Il relitto del Thistlegorm

in viaggio con Patrizio Napolitano in Egitto

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Il relitto del Thistlegorm

DECALOGO DELLE IMMERSIONI SICURE

andare sott'acqua e' un piacere, se in una circostanza, non ti senti, non andare, sarai apprezzato per la tua scelta, e non deriso.

prima di comperare l'attrezzatura per immergerti, e prima di decidere una vacanza sub, scegli un corso serio ed affidabile, e frequentalo con impegno.

la prudenza sott'acqua, come nella vita, non e' una scelta vigliacca, ma una dimostrazione di saggezza..

la profondita' e' sinonimo di rischio, inoltre, molto spesso non e' necessario scendere molto per divertirsi.

scegli un compagno o una compagna affidabile, e non andare mai da solo.

rimani sempre in curva di sicurezza.

fai immersioni successive a quote inferiori delle precedenti.

usa attrezzature affidabili.

pretendi sempre aria pulita nelle tue bombole, la lucidita' mentale in immersione viene alterata se la miscela che respiri non e' pura..

non fare mai immersioni quando non ti senti bene. non fare lavori faticosi sott'acqua.Il misterioso incontro tra il silenzio spettrale del relitto ed il tripudio di vita e colori del Mar Rosso"...Shaab Ali, golfo di Suez estremità meridionale; 6 ottobre 1941 ore 07,00am; tutto il convoglio alla fonda, nell'attesa di attraversare Suez, è sotto la pressione di un violento attacco aereo da parte di bombardieri tedeschi....."
Il giornale di bordo del cargo inglese Thistlegorm adibito dalla marina britannica al trasporto di armi per i combattenti in Africa settentrionale, in realtà, non fu mai ritrovato.
Andò distrutto insieme alla sventurata nave ,quella tragica mattina del secondo anno di guerra.
Dall'inferno di fuoco, si salvarono miracolosamente alcuni uomini che ricostruirono con precisione le ultime fasi del violento attacco tedesco.
Fra costoro si distinse un marinaio delle isole Ebridi , certo Angus Mc Leay, che a sprezzo della personale incolumità, si adoperò, riuscendovi, nel salvataggio di molti compagni feriti, che altrimenti sarebbero rimasti uccisi dalle fiamme che scaturirono dall'esplosione del ponte n. 4, dove erano stipate le cospicue riserve di munizioni e bombe.
Tornato in Patria l'eroico combattente fu insignito d'importanti decorazioni, e raccontò al mondo la storia della sua nave con dovizie di particolari.
Terminato il momentaneo clamore che la notizia della perdita contemporanea di molte imbarcazioni suscitò, soprattutto in Inghilterra, il rapido susseguirsi degli eventi bellici fece dimenticare l'imponente cargo di nome Thistlegorm che riposa tuttora, adagiato su di un fondale di sabbia corallina ad una profondità compresa fra i-20 ed i -35 metri, in una località marina fra le più belle del mondo e particolarmente adatta per svolgere le attività subacquee.
Ma il destino ha voluto preservare per molti anni ancora dalla curiosità spensierata dei turisti le lamiere contorte del mercantile inglese, ed il mare, prima di restituirlo alla vista di molti, lo ha rivestito di nuova vita, colorandolo d'alcionarie e coralli, e popolandolo d'infinite varietà di pesci tropicali.
Nel 1956, la Calypso agli ordini del comandante J.Cousteau gettò l'ancora nei pressi del relitto nel corso di un'importante spedizione scientifica.
Il cargo fu individuato dopo alcuni giorni di ricerca, grazie ad un geniale espediente messo a punto dal Comandante, che prevedeva un'ispezione a raggiera con l'ausilio di un segnale radar emesso da una stazione fissa sistemata sulla sommità del reef affiorante denominato "Shag-Rock" per il numero eccezionale di cormorani che vi sostano, e di un eco scandaglio scrivente situato a bordo della Calypso.
Il compito di immergersi per primi nelle acque del Sinai per violare il silenzio del relitto toccò ai sommozzatori Falco e Dumas, e l'impresa ebbe un eco mondiale per le eccellenti riprese fotografiche che i due seppero riportare.
Le prime fotografie datate 1956,alcune in bianco e nero, altre a colori, si possono ancora oggi ammirare sulle pagine dell'epoca di National Geographic e sono caratterizzate, oltre che dalla loro bellezza, dalla scarsa concrezione che il mare aveva fino allora formato sulle strutture sommerse.
Per altri sette lustri i segreti del mare sono tornati ad avvolgere il Thistlegorm.
Il 15 aprile del 1993, a bordo di una piccola barca di legno, partita da Hurgada, dopo tre giorni di navigazione, sempre con mare calmo e in assoluta assenza di vento (situazione rara in queste acque) siamo giunti in prossimità di Shag-rock reef e con molta semplicità, dopo due tentativi falliti abbiamo individuato su di un moderno eco scandaglio a colori, la sagoma del nostro relitto.
Le notizie in nostro possesso spiegavano che dopo la spedizione di Cousteau solo pochissimi subacquei, prima di noi, hanno raggiunto questa località, sia perché ancora poco conosciuta, sia per la totale assenza di ridossi che proteggono la zona dai "perenni" venti da Nord che scendono dal Golan.
La soddisfazione a bordo dello Star Two, la nostra barca, fu immediata e tutti insieme, come ad un comando non dato, ci preparammo per scendere in acqua.
Eravamo pienamente consapevoli delle particolari caratteristiche dell'immersione che eravamo in procinto di effettuare; ognuno di noi nutriva sentimenti di rispetto per il grande relitto e le sue vittime, reprimendo la curiosità e lo spirito d'avventura.
Lo spettacolo del Mar Rosso, sotto la sua superficie, come sempre non mancò di stupirci.
E' incredibile il contrasto fra le rive desertiche di questo mare, assolutamente monocromatiche ed apparentemente prive di vita, bersagliate da un sole che non concede tregua e condiziona la vita delle poche creature che vi si adattano, e la vibrante ricchezza di colori dei suoi fondali ricchi d'ogni specie di fauna marina.
La sagoma scura del cargo inglese non tardò a mostrarsi sotto di noi, adagiata sul fondo sabbioso in perfetto assetto di navigazione.
Decisi di farmi un'idea generale sulla dislocazione del relitto, prima di addentrarmi nei particolari.
La prima cosa che mi colpì, fu sicuramente la sua grandezza.
Benché l'acqua fosse molto limpida, era impossibile avere un colpo d'occhio generale sulla nave affondata.
Iniziai la mia prima esplorazione dalla prua, la più vicina al reef, e mi spostai progressivamente verso poppa, allontanandomi dalla barriera corallina.
Presi a sorvolare come in un sogno, carri armati e vagoni ferroviari, e dovetti più volte resistere alla tentazione di fermarmi per osservare più da vicino le cose che vedevo scorrere velocemente sotto di me.
Ero trascinato nella direzione che mi ero prefisso da una leggera corrente, e solo al termine dell'immersione mi resi conto di non aver valutato il pericolo che questo fenomeno avrebbe potuto rappresentare.
Credo che in nessun'altra situazione precedente lo spettacolo sommerso e l'indomabile desiderio di conoscere mi abbia condizionato come in quella occasione.
In prossimità della poppa notai una profonda falla, probabilmente il punto d'impatto della bomba tedesca.
Decisi di entrare fra le lamiere contorte fra una moltitudine di piccoli pesci che si muovevano a cuneo come ad indicarmi la strada. Penetrai con prudenza per pochi metri, illuminando davanti a me con un potente faro, poi decisi di spegnere la mia sorgente di luce per vedere se riuscivo a carpire del chiarore che mi indicasse una nuova via percorribile verso l'esterno.
Avvenne una cosa straordinaria, mi ritrovai a risalire dentro il fumaiolo avvolto in una nuvola densa di pesci colorati che mi accompagnarono fuori dal relitto.
I miei compagni d'immersione, mi raccontarono poi, che il fumaiolo sembrò per un attimo un vulcano in eruzione da cui improvvisamente uscirono migliaia da scintillanti creature,...ed il sottoscritto!
Dopo questa eccitante esperienza decisi di porre termine alla prima immersione e mi riportai sotto la verticale della nostra barca per iniziare una corretta risalita."
A bordo la discussione si fece animata, perché ciascuno di noi voleva raccontare le sue impressioni, decidemmo di mettere un po' d'ordine e fu possibile disegnare un quadro abbastanza preciso dei punti salienti da osservare nei prossimi giorni con particolare attenzione.
Al termine delle nostre ricognizioni subacquee, avevamo una delle mappe più precise dello scafo sommerso del Thistlegorm disegnata finora.
Procedendo da poppa verso prua, abbiamo avuto modo di esplorare quattro stive, in cui abbiamo osservato il seguente materiale bellico:
STIVA N.1 : 3 JEEP TIPO WILLIS, DI FABBRICAZIONE AMERICANA
STIVA N.2: UN CAMION ED ALCUNE MOTOCICLETTE BSA DI FABBRICAZIONE INGLESE
STIVA N.3: CASSE CON EQUIPAGGIAMENTO ED ALCUNE BOMBE
STIVA N.4: INGRESSO OSTRUITO DA UN CARRO ARMATO ROVESCIATO SUL FIANCO
Tutti i ponti della nave, inoltre, sono ancora carichi di materiale bellico d'ogni tipo, fra cui spiccano, due siluri di grandi dimensioni, alcuni carri armati e molte casse di munizioni che non siamo stati in grado di identificare.
Sulla poppa, dopo l'ampia voragine e prima del fumaiolo un cannoncino in posizione di sparo, sembra voglia proteggere la grande nave dagli assalti di chi incautamente la voglia depredare.
Anche la prua, merita un esame accurato, sia per la presenza delle motociclette, che per la bella ancora sorretta da un'imponente catena che scivola sul fianco del cargo.
Tutte le lamiere, inoltre sono meravigliosamente concrezionate, ed ospitano alcionarie d'ogni colore.
Il mare, sicuramente offre uno spettacolo a parte, che si fonde con l'interesse più propriamente legato alla esplorazione del relitto.
Le acque calde dei tropici compiono il miracolo di restituire la vita alle strutture sommerse in tempi assai brevi e con infinita varietà di forme e di colori.
Anche il grande pesce di passo è largamente rappresentato, e contribuisce ad aggiungere fascino ad una località assolutamente eccezionale.
In tutta la zona si possono osservare grandi carangidi, che con i loro riflessi d'argento non mancano di carpire la nostra attenzione; mentre si avverte che la possibilità d'incontri eccezionali è tutt'altro che remota.
In occasione della seconda immersione del primo giorno, abbiamo avuto la fortuna di incrociare un pinna bianca di considerevoli dimensioni che evidentemente ispezionava il suo territorio di caccia.
Lo squalo non si è dimostrato mai aggressivo, e dopo i primi momenti d'esitazione abbiamo deciso di continuare le nostre attività cercando di ignorare l'imbarazzante presenza.
Quando il grande animale è scomparso nel blu, dopo un primo momento di sollievo abbiamo finito per rammaricarci per la mancanza della nostra scorta"armata".
I barracuda infine, sono stanziali nella zona poppiera, dove un banco di corallo si intravede appena sulla destra dello scafo verso il mare aperto.
Personalmente mi sono spinto fino ai grandi massi isolati, che mi sono sembrati ricchi di gorgonie a ventaglio e colorate alcionarie, ma non ho potuto, data la grande distanza dalla nostra imbarcazione, compiere un'ispezione più accurata.
Murene e ogni tipo di pesci corallini, vivono stanziali all'interno della nave.
Notevole è la presenza di una numerosa famiglia di corvine tropicali, dalle movenze di danza e dal ricco manto colore dell'oro. Uno spettacolo dai mille cromatismi difficile da descrivere, che spesso ci ha distratto dallo scopo principale delle nostre immersioni, che era sicuramente quello di riportare una mappa precisa dello scafo inglese e del materiale bellico ancora presente.
Dopo tre giorni d'immersioni il nostro calendario di viaggio ci ha obbligato a riprendere la navigazione.
Molto ci sarebbe ancora da esplorare e da scoprire sul relitto del Thistlegorm, la nostra non ha potuto che essere una visita superficiale, ma sicuramente fortunata e proficua.
La strada è aperta.
Probabilmente la grande nave non sarà più sola sul fondo del mare.

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