Ghana, Benin e Togo, un’Africa sorprendente - Parte seconda

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Ghana, Benin e Togo, un’Africa sorprendente - Parte seconda

Tre Paesi del "continente nero" ai margini dei circuiti turistici: una scoperta entusiasmante!Proseguo a ruota libera prima che la quotidianità uccida le impressioni più vivide.
Alzi la mano chi non ha mai pensato che le amazzoni fossero solo un mito o magari guerrigliere del Sudamerica! Magari molti di voi lo sapevano già, io invece ho appena scoperto che le famosissime amazzoni sono state delle combattenti in carne e ossa del regno di Dahomey.
Il regno di Dahomey è un territorio piuttosto vasto che si trova nel cuore del Benin. Numerosi erano i palazzi del re, attualmente in buono stato ce n'è uno visitabile adibito anche a museo. Questo regno con al centro Abomey fu particolarmente sanguinario. La sua forza e la sua ricchezza per secoli si basarono sul dominio, lo sfruttamento, lo sterminio delle altre genti africane. Venivano praticati quotidianamente sacrifici umani, sangue e orrore erano all'ordine del giorno.
La violenza di questa regione faceva paura anche ai colonizzatori europei. Fu così che mentre gli europei compravano gli schiavi africani, gli arabi organizzavano la traversata dell'oceano con le loro navi, gli africani di Dahomey muovevano guerra alle tribù vicine per catturare più schiavi possibili. Questa alleanza proficua per tutti tranne che per i poveri schiavi vittime delle aggressioni, andò avanti per circa 400 anni. Gli inglesi pagavano al re africano 1 cannone per 14 schiavi maschi. Le femmine valevano meno. Intere tribù furono sterminate, altre riuscirono a ricompattarsi nelle lontane terre del Sudamerica. Ad esempio in Honduras (Roatan) una parte della popolazione è discendente diretta dei Garifuna perchè per alcune vicende storiche qui arrivarono moltissimi schiavi della zona a sud del Burkina Faso.
Ad ogni modo, l'esercito terribile di Dahomey era formato dalle famigerate amazzoni: donne che combattevano seminude con una ferocia inaudita. Gli uomini restavano ad accudire i figli. Sembrerebbe una leggenda se non fosse che al museo potrete vedere delle stoffe africane dipinte e cucite con una tecnica tipo patchwork con cui si celebravano le gesta di queste guerriere. Ci sono anche alcuni disegni realizzati dai colonialisti che mostrano le armi e le varie suddivioni dei corpi combattenti. Purtroppo è vietato fotografare, non so se girando su internet si possono trovare delle immagini.
Nel museo/palazzo è anche esposto il trono: esso poggia su 4 crani di alcuni nemici! I re avevano anche moltissime mogli - centinaia - e quando il re moriva molte di queste non avevano fatto in tempo a giacere con il marito per cui venivano uccise e sepolte con il re affinchè espletassero il loro dovere di moglie nell'aldilà. Le mogli fedifraghe invece o presunte tali venivano ricoperte da una sostanza dolciastra locale e poi date vive in pasto ai termitai.
Questo popolo non eccelse nè nell'arte nè altri ambiti se non quello militare per cui questo palazzo/museo nonostante sia patrimonio dell'Unesco non contiene altro che armi, bassorilievi o stoffe che rappresentano ed esaltano le gesta militari e la tortura dei nemici. Fu così che nacque Cotonou che in lingua fon significa 'foce del fiume della morte' in riferimento a ciò accadeva in queste regioni. Cotonou fu anche motivo di guerra tra il re africano e i francesi. Prima dei francesi i re di Abomey facevano affari con inglesi e tedeschi. In questi tre stati infatti si parla inglese (Ghana), francese (Benin e Togo) e tedesco (Togoland).
Nonostante la carneficina durata secoli in queste regioni vivono molti ceppi etnici diversi. Per noi è quasi impossibile cogliere le differenze, talvolta è possibile farlo attraverso le cicatrici che portano sul viso. Infatti ogni tribù o famiglia allargata ha dei propri segni distintivi. Questi segni vengono praticati sul viso dei bambini tra i 3 e i 5 anni. A seconda dell'estensione, della complessità o della profondità della cicatrice che si vuole procurare i bambini vengono sottoposti più volte a questi riti. Le cicatrici vengono inferte con delle lamette o più raramente con dei coltelli.
In un villaggio del nord che ho visitato ho osservato delle bellissime capanne decorate completamente con dei motivi geometrici costituiti da foglie di palma intrecciate. Ebbene tutti i bambini avevano TUTTO il viso ricoperto da cicatrici che ripetevano lo stesso motivo delle capanne. Ho chiesto ad uno di loro se la pratica era dolorosa e lui mi ha risposto che sì, era molto dolorosa e che venivano delle persone apposta per compiere questo rito. Però poi si è fatto fotografare volentieri per mostrarsi e anche rivedersi nella macchinetta fotografica. In queste zone vengono praticate anche la mutilazione genitale femminile e la circoncisione maschile con lamette o coltelli. Queste cicatrici sono una sorta di carta di identità del bambino. Nello stesso tempo testimonia per sempre la sua appartenenza a una determinata famiglia e diviene anche motivo di orgoglio.
Queste usanze sono seguite da tutti, sia musulmani che cristiani. Le popolazioni di questa zona d'Africa si dividono grossomodo in cristiani di diverse sette e musulmani. I musulmani sono più presenti al nord e negli ultimi anni stanno progressivamente aumentando e avanzando verso sud. In realtà quasi tutti rimangono profondamente radicati alla cultura animista e praticano ovunque i riti vudù.

Di grande interesse sono le famose case Tata-Somba, patrimonio dell'Unesco. Sono dei villaggi che hanno un'origine comune, fondati nei secoli scorsi da tribù che scappavano dalla tratta degli schiavi o comunque da altre tribù che volevano sottometterli. Queste case sono fatte di fango, paglia e sterco. Sono molto lavorate, hanno linee morbide e rotondeggianti. La loro caratteristica è di essere concepite come un fortino. Infatti hanno una sola porta concepita per essere usata di spalle e hanno all'interno diverse accortezze che permettevano loro di tirare frecce, olio, pietre ecc. contro i nemici .Da piccoli pertugi potevano osservare o anche nascondersi.
Ma soprattutto sono su due piani. Nel pianterreno vengono ricoverati gli animali, sopra dormono le persone e c'è anche la cucina. Questi fortini hanno alla loro sommità una terrazza grazie alla quale raccolgono l'acqua piovana, fanno la doccia, fanno seccare il miglio, conservano i cereali ecc. Sono davvero bellissimi, una estetica architettonica semplice, efficace, che esprime il totale connubio tra l'uomo e la natura.
Pare che Le Courbusier si sia ispirato a questi villaggi per creare alcune sue opere. A me viene in mente la sua Notre Dame... e meno male che ha visto queste opere d'arte perchè a Marsiglia secondo me aveva creato un mostro (personalmente non concepisco neanche Chandighar perchè è stata progettata senza tener conto dello stile di vita degli indiani).
Le abitazioni Tata-Somba sono bellissime. Sono diverse in base all'etnia che le abita ma hanno in comune il fatto di essere a due piani e di essere concepite come una roccaforte. Sono perfettamente inserite nel contesto naturale ed hanno dei colori molto caldi. Molte riportano dei disegni geometrici simbolici all'esterno. Le linee architettoniche comunque sono sempre morbide e tondeggianti, mai c'è un angolo o una linea retta. All'interno sono buie e fresche. All'esterno di fronte all'entrata si trovano dei feticci che proteggono la casa dagli eventi negativi e rappresentano nello stesso tempo lo spirito degli antenati. Secondo me, a giudicare dal sangue che si vede, vengono compiuti spesso sacrifici animali alla loro sommità.
Il discorso dei feticci posti di fronte all'ingresso è molto più complesso di quello che ho scritto: c'è un libro di Marco Aime che si intitola ''Le nuvole dell'Atakora'' che parla proprio di questa zona. L'antropologo italiano infatti è vissuto sia tra i Dogon che in Benin studiando queste particolari etnie. Probabilmente queste popolazioni discendono da un ceppo comune poichè hanno diverse analogie. Personalmente questo testo non l'ho ancora letto perchè nella mia biblioteca non c'è, a breve lo acquisterò.

Dicevo che questi villaggi si estendono su una vasta zona ed hanno la stessa origine. Tuttavia attualmente si trovano tra Benin e Togo perchè il confine passa proprio in mezzo. Non ho capito per quale motivo, l'Unesco ha deciso di far diventare patrimonio dell'umanità solo la parte che rimane nel territorio del Togo.
Ad ogni modo, quando arrivate da queste parti dovete pagare un biglietto e potete accedere ai villaggi. Ho visto una grande povertà e bambini denutriti, mancanza totale di infrastrutture e servizi e quindi penso che queste povere persone non vedano neanche un centesimo dei soldi intascati per l'Unesco.
Perchè li indico come povere persone? Non solo perchè non hanno beni materiali ma soprattutto perchè i turisti che arrivano e che hanno pagato un biglietto si sentono in diritto di ''invadere'' il villaggio, sparare 1000 fotografie, entrare nelle case, regalare senza discernimento bic, caramelle ecc. Fortunatamente i turisti sono davvero pochissimi, direi anzi rari ma i danni che potrebbero esser fatti sono enormi. Questi indigeni non chiedono nulla, non assillano il turista con richieste di denaro o cadeau come accade in molti altri Paesi però lo faranno presto se chi vi accede continua a regalare oggetti e soldi creando l'abitudine alla questua, soprattutto con i bambini.
Anche per entrare nelle case o per fotografare bisognerebbe chiedere il permesso, presentarsi al capovillaggio, stabilire un minimo di relazione. Non è un posto da mordi e fuggi o ruba la foto e scappa. Credo che la cosa migliore sia farsi presentare da una guida (o da qualcuno del villaggio che parla francese) che faccia da tramite con il dialetto locale. Dopo la presentazione chiedere il permesso di fotografare. Lasciare gli eventuali regali al capovillaggio. E soprattutto pensare che il ticket pagato non dà diritto a nulla perchè questa terra e queste case sono di chi vi abita e non di organizzazioni che in accordo con i governi decidono sulle altrui cose e stili di vita. Per inciso nel Togo c'è una dittatura che non lesina metodi ''convincenti'' a chi vorrebbe il cambiamento politico. Anche per questo non capisco perchè l'Unesco è venuto in Togo piuttosto che in Benin.

Dicevo appunto che in questi Paesi nessuno chiede nulla, nessuno cerca di vendere, convincere, portarti in un negozio, un parente... Bellissimo! Questo aspetto mi ha davvero sorpreso perchè a parte nelle isole, negli altri stati africani dove ero stata l'insistenza nei confronti dei turisti è veramente deleteria.
Qui sono tutti rilassati. Talvolta mi è capitato che nei villaggi molto poveri i bambini chiedessero qualcosa, ma a parte che sono state rare eccezioni, lo facevano parlando sottovoce, uno alla volta, come se si vergognassero. Ecco, questo modo di approcciarsi al turista mi è piaciuto molto, forse per questo è stato facile amarli, amare tutti quei bambini che mi prendevano per mano, ripetevano il mio nome, ridevano di nulla, ridevano per la felicità di essere lì. Ma anche gli adulti erano così amabili.
Questo angolo di Africa mi è davvero piaciuto e mi ha sorpreso, spero che non cambi!

Ricordo uno splendido mercato del pesce, anche questo incontrato per caso. Le barche escono nei giorni dispari della settimana e tornano nei giorni pari dopo aver trascorso una notte nell'oceano che vi assicuro non ha le onde dell'Adriatico. Ogniqualvolta che le barche rientrano al porto issano una bandiera e da un ponte che attraversa il posto tutti i presenti applaudono. Si applaude al pesce pescato e anche alla barca che è rientrata sana e salva. Ciò la dice lunga sull'abilità di questi pescatori e sui rischi che corrono. Qui erano molto contrari a farsi fotografare: è gente dura, abituata ad una vita dura, non credo che ci stimassero molto con le nostre macchinette appese al collo!
Mi dispiaceva un po' fotografare di nascosto ma altrimenti non avrei avuto nessun ricordo e poi non è una situazione privata o disdicevole o intima .Però lì hanno tutti, anche i bambini, un coltello o un machete in mano o appeso alla cintura e la cosa era un po' inquietante. Voi direte: eh che esagerazione... e allora vi voglio raccontare il terzo e ultimo episodio che mi ha particolarmente colpito di questo viaggio (dopo il funerale animista e la cerimonia in chiesa di Capodanno).
Eravamo seduti a bere una birra in una terrazza mentre si teneva il mercato in Benin, nella zona di Abomey. Io ero seduta verso le scale. Si avvicina un ragazzo sui 20/25 anni, un bel ragazzo alto e muscoloso ma chiaramente era un mendicante. Era in compagnia di un’altra persona più anziana. Siccome non volevamo dare i soldi, il ragazzo ha iniziato una specie di scenetta. Era pure simpatico e probabilmente avrebbe ricevuto qualcosa da noi perchè se lo stava guadagnando. Ad ogni modo assolutamente non ci dava fastidio. E' uscita la ragazza del bar e lo ha scacciato a male parole. Il ragazzo non voleva andar via e cercava di implorarla di lasciarlo lì. La ragazza, che era alta e muscolosa pure lei, urlando lo ha spinto giù dalle scale. Noi siamo rimasti impietriti. Il ragazzo allora si è rimesso in piedi e ha estratto non so da dove, un feticcio. A mani tese glielo ha parato davanti dicendo una breve frase che ha ripetuto. La ragazza si è messa a gridare fortissimo ed è corsa dentro al bar. Tutti abbiamo pensato che fosse andata a chiamare aiuto, o un altro uomo... invece è uscita con un bastone di legno lungo, del diametro diciamo doppio di un manico di scopa. Senza esitazione ha dato una bastonata sulla spalla sinistra del ragazzo che nel frattempo era rimasto impietrito con il feticcio in mano. Il bastone si è spezzato ma il mendicante non ha fatto una piega, è rimasto immobile con lo sguardo fisso su di lei. Noi istintivamente ci siamo alzati in piedi, pronti a saltare la balaustra se ce ne fosse stato bisogno. La ragazza senza il minimo timore o paura gli ha dato un'altra bastonata sulla testa, vicino al sopracciglio sinistro. Il bastone si è rotto di nuovo ma la cosa più incredibile è che il ragazzo NON si è mosso! E' rimasto come ipnotizzato, con il feticcio verso la ragazza. Noi siamo rimasti ammutoliti! Fortunatamente l'amico del mendicante lo ha strattonato via ma quest'ultimo è andato via di spalle, sempre con lo sguardo fisso sulla donna e il feticcio proteso in avanti.
Personalmente non avrei MAI affrontato da sola un ragazzo di quella stazza, nè verbalmente nè fisicamente, ci avrei pensato su mille volte o avrei chiesto aiuto. Quella tipa invece non ha avuto un briciolo di paura o di ripensamento. Sono rimasta basita. Oltretutto una violenza gratuita perchè quel povero ragazzo non dava fastidio a nessuno e si stava guadagnando il pane della giornata. Poi ho pensato che eravamo nella zona delle famose amazzoni e devo dire che la discendenza femminile c'è e si vede!
Ci siamo poi fermati al bar visto che la situazione dopo l'allontanamento del ragazzo è tornata alla normalità. Abbiamo chiamato la cameriera (o forse proprietaria) e abbiamo fatto qualche domanda... lei non sembrava turbata più di tanto, sicuramente lo eravamo molto di più noi. Lei ha semplicemente detto che non voleva persone che disturbavano nel bar. Mah! Sono dell'idea che la discendenza dalle guerriere amazzoni c'entri qualcosa.
C'è stato un altro episodio simile sempre in quella regione che non mi è piaciuto affatto. Una sera, per l'ennesima birra, eravamo seduti in un bar all'aperto con la musica a tutto volume. Si è avvicinato un ragazzetto che sembrava sordomuto. Sicuramente era down. Siccome restava a guardarci in piedi gli abbiamo offerto una sedia del nostro tavolo. Tutto felice si è seduto con noi, ci guardava e sorrideva senza dire una parola. E' arrivata la cameriera e lo ha preso a male parole. Noi però stavolta eravamo preparati e così siamo subito intervenuti dicendole che il ragazzetto poteva restare lì con noi che non ci dava alcun fastidio. Niente da fare, lo ha fatto alzare e lo ha scacciato minacciandolo con il vassoio di ferro. Allora qualcuno di noi si è alzato per evitare il peggio e dicendo alla cameriera di lasciarlo stare ma non c'è stato verso. Siamo andati via, io sono stata l'ultima ad alzarmi e ho cercato con lo sguardo questo poveretto: lo avevano picchiato e stava piangendo tenedosi un braccio.
E' dura la vita in Africa per chi ha problemi o per qualche motivo è indesiderato. E capite che fotografare di nascosto ci ha messo addosso un'ansia crescente...

Effettivamente mi sono accorta strada facendo della gravità delle maledizioni. Infatti bisogna considerare che in questi Paesi, ma soprattutto in Benin, c'è una fortissima componente animista e in realtà è la religione vudù che la fa da padrona. Sia cristiani (cattolici, evangelici, protestanti...) e sia musulmani sono appartenenti in realtà alla religione vudù. Di solito in occidente si parla di magia nera e magia bianca ma il discorso è molto complesso e temo anche precluso per noi. Infatti si svolgono cerimonie vudù dappertutto ma gli occidentali in quanto turisti non possono partecipare.
A Lomè farò un incontro importante in relazione a questo argomento ma per ora non posso dirvi niente perchè dovrei parlarvi di terze persone. Quando la situazione lo permetterà (tra qualche mese) vi racconterò.

IL VUDÙ
(Da Wikipedia) Il Vudù è una religione afroamericana dai caratteri sincretici e fortemente esoterici. La si ritiene nata nell'antichità ma codificata tra il 1600 e il 1700 pressoché contemporaneamente in America latina e in Africa occidentale come una continuazione diretta della forma originale. La religione vuduista attuale combina elementi ancestrali estrapolati dall'animismo tradizionale africano che veniva praticato nel Benin prima del colonialismo, con concetti tratti dal Cattolicesimo.
Oggi il Vudù è praticato da circa sessanta milioni di persone in tutto il mondo ed è riconosciuto come religione ufficiale dal 1996 in Benin - dove ed è praticato dai quattro quinti della popolazione, fiorentemente organizzato in una Chiesa - e ad Haiti nel 2003 dove è praticato da gran parte della popolazione, contemporaneamente alla religione cattolica. Il Vudù ha attraversato tre secoli di persecuzioni e mistificazioni. Viene amministrato da una Chiesa organizzata e viene insegnato nelle scuole. Numerose comunità sono presenti in Ghana e in Togo.
La teologia vuduista si presenta come estremamente complessa e ricca, molto simile a quella delle altre grandi religioni mistiche del mondo. Il Vudù concepisce infatti la molteplicità dell'universo come una realtà illusoria, intendendo il cosmo come un "tutt'uno''. La teologia vuduista concepisce Dio come un ente inarrivabile, inconoscibile, il quale tuttavia si può rendere accessibile alla mentalità umana manifestandosi nell'universo infinito che è sua emanazione.

Per noi occidentali è difficile capire il vudù perchè non solo è stato storicamente screditato sia dalle altre religioni sia dai detentori del potere politico ed economico (ad es. ad Haiti uno schiavo che fu poi giustiziato predicava attraverso i riti vudù l'avvelenamento dei colonialisti) ma non è stato permesso agli “estranei” di partecipare o assistere a tali riti. E' quindi cresciuto un grande alone di mistero che ha alimentato nel tempo molte credenze. Il cinema ha poi dato la sua versione fantasiosa che ha ulteriormente distorto l'argomento.
Devo dire che per quel poco che ho osservato, un certo ''effetto'' me lo ha fatto... vedere dei poveri animali sgozzati, mutilati e uccisi lentamente non è per chi ha il cuore sensibile.
Pensavo tuttavia che il rito rientrasse nell'ordine naturale del ''riciclo'' della natura come accade in molti altri paesi. Ad esempio in Nepal c'è una cerimonia abbastanza cruenta dove gli animali vengono sgozzati davanti ad una dea (mi sembra Kalì?) ma poi le bestie vengono raccolte e cucinate per la propria famiglia. In alcuni posti in India gli animali sacrificati vengono offerti ai poveri.
Invece qui pare proprio di no. Gli animali uccisi (generalmente polli ma anche capre, mucche ecc) vengono sotterrati o gettati via. Chi li raccoglie sa che mangerà carne che è stata sacrificata.
Ora devo dire che questa cosa mi ha alquanto sconvolta. In un luogo dove c'è gente che soffre la fame nel senso vero e proprio del termine, gettare via la carne così mi sembra davvero uno spreco. Ce lo siamo fatti ripetere più volte ma pare che sia così.
Il rito della gallina che ho fotografato finisce con un uomo che afferra la gallina per le zampe e la scaraventa via sulla strada. Spero che ci sia qualche lettore che ne sappia più di me e che voglia contraddire questo mio racconto.
La gallina viene sacrificata così: le tirano il collo in parte, le staccano la lingua con le mani e fanno sgorgare il sangue che viene raccolto in una ciotola. Poi, mentre la gallina è agonizzante, le vengono strappate le piume che vengono attaccate su una specie di feticcio. Il tutto mentre il cerimoniere recita delle litanie. Il sangue raccolto verrà poi bevuto durante il prosieguo della cerimonia dal cerimoniere. Infine, come dicevo, la gallina viene scaraventata via.
Il rito continua con altre litanie accompagnate comunque sempre dalla musica che può essere data da tamburi vari o maracas o altri simili. Durante queste cerimonie tutti tacciono e il cerimoniere beve intrugli vari e talvolta sputa o meglio sbuffa quello che beve su alcuni feticci. Le cerimonie sono lunghe e non si svolgono in un solo luogo. Questo è quello che ho visto. Sono sicura che le cerimonie vere, non quelle per i turisti, sono molto lunghe e prevedono la partecipazione anche di chi ha commissionato il sacrificio.
Il sacrificio si può chiedere per vari motivi, per una cerimonia (matrimonio, nascita, funerale ecc) o per togliere il malocchio, o per attirare la fortuna ecc. Ci sono alcune divinità che si occupano di alcuni ''settori'' un po' come noi quando ci rivolgiamo ai Santi. San Biagio protettore della gola, Santa Lucia protettrice della vista ecc. Ecco, questa devozione è molto similare. Nel luogo dove abbiamo assistito a questa cerimonia erano sepolte una decina di persone e diversi animali. Così, ci è stato detto, il luogo acquisisce forza ed energia. Il ''santone'' (lo chiamo così perchè non so in realtà come si chiami) ci ha chiesto se volevamo un rito per un buon augurio. Abbiamo detto di sì ma ho chiesto quanto tempo ci volesse. Ha risposto che la cerimonia doveva durare quasi un'ora. Abbiamo chiesto se poteva fare un rito express ma lui ci ha risposto che al massimo poteva fare mezz'ora, non di meno perchè non avrebbe sortito alcun effetto. Questo la dice lunga sulla serietà con cui il cerimoniere ci stava rivolgendo la richiesta. Se fosse stato senza scrupoli avrebbe fatto durare il tutto 10 minuti e si sarebbe intascato i soldi. Invece così ha rinunciato all'extra. Per lui proprio non era concepibile fare una cosa tanto per farla. Questo è uno dei vantaggi del viaggiare in posti dove il turismo non è ancora dilagante.
Ma come funziona quando una persona si rivolge ad un esperto cerimoniere vudù? Ebbene, in base al desiderio che si vuole realizzare vengono commissionati dei gri-grì, o piccoli feticci. In pratica occorre acquistare dei prodotti utili alla realizzazione della mistura.
Purtroppo questi prodotti sono animali che vengono uccisi ed essiccati con diverse tecniche. Vengono venduti per intero o sezionati. Per es. una zampa di cane, un'ala di uccello, un occhio di serpente... In ogni centro abitato c'è almeno un mercato dei feticheurs. Il più grande e famoso è quello di Lomè che richiama così tanti turisti che occorre pagare un biglietto di ingresso di circa 5 euro. Io ne ho visitati 2 o 3 e non era permesso scattare foto per cui non giudicate la loro qualità.
Come potete osservare, ci sono animali di tutti i tipi, compresa la pelle di un ghepardo o leopardo.
La vecchietta che si nota in una foto ha con sè la sua sportina per fare la spesa ed acquistare questi poveri resti.
Con gli ingredienti verrà quindi preparato un sacchettino o altro (non saprei dirvi di più) che servirà allo scopo di soddisfare la richiesta del committente. La cosa triste è che in questi paesi gli animali selvatici sono davvero rari, nello stesso Kakadù national park ci sono pochi e circospetti animali. Non ho visto uccelli volare, nè lucertole, nè rane o altri comuni animali da nessuna parte.
Tra i costanti incendi delle regioni del nord e il fiorente mercato dei feticci gli animali selvatici hanno da queste parti una vita pressochè impossibile.

Cosa ci fa dire se un viaggio ci ha soddisfatto?
Spesso la compagnia, altre volte le condizioni del tempo, il cibo, gli incontri casuali, la natura generosa, ognuno di noi ha le proprie preferenze.
A me piace sorprendermi.
Serendipity. Questo è il termine che più si avvicina a ciò che questo angolo di Africa mi ha regalato.
E come aveva promesso Ramazzotti nel suo libro, ho incontrato un'Africa suggestiva, selvaggia, generosa, meravigliosa, che fa arrabbiare, fa maledire, fa innamorare ma soprattutto fa sorprendere.
L'infelicità è anche dare tutto per scontato. Almeno per me.

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