Il Giro del Mondo - Parte prima: Cina

in viaggio con Gaetano Favaro in Cina

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Il Giro del Mondo - Parte prima: Cina

Sette mesi di viaggio intorno al mondo, da est ad ovest, vivendo a contatto con popoli e civiltà diversissime: questa esperienza è stata per me così straordinaria, ed ha segnato in modo così indelebile e positivo la mia vita, da farmi sentire la necessità di raccontarla, addirittura di consigliarla ai giovani.
Sono una persona normale, ho trentadue anni e vivo a Seveso-Altopiano, dove ho frequentato le scuole elementari, le medie, l’oratorio, e, nel tempo libero, ho giocato a calcio.
Un’infanzia tranquilla quindi, senza nessuna predisposizione particolare a quello che poi sarebbe diventato il desiderio costante di tutta la mia vita: i viaggi all’estero, la ricerca e la conoscenza di nuovi mondi, di civiltà diverse, di situazioni e modi di vita inimmaginabili.
Finita la terza media decido di andare a lavorare ed imparare il lavoro di tappezziere in stoffa, ma, crescendo, capisco l’importanza di un titolo di studio, e così decido di frequentare un corso serale, al termine del quale ottengo il diploma di ragioneria.
Il mio primo viaggio all’estero è una settimana a Parigi, durante la quale scoprirò la passione per i viaggi che non mi abbandonerà più.
Lo studio serale è ormai diventato per me un’abitudine, e quindi, dopo una vacanza in Gran Bretagna, inizio a frequentare un corso d’inglese, che collaudo durante le ferie estive in Thailandia e nei paesi Scandinavi.
Ma presto capisco che la conoscenza scolastica della lingua ed i viaggi non mi bastano: voglio vivere e viaggiare all’estero, voglio mettermi alla prova per scoprire quali sono i miei limiti e le mie capacità.
Un visto valido un anno per l’Australia (working holiday visa), mi apre le porte di questo continente, offrendomi anche la possibilità di lavorare e viaggiare, senza dovere quindi attingere solo ed esclusivamente ai miei risparmi
Ringrazio ed ammiro i miei genitori, che, nonostante i miei ventiquattro anni, non cercano di ostacolarmi, e nel novembre del 1996 arrivo a Sydney.
I primi mesi sono molto difficili perché devo inserirmi in una società completamente diversa dalla nostra, cercare un lavoro ed un alloggio, trovare nuovi amici, comunicando in una lingua che non è la mia.
Per circa sette mesi vivo a Sydney, una delle città più belle al mondo, conducendo una vita intensa, lavoro con impegno e riesco così a risparmiare abbastanza soldi per potere fare il giro dell’Australia.
Compro un “Bus Pass”, una specie di abbonamento che mi permette di prendere tutti gli autobus in Australia rispettando dei limiti di tempo e d’itinerario. A fine luglio raggiungo la famosa costa del Queensland, per poi passare al territorio del centro e del nord, alla meno turistica costa Occidentale, alcune tappe nel sud per poi ritornare a Sydney.
La prima tappa che suscita in me un’enorme emozione è Hervey Bay. Da qui, infatti, in alcuni mesi dell’anno, si possono vedere le “humpback whales” (balene gobbe) prima che migrino verso i mari del Polo Sud.
Il mattino seguente salgo su una piccola imbarcazione che, insieme con altri turisti, ci porterà ad ammirare questi enormi cetacei della stazza di oltre cinquanta tonnellate. L’emozione di navigare al loro fianco con il nostro fragile vascello è indescrivibile, ne rimango talmente impressionato che cerco di fotografare ogni particolare di questa spettacolare esibizione.
Proseguo poi il mio viaggio, e dopo tante tappe arrivo a Cairns, uno dei punti più adatti della costa per vedere la famosa Barriera Corallina.
La nostra imbarcazione è ora più grande e sicura di quella usata per le balene, e la maggior parte dei turisti scende con le bombole per godersi lo spettacolo sottomarino, ma la mia sinusite mi obbliga ad accontentarmi di maschera e boccaglio. I coralli sono enormi e colorati, hanno delle forme molto suggestive e sono circondati da una miriade di pesci.
Poi, per non spendere troppi soldi, vado con l’autobus ad Alice Spring, impiegando ben trentasei ore. Qui ammiro il famoso monolito di un arancione intenso (Ayers Rock o Uluru nel lingua degli Aborigeni) che al crepuscolo cambia la sua colorazione, diventando prima marrone, poi, all’improvviso e per alcuni istanti, rosso fuoco.
Nei territori del nord mi godo poi tramonti spettacolari, imparo a conoscere le culture degli Aborigeni, vado nel parco dove è stato girato il film “Crocodile Dundee”, e finalmente vedo da vicino i coccodrilli nello loro habitat naturale.
Ad Exmouth, sulla costa occidentale, decido di fare una battuta di pesca in mare aperto. Dapprima catturo solo pesci molto piccoli, ma poi alla mia esca abbocca un piccolo squalo di circa un metro, che, con l’aiuto del comandante, riesco a tirare a fatica sull’imbarcazione.
Tra tanti scenari ed esperienze sempre nuove, ritorno nuovamente a Sydney per trasferirmi in Nuova Zelanda, dove incontro paesaggi altrettanto belli, ma più simili a quelli europei, quindi l’occhio abituato agli spazi infiniti dell’Australia si ridimensiona.
Trovo particolarmente interessante la cultura dei Maori: le loro leggende, le origini, i significati dei loro ciondoli e le loro imbarcazioni.
Cammino per circa tre giorni nel parco nazionale Abel Tasman (l’esploratore olandese che scoprì, tra l’altro, l’isola meridionale della Nuova Zelanda), con tenda, sacco a pelo ed un po’ di cibo, ma la mia esperienza più bella in Nuova Zelanda è senza ombra di dubbio aver nuotato con i delfini nell’oceano aperto.
Ci dirigiamo in barca verso la zona dove ne hanno avvistato un branco, indossando una muta e tenendo nelle mani pinne e maschera. Dopo circa venti minuti, i miei occhi increduli vedono centinaia di delfini che nuotano e saltano davanti a noi. Ci avviciniamo lentamente, a motori spenti, ci caliamo nell’acqua e nuotiamo con loro, mentre essi si avvicinano quasi sfiorandoci.
Un anno indimenticabile, un’esperienza di vita e di viaggio che mi ha fatto crescere tantissimo, mostrandomi quali sono le mie capacità e i miei limiti.
Torno a casa nel Dicembre del 1997, resto qui con la mia famiglia ed amici per circa un mese, e poi riparto per Bristol, un piccola città a circa due ore da Londra.
Qui vivo e lavoro per due anni, ma ora mi accompagna e mi sostiene un sogno, nato in Australia, dove avevo conosciuto alcuni ragazzi inglesi, che viaggiavano con un biglietto aereo chiamato “Around the World Flight Ticket”, che permette di partire da una città (in questo caso Londra) e, dopo vari scali, ritornare al punto di partenza facendo il giro del mondo.
Durante questo periodo cerco di lavorare il più possibile, perché sono consapevole che avrò bisogno di almeno 7/8000 € per realizzare il mio obiettivo.
Inizio con un lavoraccio presso una lavanderia industriale, poi come magazziniere in una grossa società che opera nel campo delle motociclette.
Per aumentare i guadagni, ogni sabato e domenica lavoro presso un albergo come cameriere e, in un paio di occasioni, anche per una società di ricerca di mercato, che necessita di un operatore telefonico per l’Italia.
Continuo anche a studiare inglese in un college, dove supero diversi esami ed ottengo il “First Certificate”. Nel giugno del 1999 vengo assunto come addetto al ricevimento dei clienti in un albergo a tre stelle: i miei risparmi sono molto vicini all’importo necessario, e quindi mi dedico solo a questo lavoro, iniziando ad avere una vita molto più tranquilla.
Leggo molte guide e riviste di viaggio, vado in parecchie agenzie per valutare l’offerta più conveniente, e finalmente posso decidere la data e la rotta del mio biglietto (costo circa € 1800), fare le vaccinazioni, ottenere i visti necessari e iniziare il mio viaggio.Inizia una grande esperienza di viaggio "around the world"!Itinerario aereo: Londra - Pechino, Hong Kong - Fukuoka, Tokyo - Cairns, Sydney - Nadi,
Nadi - Tongatapu, Tongatapu - Nadi, Nadi - Los Angeles, New York - Londra.

Londra (aeroporto di Heathrow)
Dopo due anni di duro lavoro, finalmente il giorno tanto atteso è arrivato. E’ il 15 Marzo 2000, il giorno in cui sarei partito per realizzare quel sogno che per molto tempo aveva atteso pazientemente nel profondo della mia anima, cioè fare il giro del mondo.
Parto da Londra, ed in sette mesi raggiungerò ed attraverserò Cina, Giappone, Australia, Papua Nuova Guinea, Isole Fiji, Isole Tonga, U.S.A., Canada; e da New York di nuovo a Londra.CINA

15 Marzo 2000: volo: Londra - Pechino
16 Marzo: arrivo a Pechino
Passo i vari controlli, ritiro il mio zaino e dopo aver cambiato dei dollari americani in Yuan, mi dirigo verso l’uscita per prendere un autobus che mi avrebbe portato in città. Nel frattempo dei taxisti cercano di convincermi a prendere un taxi, ma rifiuto diverse volte.
Esco dall’aeroporto, vedo diversi autobus, mi avvicino a delle persone che vendono i relativi biglietti ed in qualche modo gli faccio capire che devo andare nella zona centrale della città. Salgo sull’autobus e mi siedo vicino ad un ragazzo che fortunatamente per me parla inglese. Sono veramente impacciato con il mio zainone che devo tenere sulle gambe perché non è rimasto altro spazio disponibile. Mostro al ragazzo la mia guida della Cina, indicando sulla cartina della città dove sarei dovuto andare. Mi dice quando scendere ed inoltre mi da il suo numero di telefono, nel caso avessi avuto bisogno di un qualcosa durante il mio soggiorno a Pechino.
Dopo essere sceso dall’autobus mi sento un po' perso perché non so esattamente in quale direzione andare o quale mezzo prendere per raggiungere il “Lihua Hotel”. Vedo tre ragazze carine che sicuramente possono aiutarmi, quindi mi fermo, gli mostro la cartina della città e indico l’hotel dove voglio andare. Purtroppo neppure loro sanno dov’è esattamente quest’ultimo; decidono di telefonare e chiedere come posso arrivare all’hotel utilizzando i mezzi pubblici. Una delle tre ragazze, dopo aver preso il numero di telefono dalla mia guida, si allontana con la sua bicicletta. Una volta tornata mi spiega in inglese che devo prendere prima la metrò e poi un autobus che mi porta a destinazione. Mi accompagnano all’entrata della metropolitana e mi salutato. Riesco quindi nel primo pomeriggio ad arrivare all’hotel Liuha. Pago per una tripla, è la più economica, e vado a coricarmi poiché stanco per via del fuso orario.
Chiaramente non vedo molto durante il mio primo giorno a Pechino, 16 Marzo, ma noto, tra le altre cose, che il traffico è veramente caotico e che un'altissima percentuale di gente usa la bicicletta o carretti per trasportare varie merci. Rimango senza parole nel vedere come il traffico non ha regole ben precise, chi arriva da destra chi da sinistra, chi nell’attraversare con un carretto molto pesante rallenta o addirittura blocca il traffico. Di conseguenza i conducenti di taxi o auto iniziano a suonare in modo assordante.
Un altro degli aspetti che noto durante il mio tragitto dall’aeroporto a qui, sono gli odori che sono veramente forti e a volte veramente insopportabili. Odori dovuti al cibo, alle condizioni igieniche-sanitarie piuttosto precarie (come ad esempio alcune fogne a cielo aperto) e ad altro ancora.
Alla sera, dopo aver riposato, verso le sette o le otto esco per fare una camminata e sono molto sorpreso di vedere in giro per le strade ancora tantissime persone a piedi ed in bicicletta. Cammino per un po’ lungo la strada principale del mio alloggio, fino a quando non raggiungo un piazzale (situato di fronte ad un McDonald’s). Qui ci sono diverse persone che ballano. Non è una famosa discoteca ma un semplice spiazzo, uno stereo, della musica e della gente con tanta voglia di ballare e di divertirsi, nel loro stile ed atmosfera molto tradizionale. Trovo inoltre buffo, anche se in futuro potrà darmi fastidio, notare come le persone mi osservano, mi fissano perché sono diverso. Vengo da un altro paese, la mia pelle, la mia faccia, la mia corporatura, il mio modo di vestire sono completamente diversi da quelli cinesi e questo li porta ad osservarmi ogni volta che gli cammino davanti. Anche le ragazze mi osservano e se ricambio lo sguardo o faccio un piccolo sorriso, ridono e fanno commenti alle mie spalle in cinese che chiaramente non capisco.
Mi piace vedere come le persone spesso sorridano, nonostante le loro condizioni di vita molto semplici e piuttosto povere. Vado inoltre in qualche negozio ad acquistare qualcosa da mangiare ma mi limito le mie scelte a cibo confezionato. Infatti, i vari cibi precotti che vedo non mi convincono, ma per lo più non so di che cosa si tratta.

17 Marzo
Sono appena rientrato dopo una giornata in giro per la città, sono stanchissimo giacché Pechino è molto vasta. Oggi noleggio una delle loro biciclette, le condizioni di quest’ultima sono veramente pessime e sinceramente non so come sia in grado di condurmi in giro per la città. Ma allo stesso tempo è anche la parte più divertente della mia giornata perché vivo quello che vivono i cinesi quotidianamente. Cioè muoversi con un bicicletta nel traffico caotico, polveroso, pieno di smog, senza regole e precedenze ben precise. Chiaramente per me è un divertimento perché sono consapevole che è un'esperienza momentanea e non una condizione di vita.
Vado a vedere il Parco di Tiantan, il cui stile risale alla dinastia Ming, l’enorme e famosa Piazza Tiananmen e la Città Imperiale, luogo dove venne girato il famoso film “L’ultimo imperatore” di Bertolucci. Quello che rimane della città imperiale è un’espressione architettonica meravigliosa. Si presenta con mura, padiglioni, altari, statue, decorazioni, cortili gradinate e tanto ancora. E’ veramente maestosa e mi limito a ricordare la sua bellezza poiché ci vorrebbe molto tempo a raccontare i sui moltissimi aspetti.
Nel spostarmi da un luogo all’altro, noto come molte zone, molte vie sono veramente sporche, la gente vive in condizioni povere e gli odori, precedentemente accennati, sono il più delle volte disgustosi.
Mentre cammino nella Piazza Tiananmen un gruppo di ragazzi e ragazze mi fermano, tirandomi per un braccio, siccome vogliono scattare delle foto con il sottoscritto. Mi meraviglio di ciò che accade, non mi sento così famoso da essere fermato per la strada. Ragazzi e ragazze individualmente posano al mio fianco mentre una/o del gruppo scatta la foto. Il motivo? Beh penso che vengano da un paese dove non sono abituati a vedere viaggiatori e turisti provenienti dall’ovest e quindi hanno voluto scattare delle foto ricordo insieme a me. Trovo anche questo episodio divertente perché per qualche minuto mi sento protagonista.
Mentre visito la Città Imperiale una studentessa universitaria mi chiede di visitare una mostra di dipinti. Questi ultimi sono stati realizzati dal suo professore e sono in vendita perché devono ricavare abbastanza soldi per andare in Germania per uno stage universitario.Vero o falso questo non lo so ma sta di fatto che mi convince a comprare un dipinto che inizialmente non volevo. Esso rappresenta una tigre, il simbolo della forza. Molti sono i significati che il popolo cinese attribuisce a diversi oggetti o soggetti presenti nella loro cultura. Per esempio, il dragone rappresenta il potere, il cavallo di colore nero che corre verso un obiettivo il successo e così altri ancora.

18 Marzo
Questa mattina vado a Simatai, con un piccolo pullmino organizzato dall’hotel Jinghua, ad ammirare la mitica Muraglia Cinese, unica costruzione umana sulla Terra visibile dal satellite. Simatai si trova a circa tre ore da Pechino, questo però non mi scoraggia poiché evito di recarmi a Badaling, luogo che si trova a circa quaranta minuti dalla città e tale motivo lo ha reso negli anni turistico e commerciale.
Durante il viaggio ho modo di conoscere e di chiacchierare con altri viaggiatori. Sfortunatamente, la giornata è molto grigia e toglie quindi colori e fascino al luogo.
Torniamo poi all’hotel, so che il “Chaoyang Theatre” (teatro dove si esibisce una delle compagnie acrobatiche più famose) è molto lontano, e quindi decido di avvicinarmi il più possibile con i mezzi pubblici alla zona in cui si trova quest’ultimo. Raggiungo Piazza Tianamen, inizio a camminare in direzione del teatro, aiutato da una mappa, ma per essere più sicuro chiedo informazioni alle cameriere di una piccola tavola calda. Noto ed apprezzo lo sforzo di darmi delle direzioni in inglese, decido di ringraziarle fermandomi a mangiare, poiché capisco di non essere distante dalla mia meta.
Sono qui al Chaoyang Theatre. Gli acrobati cinesi sono tra i più famosi al mondo per i loro grandi numeri e spettacoli; decido quindi di vederli ma una volta giunto alla biglietteria noto che ci sono tre tariffe diverse, purtroppo mi vendono quella più costosa nonostante il mio tentativo di richiedere quella più economica. Una volta dentro il teatro, mostro il biglietto ad una signorina che mi conduce nelle prime file del settore centrale. Nuovamente mi sento importante, imbarazzato e ridicolo al tempo stesso; nel frattempo altri gruppi giungono in teatro e prendono posto in altri settori distanti dal mio. Lo spettacolo in sé è grandioso con dei numeri veramente eccezionali e d’alta precisione. Prestazioni acrobatiche basate su forza, equilibrio, precisione, coordinazione e tanta fantasia; il tutto accompagnato da musiche e costumi meravigliosi. Complimenti, un ottimo spettacolo!
Domani voglio andare al mercato di Tianjin, piccola città ad un paio d’ore di treno da Pechino. Dovrei perché fin che si parla un po' d’inglese tutto fila ma domani dovrò farmi capire alla stazione ferroviaria, probabilmente mostrando alla biglietteria il nome della città dove voglio andare.

19 Marzo
Oggi vado al mercato di Tinajin, mercato che per le sue caratteristiche e per l’importanza che ha mantenuto nel corso degli anni in questa parte della Cina, è paragonato a quello di Hong Kong. Il mercato in sé e la vita che vi ruota attorno mi affascinano tantissimo perché si presenta diverso agli occhi di un occidentale. Momenti di vendita, d’acquisto, di chi mangia, di chi ride, di chi urla per vendere i propri prodotti. Una confusione di persone dove a fatica si riesce a camminare, gli odori sempre così forti ed estranei al mio naso, momenti di vita anche nelle zone antecedenti il mercato; da chi taglia i capelli a chi gioca a domino con i vicini, da chi balla a chi lavora malgrado sia domenica. Insomma una vera e propria bolgia; naturalmente mi sento sempre osservato perché diverso o estraneo a loro.
Vorrei fare molte fotografie per catturare questi momenti di vita ma purtroppo il mercato è disposto lungo viali molto stretti dove entra poca luce ed inoltre non ho il flash, rotto prima di partire. Chiacchiero con una ragazza che parlando inglese mi chiede da dove vengo, cosa faccio a Tianjin e così via. Si ferma a comprare del cibo da portare a casa per lei e suo marito; qui il cuoco, che cucina quanto ordinatogli, le chiede da dove vengo. Italia, dice lei e lui non perde tempo nel pronunciare con un divertente accento cinese il nome di Baggio. E’ proprio vero che i protagonisti di competizioni mondiali di calcio lasciano il segno un po’ in tutto il mondo. La ragazza poi se ne va, decido di sedere ad uno dei suoi tavolini per mangiare qualcosa; sia il cuoco che i suoi amici delle bancarelle circostanti sono felici di avere uno sconosciuto nei paraggi. Mentre mi gusto un piatto di riso con verdure una ragazza molto giovane, probabilmente incoraggiata dalla madre, si siede al mio tavolo. E’ una studentessa che vuole esercitare il suo inglese, infatti, mi rivolge alcune domande e mi racconta un po’ dei suoi studi.
Dopo aver finito il riso ringrazio e saluto. Continuo a girovagare per il mercato passando anche da quello dedicato all’antiquariato con oggetti curiosi (orologi, monete, quadri) ed interessanti ma troppo costosi per un ragazzo che deve ancora viaggiare per tanti mesi.
Mi allontano dal mercato vero e proprio, spostandomi nella strada principale con negozi e vari centri commerciali. Voglio comprare un nuovo orologio ma non trovo il negozio giusto. Chiedo quindi “aiuto” ad una ragazza che mi aveva precedentemente guardato e salutato. Questa giovane, di cui non ricordo il nome, mi accompagna in un piccolo mercato adiacente alla strada principale. Qui vendono di tutto tranne che i generi alimentari. Dopo aver guardato in giro mi fermo ad una bancarella e con il suo aiuto, poiché parla inglese e cinese, compro un nuovo orologio per pochi soldi. M’invita a trascorrere il pomeriggio con lei ed alcuni amici, che raggiungiamo più tardi. Un bicchiere di Coca, quattro chiacchiere e arriva l’ora di lasciare il locale, infatti una delle sue amiche è chiamata sul cerca persone un paio di volte dalla madre. Lei lavora in un locale frequentato anche da molti stranieri, questo spiega il suo buon inglese, con il quale socializza spesso e volentieri. Mi da il bigliettino da visita del locale e lascia intendere che se avessi alloggiato a Tianjin o se fossi rimasto più a lungo a Pechino avremmo potuto “trascorrere più tempo insieme”. Infatti, sarei partito il giorno dopo da Pechino per Shanghai.
Saluto lei ed i suoi amici e mi dirigo verso la stazione ferroviaria. I biglietti dei treni cinesi hanno diversi prezzi a seconda del tipo di sedile che si desidera (soffice o duro) o del tipo di cuccetta, un po’ come da noi prima e seconda classe. Avevo letto sulla mia guida che nelle carrozze più economiche vi sono i cinesi più poveri, quindi più sporchi e meno educati. Compro il biglietto per tornare a Pechino, il prezzo è basso, di conseguenza so che sarei salito su un vagone d’ultima classe. Il treno arriva e quando salgo sulla carrozza corrispondente a quanto stampato sul mio biglietto, noto che non c’è molto posto per via dei tanti passeggeri e dei loro bagagli. C’è anche molta sporcizia poiché questo treno arriva da Shanghai, un viaggio molto lungo e quindi bottigliette, scatole vuote di vari pasti, bucce di semi di zucca, e così via.
Siccome il tragitto Tianjin-Pechino sarebbe durato meno di due ore decido di stare in piedi tra le due carrozze, inoltre il sudiciume e l’odore che si respira è insopportabile. Partiamo e subito dopo due membri del personale iniziano a scopare nelle due carrozze, ammucchiano entrambi lo sporco alla fine del corridoio cioè nella zona dove mi trovo. Due bei mucchi di sporcizia, i due controllori aprono uno il finestrino, l’altro la porta e gettano tutto fuori dal treno. Rimango incredulo a quanto visto ma allo stesso tempo dentro di me non riesco a trattenermi dal ridere, non avevo mai visto niente di simile prima d’ora.

20 Marzo: partenza da Pechino in mattinata (viaggio in cuccetta)

21 Marzo: arrivo a Shanghai nel primo pomeriggio
Esco dalla stazione ferroviaria, mi dirigo verso le varie fermate degli autobus ma non vedo il n° 64 che mi avrebbe portato nelle vicinanze del Pujiang Hotel (il meno costoso elencato nella mia guida). Sono certo del numero perché la mia guida è solitamente precisa. Scrivo 64 su un bigliettino e chiedo quindi ad un passante, indicando la parola autobus in caratteri cinesi della mia guida. Mi fa capire che devo dirigermi su un diverso piazzale, dove prendo l’autobus, seguo il percorso sulla cartina della città, scendo in un punto che ritengo giusto; da qui con l’aiuto della mappa e chiedendo ad alcuni passanti giungo in albergo. Mi assegnano un letto nel dormitorio dove incontro molti altri viaggiatori soprattutto giapponesi.
Dopo essermi sistemato e aver mangiato, noto due ragazzi che parlano italiano. Li ascolto per alcuni minuti dopodiché chiedo ad uno dei due cosa pensa della Cina. Mi sento piuttosto orgoglioso di essere italiano perché non ve ne sono molti che viaggiano da soli qui come in altri continenti. Uno dei due mi risponde che sono oramai 15 anni che viene in Cina poiché scatta fotografie per due riviste europee.Gli chiedo come aveva potuto, perché sapevo che l’ingresso in Cina era permesso a gruppi di turisti con tutto già prenotato e non a singoli viaggiatori. Mi spiega di essere sempre passato per Hong Kong, per richiedere il visto e per poter passare il confine. Questo mi lascia perplesso ed ancora una volta tal episodio m’insegna che bisogna sempre essere umili nella vita perché non sai mai chi siede al tuo fianco, può saperne più di te o essere una persona di rilievo.

22 Marzo
La città in sé non mi entusiasma più di tanto poiché si presenta ricca di grattacieli e di varie strutture moderne togliendo quel fascino della Cina che mi aspetto di vedere. Malgrado ciò posso notare com’è forte il contrasto tra moderno (ricchezza) e vecchi quartieri o stradine dove c’è ancora tanta povertà e condizioni precarie.
Oggi per la prima volta da quando sono partito sono raggirato e perdo dei soldi. Mentre cammino lungo uno dei viali principali della città, ricco di negozi, vetrine, ristoranti ecc, si avvicina un giovane ben vestito che dice di essere uno studente universitario. Mi rivolge le solite domande, come ti chiami, da dove vieni ecc., mi spiega che per lui è una fortuna incontrare persone di altri paesi giacché poteva praticare il suo inglese. M’invita allora a prendere un tè in un piccolo bar, oramai soffocato dal nuovo sviluppo commerciale. Quando decido di andarmene, ci presentano un conto esagerato ed è lì che capisco che è una trappola. Devo pagare metà dell’ammontare anche se voglio scappare senza pagare, ma in un paese come la Cina chissà a cosa posso andare incontro se mi avessero poi rintracciato. Infatti, lui sa dove alloggio. Per aver bevuto un tè e un bicchiere di vino pago una cifra che sarebbe stata sufficiente per pagarmi l’albergo per altre quattro o cinque notti. Sono arrabbiatissimo soprattutto con me stesso per non aver intuito il tranello. Tutto così ben preparato che avrei dovuto sospettarlo, ma visto che i precedenti contatti a Pechino e Tianjin erano stati molto amichevoli e genuini mi sono fidato di questa persona.
Esco dal locale ed altre due coppie di ragazze mi chiedono di andare a bere un tè con loro e fare amicizia, gli rispondo semplicemente che avevo già bevuto abbastanza tè per quel pomeriggio. Torno all’hotel.

23 Marzo a Suzhou, la Venezia dell’est.
La giornata è molto grigia e sono in questa piccola città (circa a un'ora e un quarto di treno da Shanghai) attraversata da canali, un po’ come la nostra Venezia ed inoltre è un importante centro per la produzione della seta.

24 Marzo
La giornata di ieri a Suzhou è andata veramente bene; cammino in lungo e in largo la parte attraversata dai canali gustandomi il fascino del piccolo con l’armonia dell’acqua, dei diversi canali e ponticelli di questa piccola città. Noto alcune imbarcazioni lunghe, usate per spostarsi nei canali che con un po’ di fantasia, possono sembrare simili alle nostre gondole. Vedo inoltre come non vi sia limite all’igiene, un uomo che urina nel canale e poco più avanti una donna che lava alcuni contenitori da cucina. Passo davanti ad alcuni cessi pubblici, piuttosto aperti e mal odoranti. Tutto sommato è affascinante la vita presente tra un canale e l’altro.
Quando decido di andare alla stazione ferroviaria mi accorgo di aver camminato un po’ troppo e quindi non riconosco la via del ritorno. Tento di ritrovare la via giusta, ma mi rendo conto che mi sono perso. Chiedo quindi a diverse persone e cerco d’intuire quale direzione seguire. Il trucco è sempre lo stesso, indicare la parola “stazione ferroviaria” in cinese a chi prima t’ispira fiducia.
Ritorno a Shanghai e, mentre cammino verso l’hotel, lo stomaco decide di fermarsi ad una tavola calda; la situazione è molto buffa poiché c’è un gran menù esposto ma tutto scritto esclusivamente in cinese. Io rido, in piedi davanti ad esso perché non capisco niente e così anche il personale all’interno della vetrata non riesce a trattenersi nel vedere il povero straniero che non capisce assolutamente un… Decido di entrare ugualmente perché sono proprio affamato. Entro e, nonostante il loro stupore, mi conducono davanti alle pentole dove posso scegliere alcuni ingredienti che m’ispirano fiducia. Mi siedo al tavolo e, mentre mi gusto la zuppa a base di noodles (spaghetti orientali), cerco anche di comunicare usando le frasi fatte presenti sulla mia guida, dialogo molto povero ma tante risate. Come al solito ho un'idea molto vaga di ciò che mangio.

A bordo del treno
Questa mattina mi alzo molto presto per prendere il treno alle 7.30 che mi porta a Xian, dove arriverò domani mattina alle 6.15. Questa tappa mi conduce a vedere la famosa armata di terracotta, qualcosa come 6000 statue di guerrieri ritrovati sotto terra.
Il viaggio è lungo, ma apprezzabile, perché incontro nel mio vagone delle persone che parlano inglese. Loro mi rivolgono domande su di me e sul mio paese ed io faccio altrettanto. Questi ragazzi sono “circondati” da altri cinesi che approfittano di conoscere, tramite le loro traduzioni, aspetti della mia vita, del mio paese, della mia considerazione sul loro paese ed altro ancora. Le domande sono sempre intelligenti ed interessanti dimostrando così un alto quoziente intellettivo. La scena più divertente si presenta quando nel gustarmi una ciotola di noodles, tutti si aspettano che non avrei saputo usare le bacchette. Tutti sono colti di sorpresa, infatti avevo imparato ad usarle in Australia grazie ai tanti amici orientali. Questi momenti sono sempre molto belli e ricchi di significato. Gli mostro inoltre dei soldi italiani e delle sterline inglesi, creando tra loro molto interesse e stupore poiché non hanno la possibilità di viaggiare come noi. Bisognerebbe inoltre avere una telecamera per poter catturare le loro espressioni, i loro volti, le loro risate, insomma tutto ciò che rimarrà dentro di me per sempre. Inoltre c’è un bigliettaio molto divertente che mi prende come motivo per battute e scherzi perché sono l’unico straniero del vagone. Ora provo ad addormentarmi, ciao.

25 Marzo
Questa mattina arrivo alla stazione di Xian, saluto gli amici conosciuti sul treno e giungo in hotel: “Flats of Renmin”.
Nel pomeriggio vado al museo di storia “Shaanxi” e a curiosare in giro per la città. Il museo è impressionante per i tesori esposti; essi appartengono alle dinastie Shang, Ming, Qing, Sui ed altre. Tra i vari oggetti vi sono armature, lance, statue e sculture di pregiato valore. Fuori dal museo, la città è molto polverosa e caotica. Se non fosse stato per le famose statue non mi sarei mai fermato in questa città. Le alte mura che la circondano e il quartiere musulmano danno una nota di diversità e particolarità alla medesima.
Nel camminare per le vie del centro e per le piccole stradine del quartiere musulmano mi sembra d’impazzire, tutti che usano quel maledetto clacson, dai taxi ai motocicli, quasi a sfidarsi tra loro in una gara senza sosta. Lungo i bordi delle strade ci sono sempre quei luoghi dove i cinesi consumano il loro pasto o cena. Anche qui la tattica migliore per mangiare è entrare in uno di quelli più affollati, fare un giro fra i tavoli e poi indicare al cameriere quello che si desidera. Il più delle volte mi sento come un vero e proprio muto. Domani vado a vedere la mitica armata di terracotta.

26Marzo
Quest’oggi mi reco a visitare i circa 6000 guerrieri di terracotta. Queste statue hanno circa duemila anni ed insieme alla Muraglia Cinese e alla Città Proibita rappresentano i tesori più significativi della Cina. Le statue furono scoperte nel 1974 durante alcuni scavi ed è impressionante vedere con quale precisione sono state create. Precisione che si nota su tutte le parti del corpo, ma in modo particolare nei volti, con espressioni molto diverse tra loro. Le stesse sono conservate in due grossi edifici e non si potrebbero scattare fotografie, infatti, ci sono diversi militari di guardia, ma approfittando di alcune disattenzioni scatto alcune foto.
I guerrieri sono allineati come veri e propri plotoni militari. A vedere questa importante scoperta sono andato con un ragazzo tedesco che ho incontrato questa mattina qui in albergo. Lui è stato in Thailandia, Cambogia, Vietnam e adesso sta risalendo la Cina prima di tornare a casa da sua moglie e dai suoi due bimbi.
La giornata è trascorsa in modo piacevole e nel pomeriggio abbiamo anche mangiato una delle solite zuppe (brodaglia) assieme. La quale ci è costata circa 80 centesimi. Una cifra che se ci dovessi portare i miei amici, ci fermeremmo ogni cinque minuti. Oggi è domenica e posso notare che c’è tantissima gente in giro per le strade a fare compere dandomi un’ulteriore idea di quanti siano questi cinesi. Anche le persone più povere ne approfittano per comprare semplici cose, al fine di sentirsi felici anche loro durante il weekend.
Inoltre, si nota chiaramente come la Cina sta mutando, non solo per gli investimenti interni, per l’apertura al mondo occidentale, ma anche nelle ragazze. Infatti, ne vedo alcune con gonna o minigonna, un aspetto che non è per niente comune qui in Cina, considerando il fatto che la donna deve solitamente obbedire alla figura maschile. Quindi, deduco che le giovani generazioni molto lentamente provano a cambiare i vecchi stili.

28Marzo
Sono qui in questo piccolo villaggio tibetano della provincia di Gansu. Il villaggio ed il suo monastero sono ubicati in questa bellissima valle che offre scenari spettacolari. Ieri, dopo aver fatto il check out dall’hotel, sono stato in un internet caffè, qui ho potuto spedire alcune e-mail ai miei amici sparsi un po’ ovunque. Sono poi andato alla stazione dove prendo il treno alle cinque del pomeriggio per arrivare questa mattina alle sei a Lanzhou. Dalla stazione prendo un taxi per andare alla stazione degli autobus. Qui il taxista mi chiede 30 Yuan, una cifra che io considero troppo alta per un tragitto di soli dieci o quindici minuti. Inoltre il tassametro é guasto, e quindi non può provare il vero prezzo; gli do solamente 10 Yuan ed entro nella stazione, malgrado mi segua brontolando (con la preoccupazione che mi possa succedere qualcosa).
Mi rivolgo alla biglietteria, dove mi spiegano che avrei dovuto comprare un'assicurazione valida 40 giorni insieme al biglietto per giungere a Xiahe. Questa assicurazione valida solamente in questa regione serve per coprirmi da eventuali incidenti. Da quanto ho potuto capire, parlando con una coppia slovena incontrata alla stazione ed un ragazzo cinese incontrato sull’autobus, alcuni anni addietro due viaggiatori giapponesi sono rimasti uccisi in un incidente stradale su queste strade piuttosto precarie (ed autisti un po’ spericolati). Le corrispettive famiglie riuscirono a vincere la causa contro il governo cinese che da allora impone questa assicurazione a tutti gli stranieri che si recano in questa regione.
Ci vogliono circa sette ore per arrivare qua. La Cina, durante questo tragitto mi offre nuovi paesaggi, molto più aridi e crudi, tutti abitati da popolazioni musulmane. I campi di quest’ultime sono arati con metodi da noi superati e cioè aratro in legno e buoi.
Qui a Xiahe c’è un monastero di monaci Tibetani, il cui nome è Labrang. Il villaggio si trova nel mezzo di una valle molto suggestiva ed è soprannominato il piccolo Tibet, una versione molto semplice e ridotta del Lhasa. Una volta arrivato, esco con la coppia slovena per mangiare un boccone, dopo tutte quelle ore di viaggio. Alla sera usciamo di nuovo e andiamo a cenare in un ristorantino vicino al monastero. La serata è piacevole perché dopo tanto tempo riesco a mangiare in compagnia di altre persone con le quali posso dialogare. E’ inoltre strano descrivere l’atmosfera che si respira nel locale per via dei molti monaci presenti nella sala.
Dialoghiamo inoltre con due ragazzi del posto, uno dei quali dice di essere una guida turistica della zona. Tra i vari racconti prende rilievo il fatto che a volte i tibetani camminano per giorni, circa un mese o più, per raggiungere il Lhasa. Durante questo cammino qualcuno perde la vita per via delle insidie del percorso o perché non sopporta fisicamente lo sforzo. Vi sono anche monaci Tibetani che raggiungono il nord dell’India o il Nepal per sfuggire alle repressioni del governo cinese o per andare a scuola. Pare, secondo questi racconti, che in queste zone vi siano delle scuole d’inglese sostenute dal Lhasa.

Mattino del 29 Marzo
Sono appena rientrato e lì fuori fa un freddo incredibile! Mi alzo alle 6.50 per uscire e vedere i tibetani pregare alla mattina presto. E’ ancora piuttosto scuro là fuori ma vi sono già persone che camminano attorno al perimetro del monastero per pregare. Il perimetro del monastero è caratterizzato da lunghe mura con una tettoia dove sono collocati molti “cilindri della preghiera”. Infatti, nel pregare, camminano per tutto il perimetro e fanno ruotare con la mano destra i colorati cilindri. Chiaramente sono scioccato nel vedere così tante persone in piedi per pregare a queste ore del mattino.
Malgrado fosse ancora buio, apprezzo i vestiti colorati dei tibetani. Noto anche come molti di loro indossino un guanto per proteggere la loro mano destra, utilizzata per far ruotare i cilindri. Scatto diverse foto, anche se ad alcuni di loro questo dà fastidio. A dire il vero, mi sono sempre chiesto come potrei sentirmi se un giorno altre persone provassero a fotografarmi perché sono diverso o il mio comportamento lo fosse. Prima di rientrare vedo una signora con un grosso cesto pieno di pagnotte appena sfornate e quindi non ho potuto resistere alla tentazione, poiché amo il pane e ho sempre un buon appetito di prima mattina. Ora mi rilasserò prima d’incontrare la coppia slovena alle 9 per andare a visitare il monastero.

Serata del 29
La giornata è stata intensa. Andiamo a visitare il monastero Buddista ed è incredibile come un modo di vivere e di credere possa suscitare un tale interesse. Ma ricordarsi tutti i particolari che ci sono stati spiegati dal “monaco guida” è quasi impossibile. Spiegazioni del loro stile di vita, i loro significati legati alla reincarnazione, quello che mangiano e così via. Quello che più mi colpisce sono i colori molto vivi e forti che ci sono all’interno del monastero. Non sempre ci è permesso di scattare fotografie ed inoltre siamo condotti da questo monaco, a mio parere, solo nei posti di poco rilievo ed importanza. Visitiamo i loro luoghi di preghiera e prima di lasciare il tempio, sono tutti raccolti nel tempio principale, tutti seduti su lunghe file, tutti senza scarpe che sono lasciate rigorosamente fuori. Nel frattempo viene distribuito del latte caldo, forse di capra, ognuno ha con sé una ciotola di legno che usa per bere e poi pulisce per rimetterla sotto la lunga veste. Vi sono inoltre credenti che dall’entrata principale fanno delle offerte in denaro, le quali dovrebbero sostenere la vita dei monaci. Dopo aver assistito a questi momenti, saluto la coppia slovena che si sarebbe trattenuta un po’ più a lungo, con la speranza di assistere a qualcosa di diverso da quanto visto.
Torno all’ostello e noleggio una bicicletta per andare fino alla fine della strada asfaltata dove vi è un piccolo insediamento ed una vista delle montagne innevate veramente suggestiva. Mezz’ora o quaranta minuti di bicicletta per arrivare alla fine della strada. Lungo il tragitto vengo fermato da quattro bambini che tenendomi bloccata la bicicletta, mi domandano dei soldi oppure delle penne. Molte sono le persone che cercano di guadagnare qualche soldino dal turista, per loro considerato sempre ricco. Tento di ripartire, ma senza successo, quindi arrabbiato gli dico una frase un po’ volgare in Italiano; questi spaventati dal sentire una lingua a loro sconosciuta mi lasciano riprendere la mia pedalata.
Quando giungo alla fine di ciò che è percorribile in bicicletta, mi fermo a gustarmi lo splendido panorama di valli, montagne dalla cima innevata ed il cielo azzurro. Una vera e propria sensazione di pace e dispersione totale. Dopo alcuni minuti vedo un uomo con un bastone arrivare dai campi, si dirige verso di me. Inizia a parlare una sua lingua che non capisco e allo stesso tempo tocca la pelle delle mie mani, il mio orologio ed i peli del mio braccio sinistro. Grande è lo stupore nel vedere questa persona, che assomiglia ad un pastore, che parla una lingua che non ho mai udito prima, toccarmi e guardarmi come se fossi qualcuno sbarcato da un altro pianeta. Questi momenti sono così belli e particolari che rimangono nel cuore per sempre!

1 Aprile
Sono qui a Chengdu e gli ultimi due giorni sono stati caratterizzati dai vari spostamenti da Xiahe a Lanzhou, e da quest’ultimo a Chengdu. Da ricordare è il costo di una telefonata internazionale dall’hotel in Lanzhou. Dovevo telefonare alla mamma per sapere di un’eventuale operazione all’orecchio. Purtroppo non riesco ad utilizzare la carta telefonica che ho comprato a Pechino, decido di chiamare ugualmente dall’hotel perché penso di spendere pochissimo come con la carta. Purtroppo non è così e sono costretto a pagare 75 yuan, rimango sconcertato perché con una tale cifra avrei potuto pagare tre notti in un albergo. Sicuramente avrei speso un decimo se avessi potuto utilizzare la mia carta prepagata.
Mi rendo inoltre conto che devo fare più attenzione con i soldi, altrimenti non mi basteranno. Inizialmente non sei molto attento nei tuoi acquisti perché sei solo all’inizio del tuo viaggio ed inoltre la “fregatura” di Shanghai e il dipinto di Pechino incidono notevolmente sul budget.
Il viaggio in treno è molto lungo, sia per la distanza sia perché il treno va a carbone ed è molto lento. Tra le tante sfumature negative di questi giorni emerge una nota di colore, l’incontro sul treno con una ragazza cinese di nome Xiao Shi Ping (Sciaosciping).
Anche dopo molte ore di treno non ho modo di comunicare con nessuno. Non parlo cinese e non incontro persone che parlano inglese, mi limito quindi a gustarmi i bellissimi paesaggi della Cina dal finestrino. Paesaggi che scorrono velocemente ma che iniziano a cambiare, visto che dalle aride terre viste fino ad oggi si contrappongono paesaggi sempre più verdi e coltivati a riso. Le enormi risaie e terrazze, principalmente coltivate a riso, la vita dei contadini, i loro insediamenti di case ed i mille colori contrastanti tra loro.
Vi è un approccio da parte di un uomo che vedendomi tutto solo, nello spazio tra i due vagoni, vuole iniziare un dialogo. La conversazione si dimostra limitata e sono costretto ad usare le frasi fatte della mia guida. Mentre cerchiamo di creare un dialogo, passano due ragazze. Io da bravo Italiano mi giro per guardare meglio, incrocio così lo sguardo di una delle due che si era voltata a sua volta. Continuo poi a comunicare con il signore, ma quando ormai la conversazione si fa sempre più povera, la ragazza con la quale incrocio lo sguardo passa nuovamente e si ferma. Fa delle domande al signore, infatti le nostre difficoltà sono evidenti perché siamo muniti di penna, blocchetto, guida e dizionario. Dopo aver parlato con il tipo la ragazza inizia a parlare inglese con il sottoscritto. Mi fa piacere ma al tempo stesso mi domando se è solo una coincidenza o un qualcosa di predestinato (dopo un po’ l’uomo ci lascia soli) parliamo tutta la sera.
Il mattino seguente Xiao Shi Ping viene a darmi il buongiorno. E’ piacevole risvegliarsi alla mattina, in un treno di sconosciuti, e vedere un volto amico sorridente e con un tocco di trucco ad illuminare l’inizio del nuovo giorno. Durante il nostro dialogare, ci conosciamo meglio, scopro che lavora e studia per diventare professoressa di ruolo. Tra le altre domande, mi chiede inoltre quanti giorni sarei rimasto nella sua città e rispondo solamente uno, come del resto era nei miei piani. Mi sarei fermato volentieri di più, nel caso fosse poi nato un qualcosa, ma sapevo che stava con un ragazzo da quattro anni. Lei mi dice che devo aspettare alcuni giorni prima di ripartire poiché la città di Chengdu è un crocevia d’alta intensità, è difficile trovare i biglietti del treno nell’arco di breve tempo.
Giunti alla stazione mi rendo conto, ancora una volta, quanta gente c’è alle stazioni ferroviarie o di autobus. Mi dice di aspettare alla fine di una fila mentre va a chiedere per il biglietto. Ritorna dopo un po’ senza fortuna. Andiamo in un altro ufficio, che lei conosce abbastanza bene, parla con il direttore di quell’ufficio, il quale ci fa aspettare mentre lui si reca giù in biglietteria. Dopo qualche minuto torna con il biglietto per il giorno dopo e con destinazione Jinjiang (nota anche come Panzhihua). Come si suole dire in questi casi: sono stato baciato dalla fortuna. Anche se leggendo l’Alchimista di Paulo Coelho questo fatto verrebbe visto sotto un'altra ottica e penso che abbia ragione. Infatti secondo tale libro, chi parla il linguaggio dell’anima del mondo e deve raggiungere una meta troverà sempre sul suo cammino persone e circostanze che gli permetteranno di raggiungere il suo scopo, obiettivo. Sembra che queste persone o situazioni siano in un qualche modo posti lungo il percorso, per aiutarti a raggiungere la tua meta.
Lasciamo la stazione e sempre con il suo aiuto prendiamo l’autobus per andare al Rongcheng Hotel. Faccio il check-in, lascio il bagaglio nel dormitorio, scendo e vado a mangiare non molto lontano dall’hotel in compagnia di Xiao Shi Ping. Le spiego che può scegliere ciò che vuole poiché sono di bocca buona. Riso con mandorle e verdure, zuppa di spinaci più vari contorni che non ricordo. Insiste per pagare perché sono suo ospite ed inoltre perché avrei dovuto viaggiare ancora a lungo. La sera stessa ha la sua lezione d’inglese all’università, mi chiede quindi se mi avesse fatto piacere andare con lei. La cosa mi entusiasma perché sono momenti che seguendo alla lettera la tua guida non vivresti mai. Mi spiega e mi marca sulla mia cartina come fare ad arrivare all’università. Ci salutiamo e ci diamo appuntamento alle nove di fronte all’entrata dell’ateneo (università).
Torno in albergo,faccio la doccia, conosco e chiacchiero con altri giovani viaggiatori provenienti da Francia, Australia, Inghilterra ecc. Noleggio la bicicletta giù alla reception e vado all’appuntamento. Il tragitto è non semplice, il traffico ed il caos mi portano ad essere concentrato sulla strada e sugli altri. Quando penso di essere in zona, chiedo due o tre volte informazioni. Fortunatamente mi aveva scritto l’indirizzo in caratteri cinesi.
Giungo finalmente a destinazione, la incontro ed insieme saliamo in classe; tutti sono stupiti di vedermi in modo particolare l’insegnante che pensa che io sia americano. Xiao va alla cattedra e spiega il motivo della mia presenza. La lezione dura circa un'ora e mezza, quando usciamo la invito a bere perché avrei voluto sdebitarmi di ciò che mi ha offerto nel pomeriggio. Rifiuta perché sua madre la aspetta a casa, quindi la invito per il giorno dopo a prendere un tè prima della mia partenza. Purtroppo, mi dice che ha delle lezioni e non può mancare; la ringrazio per i biscotti che mi aveva portato da casa e le dico che era giunto il momento di salutarci poiché sarei partito il pomeriggio seguente. E così fu.

2 Aprile
La mattina del 2, con la stessa bicicletta, vado a vedere i panda giganti, e pedalo per circa due ore prima di arrivare a questo centro per la salvaguardia di questi animali in via d’estinzione. Essi si nutrono di quel bambù che oggigiorno viene tagliato per altri scopi.
Quando torno all’hotel, riconsegno la bicicletta e alla reception mi dicono che una ragazza ha chiamato lasciando il numero del suo cerca persone. Il receptionist chiama per me, e dopo poco il telefono squilla. Mi passa la cornetta ed é Xiao, la quale avrebbe voluto invitarmi a pranzo con delle colleghe; purtroppo ero rientrato in albergo troppo tardi. Mi chiede ad ogni modo se avesse potuto vedermi nel pomeriggio prima della partenza. Accetto l’invito e dopo un’ora arriva con un taxi. E' ancora più elegante del giorno prima e mi porta una borsa piena di pere. Mi dice che sono molto dolci e che avrei dovuto tenerle per il viaggio.
Chiaramente la ringrazio per la sua generosità ma allo stesso tempo non sono molto felice di aggiungere tutto quel peso al mio zaino. Mi accompagna su nel dormitorio, perché devo lasciare il sacchetto delle pere. Le mostro come diversi viaggiatori possono dividere la stessa stanza, un dormitorio da sei che è completamente deserto. Anche lei mi fa notare la medesima cosa, e lì per un attimo sono colto dal dubbio che forse è un messaggio; come se volesse dirmi qualcosa. Ma non vado oltre perché mi aveva detto che aveva una relazione ed inoltre non volevo rischiare di rovinare quel poco che di bello c’era stato tra noi.
Andiamo giù in strada e ci sediamo ad un tavolino all’aperto di una tipica tavola calda. E` chiaro che ha saltato le lezioni del pomeriggio anche se mi dice d’essere stanca e che la sua la presenza in classe sarebbe stata inutile. Mi regala inoltre un suo fazzoletto di seta, dono che apprezzo tanto, considerata l’importanza della seta in Cina. Trascorriamo piacevolmente gli ultimi minuti assieme di quel pomeriggio, un tè, alcuni dolci e discorsi comuni.
Nuovamente insiste nel pagare il conto, malgrado le faccia capire che mi sarei offeso. Vado a prendere il mio bagaglio e insieme andiamo alla fermata dell’autobus, che mi avrebbe condotto alla stazione ferroviaria. Questo arriva, la ringrazio per tutto ciò che ha fatto, la bacio sulle guance e la saluto. Ricordo che in Cina non si vedono gesti d’affetto in luogo pubblico. Spero inoltre, che un giorno possa ricambiare tutta questa generosità.

Ora mi trovo sul treno e domani mattina sarò a Panzhihua, da qui dovrò trovare un autobus che mi porti a Lijiang. Qui vive una delle tante minorità etniche della Cina, che si chiama Naxi. Sono un po’ preoccupato perché la guida non è molto chiara sui mezzi di trasporto che da Panzhihua vanno a Lijiang.

3 Aprile
Arrivo questo pomeriggio qui a Lijiang e sono uscito per gustarmi molto velocemente questo piccolo villaggio della minoranza Naxi. Il paese è molto particolare per via dello stile delle costruzioni, le stradine molto strette, i piccoli canali, i negozietti, la vita, insomma sembra proprio uno di quei paesi delle fiabe. Purtroppo il business del turismo è arrivato anche qua. Il viaggio con l’autobus è stato lungo ed anche preoccupante perché le strade sono in pessime condizioni; inoltre vi è una giovane ragazza che si sente molto male e sua madre continuava a metterle un dito in bocca per farla vomitare. Non capisco il perché di questo gesto che viene ripetuto senza, a mio parere, uno scopo ben preciso. Non conosco i suoi sintomi e quindi non posso neanche darle alcuni dei medicinali che ho con me. Sembra però abbastanza evidente che il problema sia di carattere nutrizionale. Le dò solo una bottiglietta d’acqua ed una pera. Quando ci siamo fermati per pranzare la portano da un medico che le mette una flebo. Ora vado a nanna, ciao.

4 Aprile
Sono già un paio d’ore che gironzolo per questo paese che è veramente bello, ricco di colori, di negozietti, di piccoli ristoranti e bar, insomma finalmente un po’ di pace; lontano da quel solito traffico infernale, si respira un’atmosfera d’armonia e spensieratezza che vorresti durasse molto più a lungo. Il cielo è molto grigio e quindi devo comprare un rullino molto sensibile (400 Iso) per fotografare o cogliere i vari momenti di vita quotidiana.
Scatto delle foto al mercato e nel paese, più tardi mi fermo a mangiare e nel pomeriggio prendo l’autobus per andare a Dali, dove vive un'altra minoranza chiamata Bai.

5 Aprile
Giungo nel tardo pomeriggio, circa alle 18.30. Anche questo è un piccolo paese ma l’impatto, la prima impressione del medesimo mi ha un po’ deluso, ma domani avrò modo di visitarlo meglio e quindi di decidere se rimanere più di un giorno. Il motivo di questa delusione è principalmente dovuta al fatto che vi sono tante pizzerie, negozi e bar che servono cappuccini togliendo quell’originalità orientale. Tutto ciò rende felici quei turisti che provano nostalgia per i sapori occidentali. Quindi niente è paragonabile all’autenticità di Lijiang.
Penso di ripartire domani sera con uno di quegli autobus che contiene dei lettini invece dei soliti sedili. Il costo del biglietto è molto più economico del treno anche se dicono che non sono molto affidabili e puliti.

8 Aprile
Sono quasi due giorni che non aggiorno il mio diario di viaggio: mi trovo a Yangshuo.
Dopo aver camminato per tutta la giornata del 6 Aprile a Dali e dintorni, decido di prendere uno dei famosi “sleeper bus”, per raggiungere Kunming. L’autobus sul quale salgo riesce ad accomodare circa 40 persone. Vi sono due file (piani) di letti su entrambi i lati del veicolo ed in ogni spazio per dormire vi sono due letti; come i due soliti sedili per intenderci. Questi letti sono a misura d’uomo cinese, di conseguenza i vari occidentali più alti di un cinese sono costretti a dormire con le gambe piegate. Inoltre ci si trova a dormire con una persona che non conosci, in uno spazio in cui, se durante la notte ti muovi, ci potrebbe essere un “contatto”. Dormo con un uomo cinese, ma, fortunatamente, per il sottoscritto non fuma e non mal odora. La cosa che più mi diverte di questa esperienza è vedere come l’autobus è strutturato nel suo interno, e vedere come i letti siano a misura d’uomo; io sono fortunato poiché sono alto solo 1,70 standoci giusto disteso. Il viaggio è rilassante e devo dire che se le strade sono ben asfaltate e l’autista non è uno spericolato si viaggia quasi meglio che in treno. L’aspetto più disgustoso di questi autobus possono essere gli odori, infatti dormire con 40 persone non è il massimo della vita e se c’è qualcuno che non si è lavato diventa ancora più difficile.
Alla mattina presto del 7 Aprile arrivo a Kunming. Dalla stazione degli autobus prendo un altro autobus locale per andare alla stazione ferroviaria. Infatti voglio subito ripartire all’insegna di Guilin perché non ho interesse a trascorrere dei giorni a Kunming.
La fortuna mi bacia nuovamente perché nel piazzale antecedente la stazione incontro una ragazza giapponese che stava nel mio stesso dormitorio della guest house in Dali. La gentile ragazza (di cui non ricordo il nome), mi aiuta a comprare il biglietto del treno che sarebbe poi partito all’insegna di Guilin fra due ore. Lei sa scrivere alcune parole e frasi usando i caratteri cinesi. Prepariamo quindi un bigliettino da mostrare alla biglietteria.
Nell’attesa del mio treno facciamo colazione, chiaramente offro io. Lei è ancora indecisa se fermarsi o se ripartire per raggiungere la zona Xishuangbanna, ai confini con Birmania e Vietnam. Le sue prossime tappe sarebbero infatti state Vietnam, Laos, Thailandia ecc. per arrivare via terra in Europa, probabilmente fino a Vienna. Viaggia da sola, parla un inglese molto semplice ma è così determinata ad arrivare in Europa via terra che le si attribuisce una figura di persona coraggiosa. Mi fa inoltre pensare a tutte quelle persone che molte volte incontro in Italia e mi dicono che io viaggio perché so l’inglese. Che cosa dire allora di questa ragazza? Un inglese veramente semplice ma con tanto coraggio e determinazione da fare invidia anche ad un uomo.
La saluto e salgo sul treno per affrontare un viaggio di circa 31 ore. Fortunatamente per il sottoscritto nel mio vagone ci sono alcune persone che parlano inglese e di conseguenza vengo tempestato di domande per quasi tutto il viaggio. Piacevolmente mi chiedono del mio paese, del sottoscritto, del mio viaggio, della mia opinione sulla Cina; parliamo anche di calcio, poiché il Milan è stato nel loro paese alcuni anni prima. Durante tutte queste ore di treno ancora una volta ammiro i bellissimi paesaggi cinesi, osservo come il personale introduca carbone nelle rispettive caldaie ed inoltre noto come ognuno ha il proprio contenitore per bere tè nel corso della giornata.
Giungiamo finalmente alla stazione di Guilin e da qui prendo un autobus per Yangshuo. Due donne, conosciute sul treno, vanno nel centro di Guilin, quindi prendiamo lo stesso autobus ed una volta giunti a destinazione, mi pagano il biglietto e si assicurano che prenda il giusto autobus per Yangshuo. Ringrazio di cuore e me ne vado. Dimenticando le situazioni di raggiro precedenti, devo ammettere che i cinesi si sono fatti in quattro per il sottoscritto.
Questa sera dopo essere giunto qua all’ostello, mangio nel ristorantino sottostante e per la prima volta mi sono trattato da turista. Una cena di tre portate compreso il gelato, spendendo circa 18 Yuan che sono circa € 2,5.
Mi dovrei fermare in questa zona, nel sud della Cina, alcuni giorni perché da molti è reputata molto bella e suggestiva.
Voglio inoltre esprimere un pensiero che mi ricorda ciò che mi ha sempre insegnato mio padre: “nella vita comportati bene che hai tutto da guadagnarci”.
Forse tutto l’aiuto ricevuto in Australia, in Inghilterra e quello che riscontro qui in Cina non sarebbe spiegabile e possibile se fossi stato una persona poco onesta. Oggi quelle due donne mi aiutano a prendere il giusto autobus e mi pagano il biglietto dalla stazione ferroviaria a quella degli autobus; grazie!
Mentre ancora una volta facendo riferimento all’"Alchimista", questi eventi vengono spiegati in un modo diverso. Chi parla il linguaggio dell’anima del mondo e deve raggiungere una meta, troverà sempre sul suo cammino persone e circostanze che gli permetteranno di raggiungere il suo scopo, obiettivo. Sembra che queste persone o situazioni siano in un qualche modo posti lungo il percorso per aiutarti a raggiungere la tua meta.

10 Aprile
Da un paio di giorni faccio il turista a tempo pieno. Ho modo di gustarmi i paesaggi bellissimi di questa regione e di fare alcuni acquisti per i miei famigliari ed amici.
Con la bici pedalo per tutto il primo giorno, vedo vari villaggi, campi coltivati a riso, contadini lavorare nei campi con tecniche molto semplici e povere, paesaggi veramente suggestivi e particolari. Purtroppo tutto ciò è rovinato dalla pioggia e da quel cielo grigio che non mi permette di scattare belle foto. Il secondo giorno risalgo, assieme ad altri turisti, parte del fiume Li, avendo la possibilità di vedere villaggi e momenti di vita lungo questo corso d’acqua.
Vi sono molti turisti qui a Yangshuo ma, malgrado ciò, riesce ancora a mantenere un fascino ed un’atmosfera del tutto accettabili. Lungo il fiume Li sono presenti prevalentemente paesaggi dominati dall’agricoltura e dalle attività commerciali.
Domani vado a Guilin per vedere la città e molto probabilmente per comprare del buon tè da spedire a casa. Nel pomeriggio poi, salirò nuovamente su uno “sleeper bus” con destinazione Guangzhou e da qui raggiungerò finalmente Hong Kong.
Vorrei andare anche in un altro paese a circa 10 ore da qui, dove vi è una popolazione che vive sulle montagne, dalle quali si possono vedere delle impressionanti coltivazioni di riso, a terrazze. Purtroppo piove molto e rischio di rimanere deluso dai paesaggi e dalle cattive condizioni stradali (mi giunge voce anche di frane). Quindi si riparte.

12 Aprile
Oggi arrivo all’ultima tappa di questo mese trascorso in Cina, cioè la tanto discussa metropoli di Hong Kong.
Il viaggio per arrivare qua ad Hong Kong non è certo stato uno dei più comodi e rilassanti. Infatti dopo la positiva esperienza dello “sleeper bus” da Dali a Kunming si contrappone quella poco piacevole da Yangshuo a Guangzhou.
L’autobus parte da Yangshuo (come avevo già accennato piove), e quindi all’interno si sviluppa un odore acre di umidità. Dai cuscinetti ai lettini e alle coperte, inoltre molti passeggeri che sono stati al mercato locale occupano gli spazi sottostanti i letti con tutto ciò che hanno comperato o non venduto al mercato. Anche se non riesco a vedere il contenuto sicuramente si può parlare di frutta, verdure, patate ed altro ancora.
Tutto ciò porta un ulteriore odore nell’autobus rendendolo molto pesante. Le strade che percorriamo sono piuttosto spartane e di conseguenza non dormo molto a differenza dell’altro spostamento. Partiamo alle 4 del pomeriggio e arriviamo alle 5 del mattino successivo; qui con l’aiuto di un ragazzo cinese, che solitamente vive ad Hong Kong, salgo sul giusto autobus per la metropoli. Per la prima volta, da quando sono partito, vivo una circostanza divertente e stremante al tempo stesso.
L’autobus, e così molti altri, continua a girare intorno all’area di fronte alla stazione ferroviaria ed a quella degli autobus per assicurarsi più passeggeri possibili. Oltre all’autista vi sono anche tre ragazzi che lavorano sull’autobus; quest’ultimi urlano i nomi delle destinazioni (dove poi l’autobus si sarebbe fermato) indicate sui cartelli che tengono in mano, al fine di ottenere l’attenzione di tutti quei passanti che si guardano in giro in cerca dell’autobus giusto.
Io sono uno dei primi passeggeri a salire e quindi come uno stupido devo subirmi questo girotondo per circa due ore. Sono stanco e divertito nel vedere come cercano di riempire il più possibile il veicolo e quindi assicurarsi il guadagno giornaliero.
Finalmente dopo circa due ore partiamo. Dopo varie vicissitudini e contrattempi arrivo ad una stazione della metropolitana, la quale mi avrebbe condotto nel centro di Hong Kong. Qui affronto tutti i vari controlli doganali come se fosse un vero e proprio aeroporto, ottengo il mio visto turistico di un mese per entrare in Hong Kong e prendo la metrò. Arrivo in città, con la cartina alla mano trovo l’ostello, che mi era stato consigliato da una ragazza svedese incontrata sul battello del fiume Li. Faccio il check-in, poso il bagaglio ed esco per comprarmi qualcosa da mettere sotto i denti, infatti non mangio da quasi 30 ore, e poi a nanna.

13-14 Aprile
Hong Kong, colonia britannica fin dalla metà del diciannovesimo secolo ma che viene restituita alla Cina il primo Luglio del 1997. Malgrado ciò possiede ancora una propria struttura politica ed economica. Importante centro per gli scambi commerciali da più di quattrocento anni fa.
Molti sono i dati che possono essere forniti a riguardo di una delle metropoli più ammirate e discusse al mondo. Ad essere sincero non sono molto attirato dalle grandi città ma Hong Kong ha un suo fascino, forse perché per il sottoscritto è un po’ come un primo traguardo. Camminando tra i grattacieli dell’isola di Hong Kong mi sento così piccolo, così insignificante sia da un punto di vista fisico perché vedere le persone camminare sembrano tante formichine; sia da un punto di vista economico perché è una città ricca, frequentata da personaggi miliardari. I grattacieli sono collegati tra loro da varie strutture come ponti, scale mobili, ascensori, tunnels ecc., che permettono un facile accesso per tutti coloro che vi vivono o vi lavorano. Tra una strada e l’altra, tra una costruzione e un'altra vi sono anche spazi di verde ed antichi edifici. Il tutto si mescola con armonia e misticità affascinando chi proviene da un piccolo paese come il mio.
In un angolo tranquillo, mi fermo per alcuni minuti ad ammirare la città e a riflettere, mi commuovo. Qualche lacrima non è mancata per quel ragazzo sognatore che dalle strade della piccola Altopiano (MI) a quelle di Hong Kong; un primo ma piccolo senso di soddisfazione personale.
Alla sera la città s’illumina come un albero di Natale dando vivacità e colore a quegli edifici che di giorno sono molto grigi. Molte sono le persone, le coppie e i turisti che scendono le strade di Kowloon, arrivando alle sponde del Victoria Harbour, e si gustano l’illuminazione perentoria di grattacieli ed insegne pubblicitarie dell’isola di Hong Kong.
Una delle due sere mentre anch’io ammiro questo spettacolo sono avvicinato da una ragazza molto bella, probabilmente di origini filippine, la quale con domande e frasi sospette mi fa capire che per la “compagnia” avrebbe poi richiesto un pagamento. Lei capisce che non abbocco all’esca prelibata, quindi se ne va.
Al mattino del secondo giorno vengo avvicinato da un uomo filippino che mi domanda se sto cercando un ostello; io incuriosito dal prezzo decido di seguirlo. L’ostello, di pessime condizioni, è all’interno di un altro grande edificio non lontano dal mio. Non mi piace affatto e quando sto per andarmene mi propone di lavorare sulla sua piccola nave da crociera. Mi avrebbe insegnato i trucchi del Black Jack per poi usarli a sfavore dei passeggeri della nave. I soldi da puntare li avrebbe messi lui. Chiaramente il mio obiettivo è un altro e non voglio interromperlo per qualcosa di poco pulito.

15 Aprile
Volo da Hong Kong a Fukuoka (sud del Giappone)

La continuazione del "Giro del mondo", nella seconda parte di questo diario, prossimamente on line sempre su Ci Sono Stato!

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