Bocche di Cattaro e Dubrovnik: viaggio nel profondo sud della Dalmazia

in viaggio con Sailing in Croazia

torna alla mappa
Bocche di Cattaro e Dubrovnik: viaggio nel profondo sud della Dalmazia

 

Le bocche di Cattaro e Dubrovnik sono due destinazioni che ai tempi della ex- Jugoslavia erano considerate l’una il completamento dell’altra. Ora, dopo la guerra e la divisione della Croazia dal Montenegro, sembra quasi si siano allontanate centinaia di chilometri. Eppure il confine tra i due Stati che si trova a pochi chilometri dall’aeroporto di Dubrovnik può essere varcato con poche formalità, anche con un’auto a noleggio.

Ho quindi lasciato da parte questa barriera più che altro psicologica ed ho pensato di unire la visita alle due regioni con un solo viaggio, come molti facevano prima degli anni 90.

Avevo già visitato questi luoghi prima della disastrosa guerra civile, e confesso che ero curioso e allo stesso tempo ansioso di vedere quanto le cose potessero essere cambiate e quanto visibili potessero essere i segni della guerra.

Certamente il turismo ora ha un impatto molto più forte rispetto a due decenni fa, ma bisogna ammettere che, per quel che riguarda Dubrovnik, città che è stata oggetto di feroci bombardamenti, le opere di restauro sono state condotte egregiamente e quella che è senza dubbio una delle città-fortezza più belle d’Europa si presenta agli occhi del visitatore in tutto il suo splendore.

Gli unici segni della guerra sono ormai relegati all’interno di musei dedicati e il visitatore ha certamente molta difficoltà ad immaginare che, solo 20 anni fa, le vie di Dubrovnik fossero ricoperte di macerie e le splendide case una trappola mortale per molti dei suoi abitanti.

 

Giovedi 30 maggio 2013

E’ stato proprio il volo diretto Venezia-Dubrovnik della Croatia Airline che ci ha fatto nascere l’idea di trascorrere un week end lungo da queste parti. Il piccolo Dash 8 della compagnia Croata atterra all’aeroporto di Dubrovnik nel pomeriggio del giovedì. Pochi minuti per prendere in consegna l’automobile a noleggio e siamo già sulla strada costiera che porta verso nord, in direzione di Dubrovnik. La costiera in realtà corre a mezza costa della collina che degrada rapidamente verso il mare, ed una decina di chilometri dopo, all’uscita di una curva, la città fortezza si presenta in tutta la sua bellezza. Costruita su uno sperone roccioso, le possenti mura veneziane sembrano trattenere le case che riempiono tutti gli spazi a disposizione nel poderoso abbraccio. Lo spettacolo lascia a bocca aperta, e solo le case moderne che si notano all’esterno delle mura, sembrano ricordare che non siamo tornati indietro nel tempo, siamo davvero nel XXI secolo. Già da questa prima occhiata dall’alto si capisce che il recente restauro è stato condotto in maniera egregia: i tetti, crollati del tutto o parzialmente in quasi l’85% delle abitazioni durante la guerra, sono stati tutti ricostruiti con tegole di coccio tradizionali, formando un colpo d’occhio monocromatico al quale non siamo più abituati non solo nelle nostre città, ma anche nei paesini più piccoli. Dopo decine di foto da varie angolazioni, risaliamo in auto, ben sapendo che sarà dura, il mattino successivo, non cedere alla tentazione di andare subito a visitare questo luogo!

Il nostro albergo è fuori dal centro storico, nella vicina penisola di Lapad, dove si concentrano gli alberghi e le spiagge di questo estremo lembo sud di Croazia.  Avendo una automobile a noleggio, questa scelta si è rivelata necessaria per non dover impazzire con i parcheggi. Il traffico intorno alle mura della città è infatti molto intenso e trovare un parcheggio è sempre impresa difficile.

Preso possesso della nostra  stanza, lasciamo l’auto e prendiamo l’autobus per tornare alla città vecchia.

Abbiamo preso alloggio all’hotel Argosy, un moderno albergo come molti in quella zona. Siamo quasi in punta alla penisola a sud di Dubrovnik e a poche decine di metri c’è il capolinea dell’autobus nr.6. Presi i biglietti per 12 Kune, in vendita all’interno dell’hotel, l’autobus ci lascia un quarto d’ora dopo giusto davanti alla porta d’ingresso principale delle mura, porta Pile. Da qui passeggiamo lungo la via principale, quel  “Stradun” il cui nome porta alla memoria la dominazione veneziana. Questa è solo una delle parole nel dialetto dalmata che ricorda molto il veneziano: la Repubblica Marinara veneta ha lasciato una eredità storica e culturale in tutta la Dalmazia ancora facilmente riscontrabile. Siamo molto stanchi e ci limitiamo ad una breve passeggiata e una bibita in uno dei bar frequentatissimi dai turisti.

L’autobus è attivo fino all’una di notte, ma noi rientriamo molto prima, il giorno dopo ci attende una giornata itinerante.

 

Venerdì 31 maggio

Da queste parti gli hotel permettono di fare colazione molto presto, a partire dalle sei del mattino. Ne approfittiamo per alzarci molto presto e alle 7.30 siamo già in viaggio verso il confine con il Montenegro che si trova ad una trentina di chilometri da Dubrovnik.

Bypassiamo la città lungo la strada costiera e dopo poco più di mezz’ora arriviamo al valico che passiamo senza grosse formalità. Ormai sono pochi i chilometri che ci separano dalla nostra meta, il fiordo di Cattaro.

Il giro completo delle cosiddette bocche di Cattaro, di circa 90 chilometri, costituisce un meraviglioso percorso tra il mare e le montagne circostanti che raggiungono in alcuni casi quasi i duemila metri, spesso coperte di neve d’inverno. Sembra dunque di essere quasi all’interno di un fiordo norvegese, se non fosse per la splendida macchia mediterranea che punteggia le montagne circostanti.

Il fiordo è costituito da tre bacini distinti uniti tra loro da stretti ed è considerato, per la sua conformazione, uno dei porti più sicuri del mondo. Da sempre ha avuto una importanza più strategica che commerciale, e costituiva un rifugio sicuro per le navi Turche e Veneziane prima e per la flotta Austriaca nel XIX secolo. Proprio l’Austria ne insediò all’interno una formidabile base navale rimasta inespugnata.

Fin dai primi chilometri lo spettacolo è fantastico. La strada corre quasi sempre a livello del mare, ovviamente calmissimo dato che siamo in una baia riparata naturalmente: le montagne circostanti precipitano verso il mare con pareti a tratti anche perpendicolari sopra la nostra testa. Quasi ad ogni curva si apre un nuovo scorcio panoramico che invita ad una sosta contemplativa!

I piccoli insediamenti che attraversiamo ci fanno capire come l’impronta Veneziana qui sia molto marcata: soprattutto i campanili delle chiese e i palazzi pubblici ricordano da vicino la campagna veneta.

La nostra prima sosta è a Perast, un piccolo villaggio che sembra contendere lo spazio vitale al mare e alla montagna. Per ovvie ragioni logistiche è sviluppata longitudinalmente, con minuscole vie parallele al mare. Date le dimensioni delle strade, occorre parcheggiare all’ingresso del villaggio, che percorriamo comunque in poco tempo, visto che il numero degli abitanti è intorno alle 500 anime. Ci colpisce soprattutto il campanile, di fine ‘600, di chiara impronta veneta. I ciuffi d’erba che crescono tra i mattoni, anche sulla torre campanaria, gli danno un romantico senso di abbandono. Questo, assieme al fatto che il borgo sembra essere quasi deserto, aumenta l’impressione di essere proiettati indietro nel tempo. Perast si trova davanti ad una piccola baia, dove le pareti delle montagne sembrano voler lasciare maggior respiro al mare. Giusto di fronte al villaggio, ci sono due minuscole isole: su quella di San Giorgio sorge una abbazia benedettina che ne occupa quasi tutta la superficie, risalente addirittura all’XI secolo, mentre nell’altro, detto della Madonna dello Scalpello, vi è un santuario del XVII secolo. Insieme, danno un ulteriore tocco di romanticismo al quadro marinaro che abbiamo davanti agli occhi.   Seduti a contemplare il mare nella luce del mattino, vorremmo poterci soffermare per più tempo in questo piccolo angolo di paradiso, ma altre visite ci aspettano.

Procediamo quindi lentamente, soffermandoci innumerevoli volte a scattare qualche foto, fino ad arrivare al Paese più interessante del giro, Cattaro, appunto. Kotor, questo il suo nome Croato, si trova proprio alla fine dell’ansa, laddove la strada gira per tornare a costeggiare l’insenatura sulla riva opposta e si dirige di nuovo verso il mare aperto. Si trova dunque nella posizione più strategica del fiordo e non poteva dunque che suscitare interesse fin dai tempi più antichi. Fu fondata infatti dai greci, poi passò ai Romani e nel medioevo era parte del regno di Serbia, fino a quando cadde nelle mani dei Veneziani (a partire dal 1420) che la tennero fino alla caduta della Serenissima, quando passò agli Austriaci.

Inutile dire che furono proprio i Veneziani a darle quell’impronta architettonica che ancora conserva e grazie alla quale si è guadagnata l’iscrizione nel Patrimonio mondiale dell’Umanità dell’Unesco!

La cosa che salta subito all’occhio sono le mura: non tanto quelle che circondano il piccolo borgo, pur notevoli e ben conservate, ma quanto quelle che proseguono alle spalle della cittadina e si inerpicano sulla montagna retrostante, dalle pareti quasi verticali! A vederle dal porticciolo sembrano quasi un ricamo in lontananza, ma leggendo la guida scopriamo che questo delicato “ricamino” arriva ad avere uno spessore addirittura di 10 metri in alcuni punti e la cinta si interrompe solo quando va ad intersecare il poderoso forte di San Giovanni, su uno spuntone a 260 metri di altezza!

Il suo percorso lungo la parete a strapiombo ci porta alla mente la muraglia cinese, anche se ovviamente ha ben poco a spartire con l’opera Asiatica!

Lasciata l’auto oltre il porto, entriamo da una minuscola porta che costituiva l’accesso nord-est della città. Le strette viuzze a ridosso della montagna ci portano in breve tempo nella piazza principale, dove troneggia la torre dell’orologio. Siamo davanti all’ingresso principale della città e ci rendiamo conto che ci siamo arrivati contemporaneamente all’invasione di  turisti provenienti da una nave da crociera! Decidiamo quindi di gettarci nei vicoli della cittadina e tornare più tardi nella piazza principale. Visitiamo la Cattedrale di San Trifone: la facciata è stata ricostruita dopo il terribile terremoto di fine 600 e l’interno non è a mio parere particolarmente interessante. Unico pezzo che davvero vale la pena di vedere è un magnifico Ciborio del 1400 che sovrasta l’altare e cha fa da cornice ad una bella pala dello stesso periodo.

Dopo una bella passeggiata per i vicoli del borgo, ritorniamo alla piazza della torre, ora meno affollata, per godercela in santa pace. Una curiosa piramide sotto la torre si rivela essere la berlina.

La osserviamo incuriositi ma davvero non riusciamo a capire in che modo potesse diventare una berlina… Assaliti da questo dubbio che sicuramente ci toglierà il sonno per il resto dei nostri giorni, cerchiamo un ristorante dove cominciare ad apprezzare le specialità ittiche per le quali la Croazia e il Montenegro sono così conosciuti e facciamo la festa ad un paio di deliziosi branzini.

Uscendo dalla porta principale della città, camminiamo lungo la strada principale che corre tra il porto e le mura veneziane, dove spicca un bel Leone di San Marco, inequivocabile simbolo Veneziano. Il leone appoggia la zampa sul libro aperto, segno che la città non era considerata nemica dalla Serenissima. Nelle città che combatterono Venezia infatti, una volta conquistate, veniva imposto come simbolo lo stesso leone di San Marco, ma con il libro chiuso! 

Per avere una visione di insieme della parte finale del fiordo, consiglio caldamente di continuare sulla strada che si inerpica verso la montagna sovrastante. Una via tortuosa quanto stretta e spettacolare ci porta fino a 1700 metri di altezza, dopo 25 tornanti: lo spettacolo che si ammira tanto vicino alla cima, quanto lungo la strada in salita, è semplicemente meraviglioso.

Occorre circa un’ora per arrivare fino in cima, ma ne vale la pena!

Oltre la vetta proseguiamo per qualche chilometro, attraverso piccoli villaggi di pastori: notiamo spesso cartelli che pubblicizzano la vendita di formaggio e prosciutto di casa, segno che qualche potenziale compratore passa da queste parti, anche se noi abbiamo trovata la strada quasi deserta. D’altra parte questa è la via più corta per arrivare a Podgorica, la capitale del Montenegro, dal lembo sud dello Stato.

La macchia mediterranea ora che siamo a 1700 metri di altezza, ha lasciato posto a prati e anche a qualche boschetto di conifere.

Quando la strada comincia a scendere, verso il versante opposto, torniamo sui nostri passi e cominciamo la via del ritorno.

Per la strada ci fermiamo ad Herceg Novi, che avevamo saltato all’andata. Ora è una rinomata cittadina balneare, ma è ancora visitabile il centro storico, certamente meno accattivante di quello di Cattaro, meglio conservato, ma con una configurazione che lo ricorda: anche qui abbiamo mura  veneziane, e una torre dell’orologio. Una cittadina comunque piacevole che merita una sosta.

Tuttavia il fatto che si sia sviluppato un turismo balneare ne sminuisce un po’ il valore storico/artistico e ne altera certamente l’atmosfera.

Rientriamo in albergo che si è già fatto buio, è  stata davvero una giornata lunghissima, anche se pienamente appagante.

 

Sabato 1 giugno.

E’ giunto finalmente il momento di visitare Dubrovnik. Il nostro autobus nr. 6 ci scarica poco dopo le 9.00 di fronte a Porta Pile, in un piazzale già brulicante di gente. Da una terrazza sulla sinistra della porta, si può già apprezzare la spettacolarità della cinta muraria. La torre Bokar, una delle più imponenti dei 15 contrafforti aggiunti alle mura alla metà del XIII secolo, si staglia sul mare azzurro che si infrange contro la scogliera. Sulla destra, costruito su uno sperone più alto ed isolato dalla cinta muraria, il forte Lovrjenac sembra vegliare sulla sicurezza dell’intera città.

Varchiamo Porta Pile e ci troviamo in una sorta di anticamera sbarrata da un’ altro muro alto almeno una decina di metri. Per ragioni di sicurezza la porta principale, davanti alla quale si alzava ogni notte un ponte levatoio, era seguita da una seconda porta che si apriva lungo un muro possente come il primo. Una sorta di doppio accesso di sicurezza, dunque: se un eventuale nemico varcava la prima porta, se ne trovava davanti una seconda e rischiava di trovarsi in trappola tra le due.

Il seconda accesso, invece, si apre su una piazza che doveva certamente stupire il viaggiatore per la sua bellezza: a destra una fontana circolare, la fontana di Onofrio, e, a sinistra una chiesa seguita dalle austere mura di un monastero, il monastero di San Francesco. Le sue mura fiancheggiano appunto lo “Stradun” la via principale della città, che attraversa il centro abitato in tutta la sua lunghezza.  La strada è perfettamente diritta e dall’ingresso delle mura si scorge la torre dell’orologio, costruita proprio a ridosso della cinta murata, dalla parte opposta. Insomma, con una sola occhiata si percorre l’intera lunghezza della Dubrovnik storica!

Per avere una idea della struttura della città, il giro sulla sommità delle mura è assolutamente un must! Dunque decidiamo di farlo come prima cosa. L’accesso è proprio a fianco della chiesetta, una ripida scalinata che ci porta a 20 metri di altezza.

Per accedere alla passeggiata occorre pagare un biglietto di 90 kune. Consiglio i visitatori  di acquistare la Dubrovnik card. Ne esistono tre versioni, quella da un giorno a 120 Kune (circa 17-18 Euro), quella da tre giorni a 180 e quella da una settimana a 220. Tutte danno diritto all’ingresso ad 8 musei/luoghi di interesse storico, la sola differenza sta nel fatto che quella di un giorno include anche un biglietto dell’autobus valido 24 ore, quello da tre include 10 corse in autobus, quella da una settimana 20 corse.

E’ facile immaginare che la carta da 1 o da 3 giorni sono le più interessanti. Noi prendiamo quella da 1 giorno, anche perché non tutti i luoghi storici che intendiamo visitare sono inclusi nella carta.

Uno degli 8 luoghi sono proprio le mura della città, dunque già con questo ingresso si recupera quasi tutto il prezzo della card!

La costruzione di questa gigantesca opera è cominciata nell’epoca della dominazione Veneziana, nel XII secolo, ed è stata definitivamente terminata solo 4 secoli dopo, benché già nel XIII secolo la cinta muraria abbracciasse tutta la città. Prima del lavoro dei veneziani esistevano già delle mura, che erano comunque ben lungi dalla forza e maestosità di quelle che stavano per essere realizzate dagli architetti della Serenissima. A questo proposito va ricordato un particolare che sorprende non pochi visitatori Italiani: noi tutti siamo infatti portati a pensare che Ragusa (questo era il nome Veneziano di Dubrovnik) sia stata sotto il dominio Veneziano per parecchi secoli, come il resto della costa Dalmata. In realtà la città, caduta nelle mani della Serenissima nel 1205, riuscì ad affrancarsi grazie all’abilità dei suoi amministratori nel 1358: da allora mantenne la sua Indipendenza per quasi 5 secoli, finché venne conquistata dalle truppe Napoleoniche, all’inizio del 1800.

A differenza di altre città Dalmate, a Ragusa non si nota nessun leone di San Marco: tutti rimossi ai tempi della Repubblica! Nonostante ciò, è innegabile che Dubrovnik deve la sua notorietà turistica attuale proprio al genio dei Veneziani, che per primi capirono l’importanza strategica del luogo e ne accrebbero potenza e prestigio proprio dotandola di una cinta muraria che oggi è una delle più belle del mondo intero.

Per il giro delle mura, che permette di vedere la città e i suoi monumenti dall’alto e da tutte le angolazioni, occorrono circa un paio d’ore. Durante la visita, ci rendiamo conto che è una vera fortuna essere a fine maggio e avere un cielo a tratti coperto. Il camminamento è totalmente esposto al sole e qualche punto di ristoro posizionato in alcune delle 15 torri lungo il tragitto, ci fanno immaginare quanto possano essere d’aiuto in piena estate. Ma per oggi gli affari sono magri!

A circa metà tragitto, si trova anche il piccolo Museo navale, uno degli otto ingressi inclusi nella Dubrovnik card e quindi ne approfittiamo per visitarlo.

Se da una parte la passeggiata offre spettacolari quanto impressionanti panorami sul mare, dall’altro costituisce un punto di osservazione sui cortili interni di abitazioni private. Per gli abitanti, la privacy sembra essere totalmente negata!

Scendiamo dalle mura giusto quando il sole comincia a farsi più forte e, percorso lo Stradun in tutta la sua lunghezza, entriamo all’interno del Palazzo del Rettore, uno dei monumenti più importanti della città. La sua facciata è probabilmente una delle più fotografate dai turisti e noi non ci sottraiamo alla tradizione.  D’altra parte i 6 archi decorati in stile gotico- rinascimentale sono senza dubbio un capolavoro architettonico e un piacere per la vista.

L’interno si visita comunque abbastanza rapidamente: le sale sono belle e sapientemente restaurate, ma contengono mobili e arredamenti soprattutto settecenteschi che noi, da buoni italiani abituati a queste cose, snobbiamo (lo confesso!) dedicando loro solo una rapida occhiata. Ci attira invece di più la parte architettonica, con un interessantissimo atrio interno che mi diverto a fotografare da tutti gli angoli. Interessanti anche i passamano delle scale, retti da delle mani in pietra che spuntano dal muro! Quelli che dovevano essere stati originariamente dei passamano in legno sono ora sostituiti da tubi di metallo. Peccato, sarebbe stato bello vederli in legno!

Il Palazzo del Rettore si trova a pochi passi dalla Piazza principale, dove si trovano le costruzioni più interessanti. Nel bel mezzo della piazza, la colonna di Orlando ci attira per la sua singolarità: alla sua sommità un piccolo pulpito che scopriamo essere stato il luogo dal quale venivano letti gli editti e le sentenze ai tempi della Repubblica. Addossata alla colonna, c’è invece la statua in pietra di Orlando , che stiamo ancora cercando di scoprire chi diavolo era. La guida parla del famoso (´´) cavaliere il cui avambraccio fu scelto come unità di misura lineare della Repubblica: il braccio di Dubrovnik (e di Orlando) misurava dunque 51,1 centimetri. Per fortuna poi è arrivato il sistema metrico decimale a semplificare le cose, con buona pace del braccio di Orlando un pochino troppo lungo! Il suo faccione ci ispira comunque simpatia, sembra molto serio e preso dalla parte, mentre regge la spada a difesa del suo prezioso arto.

Il nostro incontro con la prima arma prelude alla visita, molto più seria, del Palazzo Sponza. Nato come dogana, il palazzo fu poi archivio di Stato ed attualmente ha dedicato una sala ai caduti in difesa di Dubrovnik, durante la guerra di Jugoslavia. I ritratti dei caduti si susseguono sulle pareti e vedere i loro volti, perlopiù giovanissimi, fa certamente provare una stretta al cuore, soprattutto al pensiero che nessuno immaginava che anche questo meraviglioso luogo protetto dall’Unesco sarebbe stato esposto ad un inutile bombardamento, essendo la città praticamente priva di qualsiasi valore strategico-militare: finito il tempo di vascelli e galeoni, non erano certo le mura in pietra a poter rendere imprendibile il luogo, di fronte alla potenza delle armi del XX secolo.

All’interno del palazzo si trova però anche una sensazionale raccolta di documenti risalenti anche a Mille Anni fa. Mi colpisce tra gli altri, una lettera del papa Benedetto VII (ne mancavano ancora 9 per arrivare al XVI!), con tanto di sigillo papale in condizioni eccelse. Davvero una collezione notevole!

 

Dopo questa prima parte decisamente faticosa ci concediamo il pranzo scegliendo “a naso” tra i numerosissimi ristoranti del centro storico. Sbirciando con fare noncurante tra i piatti nei tavoli, ne scegliamo uno sulla piazza del mercato, la Gunduliceva Poljana. Il ristorante si chiama Buffet Kamenice e si rivelerà davvero ottimo. Consiglio tanto le sardine alla griglia che i calamaretti fritti, serviti in porzioni abbondanti. Costo del pranzo circa 15/20 Euro.

Il conto è stato anche una piacevole sorpresa, perché in realtà Dubrovnik è probabilmente la città più cara di Croazia. Il costo degli alberghi è piuttosto elevato, quantomeno a livello dell’Italia ed anche i servizi hanno costi superiori al resto del Paese. D’altra parte la affluenza turistica è talmente elevata che in alcuni punti sono stati istituiti dei sensi unici pedonali ( è il caso della porta principale di accesso alla città e della passeggiata circolare sulle mura che si percorre solo in una direzione).

Va detto che questi problemi si hanno ovviamente più che altro nei mesi estivi, ma va anche detto che il mese scelto da noi, maggio, è un mese di crociere, e quando una nave da crociera arriva in porto, si ha una impennata, almeno per alcune ore, di visitatori. Tuttavia rimane un ottimo mese per visitarla.

Terminato il nostro pranzo, continuiamo la nostra visita con le chiese: Sant’ Ignazio, San Biagio e la Cattedrale.

Ci rendiamo presto  conto, però, che le Chiese non sono il pezzo forte di questo luogo: causa anche il terremoto del 1667, che non ne risparmiò nessuna, furono tutte ricostruite in stile barocco e noi il barocco abbiamo una certa difficoltà a digerirlo. Mi rendo conto che è una questione di gusti personali, dunque dirò agli appassionati di questo stile architettonico che la chiese della città sono una chicca, ma io non riesco davvero ad entusiasmarmi. Così la visita non prende molto tempo e, tanto per rattristarci ancora un po’, sulla via del ritorno decidiamo di fermarci al War Photo Limited, una mostra fotografica sulla guerra dei Balcani curata da un famoso fotoreporter, Wade Goddard.

Per la verità speravamo che ci fossero più foto su Dubrovnik al tempo della guerra: invece gli scatti sono stati fatti in gran parte a Mostar. Le fotografie sono davvero toccanti, oltre che ben eseguite e stampate. Coinvolgente nella sua drammaticità il fotoracconto di una giovane bosniaca tratta in salvo da caschi blu dell’Onu. Scivolata in un canale raccolta d’acqua dopo essere stata colpita (indossava un giubbotto antiproiettile  perché lavorava all’Onu), la giovane è rimasta sotto tiro del cecchino, accanto al cadavere della sua amica colpita prima di lei, per parecchie ore fino a quando sono appunto intervenuti i caschi blu Spagnoli.

Completano la mostra, al piano superiore, altre immagini di guerra scattate in Afghanistan e Africa.

Usciti dall’atmosfera un po’ cupa della mostra, la calda luce del tardo pomeriggio ci risolleva il morale e decidiamo di uscire dalle mura della città per prendere la funivia che in quattro minuti ci porterà in cima alla collina che sovrasta la città.

Arrivati alla stazione di partenza ci rendiamo conto con vivo disappunto che le corse sono sospese per il vento. Indecisi sul da farsi, decidiamo di aspettare per vedere se il vento cala. Se ce ne andiamo sappiamo che l’indomani non avremo tempo per prenderla, senza tener conto del fatto che solo nel pomeriggio il sole alle spalle illumina in maniera ideale la città.

La nostra pazienza è premiata: circa 40 minuti dopo le corse riprendono. Facciamo il biglietto anche per la mostra sulla guerra (tre su tre, ma dato che questa è l’ultima, ci prendiamo pure questa!), allestita proprio nel forte napoleonico che fu usato dagli assedianti per bombardare la città.

La salita è vertiginosa e non voglio soffermarmi più di tanto sulla vista che si gode dalla sommità del colle, per evitare di ripetermi. Mi limito a consigliare a tutti coloro che decideranno di visitare Dubrovnik, di non perdere l’occasione per vederla dall’alto. E’ uno spettacolo e un impatto emotivo che nessuna foto riuscirà mai a riprodurre adeguatamente.

Forse per questo che credo di averne scattate un centinaio senza essere pienamente soddisfatto da nessuna di esse!

Quanto alla mostra, si è dimostrata forse la più interessante dal punto di vista documentaristico. Voglio però sottolineare che c’è stato un piccolo particolare che trovo stoni non poco nelle didascalie che accompagnano foto e documenti. Un museo o una mostra dovrebbe spogliarsi dei toni propagandistici tipici delle guerre e del nazionalismo più acceso. Veder ripetute espressioni tipo “guerra di aggressione serba” non è stato molto bello. La storia la sappiamo tutti, trovo che un museo, se vuole acquisire una valutazione seria dal punto di vista storico e didattico, non debba esprimere visioni politiche, di qualunque colore esso sia. Forse è un po’ troppo presto per loro, viste le ferite ancora aperte, ma credo che molte didascalie andrebbero ammorbidite nei toni, essi pure aggressivi, toni che lasciano trasparire in maniera un po’ troppo evidente la contrapposizione tra buoni e cattivi. Posso capire definizioni come “eroici difensori” certamente un omaggio ai caduti, ma altre erano davvero un po’ forti nei toni per un museo.  Per una attimo mi sono messo nei panni di un virtuale visitatore serbo, una persona comune, e devo dire che il disagio è stato molto forte. Nessuno può cambiare la storia passata, dunque le didascalie di un museo dovrebbero essere meno “protagoniste” nel linguaggio, dal mio punto di vista.

Al di là di queste valutazioni personali, devo dire che delle tre viste questa è quella che parla in maniera più specifica del dramma della città. Sono molte le foto che documentano le distruzioni che hanno reso il centro storico quasi irriconoscibile. Oltre alle foto e ad un interessante documentario che mostra anche il momento in cui le mura vengono colpite da uno dei tanti ordigni (furono 111 in totale a colpire le mura), sono raccolte anche molte armi, bombe piovute sulla città, lettere, documenti e testimonianze. Il tutto, come già accennato, è allestito all’interno del forte napoleonico che fu il quartiere generale delle forze assedianti.

Usciti dal forte, apprezziamo ancora di più il paesaggio inondato dal sole: sono le sei del pomeriggio e la luce è meravigliosa. Prima di scendere con la funivia, scatto un’altra tonnellata di foto alla città.

Dalla stazione di arrivo alla fermata dell’autobus, una passeggiata di 10 minuti ci sembra lunga il doppio, data la stanchezza per la giornata intensa. Decisamente ceneremo in hotel, la vita notturna del centro non ci attira proprio!

 

Domenica 2 giugno

Il nostro autobus numero 6 ci riporta di fronte alla ormai conosciutissima porta Pile. Stamattina non entriamo subito dentro le mura, ma rivolgiamo la nostra attenzione al poderoso forte Lovrjenac, poco distante. Per raggiungerlo dobbiamo scendere leggermente, fin quasi alla spiaggia, per poi risalire parecchie decine di gradini che ci portano fino allo spuntone roccioso sopra al quale è costruito il forte. Anche se sono solo le 10 del mattino fa già caldo, e la salita per noi atleti da divano si dimostra più ardua del previsto. La fatica viene comunque ricompensata all’arrivo: scopriamo che con il biglietto del giro delle mura non serve pagare l’accesso al forte: a dire il vero la visita andava fatta lo stesso giorno, ma il bigliettaio sembra essere in vena di generosità e ci fa passare ugualmente “aggratis”. Le mie parole di ringraziamento in poverissimo croato sembrano convincerlo di aver fatto la scelta giusta e dunque ci rallegriamo reciprocamente.

L’austero forte si presenta spoglio all’interno, con solo alcuni cannoni a decorarne le mura. Ovviamente però vale la pena esserci per la vista: da quassù si domina tutte la parte sud della cinta muraria, probabilmente la parte più bella. Ripenso ad alcune cinte murarie viste in passato, tra cui Carcassonne e Montagnana, rispettivamente la prima e la seconda per lunghezza in Europa. Purtroppo non reggono il confronto: qui, a valorizzare ulteriormente la costruzione, ci sono la posizione, il mare, la possibilità di vederle da decine di angolazioni diverse, di ammirarle dall’alto, soprattutto.

Uno spettacolo nello spettacolo.

Dopo il forte, i conventi. Rientrati all’interno del centro storico, visitiamo i due importanti conventi che avevamo tralasciato il giorno prima.

Il convento di San Francesco, subito dopo l’ingresso principale, è forse il più interessante. L’ingresso è proprio davanti alla fontana di San Onofrio, una delle fontane più famose della città

e la porta di ingresso si apre subito sullo splendido chiostro in stile romanico, del 1500. Il chiostro non è molto grande (viste le dimensioni della città qui tutto è piccolo!), ma i numerosi capitelli si rivelano interessantissimi, perché ognuno ha una decorazione diversa, con motivi floreali o umani.

Il pezzo forte comunque è una farmacia del 1391, secondo la tradizione la terza farmacia Europea, ma la prima aperta al pubblico. Prendiamo con le pinze la notizia, tuttavia la Farmacia è davvero bella. Purtroppo non la posso fotografare, mi accontento di ritrarre una foto appesa al muro, per ricordarla meglio.

Un curioso pannello riporta all’ingresso della sala dove è allestita la farmacia riporta le firme degli uomini politici importanti che l’hanno visitata, per l’Italia c’è quella di Sandro Pertini.

Dal convento di San Francesco passiamo a quello di San Domenico, all’altra estremità dello Stradun.

Anche questo convento è dotato di un bel chiostro cinquecentesco e raccoglie al suo interno delle belle sale con numerosi dipinti. La chiesa, anch’essa con interni in stile barocco ci piace decisamente di meno.

Il convento di San Domenico era l’ultimo “pezzo” che volevamo assolutamente visitare, quindi ci consideriamo appagati dopo la sua visita.

Dato che abbiamo l’aereo che ci riporterà a casa alle 6 del pomeriggio, indugiamo ancora un po’, passeggiando senza meta per i vicoli della città, prima di andare a mangiare, verso l’una è mezza, in quel Buffet Kamenice che tanto ci era piaciuto il giorno prima.

Ultimo pranzo a base di pesce prima del commiato con questa bellissima città, per tornare in albergo a recuperare l’auto che restituiremo all’aeroporto.

Un week end lungo decisamente intenso e appagante!

 

Lascia un commento
Per inviare commenti è necessaria la registrazione
Vai alla pagina di registrazione
Seguici su Facebook