Plitvice, cartoline invernali dalla Croazia

in viaggio con leander in Croazia

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Plitvice, cartoline invernali dalla Croazia

Il Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice - in lingua locale Plitvi?ka Jezera - fondato nel 1949, è un prezioso gioiello naturale non solo della Croazia e dell'Europa, ma del mondo intero; ben meritato quindi, a far data dal 26 ottobre 1979, è l'inserimento nella World Heritage List, cioè l'elenco dei siti e monumenti del patrimonio culturale e naturale della Terra tutelati dall'UNESCO.
L'area è ubicata nell'interno della Croazia, una sessantina di chilometri in linea d'aria dalla costa dalmata e meno di 20 dalla frontiera con la Bosnia-Herzegovina; è costituita da una serie di laghi, orientati da sud a nord su quote che digradano dai 636 metri del Proš?ansko Jezero (il più esteso dei Gornja Jezera, Laghi Superiori) ai 503 del Novakovi?a brod, l'ultimo e più settentrionale dei Donja Jezera (Laghi Inferiori).
Il Parco Nazionale si estende su una superficie di poco meno di 300 kmq. e comprende boschi di conifere ed alberi di alto fusto, in prevalenza faggi. La fauna annovera numerose specie di uccelli, oltre al cervo, il lupo, il cinghiale e l'orso, quest'ultimo scelto come simbolo del Parco.
A causa della natura carsica del terreno, le acque di scolo si infiltrarono - nel corso dell'ultimo milione di anni - nelle numerose grotte calcaree che caratterizzano il territorio; ne furono originate due sorgenti carsiche, Crna e Bijela Rijeka (fiume bianco e nero) che sgorgano in superficie riempiendo le gole e i pendii. Il risultato è una quantità di cascate, cascatelle e rapide che si ramificano tra i gradoni tufacei coperti di fitti muschi (continuamente rimodellati dagli stessi sedimenti calcarei delle acque) e la vegetazione acquatica, e creando, nella stagione invernale, fantasmagorici arabeschi di ghiaccio.
Quanto sopra come spiegazione sommaria, senza entrare in trattazione geologiche fuori dalla mia portata. Ma al di là degli aspetti scientifici, ciò che conta è l'impareggiabile spettacolo che si offre al visitatore: da parte mia, qualche viaggetto nella vita credo di averlo fatto, ma pochi scenari mi hanno affascinato come questo!
Una citazione per l'ottima messa a punto del programma e la sapiente guida dell'amico Mario Dotti, come già l'anno scorso per le Gole del Sàmmaro in Campania e il Parco del Pollino in Calabria (relativi resoconti già presenti su Ci Sono Stato).

Dove alloggiare

Abbiamo pernottato nell'Hotel Macola (pronuncia Mazòla) di Korenica, cittadina 19 km. a sud del Parco Nazionale. Al pari dei tre alberghi all'interno del Parco (Jezero, Bellevue e Plitvice), è una struttura a tre stelle moderna e confortevole di recente costruzione, edificata cioè dopo la riapertura dell'area protetta al termine del conflitto che insanguinò l'ex Jugoslavia nella prima parte degli Anni Novanta.
Lungo la strada sono numerose anche le case che affittano camere.

In cucina

L'Hotel Macola ci ha fornito anche le tre cene e le tre colazioni. Trattandosi di un servizio di mezza pensione, abbiamo mangiato a menu fisso e non alla carta: di conseguenza abbiamo avuto solo un'idea approssimativa di quella che possa essere la cucina croata. Ogni pasto è stato composto di una minestra in brodo con tracce di pastina, una portata di carne (una volta tacchino e una volta manzo, duretto) o pesce (trota in carpione) con verdure cotte e insalata, dolci con eccesso di crema e panna. Un po' più articolato il menu del cenone di fine anno, con aggiunta di affettati, formaggi, involtini, patate arrosto. Vino bianco della casa passabile, rosso scadente, piacevole la Slivovitz bollente spillata nel déhors dell'hotel, ottimo ristoro contro la temperatura sottozero durante i fuochi artificiali di mezzanotte.
Nel complesso niente di memorabile, ma è la limitazione dei pacchetti di viaggio predisposti per i gruppi.

Itinerario

Essendo un gruppo di 42 persone organizzato dal Dopolavoro Ferroviario, abbiamo affittato un pullman con autista.
L'itinerario stradale, in partenza da Genova, si svolge su autostrada fino a Fiume/Rijeka (km. 605) passando prima la frontiera di Pese (Italia/Slovenia, km. 545) e poi quella di Rupa (Slovenia/Croazia, km. 580).
Si prosegue in prossimità della costa sulla statale 2 fino a Senj (km. 671), da cui si devia all'interno sulla 5 che, toccata Otocac, porta con gli ultimi 87 km. a Korenica (pronuncia Korèniza con la Z dura), sede del nostro albergo.
Distanza complessiva Genova-Korenica km. 758.

Da non perdere

Abbiamo effettuato due facili escursioni giornaliere, della durata di circa tre ore ciascuna, ma è bello "prendersela comoda" e intrattenersi sul percorso più a lungo per guardarsi attorno e godere la bellezza degli scenari, che sono la gioia di fotografi e videoamatori.
Le escursioni si sviluppano, con lievi saliscendi, lungo sentieri sempre ben tracciati e segnalati, gradinature e passerelle in legno larghe un paio di metri; vista la temperatura, che oscilla tra 0° e –2° (ma una settimana prima era –10°!), su queste può formarsi una sottile patina ghiacciata che consiglia un minimo di attenzione.
In alta stagione è attivo un servizio di pullmini elettrici per portare i turisti attraverso il parco, con soste in corrispondenza degli attacchi delle escursioni a piedi, di belvederi o di chioschi di ristoro; questi ultimi in inverno sono chiusi, così come è sospeso il suddetto servizio su ruote.

PRIMO GIORNO
La gita si svolge nell'area dei Laghi Superiori, con esclusione del Proš?ansko, che è il più distante e, probabilmente a torto, il meno visitato. Raggiunto il grosso parcheggio dell'Hotel Jezero, le indicazioni instradano in discesa verso la sponda orientale del Lago Kozjak, quello mediano e più esteso, lungo 2,3 km e largo appena 135 metri: qui, presso due esaurienti quadri di orientamento, è situato il capanno della biglietteria (ingresso n. 2 del Parco), che però in inverno è disabilitata (evidentemente pagare il personale addetto non compensa la scarsità di visitatori), cosicché risparmiamo 35 Kune a testa (5 euro) al giorno per l'ingresso al Parco.
E' invece operativo, al vicino attracco, il battello elettrico che per 22 Kune (3 euro circa) trasborda in pochi minuti sulla sponda opposta, rasentando l'isolotto di Štefanija. Qui ha inizio l'escursione a piedi.
Dopo un tratto di sentiero, ci si immette sul primo sistema di passerelle che si sviluppano appena sopra il pelo dell'acqua, procedendo su di esse per alcune centinaia di metri; il percorso asseconda tortuosamente l'andamento ad anse della scarpata sulla nostra sinistra, dalla quale precipitano i diversi salti delle cascate di Prštavac in una successione di scorci sempre nuovi. Passati alla base della Galova?ki Buk (m. 16), raggiungiamo quella della Mali Prštavac (mali sta per grande), la più alta di questo settore (m. 20), dopodiché un tornante in salita porta alla sua sommità, dove è stato opportunamente ricavato un belvedere transennato in prossimità di una grotta: nonostante il tempo rimanga incerto, da qui si ammira un bel panorama su buona parte del Lago Kozjak e di alcuni salti d'acqua che vi precipitano.
Siamo così alla quota 553 del Lago Gradinsko (+ 20 metri sul Kozjak), del quale costeggiamo parte della sponda settentrionale, scavalchiamo con un lungo ponte in legno le rapide che scendono dal soprastante Lago Galovac per sbucare infine in una bellissima radura (stazione 4 dei pullmini elettrici) sulla quale si ergono un centro visite (chiuso) e alcune tettoie attrezzate con tavoli e panche: ne approfittiamo volentieri, visto che sono ormai le 13,30, per mettere mano alle provviste che abbiamo negli zaini.
Ci rimane da percorrere la sterrata che, contornando la frastagliata sponda meridionale del Lago Kozjak, riporta in un'ora al parcheggio dell'Hotel Jezero, lungo la quale gustiamo, grazie anche a qualche schiarita, bellissimi scorci dall'alto che si aprono tra i faggi innevati verso l'acqua cangiante del lago e le cascate alla cui base siamo passati poche ore fa.

SECONDO GIORNO
L'escursione odierna verte sui Laghi Inferiori. Come ieri, dal parcheggio dell'Hotel Jezero si scende all'imbarcadero, ma lo si tralascia per imboccare a destra il sentierino che per un paio di chilometri si sviluppa lungo la sponda orientale del Lago Kozjak lambendone le acque. Al suo termine, una lunga passerella a filo di un fitto mantello di piante acquatiche scavalca la barriera di Kozjak, vale a dire il gradone intriso di cascatelle tramite il quale le acque si gettano nel Lago Milanovac e da esso, con salti successivi, nel Gavanovac e nel Kaluderovac.
Il sentiero prende ora a salire, dando luogo di lì a poco al tratto più spettacolare dell'escursione, non tanto per lo scenario - peraltro attraente per via della neve - in cui si svolge, quanto per la successione di belvederi in cornice (piazzole a sbalzo con balaustre di protezione) che regalano visuali mozzafiato a strapiombo sulla sfilata dei quattro Laghi Inferiori dalle acque cristalline, intervallati dalle scarpate muschiose solcate da rapide e cascatelle.
L'ultimo prospetta come un palco teatrale, alla stessa altezza della sommità del salto, sulla Veliki Slap, la "Grande cascata" formata dalle acque del torrente Plitvica, che precipita da un'altezza di 78 metri. Prossima meta è adesso proprio la base della cascata, che si raggiunge scendendo lungo un'ardita gradinatura, parte in sottobosco, ricavata scavando la parete rocciosa: è d'obbligo una sosta per ammirare dal basso i diversi salti paralleli, nella parte alta parzialmente ghiacciati.
Ha ora inizio un ulteriore sistema di passerelle, che si svolgono a ferro di cavallo a ridosso delle scenografiche Velike Kaskade del Lago Gavanovac. Al termine del loro fronte, mentre le passerelle, alla base di una lunga parete rocciosa, riconducono alla barriera di Kozjak, noi deviamo su un ponticello alla nostra sinistra: costeggiata l'apertura della Grotta Azzurra (Modra Pe?ina), imbocchiamo il ripido sentierino gradinato che sale all'interno della grotta Šupljara, sbucandone una cinquantina di metri più in alto dall'apertura superiore, nel cuore della foresta di faggi. Siamo a breve distanza dall'ingresso 1 del Parco e approfittiamo della tettoia attrezzata del posto di ristoro (chiuso) per il pranzo al sacco.
Non rimane che percorrere la sterrata che riconduce in poco meno di un'ora al parcheggio dell'Hotel Jezero: anche su questa parte finale non mancano tratti in cornice, con le ultime vedute dall'alto sui Laghi Inferiori che completano degnamente questa "due giorni" escursionistica!

Curiosità 

Solo poche righe sul periodo più buio vissuto dal Parco dei Laghi di Plitvice.
Nel 1991 ebbero inizio avvenimenti che nessun estimatore di queste meraviglie della natura avrebbe ritenuto possibili. Smembratasi l'ex Jugoslavia e resasi indipendente la Croazia a seguito di libere elezioni, una minoranza serba ingaggiò una sanguinosa guerra civile (tuttora si incontrano testimonianze di edifici distrutti e muri con i buchi delle cannonate) che coinvolse anche l'area del Parco: furono distrutte le passerelle, il terreno venne minato (ancora oggi parte dei sentieri lungo i Laghi Superiori sono preclusi in quanto non ancora bonificati), molti alberi tagliati o incendiati, i delicati equilibri idrogeologici di un ambiente unico minacciati.
Finalmente nel 1996 un'azione lampo dell'esercito croato "liberò" i Laghi di Plitvice: tutto quanto abbandonato e distrutto fu ripristinato e oggi questo straordinario "Patrimonio dell'Umanità" è tornato a regalare stupori ai visitatori di tutto il mondo.

Note dolenti

*** Nella stagione invernale non abbiamo avuto problemi di "traffico" lungo il percorso escursionistico, visto che si incontra poca altra gente, per lo più limitatamente a brevi passeggiate sui tratti in prossimità dei parcheggi. A luglio e agosto l'impatto dei visitatori è invece pesante e possono formarsi lunghe code, specie nei passaggi tra sentieri e passerelle o sulle biforcazioni di queste; consiglio quindi di evitare l'alta stagione e programmare invece la visita verso aprile-maggio o settembre-ottobre.
*** Tre giorni non sono assolutamente sufficienti per dare un giudizio su un popolo che si incontra per la prima volta, quindi mi astengo dal dire genericamente "i Croati". Però, da piccoli particolari, ho avuto la sensazione di una certa svogliatezza diffusa: ad esempio, una mattina non ci è stata data la sveglia telefonica concordata con la reception. Inoltre alle biglietterie del Parco e allo shopping dell'Hotel Jezera è accettata solo la moneta locale; trattandosi di luoghi frequentati da un pubblico internazionale, credo che avrebbero solo vantaggi nell'accettare euro e dollari, valute ben più solide delle Kune. Sono peraltro piccole carenze, che certamente spariranno con il miglioramento dell'apparato turistico di un Paese ancora fresco di guerra. Consiglio quindi di cambiare (di solito è possibile anche negli alberghi) un quantitativo sufficiente per le piccole spese: il cambio è di circa 7 Kune per un euro, 275 vecchie lire per una Kuna.

Patrimonio dell'Umanità, ma anche manifesto della pura bellezza!

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