia dal 1632 dalla sua fondazione da Fasiladas sino al 1885. Da visitare il castello reale del 1640 di stile portoghese e i Bagni di Fasiladas con lo stesso biglietto d’ingresso. Bellissima chiesa che solo essa merita il viaggio in Etiopia.

LALIBELLA
Bellissime chiese monolitiche incavate nella roccia costruite nel XII secolo. È a quella epoca che Lalibella fu nominata capitale dal re Lalibella, rispondendo così alla volontà di Dio che le sarebbe apparso in sogno. Le 11 chiese rupestre furono costruite nel giro di un secolo e secondo la leggenda grazie all’aiuto degli angeli. I preti che ci abitano da secoli sono i guardiani dei tesori come le varie croci, le bibbie riccamente decorate e dipinte e altri manoscritti. Raggiungibile con l’aereo da Gondar o A.A. come pure in bus, Lalibella è da vivere durante la festa della Timkat.

PARCO NAZIONALE DELLO SIEMIEN
Paradiso per gli amanti del trekking, questo parco offre dei panorama bellissimi e vi si può ammirare una fauna molta ricca. Le passeggiate durano da 3 a 10 giorni da fare a piedi o a dorso di muli. Per i più sportivi si può scalare il Ras Dashen. Tutti i trekking hanno come punto di partenza Debrak a circa 100km a Nord di Gondar raggiungibile col bus.

HARRAR
Sita a 1800 metri di altitudine, è una eccezione in Etiopia perché di confessione musulmana e dietro le sue mura ripara 87 moschee. Ma Harrar è conosciuta perché Rimbaud ci ha vissuto alcuni anni.

PARCO NAZIONALE DI AWASH
Visto il prezzo di ingresso non vale la pena perché per vedere solo una cascata e qualche coccodrillo e un ippopotamo se si è fortunati, i leoni, gli orix, i kurdu sono rari. Si raccomanda “le buffet d’Aouache” dove per meno di 100 birr si trova un alloggio decente.

IL LAGO ZIWAY
I pescatori rientrano presto al mattino con la pesca, sulla riva i bambini in mezzo agli uccelli, le oche, i pellicani i marabù li aspettano. Piccolo mercato di pesce verso le 7.30-8.00 vicino al lago ogni giorno.

PARCO ARBA MINCH
Ci vivono le etnie Ganjulé e Guli. Una curiosità è la fattoria dei coccodrilli. Il parco è senza interesse in sé e molto caro per intravedere qualche zebra: 70 birr a persona, 20 per il veicolo.
Nella città di Arba Minch si raccomanda il Soma restaurant dove potrete mangiare un ottimo pesce (tilapia) alla griglia e una ottima zuppa di pesce. Appena giunti in città passare per ordinare!

MONTI GUGE
L’etnia dei Dorze vive nel villaggio di Chencha, da vedere le loro capanne dai tetti di oltre 10 metri.

KONSO
Vivono nella valle di Omo e i Konso praticano il culto del waq e quelli dei serpenti e degli antenati. Per visitare i villaggi Konso si deve avere una jeep. Obbligatorio prendere un biglietto all’ufficio del turismo e una guida: 30 birr a persona e oltre 30 per la guida per il gruppo, fare almeno due o più villaggi ma la guida proverà di tutto per farvi fare il villaggio turistico soltanto con foto da pagare e mercanteggiare (1 a 2 birr la foto).

TURMI
Poco prima la cittadina un bel campeggio per circa 25 birr, l’albergo della città non è raccomandabile. Possibilità di trovare del pane a turmi ma per il resto è meglio avere previsto prima. Mercato il lunedì.

DIMAKA
Circa un'ora di pista di Turmi, è la regione degli Hamar, l'etnia più simpatica e meno selvaggia, mercato al sabato con tutte le etnie della zona.

OROMATI
Città di media importanza, a volte difficoltà con la polizia locale per poter andare a visitare i villaggi Dassanech, sarete scortati da un poliziotto armato! Foto da pagare (1 a 2 birr la foto).

PARCO DELL’OMO
Ora varie etnie si dividono il territorio e sopravvivono di caccia illegale. Potrete incontrare i Bodi, i Surma, I Bumi, i Dizi, gli Hamer, le Karo, i Dassanech.

VILLAGGI KARO E MURSI
Due villaggi Karo, uno vicino all'Omo e l’altro il più importante quello di Doose. Attenzione, il responsabile del villaggio può richiedervi sino 50 birr l’entrata! Naturalmente ogni foto è a pagamento! Per andare in quei villaggi un veicolo fuori strada è indispensabile e in caso di pioggia la pista è subito impraticabile. I Mursi sono invadenti ed è meglio andarci a mani vuote: rischio di furto e inoltre possono dimostrarsi aggressivi. Mercanteggiare bene prima il prezzo di ogni foto prima di farla! Se il vostro autista sa qualche parola del loro dialetto incaricatelo di mercanteggiare dandogli il vostro sacchetto di biglietti nuovi da 1 birr.

JINKA
In città poco da fare ma tappa quasi obbligatoria, la pista dell’aeroporto è in pieno centro città e diventa l’attrazione una volta alla settimana alle 11.00 quando arriva l’aereo di A.A.; ogni tanto i Mursi vengono al mercato. Mercato ogni giorno ma il più importante ha luogo al sabato.

PARCO NAZIONALE DEL NECHISAR
Da evitare visto i costi proibitivi(70 birr a persona e 20 la macchina) per intravedere poche bestie selvatiche come le zebra e le antilopi.Una terra "difficile" ma prodiga di scoperte!

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