Affascinante, misteriosa, ferita: Cambogia!

in viaggio con simone e gianni in Cambogia

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Affascinante, misteriosa, ferita: Cambogia!

Come inizia un viaggio in Cambogia? Con un altro viaggio.
Nel gennaio 2001 in Thailandia, durante la visita del Wat Pra, il complesso reale di templi a Bangkok, Io e Gianni rimaniamo colpiti da un modello in scala dell’Angkor Wat, il tempio più sacro e importante per tutti i buddisti dell’Indocina. Subito si intuisce la grandezza di questo Wat, poi informandoci ulteriormente scopriamo che è solo una parte di un favoloso complesso archeologico di vastità seconda solo alle Piramidi, perlopiù inalterato e circondato dalla Jungla. Accarezziamo l’idea di recarci un giorno a vederlo.
L’occasione arriva alla fine del 2002, non trovando voli liberi per il Mexico decidiamo per un’inversione di rotta. A Oriente di nuovo, sempre via Thailandia, ma stavolta la meta è la Cambogia. Partiamo stavolta anche con Laura, nostra amica e novizia viaggiatrice, con il rammarico di non avere con noi la cara Monica Jones (la quasi-archeologa del tempio maledetto).
Durante la ricerca di informazioni utili per il viaggio è inevitabile di imbattersi nella sanguinosa storia recente del paese. Un paese da 4 a 5,5 milioni di abitanti (non sanno nemmeno loro quanti siano) in cui incontriamo una popolazione giovanissima e sgomenta notare la carenza di nostri coetanei e la quasi totale assenza di ultraquarantenni, tutti sterminati da una guerra che ha sistematicamente eliminato il 40% degli abitanti.
Non è raro incontrare persone mutilate durante il regime o vittime delle mine.
Le mine un tempo erano anche intorno al complesso di Angkor, difatti tra il ’75 ed il ‘79 questo veniva usato come nascondiglio per le armi. Oggi sembra impossibile, turisti affollano tranquillamente l’area e durante il capodanno cinese molti cambogiani festeggiano con picnic lungo il fiume, ma basta recarsi a Battambang, la seconda città della Cambogia, per scoprire che, oltre ad altre meraviglie archeologiche ancora da recuperare, sono insidiosamente sotterrate 4 milioni di mine da lì al confine tailandese. Una densità impressionante.
Siem Reap, la cittadina nella quale risiedono i turisti in visita ad Angkor e dotata di un moderno aeroporto, è privilegiata: qui affluiscono i dollari e le strutture sanitarie di buon livello, condotte perlopiù da europei volontari, richiamano gente da lontano.
Le strutture turistiche nascono come funghi e si può spendere dalle 15 € di una semplice guesthouse ai quasi 2000 € per una suite in Hotel di lusso. Sinceramente, dare 2000 € per una notte d’albergo e fare il turista-nababbo in Cambogia, ci pare un insulto alla miseria, che qui non manca.
Se si ha un minimo di sensibilità, è più gratificante lasciare offerte a templi, scuole ed ossari delle vittime del regime di Pol Pot. Si aiutano i morti ad avere una sepoltura dignitosa che ora non hanno ed i vivi a ricominciare.
E’ difficile trovare, in Italia, libri sull’efferatezza dei crimini commessi in Cambogia nel periodo 1974-79 (alcune zone erano in mano a gruppi di Khmer rossi fino al 1997): uno di questi può essere “Mekong” edito dalla Adelphi nel 1994. Se leggete bene l’inglese è facile trovare molte pubblicazioni in loco, meglio in Thailandia.
Una curiosità: A Siem Reap c’è un dottore svizzero, Mr. Beat Richner, che ha fondato un ospedale totalmente gratuito ed in parte finanziato…dai suoi concerti! Ogni sabato alle 19,00, allo Jayavarman VII Hospital, suona il Cello e così è divenuto famoso come Dr. Beatocello (vedi ai links).
E’ presente anche Emergency a Battambang con un centro per la riabilitazione delle vittime delle mine.
Viaggio nella realtà Cambogiana
Arriviamo a Bangkok con un volo della compagnia El Al. Al prezzo di uno stop di 6 ore a Tel Aviv abbiamo un biglietto A/R da 550 euro e la facilità di trovare posti.
A Bangkok, nell’attesa della trasferta in Cambogia, ci rilassiamo con un giro su una lancia tra i canali di Thonburi, con la visita del Wat Pra che Laura non hai mai visto e la sera con una inaspettata festa nella Chinatown della città, in occasione del capodanno cinese i cui festeggiamenti durano una settimana. Una vera Kermesse di odori e sapori della Cina.
Dopo due giorni a Krung Tep (la città degli angeli), così la chiamano i thai forse perché in comune a Los Angeles ha la cappa di smog, con un volo Bangkok Airways di primo mattino arriviamo a Siem Reap sorvolando una Cambogia che appare dall’alto come una piana di fiumi e paludi, diversa dalla ben canalizzata Thailandia. Sarà necessaria la profilassi antimalarica.
All’arrivo, sbrigate le pratiche del visto, ci accorgiamo che manca una valigia! È rimasta a Bangkok.
Decisi a non farci rovinare la giornata, prendiamo sistemazione al Yaklom Lodge e con lo stesso autista che ci è venuto a prendere all’aeroporto, iniziamo subito la visita di Angkor.
L’area è molto vasta e per spostarsi da un punto all’altro è necessario un mezzo.
Si possono noleggiare motorini per 10/12 € oppure un’auto con conducente per 20 € al giorno. Essendo noi in tre optiamo per l’auto, anche se i cambogiani non si fanno problema di andare in tre o quattro persone su un motorino. Imperdibile la vista di maiali legati…vivi al motorino, per portarli al mercato. Ci sentiamo dire che “una volta” in motorino si portava 5/6 persone o 40 polli.
Il traffico automobilistico pare privilegio di pochi ancora e…per chi arriva da Bangkok pare un bene!
Per entrare nell’area delle visite è necessario un pass che costa 20 $ per un giorno o 40 $ per 2/3 giorni. Sprovvisti di fototessera?, no panic, vi viene fatta gratuitamente al momento. L’entrata all’area si presenta con un ponte con decine di teste in pietra ai lati, come guardiani ed infine un imponente portale.
Iniziamo con lo stupendo Bayon, un’apoteosi di eleganti bassorilievi che rivestono pareti, travi e colonne. L’Apsara è la figura dominante, elegante simbolo di femminilità orientale.
Seguiamo un percorso studiato sulla mappa e consigliatoci dal nostro autista. Ogni volta che uscivamo, da un complesso, sul lato opposto a quello dell’entrata, la nostra auto ci raggiungeva.
Si gira tutto piacevolmente a piedi ma tra alcuni complessi un mezzo è indispensabile.
I templi ed i palazzi si distinguono uno dall’altro, mai ripetitivi, alcuni a colonnato, altri sono vere piramidi da scalare, ma il culmine è….non sappiamo dire se l’Angkor Wat o Thapron, a ciascuno di noi la libera scelta.
Angkor Wat è il più famoso, il più grande, dotato di un lungo viale d’accesso in pietra e contornato da fossati e mura. All’interno il wat è formato da corridoi e vasche agli angoli ed al centro si erge come una piramide.
Saliti su questi non facili gradini ne scopriamo gli ambienti ed ammiriamo il panorama su tutta il complesso e la jungla circostante.
Thapron deve invece la sua unicità al fatto di essere stato lasciato come i primi esploratori l’hanno trovato, fagocitato dalla jungla, con radici enormi che dalle volte delle gallerie scendono al suolo imbrigliando tutto e forse sono proprio queste che tengono assieme le strutture. Mai abbiamo visto alberi così grandi divorare opere umane. E’ difficile da descrivere, si può solo vederlo per capire.
Alla sera è da non perdere il tramonto dalla cima della collina degli elefanti.
Dopo cena ci siamo concessi un massaggio con musica rilassante. Chiedete dell’Associazione dei massaggiatori cechi. I più bravi.
La maggior parte dei complessi visitati si sviluppano a nord di Siem Reap, quindi il giorno successivo visitiamo siti posti a sud della cittadina, non meno belli, pittoreschi per la loro collocazione all’interno di villaggi abitati o a margine di templi bianchi e oro relativamente più recenti. Visitiamo anche un ossario, che per un momento non può che far raggelare. Una cripta con pareti in vetro che mostra accatastati centinaia di teschi e ossa delle vittime del regime e sotto una modesta lapide in cemento che commemora le vittime della follia e auspica una sepoltura più degna a queste persone con un’offerta.
Continuando nella nostra scoperta della Cambogia, visitiamo il lago di Tonle Sap con il suo villaggio galleggiante abitato da una minoranza vietnamita.
E’ impressionante vedere un intero villaggio, non su palafitte, ma che galleggia proprio, sempre pronto a spostarsi a seconda della pescosità e dei commerci. Ultimamente è più stanziale per essere più facilmente visitabile. Si vedono le scuole, le abitazioni che possono essere capanne galleggianti o semplici barche coperte alla meglio con l’immancabile antenna TV che spunta. Anche una chiesa e…un modesto ufficio della polizia di navigazione fluviale!
Maiali, polli e altri animali da orto? Anche quelli hanno il loro recinto galleggiante in pertinenza alla casa-barca.
Chissà, forse proprio così erano organizzati i primi veneziani che si stanziarono nella laguna veneta in fuga dalle invasioni barbariche, prima di costruire su palafitte la loro grandiosa città.
Lungo la strada tra Siem Reap ed il lago vediamo risaie, villaggi e misere case affacciate pericolosamente su corsi d’acqua in secca che possono trasformarsi in micidiali piene. Capiamo quanto sia decisamente più decorosa la vita sui canali in Thailandia.
Il mercato coperto di Siem Reap non è molto grande ma ci catapulta in un modo di vivere, ormai perduto anche in Thailandia. Coloratissimi vasi di vetro pieni di spezie, salse e strane poltiglie si mostrano tra filari di salsiccie, pesce secco e peperoncini. A terra c’è chi macella il pollame, vende ortaggi. In un lato si scorge una fila di donne che fanno lavori di sartoria espressa, tutte con macchine Singer a pedali degli anni ‘30/’40, che anche mia nonna custodisce ancora con affetto.
Dedichiamo un po’ di tempo a questo mercato ed a qualche acquisto di artigianato cambogiano.
Dispiaciuti di dover lasciare la Cambogia ma felici, prendiamo il volo per Ko Samui in Thailandia, via Bangkok, per goderci il meritato relax sul mare dopo faticose ma bellissime camminate.
La valigia scomparsa? Era arrivata subito la sera del primo giorno e gentilmente il personale del nostro hotel era andata a prenderla all’aeroporto, cosicché dopo la nostra prima giornata Gianni aveva i suoi vestiti. Tutto liscio quindi.
Un po’ meno liscio a Samui dove il nostro hotel non trova la prenotazione e ci dirotta su un altro per la prima notte; poco male.
A Samui ci accoglie un cielo grigio, mare mosso ed un vento teso. Poi cambia e ci godiamo il mare. La sera, la vita è decisamente più movimentata che a Siem Reap e ci dedichiamo a grigliate di pesce e shopping ma torneremmo subito nella foresta ad ammirare Thapron.
Laura ha trascorso, ignara, 3 notti con un geco in camera che io e Gianni avevamo avvistato ma sul quale abbiamo taciuto per evitare traslochi da un bungalow all’altro come in Cambogia. Tanto sono dappertutto!
Dopo il mare di Samui ritorniamo a Bangkok e stavolta la non disponibilità di camere normali in hotel si trasforma, con loro gentilezza, in una bella suite a pari prezzo.
Il volo di ritorno per l’Italia sarà particolarmente stancante perché stavolta lo stop di 6 ore a Tel Aviv sarà fatto di notte e dopo 10 ore di volo.
Rimasti contenti del nostro viaggio in Cambogia ci ripromettiamo di visitare, la prossima volta, la Birmania, magari stavolta anche con Monica.A Siem Reap ormai vi è una vasta possibilità di alloggio. Da notare che le strutture sono perlopiù molto recenti.
A Bangkok, il nostro hotel era centrale, comodamente posto vicino all’uscita dell’autostrada per l’aeroporto, alla stazione ferroviaria e di fronte ad una fermata di una linea metro in prossima inaugurazione.
A Samui la scelta alberghiera è molto vasta ma è bene prenotare in alta stagione (dic-mar).Molto simile a quella thai ma più povera,la cucina viene ora arricchita con piatti importati dalla Thailandia o da occidente. A Siem Reap non mancano i ristoranti, piacevole quello del nostro hotel. Si cena in media con 4/6 euro.Per raggiungere Bangkok, base indispensabile, vi sono numerose compagnie che operano dall’Italia.
Per recarsi in Cambogia la soluzione migliore è la Bangkok Airways, una compagnia specializzata nei collegamenti con le principali località d’interesse in Laos, Vietnam, Cina e prossimamente anche in Birmania, oltre naturalmente a quelle thailandesi.
Dotata di un ottimo sito consente di acquistare i biglietti on-line, per poi ritirarli al banco di Bangkok.
In Cambogia i trasporti sono affidati ad autobus che collegano le città, mototaxi, motorini e biciclette, piuttosto rari i taxi auto. Semplice comunque prendere in affitto un auto con autista o motorini a Siem Reap. Tra Siem Reap e Phnom Penh esiste anche un servizio fluviale veloce.
La rete stradale, eccettuato l’asse Phnom Penh – Siem Reap – Battambang, è disastrata e arrivare dalla Thailandia non è molto agevole. La guida è a destra (in Thailandia è a sinistra).

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