La Cina tra passato e futuro - Parte prima

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La Cina tra passato e futuro - Parte prima

Pochi Paesi stranieri incuriosiscono oggi quanto la Cina, ancora per molti versi misteriosa anche se già da qualche anno la linguetta "Made in China" fa capolino da manufatti, macchinari, abiti, gadgets, borse, scarpe, abbigliamento sportivo delle più note multinazionali europee e americane in vendita nei nostri negozi, e le comunità cinesi con i loro bottegoni stanno prendendo sempre più campo in quasi tutte le città italiane.
Proprio perché sono consapevole che il mio viaggio in Cina mi ha fatto compiere solo pochi passi verso la comprensione delle mille sfaccettature di quel Paese, ho lungamente tentennato prima di intraprendere la stesura del resoconto. Le motivazioni sono molteplici:
1. il viaggio organizzato per coloro che, come noi, hanno l'abitudine di muoversi in autonomia, immancabilmente non può offrire un quadro esauriente e "non turistico" del Paese che si visita;
2. la Cina è sterminata (quasi 32 volte l'Italia) e popolatissima (circa 1.300.000.000 abitanti), in un'infinità di differenti tipologie territoriali, climatiche, economiche, religiose ed etniche, spesso talmente periferiche da renderne difficile il controllo, se non addirittura la conoscenza, dallo stesso governo centrale. Di conseguenza un viaggio organizzato di 19 giorni, che verte sulla parte orientale del Paese - storicamente quella che ne è sempre stata il traino - può solo costituire una presa di contatto con le evidenze più note, una prima visita eventualmente preparatoria ad altre;
3. la Cina sta vivendo un momento di rinnovamento strutturale, ambientale, sociale, urbanistico, economico dai ritmi vertiginosi, i termini del quale possono essere percepiti da noi occidentali in misura solo parziale, con il sempre presente rischio di travisamenti.
Lo avete capito, la mia è una sorta di "difesa" anticipata, già sapendo che descriverò non "la" Cina ma "una mia" Cina. Né sarei in grado di fare diversamente. Questo mi ha anche indotto a differenziare nettamente le tre parti in cui il mio resoconto sarà suddiviso: mentre la seconda e la terza avranno il consueto schema del diario, con la sequenza dei luoghi di visita e la descrizione delle rispettive peculiarità, in questa prima proverò a parlare soprattutto delle sensazioni che ho tratto riguardo i Cinesi, del modo in cui si rapportano al loro Paese, in cui vivono l'attuale fase di passaggio, in cui si confrontano con i sempre più numerosi visitatori occidentali, del conflitto tra i legami con la tradizione e la proiezione verso il futuro.
Oltre a ciò che ho osservato in prima persona, ho anche cercato di fare tesoro di quanto spiegatoci dalle nove guide locali che di volta in volta hanno affiancato nelle varie città l'accompagnatrice italiana; più che la, peraltro scontata e a volte trita, parte "ufficiale", mi sono sforzato di captare tra le righe frammenti di informazioni sulla vita quotidiana dei Cinesi per comporre un quadro meno superficiale della "facciata turistica" nella quale - in un Paese in cui la centralità dello Stato è ancora forte - è difficile aprirsi dei varchi.
Una precisazione. Anche la scelta delle immagini a corredo ricalca il "taglio" che ho voluto dare a questa prima parte. Vedrete gente, gente e ancora gente. Primi piani meravigliosi, soprattutto di bambini e vecchi. Uomini e donne nelle occupazioni abituali. Mercati e mercanti. Persone di volta in volta pensose o allegre, schive o cordiali, indifferenti o curiose. E anche tanti Cinesi turisti, meravigliati quanto noi stranieri dalle bellezze di un Paese che, benché sia il loro, solo da pochi anni stanno cominciando a scoprire grazie a un certo crescente benessere e alla conquistata libertà di movimento.

LA SCELTA DEL VIAGGIO
Come ho detto, questo è il resoconto di un viaggio organizzato, cosa inconsueta per me e per gli amici con cui da anni facciamo gruppo in giro per il mondo.
Abbiamo optato per questa soluzione un po' per difficoltà oggettive (prima fra tutte la lingua, parlata e scritta), un po' perché le eminenze da visitare in un primo viaggio corrispondono comunque a quelle che compongono i programmi proposti dai Tour Operator: a parità di giorni disponibili, la realizzazione di un itinerario analogo in autonomia, acquistando solo il volo e organizzandosi sul posto, si scontra con ostacoli superiori a quanto accaduto in nostri precedenti viaggi extraeuropei.
Parlare di "scelta del viaggio" per la Cina è relativo: confrontando i cataloghi dei Tour Operators specializzati, si nota immediatamente che tra l'uno e l'altro le differenze sono lievissime, cosa di cui si ha conferma in loco imbattendosi giorno dopo giorno in altri gruppi, italiani e stranieri, con i quali si percorrono itinerari coincidenti.
Insomma, un po' ciò che accade per i grupponi giapponesi del tipo "Roma-Venezia-Firenze-Capri in sette giorni"…
A fronte di innegabili comodità (l'assistenza dal primo all'ultimo minuto di permanenza, tutti i trasporti in aereo o treno già fissati, il facchinaggio dei bagagli, gli spostamenti su confortevoli autopullman, alberghi di livello elevato, ecc.), non possono essere taciute le limitazioni di un viaggio scandito da ritmi di visita prefissati intervallati da spezzoni di tempo libero che si rivela sempre risicato lasciando l'amaro in bocca per le mille cose che si intravvedono e non si possono approfondire.
Ma la nota veramente seccante è che i mancati approfondimenti dipendono in buona misura dalle ripetute soste nei vari laboratori, manifatture, esposizioni, empori di giada, oreficeria, ricami, seta, perle, tè, lacca, ceramica, ecc. Se in miei precedenti viaggi di gruppo la cosa fu tutto sommato accettabile (tappeti in Turchia, papiro e alabastro in Egitto), in Cina l'impatto è pesante. In ciascuna delle nove località visitate abbiamo avuto una diversa guida locale, ognuna delle quali ha la propria convenzione (in qualche caso anche due) con relativo tornaconto monetario: ho valutato che l'incidenza totale è stata di non meno di una giornata e mezza, non poco in rapporto a una permanenza effettiva di 17 giorni.
Ho intuito che si tratta di un meccanismo rigido nel rapporto tra il Tour Operator occidentale (tutti, non solo il nostro che nemmeno cito) e l'agenzia cinese di riferimento: in pratica quest'ultima inserisce tale non dichiarato "pedaggio" nel pacchetto di servizi, che il T.O. stesso non può che subire.
Anche se una parte dei turisti mostrano di gradire in nome di una male intesa "sicurezza nell'acquisto", è una situazione fastidiosa e credo che le agenzie cinesi, nell'ottica di un miglioramento dell'offerta turistica di un Paese proiettato nel futuro, dovrebbero moderare la portata del fenomeno; e non guasterebbe una sensibilizzazione in tal senso pure dagli operatori italiani. Del resto anche da parte di questi ultimi l'informazione alla clientela lascia a desiderare, dato che nei cataloghi sono riportati generici accenni riguardo le "soste per shopping" che non sono certo un modello di chiarezza: insomma, se mi propinano undici soste ho il diritto di saperlo quando sottoscrivo il pacchetto di viaggio!
Da parte nostra, ci siamo astenuti dagli acquisti in questo tipo di strutture e consiglio caldamente di fare altrettanto. I prezzi, a fronte di una presunta garanzia di qualità, sono più elevati (ed è ovvio, c'è compresa la percentuale per l'agenzia e la guida locali), non trattabili e pericolosamente in via di adeguamento ai parametri occidentali: basta un'occhiata a mercati, botteghe e bancarelle per rendersene immediatamente conto.
Ma soprattutto, è tempo sottratto al programma di visita.

PROVIAMO A CAPIRE QUALCOSA SUI CINESI?
La considerazione che viene spontanea già durante il trasferimento in autopullman dall'aeroporto di Pechino al centro cittadino nel vedere un'immensa massa umana in movimento è: "Ma quanti sono questi Cinesi!?".
Però diciamolo subito, non c'è da aspettarsi la conferma degli stereotipi della Cina che ciascuno di noi ha in mente. Mi capiterà di ripeterlo più volte, oggi si parte per la Cina immaginando di vedere delle cose e si finisce per vederne altre che non ci si aspetta.
Emblematicamente, si può individuare la "ufficializzazione" della svolta verso uno stile di vita sempre più capitalistico in una famosa affermazione del leader Deng Xiaoping del 1990: "Non importa che il gatto sia bianco o nero, ciò che conta è che acchiappi i topi" e poi "Arricchirsi non è disonorevole".
Una riprova dei continui mutamenti, oltre quella visiva, ci viene anche dalla nostra tour leader Pierangela (colgo l'occasione per mandarle un caro saluto): da quando accompagnò il primo gruppo all'inizio degli anni Novanta, ad ogni nuova visita ha visto continui cambiamenti, dagli eserciti di biciclette cavalcati da persone vestite tutte uguali ai primi motorini, poi alle moto, alla progressiva occidentalizzazione degli abiti, agli sventramenti delle città, alle sopraelevate a più livelli, fino alla miriade di automobili (quelle di importazione gradualmente affiancate da quelle nazionali) che hanno ormai relegato le due ruote e i carretti carichi all'inverosimile nelle corsie dedicate.
Il tutto condito dal sorgere in breve tempo di edifici stratosferici, dei centri commerciali ormai globalizzati sia nei marchi che nei prezzi, dall'affermarsi delle mode e degli stili di vita stranieri, compresi i fast-food, i telefonini, i capelli tinti, i PC e quant'altro.
La parte storico-artistico-monumentale, in conseguenza delle distruzioni scriteriate operate durante la Rivoluzione Culturale di Zhou Enlai e poi di Mao Zedong, è ormai rimasta un settore minoritario delle grandi città, perlopiù un nucleo antico assediato dalle muraglie di grattacieli.
Una marea di gente, ho detto. In più, la parte iniziale del nostro soggiorno ha coinciso con la settimana dal 1° al 7 maggio, considerata festiva e durante la quale i Cinesi si muovono alla volta delle attrazioni più celebrate del Paese. Oltre alle folle oceaniche, nei luoghi più visitati - quali la Città Proibita, la Piazza Tienanmen, la Grande Muraglia - la caratteristica che più salta agli occhi è l'allegria: gente che si guarda attorno meravigliata, che si aggrega, che si fotografa, che sorride e cerca il contatto con gli stranieri. Credo che stia accadendo qualcosa di simile al nostro secondo dopoguerra, quando ci si rendeva conto che i tempi duri erano alle spalle e si intuiva l'imminente benessere.
Proprio riguardo al contatto con la gente, riprendo in buona parte quanto già osservato nella parte introduttiva del mio diario di viaggio in Viet Nam del 2003. Quando il rapporto presuppone un qualunque tipo di transazione commerciale, inevitabilmente l'aspetto umano passa in secondo piano; ma nella quotidianità di strade e piazze, dei mercati di quartiere, dei giardini pubblici, dei luoghi d'aggregazione, basta un sorriso (ed il tramite sono spesso i bambini o gli anziani) per trovare un punto d'incontro. In altre parole, è la reciproca curiosità ad ovviare all'impossibile dialogo parlato o scritto. E sono i momenti più belli ed autentici del viaggio.
Il rinnovamento della Cina passa anche attraverso il mutare di certe abitudini, per lo più in meglio. Da amici che vi erano stati qualche anno fa, ad esempio, ero stato messo all'erta sul fatto che la gente ignorasse le code spintonando ovunque e sputasse in continuazione, per la strada ma anche nei locali e nei mezzi pubblici. Devo dire invece che la "cultura" della coda sta - se pure lentamente - cominciando a diffondersi e che, grazie alle martellanti campagne governative sui pericoli della SARS, sta diminuendo drasticamente il vizio di sputare.
Riguardo ai prezzi, la trattativa è d'obbligo dovunque, con l'eccezione dei grandi magazzini, delle gallerie commerciali degli alberghi internazionali e dei citati luoghi di sosta per shopping (ma non è detto, provarci sempre, male che vada dicono di no…). Il turista è visto ovviamente come fonte di facile guadagno, quindi il venditore parte da un prezzo elevato, talvolta esorbitante. A titolo di esempio, mi è capitato di sentirmi chiedere 80 yuan per una serie di cartoline ed acquistarle infine per 15, oppure concludere a 100 yuan per una coppia di vecchie pipe per le quali me ne erano stati chiesti 450. L'equivalenza al momento del viaggio è di circa 10 yuan/renminbi per 1 euro. La trattativa si svolge per lo più scrivendo le cifre su un foglio o digitandole su una calcolatrice tascabile.
Della Cina impressiona anche la forza-lavoro, che fa prevedere per il prossimo futuro un'esplosione dell'economia nazionale con la quale il resto del Mondo dovrà fare immancabilmente i conti. Il personale, sia maschile che femminile, è dovunque sovrabbondante, nei ristoranti, nei negozi, negli alberghi, nei servizi, negli onnipresenti cantieri edili, nel controllo del traffico, nella nettezza urbana, ai caselli autostradali, con forte prevalenza di giovani e giovanissimi.
"Ma come se la passa il Cinese medio?" è la domanda che più delle altre mi è stata rivolta al mio ritorno. Muovendoci in prevalenza nelle aree frequentate dal turismo, ho potuto mettere insieme notizie frammentarie, ma anche alcuni dati statistici abbastanza precisi.
Lo stipendio mensile di un lavoratore dipendente può oscillare tra i 700 e i 1000 yuan, vale a dire tra i 70 e i 100 euro. 700 yuan è anche i limite al di sotto del quale non viene applicata tassazione, che è invece progressiva per gli introiti via via superiori delle qualifiche più elevate.
Ma un sistema fiscale capillare ed efficiente, per una popolazione così numerosa distribuita in un territorio immenso, è praticamente irrealizzabile da parte di un governo centrale, cosicché il lavoro nero è la norma. Sotto questo aspetto, vivono in un certo agio - per via degli extra - tutti coloro che lavorano nell'ambito e nell'indotto del turismo, ad esempio camerieri di hotel e ristoranti, autisti, guide: queste ultime, sommando le mance e le percentuali dai famigerati "shopping points", possono facilmente raddoppiare o triplicare lo stipendio. Come può lo Stato accertare queste posizioni? Non può, o meglio lo può sporadicamente solo tramite voci, passaparola, delazioni, controlli casuali. C'è al proposito uno scherzoso motto di saggezza cinese che dice: "Non vuoi pagare le tasse? Tieni la bocca chiusa!".
Non esiste un sistema pensionistico né una forma di liquidazione, quindi sta al singolo lavoratore preoccuparsi di accantonare risparmi per la vecchiaia; e si torna così al discorso del lavoro nero, senza il quale è difficile assicurarsi un futuro dignitoso per sé e per la propria famiglia.
E la legge che impone un solo figlio ad ogni coppia? Esiste, ma sono possibili deroghe, purché si dimostri di possedere i mezzi di sostentamento: naturalmente la dimostrazione presuppone di dichiarare il reddito effettivo, con conseguente imposizione fiscale.
Riguardo al servizio sanitario, ciascuno può scegliere liberamente se curarsi con la medicina cinese tradizionale o con quella moderna. In entrambi i casi l'assistenza è fondata sulla concessione da parte dello Stato ai lavoratori in busta paga di "buoni" per prestazioni mediche: questi non hanno scadenza, se non sono utilizzati nel mese o nell'anno di competenza possono essere cumulati per il futuro e alla morte di una persona quelli non impiegati passano agli eredi.
Per quanto concerne le case, ai tempi della Rivoluzione Culturale furono attuati piani per fornire un'abitazione al maggior numero possibile delle famiglie cinesi, affittate tramite piccola trattenuta sullo stipendio. Ne sono testimonianza nelle periferie lunghe sequenze di "casermoni" popolari, in certi casi le loro rovine che hanno lasciato il posto a una successiva analoga edificazione, a sua volta in via di sostituzione da nuovi palazzoni. Lo scenario caratteristico è quello di immense facciate grigie che sono tutto un brulicare di finestre, microscopici poggioli stipati all'inverosimile (sono in realtà "prolungamenti" di appartamenti mediamente molto piccoli, 35/40 mq) dai quali sporgono le stanghe su cui stendere il bucato e un'infinità di condizionatori collegati con impianti elettrici a vista da far accapponare la pelle.
Si differenziano i grandi centri cittadini, con case più a misura d'uomo e, comprensibilmente, più care, unitamente ai negozi, ai grattacieli degli uffici, agli edifici istituzionali, ai grandi alberghi.
Oggi la quotazione media di un'abitazione oscilla tra i 200 e i 300 euro al metro quadrato, cifra che a noi fa sorridere ma difficilmente accessibile da un lavoratore cinese senza ricorso ai già citati introiti da lavoro nero e a lunghissimi mutui. Ovviamente i prezzi crescono in proporzione al pregio della zona.
Ed ora qualche notizia sui mezzi di locomozione. Come già detto, nei centri urbani è calato notevolmente il numero delle biciclette, un tempo vera e propria icona della Cina, anche se le strade cittadine comprendono una corsia per le due ruote e dovunque sono presenti i parcheggi dedicati. Molto diffusi i cicli a motore, spesso con un cassone posteriore adibito a trasportare ogni genere di mercanzia. Il traffico è ormai dominio delle automobili: quelle in possesso di privati sono contraddistinte da una targa di colore differente e sono pochissime rispetto alla stragrande maggioranza, che appartengono alle amministrazioni dello Stato, ad enti pubblici o ad aziende, nazionali o estere.
La continua crescita del numero di autoveicoli, favorita anche dalla produzione di macchine nazionali dal costo di 3000/4000 euro, sta diventando un serio problema per il traffico e per l'inquinamento, solo in parte risolto dalle sopraelevate su tre/quattro livelli che caratterizzano le metropoli. Tra le soluzioni, in alcune città vengono assegnate le targhe (vendute indipendentemente dal veicolo) mettendole all'asta in quantitativo contingentato, ad esempio a Shanghai in numero di 5000 al mese: non di rado una targa raggiunge un prezzo equivalente a quello dell'auto!
L'osservanza del codice della strada (ammesso che esista) è un puro eufemismo: prevale chi fa la voce più grossa, cioè chi ha un mezzo più grande e/o più abilità a intrufolarsi negli spazi, sorpassando indifferentemente a destra o a sinistra. Gli attraversamenti pedonali con semaforo sono invece abbastanza rispettati, anche per la forte presenza di agenti del traffico. Per le contravvenzioni alle norme di circolazione, è in vigore un meccanismo analogo a quello della nostra patente a punti.

QUALCHE NOTIZIA UTILE
Lingua
Il cinese cosiddetto "classico" è il Cantonese, caratterizzato da una infinità di ideogrammi. Negli anni Cinquanta fu creato "a tavolino" il Mandarino, più agile grazie a una quantità ridotta di segni. Ad eccezione dei grandi alberghi, ristoranti, grandi magazzini, negozi con clientela internazionale, non contate sul fatto che qualcuno comprenda l'inglese. Si valuta che l'italiano sia conosciuto da circa 400 cinesi, presumibilmente tutte guide turistiche.
Riguardo le indicazioni stradali, gradualmente si sta affiancando al nome in cinese quello in caratteri latini.
Elettricità
La tensione è 220V a 50Hz. Nella stessa camera d'albergo possono essere presenti prese a passo diverso, ma con un adattatore internazionale si trova comunque la soluzione giusta.
Posta
I francobolli si acquistano negli uffici postali, ma trovarli e poi riuscire a far capire le proprie esigenze può essere lungo e laborioso. Meglio acquistarli in hotel insieme con le cartoline, anche se il prezzo è leggermente maggiorato (5 yuan l'uno anziché 4,50); la reception provvede anche alla spedizione.
Telefonate
Non conviene acquistare carte telefoniche, vista la varietà di tipi sul mercato, non sempre adatte alle comunicazioni internazionali. E' molto più economico chiamare dalla camera dell'albergo. Con i cellulari si può chiamare e ricevere con facilità.
Internet
Nei grandi alberghi è sempre presente una postazione, ma le linee sono lente e il costo elevato, che può arrivare a due o tre euro ogni dieci minuti. Nei centri commerciali delle grandi città sono presenti a volte internet points gratuiti, con la limitazione di un quarto d'ora per ciascun utente.
Televisione
Tutte le camere d'albergo sono dotate di televisore collegato ad impianto satellitare, che riceve svariate decine di canali. La sola emittente occidentale captata è la CNN (ma non sempre) e solo in un'occasione (a Shanghai se ben ricordo) ci siamo imbattuti in RAI International, anche se poi "ci sono toccati" "La prova del cuoco" e un programma di Marzullo. Prevalgono i drammoni strappalacrime, i polpettoni in costume, la famigerate televendite, molto calcio europeo registrato, i divi locali della musica che scimmiottano quelli occidentali. Poco da stare allegri, insomma…Proviamo a conoscere il grande Paese asiatico attraverso la sua genteIl viaggio si è svolto dal 30 aprile al 19 maggio 2005 secondo il seguente itinerario:
30 aprile: partenza da Genova alle 15.05. Coincidenza a Monaco con il volo delle 17.25 per Pechino.
1° maggio: arrivo a Pechino alle 9.30 (+6 ore rispetto all'Italia). Inizio visita della città.
2 maggio: continuazione visita di Pechino.
3 maggio: dintorni di Pechino con le tombe Ming e la Grande Muraglia.
4 maggio: termine visita di Pechino. Nel pomeriggio volo nazionale per Nanchino.
5 maggio: visita di Nanchino. Nel pomeriggio trasferimento in treno a Suzhou.
6 maggio: visita di Suzhou e del villaggio di Tong Li.
7 maggio: termine visita di Suzhou. Nel pomeriggio trasferimento in treno a Hangzhou.
8 maggio: visita di Hangzhou
9 maggio: in mattinata trasferimento in treno a Shanghai. Inizio visita della città.
10 maggio: visita di Shanghai.
11 maggio: termine visita di Shanghai. Nel pomeriggio volo nazionale per Xi' An.
12 maggio: visita di Xi' An.
13 maggio: termine visita di Xi' An. Nel pomeriggio volo nazionale per Guilin.
14 maggio: visita di Guilin e dintorni.
15 maggio: termine visita di Guilin. Nel pomeriggio volo nazionale per Canton.
16 maggio: in mattinata visita di Canton. Nel pomeriggio trasferimento in catamarano a Hong Kong.
17 maggio: in mattinata visita di Hong Kong. Pomeriggio libero.
18 maggio: giornata libera a Hong Kong. Partenza per Monaco alle 23.10
19 maggio: arrivo a Monaco alle 5.35 (-6 ore rispetto alla Cina). Volo per Genova delle 10.45 con arrivo alle 12.15.

Il diario particolareggiato del viaggio con la descrizione dei luoghi di visita e tante altre notizie sulla Cina e i Cinesi sarà suddiviso in due parti e sarà pubblicato prossimamente, sempre sulle pagine virtuali di Ci Sono Stato!Abbiamo pernottato in nove hotel differenti di altrettante città, tutti di categoria elevata (quattro o cinque stelle). In Cina non esistono camere a tre letti e quelli singoli sono ad una piazza e mezza, un po' come i "queen size" americani. Questo tipo di alberghi di solito comprende uno o più ristoranti, cinesi ed internazionali, un business center con sale riunione e postazioni internet, una galleria commerciale con cartoline, souvenirs, articoli da viaggio. La reception può fare intermediazione per escursioni, prenotazioni di mezzi di trasporto, biglietti di spettacoli, chiamate di taxi, sedute di massaggi e praticamente quasi ogni tipo di servizio. La Cina ha grossi problemi di approvvigionamento idrico, per cui è sempre presente nelle camere un invito a limitare il consumo d'acqua e un tagliando da posare sul letto per avvisare che non si desidera cambiare la biancheria. L'acqua dei rubinetti è pessima, praticamente d'obbligo fornirsi di minerale (meglio nei supermercati e negli innumerevoli negozietti che in hotel, dove è molto più cara).Sarà capitato a tutti di mangiare in un ristorante cinese in Italia. Ecco, se andate in Cina è una cosa completamente diversa!
Tanto per cominciare, in Cina un ristorante è quasi sempre anche qualcos'altro, di solito emporio di ogni tipo di souvenirs, talvolta in un passaggio obbligato per recarsi alle sale da pranzo; ma anche esposizione di stampe e dipinti (ovviamente in vendita), in un caso addirittura teatro (a Xi' An), una volta (a Pechino) a un piano alto di un palazzone di uffici governativi.
I tavoli sono rotondi e possono prendervi posto 8-10 commensali. Al centro è imperniato un piano rotante di diametro inferiore al tavolo, tanto da lasciare a ciascuno lo spazio per il piatto (piccolo), la ciotola per il riso, una più piccola per le salsine e il bicchiere. Sul piano rotante vengono posti i vassoi con le varie portate, in numero tra le 10 e le 15, sicché non esiste la sequenza alla quale siamo abituati in Occidente. Ci si serve un po' da tutti in piccole quantità usando le bacchette aggiungendo il riso (che fa le veci del pane) e le salsine, ma agli stranieri viene fornita anche la forchetta. Il coltello non è usato, anche perché i cibi sono già tutti tagliati a pezzetti delle dimensioni di un boccone.
Sì, ma quali sono questi cibi? Non sempre è chiaro: la presentazione, sempre accurata e scenografica, fa sì che talvolta un prodotto apparentemente animale si riveli vegetale o viceversa e tra ciò che ho mangiato (o… non mangiato) alcune cose sono rimaste misteriose. Le vivande sono cotte al vapore a fuoco lento o alla griglia o fritte (nel wok, dove rimangono molto asciutte) o molto prolungate in intingoli elaborati. Le carni sono in prevalenza pollo e maiale, più raramente manzo. Tra i pesci trionfa la carpa, che in tavola non è mai mancata, ogni volta in preparazioni differenti; rimane però un pesce scadente, pieno di spine e il più delle volte l'abbiamo appena assaggiata per pura curiosità. Qualche presenza anche di gamberetti e una di salmone. Il riso, sempre abbondante, è bollito ed in alcune occasioni mescolato con omelette sminuzzata.
Il gusto di tutto quanto sopra va dall'agrodolce al piccante, allo speziato al dolce, talvolta al totalmente insapore.
Curioso infine il modo in cui viene servita la frutta. Ci sono capitati di volta in volta il melone, il cocomero e la mela, ma in quantità… "omeopatiche": una (esattamente una) mela tagliata in otto/dieci fettine per ciascun tavolo, oppure melone o cocomero nel dosaggio di un boccone a testa.
Due "fiori all'occhiello", punto fermo di ogni pacchetto di viaggio, sono l'anatra laccata a Pechino e i ravioli a Xi' An. La prima è il risultato di un lungo trattamento con cui il pennuto giunge intero in tavola ricoperto di una lucida crosta croccante e tagliato in fettine sottilissime, una scena fotografatissima per la maestria con cui lo chef esegue il rituale. I ravioli sono analoghi ai nostri, cotti al vapore in appositi "setacci" che poi sono portati al centro del tavolo sovrapposti in numero di 12-15: in ciascun setaccio si differenziano per il ripieno (di carne, pesce, verdure, salato, piccante, dolce, agrodolce), il colore della sfoglia, la forma che richiama il contenuto (ad esempio anatra o pesciolino) e si mangiano intinti in una serie di diverse salsine.
Ai ristoranti con "tavolo rotante" abbiamo mangiato sempre per pranzo, che avviene nel corso delle visite, mentre la cena è in prevalenza negli hotel di pernottamento, il più delle volte occidentale, a self-service o servita (molto lentamente) al tavolo.
Per i pasti liberi ci siamo orientati un paio di volte sulla pizza, guarnita un po' "all'americana" ma ottima per pasta e cottura, non a caso i Cinesi sono sempre ai primi posti nei campionati mondiali tra pizzaioli; in altre occasioni ci siamo riforniti di frutta nei mercati, ottimi ad esempio gli ananas; ad Hong Kong la soluzione vincente è recarsi sulla Temple Street, dove si susseguono una serie di ristorantini alla buona, a mescolarsi con la gente su tavolini all'aperto consumando pesci e frutti di mare freschissimi scelti direttamente su fornitissimi banconi.
Riguardo alle bevande a tavola, la birra cinese è di discreta qualità, mentre sulla piccola produzione di vino nazionale stenderei un velo pietoso. Ma si beve anche tè, talvolta servito in aggiunta anche se non richiesto.
Oltre che ai pasti, il tè è notoriamente la bevanda nazionale, consumata in grandi quantità dovunque e a tutte le ore: è abitudine comune portarne con sé un barattolo da sorseggiare durante la giornata.
Il tè per antonomasia per i Cinesi è quello verde, il più apprezzato quello della regione di Hangzhou. I puristi usano le foglie fresche, non essiccate, sulle quali versano l'acqua molto calda ma prima che arrivi a ebollizione. Rigorosamente senza mescolare né aggiungere zucchero, si aspetta che le foglie si depositino sul fondo del bicchiere (non tazza): è quello il momento di berlo. Una stessa dose di foglie è utilizzata per fare fino a 5-6 infusioni e gli intenditori dicono che la migliore è la terza/quarta.
Invece l'uso di bere il tè essiccato deriva da un aneddoto storico, più o meno questo: una nave diretta in Inghilterra dovette prolungare il viaggio per una serie di contrattempi, cosicché il carico di tè verde in buona parte marcì e in parte seccò. Agli inglesi piacque moltissimo, i Cinesi si fecero grasse risate e da allora coniarono un detto: il tè migliore è lavorato a mano, quello di seconda e terza scelta a macchina e tutto il resto... viene mandato in Inghilterra!Abbiamo volato con operativi Lufthansa, all'andata Genova - Monaco - Pechino, al ritorno Hong Kong - Monaco - Genova. La durata del volo intercontinentale è di 10h30' su Pechino e poco più di 11 da Hong Kong.
All'interno, abbiamo effettuato quattro voli nazionali con compagnie locali quali China Southern e Hainan Airlines:
Pechino - Nanchino;
Shanghai - Xi' An;
Xi' An – Guilin;
Guilin - Canton (Guangzhou)
e tre trasferimenti in treno, confortevoli sia per la puntualità che per la pulizia delle carrozze (di prima classe):
Nanchino - Suzhou (due ore);
Suzhou - Hangzhou (tre ore);
Hangzhou - Shanghai (due ore);
In ultimo, spostamento in catamarano da Canton (Guangzhou) a Hong Kong (tre ore).
Per recarci ai vari luoghi di visita, abbiamo sempre avuto a disposizione autopullman climatizzati con guida e autista locali, tutti molto comodi anche perché il gruppo era composto di sole 16 persone.
Nel tempo libero usufruito di volta in volta nelle varie città, abbiamo usato in qualche occasione i taxi, molto diffusi e per noi a buon mercato. Tenete conto che gli autisti parlano solo cinese, quindi è consigliabile far chiamare il taxi dal portiere dell'albergo, il quale scriverà la destinazione in ideogrammi su un biglietto che darà al taxista; per il ritorno, tenere sempre con sé il biglietto da visita dell'hotel (che è bilingue) e mostrarlo all'autista. I taxi possono essere fermati per strada: accertarsi che siano di Stato, cioè con il tassametro e, se è il caso, fare segno all'autista di attivarlo. All'atto del pagamento devono rilasciare uno scontrino e di norma non si aspettano la mancia.

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