Il Bhutan, il Paese del Drago Tonante

in viaggio con Morenita Ruggi in Bhutan

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Il Bhutan, il Paese del Drago Tonante

L’aereo decolla da Kathmandu diretto in Bhutan. Dopo pochi minuti la catena dell’Himalaya su cui spicca la cima dell’Everest, si staglia di fronte a noi nella sua immensità e grandiosa bellezza.
Ed è con questa meraviglia negli occhi che atterriamo all’areoporto di Paro, nella terra del Drago Tonante.Bellezze naturali e spiritualità profonda del più piccolo regno himalayanoAppena scese giù dal velivolo e prendiamo il nostro primo alito dell'aria bhutanese, siamo colpite dal silenzio e dalla pace della valle di Paro. La città di Paro si trova nel centro Valle di Paro, caratterizzata da bellissimi paesaggi, che variano dalle fertili vallate ai picchi di oltre 7.000 metri, villaggi pittoreschi ed edifici storici. Addossata alla grande catena himalayana, è un armonioso insieme di risaie, radure con salici piangenti e casette in legno.
I Bhutanesi vivono in pittoresche e linde casette decorate con magnifici intarsi in legno, e in molti aspetti sia il paese che le case rammentano la Svizzera. I monasteri fortezza, chiamati Dzong, sorgono in posizione dominante sulle valli himalayane enunciando anche con l’imponenza della struttura il loro ruolo difensivo. Queste affascinanti costruzioni non sono soltanto un simbolo del paese, sono tutt'oggi i centri religiosi ed amministrativi, dove le persone entrano con serio contegno indossando esclusivamente il proprio costume tradizionale, obbligatorio peraltro quando si entra in edifici pubblici.
Il Bhutan, o meglio Druk Yul (Paese del Drago Tonante) che è il nome del paese per i bhutanesi, consente di entrare in contatto con l’unica civiltà sopravvissuta agli sconvolgimenti del XX° secolo dove permane un ordine sociale e ambientale ispirato dai principi del buddismo tibetano. La popolazione è principalmente buddhista - e l’atmosfera culturale è quindi molto simile a quella del Tibet o del Ladakh: monasteri buddhisti, feste con danze rituali di monaci, e, come particolarità, gli ‘dzong’ - enormi fortezze che ospitano sia il potere temporale che quello spirituale, sorti in punti strategici, che servivano per sorvegliare il possibile avvicinarsi di eserciti stranieri
All’imbrunire ammiriamo il dolce paesaggio caratterizzato da colori che solo la luce limpida himalayana e l'assenza di inquinamento sono in grado di valorizzare. Lontano, a nord, tra le montagne boscose, il Chomolhari risplende di nevi perenni e le acque che discendono dai ghiacciai formano una miriade di limpidi torrenti che vanno a formare il Paro Chu. Nella luce notturna, una fortezza, il Rimpung Dzong, domina la valle.
Arroccato a nord di Paro, si staglia l’ardito monastero di Taktsang. Il tempo rende incerta la salita al Monastero. Recito perciò una lunga serie di “Om mani pedme uhm” pregando che esca il sole. A metà salita la preghiera viene esaudita. Il percorso si snoda tra ripidi tornanti attraversando boschi di pini azzurri. Dal crinale si aprono squarci spettacolari sul paesaggio circostante e sul monastero. Occorrono circa 3 ore per arrivare al Monastero, ma la bellezza del paesaggio e del monastero ricompensano la nostra fatica.
Il Monastero di Taktshang è forse il luogo più fotografato e più famoso del Bhutan, appollaiato sul bordo di un dirupo 900 mt. sopra il fondovalle. Il nome del monastero significa “tana della Tigre”. La tradizione narra che Padmasambhava, il “Prezioso Maestro” che introdusse il buddhismo in Tibet nell’VIII secolo d.C., arrivò in questo luogo volando aggrappato al dorso di una tigre. Si dice che guru Rinpoche, il padre fondatore del Buddhismo Mahayana, arrivò nella valle di Paro più di un millennio fa. Meditò per tre mesi in una caverna attorno alla quale il monastero successivamente è stato costruito ed è da allora uno dei luoghi di pellegrinaggio più sacri per ogni Bhutanese, oltre che un luogo di grande interesse storico.
Trascorriamo il nostro ultimo tempo in un giro di shopping in Paro by night per cercare di mettere a fuoco questo strano Paese. Il Bhutan è arrivano nel 3° millennio a passo di lumaca. E’ un paese dove più che in altri si avverte una forte contraddizione. Con un piede nel passato e uno nel futuro. In tutto il paese non vi è un cartellone pubblicitario, viene utilizzato da quasi tutti l’abito tradizionale, e anche l'architettura delle nuove costruzioni deve rispettare lo stile classico bhutanese. Guardandosi intorno, le strade le case gli abiti tradizionali ogni cosa ricorda il passato. I giovani invece con le loro auto, i computer e la musica rispecchiano il futuro. Ed è nei giovani che soprattutto si avverte una grande voglia di cambiamento e di modernità
L’insegnamento dell’inglese come prima lingua nelle scuole da parte di insegnanti per lo più canadesi, ha fatto sì che i giovani si avvicinassero al grande sogno americano. A sera si liberano dell’ingombrante vestaglia per indossare comodi jeans, guardano film americani e ascoltano musica country. Ed è con questa musica di sottofondo che il giovane Sonam ci farà attraversare tutto il Bhutan.
La mattina vengono a prenderci Tshenda e il giovane Sonam agghindati nei loro gho, il costume tradizionale bhutanese. Saranno la nostra guida e autista per tutta la durata del viaggio. Caricati nostri bagagli siamo pronti a partire. Thimpu, la capitale del Bhutan è la nostra prossima destinazione.
Una volta arrivati in città, la struttura religiosa maggiormente visibile è il Memorial Chorten che contiene numerosi dipinti sacri e statue tantriche. Per molti rappresenta il centro della devozione quotidiana e molta gente si aggira per il chorten durante la giornata. Thimphu abbonda di cultura bhutanese e di cose da fare e da vedere.
Visitiamo il Drubthob Goemba adibito a convento femminile. Ci si reca ad ammirare l'imponente Trashi Choe Dzong (“Fortezza della Gloriosa Religione”) che domina l'orizzonte ed è situato su una collina appena sopra la città. All’ingresso del Trashi Choe, Tshenda con un elaborato cerimoniale indossa la sciarpa d’obbligo ad ogni bhutanese per accedere agli Dzong. Ripeterà quest’operazione ogni volta che accederemo ad un luogo pubblico.
Eretto nel 1641 sulle rovine di un antico monastero è il simbolo della capitale, una delle costruzioni più interessanti del Bhutan dal punto di vista architettonico. lo splendido dzong, è la grande meraviglia di Thimpu, che si estende al centro della valle e ospita, oltre a un grande monastero, l’Assemblea nazionale, la Sala del trono e gli uffici del re.
Il Bhutan è governato da una monarchia molto rigida: il re del Bhutan, educato a Oxford, vuole guidare il suo popolo verso il progresso in modo graduale, e fa di tutto per mantenere intatti i valori della società. L'attuale Re, incoronato nel 1974, è il quarto, ed è un fortunato esempio di monarca generalmente amato da tutti.
L’autorità monastica ufficiale è il Je Khempo, che viene eletto dai monaci e la cui autorevolezza è equiparabile a quella del Re. Il Trashichhoe è la sede estiva del Je Khempo e del corpo monastico principale del Bhutan composto da circa 1600 membri. Essere parte di questo selezionato gruppo di monaci è un segno di distinzione: vengono scelti coloro che hanno elevate qualità di apprendimento spirituale.
Visitiamo la fabbrica della carta. Qui la carta viene prodotta secondo il metodo tradizionale utilizzando la dafne, un arbusto che cresce numeroso nella zona intorno al passo Dochu La.
Saliamo alla torre della televisione di recente costruzione per ammirare il panorama della città sommersi da miriade di bandierine di preghiera che sventolano verso il cielo. In Bhutan non ci sono giornali internazionali e la televisione è stata ammessa solo tre anni fa.
Un modo divertente di passare il tempo in Thimphu è girare nel mercato di fine settimana. Il Weekend Market, che si svolge nel centro di Thimphu, è il luogo ideale per sperimentare un piacevole mix di cultura urbana e rurale, un’occasione per guardare la vita di questa strana capitale senza semafori. Il mercato è molto carino. Le bancarelle spesso altro non sono che un tappeto steso per terra; l’odore di pesce secco e delle noci utilizzate per la composizione del betel è un tantino invasivo. I coltivatori dai villaggi vicini vengono a vendere i loro prodotti ed articoli - montagne di peperoncini rossi rossi luminosi, verdura e frutta di stagione e cereali di tutti i generi.
Il Bhutan è un'invasione di volti semplici e sereni, come la loro terra. Ci si chiede se tanta serenità e dolcezza è dovuta alla loro filosofia, a quel Buddhismo che non è una religione ma un modo di essere che li accompagna costantemente. Un viaggio nel cuore del buddhismo tantrico, immersi in una pace senza tempo.
La strada da Thimphu a Punakha passa attraverso coltivazioni di mele, che poi lasciano il posto a foreste di pini. Valichiamo il passo di Dochu la (3116 mt), dove in una foresta lussureggiante migliaia di bandiere di preghiera colorate circondano 108 Chorten [reliquiari] costruiti per commemorare le recenti battaglie svoltesi ai confini con l’Assam. Il passo offre una vista panoramica della catena orientale dell’Himalaya su cui spiccano ben 6 vette superiori a 7.000 metri.
La strada continua giù nella valle fino alle pianure della valle di Punakha tra scenari grandiosi e splendide vedute. Si visita lo Dzong di Punakha che riveste un ruolo centrale nella storia del Bhutan e a detta di molti è anche il più bello del paese. Lo Dzong è stato costruito in posizione strategica alla confluenza dei fiumi Phochu (maschio) e Mochu (femmina) dal primo Shabdrung del Bhutan, Ngawang Namgyal nel 1637. Fu uno dei primi Dzong ad essere costruito dallo Shabdrung nel 1637 ed è il luogo dove egli morì mentre si trovava immerso in uno stato di meditazione; i suoi resti sono conservati qui in un preziosissimo Stupa posto in uno dei templi interni.
Lo Shabdrung, il padre spirituale e politico del Bhutan, originario del monastero di Ralung in Tibet, istituì nel 1600 il peculiare sistema degli Dzong, che pone in una medesima struttura le autorità religiose e secolari. Il reggente, responsabile dell’amministrazione nel periodo che intercorreva tra le successive reincarnazioni riconosciute dello Shabdrung, è stato sostituito all’inizio del ‘900 dalla figura di un Re, in risposta anche alla necessità di confrontarsi con la pressione che veniva posta dall’impero coloniale britannico.
Punakha che ha visto l’incoronazione dei re del Bhutan, fu la sede invernale del governo bhutanese fino agli anni ‘50 (quando fu deciso di mantenere la capitale fissa a Thimpu.
E’ già sera, quando lasciata la strada principale attraversiamo i campi per dirigerci al tempio di Chimi Lhankhang costruito nel 1499 dal lama Drupka Kunley. Qui si recano le donne senza figli per ricevere la benedizione fallica. Nel tempio si sta svolgento una cerimonia religiosa alla quale partecipiamo ricevendo la benedizione. Queste cerimonie, molto suggestive coi mantra ripetuti all’infinito hanno la capacità di trasportare ad uno stato meditativo.
Lasciata Punakha si transita da Wangdue. La bassa altitudine di questa valle permette due raccolti di riso l’anno e favorisce la coltivazione di arance e banane che crescono in abbondanza. Wangdue Phodrang è caratterizzata soprattutto dall’imponente Dzong, che ricopre completamente lo sperone di una collina ed offre magnifiche viste. All’interno giovani monaci recitano i mantra. Il mantra è uno strumento potente per mezzo del quale si intende ottenere il controllo della mente o indurre nella stessa contenuti diversi dagli usuali. Il mantra si può considerare come un suono in grado di liberare la mente dai pensieri, dalla realtà illusoria e dalle inclinazioni materiali.
Inizia la lunga e impervia salita verso la valle di Phobjkha. Uno stuolo di bandiere di preghiera ci indica che siamo arrivate. Nel cuore dell’inverno la valle rimane completamente isolata dal resto del paese a causa della neve. In questa valle scarsamente popolata non esistono telefoni e l’elettricità viene fornita da pannelli solari o da impianti idrici.
Passeggiamo a 3000 metri in questa valle glaciale sulle pendici dei Monti Neri, che racchiude fra i suoi fianchi a dolce pendenza una zona di indescrivibile bellezza, definita come "la più bella vallata del più bel paese dell'Himalaya". Ogni inverno, le belle e rare gru dal collo nero tornano dal Tibet in questa valle dove sono protette.
Incontriamo una numerosa scolaresca. In Bhutan la struttura scolastica prevede 11 anni di istruzione base. Dal 1961 la lingua dell’istruzione è l’inglese. Lo dzongkha, l’idioma nazionale, viene insegnato come seconda lingua. La ragione di questa decisione è stata la scarsità di insegnanti bhutanesi all’atto della costituzione del sistema scolastico. Ancora oggi molti degli insegnanti vengono assunti in India e in Canada.
Attraversiamo vasti campi di patate, il principale prodotto agricolo della regione che rende più intenso il verde brillante della valle. Si sale pian piano tra foreste rigogliose ricche di giganteschi rododendri verso il passo del Pele che si raggiunge dopo aver oltrepassato qualche fattoria.
Oltre il Pele La (3390), si transita dal Chendebji Chorten, una grande struttura bianca posta sulle rive di un torrente. Viaggiamo attraverso valli verdissime con una natura gioiosa ma delicata e si visitiamo villaggi e monasteri remoti che conservano preziosamente intatto il loro patrimonio culturale.
Una deviazione prima di Trongsa ci porta al palazzo invernale del secondo re. Nei pressi sorge un grande convento abitato da giovani aspiranti monaci. Abbiamo modo di osservare uno spaccato di vita quotidiana all’interno di un convento. Le figure di riferimento dei bhutanesi sono i grandi Lama reincarnati, i Tulku. I monaci in Bhutan sono circa 6000, ed esistono anche molte comunità di praticanti religiosi laici (i Gomchen), ispirati dagli insegnamenti della scuola Nyingmapa. La fede religiosa è manifestata da tutti e permea ogni cosa. La presenza di entità immateriali, di eventi che noi considereremmo straordinari, di rituali che evocano energie potentissime, qui sono realtà della vita quotidiana. I Lama Nyingmapa, lignaggio diretto di Guru Rimpoce e del grande Santo bhutanese Pema Lingpa, sono tra i più grandi adepti dei rituali di magia bianca. I Lama Kagyupa, lignaggio diretto di Tilopa, Naropa, Marpa e Milarepa, sono maestri del misticismo tantrico; per la formazione dei monaci di questa scuola è previsto un ritiro ascetico in solitudine che dura almeno tre anni.
Visitiamo il palazzo invernale del re e ci dirigiamo verso Trongsa tra i bagliori di un cielo illuminato da strie rosse. Arriviamo con la luna piena nel centro del Bhutan nella luce abbagliante del suo indimenticale cielo, Trongsa offre il benvenuto ai viaggiatori. Sotto il profilo di una cresta si staglia lo Dzong di Trongsa costruito nel 1648.
Come in quasi tutte le città nel Bhutan, lo Dzong, domina la valle. Già Circa cinque miglia prima di Trongsa, dalla strada panoramica si gode di una splendida vista. Lo dzong di Trongsa è un fortezza impenetrabile, il più stupefacente del Bhutan appollaiato sulla montagna.
Il miracolo della sopravvivenza di un mondo siffatto in questo nuovo millennio deriva dalla storia: il Bhutan ha resistito ai tentativi di dominio da parte indiana, inglese, nepalese e tibetana. La gente ha combattuto anche duramente per la propria libertà. Nel Druk Yul i ripetuti tentativi di invasione da parte tibetana sono stati sempre respinti e così anche le ingerenze esterne: neppure gli inglesi, durante il loro lungo dominio coloniale del subcontinente indiano, riuscirono a prenderne il controllo. I conflitti con i "cugini" Tibetani sono stati spesso dovuti alle pretese dinastiche di questi ultimi o al loro desiderio di dominio temporale dei possedimenti monastici. All’interno del monastero mandala raffinatissimi raffigurano la saggezza che qui viene tramandata.
Poco distante è il campo di tiro con l'arco dove vediamo gli atleti praticare lo sport nazionale del regno, completo di abiti tradizionali nazionali. Da tempo immemorabile i bhutanesi nutruno una grande passione per questo sport: il bersaglio viene posto a 110 metri di distanza.
Valicato il passo di Shertang La a 3590 mt. la strada scende verso Ura. Il paesaggio è cambiato: le foreste tropicali lasciano il posto a campi verdi e ben coltivati. Siamo nel Bumthang costituito da cinque ampie vallate. Andiamo a visitare Ura, a 3100 metri di altezza vicino al confine col Bhjutan orientale. Qui la maggior parte della gente vive ancora come più di mille anni fa. Il riso non riesce a crescere a queste altitudini, ma il suolo è ricoperto da grandi campi di grano saraceno. Le tradizioni sono state amorevolmente preservate con uno spirito di illuminato isolamento, cercando di utilizzare ciò che di buono viene oggi offerto dalla tecnologia ma senza stravolgere i fondamenti della vita delle persone e le tradizioni. Ura è un bel villaggio costruito con solide case tradizionali, situato tra le montagne del Bumthang, la regione centro-orientale dove ebbe origine la civiltà bhutanese; il tempio è posto sul limitare delle case del villaggio.
il popolo bhutanese è cortese e sorridente, e le persone sono disposte a farsi fotografare e a parlare. In questo villaggio non esistono alberghi. Saremo perciò ospiti nella casa del console di Ura. Sarà un’esperienza molto interessante. Per una intera giornata vivremo da vere bhutanesi. La sera la nipote del console ci prepara una cena con i fiocchi con focacce di grano saraceno la specialità del posto.
Prendiamo la strada di ritorno verso Jakar. Durante il percorso passiamo attraverso gruppi di yak che pascolano indisturbati.
Al centro del Bhutan si trovano le spettacolare valli del Bumthang ricche di campi coltivati a riso rosso e fattorie dove si produce un ottimo formaggio.
Il Bumthang ha un fascino diverso dalle altre regioni. Contiene quattro più piccole valli. Jakar è il centro spirituale del Bhutan e ospita i luoghi più antichi e preziosi della religione buddhista. Oltre a Jakar Dzong, un certo numero di monasteri si possono visitatare sulle colline. Nella più importante, Choskhor, si trovano gli 'dzong' ('monasteri-fortezze'), i templi e i palazzi principali. Il più importante e antico è il Kurjey lhakhang dove in una grotta è custodita l’impronta del corpo di Guru Rinpoche. Qui la vita scorre seguendo dei ritmi antichi con i principali passaggi scanditi da cerimonie religiose.
Ci rechiamo a Prakhar per assistere al Cham, la festa annuale tradizionale. Partecipiamo a queste manifestazioni organizzate non per i turisti, ma per il popolo alle quali anche noi possiamo avere il piacere di essere coinvolti. Il Prakhar Tsechu è un Cham molto interessante, che si svolge nel piccolo cortile del tempio del villaggio di Praker, e segue le forme tipiche degli Tsechu, un insieme di rappresentazioni che si ispira alla vita di Padmasambhava e ne espone alcuni degli insegnamenti. Pur essendo un Cham di villaggio, animato dal tipico folclore bhutanese, la qualità esecutiva è ottima in quanto i danzatori provengono dal monastero di Nymalung, posto sul monte sopra il villaggio a circa mezz’ora di cammino, il luogo dove trovò rifugio il grande maestro Dilgo Kientsen quando fuggì dal Tibet, noto per la qualità dei monaci che vi risiedono.
Gli Tsechu sono festività che commemorano, attraverso danze la vittoria del buddhismo sull’antica religione bon. Durante gli Tsechu per parecchi giorni si alternano danze rituali e laiche, buffonerie di clowns e cerimonie ricche di mistica religiosità. Oltre alle danze, bancarelle, articoli artigianali e giochi. Al fine di acquistare dei meriti, ogni bhutanese è tenuto ad assistere ad almeno un tsechu nel corso della sua vita.
La sera assistiamo alla cerimonia del fuoco, la danza di apertura del Cham di Jakar. In occasione delle grandi feste religiose, i monasteri-fortezza aggrappati agli strapiombi si riempiono di pellegrini e si animano di danze. Le danze sacre sono al centro delle cerimonie religiose bhutanesi e colpiscono per lo straordinario dinamismo e l’energia che sprigionano. I monaci danzatori, al suono di cimbali, trombe, tamburi e gong, piroettano e ondeggiano muovendo vorticosamente nell'aria le gonne coloratissime e tracciano con le mani i simboli e le leggende della dottrina buddista. Si respira l'aria genuina e pura della loro fede e della loro semplicità, si è colpiti dai colori degli abiti e delle danze dei monaci, dai suoni e dai profumi nella spettacolare cornice dello dzhong . Chi ha ascoltato i suoni e i canti delle cerimonie è stato spesso rapito dal loro potente effetto vibrazionale nel proprio corpo, oltre che dalla spinta inconscia che generano verso un trasporto spirituale.
Il nostro viaggio termina qui. Torniamo a casa consapevoli del fatto che la visita in uno dei luoghi più remoti e meno visitati al mondo, questo baluardo tradizionale dell’Himalaya, ultimo regno buddista himalayano ad aver preservato le antiche tradizioni rimane un grande privilegio.

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