Cercando un altro Egitto - 2. Una rosa per Akhenaton

in viaggio con leander in Egitto

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Cercando un altro Egitto - 
2. Una rosa per Akhenaton

Come si sa, negli ultimi anni è andato via via crescendo l'interesse per l'Antico Egitto. Libri, riviste, siti internet, trasmissioni televisive, seminari, corsi specializzati hanno coinvolto una grande quantità di persone desiderose di saperne di più su una delle civiltà più strabilianti della storia dell'umanità.
Come accade quando ci si appassiona a un argomento, che sia esso inerente a letteratura, storia, arte, sport, musica, cucina, spettacolo o quant'altro, accade a ciascuno di eleggere personaggi che per una qualche ragione emanano curiosità, simpatia, fascino. Tra i Faraoni, un forte gradimento - almeno tra i componenti nel nostro gruppo - va ad Akhenaton, forse per la "rottura" da lui esercitata con la tradizione o per i misteri che pervadono il suo regno. Proprio una rosa rossa è il ricordo che la nostra Franca ha voluto porre - tra la perplessa curiosità dei custodi - all'interno della sua tomba quale omaggio alla memoria del Faraone "eretico", figura assolutamente singolare della storia egizia.
Il diario che segue è la seconda parte che si riallaccia al resoconto di viaggio dal titolo "Tutte le pietre del Faraone" già pubblicato su questo stesso sito. Là ho riferito delle giornate trascorse nei siti dell'Alto Egitto, qui tratteremo del Medio, mentre la terza e conclusiva parte verterà sul Basso Egitto.
Anche se a molti è noto, ricordo che le definizioni di Alto, Medio e Basso non sono riferite al nord e al sud geografici ma - al contrario - al corso del Nilo: alto nel tratto più vicino alle sorgenti, basso verso la foce.Scenari spettacolari, siti archeologici e gente del Medio EgittoDomenica 26 marzo 2006
Eccoci quindi a EL-MINYA, località che ieri sera, arrivando qui alle 21,30 passate, abbiamo appena "intuito" più che visto. E' una città nel cuore del Medio Egitto, molto estesa, prevalentemente moderna, con qualche spunto piacevole come l'arioso lungo Nilo, i viali adiacenti, qualche animato mercato. Poco turismo, più che altro un luogo in cui fare base per chi - come noi - voglia approfondire una regione dell'Egitto tagliata fuori dai pacchetti della più parte dei Tour Operators tradizionali, incentrati di norma sulle zone del Cairo, di Luxor e di Assuan, queste ultime unite dalla classica crociera sul Nilo.
Il programma odierno verte su alcuni siti ubicati in un'area fra i 25 e i 50 km. a sud di El-Minya. La posizione del primo, BENI HASAN, è spettacolare: in un paesaggio desertico una larga scalinata, moderna ma lodevolmente costruita con la pietra locale, sale fino ai piedi di un'ampia bastionata rocciosa alla cui base - lungo una specie di terrazza naturale - nel corso del Medio Regno governatori e feudatari fecero scavare le proprie tombe. Prima della visita, vale la pena sostare in ammirazione dello scenario sottostante: a mezza costa si estendono le suggestive rovine dell'antico villaggio di Beni Hasan, più in basso una distesa a perdita d'occhio di verdissimi campi coltivati alternati a palmeti e attraversati dal Nilo che in questo tratto presenta una splendida colorazione azzurra.
Tra le 39 tombe presenti, è in programma la visita di quattro, sempre accompagnati da uno o più custodi - che aprono i rispettivi cancelli - e da un poliziotto: non mi dilungherò su quanto già detto nella prima parte del resoconto riguardo all'ineluttabilità del bakshish (nonostante si sia già pagato il relativo biglietto, in questo caso 20 LE, circa 3,5 €) ad entrambe le "autorità", ma confermo che sarà una costante di tutto il viaggio.
Le tombe rivestono grande importanza per la bellezza e la varietà dei temi delle pitture murali all'interno. In quelle simili di Baket e del figlio Kheti (XI dinastia, circa 2140-1990 a.C.) sono rappresentati lottatori in 130 diverse posizioni, raffigurazioni di attività quali cestai, barbieri, tessitori, scene di caccia nel deserto e nel papireto, figure di danzatrici e giocatrici di palla. Pure simili tra di loro sono quelle di Amenemhat (o Ameny) e Khnum-Hotep (XII dinastia, 1990-1785 a.C.): sulle pareti della prima sono riportate iscrizioni con i titoli del principe e l'immancabile elogio della sua amministrazione, la seconda costituisce il fulcro della visita di Beni Hasan per le affascinanti decorazioni del defunto a caccia e a pesca, dell'albero degli uccelli con svariate specie di volatili appollaiati sui rami, soprattutto la famosa carovana dei Semiti, un corteo di 37 beduini che portano mercanzie, con uomini, donne e bambini caratteristici per le acconciature e le vesti variopinte.
Presso la località Istabl Antar pochi chilometri più a sud, anch'esso in posizione elevata sul deserto, è ubicato lo SPEOS ARTEMIDOS, un tempio completamente intagliato nella roccia fatto costruire da Hatshepsut e Thutmosi III, dedicato alla dea dalla testa di leone Pakhet, che i greci identificarono con Artemide. Tra i rilievi, molto rovinati, il più importante è sull'architrave d'ingresso, sulla cui iscrizione sono citati gli Hyksos, che occuparono l'Egitto tra il 1630 e il 1522 a.C. Nelle vicinanze, una cappella rupestre con i nomi di Alessandro II Ego, figlio di Alessandro Magno.
Sulla riva opposta del Nilo, ad una quarantina di km. da El-Minya, su un pianoro incolto circondato da palme sono disseminate le rovine dell'antica HERMOPOLIS MAGNA. Secondo il mito, si trattava del luogo della creazione, diventato poi sito di culto del dio Thoth, identificato dai greci con Hermes, da cui il nome ellenico della località. Nel corso di tutta la storia faraonica, qui furono edificati una quantità di templi, cappelle, edifici fastosi: ad eccezione di una parte delle colonne del tempio di Thoth, nulla è rimasto in piedi dell'antico splendore, giusto basamenti di colonne, blocchi, resti di statue, frammenti di fregi e frontoni sparsi nella vasta piana. I pezzi più pregiati sono conservati nel vicino museo all'aria aperta, tra cui spiccano due grosse statue di babbuini (personificazioni di Thoth), steli e busti umani.
Ideale completamento della visita di Hermopolis, da essa distante 10 km., è THUNA EL-GEBEL, grande necropoli sorta ormai nel periodo greco-romano (circa 350 a.C.). L'estesa area (ingresso 12 LE), circondata da deserto delimitato da una cerchia di scarpate rocciose, presenta numerosi spunti di interesse, di cui i più curiosi sono le catacombe degli animali sacri al dio Thoth, l'ibis e il babbuino: all'epoca centinaia di migliaia di esemplari mummificati furono ritualmente sepolti in sarcofagi d'argilla o calcare in un labirinto di gallerie sotterranee, oggi rese in parte accessibili al pubblico.
A breve distanza, in un suggestivo scenario di piccole dune che offrono begli scorci, sono ubicate svariate costruzioni sepolcrali simili ad abitazioni, per lo più in buon stato di conservazione: tra queste, spicca la tomba-tempio di Petosiri, importante sacerdote di Thoth verso il 330 a.C., con decorazioni sia di soggetto religioso che "terreno" (vendemmia e raccolto); l'attiguo pozzo, tuttora accessibile, scende alla camera in cui fu trovato in perfette condizioni il sarcofago (oggi al Museo del Cairo).
Pochi metri oltre, un altro piccolo edificio ospita la tomba di Isidora, in cui è visibile - all'interno di una teca - la mummia di una giovane donna che annegò nel Nilo nel 130 d.C.
L'ultimo, ma non meno importante, luogo di visita della giornata raggiunto con una breve passeggiata in salita è anche il più antico del sito di Thuna el-Gebel, cioè la prima delle 14 steli (e perciò battezzata A) ad essere scoperta (1714) tra le 14 che Akhenaton fece scolpire per delimitare il territorio della sua nuova capitale Akhetaton: si tratta di un bassorilievo incavato nella roccia e recentemente protetto da un cristallo, raffigurante il Faraone "eretico" e la sua famiglia che fanno offerte al dio sole (Aton).
A questo personaggio, tra i più emblematici della storia egizia, e alla sua città "Orizzonte di Aton", sarà dedicata in prevalenza la giornata di domani.

Lunedì 27 marzo
Come accennato, il protagonista della giornata sarà proprio lui, Amenhotep IV o Amenophis IV o Akhenaton o Akhenaten o il "Faraone eretico" che dir si voglia. Questo sovrano della XVIII dinastia, salito al trono come Amenhotep IV nel 1353 a.C., è uno dei personaggi più rivoluzionari dell'intera storia egizia: dopo cinque anni di regno stravolge la religione proclamando l'esistenza di un unico dio, Aton (o Aten), che rappresenta il sole e ingloba le attribuzioni di tutte le divinità adorate fino a quel momento, cambia il proprio nome in Akhenaton e trasferisce la sede del potere da Tebe alla nuova capitale Akhetaton (o Akhetaten, "Orizzonte di Aton"), nel sito oggi convenzionalmente noto come TELL-EL-AMARNA, dal nome della tribù dei Beni Amran qui insediatasi. Non solo: la sua rivoluzione coinvolge anche l'arte, tanto è vero che le opere del suo periodo raffigurano le persone con grande realismo - senza dissimularne i difetti - in contrasto alla perfezione idealizzata con cui erano ritratte in precedenza. Lo riscontreremo nei dipinti delle tombe che visiteremo oggi, com'è del resto anche per la sua statua (tutt'altro che conforme a canoni estetici "classici") esposta al Museo del Cairo. Dopo la sua morte (1336 a.C.), saranno in pochi anni ristabiliti gli antichi culti e distrutto tutto quanto potesse ricordarlo, come a cancellare velocemente le tracce di un'eresia da dimenticare al più presto.
Lasciata El-Minya, dirigiamo anche oggi in direzione sud lungo la strada sulla riva ovest del Nilo. Toccata dopo 40 km. Mallawi (vi faremo sosta al ritorno per visitarne l'interessante Museo), dopo altri 10 giungiamo all'attracco del ferry (termine pomposo, chiamiamolo una chiatta a motore…) che porta sulla sponda opposta al villaggio di El-Till. A bordo godiamo di begli scorci della vita lungo il fiume e abbiamo un breve contatto con la realtà locale, sotto forma dei camioncini scassati e dei carretti che trasbordano i loro carichi di canne da zucchero, ortaggi e mercanzie varie; in barba alla scorta armata (non possono certo scaraventarle fuori bordo!) si intrufolano anche alcune bambine, che rendiamo felici acquistando di buon grado per pochi soldi dei cestini di vimini intrecciato.
Il primo sito di visita (ingresso 16 LE) è proprio la tomba reale di Akhenaton che, trovandosi in una valletta laterale del Wadi Abu Hasa el-Bahri, è stata soggetta nel corso della storia ad inondazioni; da qualche anno è stata messa in sicurezza con opere di muratura sui lati del wadi e facilitata la strada di accesso, un tempo problematica.
L'ingresso della tomba è orientato a est, presumibilmente allo scopo di ricevere i primi raggi e l'energia del sole mattutino (non dimentichiamo che proprio il Sole - Aton - era la divinità suprema dell'"eresia" amarniana). Il complesso, raggiunto tramite una larga scala in discesa, comprende vari vani ipogei destinati nelle intenzioni alle sepolture del Faraone e dei familiari quali la figlia Meketaten, la madre Tiye e la moglie Nefertiti. Rimane poco delle decorazioni murali, costituite per lo più da scene di offerte della famiglia reale ad Aton: notiamo che, a differenza delle rappresentazioni precedenti in cui le figure umane e divine sono in piedi fronteggiandosi sullo stesso piano, il dio - in forma di disco solare radiante - è qui sempre sopra il Faraone che lo venera rivolgendosi in alto. E' tuttora controverso se Akhenaton e i suoi familiari vi siano realmente stati sepolti; di certo, quando la tomba fu scoperta nel 1880, era molto danneggiata e quasi del tutto depredata. Dai frammenti dei sarcofagi e dei canopi ivi rinvenuti e oggi al Museo del Cairo, si può però ragionevolmente supporre che il sovrano sia realmente stato sepolto qui, anche se mai è stata rinvenuta traccia del corpo.
Lasciato il sito, ripercorriamo a ritroso il wadi, per fare sosta presso il suo imbocco alla stele U. E' questa, insieme alla A vista ieri a Thuna el-Gebel, la più facilmente accessibile delle 14 scolpite a delimitare i confini del territorio di Akhetaton: raggiunta con una breve passeggiata fino alla base di una falesia rocciosa, è un'iscrizione alta oltre sette metri, sotto la quale si scorgono i resti di statue della famiglia reale intagliate nella roccia; essendo questa piuttosto tenera, il tutto è purtroppo deteriorato da millenni di intemperie.
Una peculiarità dell'area amarniana è costituita dalle tombe nella roccia, cui si accede - un po' come quelle di Beni Hasan - tramite una scalinata, dalla cui sommità si gode di un vasto panorama dell'area dell'antica Akhetaton. Le tombe sono in tutto 25, suddivise in due gruppi: sei settentrionali e diciannove meridionali (ingresso 20 LE). I rilievi interni sono di grande importanza artistica per lo stile innovativo, fatto di linee più morbide suggerite dalle posizioni meno schematiche delle figure: piuttosto che il defunto in relazione all'aldilà, le scene privilegiano l'aspetto terreno della vita del Faraone, che vediamo intento alle attività quotidiane, quali mangiare, bere, giocare con i figli. La colorazione spesso ben conservata aggiunge ulteriore vivacità alle scene. Caratteristica comune delle tombe è che la maggior parte sono incompiute, evidentemente a causa della brevità del periodo amarniano e della volontà di non lasciarne traccia dopo la morte dell'"eretico".
Del settore settentrionale, sono attualmente aperte alla visita le tre seguenti, quelle di:
- Huye, sovrintendente dell'Harem reale. Le decorazioni raffigurano, tra l'altro, la coppia reale a un banchetto con in mano un calice di vino e un'anatra arrosto, Akhenaton che accompagna la madre Tiye a un tempio solare a lei dedicato, il Faraone su una lettiga mentre riceve delegazioni straniere.
- Meryre II, scriba reale e sovrintendente dell'Harem di Nefertiti. L'interno è dominato dalla scena dei festeggiamenti per il dodicesimo anno di regno: in presenza della coppia reale che si tiene per mano sotto un baldacchino, si svolgono gare di lotta mentre delegazioni straniere consegnano doni.
- Meryre I, alto sacerdote di Aton (nessuna relazione con il precedente). E' la più fastosa e ben conservata di questo gruppo di tombe: tra le numerose raffigurazioni sulle paeti, la coppia reale sul carro a cavalli, Meryre che riceve l'onorificenza del colletto d'oro, il sacerdote che accompagna la famiglia reale con un'affollata processione al grande tempio di Aton, oltre le consuete scene di offerta ad Aton; tra la miriade di particolari, si nota un rilievo con un gruppo di musici tra cui un suonatore d'arpa cieco, ma i tanti altri li lascio al gusto della scoperta dei futuri visitatori.
Circa sei chilometri dividono la suddetta area da quella delle tombe meridionali, tra cui visitiamo quella di Ay. Tra le molteplici attribuzioni, Ay aveva quelle di "capo degli arcieri", "scriba reale", "sovrintendente dei cavalli del Signore delle due terre"; ciò fa pensare che godesse di grande favore a corte, tanto che ascese - peraltro per un regno breve - al trono faraonico alla morte di Tutankamon. L'importanza del personaggio si riflette nella bellezza della sua tomba: i rilievi policromi sui due lati dell'ingresso ritraggono Ay con la moglie Tiye in adorazione di Aton insieme con la famiglia reale, e di nuovo la coppia con l'iscrizione dell'Inno ad Aton; nella sala sepolcrale con quattro colonne finemente decorate, spiccano raffigurazioni di Ay e Tiye che venerano i cartigli reali, una scena della famiglia reale con figure danzanti, Ay che riceve doni da Akhenaton.
Dell'area di Akhetaton propriamente detta, che si estendeva lungo una fascia di 15 km. sulla riva est del Nilo ai piedi delle montagne che ospitano le necropoli appena descritte, sono visibili oggi solo rovine, dalle quali continui studi iniziati nel 1887 hanno ricostruito con buona plausibilità la destinazione degli spazi.
Il Palazzo Settentrionale (o Palazzo di Nefertiti) era una residenza autosufficiente circondata da mura con sale e porticati che si affacciavano su un giardino centrale con stagno artificiale. Lo splendore delle decorazioni a carattere paesaggistico di pavimenti e muri può essere apprezzato dai frammenti esposti al Museo del Cairo.
Non molto di più rimane del complesso del Palazzo Reale, del Grande e del Piccolo Tempio di Aton. Le indagini archeologiche hanno permesso una ricostruzione virtuale della città, con la strada principale e quelle laterali, le abitazioni dei funzionari, il quartiere dei militari, i magazzini, i forni, le manifatture, le botteghe; di tutto ciò il visitatore odierno può però solo vedere basse cinte di mura e resti di colonne.
Per una dettagliatissima ricostruzione dell'intera area amarniana, raccomando il sito Touregypt riportato nei links in calce.
Terminata la visita dell'"Orizzonte di Aton", resta giusto il tempo, sulla via del ritorno a El-Minya, per la visita del Museo di MALLAWI (ingresso 6 LE + 10 per la fotocamera). Piccolo ma interessante, espone materiale proveniente dalle aree di Thuna el-Gebel e Hermopolis Magna, tra cui sarcofagi, maschere di mummie, ceramiche, suppellettili funerarie di epoca tolemaica e greco-romana. Particolarmente curiosi sono le mummie e i sarcofagi in pietra degli ibis sacri al dio Thoth.
Rientrati in hotel, abbiamo ancora un'ultima curiosità: visto che è l'ultima notte che passeremo a El-Minya, ci sembra il caso di fare almeno un giro sommario in città, per quanto non presenti eminenze tali da renderla irrinunciabile.
Ciò avverrà dopo cena, con l'obbligo dell'accompagnamento della scorta armata. Percorriamo circa un chilometro della "corniche" del Nilo, un ampio viale sul quale si susseguono spazi verdi con tavolini e chioschetti di ristoro; sostiamo ai tavolini di uno di questi per bere qualcosa ammirando il corso del Grande Fiume, sempre attorniati da poliziotti, alcuni a piedi e altri su una jeep sul bordo della strada. Un'atmosfera surreale, dalla quale ci alleviano le prime gocce di pioggia che ci inducono a ritirarci in albergo.

Martedì 28 marzo
Dopo una notte di pioggia, la mattinata è in via di rasserenamento annunciando una giornata dal clima piacevolmente fresco. Oggi è in programma il trasferimento verso nord fino al Cairo, su un percorso di 248 chilometri lungo il quale sono previste alcune soste a siti significativi; questi sono in realtà concentrati in un'area ad una ventina di chilometri a nord di El-Minya e la loro visita occuperà l'intera mattinata.
La prima sosta avviene al villaggio di TIHNA EL-GEBEL, da cui, lasciato il pullmino, un tratto a piedi di una decina di minuti porta al sito vero e proprio. Ci troviamo in uno scenario tra i più suggestivi dell'intero viaggio: i vari punti d'interesse sono situati lungo un percorso che in circa un'ora (più le soste) aggira un contrafforte roccioso, in un susseguirsi di scorci panoramici da un lato sulla verdissima Valle del Nilo che si stende sotto di noi e dall'altro su un ampio wadi ai piedi di montagne che l'erosione ha modellato in forme bizzarre. Un piacere aggiunto di questo tour, al di là dell'indiscusso valore di luoghi storici poco battuti dal grosso turismo, consiste proprio nell'ambientazione in cui sono inseriti.
Durante l'Antico Regno dell'epoca faraonica, qui fiorì la città di Dehenet, che annoverava un tempio della dea Hathor e un altro eretto da Ramesse II e Merenptah: i suoi quattro ambienti scavati nella roccia sono ancora oggi visitabili per quanto deteriorati, preceduti da una sorta di pronao di cui rimangono spezzoni di colonne.
Nell'epoca greca e poi in quella romana, la città ebbe successivi ampliamenti prendendo il nome di Akhoris. Fu aggiunta una rampa di accesso in epoca neroniana, furono scavati due piccoli templi rupestri a camera unica a un livello superiore di quelli faraonici (oggi raggiungibili solo arrampicandosi con una certa cautela), una necropoli greco-romana, le cui tombe sono anch'esse ricavate nella roccia. Aggirando la montagna sul versante del wadi incontrando spesso rovine, colonne, capitelli, basamenti, pilastri, cappelle rupestri dell'antico insediamento, si giunge a un'insellatura in posizione panoramica da cui un breve strappo in salita porta alla stele dei Dioscuri: la presenza qui dei Dioscuri Castore e Polluce, divinità protettrici dei marinai (cui era anche dedicato il Faro di Alessandria) è dovuta al fatto che Tihna el-Gebel era sede di un'unità della flotta alessandrina, preposta a compiti di polizia fluviale.
Percorriamo ora una cengia, un po' esposta ma sufficientemente larga da non intimorire, che contorna a mezza costa la montagna: alzando lo sguardo si scorge una grande stele, un po' erosa, che raffigura Ramesse III con le divinità Amon e Sobek. Tornati all'insellatura, scendiamo per un sentierino a stretti tornanti a ridosso di rocce curiosamente bucherellate fino alla sterrata che, costeggiando campi coltivati, riporta al villaggio.
Come già ho accennato, in questa regione poco frequentata dai circuiti dei Tour Operators, il passaggio di stranieri è occasione di festa per gli abitanti, soprattutto bambini, che non tardano a venirci attorno, curiosi quanto lo siamo noi di entrare in contatto con la loro quotidianità. Anche se la comunicazione non può andare al di là dei gesti, dei sorrisi, delle brevi frasi reciprocamente non comprese, sono i momenti più genuini di ogni viaggio: ci si rende conto che le fotografie, un aspetto sempre delicato in un Paese islamico, finiscono per essere spesso sollecitate - mettendosi in posa - dagli stessi soggetti, che peraltro non le vedranno mai!
E' quindi tanto più stonato l'atteggiamento intransigente dei componenti della nostra scorta nell'erigere una sorta di barriera tra noi e loro: è pur vero che stanno svolgendo un compito, quello cioè di garantire la nostra sicurezza, ma francamente non vedo quale pericolo possano portare dei bambini festosi, al punto di indurre alcuni poliziotti a mandarli via a sassate! Davvero la nota più stonata del viaggio.
L'ultima sosta oggi in programma avviene alle cosiddette Tombe Fraser, così dette dal nome del loro scopritore, ubicate a circa 3 km a sud di Thina el-Gebel. Si tratta di circa quindici tombe, risalenti alla V dinastia (circa 2450 a.C.), più un certo numero di pozzi funerari. Le tombe sono in effetti delle mastabe, scavate nella roccia, col lato lungo parallelo alla scarpata (volta a Ovest) e circondate sui lati N, S ed E da passaggi scavati nella roccia. Visitiamo quelle di Neka-Ankh, vissuto sotto il faraone Userkaf, di Kehapy e di Khenu-Ka: le pareti interne presentano iscrizioni ben conservate e statue a grandezza naturale del defunto con la consorte, alcune con tracce della colorazione originaria.
Nota: per mastaba si intende il tipo di sepoltura che precedette le piramidi, un pozzo funebre coperto da una struttura in mattoni a pianta rettangolare e profilo leggermente trapezoidale.
Lasciato quest'ultimo sito, non rimane che coprire i circa 230 km. che ci dividono dal Cairo, facendo un'unica sosta nel primo pomeriggio per uno spuntino ad una stazione di servizio, una specie di posto-tappa nel deserto che comprende il distributore di benzina, un parcheggio per camion con annessa officina di fortuna, un chiosco di ristoro e una piccola moschea dalla cupola verde.
Preannunciata dalla prima veduta sulle Piramidi velata da uno spesso smog, eccoci infine entrare nella capitale, dove dobbiamo fare i conti con il suo traffico spaventoso e assolutamente ingestibile: lo Zoser Partner Hotel che ci alloggerà per le ultime quattro notti è ubicato sul Viale delle Piramidi, a circa 3-4 km. dalle medesime, ma di certo avremmo fatto prima a raggiungerlo a piedi.
Proprio le Piramidi, note e meno note, grandi e piccole, dalle più svariate forme e strutture saranno le mete più importanti dei giorni finali del nostro viaggio: la relativa descrizione sarà il soggetto della terza e ultima parte di questo resoconto, sempre sulle pagine virtuali di Ci Sono Stato!

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