Mar Rosso, Sinai, Cairo, Giza: la sintesi dell'Egitto!

in viaggio con mandriols in Egitto

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Mar Rosso, Sinai, Cairo, Giza: la sintesi dell'Egitto!

Carissimi amici di Cisonostato,
Sono tornato da pochissimo dal Mar Rosso, poche ore a dire il vero!
Prima di partire avevo usufruito di queste pagine per farmi un’idea di ciò che mi aspettava, essendo la mia prima volta in quel luogo (e soprattutto avendone sentite di tutti i colori).
Ora, se vi interessa eccovi la mia esperienza.
Mia moglie ed io (2 cinquantenni) quest’anno eravamo arrivati allo stremo delle forze non avendo potuto, per motivi vari, fare nemmeno un giorno di vacanza. Quindi ,decisione dell’ultimo momento, vista la stagione, la voglia di caldo e di rilassarci: Mar Rosso!
Abbiamo sfogliato cataloghi a non finire, chiesto in giro a chi c’era stato, ed in ultimo una conoscente che lavora in una agenzia viaggi (non nella nostra città) ci ha dato il consiglio decisivo: "Affidatevi ad Alpitour e magari ad un villaggio gestito da Bravo Club"
La scelta è caduta sul Nubian Village di El Nabq a pochissimi chilometri dall’aeroporto di Sharm.
Visitandolo “virtualmente” sul sito di Bravo Club ci aveva fatto una buona impressione e ci era parso che rispondesse alle nostre aspettative. Detto, fatto. Il giorno 8 ottobre partenza da Bologna.Tra mare cristallino, deserto e storiaVolo charter Eurofly puntualissimo, arrivo un po' in anticipo a Sharm.
Subito la calorosa accoglienza degli addetti Alpitour in loco e partenza per il nostro villaggio.
Aperitivo di benvenuto ed assegnazione delle camere. Ci viene assegnata una camera al secondo piano, vediamo che ci sono due ascensori, ma ci viene detto che gli ascensori sono guasti. Purtroppo mia moglie ha parecchi problemi a camminare e soprattutto a fere le scale. Lo facciamo presente e subito, in via provvisoria, ci viene assegnato un bungalow, con la promessa il giorno successivo di una camera a piano terra. Promessa puntualmente rispettata, l’unico piccolo disagio trascorrere la prima mezza giornata con le valigie fatte.
Il villaggio è di molto superiore a come lo si vede su internet. Spazi enormi, fiori e piante ovunque, rigogliose e curatissime, dovunque si stia non vi è mai affollamento (pur essendo il villaggio al completo).
Due piscine, una detta “relax” , senza animazione, e l’altra invece più vicina al mare ove si può fare di tutto dall’acqua gym al ballo ecc…
Lo staff di animazione, onnipresente, ma oltre che estremamente professionale e preparato, niente affatto invadente. Se vuoi partecipare alle attività organizzate, bene, altrimenti nessuno insiste.
Il servizio in piscina ed in spiaggia impeccabile, come pure la pulizia delle camere, affidata all’opera di un gruppo di addetti maschi che sono dei veri artisti nel farti trovare ogni giorno gli asciugamani puliti posti in una miriade di maniere “artistiche”

Nella settimana della nostra vacanza avevamo preventivato due escursioni: il Monastero di Santa Caterina e Il Cairo. Per motivi organizzativi siamo stati costretti ad effettuarle in due giorni consecutivi. Ma ci tenevamo tanto che non ci siamo posti problemi.
Forse però vale la pena di spendere qualche parola in più sulle due escursioni che abbiamo fatto.
Eravamo partiti dall’Italia con la grandissima voglia di visitare il Monastero di Santa Caterina, che si trova, per chi non lo sapesse, a nord di Sharm in pieno deserto del Sinai, sotto a quello che oggi si chiama il Monte di Mosè.
Appena giunti in villaggio abbiamo chiesto all’addetta Alpitur di iscriverci alle due escursioni, ma, ahimè, per quella a Santa Caterina ci siamo sentiti dire che era momentaneamente sospesa a causa dei fatti (noti a tutti) accaduti a Taba. Il motivo è che per andare a Santa Caterina si è costretti ad arrivare sino a Dahab, assai vicina a Taba, poi si torna a ovest verso la meta.
Abbiamo chiesto di tenerci informati; ed infatti al lunedì ci è stato detto che si poteva andare. Grande gioia la nostra, smorzata però al lunedì sera rientrando in camera ove abbiamo trovato la comunicazione che l’escursione era annullata.
Al mattino seguente apprendiamo che il problema era solo quello di numero insufficiente di persone iscritte. Il mercoledì si parte. Siamo in 14 ,quattro del nostro villaggio ed altri di altre strutture.
Non appena lasciata la zona degli alberghi, verso Naama Bay imbocchiamo la strada che ci porterà alla meta e ci troviamo già nel deserto.
Il panorama colore ocra è sporadicamente punteggiato da qualche raro esemplare di acacia spinosa e da qualche “tenda” (oramai sono tutte casupole di blocchi di cemento) beduina.
Ci troviamo difatti proprio nella terra dei Beduini, si ipotizza che in Egitto ve ne siano circa 65.000, quasi tutti nella penisola del Sinai, ma potrebbero essere assai di più, in quanto, per evitare gli obblighi scolastici dei figli, i padri non li denunciano all’anagrafe.
Proseguiamo sino ad un luogo, una specie di passo, ove si trova la tomba dell’ingegnere israeliano che durante l’ultima guerra progettò e costrui questa importante arteria.
Alla fermata del nostro pullmino ci troviamo davanti una tenda beduina con numerosi bambini che ci offrono il tè alla menta (immancabile) e le loro collanine e paccottiglie varie; oltre alla possibilità, dietro piccola mancia, di farsi fotografare con il dromedario (dall’aria assai depressa) che rumina li accanto.
Si risale in pullman alla volta della nostra meta (da Sharm sono circa 2 ore e 30 di viaggio).
Dopo un viaggio in mezzo a panorami mozzafiato con la luce del sole, non ancora altissimo, che proietta le sue ombre nelle strette vallate e gole perpendicolari alla strada, giungiamo alla meta.
Dopo i fatti di Taba dei giorni precedenti i controlli sono severissimi, i pullman vengono parcheggiati in un piazzale e si prosegue a piedi per circa 3-400 metri per giungere al monastero.
La nostra guida, visto che all’interno non è consentito parlare a voce alta, e considerato anche il numero elevato di gruppi come il nostro, ci dà, prima di entrare, esaurientissime spiegazioni sul luogo. Qui gli Ebrei, dopo avere attraversato il Mar Rosso, si accamparono. Mosè, loro guida, udì provenire da un roveto, che bruciava senza consumarsi, la voce di Dio che lo invitava a salire sul monte, dove ricevette le Tavole della Legge, e dal quale discese dopo 40 giorni. Quando discese scopri che gli Ebrei in sua assenza si erano fabbricati un idolo, un vitello d’oro che adoravano. Sdegnato distrusse la statua e abbandonò il suo popolo che vagò ancora anni nel deserto.
All’interno del monastero si può ancora vedere il “roveto ardente” (che ovviamente non arde). Si dice che siano stati fatti tentativi di trapiantare dei polloni di questa pianta in altri siti ma che mai abbiano attecchito.
Sempre all’interno del monastero vi è il pozzo presso il quale Mosè conobbe colei che sarebbe divenuta sua moglie. La leggenda vuole che in questo luogo si fermassero anche la Madonna, Giuseppe e Gesù bambino durante la loro fuga in Egitto.
Giunti nel cuore del monastero si visita la Basilica Ortodossa (i monaci che qui vivono sono attualmente 28, tutti Greci, provenienti dal monastero del monte Athos), un vero e proprio museo di icone e mosaici bizantini. Attenzione: all’interno non si può né fotografare, né filmare, e nemmeno parlare. Il monastero possiede anche una biblioteca, seconda per numero e importanza di testi conservati solo a quella del Vaticano, ma ne è proibito l’accesso.
E’ visitabile invece il museo in cui sono conservate numerosissime icone, anche dei primi secoli. Un vero paradiso per uno come me, appassionatissimo di questo genere pittorico e che da quasi 15 anni si dedica alla pittura di icone.
Terminata la visita al monastero ci rechiamo a pranzo in un ristorante non lontano, in quello che dovrebbe diventare un villaggio turistico in pieno deserto. Pranzo ottimo.
Unica pecca, non fanno il caffè espresso ed un poco insonnoliti riprendiamo il pullman alla volta di Dahab per una sosta in questa cittadina prevalentemente abitata da Beduini, i cui bambini ci prendono d’assalto con ogni genere di richiesta.
Per l’ora di cena siamo di nuovo in albergo dove ci aspetta la serata egiziana in costume ove io sfoggero la mia “ghalabia” il vestito tradizionale degli uomini.
Non possiamo fermarci nel teatro del villaggio per la sfilata degli ospiti in costume perche il mattino dopo abbiamo la sveglia alle 3,45: destinazione Il Cairo (il sogno della mia vita).

Il nostro volo parte da Sharm alle 6,30. Alle 7,20 siamo al Cairo. Il nostro esiguo gruppetto di 7 persone viene accolto dall’incaricato Alpitour e poco dopo dalla nostra guida: Kaled.
Prima tappa, visita alla cittadella, sulla collina della città.
Visita alla Moschea di Alabastro costruida da Sal Had Din (il Feroce Saladino).
Sosta sul belvedere per le rituali foto del panorama del Cairo poi al Museo Egizio.
Il museo Egizio del Cairo, è ovviamente il più importante del mondo per quanto riguarda l’arte egizia, seguito a ruota da quello di Torino.
Al suo interno sono esposti oltre 150.000 pezzi. Dopo una discreta coda per entrare, dovuta anche alla imponenti misure di sicurezza, ci addentriamo al suo interno.
Io sono ammutolito. Era una vita che sognavo di potere varcare quella soglia per ammirare tesori fino a quel momento solo visti sulle pagine dei libri o in documentari televisivi.
Ed ora sono qui, davvero!
La guida Kaled ci ha avvertito. Lui ci porterà a vedere quei 10 o 15 pezzi che davvero non si possono tralasciare; una moltitudine di gruppi, ognuno con la propria guida di ogni lingua del mondo, ha invaso il museo ed è davvero difficile sentire le spiegazioni della propria.
Il primo impatto è con la statua dello “scriba”, poi quella del “capo del villaggio” e così via in un crescendo di emozioni dinanzi a capolavori di oltre 4000 anni orsono. Saliamo al secondo piano, quasi interamente dedicato al tesoro della tomba di Tutankamon (non c’è libro sulla scoperta della sua tomba che io non abbia letto). Il trovarsi davanti a questa miriade di oggetti di uso quotidiano, preziosissimi, splendidi e soprattutto affascinanti per la storia che raccontano, mi lascia senza parole.
Poi entriamo nel Sancta Sanctorum del museo, la sala ove si conserva la maschera funeraria del “Faraone bambino” ed i preziosissimi sarcofagi in oro che contenevano le sue spoglie.
Centinaia di persone si accalcano attorno a queste teche e sul volto di ognuno si legge emozione e sgomento.
Dopo circa un paio d’ore lasciamo il museo per recarci a pranzo. Ristorante scelto: uno splendido battello ancorato sul Nilo, molto elegante e dove il cibo servito non è da meno dell’aspetto esteriore del locale. Arredamento elegantissimo e servizio ineccepibile.
Ultima tappa del nostro tour: Giza, alle porte del Cairo, con le tre piramidi e la Sfinge.
Davanti a questi colossi che hanno un fascino che se non ci si trova sul luogo non si può comprendere pienamente, tutti i componenti del nostro gruppetto siamo d’accordo nel dire che essere in Egitto e non venire al Cairo sarebbe davvero un peccato imperdonabile e che il denaro speso (200 € a testa) è stato davvero speso bene.
Il sole è oramai tramontato davanti a noi e dietro alle piramidi e dopo un breve giro in tre o quattro negozi per gli ultimi acquisti ,si torna all’aeroporto per il volo verso Sharm.
Purtroppo domani si torna in Italia, ma i nostri occhi sono ancora pieni delle cose meravigliose viste e la voglia di raccontarle a chi è rimasto a casa è tanta che anche il dispiacere per la partenza è affievolito.
Alla fine di questo mio resoconto che spero non abbia annoiato chi legge, mi sento di dare molto brevemente alcuni consigli.
Tour operator: Alpitour - Villaggio gestito da Bravo Club - Villaggio NUBIAN di El Nabq, e perché no anche la compagnia aerea Eurofly. Grazie per la vostra pazienza e l’augurio che possiate anche voi godere di una vacanza così!

Alessandro e Claudia dalla provincia di Bologna
17 ottobre 2004Ed ora veniamo alla cucina.
Cuoco anche italiano, cibi posti a buffet in un quantitativo di portate esagerato.
Cucina per tutti i gusti, sia per chi vuole assaporare qualche specialità locale, sia per chi preferisce la tradizionale. Sempre cibi adatti ai bambini o a chi ha qualche problema intestinale o digestivo.
Verdure cotte e crude a non finire… per non parlare dei dolci bellissimi e buonissimi (e non così stucchevoli e troppo dolci come in Tunisia).

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