L'Albania non è la terra delle aquile, ma quella delle mercedes

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L'Albania non è la terra delle aquile, ma quella delle mercedes

La vita è un viaggio, viaggiare è vivere due volte (Omar Khayyam, poeta persiano del XII sec.)

La nostra meta era l’Albania, ma senza fretta.
Abbiamo viaggiato, vissuto, goduto, ‘bestemmiato’ per tre settimane, ma nel complesso il viaggio è stato positivo.
Viaggiare è vita!
L'Albania (superficie 28.748 kmq) si trova nella parte meridionale della regione balcanica. Affacciata sul mediterraneo confina a nord con il Montenegro ed a nord-est con il Kossovo, ad est con la Macedonia ed a sud con la Grecia.
La popolazione è di 3.283.000 abitanti, di nazionalità albanese per il 95-96%. La minoranza più rilevante è quella greca (2-3%) residente nel sud del paese. Le religioni praticate (tenendo sempre conto che l'Albania esce da 50 anni del più duro regime comunista) sono quella musulmana (70%), quella ortodossa (20%) e quella cattolica (10%).
A partire dal 1991 fortissimo è stato il fenomeno dell'emigrazione, sono circa 700.000 gli albanesi all'estero. In prevalenza lavorano in Grecia, Italia e Germania. Le rimesse dall'estero possono essere definite come la "maggiore industria nazionale". Altro elemento che in questi anni ha pesato sulle statistiche demografiche del paese è il movimento dei rifugiati provenienti dal Kossovo che hanno trovato riparo nel "paese delle aquile".
L'Albania è fortemente divisa tra un sud dove si concentrano i poli dello sviluppo ed il nord espressione del mondo e della tradizione rurale.
Moneta ufficiale il Lek (124 Lek per 1 euro).
Itinerario
Partenza da Pordenone sabato 2.8.2008 h 21.30
2 equipaggi amici da sempre:
Silvano e Paola su camper Laika 8.1 e moto al seguito
Bruno e Graziella su camper Elnagh Marlin
Partiti in giornata da bollino nero, strada normale sino a Palmanova, poi autostrada fino a Trieste. Incredibile perché non c’è nessuno. Al mattino alle 7 c’erano 20 km. di fila a Venezia e 5 a Trieste e su tutta la A4 fila… fila.
Entrati in Slovenia da Pesek abbiamo proseguito fino al confine con la Croazia e ci siamo fermati dopo due ore esatte nella terra di nessuno (tra i due confini). Ci si rilassa perché meglio di così non poteva andare.
Km. 147

Domenica 3.8.2008
Siamo partiti alle 7.30 in autostrada verso Zagabria. Attenzione perché una volta arrivati al ring della capitale della Croazia ci si perde. La direzione verso sud è quella verso l’aeroporto e poi il riferimento è quello di Sl. Brod. La strada prosegue poi piatta e noiosa. Alle 12 però decidiamo di lasciarla per avvicinarsi alle colline. Bei panorami e vegetazione e alberi di prugne mature. Si prosegue passando per tanti piccoli paesi tutti uguali sulla strada e le cicogne sui comignoli delle case. Vogliamo ancora restare in Croazia e abbiamo la curiosità di vedere Vukovar. VUKOVAR è la più grande città di porto croata sul fiume Danubio. Sulla città hanno avuto impatto le Guerre jugoslave quando le truppe serbe l'assediarono per tre mesi e le granate distrussero la maggior parte delle costruzioni nella città. Girando per la città si vede subito che qui la guerra è stata dura e restano ancora molti palazzi barocchi e case crivellate dalle mitragliatrici e offese dalle bombe. Molti palazzi sono in fase di ristrutturazione, mentre i nuovi condomini che si affacciano sulla città vecchia sono brutti e anonimi.
Si prosegue verso il confine serbo e prima che tramonti il sole e si arrivi al confine, quasi a ILOK, troviamo un tratto di strada alto lungo il Danubio. Si gode il fiume e il tramonto: molto bello, anche se mangiati dalle zanzare. E’ caldo umido, ma sarà meglio nella notte: rumorosa ma fresca. Abbiamo cenato con vista sul Danubio, ma si respirava ancora l’eco delle bombe e delle sparatorie. La gente intorno a noi era curiosa nella nostra presenza e dei camper. Solo una signora anziana si è avvicinata e l’abbiamo fatta accomodare con noi: solo poche parole per farci capire: guerra, morte, fratello, scappati, paura… Poi è andata a casa sua ed è tornata con sacchetti di pomodori, uva, pannocchie bollite e peperoncini piccanti. Non sapevamo come sdebitarci da tanta gentilezza da parte di persone sconosciute: alla fine le abbiamo offerto due bottiglie del nostro vino: uno bianco e uno rosso. Doccia e a letto: ho un prurito spaventoso alle braccia e ai piedi dove mi hanno ‘mangiato’ le zanzare.
km. 689

Lunedì 4.8.2008
Lungo il Danubio, sino al confine con la Serbia a PALANKA e poi sempre verso NOVI SAD, già visitata e cittadina molto bella.
La nostra meta ora è il parco di FRUSKA GORA: è la zona dei Monasteri ortodossi. L’anno scorso ne abbiamo visitati tre. Ora abbiamo girovagato senza meta: non ci sono segnalazioni o solo cartelli in cirillico e alla fine ne abbiamo visitato uno, ma di fine 800, per cui abbiamo goduto solo di questa splendida verde valle, fermandoci per pranzo sotto due tigli secolari. Pensavamo di vedere altri monasteri ma, gira gira, dopo aver fatto scorta di prugne lungo la strada, siamo scesi a valle e abbiamo preso l’autostrada a Ruma.
Speravamo di arrivare a Nis in serata, ma troppo lontano. Abbiamo optato casualmente per un paesino sul fiume e alle 19 siamo usciti a CUPRJA. Fa ridere, ma siamo passati per il centro chiuso al traffico da 15’ e la polizia ci ha fermato ed abbiamo preso una multa di 2.000 dinari. In compenso il vigile ci ha segnalato l’hotel Plaza, sul fiume, hotel pretenzioso con piscina olimpionica. Bisogna puntualizzare che i proprietari, serbi molto gentili, parlavano italiano avendo lavorato in Svizzera e ci hanno fatto parcheggiare nel cortile interno per la notte. Ceniamo con ottima carne ai ferri e poi… a letto.
Km. 1037

Martedì 5.8.2008
Pieno d’acqua all’hotel e via… L’autostrada a 50 km. dopo NIS termina e si percorre una valle stretta, ma verde fino al confine. Km. 1276
Si entra in Macedonia abbastanza celermente dopo timbro e verifica interna del mezzo.
Il cambio è 60. Il gasolio costa 1,18 euro.
Alla capitale SKOPJE (già visitata un anno fa) ci si arriva in un attimo perché già sappiamo che il parcheggio è quello custodito davanti all’Holiday Inn. Mi è parso tutto più sporco e l’addetto alla cassa ci informa che il parcheggio non è sicuro. Mi ero insospettita, infatti, per vetri frantumati a terra. Ci spostiamo pertanto proprio davanti alla cassa che rimane aperta tutta la notte. Siamo in centro, vicino al fiume Vardar, ma non c’è altra possibilità e decidiamo di restare lì.
Skopje è la capitale e la città più popolosa della Repubblica di Macedonia, con più di un quarto della popolazione del paese. È anche il centro politico, culturale, economico ed accademico della nazione. Era conosciuta al tempo dei romani sotto il nome di Scupi. La città si è sviluppata rapidamente dopo la seconda guerra mondiale, ma questa crescita venne interrotta nel 1963, quando fu colpita da un disastroso terremoto. Oggi Skopje è una città moderna con una catena di monumenti culturali.
L’altra volta era domenica e avevamo visto male la città che era completamente chiusa. Questa volta abbiamo girato bene la parte vecchia (storica) con calma sino alla fortezza in alto sulla collina, da dove si gode un bel panorama, e poi giù tra le viuzze. E’ una città che ti dà l’idea dell’oriente: le moschee, i vestiti, le donne con il capo coperto, il mangiare: mi ricorda molto la Turchia. D’altra parte dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, Skopje divenne città slava, bizantina, bulgara, normanna, fino a divenire parte dell'Impero Ottomano, del quale fece parte fino al 1912. Fa molto caldo e si beve dalle fontanelle sulla strada perché si è disidratati. Si arriva casualmente al grande mercato: peccato che sia tardi, stanno sbaraccando, ma è stupendo.
Notte infernale di caldo e allerta… ma alla fine non ci sono stati problemi.
Km. 1.340

Mercoledì 6.8.2008
Via, via verso ovest. Qui si va col sole perché non c’è segnaletica. Per scrupolo chiediamo conferma ad un passante che gentilmente ci conferma la strada parlando in italiano. Il primo tratto è un’autostrada di km. 60: quattro caselli per un totale di circa 3 euro.
Si arriva in montagna, verso il parco nazionale e ci si ferma per pranzo nello stesso posto dell’altra volta vicino al fiume. E’ sempre il nostro sogno trovare un posto così per lavare i piatti e fare un piccolo bucato! Due locali che parlano italiano ci avvicinano per sapere il motivo del nostro viaggio in Macedonia. In effetti troviamo pochi stranieri.
Più avanti, sul lago, siamo avvicinati da una persona che lavorava a Ravenna, parla quindi italiano, e faceva il muratore ‘trafficone’. Ora è rientrato e dopo aver costruito alcune casette in legno, poste sulla strada vista lago, intende ora aprire una pizzeria che chiamerà ‘Il Tamiso’, memore di un locale di Ravenna.
Da Skopje a OHRID ci sono circa km. 190, ma la strada è lunga, tortuosa, non finisce mai. Alle 18.30 siamo arrivati sul lago. Dato che ricordavo un campeggio anche dopo la cittadina, siamo andati oltre, ma il traffico era tale che abbiamo perso un’ora per poi tornare allo stesso posto dell’anno scorso al Campeggio Struga: comodi, in prima fila, ma sporco e con dei bagni da terzo mondo. Qui ci staremo due notti: gli autisti devono ricaricare le pile…
km. 1.570

Giovedì 7.8.2008
Abbiamo preso un taxi collettivo appena fuori il campeggio e siamo andati in centro a Ohrid . E’ bello stare in mezzo alla gente e vivere la normalità del posto. A un certo punto è salita una ragazza che aveva tre sacchi per il mercato: patate, pannocchie e cetrioli.
La cittadina è viva, con un mercato straordinario e abbiamo girovagato su e giù per le stradine sino alla Basilica dove gli scavi archeologici sono molto attivi: hanno scavato molto rispetto al 2007. Il sito è molto suggestivo.
Abbiamo mangiato lungo il lago e poi con un taxi (circa 4 euro) siamo rientrati. Pomeriggio libero per il relax: lavati capelli, letto, passeggiato e caretera finale. La temperatura è buona, anche perché siamo a quasi 700 metri.

Venerdì 8.8.2008
Oggi cominciano le Olimpiadi a Pechino: peccato non poterle vedere almeno alla televisione. Si riparte, gasolio, scarico e si è già al confine con l’Albania. In ¾ d’ora abbiamo sbrigato tutte le formalità: € 2 per l’accesso (´), € 50 per l’assicurazione camper e € 20 per la moto. Entriamo quindi in Albania e la prima cosa che salta all’occhio sono i bunker: uno grande e 7/8 piccoli tutti vicini, ma a gruppi. Stimano che in Albania ce ne siano circa 700.000.
Le strade inizialmente sono buone. Per strada ci sono tanti ragazzi che si mettono a disposizione per lavare le auto (lavazho).Tutta l’Albania ha abbondanza di acqua.
Al primo paese, però, c’è il biglietto da visita dell’Albania: lungo la strada mancano TRE TOMBINI!
Decidiamo di andare a BERAT. All’ora di pranzo ci fermiamo ad un ristorante sul fiume: è già l’una e mezza e c’è una tavolata di locali che mangiano e ballano. Ci sistemano in un tavolo sulla terrazza all’aperto, sotto gli alberi e si guarda il fiume. Innanzitutto prendono gli avanzi di un tavolo e con la tovaglia di carta fanno un fagotto e lo lanciano nel fiume: questo è il primo approccio. Siamo sbigottiti. Ci portano la ‘pecora’ al girarrosto, che mangiamo con le mani con le verdure e il limone: non è male. Sino a questo momento le strade sono più ordinate e pulite della Macedonia. Si vedono molte fabbriche dismesse lungo la strada dei centri abitati più grossi.
Intorno alle 17 arriviamo alla cittadella di Berat ‘città dalle mille finestre o finestre affiancate’. E’ la seconda città museo dell’Albania con 2.400 anni di storia. La parte vecchia in alto, dove abbiamo parcheggiato vicino alla fortezza, è su uno sperone di roccia a strapiombo sulla valle con un perimetro di m. 1.440 a forma di triangolo.
Abbiamo visitato il Museo Onufri con le sue splendide icone e abbiamo avuto per guida una ragazza innamorata dell’arte. Le mura, il panorama e l’interno della fortezza sono state la cornice di una quindicina di spose per il servizio fotografico. Non ne avevo viste mai tante insieme: vestiti bianchi, azzurri, viola, rossi. Mi sono divertita a fotografarle anch’io ed è stato molto piacevole passare così il pomeriggio del venerdì.
Qui in Albania i matrimoni vengono fatti soprattutto in questi giorni di agosto perché i parenti arrivano dall’estero per le vacanze e fanno una settimana di festeggiamenti. Il pomeriggio è stato molto caldo e non potevamo certo cenare in camper. Cena così così all’interno della fortezza con le specialità albanesi. Bruno ha rimesso, Silvano non ha apprezzato. A letto alle 23 quando la temperatura era migliorata ed era salito il vento.
Km. 1.747

Sabato 9.8.2008
Dalla fortezza di Berat siamo scesi nella città nuova. Abbiamo fatto bancomat. Cambio 1 euro x 60 lek. E’ una cittadina molto viva e simpatica. È una pregevole città ottomana, ricca di bellissimi edifici di grandissimo interesse architettonico e storico.
A questo punto del percorso, cambiando idea, invece di fare la strada dorsale verso Girocastro puntiamo su VALONA, verso il mare. La città sembra bella, con palme lungo i viali ed eucalipti dopo il porto. Le spiagge sono strapiene di giovani e la litoranea è anche peggio: si fa fatica a passare col camper e si fa lo slalom tra le auto parcheggiate. A un certo punto ci siamo trovati, senza alcuna segnalazione, una galleria sommariamente abbozzata sulla roccia. All’uscita abbiamo grattato la mansarda: danno non grave per fortuna, ma che paura!
La litoranea è bella solo in parte, poi il mare è sporco di alghe. Decidiamo di continuare verso sud e fare il passo a oltre 1.000 m. e con una pendenza anche del 10%. La strada è nuova e bello è il paesaggio una volta arrivati in alto quando si vede il mare: è da mozzafiato. La parte in discesa, attraverso i paesini è la peggiore in assoluto di tutta l’Albania. La strada è ‘nazionale’ (´´), in pendenza, con buche, ad una corsia, spesso sterrata, senza guard rail (naturalmente con il baratro…) e ad ogni auto in senso contrario bisogna trovare spazio per passare. Siamo andati avanti così per ca. 35 km., ma ci abbiamo messo due ore .Poi finalmente siamo arrivati al mare e dopo il centro di HIMARE completamente stressati abbiamo parcheggiato in riva al mare. Il terreno è polveroso, ma godiamo lo stesso… perché siamo arrivati salvi. Non è il colmo´
Da qui non ci si muove sino a lunedì (forse…). Cena in ristorante, sotto la pergola: molto buona l’orata ai ferri (non di allevamento!). Fa ancora caldo e molti ragazzi del posto si ritrovano in spiaggia con le candele e cucinano qualcosa alla griglia. Sono stati lì a parlare sino all’alba, ma non hanno disturbato, io ho dormito benissimo.
Km. 1909

Domenica 10.8.2008
Nebbia bassa: non si vede l’orizzonte. Noi scarichiamo la moto e ci guardiamo intorno. Appena fuori il paese la strada si allarga. Stanno facendo i lavori stradali anche la domenica. Subito dopo il promontorio c’è una bella baia, si arriva da un facile sterrato e ci sono già 8 camper italiani. Andiamo oltre e arriviamo al tanto decantato PORTO PALERMO. Poco prima, dopo alcune calette dall’acqua turchese, si vede una zona militare, anche se disabitata, e l’accesso al tunnel di 800 m. scavato nella roccia e fortificato in cui durante il regime venivano nascosti fino a 4 sommergibili. Sulla penisola, invece, l’interessante fortezza di Alì Pascià.
Con la moto raggiungiamo SEPARO: la spiaggia potrebbe essere adatta per una ulteriore sosta col camper, anche se il mare non è splendido. Torniamo a Himare per il pranzo. Il giro in moto ci è servito per sapere che è il caso di spostarci e a metà pomeriggio arriviamo a Porto Palermo, anche se l’insenatura che avevamo visto al mattino era molto bella, ma Palermo è più natura. Ci mettiamo in riva al mare turchese e la sera ceniamo all’unico bar/ristorante con dell’ottimo pesce, forse il migliore di tutto il viaggio. Alla sera spira un vento, solo in quella insenatura, che i locali chiamano vento palermitano: è molto forte, come la bora di Trieste.

Lunedì 11.8.2008
Pigriamo intorno e andiamo a vedere la barca a due alberi già ormeggiata da ieri che mi dicono essere di quella famiglia italiana il cui bambino ha una grave malattia e deve stare in un ambiente ‘pulito’. Sono anni che scorazzano. Non si è visto nessuno a bordo della Walkhire. Siamo andati anche a visitare la fortezza di Alì Pascià di Tepalene. Gallerie a meandro che i soldati italiani nella seconda guerra mondiale divisero in magazzino, deposito, cambusa (rimangono ancora le scritte nella nostra lingua sui muri). Torrette d’avvistamento a picco sul mare azzurro, ancora incontaminato. Un posto ancora magico questo castello: stasera, per tre giorni, diventerà il crocevia di un festival bizzarro e anche un po’ pazzo che hanno messo insieme artisti italiani e albanesi. Stanno già arrivando giovani con il sacco a pelo e tutto l’impianto audio è stato già posto sulla piazza d’armi della fortezza.
Tutta la zona è piena di casematte, senza porte e finestre, ma pulite, forse per gli ospiti che stanno arrivando, ma hanno disegnato dei graffiti veramente particolari. Li ho fotografati perché l’autore che lo ha fatto è decisamente un artista.
A metà pomeriggio, pertanto, ripartiamo. La strada è tutto un trambusto per i lavori, molti sterrati, molti strapiombi, non esiste guardail. A pochi km. BORSH, dove c’è il più antico castello illirico di Albania, ma non lo abbiamo visto. Ci siamo fermati ad un bar/ristorante sull’acqua. Dalla montagna scendono tante cascatelle di acqua fresca. Prendiamo una bibita e poi continuiamo la strada tra i lavori in corso. Ci fermiamo dopo vari saliscendi lungo la strada per fare il punto e subito si avvicina un ragazzo che gentilmente si offre di darci informazioni.
Proseguiamo verso SARANDA, ma non è possibile fermarsi da nessuna parte. Anche qui facciamo lo slalom tra i tombini aperti. Pensiamo pertanto di andare avanti verso Butrinto, ma anche questa è una strada da stress perché è stretta e bisogna fermarsi ad ogni auto che viene di fronte e in più la parete in roccia laterale sporge paurosamente verso la fiancata del camper. Comincia a farsi tardi e decidiamo di parcheggiare, già vicini a Butrinto, in un parcheggio della discoteca El Dorado, che per fortuna è chiusa quella sera. I ragazzi del servizio vigilanza ci invitano a fermarci a 5 euro per camper. E’ molto ma ci va bene così, dato che loro sono presenti nella struttura tutta la notte.
Il posto è bello, sul mare ma i nostri autisti sono stanchi: ritengono di non poter continuare con questo stress: strade strette, tombini aperti. Poiché abbiamo di fronte Corfù: e se trovassimo un traghetto che ci porta direttamente a Dubrownik´ Molti ci hanno detto che a nord le strade sono anche peggio!
Km. 1979

Martedì 12.8.2008
Partenza per BUTRINTO. Strada stretta, non facile, anche se in piano, per il solito problema che bisogna fermarsi ad ogni auto contraria, ma poi si arriva davanti al sito dove c’è un grande piazzale per la sosta. Biglietto ingresso: 700 leke.
E’ una penisola sul mare, a pochi km. dalla Grecia, molto verde e abbiamo passato tre piacevoli ore girando sotto gli alberi e godendo gli scavi che sono iniziati negli anni ’30 da un archeologo romagnolo. I resti rappresentano un insieme di civiltà: la illirica, la greca e la romana. Suggestive e imponenti le mura, la porta del leone che attacca il toro e l’anfiteatro. E’ un bel sito. Mi hanno fatto ridere alcune lapidi di statisti poste appena dentro al sito, davanti alla torre romana. Ci sono i nomi, tra l’altro, di Nano, Oxa e Berluskoni, si con la kappa e indicate le visite del luogo. Poiché la cosa era curiosa le ho fotografate e un locale mi ha detto: ‘fotografa, fotografa: sono tutti mafiosi…’
Dopo la caduta del regime comunista nel 1992 il nuovo governo democratico progettò di sviluppare turisticamente il sito di Butrinto, e lo stesso anno esso divenne parte dell’elenco dei Patrimoni dell'umanità dell’UNESCO. Nel 1997, a causa di una grande crisi politica e finanziaria, l’UNESCO inserì Butrinto nella lista dei siti in pericolo, a causa di furti di reperti, mancanza di protezione e problemi manageriali ed economici. Nel 2000 il governo albanese istituì il Parco Nazionale di Butrinto, e grazie all’aiuto del governo albanese e di enti internazionali il sito venne cancellato dalla lista dei Patrimoni dell’umanità in pericolo nel 2005, anno in cui anche il Parco Nazionale entrò a far parte dell’elenco dei Patrimoni dell’umanità.
Si riparte verso Girocastro. Si lascia il mare e la strada è più larga anche se il percorso è in collina e se si trova un camion davanti si è subito in coda.
Per strada ci si ferma alla sorgente dello STIGE vicino a MESOPOTAM per vedere la sorgente carsica detta "occhio blu" perché sgorga dal letto di un torrente e nell'uscire da grande profondità, in superficie forma un enorme occhio blu. Ha una portata di 6 m³/s che ne fanno la sorgente più ricca del paese. Accesso a pagamento, ma l’importo è esiguo e ne vale la pena. Lo Stige è uno dei cinque fiumi presenti negli Inferi secondo la mitologia greca e romana Le sue acque avevano anche il potere di dare l'immortalità: secondo il mito, infatti, è qui che Teti immerse il figlio neonato Achille per renderlo pari agli dei, tenendolo però per il tallone che non fu quindi toccato dall'acqua, rendendolo vulnerabile. Il posto è molto bello, sotto i platani secolari, c’è una potenza d’acqua straordinaria. C’è molta gente che qui viene a fare i pic nic.
Si arriva a GIROCASTRO o Argirocastro in serata e si trova parcheggio proprio in piazza. Siamo alti, in collina perché Argirocastro venne costruita su una collinetta di circa 300 metri che domina una vallata lussureggiante fra i monti Mali i Gjerë (la montagna grande) e il fiume Drinos. La città vecchia è inclusa tra i Patrimoni dell'umanità come raro esempio di ben conservata città ottomana costruita da coltivatori di alto rango.
Argirocastro è una delle più antiche città albanesi; il suo nome significa Fortezza Argentata e la città mostra nettamente l'incontro delle culture greche, romana, etrusca e albanese.
Dopo un giro per la visione di massima, andiamo a cena e si spende 5 euro a testa… Si beve birra perché il loro vino non è di nostro gusto: o è resinato o molto aspro.
A dormire… per fortuna la sera è sempre fresca.
Km. 2064

Mercoledì 13.8.2008
Al mattino ci mandano via dalla piazza, ma a breve distanza, lungo la strada, troviamo parcheggio. Nella parte vecchia della città le case hanno la caratteristica dei tetti di lastre di pietra grigia, che dall'alto conferiscono alle dimore d'epoca un tono di coerenza stilistica e pavimentazione stradale a righe di marmo bianco e rosse o grigie. Si passeggia nelle vie del centro, si visita la possente fortezza (200 leke) che dall'alto domina la città, il museo delle armi (200 leke) sicuramente da vedere, le celle perché è stata prigione sino a 10 anni fa, sulla terrazza un aereo F86 americano da addestramento, partito da base italiana e preso dagli albanesi dopo un atterraggio di fortuna nel 1957.
Questa città ha dato i natali a Enver Hoxha, leader discusso della rinascita albanese del dopoguerra. Argirocastro ebbe seri problemi economici con la fine della dittatura comunista nel 1991. La città divenne il centro della ribellione contro il governo di Sali Berisha e vennero inscenate violente manifestazioni di protesta che condussero alle dimissioni del governo. Il 16 dicembre 1997 la casa-museo di Enver Hoxha venne fatta saltare in aria da parte di ignoti, presumibilmente militanti anti-comunisti.
Da Girocastro il primo tratto di strada è stupendo (stanno lavorando moltissimo per rifare le strade nazionali), poi naturalmente si restringe, ma è sempre abbastanza larga anche se con buchi.
Ci si ferma un attimo a TEPALENE, ma non merita. La nostra meta è APOLLONIA dove arriviamo nel pomeriggio e parcheggiamo a due passi dal sito archeologico sotto due olivi centenari. A 10 km. si vede il mare che luccica. Il posto è molto bello. Il sito è stato scavato solo al 10%. Era città importante perché aveva il potere di coniare moneta propria. Per l'appoggio dato a Cesare contro Pompeo nella guerra civile del 49 a.C. fu proclamata da Augusto "città libera e intoccabile" e potè mantenere una certa autonomia all'interno dell'impero romano. Per l'importanza culturale che rivestì, venne definita da Cicerone "magna urbs et gravis": vi fiorirono l'architettura, le arti e le scuole di retorica e filosofia, frequentate anche dall'aristocrazia romana.
Nel cortile dove c'è il museo c’e la chiesa bizantina di S. Maria ed una serie di reperti disseminati tutti intorno alle mura. La zona archeologica non è ben segnalata ed è distribuita per tutta la collina, per cui la nostra visita si limita ad una parte degli scavi.
Benché molto del sito archeologico non sia stato ancora scavato ai giorni nostri, è noto che molti degli oggetti trovati sono stati trafugati subito dopo il periodo di anarchia che è seguita alla dittatura nel 1990.
I guardiani all’esterno giocano a domino sotto gli alberi. Ci giriamo un po’ attorno e si vedono tra l’erba alta ed i cespugli mura e reperti affioranti ancora da scoprire. Entro in un piccolo cimitero che è stato vandalizzato e su qualche tomba ci sono piccoli foglietti con messaggi e piccole confezioni di dolci e caramelle: fa tenerezza.
Cena sotto gli olivi, tramonto rosso con vista del mare all’orizzonte. Notte calma. Il caldo, che ci ha rincorso tutto il giorno, scompare pian piano perché alla sera c’è sempre una bella brezza.
Km. 2190

Giovedì 14.8.2008
TIRANA la raggiungiamo per l’ora di pranzo dopo una strada senza problemi, lasciando DURAZZO che è tutta ‘cementata’. Facciamo fatica a trovare parcheggio. Passando davanti alla piazza principale ci troviamo strade larghe, alberate, palazzi recenti colorati (per differenziarli dall’anonimato). La piazza è un insieme di palazzi ‘900, palazzi stile littorio, un alto minareto: secondo me una schifezza. Ma non vorrei che gli albanesi si offendessero perché loro ne sono orgogliosi.
Andiamo a pranzo in un ristorante sotto gli alberi perché fa veramente caldo, ma è umido e siamo tutti attaccaticci. Dopo aver pranzato abbiamo deciso: si riparte. Non ci va di fermarci, qui non mi attira nulla. Andiamo a nord verso Scutari. L’unica cosa che mi è piaciuta, di quello che è visto, sono i condomini dipinti di mille colori. Qualcuno ha scritto ‘Nel suo centro, Tirana, la tensione tra il passato monocolore e il presente caleidoscopico assume forme fantascientifiche’.
Arriviamo a SCUTARI a metà pomeriggio e qui, per la prima volta, veniamo letteralmente assaliti da un gruppo di ragazzini che ci assalgono, chiedendo qualche soldo e cercando di attaccarsi al predellino, mettendo le mani dentro i finestrini. Siamo infastiditi e cerchiamo un posto dove parcheggiare sicuri per la notte, ma senza successo. Abbiamo girato per km. e infine abbiamo puntato verso il mare.
All’imbrunire siamo arrivati in un buco di c… di paese, nato senza criteri e alcun piano regolatore, senza strade, cementato. Alla fine abbiamo parcheggiato e dormito dietro un ristorante dove abbiamo cenato.
Km. 2460

Venerdì 15.8.2008
Abbiamo dunque deciso di lasciare l’Albania e facciamo la dogana bassa di MURIGAN. Tutti ci avevano detto che la strada era indecente, invece è stato perfetto: siamo passati alle 9 del mattino senza problemi. Poco prima ci eravamo fermati in un bar per spendere gli ultimi leke (e non erano pochi). Abbiamo comperato olio (8 euro), cognac (non vale la pena) e birre.
Al confine, poiché abbiamo utilizzato le splendide strade dell’Albania ci hanno fatto pagare euro 17, mentre il Montenegro ne ha chiesti 30 euro in entrata.
Per l’ora di pranzo siamo arrivati al nostro campeggio a SVETI STEFAN. Dico nostro perché ci eravamo già stati nel 1997 e ci era rimasto nel cuore: sotto gli olivi, con le galline che girano, cani e gatti, senza pretese ma con una vista straordinaria. Bisogna scendere per la mulattiera e si arriva al mare, dove un bar organizzato con i lettini per il sole ti offre un mare cristallino da sogno e una vista della penisola di Sveti attraverso una galleria nella roccia sul mare. Relax per tutto il giorno.

Sabato 16.8.2008
Oggi fermi col camper. Io e Silvano prendiamo la moto. Prima siamo andati a PETROVAC, bella cittadina dove si potrebbe anche parcheggiare in riva al mare, sotto gli alberi, ma a pagamento. Bella la passeggiata in riva al mare. Poi siamo andati a Sveti Stefan la “Saint-Tropez dei Balcani”. Noi non abbiamo pagato l’entrata alla penisola, ma lì il parcheggio per le auto è di 12 euro. E poi scopriamo che la città-albergo di lusso, un tempo residenza estiva dei capoccia del partito, poi trasformata in villaggio vacanze, mantenendo all’interno l’antico convento e tre chiesette, era chiuso per ristrutturazione. Peccato, perché neppure l’altra volta lo avevo visitato.
Pranzo in campeggio, riposo e poi nuovamente in moto. Ci incuriosiva una serie di villette in fase di costruzione su un picco a circa m. 500 di altezza. Ci siamo arrivati facilmente su una strada stretta ma asfaltata. Da lassù si gode un panorama mozzafiato: da Petrovac a Budva e ad ogni sperone c’è una chiesetta bianca (chiusa). Anche il piccolo cimitero con le lapidi serigrafate è carino e mostra figure di anziani incartapecoriti. Cena sempre in camper con risotto al tartufo.

Domenica 17.8.2008
Oggi abbiamo deciso di spostarci a BUDVA, ma verso sera. La raggiungiamo al mattino in moto per verificare anticipatamente i posti dove parcheggiare. La città è piena di vita, ma lo sarà di più la notte con i bar ed i dance all’aperto. Ci sono molti parcheggi a pagamento. Ne troviamo uno, in particolare, vicino alla passeggiata del mare sotto gli alberi. Torniamo per il pranzo a Sveti.
Ripartiamo col camper alle 17 e a Budva cerchiamo di sistemarci nel parcheggio prescelto, invece non ci fanno entrare: il camper rappresenta troppo volume. Ci spostiamo, ma stavolta siamo troppo vicini alla parte rumorosa notturna della città secondo me, ma intanto restiamo lì. Andiamo nella vecchia città cinta dalle mura di difesa: è un vero gioiello urbanistico ed architettonico ed ha conservato il suo aspetto medievale, nonostante i frequenti assedi e terremoti. Le strette e tortuose vie, le piazzette, le chiese e le fortezze offrono un ambiente suggestivo. Sembra un paese veneziano come ce ne sono tanti in Istria e su tutta la costa croata.
Sul porto sono attraccati una decina di panfili inglesi, anche con tre ponti e le gradinate… esagerati! Poi a cena in ristorante a base di pesce: 80 euro in 4. Bene.
Il clou è la passeggiata serale per vedere le cubiste. Ci sono sei locali aperti lungo il mare con musica a 100.000 decibel, ragazze mezze nude, oliate, che ballano e ragazzi che attirano i passanti invitandoli al bar con la mira delle ragazze.
Facciamo due giri perché la cosa è veramente particolare e inusuale per noi. Anche in precedenza avevamo accertato che il Montenegro è un paese per giovani, giovani che si divertono ovunque. Le ragazze qui sembrano tutte modelle: bellissime e alte 1.80: mai vista tanta concentrazione di bellezze. Alle 23.30 a letto: il tum tum va avanti sino all’una, ma si dorme.
Km. 2600

Lunedì 18.8.2008
Partenza da Budva con il pagamento di 14,5 euro dopo 15 ore (0,7 di giorno e 1,2 di notte!) costa più del campeggio. Direzione TIVAT. Abbiamo intenzione di passare con il traghetto le BOCCHE DI CATTARO per non fare tutto il giro: si risparmiano 44 km. Si aspettano 10’ e con 8,5 euro si fa il passaggio.
Abbiamo fatto invece un’ora di fila per entrare in Croazia perché devono passare allo scanner tutti i passaporti. Alle 12.30 siamo arrivati a CAVTAT, la Vecchia Ragusa,in una bella insenatura con vegetazione lussureggiante di palme e pini. E’ un paesino di 2000 abitanti, a pochi km. da Dubrovnik, ricca di monumenti, palazzi antichi e ville su stradine ripide che portano al mare e buganville. Ancorati nel porto panfili a due alberi e tre ponti tutti inglesi. Avevamo deciso di mangiare in camper (eravamo parcheggiati sul porticciolo in un bel parcheggio a pagamento), invece siamo rimasti in centro a mangiare in riva un toast a guardare i ricchi inglesi e i marinai che lucidano lo scafo. E’ un paese che merita di essere visto.
Nel pomeriggio, dopo una breve sosta, abbiamo ripreso la strada, e guardando DUBROVNIK dalla strada alta, abbiamo continuato sino alla piana della Neretva tutta verde con bancherelle per la vendita della frutta e verdura. Si prosegue senza trovare il camping giusto. Alla fine siamo tornati al Camping Dole a ZIVOGOSCE. Il posto ci è già noto perché avevamo già soggiornato altre due volte. Miracolosamente troviamo due posti riva mare, in alto sotto i pini: meglio di così non si poteva trovare. Pasta al tonno con antipasto di ostriche acquistate al mattino all’imbocco delle Bocche di Cattaro. Soddisfatti.

Martedì 19.8.2008
Oggi è il compleanno di zia Giulietta: 96 anni! Non vorrei mai arrivare a questa età nella sua condizione di persona ancora molto presente ma bloccata a letto e dipendere completamente dagli altri…
Relax completo in riva al mare con un panorama da cartolina. Io non faccio mai il bagno, ma è un peccato perché ti viene da bere l’acqua cristallina. La spiaggia è di sassi e di fronte c’è l’isola di Kvar. Avevamo pensato di visitarla per godere della famosa spiaggia di sabbia di Bol lunga 500 metri, ma abbiamo già avuto abbastanza strada indecente e ci basta.
Km. 2827

Mercoledì 20.8.2008
Avevamo già deciso di ripartire sul tardi ma stamani Silvano non sta bene: senso di vomito, è sottosopra, chissà perché (le ostriche´).
Ripartiamo a mezzogiorno: il Dole è carissimo. Per una notte, 1 camper e due persone 237 kune, pari a 33 euro. Ci fermiamo per pranzo vicino a Makarska a VEPRIC: riso lesso per tutti. Poi scopriamo che è una piccola Lourdes con grotta, acqua benedetta, messa all’aperto, ex voto e decine di confessionali. Ci sono in visita anche due corriere di pugliesi che stanno facendo il giro di molti luoghi sacri e ci segnalano dove andare in Italia e all’estero.
Nel tardo pomeriggio siamo arrivati a SEBENICO. Parcheggio nel porto, come in precedenza, ma ora è a pagamento. Come andare in campeggio: 20 kune all’ora! Lasciamo Silvano in camper e andiamo in centro a fare quattro passi. E’ l’ora più bella dell’imbrunire. Sebenico, quasi nel mezzo della costa croata, è in una pittoresca baia alla foce del fiume Krka. E’ un dedalo di strette calli: da visitare innanzitutto la Piazza dei Signori, in stile veneto. Il monumento principale però è la maestosa Cattedrale di S. Giacomo, l’esempio architettonico rinascimentale più bello di tutta la Dalmazia, con i fregi esterni rappresentanti 71 teste di uomini, donne e bambini: è stupenda! (patrimonio dell’Unesco). Giriamo per le stradine con archi e portoni cinquecenteschi: si potrebbe girare un film medioevale.
Torniamo in camper, anche Bruno non sta bene.
Km.2993

Giovedì 21.8.2008
Il parcheggio ci è costato 280 kune: esagerati!
Ripartiti e dopo la Krka abbiamo girato a destra, lasciando il mare e tagliando la penisola di Zara. La strada, dritta e pressoché deserta, l’avevamo già fatta: direzione Benkovac, ma poi si gira verso Smilcic. La parte di strada che va verso Islam Latinski l’avevamo fatta ad aprile 2007: molte case bombardate sulla strada sono ancora lì. Una lapide ricorda i ragazzi morti nel 1993 e nati tra il 1960 e 1973. Quello è il bivio che porta ad una chiesetta che avevamo fotografato con il campanile ed il tetto devastati. Ricordo che all’interno c’era un’immagine di un santo dipinto su una lastra che era servita da tirassegno. La chiesa, sono contenta, è stata completamente ristrutturata, ma era chiusa.
Continuiamo e riprendiamo la strada principale che corre parallela all’isola di Pag. A pensarla prima potevamo percorrerla tutta e poi prendere un traghetto per tornare sulla terra ferma.
Intorno alle 17, poco dopo Senj, ci fermiamo in un campeggio con bella insenatura: pieno di camper italiani! Cena al ristorantino del campeggio: pesce ai ferri che ci hanno fatto pagare ben 796 kune. Si vede che ci stiamo avvicinando all’Italia.
Km.3227

Venerdì 22.8.2008
Si riparte quasi a mezzogiorno dopo aver lavato le tende del camper. Era ormai una storia metropolitana: io non lavo mai le tende, cambio prima il camper… Ha solo 4 anni, almeno ancora un anno e poi troveremo un camper con diverse altre comodità: siamo sempre più esigenti! Il campeggio costa 19 euro.
Si va verso casa nell’incertezza se stare fuori un’altra notte. Siamo così vicini a casa che corri, corri e alla fine alle 18.15 siamo arrivati a Pordenone.
Totale km. 3.473
Alla prossima...La scelta un po' insolita di visitare una terra spesso travisata viene ripagata da tante bellezze, storiche e naturali

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