In Belgio!

in viaggio con leander in Belgio

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In Belgio!

Da tempo avevo il desiderio di godermi dal vivo gli straordinari dipinti fiamminghi ammirati in tanti libri d'arte. Così, da un giorno all'altro, senza dirlo a nessuno per concretizzare il programma in tutta tranquillità (viaggiare in compagnia è bellissimo ma da soli si riesce a vedere il doppio di cose), mi sono comprato il biglietto ferroviario e sono partito per un giro di una decina di giorni in Belgio e Olanda. Sono questi gli aspetti della mia libertà che più mi piace godere: Arthur Rimbaud, Van Gogh, Rembrandt e Jacques Brel mi saranno ideali guide.

In cucina

Ne parlo a proposito di Bruxelles. Dedicatevi a pesce, dolci e birre e difficilmente rimarrete delusi.

Itinerario

Da qualche anno i TGV (i treni ad alta velocità delle Ferrovie francesi) collegano Milano e Parigi con diverse corse giornaliere: considerando la centralità delle due stazioni, un'alternativa all'aereo da valutare con attenzione. La relazione di cui mi servo è quella in partenza da Milano alle 9.15, che assicura l'arrivo alla Gare de Lyon poco dopo le 16: ho infatti l'intenzione di spezzare il viaggio con un pernottamento nella capitale francese.
Assaporo per alcune ore il gusto di gironzolare senza meta lungo i viali e i lungosenna, per rinnovare infine il piacere di cenare da Chartier, immenso, affollatissimo, chiassoso e coinvolgente bistrò nei pressi della stazione del Metro di Rue Montmartre. Stasera vengo piazzato (è il termine giusto, ci sono due addetti a regolare l'afflusso e la sistemazione dei clienti) a un tavolo che condivido con tre spagnoli, due ragazzi giapponesi e un'anziana coppia tedesca, finendo mio malgrado con l'improvvisarmi interprete (figuriamoci!) nella decifrazione delle portate del menù.
Il mattino successivo è interamente dedicato al Museo d'Orsay. È questo, alla pari dell'esigenza di alleggerire il viaggio, il vero scopo di questa sosta a Parigi: le due volte precedenti avevo dovuto rinunciare, prima per turno di chiusura e poi per sciopero. Oggi è aperto e posso gustarmi fino all'ultimo sorso le meravigliose opere degli Impressionisti trasferite qualche anno fa dai saloni del Jeu de Paume ai locali della dismessa stazione di Orsay, riconvertita a museo in maniera esemplare.
Dopo uno spuntino in una tavola calda nei pressi della Gare du Nord, arriva l'ora del treno per Bruxelles, che dopo tre ore di confortevole viaggio raggiungo a metà pomeriggio.

Da non perdere


BRUXELLES
Tramite l'ufficio turistico della stazione prenoto il soggiorno in un albergo distante una decina di minuti a piedi: si tratta dell'Hotel Aristote in Avenue de Stalingrad, che consiglio senz'altro. Ristrutturato da poco, mi offre una camera singola con abbondante colazione per circa 70.000 lire a notte; decido di fare base qui per quattro giorni, impiegando il treno per le visite giornaliere di Gand e Bruges, raggiungibili entrambe in meno di un'ora.
Pensando a Bruxelles, ci si fa l'idea di una città moderna e asettica, una sfilata di palazzoni che ospitano le sedi delle grandi organizzazioni internazionali, un posto dove trattenersi il minimo indispensabile e dal quale scappare al più presto. Beh, sarebbe un grosso errore: Bruxelles si rivela piacevolmente una città bellissima (mi riferisco al centro storico naturalmente).
La Grand-Place dista pochi minuti dal mio albergo e la raggiungo subito: voglio colmare il vuoto del "mordi e fuggi" di un paio d'ore che feci nel 1979 al ritorno dall'Olanda per ingannare l'attesa del treno per l'Italia. La piazza è senza mezzi termini una delle più belle in cui un viaggiatore possa imbattersi, definita da Jean Cocteau, uno che di estetica se ne intendeva, "il più sfarzoso teatro del mondo": c'è di che sbizzarrirsi tra l'eleganza dei palazzi in gotico fiorito, le facciate degli edifici delle Corporazioni decorate con i rispettivi stendardi, le bancarelle di fiori, le insegne finemente lavorate, gli artisti di piazza e il vivace affollamento delle birrerie storiche. Vale davvero la pena sostare a lungo, magari anche seduti sul selciato, e guardarsi attorno dimenticando che esistano gli orologi.
Meta turistica obbligata (e mi tolgo subito il pensiero) è quella del Manneken-Pis, statuetta in bronzo che sovrasta una fontanella, a testimonianza dell'"impresa" del piccolo Julien che cinquecento anni fa salvò la città fecendo pipì su un inizio d'incendio e assurta a simbolo della capitale belga. Oggi indossa la maglia viola dell'Anderlecht, ma esistono oltre 400 differenti costumi con i quali viene vestito a seconda delle occasioni.
Ma il vero cuore pulsante di Bruxelles è, subito adiacente alla Grand-Place, l'Ilot Sacré (traducubile in "Isola Sacra"), vero labirinto di strade e stradine dai nomi eloquenti (via del Pane, delle Erbe, del Burro, della Carne, del Pepe, delle Aringhe, dei Macellai, ne esistono centoventi riferite alla cucina) lungo le quali si susseguono tipici ristorantini che in spazi strettissimi allineano all'esterno una sequenza ininterrotta di tavoli. Non c'è che l'imbarazzo della scelta tra i vari menù che offrono un invitante assortimento di frutti di mare che giungono freschissimi dal Mare del Nord.
D'altra parte, pochi lo sanno ma è statisticamente appurato, Bruxelles è la città europea che vanta il maggior numero di stelle Michelin assegnate ai suoi ristoranti, anche se il piatto di gran lunga più consumato consiste semplicemente nelle enormi pignatte di moules (cozze) bollite in un brodo di verdure e accompagnate da patate fritte.
Non si può parlare del Belgio senza parlare delle birre, in particolare le cosiddette trappiste, prodotte dai monaci, e quelle d'abbazia, in centinaia di varietà. Il tema richiederebbe una trattazione che, al di là del piacere della degustazione, non sono in grado di fare e consiglierò solo di non rinunciare al rituale di sorseggiarne un paio differenti per sera, magari a un tavolino con vista sulla Grand-Place: dopo un anno forse le avrete provate tutte!
E che dire della meravigliosa pasticceria belga? Credo che si possa dire solo: "Dio mio, la pasticceria belga!", il massimo che la bocca piena di cioccolato permetta!
Dopo quella di frutti di mare, dolciumi e birre, c'è però anche il momento, non meno piacevole, della scorpacciata di opere d'arte alla quale dedico la mia seconda giornata nella capitale. L'occasione è l'imperdibile mostra di Magritte al Museo di Arte Antica, ma non ci sarebbe nemmeno bisogno di un pretesto per centellinare la vasta collezione permanente di dipinti fiamminghi che le sue sale ospitano: Bosch, Van Eyck, Memling, Cranach, Van der Weyden, Bruegel non sono che una parte degli autori che si passano in rassegna.
Non mancano poi in città attrazioni di ogni tipo e per tutti i gusti: l'Autoworld, originale esposizione di quasi cinquecento automobili d'epoca, il Museo di Arte Moderna, il parco del Petit Sablon, il vivacissimo quartiere popolare di Marolles, il cui cuore è la Place du Jeu de Balle che ospita un importante mercatino di antiquariato, il Teatro Toone, regno delle marionette.
Dimenticavo: Bruxelles è una delle capitali mondiali del fumetto e gli appassionati trovano un vero paradiso nel "Centre belge de la bande dessinnée" (in francese fumetto si traduce appunto "striscia disegnata"), oltre che nella miriade di bancarelle e negozietti specializzati.
Insomma, una città da assaporare sotto mille aspetti differenti, come del resto Gand e Bruges, alle quali dedico le due giornate successive.

GAND
Tre quarti d'ora di treno da Bruxelles ed eccomi a Gand, Gent in fiammingo. Siamo nel cuore delle Fiandre, che vissero il massimo splendore nel Quattro/Cinquecento con la fioritura dell'industria dei tessuti. Contemporaneamente si affermò un fervore artistico che produsse opere straordinarie.
La città, bellissima, ha il suo ideale fulcro nel castello dei Conti di Fiandra, circoscritto da mura massicce che emergono scenograficamente da un fossato. D'altra parte il fascino di Gand sta anche in un impianto urbanistico nel quale gioca un ruolo primario la presenza delle vie d'acqua, che aggiungono suggestione agli scorci che si offrono a chi ne percorre le strade.
Ma la prima meta, visto il taglio che ho dato a questo viaggio, non può essere che la Cattedrale di San Bavone (St. Baafs), in particolare il capolavoro in essa custodito: parlo del polittico quattrocentesco dell'"Adorazione dell'Agnello Mistico" dei fratelli Van Eyck, vero e proprio "manifesto" della pittura fiamminga. Bisogna fare un po' di coda perché la cappella laterale che lo ospita è piuttosto piccola, ma quando si arriva alla balaustra che lo divide dal pubblico si rimane immediatamente ipnotizzati: le complesse simbologie, lo splendore dei colori, la minuzia dei particolari, le 284 figure umane e le 42 differenti specie di piante che caratterizzano i dodici pannelli dell'opera sbalordiscono l'osservatore come poche altre opere pittoriche, ed è a malincuore che ci si separa da questa meraviglia.
Le vedute più peculiari di Gand si possono godere dal ponte di St. Michiel e lungo il Quai aux Herbes, sul quale si allineano le facciate degli edifici gotici dal tetto a spiovente. Un angolo particolarmente pittoresco è costituito dal Graslei, una vecchia darsena delimitata dalle case delle Corporazioni che si specchiano nell'acqua; qui pulsava un tempo il cuore commerciale della città, che nel Medioevo giunse a essere per importanza la seconda dell'Europa del Nord.
Una visita inconsueta che merita di essere fatta è quella del beffroi (si definiva così l'alta torre di guardia, simbolo del potere politico, eretta sulla piazza principale della città): da lassù si apprezza una veduta totale della città e dei dintorni oltre che il complicato meccanismo che sovrintende ai movimenti delle campane per dar luogo ad originali concerti, tipici del Belgio e dell'Olanda.

BRUGES
"Se cercate di conquistare una donna con il romanticismo portandola a Bruges e non ci riuscite, è meglio che lasciate perdere!". È una frase che ho letto in un articolo dedicato alle località più romantiche e che riassume in modo quanto mai appropriato l'atmosfera nella quale si viene avvolti in questo meraviglioso angolo di Fiandra.
Per gustare al meglio le innumerevoli rivelazioni che riserva, Bruges (in fiammingo Brugge) deve assolutamente essere visitata a piedi, anche se l'impatto del turismo di massa è talvolta pesante: è il solito discorso senza uscita, se un luogo attira me, è naturale che possa attirare qualcun altro tra i sei miliardi di individui che occupano il pianeta. Scegliere le stagioni cosiddette morte può essere un parziale rimedio per apprezzarne una dimensione più pacata e intimista.
Alla pari, e ancora più, di Gand, quella delle vie d'acqua rappresenta la nota rilevante di Bruges. Di conseguenza un giro in battello dei canali, per quanto turistico, può costituire un primo istruttivo approccio con la città. Il passato splendore, che ebbe il suo culmine commerciale e artistico nel Quattro/Cinquecento, è tuttora vivo nel predominante mattone degli edifici medioevali, nelle facciate ricoperte di vite rampicante, nelle stradine lastricate, nei filari di alberi lungo le rive, negli scorci ineguagliabili sui ponti, nelle piazzette appartate, nei mercatini all'aperto, nelle manifatture di merletti, nelle estemporanee esibizioni degli artisti di piazza. Così come a Venezia, alla quale Bruges viene inevitabilmente associata nell'immaginario di ogni viaggiatore, qui è caldamente raccomandato girare senza meta, in una perfetta interpretazione di quello "slow travel" che non mi stancherò mai di consigliare.
Per quanto riguarda la parte monumentale, è degno di nota lo spazio cittadino più importante, che comprende il Markt, il Campanile di 83 metri sormontato da una originalissima torre ottagonale e il grandioso Burg, la piazza principale sulla quale si affacciano il decoratissimo Municipio e la Basilica del Sacro Sangue.
Decisamente irrinunciabile il Museo di Memling, sia per l'ambientazione nel suggestivo edificio medioevale dell'ex Ospedale di San Giovanni che merita una visita di tutte le sue parti, sia per le straordinarie opere di Hans Memling che vi sono custodite, tra le quali spicca il "Sacrario di Sant'Orsola", capolavoro dell'arte fiamminga quanto l'"Adorazione dell'Agnello Mistico" già ammirata a Gand. Degno completamento della parte artistica di questa giornata è la visita del Museo Groeninge, vero e proprio viaggio nella pittura fiamminga dalle origini al Cinquecento, culminante nell'angoscioso "Giudizio Universale" di Hieronymus Bosch, opera di raro impatto emotivo.
All'estremità nord del Minnewater, idilliaco specchio d'acqua paradiso di innamorati, pittori, fotografi ed esteti, una sfilata di pioppi e salici a ridosso di un alto muro sembra voler proteggere il luogo più recondito della città. Si tratta del Begijnhof, il più importante dei numerosi "Beghinaggi" che sorsero in Belgio e Olanda a partire dal XIII secolo; si trattava di comunità di donne sole, orfane, nubili o vedove (le cosiddette beghine, così chiamate in riferimento a una Santa Begga) che, pur non prendendo i voti, sceglievano di ritirarsi dalla vita secolare guadagnandosi da vivere facendo le sarte, le levatrici, le infermiere o dando assistenza ai bisognosi. Nel dovuto rispetto del luogo, il Begijnhof, che è oggi abitato da monache benedettine, può essere visitato: qualche minuto di immersione nel silenzio dello splendido parco e dei vialetti ben curati lungo i quali sono allineate le piccole abitazioni, è una ricetta di serenità che ogni medico dell'anima dovrebbe prescrivere ai suoi pazienti.
Passando dal sacro al profano, la degna conclusione di una giornata a Bruges (come in qualunque altra località grande o piccola del Belgio) non può essere che la consueta razione serale di trappiste, che in una birreria a ridosso di un ponticello, affacciata sul canale o su una piazzetta fiorita unisce al piacere del palato la suggestione di scenografie incomparabili.

Note dolenti

Ce ne devono per forza essere???

Arte ma... non solo!

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