Pedalando verso Est - 1^ parte

in viaggio con Luca in Austria , Ungheria , Ucraina

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Pedalando verso Est - 1^ parte

L'impresa
Impiegherò venti giorni a percorrere in bicicletta i quasi 3000 chilometri che separano Venezia da Mosca. Denis e Luca mi precederanno sul camper che servirà come punto d'appoggio logistico per dormire e rifocillarci. Sarà davvero un'avventura memorabile! E per non perdere un solo attimo di questa impresa, abbiamo deciso di documentarla attraverso un filmato che sarà girato da Denis e che intendiamo proporre alle emittenti televisive locali e nazionali. Terremo un diario di bordo che scaricheremo sul sito: Luca si occuperà di aggiornarlo costantemente. Chi vorrà potrà quindi seguirci lungo il nostro percorso giorno per giorno, vivere con noi le emozioni di questa impresa e inviarci dei messaggi. Inoltre, scatteremo delle foto con una macchina fotografica digitale e ci collegheremo in diretta due volte al giorno con radio "Bella e Monella" e radio "Birichina" per fare il punto della situazione. Durante il percorso prevediamo di realizzare delle interviste con gli abitanti dei luoghi che attraverseremo e a tal proposito ci faremo accompagnare da un interprete. Questa impresa sarà anche l'occasione per uno scambio culturale e rappresenterà a livello simbolico una fraterna stretta di mano tra popoli diversi.

Le motivazioni
Voglio realizzare questa impresa per dimostrare ai giovani e a me stesso che un'avventura "senza senso" forse ha più senso di molte azioni apparentemente razionali che compiamo quotidianamente. Ogni giorno operiamo delle scelte e mettiamo in atto progetti per raggiungere obiettivi che spesso risultano insignificanti, perché non nascono da un'idea viva. Le mete che ci prefiggiamo sono spesso il riflesso di falsi bisogni che la vita puramente materiale ci instilla, sono il riflesso di un modello di vita stereotipato e artificiale che ci automatizza e ci rende schiavi dell'utile. Ma l'impresa che intendo compiere è invece il frutto di un'idea legata ad un'emozione, è nata insomma da un'idea viva le cui motivazioni non appartengono alla sfera del razionale. Lentamente, ma quotidianamente, mano a mano che l'idea diventava più chiara, si materializzavano davanti a me immagini vive: grandi distese di grano, contadini al lavoro su vecchi trattori, carretti traboccanti di fieno, bambini che inseguono di corsa la mia bici agitando le mani, città quasi deserte dove i colori muoiono, abiti dalla foggia inusuale, barbe e capelli dai tagli mai visti prima, ragazzi e ragazze che come dappertutto si cercano e si amano, tavoli ai quali sedersi e assaggiare cibi dai nomi troppo difficili. Ho visto tutto questo e altro ancora: ho chiesto informazioni senza usare parole, ho incontrato sguardi diffidenti, ho sentito le mie mani sudate, ho parlato con la gente di Chernobyl, ho visto tramonti nuovi e ascoltato musiche che nascono da sentimenti veri. E tutto questo mentre un turbinio di emozioni mi assalgono: la paura si mescola alla speranza, la fatica si trasforma in dolce stanchezza mentre cala il sole e si chiude un altro giorno. La sera con Luca e Denis rivivo la giornata e penso alla prossima tappa. E prima di dormire ci assale un pensiero nostalgico per chi ci ha salutato alla partenza. Il giorno dopo si riparte: le immagini riempiono ancora i miei occhi. Immagini, sogni che forse prenderanno vita. O forse no. Ma non importa. E non importa neppure da dove si parte e dove si arriva. Ciò che è davvero importante è il viaggio, il movimento, quell'andare avanti per uscire dal tempo razionalmente ordinato ed entrare nella vita. Quella vera!
Un'impresa sportiva, un'avventura umanaSabato 31 Luglio 1999
E' mezzanotte e mezza e siamo a Udine nel camper. Fausto e Denis stanno dormendo o forse ci provano soltanto mentre batto sui tasti del PC portatile nel modo più leggero possibile per non disturbarli, consapevole che il suono che ne risulta probabilmente risuona nelle loro orecchie come un martello pneumatico. Mi aspetto da un momento all'altro un invito più o meno volgare a andare a dormire, ma tengo duro nelle speranza che si abituino al ticchettio come ci si abitua al rumore del treno sulle rotaie, quando si viaggia. Ecco, per scrivere queste sei righe ci ho messo dieci minuti e non mi hanno ancora detto niente (e neanch'io a voi del resto). Potrei scriverlo domattina presto il report, ma starei già parlando di ieri, mentre il momento giusto é questo.

Sono successe tante cose oggi, ed é stato diverso da come ce lo aspettavamo (come previsto, d'altra parte). In realtà siamo partiti venerdì per "passare l'ultima sera a Venezia" (parole testuali), e siamo finiti in un parcheggio di San Giuliano a passare la notte in mezzo a stormi di superzanzare risultato di anni di selezione naturale ed immuni a qualsiasi inquinante chimico proveniente dalle vicine ciminiere di Marghera. Il risultato é stato di due notti semi insonni su tre (Fausto e Denis), prima per il troppo caldo della sera, poi per il troppo freddo del mattino, e di due cervicali (Denis e Fausto). Il camper strapieno di bagagli, magliette, cartelloni, telecamere, macchine fotografiche, volantini, occhiali, derrate alimentari e calzetti sporchi (da dove saltano fuori se é il primo giorno?), ci ha messo subito di buon umore mentre sbattevamo ginocchia, gomiti e zigomi coscienti solo di essere in ritardo.

Carichi di materiale per la cerimonia della partenza, ci siamo incamminati verso il vaporetto senza sapere di aver dimenticato dei paletti fondamentali per la costruzione del palchetto e di stare per imbatterci nella prima vera difficoltà: il bigliettaio dell'ACTV, fiero rappresentante e difensore della legge dei trasporti marini della gloriosa Repubblica Serenissima di Venezia che con la grande dignità di chi sa di fare una cosa dolorosa ma giusta ci informava che "no se pol coe bici in vaporeto!". Dopo varie discussioni siamo riusciti a passare lo stesso, ma vi posso garantire che non é stato facile. Siamo arrivati in Piazza San Marco e abbiamo cominciato a preparare il palchetto con gli striscioni mentre cominciavano ad arrivare amici e familiari. Il tempo era bello e c'era il sole. Alla fine c'erano una ventina di persone. Quando sono arrivati gli assessori del comune di Venezia, abbiamo cominciato la cerimonia. Gli assessori hanno consegnato a Fausto medaglie e stendardi a simboleggiare il saluto di Venezia a Mosca e ai paesi per i quali passeremo, così come fece Marco Polo qualche tempo fa.
Il nostro sponsor principale, la Scuola di Etica ed Economia di Bassano, che con il suo progetto dell'1% ci sta finanziando, ha ricambiato. Tutto questo sotto l'occhio attento delle telecamere della VIP, la casa di produzione per la quale lavora Denis.
Poi Fausto ha fatto la partenza simbolica facendo qualche metro in bicicletta e girando attorno ad un chiosco di souvenir, mentre gruppi di giapponesi lo fotografavano incuriositi da questo tipo vestito di giallo in bicicletta in Piazza San Marco. Quando con tutto il gruppo di amici e colleghi, ci siamo inviati verso il vaporetto qualcuno ha avuto la malaugurata idea di chiedere al tipo dell'ACTV se potevamo portare la bici in vaporetto sapendo benissimo che non si può. Questo ci ha portati a perdere il primo vaporetto essendo già in ritardo (come previsto) sulla tabella di marcia. Il capitano del secondo vaporetto ha confermato l'inflessibilità della categoria, lasciandoci tutti sul molo. Quando é arrivato il terzo vaporetto una persona del gruppo si é impuntata e dopo almeno cinque minuti di discussioni ha tagliato la testa al toro, ha tolto la ruota anteriore dalla bici e siamo saliti! Il motivo, mi hanno detto, é che la bici é un oggetto potenzialmente contundente e quindi pericoloso in vaporetto. Quando me l'hanno spiegato ho guardato le forcelle anteriori senza ruota e ho pensato che forse un giorno qualcuno mi spiegherà tutto questo. E pensare che mezz'ora prima eravamo in Piazza San Marco, con i rappresentanti del comune di Venezia che ci dicevano "Venezia é con voi!", e adesso non ci volevano lasciar partire! L'Italia é un gran bel paese ma per viverci bene bisogna saper rispettare une regola: se devi fare une cosa illegale, non chiedere il permesso, falla e basta! Regola che ho subito applicato in Piazzale Roma dove sono passato per una zona riservata agli autobus e ho parcheggiato in divieto di sosta.

Lì abbiamo distribuito magliette e gadget agli amici e finalmente siamo partiti.
I saluti finali sono sempre un po' strani, hai la sensazione di snobbare qualcuno. Sono tanti e sono venuti per te, e tu stai pensando che devi partire per andare a Mosca, e che non vedi l'ora e che forse non hai parlato abbastanza con tutti e che qualcuno é un pò dispiaciuto, insomma un gran casino. E per Fausto dev'essere ancora peggio, perché é lui al centro dell'attenzione e l'avevo visto un po' stressato in questi giorni. Alla fine partiamo: ecco Fausto che va verso il ponte della Libertà (ed, scusate la retorica, é questo che cerca in questo viaggio ragazzi: la libertà). Dietro di lui ci sono tre miei amici che lo accompagneranno per un po' e che non nomino perché non mi hanno neanche pagato la pizza a Mogliano dove ci siamo fermati a mangiare. Mentre attraversiamo il ponte dico a Denis che siamo partiti e ci stringiamo la mano a V rovesciata (non so se avete presente, é quel modo che si usa per distinguere le strette di mano ufficiali, appena ne ho una vi mando una foto digitale), ma in realtà ci é sfuggito il momento vero della partenza.

Era venerdì sera? Stamattina? Adesso? Ma tanto forse non conta, la partenza e l'arrivo sono relativi, come la nascita e la morte, in mezzo ci sono un sacco di giorni da riempire. Ed eccoci in pizzeria che lasciamo delle magliette, dei volantini e degli adesivi alla cameriera e mentre ci prepariamo a partire, i miei amici fermano una ragazza perché ci faccia una foto di gruppo, poi arriva il suo ragazzo e restano a parlare con noi. Io penso che é la prima volta che qualcuno si ferma a parlare con noi e che succederà speriamo spesso e che (scusate le ripetizioni) in fondo questa é una delle cose più importanti del viaggio. A Treviso é venuto ad aspettarci Gérard, un regista francese amico di Denis, siamo rimasti con lui qualche minuto e poi siamo ripartiti, avrebbe voluto conoscere Fausto che purtroppo era già passato. Fausto lo abbiamo rivisto a Ponte della Priula dove c'erano degli amici di Denis e Michele della Arlecchino, uno dei nostri sponsor che oltre ad averci aiutati finanziariamente ci ha regalato qualche centinaio di paia di occhiali da regalare alle persone che incontreremo. Ponte delle Priula é vicino a Selva del Montello dove abitiamo da qualche mese io, Fausto e Egidio che in realtà non abita ancora con noi perché sta facendo la stagione a Jesolo ma lo dico per non dare adito a dubbi maliziosi. Su richiesta di Fausto siamo tornati a Selva, appunto, a prendere un maglione, un foulard e un lenzuolo. Ci siamo fatti una doccia e bevuti un caffé. E' stato strano tornare e ancora una volta mi sono chiesto quando siamo partiti per davvero. Nel tratto fino ad Udine abbiamo fatto delle riprese in corsa affiancando Fausto a trenta all'ora. Abbiamo anche scattato la prima foto digitale di Fausto in corsa.
Siamo arrivati a Udine alle otto di sera, sette ore e quarantacinque dopo la partenza. 137 Km in 4 ore e 50 di pedalata ad una media di 28,5 km all'ora. Fausto, che ha lavorato a Cividale del Friuli in un campo profughi dell'ex Jugoslavia per un anno, ci ha proposto di andare a trovare un suo amico. Abbiamo così conosciuto Franco, un veneziano che si é stabilito a Udine e che vive con la moglie e la figlia Lucia di tre anni che si é messa la nostra maglietta come si può vedere, spero, nella foto.
Fausto si é fatto una doccia e poi ci hanno offerto del gelato. Dopo siamo andati a mangiare una pizza e mentre aspettavamo Denis ha acceso il computer, lo ha collegato al telefonino e con un secondo telefonino ha chiamato Simone per cercare di risolvere il problema dell'email. Non eravamo in grado infatti di leggere le email ricevute all'indirizzo info@liberalidea.com. Nel frattempo sono arrivate le pizze, Fausto ha dato un auricolare a Denis perché stesse più comodo e ci siamo trovati di fronte la scena seguente: Denis seduto al tavolo di un ristorante che parla col computer accanto ad una pizza al prosciutto crudo coperta da un piatto pietoso quanto inutile. La foto era d'obbligo e la potete vedere.
Fausto ha dato un'occhiata, per la prima volta ai visti e ha detto di essersi emozionato vedendo il proprio nome scritto in cirillico, ha avuto l'impressione di stare per andare in un posto davvero lontano. Il resto della serata lo sapete, basta ritornare alle righe iniziali di questo report. Ma aspettate un attimo perché devo dirvi la verità: adesso é già domenica e sono le quattro del pomeriggio. Ieri sera infatti ho smesso di scrivere nel punto in cui parlavo di Mogliano perché non ce la facevo più. Ero allungato sulla brandina con il computer sulle gambe che scaldava e gli occhi che mi si chiudevano. Mi scuso anche a nome di Fausto e Denis se non abbiamo dato notizie prima ma le cose sono un po' più complesse di quello che può sembrare. Speriamo che dopo aver letto questo report vi venga voglia di scriverci e di farci sentire che non siamo soli ma che molti di voi ci pensano e ci supportano.

Domenica 1 Agosto 1999
Siamo in Austria. Oggi é stato un giorno abbastanza tranquillo e dato che é tardi non penso che scriverò molto e che cercherò di limitarmi alle cose essenziali. La tappa é stata Udine-Villach, la media di circa 28 km all'ora, il tempo un balordo, con anche un po' di pioggia. Questa mattina abbiamo fatto delle riprese nel centro di Udine e c'era un direttore di fotografia amico di Denis, Marcello Terranova, con moglie e figlia, tutti simpaticissimi. A pranzo abbiamo acceso il generatore elettrico perché avevamo le batterie del computer scariche ed è durato quindici secondi prima di fare un rumore strano che Denis ha diagnosticato come "grippamento", in tedesco "Kaputt"che vuol dire niente film, niente report, niente di niente. Adesso siamo in un campeggio e stiamo caricando tutte le batterie possibili ed immaginabili: telecamera, computer, macchina fotografica digitale, telefonini, camper. Mi ha chiamato mia mamma per dirmi che hanno fatto un servizio sulla cerimonia di Venezia sul T3, siamo tutti contenti: un passo in avanti verso la fama. Ecco, a parte questo tutto regolare, adesso mando giù il report del 31, quello di oggi e le foto. Buonanotte.

Lunedì 2 Agosto 1999
Oggi é una bella giornata con un pò di vento. Prima di partire Denis ha voluto fare un pò di riprese e mi ha chiesto di regalare le magliette a due bambini austriaci che stavano guardando la telecamera da mezz'ora. Mi sono avvicinato e forse sono stato un po' brusco perché sono scappati. Allora sono andato dal loro papà e gli ho detto che stavamo facendo un film e volevamo fare una ripresa con Fausto che regala le magliette. Sono venuti vicino al camper, papà compreso e si sono messi le magliette mentre Fausto li accarezzava in testa. Ho pensato ai vari Saddam, Stalin, Pinochet e compagnia bella che accarezzano i bambini davanti alle telecamere delle televisioni di stato e mi é venuto da ridere. Però poi, quando Fausto é partito, la fiction ha lasciato posto alla realtà e i bambini lo hanno seguito in bici fino all'uscita del campeggio mentre i genitori e altre persone salutavano, si era infatti sparsa la voce. Bella scena che purtroppo Denis non é riuscito a riprendere perché i bambini erano troppo lontani da Fausto.
Il paesaggio tra Villach e Klagenfurt é bellissimo, per una gran parte del percorso si costeggia un lago, il Woerthersee (o qualcosa del genere), costellato di villaggi turistici. Sembra di essere al mare. Io e Denis siamo andati a fare la spesa (e anche Fausto ci ha provato) e ci siamo posti il problema di come pagare quando eravamo già davanti alla cassa, perché non avevamo scellini. Ho chiesto se accettavano la Visa, e la cassiera mi ha guardato come se volessi pagare con delle conchiglie. Non accettavano neanche il bancomat, anche se c'é scritto che é abilitato all'estero e nel supermercato c'era il simbolo corrispondente. Allora Denis é partito alla volta della banca, per ritirare dei soldi ed é tornato dopo venti minuti quando stavo già pensando a come spiegare ai suoi genitori che era sparito ma che l'avremmo trovato presto. Ero preoccupato che si perdesse mentre Fausto pedalava e si allontanava, anche perché aveva le chiavi del camper e il telefonino era dentro.
Ci siamo ritrovati con Fausto dopo Klagenfurth e abbiamo mangiato un'insalatona seguita da una diatriba sui tempi di preparazione di una pasta rispetto ad un'insalata con conseguente vittoria del fronte insalatista formato da Fausto e Denis, che comunque non hanno preso in considerazione i tempi di lavaggio. Il risultato pratico della discussione é che ci siamo messi a parlare del fatto che né Fausto né io mangiamo carne, cercando di spiegare a Denis perché, probabilmente senza riuscirci come succede sempre. Tra l'altro ho scoperto che Fausto non mangiava pesce da sette anni e ha ricominciato a marzo, cioé da quando viviamo assieme, perché io compro sempre il tonno. Col dubbio se sentirmi in colpa o fare attenzione se é lui che mi ruba il dentifricio, mi sono messo a lavare i piatti in silenzio. I motivi di incomprensione con i Trevisani sono sempre tanti e da quando la prima sera hanno scoperto che in Veneziano le zanzare si chiamano "mussati" che per loro vuol dire "muli" o "asini", non mi danno pace mentre io incasso in attesa di vendetta e mi chiedo come sia successo che il "musso" si stato messo al participio passato.

Forse per il freddo e la pioggia di ieri, forse per aver sollevato un peso, o forse solo per sfortuna, a Fausto é venuto fuori un gran mal di schiena. Gli si sono contratti i muscoli e a vederlo scendere dalla bici e non riuscire a mettersi dritto, si capiva che era qualcosa di grave. Ha detto che ogni pedalata era come una scossa elettrica. Dopo pranzo ha fatto stretching ed é ripartito. Lo abbiamo atteso in un villaggio dove gli ho comprato della pomata mentre Denis gli faceva delle riprese. Poi e ripartito e lo abbiamo aspettato qualche chilometro più in là. Denis lo ha filmato che si avvicinava e contava di riprenderlo anche da dietro, ma Fausto ha attraversato la strada, é sceso dalla bici dicendo "getto la spugna", e mentre appoggiava i piedi per terra gli é scivolata la bici che sono riuscito a prendere. Si é seduto per terra e abbiamo aspettato qualche minuto. Abbiamo pensato di cercare un fisioterapista ma il problema non é un nervo fuori posto, ma un'infiammazione che non si cura con i massaggi. Allora Fausto é montato in camper e ci siamo diretti verso Graz, la meta della giornata. In camper abbiamo discusso sul da farsi senza giungere ad una conclusione. La cosa potrebbe essere grave e bloccarlo per una settimana o forse no e domani riuscirà a correre senza grossissimi problemi.

A questo punto bisogna chiarire la genesi di questo viaggio: Fausto ci pensa da ormai due anni e all'inizio voleva farlo in solitaria, cioé partire con bici, tenda e sacco a pelo, senza tanti computer, telefonini e connessioni internet. Aveva anche pensato a cercare degli sponsor per pagarsi le spese ma non é facile quando in cambio si promettono solo fotografie. Ad un certo punto ha conosciuto Denis che si é interessato al progetto e si é impegnato al fianco di Fausto per trovare gli sponsor. Il progetto del film ha reso tutto più facile e gli sponsor sono arrivati. A questo punto tutta l'impresa ha cambiato connotati ed é diventata quella cosa garne e mediatica che é ora. La cosa é stata abbastanza rapida ma Fausto si é ritrovato all'interno di un meccanismo molto lontano da quel sogno che si portava dentro da tanti mesi. Se n'è reso conto il giorno della conferenza stampa e ne abbiamo parlato a lungo. La conclusione é stata che si tratta di una cosa diversa ma comunque bella, forse anche più bella, chissà. Certo, ci sono dei tempi da rispettare, degli appuntamenti, ci sono stati degli investimenti notevoli e la pressione psicologica é forte, ma siamo qui, in viaggio, questi tre giorni valgono tre settimane di vita quotidiana e sarà un'esperienza bellissima e se penso che in questo momento potrei essere a Jesolo sotto un ombrellone mi rendo conto di quanto sono fortunato.

Non sappiamo cosa si farà domani, forse dovremo continuare tutti in camper fino a Budapest. Non abbiamo il tempo di restare qui e aspettare che tutto si metta a posto. Forse l'aspetto sportivo dell'impresa salterà. Fausto non farà tutto il tragitto Venezia-Mosca in bicicletta, forse invece di 3000 chilometri ne farà 2950, forse 2000, forse non ne farà più, forse invece recupererà i 50 persi oggi, se questo avrà senso. Ma il viaggio continua, ed é questo l'importante. Certo, avremmo potuto aspettare a scrivere questo report, magari dire che tutto é andato bene. Forse sarebbe stato anche giusto fare così, da un certo punto di vista. Ma non c'é nessun record da battere, nessun supereroe da mostrare in televisione, niente di niente da dimostrare. C'é un sogno che si é già realizzato e c'é un viaggio di tre ragazzi che sanno che con loro ce ne sono tanti altri, che li seguono davanti ad un computer, alla radio, alla televisione che sono con loro e che vogliono vedere come andrà a finire. Adesso siamo a Graz, in un campeggio, Fausto e Denis dormono e io ho accanto a me la bicicletta, sul cui manubrio é appoggiato il cavo di alimentazione del computer, che sembra dirmi che domani Fausto si sveglierà in gran forma e che faranno assieme molti più chilometri del previsto. Io voglio crederle e penso a quando l'ho conosciuto, sette anni fa, eravamo obbiettori di coscienza e lui mi raccontò del suo viaggio in autostop dal Venezuela attraverso tutta l'America latina a diciotto anni in compagnia di camionisti che si eccitavano venti chilometri prima di una curva dopo aver guidato per giorni su una strada sempre dritta, e della foresta amazzonica che si mangiava la strada. A diciotto anni. Allora pensai che Fausto non apparteneva al Veneto, che non ne era figlio , e lo penso tuttora, mentre si riposa dai centodieci chilometri fatti oggi e forse ancor di più dalla fatica di aver dovuto accettare che le cose non sono andate come previsto. Ma un viaggiatore, e Fausto lo é in tutti i sensi del termine, sa che le cose non vanno come previsto e lo sa accettare, perché quell'impulso segreto che lo ha spinto a fare questo viaggio e che dieci anni fa ha messo un ragazzino italiano al lato di una strada polverosa del Venezuela col pollice alzato, quello stesso impulso che ha fatto girare me per l'Europa con uno zaino in spalla e mi ha fatto scegliere come casa Londra, Parigi, Monaco o Cracovia piuttosto che Martellago, é più forte di qualsiasi delusione perché é grazie a lui che le persone come noi riescono a trovare un po' di serenità, perché il cielo si schiarisce quando siamo in movimento e si oscura quando ci fermiamo, come se fossimo vittime di una maledizione, o colpevoli di un torto dimenticato ma che dobbiamo ripagare.

Domani é un altro giorno e chissà cosa ci porterà, spero almeno molti messaggi perché forse io l'ho messa giù facile ma abbiamo bisogno di sapere che ci seguite e che siete con noi. Oggi sono arrivati dei messaggi, grazie a tutti, spero che non siano gli ultimi e scusate se non rispondiamo ma non c'é veramente tempo per niente e lo testimonia il fatto che anche stanotte farò le tre per scrivere questo benedetto report che forse nessuno legge, ma che almeno serve a me per capire e per dire a Fausto e a Denis quello che non sono riuscito a dire durante la giornata.

Buonanotte.

Martedì 3 Agosto 1999
Graz. Al risveglio questa mattina Fausto aveva ancora mal di schiena ma ha deciso comunque di provare a correre un po'. Mentre Denis faceva delle riprese al centro di Graz, sono andato a comprargli una fascia elastica per la schiena. Tutto quello che sono riuscito a trovargli é stato una fascia per la pancia ma ho pensato che usandola al contrario si sarebbe forse potuto sortire un effetto benevolo. Dopo esserci persi tre volte uscendo da Graz abbiamo lasciato Fausto sulla strada 65 che porta in Ungheria e siamo andati a fare un po' di spesa sperando di non ritrovarlo un chilometro più in là sdraiato sull'erba. Il camper comincia a dare segni di cedimento strutturale, siamo infatti sprovvisti da due giorni di clacson, quattro frecce e alimentatore 12 V e l'unico aiuto che siamo riusciti a trovare é stato un meccanico di origine orientale che si stava facendo la barba alle undici del mattino e che ci ha mandati a forza di infiniti ("andare indietro, voi vedere casa su destra e li essere mio amico molto bravo" - in quasi-tedesco) un chilometro più indietro da un elettricista bravissimo che ci ha detto di tornare alle tre del pomeriggio. Il camper é abbastanza vecchio ma ha pochi chilometri, questo dovrebbe aiutarci a non dare troppo nell'occhio in Ucraina e in Russia, ma speriamo che non si rompa nulla di grave perché sarebbe un grosso problema trovare dei pezzi di ricambio. Fausto é riuscito ad arrivare alla frontiera ungherese verso le tre del pomeriggio e mentre ci stavamo preparando a fare delle riprese si é avvicinato un camionista italiano che é rimasto a parlare un pò con noi. Aveva avuto un problema tecnico e era fermo da due giorni in frontiera. Ci ha fatto i complimenti e gli abbiamo regalato un paio di magliette.

In frontiera ho chiesto alla guardia austriaca se potevamo riprendere Fausto mentre dava il passaporto, e dopo aver telefonato a quattro persone diverese, sempre più importanti e aver salito i vari gradini della scala gerarchica della polizia di frontiera austriaca, mi ha detto di sì ma che non si poteva riprendere da troppo vicino "e per quanto mi riuguarda anche da un pò più lontano a causa della mia pancia". E si é messo a ridere. Denis voleva riprendere da vicino e così abbiamo provato con la frontiera ungherese, dopo un primo no da parte di un giovane che comunque il no ce l'aveva scritto in faccia, abbiamo ottenuto il permesso da un altro che secondo me non aveva nessun potere e in più non aveva capito niente. Infatti dopo pochi secondi é venuto fuori un poliziotto che ci ha vietato le riprese. Siamo così arrivati in Ungheria senza nemmeno accorgercene e mi sono reso conto che avremmo potuto spendere una parola per Fausto.

Dalla frontiera ungherese in poi é vietato andare in bicicletta sulla statale ma Fausto non se n'era accorto e non capiva perché tutti lo guardassero male. Poi ha capito ma la pista ciclabile é subito finita e così ha continuato sulla statale. Era impressionante perché ad ogni singolo incrocio c'era un cartello col divieto di transito per bici, trattori e carretti. A proposito di carretti, abbiamo assistito ad una scena a nostri occhi molto strana: in lontananza un contadino in piedi sul carro scarica il letame con un badile, poi si ferma, i cavalli fanno tre passi e ricomincia a scaricare. I cavalli non li ha toccati né frustati, davvero obbediscono agli ordini a voce? Evidentemente sì a meno che non avesse un telecomando. Questa cosa normalissima (almeno credo) e apparsa strana a noi che stiamo facendo cose ben più strane tipo mandare delle foto in Italia attraverso un telefono cellulare. Fausto ci ha raccontato di essersi accorto che un grosso cane nero lo stava inseguendo perché aveva spento il walkman per un attimo (Fausto, non il cane) e di aver preso un colpo tremendo prima che il padrone lo richiamasse (il cane, non Fausto). Dimenticavo di dire che la giornata é stata rovinata da una comitiva di circa trenta mosche che sono entrate da noi in Austria e che ci hanno seguito oltre la frontiera e che non siamo riusciti a scacciare. Ancora adesso che é mezzanotte e mezza mi stanno stressando mentre scrivo (i soliti due dormono) e starete sicuramente notando il mio nervosismo tutt'altro che virtuale. Sto scrivendo di cose insignificanti, lo so ma il fatto é che mi ero preso degli appunti durante la giornata che sembrava vuota e anche queste cose potevano tornarmi utili ma poi alla fine una cosa interessante, a parte 140 chilometri di Fausto (di più della tappa prevista) é successa: stavamo dirigendosi verso il campeggio e Denis ha addocchiato un carretto trainato da un cavallo, mi ha fatto accostare ed é saltato giù dal camper come se stesse per fare lo scoop della sua vita. Immaginate la faccia del tipo che si é visto spuntare fuori una telecamera dal nulla e ritrovarsi filmato!
Mentre Denis stava per ritornare sul camper abbiamo sentito una voce, era il contadino che stava dicendo qualcosa. Abbiamo pensato che volesse dirci di fare i cavoli nostri ma appena mi sono avvicinato mi ha stretto la mano e ha detto "Imra". Io ho pensato che volesse dire qualcosa tipo Inshalla, Sayonara, La Pace Sia Con Te O Straniero, ma poi dai suoi gesti ho capito che era il suo nome. Gli ho detto "Luca" e gli ho detto i nomi di Fausto e Denis. Ci ha invitati a bere qualcosa, io sono andato a prendere una maglietta e del prosecco da regalargli e la macchina digitale per farvelo vedere e sono entrato. Mi sono sentito come se avessi appena conosciuto una ragazza interessante e lei mi invitasse a casa sua. Se né uscito di casa con tre bicchieri e una bottiglia di Pepsi che poi invece conteneva del vino e ce ne ha offerto. Nel frattempo é arrivato un suo amico e una signora e ci siamo ritrovati a parlare di una certa persona che é in Canada. La storia l'ho capita così, ma mi é sicuramente sfuggito qualcosa: una certa persona, forse il figlio di uno di loro é andato a Cuba, all'Havana e si é fatto male o addirittura é morto e adesso é in Canada che lavora con i computer. Comunque se si tiene conto del fatto che non parlo l'ungherese é già molto. Quello che non ho capito é che cosa c'entra questa storia con il contesto. Forse é perché noi siamo stranieri e questo figlio é all'estero. Chissà. Comunque mentre entravo a casa sua ho pensato che é successo proprio quello che doveva succedere secondo le nostre aspettative e questo ha dato un valore simbolico a quei dieci minuti. E' difficile da spiegare perché ma adesso il viaggio é iniziato davvero.
Oggi abbiamo ricevuto cinque email e un messaggio SMS, e stasera siamo riusciti a leggerle insieme. Mi scuso a nome di Denis e Fausto ma non saremo sicuramente in grado di rispondere a gran parte delle email. Vi posso però assicurare che é entusiasmante accendere il computer, attaccare il telefonino, cliccare sull'icona della posta e vedere che si stanno scaricando 1,2,3,4,5 messaggi! Questo ci dà la carica e adesso vado a scegliere delle email da far pubblicare, fate attenzione ci potrebbe essere anche la vostra! Domani Fausto ha una tappa di duecento chilometri per arrivare fino a Budapest. Speriamo bene...

Mercoledì 4 agosto 1999
E' stata una notte in gran parte insonne per tutti, per il caldo, la pendenza del camper, il dover scrivere il report e soprattutto per le mosche austriache che venivano a volare proprio sulla faccia. La pendenza del camper ha trasformato il frigo in forno per non so che misteriosa legge fisica. Stà di fatto che abbiamo dovuto gettare della roba. Oggi abbiamo stabilito il record per quanto riguarda l'orario di partenza. Ci siamo alzati alle sette e siamo partiti alle otto e quaranta. Ci siamo resi conto che perdiamo un sacco di tempo a spostare scatoloni e valige nell'intento di trasformare il camper da studio di produzione in cucina, da cucina in camera da letto e così via. Lo spazio é veramente poco e cominciamo a chiederci perché ci siamo portati via tante cose tipo la chitarra visto che per lei non c'é né spazio né tempo. Cominciamo anche a perdere oggetti e a scambiarci i vestiti senza saperlo. Quando cominceremo a scambiarci biancheria intima sapremo di essere arrivati al punto di non-ritorno e dovremo prendere provvedimenti.
Fausto va, come l'omonimo Coppi (scusate, prima o poi dovevo dirlo, e aspettare avrebbe solo peggiorato le cose) e non sembra volersi fermare. Le gambe stanno prendendo il ritmo giusto e i chilometri che si lascia alle spalle sono sempre di più. In più c'é il sole. Purtroppo il mal di schiena non lo lascia, il dolore é soO leggermente inferiore al primo giorno, e sta pensando a Budapest come ad un'oasi nel deserto. A Budapest ci fermeremo infatti un giorno come previsto dal programma. Questo dovrebbe aiutarlo molto. Adesso sono le 15 e 30 e siamo a circa 80 chilometri dalla capitale. Abbiamo fatto delle riprese a una fabbrica di alluminio che sembra una centrale nucleare e stiamo andando a raggiungere Fausto.
A Budapest ci aspetta Daniel della Magazzini Nico. E' ungherese ma parla bene l'italiano. Conosceremo finalmente anche Victor, insegnante di educazione fisica e di Judo che dovrà accompagnarci fino in Russia. E' Ucraino e parla un po' di inglese. La strada per Budapest é tutta vietata alle biciclette ma non ha senso cercare un'alternativa perché finora la polizia lo ha lasciato passare. A pranzo ho chiesto a Fausto se potevo fargli un'intervista in quanto secondo me a questo punto sarebbe interessante sentire direttamente lui e non sempre me. Dopo varie discussioni abbiamo pensato che la cosa più bella sarebbe che le domande le faceste voi via email e Fausto rispondesse sul sito. Quindi lancio ufficialmente la prima intervista a Fausto. Ecco, lanciata, adesso aspettiamo. Sto scrivendo il diario in momenti diversi durante la giornata perché ho scoperto che il computer ha una certa autonomia e che farlo alla sera significa non dormire e non lasciar dormire. In più viene pubblicato la sera del giorno dopo.. Adesso stiamo costeggiando il lago Velencei-tò e cerchiamo un buon posto per filmare. Fausto é rimasto sulla strada principale, sempre vietata alle biciclette.

Adesso sono le 18:06 e ci stiamo avvicinando a Budapest. Non so se avete presente la scena in "Balla coi Lupi", quando Costner arriva all'ultimo posto di frontiera, ecco in un certo senso Budapest é un po' così. Ci siamo già stati e sappiamo bene che l'Ungheria fa parte di quei paesi dell'Est che si sono risollevati dopo la caduta del muro e che stanno crescendo bene in una situazione, in più c'é della gente che ci aspetta. Dopo comincerà la frontiera, non sappiamo bene cosa ci aspetta, l'Ucraina é un paese molto più povero dell'Italia dove la legge non funziona troppo e la criminalità é un vero problema, specialmente quella organizzata. Per fortuna avremo Victor con noi, lui saprà indicarci dove dormire, cosa fare e cosa non fare eccetera ma le incognite sono davvero tante. Le cose sono certamente cambiate da dieci anni fa ma apparentemente non in meglio. Staremo a vedere. Del resto il fascino di questo viaggio deriva dal fatto che andiamo in un paese lontano in tutti i sensi. Credo si possa affermare con tranquillità che Mosca é ben più lontana di Washington e che andarci in questo modo significa immergersi in una situazione davvero nuova. Dovremo riuscire a conciliare la sicurezza con la voglia di incontrare la gente. Ogni contatto infatti sarà un potenziale rischio, del tipo ti invitano a bere un caffé e intanto ti svaligiano il camper. Ma non possiamo certo arrivare fino a Mosca blindati senza avere contatti con la gente perché sennò non avrebbe alcun senso. Vedremo via via come conciliare le due esigenze. Ora chiudo perché stiamo per arrivare a Budapest. E' stata la tappa più lunga: 180 km in 7 ore di pedalata con una media relativamente bassa dovuta al mal di schiena. Domani giorno di "riposo"(ma il report ci sarà lo stesso).

'Notte a tutti.

Giovedì 5 Agosto 1999
Nelle ultime righe del report di ieri ho scritto che oggi sarebbe stata una giornata di riposo. Devo rettificare: Siamo andati a letto (un letto vero) alle due e quaranta e ci siamo alzati alle sette e la giornata é stata ancora più incasinata del solito. Poi comunque vi racconto. Eravamo a ieri sera, quando, mentre stavamo arrivando a Budapest, una macchina ci ha fatto i fari, superati, fatto le quattro frecce e si é messa davanti a noi senza farci nessun ulteriore segno. Abbiamo pensato che fosse Daniel, l'amministratore della Magazzini Nico di Budapest, ma non capivamo perché non salutasse. Alla fine, visto che non dava segni di conoscerci, abbiamo deciso che era uno scocciatore, anche se ci era rimasto il dubbio. Quando siamo arrivati dietro a Fausto, con lui sempre davanti, lo abbiamo visto che lo ha salutato dal finestrino e abbiamo capito. Però continuava a non fermarsi , allora ci siamo fermati noi ed é sceso così lo abbiamo conosciuto. Daniel é un tipo sulla quarantina che parla molto bene l'italiano e che si é rivelato molto simpatico e alla mano. La Magazzini Nico é il nostro sponsor principale e so già che sarò sommerso di email tacciato di servilismo, ma ho già comunicato al provider di bloccare automaticamente i messaggi contenenti parole tipo "venduto", "corrotto", "schiavo del potere" ecc.. Se un tipo é simpatico perché non devo dirlo? Chiuso l'argomento. E comunque chi vi ha detto di leggere i fatti nostri che per motivazioni puramente economiche siamo costretti a pubblicare su internet e dare in pasto ai lupi (cioé voi)?

Definizione di "flash" secondo Fausto: un flash é un pensiero/immagine che ti viene in mente di colpo e che ti sorprende (altresì detto "trip"). Fausto ieri sera ha avuto un flash. La premessa: in gennaio ci siamo fatti un giro a Praga e a Budapest con degli amici. Siamo venuti in macchina e siamo passati davanti ai Magazzini Nico che Fausto non conosceva, li ha visti e ha detto (più o meno): "Magazzini Nico, 'sti quà i xe italiani e me par che i sia dae nostre parti". Ieri sera appena arrivati ha avuto appunto il flash: si é ricordato di quel momento, otto mesi fa, e ha pensato che adesso li conosciamo, ci hanno finanziato e ci ospitano!

Adesso sono le tre e mezza del pomeriggio e siamo appena tornati a casa dopo aver sbagliato strada tre volte. A proposito ieri sera ho dato prova del mio proverbiale senso dell'orientamento tornando dal centro, e ci abbiamo messo un'ora per fare dieci chilometri. Ho ancora in mente un vecchio che vende angurie alle due di notte in una strada deserta. Fausto ha detto che gli sembrava di essere in Venezuela: stesse strade, muri, case e insegne. Questa mattina abbiamo portato Fausto al Gelert, un antico Hotel sulle rive del Danubio, noto per le acque termali e i massaggi. Con sua grande delusione il limite massimo per i massaggi é di quindici minuti per persona, abbiamo provato a comprare anche la mia quota e trasferirgliela ma non é stato possibile. "C'é troppa gente", é stata la risposta della cassiera. Con immagino sua ancora più grande delusione si é trovato tra le mani di un massaggiatore peloso di centoquindici chili che non ricordava per nulla una ballerina thailandese.L'effetto é stato abbastanza deludente e secondo lui non é servito a niente, anzi forse gli ha fatto peggio. Per la cronaca ha ancora mal di schiena anche se un pò meno. Siamo stati informati che la nostra avventura si é trasformata in tragedia e che un giornale ha pubblicato la triste notizia Mentre sorseggiamo il caffé in questo lussuoso appartamento di Budapest, il tintinnio del cucchiaino d'argento sulla tazzina in ceramica dorata rompe il silenzio e copre il canto degli uccellini che volteggiano sui peschi in fiore nel giardino e ci domandiamo se non sia il caso di evitare certi argomenti nei report. Vedremo, comunque l'importante é che si parli di noi, così diventiamo famosi e possiamo smettere di lavorare. Già che ci sono inserisco un altro flash, sempre di Fausto, perché me l'ha detto appena adesso mangiando: una delle motivazioni di questo viaggio é quella di avere il tempo per pensare, che é una cosa che non é facile avere, ma in questi giorni ha pedalatato per circa 40 ore e dopo aver pensato al lavoro, alla famiglia, agli amici, al viaggio, alle donne (circa 39 ore), ai problemi, a Dio, Budda e Maometto, al cibo, alle ragazze (50 minuti), al paesaggio, alle bagnanti in bikini che ha visto passando (9 minuti), e infine alla politica sulla salvaguardia delle ricette tipiche del radicchio tardivo di Bassano é arrivato ad un punto morto e si é posto una domanda: e adesso? In un certo senso Fausto sta facendo silenzio in bicicletta e penso che, anche se dura, possa essere un'esperienza positiva. Scrivere questo report é un gran casino perché lo faccio solo mentre i due dormono (e quindi ho sonno) e se non dormono me li ritrovo davanti al tavolo che parlano e mi distraggono. Quindi adesso chiudo e mi scuso se é un pò difficile seguire il filo. Adesso guardiamo le email e speriamo che ce ne siano tante.

'Notte a tutti.

Prima di chiudere però informo quelli che ci capiscono qualcosa che si é rotto l'attacco manubrio e che stiamo diventando matti per trovarne uno di scorta.
Ciao.

Venerdì 6 Agosto 1999
Ieri sera abbiamo realizzato delle interviste. Siamo andati a Székesfehérvar a circa 60 chilometri da Budapest con Daniel, sua moglie e Diana, una cliente della mia ditta che ho chiamato perché secondo me poteva dirci delle cose interessanti. Tutti e tre parlano un buonissimo italiano. Fausto é rimasto nell'appartamento (anzi no, ma poi vedremo) per recuperare qualche ora di sonno prima della tappa successiva di 190 chilometri.

Székesfehérvar ha un bellissimo centro storico e abbiamo capito perché ci tenessero a farcelo vedere. In ungherese vuol dire "città della sedia bianca", ed é qui che é stata incoronata la Regina Sissi. Loro davano naturalmente per scontato che sapessi chi era, quando é vissuta, di chi era regina e "tutte queste nozioni che non servono a niente, l'importante é che la scuola insegni a ragionare", ma intanto ho (abbiamo) rischiato una figura da chiodi, e per fortuna che ho fatto finta di saperlo mentre Denis si dileguava e faceva finta di filmare, almeno m'avesserero insegnato la punteggiatura e a scrivere periodi più corti, così potreste capire qualcosa ma vorrei vedervi davanti ad un computer in mezzo alla selva ungherese tra mosche e passanti occasionali dall'occhio torvo. Ho imparato tra l'altro che i mestrini dell'epoca sono scappati sulle isole che sarebbero in seguito diventate Venezia per sfuggire ad Attila cioé agli Unni, gli antenati degli Ungheresi.

Lì abbiamo conosciuto Victor che in questo momento guarda lo schermo perché sa benissimo che parlerò di lui ma per il momento al posto del nome ho messo tre puntini e giusto prima di salvare gli spiaccico il nome a tradimento. Miracoli dell'informatica. E' un tipo a posto che parla oltre all'ungherese, il russo, l'ucraino, un pò di inglese e un pò di polacco col quale stiamo comunicando concetti base. E' biologo e maestro di judo, però fa il professore di pedagogia, e ci accompagnerà fino a Mosca.
Siamo andati tutti al ristorante (ehe bea vita i fa!) e abbiamo intervistato Victor e Diana, chiedendogli di parlare del passaggio dal comunismo al capitalismo, del futuro dell'Ungheria ecc..queste interviste potrebbero andare nel film. Contiamo di farne delle altre in Ucraina e in Russia, magari con contadini, operai, professori ecc..per sentire tutte le campane su questi argomenti. E' stata comunque una serata strana, abbiamo praticamente monopolizzato una parte del ristorante, facendo abbassare la musica, chiedendo silenzio al bar e impedendo l'accesso al bagno delle donne, che comunque entravano lo stesso. Abbastanza stressante ma affascinante. Mi dispiace ma non ho foto digitali della serata in quanto appena ho acceso la macchina fotografica mi ha dato "no disk", così ho dovuto lasciar perdere. In realtà il disco c'era ma bisognava inserirlo meglio. E' un peccato perché c'erano delle belle persone.

Siamo tornati a Budapest e in macchina riflettevo su di un pensiero che ho avuto sul ponticello che portava al ristorante: c'erano davanti a me otto persone di varie nazionalità che stavano attraversando il ponte e si trovavano lì in quel momento solo ed esclusivamente perché un giorno di due anni fa Fausto stava facendo il solito giro in bici e ha avuto voglia di non avere confini e ha avuto l'idea di andare a Mosca in bicicletta. Quasi come in una partita a domino un'unica azione provoca una reazione a catena dagli effetti nel domino prevedibili e nella realtà imprevedibili. Ero contento, vedevo accanto a me Denis con la telecamera appoggiata sulle ginocchia e più in là Diana che ci parlava della sua prima estate in Italia a sedici anni, e pensavo che se non ha senso questo viaggio non ha senso nulla.

Quando siamo arrivati ai magazzini Nico, ho aperto il camper perché volevo prendere un dischetto e fare una foto e mi sono trovato dentro una scena straziante: un ciclista seminudo che dormiva perché non era riuscito ad arrivare alla porta che gli avevo aperto prima che si chiudesse e che ci aveva inseguito a piedi per cento metri per poi andare in camper, farsi una pasta senza sale perchè il sale era di sopra e andare a riposarsi dalla dura giornata, per poi essere svegliato da noi che tornavamo dal ristorante senza, a proposito, aver neanche mangiato e quindi il "ehe bea vita i fa!" di prima potevate risparmiarvelo. La foto, che sarebbe la prima dove io appaio, pubblicata in questo sito visitato giornalmente da molte di persone, naturalmente non é riuscita bene e non avrete quindi il piacere di vedere né i protagonisti della serata né il sottoscritto.

Oggi abbiamo salutato tutti e siamo partiti verso il confine ucraino.
Ad un certo punto si é messo a piovere e abbiamo deciso di aspettare Fausto che infatti dopo un pò é arrivato é si cambiato. Abbiamo deciso di fare scorta di angurie e siccome ci facevano un buon prezzo ne abbiamo preso un carretto intero.
Siamo arrivati a Tiszaujvaros, che dieci anni fa si chiamava Leninvaros, abbastanza tardi e non c'era l'ombra di un campeggio allora siamo finiti in una pensione dove era rimasta una piccola cameretta nella quale adesso sta dormendo Victor. Noi ci siamo fatti la doccia in camera ma dormiamo in camper. Non credo che potrò continuare il report a lungo in quanto in questo momento sono seduto all'esterno della pensione nel buio più completo e la mia faccia é illuminata dal computer. Questo sembra innervosire molto Bruno che é un cane tipo mastino napoletano che ha smesso di abbaiare ai cani vicini é si é girato verso di me, e adesso mi sta appunto abbaiando contro e credo che si stia anche per avvicinare in modo molto min


Sabato 7 Agosto 1999
Bruno, il mastino napoletano di ieri, questa mattina ha lasciato un ricordino sulla borsa di Victor e sulle scarpe di Fausto. Grazie a lui, ho mandato il report di ieri solo adesso (sono le 12 e 30) e ho appena cominciato quello di oggi. Fausto é partito che sembrava dovesse piovere, mentre adesso c'é un bellissimo sole e un fresco venticello. Stiamo ricevendo un sacco di email e il senso di colpa per non riuscire a rispondere é grande, perché alcune sono bellissime ed é un delitto lasciarle lì, abbandonate, ma davvero il tempo non c'é. Ieri sera le abbiamo scaricate prima di andare a dormire e le abbiamo lette con le lacrime agli occhi dal ridere. Vi consiglio quella in dialetto, che é destinatata ad entrare nella storia di questo viaggio. Questa mattina, mentre Fausto pedalava, siamo andati in centro a cercare un pezzo di ricambio della bici che abbiamo dimenticato a casa e che ci serviva assolutamente perchè in Ucraina te le sogni queste cose. Per nostra grande fortuna c'era il campionato mondiale di Triathlon e, dopo varie peripezie, siamo riusciti a trovare il pezzo. Fausto non lo sa ancora ma ne sarà contento. Abbiamo anche cercato dei dollari perché a quanto pare in Ucraina la carta Visa non si usa troppo, ma ne abbiamo trovati solo 100 e ce ne servono 500. Ci stiamo avvicinando alla frontiera Ucraina e il paesaggio sta cambiando, ogni tanto si vedono della famiglie di Rom, davanti alle loro case. Fausto insiste sul fatto che gli sembra di essere in Venezuela, più va avanti e più l'impressione si rafforza.
Dice anche che se tutto il viaggio fosse come quello di ieri, cioè per stradine secondarie, passando in mezzo a villaggi, farebbe 200 chilometri al giorno senza accorgersene. Io e Denis eravamo d'accordo. Ieri per esempio, ci siamo fermati a filmare delle cicogne (ce ne sono un sacco in giro) e mentre facevamo retromarcia, io ero in piedi con la porta aperta e guardavo fuori. Dietro una finestra una ragazza mi ha salutato e io ho ricambiato. Poi si é nascosta e ne é spuntata un'altra che ha anche salutato. Queste cose non succedono quando sei sulla statale a ottanta all'ora e il massimo del calore umano che riesci a trovare é quello di una prostituta che ti saluta. In un villaggio così, ti fermi, tiri fuori la telecamera e nel giro di mezz'ora sei in mezzo a bambini che ti guardano e ti chiedono un sacco di cose. Ma abbiamo poco tempo anche per questo. Siamo andati a fare benzina e abbiamo comprato due litri d'olio, il ragazzo ha adocchiato gli occhiali da sole della Arlecchino, uno dei nostri sponsor e li voleva in cambio dell'olio. Non so quanto costino ma credo che venti litri d'olio non sarebbero bastati. Allora gli abbiamo regalato un paio di quelli da regalare appunto, e gli ha fatto comunque piacere. In questo momento siamo a 60 chilometri dalla frontiera Ucraina e cominciamo a pensare a come cambierà il nostro viaggio. Victor é stato l'ultima volta in Ucraina dieci anni fa, il che equivale a un secolo.

23:00 ora italiana Siamo in Ucraina! Abbiamo quattro ore alla frontiera senza capire perché, pagando 10 dollari per una cosa, 3500 fiorini per un altra, una maglietta per un'altra ancora sempre senza capire il perché. E' Victor che ha seguito la faccenda e senza di lui non ce l'avremmo fatta a passare. Pensate che c'é stato il cambio della guardia e questo ha bloccato la frontiera per un'ora, Victor ha parlato con almeno dieci persone diverse e ogni volta sembrava potessimo partire e invece mancava un timbro. E' stato allucinante, come se volessero dirci che qui le cose funzionano in modo diverso ed é meglio che ci abituiamo subito. La strada che ci ha accolto mi ha colpito per il primo villaggio che vorrei riuscire a descrivere bene in due parole: una strada poco trafficata e piena di buche con ai lati un fosso e case, tutte rivolte verso la strada. Fuori dalle case tanti bambini che giocano con le nonne che li guardano e coppie a passeggio. Illuminazione pubblica zero, ma gran senso di armonia. I fiori alle finestre mi hanno comunicato serenità. Arrivati in città ho visto che assomiglia abbastanza a tante città dell'est e mi sono tranquillizzato.

Siamo arrivati a mezzanotte e Victor ci ha portati in un albergo dove abbiamo deciso di prendere due camere perché nel parcheggio custodito non si può dormire e altri parcheggi non sono consigliabili. Abbiamo corrotto il vecchio del parcheggio con una maglietta e il depliant delle motivazioni del viaggio in russo, sperando che capisca che non sarebbe une bella mossa quella di lasciarci a piedi. Siamo andati al bar perché il ristorante era chiuso e siamo riusciti a ottenere del pane, burro, formaggio e insalata da mangiare in piedi perché é un bar e non un ristorante. Vicino a noi stava una prostituta in attesa di clienti, sola che fumava. C'era un matrimonio nel ristorante, così siamo andati a vedere e Denis ha deciso di fare delle riprese mentre Fausto ha addocchiato la bella ucraina che potete vedere nella foto.
Comunque non ha combinato niente perché se abbiamo capito bene aveva già il moroso. Poi hanno fatto un ballo tipico, dove tutti si tenevano per mano e giravano attorno e avevano l'aria di divertirsi parecchio.
Ho pensato che forse é un pò riduttivo dire che l'Ucraina é povertà, mafia, Cernobyl, grandi spazi e campi di grano. Serve anche a questo viaggiare, a rendersi conto delle cose ovvie che finché non vedi non capisci.


Domenica 8 Agosto 1999
Il tempo é variabile e siamo tutti un pò stanchi. Il guardiano del parcheggio ci ha assistito durante la colazione gustandosi del buon caffé italiano e un biscotto. Riuscivo a capire abbastanza di quello che diceva e pensavo già di aggiungere l'ucraino alle lingue parlate nel mio curriculum, quando mi ha informato che stava parlando in polacco. Comunque parlava con Victor in ucraino e capivo qualcosa. Ci ha detto che da queste parti hanno girato, trent'anni fa, un film italo-russo: la battaglia di Waterloo che questo lo so é in Belgio. Si é meritato una maglietta di Venezia-Mosca, un pieghevole (quello che spiega il viaggio), e due pacchi della pasta biologica che ci ha regalato il nostro sponsor, uno di pasta bianca e uno di integrale.

Qualche minuto dopo la partenza di Fausto si é messo a piovere. Non sono riuscito a mandare il report anche se c'erano cinque tacche sul telefonino e adesso che ci siamo spostati di venti chilometri non c'é più linea. Abbiamo fatto delle riprese in centro città a Mukacev mentre la gente usciva dalla messa (ortodossa o cattolica?). Abbiamo addirittura assisistito a un attacco di epilessia ad una signora fuori dalla chiesa. Siamo rimasti venti minuti e sono venuti due volte degli zingari a chiederci soldi. Eravamo nella piazza del paese e al centro dell'attenzione anche se la gente non lo dava troppo a vedere. E' veramente un'altra dimensione. Poi siamo andati a riprendere un castello del 1300 ma non ne valeva la pena in quanto é in condizioni pietose e forse dopo sarà anche peggio, non me ne intendo ma ci stanno lavorando in modo sembra stiano per trasformarlo in una casa.

Poi sono cominciati i Carpazi, che sfiorano i duemila metri in Ucraina, e abbiamo corso per riprendere Fausto che ormai era abbastanza avanti. Ad un certo punto ci siamo trovati davanti un camion pieno di gente, tutti seduti sopra del materiale che non si riusciva a vedere. Il camion si sbilanciava ad ogni curva e anche in rettilineo e sembrava che da un momento all'altro sarebbe caduto qualcuno. Le persone erano di carnagione scura e così ho pensato che fossero rumeni ma secondo Victor potevano essere anche ucraini. Denis ha filmato la scena dall'interno del camper, fino ad un posto di blocco della polizia che li ha fermati. Ci siamo fermati anche noi, cento metri più in là. Denis ha tirato fuori il cavalletto e mi ha dato la telecamera da passargli all'ultimo momento. Mentre sistemava il cavalletto é arrivata una macchina rossa dai vetri oscurati che si é fermata accanto a noi. Ne é sceso un poliziotto in divisa che ci ha chiesto se c'erano problemi, Victor gli ha spiegato chi eravamo e cosa facevamo, e lui se n'è andato. E' tornato dopo un paio di minuti con altri due poliziotti e ci hanno detto di non filmare la polizia, però in modo molto gentile. Allora siamo andati avanti e ci siamo fermati ad aspettare i rumeni. Sono arrivati dopo qualche minuto e Denis era già pronto con la telecamera e il piedistallo. Il camion era in salita e si avvicinava lentamente, ad un certo punto a circa dieci metri di distanza ha messo fuori la freccia e ci ha strombazzato. Può darsi che volessero salutarci, chiedere chi siamo o farci un regalo, sta di fatto che ho realizzato il record di accelerazione in salita del nostro camper e ci siamo dileguati molto in fretta. L'attimo in cui li ho visti per lo specchietto, sempre più vicini e minacciosi (saranno stati una trentina) ho inserito la prima e mi sono reso conto che forse non ce l'avremmo fatta, ho pensato che quel qualcuno che ieri ci ha chiesto uno scoop stesse per avere quel che voleva, sempre che in seguito avessi trovato una cannuccia abbastanza lunga per scrivere con la bocca.

Dopo pochi chilometri c'era una specie di frontiera e ci siamo dovuti fermare, ne è uscito il solito poliziotto (fanno parte del paesaggio come le mucche, e ho l'impressione che in realtà non ce ne siano più di dieci che ci seguono, si appostano e spuntano fuori solo per noi), che ci ha chiesto se eravamo con il "velosipedist" (parola russa) che era appena passato. Sembrava divertito e ho sentito la parola "fanatic", evidentemente riferita a Fausto che in quel momento stava probabilmente chiedendosi chi gliel'ha fatto fare con gli Skunk Anansie in cuffia e sognando un borghesissimo ombrellone in riva al mare.

Proverbio di Victor: in questo paese ci sono un sacco di controlli e il risultato é un gran "bordel" (parola russa). Abbiamo ritrovato Fausto e ci ha detto che lo hanno tenuto mezz'ora fermo alla stessa frontiera e che é riuscito a comunicare e a dire che é partito da Venezia otto giorni fa (otto? Mi sembra un mese), che va a Mosca in bicicletta, ecc... Gli hanno chiesto di partire con la ruota anteriore alzata, come una motocross. Dietro di lui c'era una camion di Mosca che più avanti lo ha salutato facendogli segno di "forza!" col braccio. Evidentemente aveva letto il pieghevole che Fausto ha dato al "confine".

Ci siamo messi d'accordo per trovarci più avanti in un posto non visibile dalla strada, per evitare che i rumeni potessero darci il regalo di cui sopra. Allora siamo saliti in camper e proprio in quel momento é rispuntato il camion che ancora una volta ci ha quasi investiti e ha assistito alla nostra ritirata strategica. Penso che a questo punto non avessero più dubbi sulla nostra malafede. Naturalmente non abbiamo trovato nessun posto nascosto, ed é cominciata una salita (povero Fausto) che non finiva più. Quindi abbiamo fatto retromarcia e siamo andati incontro al pericolo. Il fatto che quando li abbiamo incrociati non si sono nemmeno accorti di noi non deve far pensare che non c'era nulla da temere. Non eravamo nervosi o impauriti, solo prudenti. Poi potete pensare quello che volete che tanto é facile giudicare da casa.

La strada meriterebbe un sito internet a sé, tanto é particolare: immaginate una striscia di asfalto (é asfalto?) tra colline verdi con alberi raccolti in boschetti e gruppetti di case a dir la verità più belle (almeno secondo me) di tante case italiane degli anni settanta e ai lati della strada una striscia di ghiaia per parte. Immaginate di guidare ai sessanta all'ora e di ritrovarvi da un momento all'altro davanti una buca di un metro di diametro e di dieci centimetri di profondità, di riuscire a schivarla e di rallentare per poi accelerare perché ormai sembra di essere in Svizzera tanto l'asfalto é perfetto e ritrovarvi dopo un paio di chilometri su di un ponte pieno di buche da affrontare a venti all'ora e di pregare che non si apra la credenza del camper che sta cominciando a fare rumori nuovi, e dirsi che abbiamo fatto bene a non comprare le uova e chiedersi se il latte di soja diventerà burro di soja, tutto questo mentre Fausto pedala e non può appoggiare il culo sulla sella e si sta probabilmente spaccando le gambe e la schiena, per salvare il culo appunto e che almeno adesso avrà qualcosa a cui pensare nelle prossime quaranta ore.

Ai lati, ogni qualche centinaio di metri, gruppetti di persone che vendono i funghi raccolti nel bosco e Victor che sta cercando di fotografarli in corsa ma é un'impresa disperata così come la mia che ho messo un cuscino sotto il computer e continuo a sbagliare tasti mentre comincio a pensare di salvare e chiudere che non ci vedo più e ancora una volta la vita mi sorprende e , nel momento più opportuno, ci ritroviamo all'appuntamento sempre rinviato e tanto atteso: la nostra prima multa! Denis ce l'ha messa tutta perché non poteva più aspettare e si é lanciato alla pazza velocità di 64 all'ora in discesa in un centro abitato, nel senso che il centro é abitato e la periferia no perché non c'é periferia e come volete che ci sia se in tutto il paese é formato da tre case? Io e Victor ci capiamo abbastanza bene tranne con i numeri che io intendo moltiplicati sempre per dieci. Era successo in Ungheria dove la pensione Etterem costava 3500 fiorini e non 35.000 come insisteva a dire lui ed é successo adesso quando ho capito che la multa era di 350 Griven (175.000 Lire) e non 35 (17.500 Lire). Grazie alle ottime capacità corruttive di Victor abbiamo pagato solo 20 Griven (1 Gr vale 500 Lire e fateveli voi i calcoli d'ora in poi) senza fattura e mi sembrava di essere dal barbiere. Ho documentato il grave episodio di corruzione con questa foto che, come direbbe Mentana gridando, forse non é della miglior qualità ma é un documento eccezionale e che chiameremo "corrompendo verso est".

Lunedì 9 agosto 1999
Questa notte abbiamo dormito a Stryi che a vederla da fuori faceva paura con tutte quelle fabbriche a magazzini abbandonati e, subito fuori città, mucche, oche e capre anche nel bel mezzo di una rotonda, con la solita vecchietta o bambina col bastoncino in mano e il fazzoletto in testa a controllarle. Siamo passati per il centro ed era pieno di gente che passeggiava vestita a festa tra case e piccoli palazzi niente male. Abbiamo chiesto di un campeggio a un ragazzo che ci ha fortemente sconsigliato di andarci e ci ha mandati in un hotel fuori dal centro che secondo lui doveva essere il più sicuro. Anche questo hotel meriterebbe un'analisi approfondita ma mi limiterò a descrivervi le docce che erano in comune: la prima impressione che ho avuto é stata, davvero, di entrare in un antico bagno termale romano. C'era una piscina vuota dalle piastrelle sporche dove non entrava acqua dalla Perestrojka, un tavolo pieno di bottiglie di plastica, una sauna ("funzionante!", disse la signora) e due docce impressionanti. Mi sto chiedendo se il problema in questo paese é solo la mancanza di soldi o una meno accettabile tendenza all'abbandono.

Ore 13:30.
In questo momento c'é un grossissimo problema: abbiamo perso Fausto. Scrivo questo report sapendo che forse non lo faremo leggere a nessuno perché non sappiamo come andrà a finire.
L'ultima volta lo abbiamo visto ieri, verso le tre del pomeriggio quando lo abbiamo lasciato sulla strada che va da L'viv a Kiev. Eravamo andati a mangiare in centro, alla pizzeria Celentano, e poi lo abbiamo accompagnato sulla strada. Siamo quindi tornati in centro per ritirare dei soldi in banca e fare delle riprese. Alle sei circa siamo andati verso Kiev, la tappa odierna era Brodi, a circa cento chilometri che Fausto doveva fare nel pomeriggio. Secondo i calcoli Fausto fa una media di 25 chilometri all'ora e avremmo dovuto trovarlo per strada ma siamo arrivati fino a Brodi e non c'era. Abbiamo cominciato a preoccuparci anche perché appena lasciata L'viv non c'era più linea sul telefonino, quindi non potevamo entrare in contatto con lui. Abbiamo fatto un giro per il centro di Brodi invano. Cominciava a calare la sera e non aveva soldi con sé. Siccome non poteva sicuramente essere andato più avanti e in più ci siamo ricordati che la polizia aveva detto che non lo aveva visto passare, abbiamo deciso di tornare a L'viv dove almeno c'é linea e rifare la strada all'inverso, forse eravamo passati mentre era in un bar o qualcosa del genere. Tornando abbiamo chiesto più volte ma nessuno l'aveva visto. Non riuscivamo a trovare un telefono, era già scuro, e abbiamo chiesto a un signore che stava fuori di casa se potevamo telefonare. Io e Victor siamo entrati in casa sua ma il telefono non era evidentemente abilitato alle chiamate internazionali e quindi ce ne siamo andati con un nulla di fatto.

Verso le 17:00 qualcuno aveva chiamato e non abbiamo sentito il telefono suonare, però in memoria é rimasto un numero che cominciava con l'800, ma al quale non rispondeva nessuno. Abbiamo pensato che fosse Fausto, che ha avuto un problema e che fosse rimasto il numero del roaming. Chiedendo, nessuno ha saputo dirci che numero fosse, neanche la polizia che ci aveva fermati all'andata, e che tra l'altro non poteva nemmeno provare, perché non possono telefonare (incredibile) dalle loro postazioni. Abbiamo chiesto se c'era stato qualche incidente sulla strada e la risposta é stata negativa. Il fatto che ci avesse forse telefonato ci ha suggerito che potesse aver avuto un problema.
Verso le 22.00 gli ho inviato questo SMS:"Non riusciamo a trovarti. Siamo a L'viv per essere reperibili." Quando ci siamo avvicinati a L'viv si é messo a piovere e abbiamo sperato che avesse trovato una famiglia che lo ospitasse. E' tornata la linea e lo abbiamo chiamato, ma rispondeva la segreteria telefonica, allora abbiamo cercato un posto per dormire. Mentre cercavamo, era ormai tarda sera, Denis ha chiamato ancora e questa volta il telefonino suonava ma non rispondeva nessuno. Questo ci ha preoccupati molto. Siamo finiti in un parcheggio custodito, dove ci hanno dato la corrente elettrica. Io e Victor siamo andati all'Hotel che era lì vicino sotto una pioggia torrenziale e Victor ha chiamato tutti gli ospedali, dove non sapevano nulla, e poi alla polizia che ci ha detto di fare denuncia l'indomani e che avrebbe chiamato i vari posti di blocco anche se devo ancora adesso capire se lo hanno fatto o no. Quindi siamo andati a dormire sperando di essere svegliati da uno squillo di Fausto che non vedevamo già da dieci ore. Pioveva e mi sono ritrovato a pensare a Fausto al riparo sotto degli alberi e che il viaggio fosse finito. Invece ci siamo svegliati perché Victor aveva cominciato ad agitarsi e voleva andare alla polizia.
Martedì 10 Agosto 1999
Senza far colazione, chissà Fausto cos'aveva mangiato, siamo andati in centro all'Interpol. Lì abbiamo aspettato mezz'ora ed é arrivata la persona alla quale dovevamo fare la denuncia che é stata molto gentile. Ci abbiamo messo tutta la mattina: prima abbiamo fatto la dichiarazione, dopo un'ora siamo dovuti tornare per confermarla e mezz'ora dopo per firmare. Immaginatevi la scienza: eravamo io e Victor in una stanza che puzzava di vernice, con una scrivania nuova e davanti a noi il capo dell'Interpol che parlava con Victor in russo e con me in un polacco abbastanza stentato. Ogni tanto scriveva qualcosa in cirillico su dei fogli di carta e telefonava. Mi sembrava di essere in un film sovietico, e mi sono chiesto com'è che riesco sempre a cacciarmi in queste situazioni. Ad un certo punto Victor mi ha detto che il capo dell'Interpol stava telefonando al comandante supremo della polizia nazionale. Ho immaginato l'intera polizia ucraina alla ricerca di Fausto. Gli abbiamo dato la brochure e un floppy con alcune foto. Quando ho tirato fuori il visto per mostrargli la foto, ho visto Fausto per la prima volta da ieri e ho avuta netta la sensazione di tragedia che fino a quel momento ero riuscito a tenere lontana. Fuori dal commissariato mi ha chiamato Daniel della Magazzini Nico di Budapest per avere notizie e parlavo con un nodo alla gola. Daniel mi ha chiesto a quanti chilometri dalla frontiera eravamo e penso che volesse venire, ma siamo parecchio distanti da Budapest, e del resto cosa poteva fare? L'ho sentito veramente vicino e questo é stato un grande aiuto. Con Victor, non é stato facile, perché gli facevo continuamente delle domande, non ci capivamo e a volte mi innervosivo. Poi, prima di entrare, gli ho detto che mi rendo conto che sta sacrificando le sue vacanze per noi, che sta avendo grossi problemi e che mi dispiace, ci siamo stretti la mano e siamo entrati più sereni.

Non so se avete presente "Il processo" di Kafka, dove il protagonista entra quasi per caso nei meandri della giustizia burocratica e non ne esce più. Bene, la terza volta che entravamo in quegli uffici mi sono chiesto quante carte, timbri e firme dovevamo vedere prima che un singolo poliziotto facesse lo sforzo di ricordarsi se aveva visto un ciclista vestito di rosso. Stavamo perdendo la mattinata mentre Fausto forse era per strada e sarebbe bastato andare a cercare per trovarlo. Gli ho chiesto quando sarebbero cominciate le ricerche e mi ha detto:"verso le tre". Erano le undici di mattina. Ha aggiunto che del caso si sarebbe occupato un detective. Ad un certo punto mi ha chiamato Stefano di Radio Birikina che già ieri non era riuscito a collegarsi con noi. Gli ho detto che in quel momento Fausto era fuori linea e non potevo certo dirgli la verità. Mi scuso con lui su queste pagine e so che capirà.

Tra un interrogatorio e l'altro abbiamo fatto colazione dato che la sera prima non avevamo neanche cenato. Poi mi sono ricordato dell'Europassistance e della polizza stipulata con loro. Ho chiamato, seduto in camper, e mi hanno subito messo gentilmente in attesa. La musica d'attesa era bella e guardavo fuori dalla finestra con la netta sensazione che la gente si muovesse al rallentatore come quella ragazza vestita di bianco di cui si innamora De Niro in Taxi Driver, quando la vede per la strada in mezzo alla gente. Quando il cervello mi fa questi scherzi c'é da preoccuparsi. Dopo vari tentativi sono riuscito a capire come si ascoltano i messaggi dall'estero, ce n'erano cinque e uno era di ieri pomeriggio e poteva essere di Fausto. Abbiamo ascoltato i primi quattro e al quinto eravamo tutti lì con l'orecchio sul telefonino sperando si sentire la voce di Fausto dire che é tutto a posto. Invece era un messaggio di un mio amico tedesco che non so come si é procurato il mio numero. La delusione é stata forte. Poi ho richiamato l'Omnitel che mi ha detto che da quel telefonino non partivano telefonate dal 7 Agosto, quindi Fausto non aveva mai chiamato. Abbiamo deciso di prendere un camera d'albergo, dove sono io adesso, perché il telefonino sia raggiungibile, e di rifare la strada che forse Fausto ha preso per sbaglio, cosa che stanno facendo Denis e Victor e chissà come va. Abbiamo parlato molto con Andrea Pizzato, della magazzini Nico, che é in vacanza ma ci sta seguendo, e Daniel, della Magazzini Nico di Budapest, che ha addirittura chiamato l'ambasciata Italiana a Kiev, così come ho fatto io e l'Europassistance, ma nessuno riesce a trovarli al telefono che suona libero. Mi era successa la stessa cosa in Polonia e non so se sia dovuto all'inefficienza italiana o straniera, stà di fatto che siamo in una brutta situazione e chi dovrebbe aiutarci non risponde al telefono. L'Europassistance mi ha richiamato un paio di volte per sentire se c'erano novità e per darmi il numero del consolato dicendomi di aspettare mezz'ora perché erano in pausa pranzo! Dopo la pausa pranzo c'é stata la pausa caffé perché suonava sempre occupato, dopo la pausa caffé ci sarà stata la pausa bagno perché continuavano a essere irreperibili, poi la pausa me la sono presa io e ho lasciato perdere e posso dire di nutrire una sempre maggior fiducia nelle nostre istituzioni all'estero.

Ci siamo posti varie domande sul cosa possa essere successo e in base a questo prendere delle decisioni. Sembra abbastanza verosimile che abbia sbagliato strada, prendendone una che porta sopra Brodi, sempre sulla strada di Kiev. Se ne sarà forse accorto troppo tardi e avrà chiesto, gli avranno detto di continuare e forse contava di raggiungere Brodi, per l'orario previsto. Cosa che non é riuscito a fare, e quindi si é trovato, solo di notte senza una lira, con la bici, il passaporto e il telefonino inutilizzabile. Avrà chiesto ospitalità e gliel'avranno data, poi sarà ripartito verso il nord, sperando di trovare linea e dirci di raggiungerlo. Il problema é che linea probabilmente non ce n'é fino a Kiev e che chiamare all'estero (il telefonino é italiano) dai bar, quando hanno il telefono, é già difficilissimo se si hanno soldi, ma dev'essere impossibile quando non se ne hanno. Possono essere successe anche cose più gravi tipo un incidente, o che gli si é rotta la bici, o che gliel'hanno rubata assieme al telefonino. Potrebbero anche averlo pestato, ma a che scopo? Il fatto che non ha risposto al telefonino che suonava é la cosa che ci preoccupa di più. Adesso non sappiamo dov'é, Denis e Victor sono sulla strada di Kiev e stanno domandando a tutti se hanno visto un ciclista vestito di rosso, ma finora nessuno l'ha notato. Il tempo passa ed é difficile restare calmi. Abbiamo messo in moto tutto quello che potevamo e abbiamo deciso di non avvisare nessuno a parte chi può aiutare. Forse sbagliamo ma preferiamo aspettare. Mi é capitato più volte di pensare che i prossimi giorni li passeremo in Ucraina cercando Fausto. Forse contatterò la radio e la televisione, perché qualcuno deve averlo visto per forza e non può essere sparito così.

Ore 20:14
Fausto é tornato a L'viv ! Domani vi daremo la sua versione e vi posso assicurare che varrà la pena di leggerla.


Mercoledì 11 Agosto 1999
Stavo scrivendo il report nella camera d'albergo, erano le tre e mezza e ad un tratto ha suonato il telefonino. Pensavo fosse Daniel, Denis, Andrea o qualcun altro che volevano notizie.
-"Pronto?"
-"Sono Fausto".
Era a venti chilometri da L'viv e ha detto che mi avrebbe spiegato dopo cos'era successo. Ho avvisato tutti, compresa la polizia, che tutto era a posto. Dopo un pò mi ha richiamato perché gli spiegassi la strada per l'Hotel, stavo giusto scendendo giù per vedere il nome in cirillico. Poi sono rientrato e ho comprato una mappa di L'viv. Ho chiesto alla signorina dell'edicola di spiegarmi dove fosse l'Hotel e di dirmi come si pronunciava. Ho chiamato Fausto e gli ho fatto un SMS in cirillico, col nome della via. Mentre facevo l'SMS, ero appoggiato al banco in vetro dell'edicola e la signorina guardava, si é formata una piccola folla che assisteva al prodigio tecnologico e che non credeva che in quello stesso istante Fausto potesse leggere quello che avevo scritto sullo schermo del telefonino. Se non siete stati nell'Europa dell'Est nei primi anni novanta, venite in Ucraina. E' un viaggio a ritroso nel tempo. Poi Fausto é arrivato e ci siamo messi fuori dall'Hotel a parlare.

Ma cos'era successo? Fausto é partito da L'viv andando nella giusta direzione verso le 15:00 ed é arrivato a Brody alle 19:30, che é più o meno l'ora alla quale siamo arrivati noi. Il problema é stato che abbiamo preso strade diverse. Dopo qualche decina di chilometri c'é infatti un bivio chiaramente segnato in cirillico, dove il destino ha voluto che facessimo scelte opposte, noi per quella più corta, lui per quella più lunga. Giustamente perché il camper inquina e meno chilometri fa, meglio é. A Brody Fausto ha girato per circa un'ora in una città la cui atmosfera non é il massimo. Sembra infatti di essere nei quartieri periferici di Napoli, l'unica differenza é che Napoli é una bellissima città. Tra l'altro Brody é stata durante il comunismo, il centro della criminalità e del banditismo opposti al regime o qualcosa del genere, che non riesco ad approfondire con Victor. In altre parole chi aveva problemi , con la giustizia o usciva di galera, andava a Brody e lì trovava appoggi e un posto dove dormire. Tutto questo era tollerato dal regime anche se ufficialmente la criminalità non esisteva. Dopo un'oretta di passeggiata in questa amena località, Fausto ha deciso di tornare e ha fatto 25 chilometri fino alla cittadina precedente. Poi é tornato a Brody, altri 25 chilometri, poi ancora indietro. Ha pedalato fino alle 23:30. C'é da dire che pedalare su queste strade é pericoloso, e di notte lo é molto di più. Non aveva né soldi, nè acqua, né cibo, in più si avvicinava il temporale e già si potevano sentire dei tuoni e vedere dei lampi. In quel momento noi eravamo già tornati a L'viv. Verso mezzanotte, sull'orlo della disperazione, é andato a bussare a una casa dove non gli hanno aperto, poi a una seconda e una terza con lo stesso risultato. Ha bussato alla quarta casa con la pompa della bici perché tra lui e la finestra c'era un cancello. Cominciava a piovere.
Gli ha aperto una signora con i bigodini in testa che stava pulendo il forno a gas. Gli ha detto qualcosa in ucraino. Fausto ha detto: "Problema". Le ha mostrato il pieghevole con le motivazioni del viaggio in russo, ma la signora non aveva gli occhiali. A gesti a chiesto dell'acqua e la signora gli ha riempito le borracce che Fausto ha bevuto subito. Poi, allargando le braccia, lo scroccone ha detto: "Grande problema" e le ha chiesto se poteva dormire in una stalla, imitando il verso della mucca. Per fortuna la signora non ha interpretato male il messaggio e gli ha detto: "Hotel". Però Fausto non aveva soldi con sé e ha spiegato anche questo a gesti. La signora non aveva spazio ma gli ha detto di aspettare. Ha chiamato della gente e hanno letto il pieghevole dove si parla di Vodka e bambine di sei anni e qualcuno lo ha guardato male. Alla fine c'erano una decina di persone attorno a lui e tutti erano in assoluto silenzio. Stavano pensando sul da farsi. Siccome non succedeva niente, Fausto ha ringraziato e ha accennato ad andarsene. Gli hanno detto "cecai, cecai!" (aspetta, aspetta!), e si sono rituffati nella meditazione. Sono passati alcuni minuti senza nemmeno l'accenno ad una discussione su come risolvere il problema. Poi ancora la stessa scena di Fausto che fa per andarsene e il "cecai, cecai!" seguito dal silenzio. Fausto ha pensato che per decine di anni nessuno di loro ha mai dovuto prendere una decisione importante, il regime si occupava di tutto. Alla fine una signora se l'é portato in casa e gli ha dato da mangiare, mentre gli altri membri della famiglia lo guardavano. C'erano sette persone, tra cui le due figlie di diciannove e ventisei anni.
Ha mangiato delle crocchette di patate, cetrioli e formaggio, bevendo della vodka. Come in Italia tutti si sono stupiti del fatto che non mangiasse carne, ai posteri capire se questo é un aspetto di modernità ucraina o di arretratezza italiana. Alla fine hanno fatto un brindisi tutti insieme e hanno bevuto il caffé. Tutto questo spiegandosi a gesti. Nella casa non c'era il bagno e si é lavato in un catino all'aperto. Poi sono andati a dormire e Fausto é stato sistemato su di un divano in una stanza con altre due persone. Alle cinque di mattina si sono alzati e hanno fatto colazione con frittata, cetrioli e vodka per festeggiare. Fausto ha declinato la vodka, con grossa delusione degli ospiti, che hanno riguardato il pieghevole senza capire. Prima di partire ha fatto provare la bici a un paio di ragazzi, baci e abbracci e la promessa di tornare col camper a salutarli. Si è quindi rimesso in strada e ha rifatto tre volte la strada per Brody con la speranza di incrociarci. Ad un certo punto si é seduto ad una fermata dell'autobus e ha guardato la strada: a destra c'era Mosca, a sinistra Venezia e si é detto che il viaggio sarebbe forse finito lì. Durante tutto il tempo infatti Fausto, oltre alla preoccupazione per sé, andava pian piano convincendosi che avevamo fatto un incidente grave. Poi si é diretto verso Rivne, cioè a nord, sperando di trovarci Alle 11:00 é passato per un accenno di campo GSM subito sparito ma l'angelo della telefonia cellulare ha fatto in tempo a consegnarli il nostro SMS in cui dicevamo di essere a L'viv. Per oltre un'ora ha girato in cerca di una tacca sul telefonino perché in qualche punto doveva ben esserci. E' perfino salito su di una collina, ma non c'é stato nulla da fare, i miracoli accadono una volta sola. Allora ha deciso di tornare a L'viv (100 chilometri), dove ci siamo incontrati alle 17:00.

Quando é arrivato all'Hotel siamo rimasti giù in strada a parlare e tutti ci guardavano mentre mangiavamo dei cannoli alla crema e bevevamo della Pepsi. Qualcuno si fermava a guardare la bici, davano un'occhiata alla macchina fotografica digitale, al telefonino giallo, alle nostre facce barbute e strane. Noi guardavamo loro e così tutti avevano qualcosa di interessante da fare. Nel frattempo Denis e Victor stavano andando verso Nord a cercare Fausto e non c'era modo di contattarli. Dimenticavo di dire che quando ho chiamato la polizia per disdire le ricerche, subito dopo mi ha telefonato il detective che doveva occuparsi del caso perché voleva venire all'albergo per farmi firmare una carta. Gli ho detto che avremmo fatto tutto domani con Victor presente perché non posso e non voglio firmare documenti in russo. Hanno insisito e poi messo giù. Mentre ero con Fausto si é presentato con la moglie che parlava polacco e alla fine gli ho scritto un "atto di quietanza" col quale affermavo la felice conclusione dell'affare "FaustoRovere". Questo atto ha preso il nome di "trattato di L'viv sull'eclisse di Rovere" e abbiamo una foto che testimonia lo storico momento successivo alla firma.
La serata é passata tranquilla tra una pizza al Celentano, una multa per senso vietato (10.000 Lire) e una bevuta al bar tra gente completamente ubriaca. Il cartello di senso vietato, sospeso nell'aria, era visibile solo a chi viaggia guardando il quinto piano dei palazzi. Il poliziotto, aria da Rambo e faccia da Fantozzi, mi ha chiesto passaporto e libretto. Gli ho dato la patente e il libretto (il passaporto era in albergo) e sono sceso per andare a vedere il cartello. Quando sono tornato Victor aveva già pagato mentre avrei preferito discutere un pò. Un poliziotto ha chiesto a Fausto: "E Allora, l'Ucraina?"

Gli ho risposto io:
-"L'Ucraina é un bel paese, ma il nostro problema non sono i banditi come pensavamo. Il nostro problema é la polizia perché ogni cento chilometri ci becchiamo una multa, e ci costate più del Diesel!" . Tutto questo ad alta voce, agitato e in polacco senza sapere se mi capivano. Si sono messi a ridere e ce ne siamo andati. Passando davanti a loro, ci hanno salutato.

Ho dormito in albergo con Victor mentre Denis e Fausto erano in camper. Ho messo la sveglia mezz'ora prima per completare il report sull'eclissi di Fausto, ma Victor ha ben pensato di svegliarsi un'ora prima e di scegliere l'occupazione meno rumorosa che é quella di sistemare la sua roba in sacchetti di plastica di quelli che basta toccarli per far tremare i muri. "Perché?", é stata la prima domanda che mi sono posto. "Perché adesso?", é stata la seconda, "Perché Denis che ha dormito l'altra sera con Victor adesso ha insistito per dormire in camper?", é stata la terza alla quale ho trovato risposta. Per prima cosa siamo andati alla polizia per fare la dichiarazione che tutto era a posto. Il detective della foto ci ha detto che se avessimo telefonato mezz'ora più tardi avrebbero fatto un appello alla televisione. Io ho capito che l'appello era passato e che era durato mezz'ora e ho chiesto come fare per procurarmi la cassetta. Hanno chiamato un personaggio che parlava polacco e mi hanno spiegato come stavano le cose. Per scherzare gli ho chiesto come fare per passare una notte in prigione perché ci serve lo scoop. Si é messo a ridere ma non mi ha detto come fare.

Vale la pena di soffermarsi un attimo a descrivere l'ufficio del detective: una stanza di forse dodici metri quadri con quattro scrivanie. Una per il detective altre tre per degli impiegati distrutti dalla noia. Tutti e tre avevano davanti delle pile di pratiche alte trenta centimetri e parlavano tra loro. Dal tono capivo che non si trattava di lavoro. Ogni tanto leggevano due righe di una pratica e poi si alzavano e uscivano con una lentezza esasperante. Uno di loro, con la mascella cascante, ha guardato il telefono per dieci secondi, poi lo ha preso, ha aspettato, ha accennato a fare un numero, ha messo giù la cornetta, si é grattato la pancia e si é messo a guardare in aria. Tutte queste faticosa operazioni sono state effettuate con l'eleganza e la velocità di un Koala. Avevo voglia di dire "dura la vita, no?", e a dire la verità credo che otto ore da passare così siano infinite. E otto ore così cinque volte alla settimana, per tutto l'anno, dev'essere una cosa assurda per un uomo. E infatti l'espressione dei loro visi era assurda, sembravano loro stessi sorpresi dalla forza della noia che li schiacciava, increduli di fronte alla lentezza dei minuti e all'assurdità del loro ruolo, disperati dalla mancanza di problemi. E pensare che la nostra pratica potrebbe essere finita nelle loro mani e chissà quanta povera gente sta aspettando giustizia da questi uffici, dove nulla importa, basta che le cinque arrivino in fretta. Li osservavo a bocca aperta mentre Victor e il detective parlavano in russo e definivano la pratica sulla quale ho posto la mia firma, prima di andarmene. Siamo andati verso Kiev e ci siamo fermati a salutare la famiglia salvatrice di Fausto. C'erano le due figlie e i loro ragazzi, oltre alla signora che ha aperto per prima. Abbiamo parlato un pò e regalato delle magliette e degli occhiali della Arlecchino. Abbiamo fatto delle foto ed é stato forte quando ho dato, per scherzo, cinque minuti alle ragazze per mettersi a posto e si sono subito messe di fronte ad un vetro per pettinarsi.
Poi siamo andati a prendere il caffé dalla signora, che ha una casa ben arredata . Ci ha detto di essere medico e di non ricevere lo stipendio da due mesi. Prima di andare via é arrivata la mamma delle ragazze, siamo rimasti fuori in strada e tutti i ragazzi si sono messi le magliette. Abbiamo regalato delle magliette anche a due bambini che erano lì e alla nonna. Qui hanno tutti i denti d'oro, lo so che non c'entra ma é tre giorni che cerco il contesto giusto per dirlo e non lo trovo mai. Penso che questa sia la cosa più bella accaduta finora, anche se é costata momenti difficili a tutti, e forse proprio per questo. Si sono scambiati gli indirizzi con Fausto e forse in futuro ci rivedremo. Hanno detto che se torniamo ci accoglieranno con piacere. Fausto li ha tutti invitati in Italia anche se un viaggio così é probabilmente ancora proibitivo per loro. Non credo che sarebbe così facile trovare accoglienza in una situazione del genere, dalle nostre parti. La ricchezza apre molte porte ma ne chiude altrettante e forse di più. La mattina avevo chiamato un signore di Zytomyr che poteva forse darci un aiuto sull'argomento Chernobyl. E' un contatto che ho avuto da Frère Donagh di Taizé e non ero mai riuscito a chiamarli prima. Il signore, che si chiama Zhenia (Eugenio), parla benissimo l'italiano e si é dichiarato subito disponibile. Ha addirittura organizzato una cena con venti persone del gruppo ecumenico di cui fa parte e ci ha detto che potevamo mettere il camper nel giardino di un amico. Purtroppo a causa della dichiarazione del mattino, della visita del pomeriggio e del fuso orario che avevo dimenticato, ci siamo ritrovati a cinque ore da Zytomyr alle 7:30, l'ora dell'appuntamento. Non c'era linea e siamo riusciti a telefonare solo alle 8:30, quando siamo entrati in un municipio e il sindaco in persona ci ha fatto chiamare gratis. Eugenio aveva già organizzato la cena e se n'erano già andati. Mi sono scusato e gli ho chiesto l'indirizzo email per mandargli il link col sito. Il sindaco aveva appena finito un festino con la polizia nel suo ufficio e un poliziotto grasso e ubriaco ci ha abbracciati e ha voluto che lo baciassimo sulle guance, cosa che abbiamo fatto per finta con tanto di schiocco di labbra. Poi ci ha stretto le mani e se n'é andato barcollando pericolosamente. Il sindaco ci ha offerto della salsiccia e siccome non ne volevo ha tirato fuori del miele dal frigo e me ne ha sbattuti cinque centimetri su di una fetta di pane. Era un pò dolce. Non ha voluto soldi per la telefonata e lo abbiamo fatto venire fino al camper per offrirgli del limoncello che prima non ha accettato e poi se n'é scolati due bicchieri. Al posti di blocco regionale sono riusciti a chiederci di tutto, persino se avevamo il pronto soccorso che ho tirato fuori prontamente. Ci hanno fregato per una grave mancanza: l'estintore! Victor ha fatto gioco d'ostruzione, facendogli perdere tempo con la storia del viaggio e mostrandogli la denuncia di smarrimento di Fausto. Quando il poliziotto ha capito che non l'avrebbe spuntata velocemente e che stava lasciando passare delle macchine potenzialmente multabili, ci ha lasciati andare.

La sera ci siamo fermati in un albergo militare. Cos'é un albergo militare? Credo sia un condominio con reception dove i militari vivono tutto l'anno con le famiglie e dove se arrivi dopo le dieci e chiedi se c'é l'acqua dicono forse e fatevi la doccia che poi facciamo i documenti che senò finisce l'acqua perché non sappiamo e che ora la chiudono. La chiudono chi? L'acquedotto! Mentre parlavo con una simpatica signora di madre polacca che lavora all'albergo ho assistito al rientro dei militari ubriachi e ho ripensato a quello che mi dicevano in Polonia sui tempi dei ticket quando non c'era carne ma gli scaffali erano pieni di Vodka e aceto. Con questo sistema i Russi rincretinivano il popolo. Non se se il bere in Ucraina sia un fatto culturale o il risultato dell'oppressione russa ma se la seconda ipotesi é quella giusta, il regime sovietico ha fatto un buon lavoro. La camera per due costava 25.000 lire ed é stata la migliore fino ad ora. C'erano addirittura due stanze separate per due tipi di persone, quelle che si svegliano, vanno in bagno e si lavano la faccia e quelle che cominciano subito a riorganizzare i sacchetti del bagaglio. E questa volta Victor non mi ha fregato. Tengo a precisare che la scelta di dormire in camper effettuata dal velocipedista e il cameraman, non é ispirata a principi di sacrificio personale in nome di valori profondi insiti nella natura stessa del popolo trevisano o nel profondo rispetto (comunque dovuto) per i rappresentanti della cultura ungaro-veneziana, da loro stessi riconosciuta come superiore, ma dal fatto che negli alberghi la mattina entra la luce che disturba i loro sonni leggeri e innocenti, facendo evaporare i sogni del mattino in modo troppo brusco per le loro anime delicate, rischiando così di rovinare la dura giornata che li aspetta. Il rassicurante buio del camper invece, é più consono alle loro abitudini rurali, sane e secolari, e non rispettarle sarebbe come infrangere violentemente il legame con la terra madre così lontana e agognata. Vogliate anche tenere presente del sacrificio che ci é imposto dalla presenza nella nostra camera di un rumorosissimo caricabatterie, che aggiunto ai rumori ambientali e alla luce del mattino, non lascia spazio a discussioni: in albergo dormono Luca e Victor!(Tié!).


Un pensiero di Fausto il Velocipedista:
"I primi giorni di viaggio, "il viaggio" non mi é entrato. Forse perché i paesaggi erano già visti, forse perché la tensione superava tutto il resto, e forse perché l'obiettivo é Mosca ed é come se tra Venezia e Mosca ci fossero sì 3000 Km, paesaggi da vedere, mani da stringere, cibi da gustare, ma é anche vero che l'obiettivo restava Mosca ed é come se il resto non potesse entrare a fondo veramente per quello che era. Beh, a volte gli obiettivi che ci prefiggiamo non ci permettono di gustare veramente ciò che succede durante il percorso, non inteso solo come momento di viaggio, ma anche come vita quotidiana. Ora sono felice perché mi pare di cogliere l'attimo, forse perché mi sono reso conto che non so se arriverò a Mosca o all'obiettivo che mi ero prefisso, ma so che ce l'ho messa tutta e che sono in viaggio ed é questo quello che conta. E domani? Non lo so, si vedrà. L'importante é provarci."
Durante il tragitto non c'é stato niente di particolare e dopo lo stress delle giornate scorse nessuno se n'é lamentato. Da segnalare un ristorantino di Zytomyr con adesivi della Coca-Cola di un metro di diametro su ogni singola finestra e sprovvisti della famosa bevanda, senza nemmeno l'alternativa della Pepsi. Il resto del viaggio é passato tra riprese di Fausto e non, rallentamenti a causa della polizia, ricerca di acqua mai trovata (ormai i piatti sono lì da ieri), ricerca di gas che stà per finire, ecc.. Per strada, ai lati del bosco c'era sempre gente che vendeva mirtilli, funghi, delle erbe per la sauna ecc.. Ci siamo fermati da una ragazza per fare delle riprese. Le abbiamo chiesto se potevamo filmare e le abbiamo fatto qualche domanda. Era molto timida e le ho regalato una maglietta che ha accettato senza grandi cerimonie. Si vedeva però che le ha fatto piacere. Abbiamo fatto delle foto e delle riprese alle porte di Kiev, davanti al nome in caratteri cubitali.
Dei signori che aspettavano l'autobus ci guardavano e ho dato loro dei depliant spiegando il viaggio. Erano molto interessati e gentili e alla fine gli ho fatto vedere le foto che avevo fatto sulla macchina digitale e mi hanno chiesto delle copie. Un ragazzo che vendeva angurie e meloni, alto, bello e dall'aria triste, si é avvicinato e ha chiesto il perché del viaggio e poi il prezzo della macchina digitale, che non conosco. Gli ho chiesto se le angurie le coltivava lui, ma ha detto che le compra e le rivende. Ci guardava in uno strano modo che credo mettesse tutti un pò a disagio, come se stesse pensando che lui queste cose non le può fare, né avere e fosse rassegnato al destino di comprare e vendere angurie. Andandocene ci ha salutati sempre con lo sguardo triste e rassegnato e mi sono chiesto perché mi avesse colpito così. Mi ha fatto pensare a un corridore dei cento metri che parte trenta metri più indietro degli altri e sa che non può farcela. Chissà come ce la saremmo cavata noi in un paese dove il lavoro te lo devi inventare e puoi ritrovarti in parte alla strada a vendere frutta a venticinque anni.
Siamo arrivati a Kiev e si é capito subito che non ha niente a che fare con tutto il resto. Abbiamo girato un pò in cerca di sistemazione e posso già dire, ma domani ve ne darò conferma, che é una bellissima città.

Venerdì 13 Agosto 1999
Oggi siamo rimasti a Kiev tutto il giorno e ci siamo divisi in due gruppi. Fausto e Denis sono andati a filmare mentre io e Victor abbiamo fatto il giro degli ospedali per cercare testimonianze di dottori riguardo a Chernobyl. Siamo entrati nel primo ospedale incontrato per strada e abbiamo detto a un giovane dottore alto e con gli occhiale spesso che cercavamo qualcuno che ha avuto esperienze dirette con Cernobyl. Ci ha mandati al terzo piano da un dottore polacco che non ci ha lasciati parlare più di due minuti e ci ha tenuti lì almeno mezz'ora raccontandoci barzellette che io non capivo e che non avevo voglia di capire, ma che mi ripeteva finché non ridevo. Quando finalmente ci ha lasciati andare, siamo andati al centro ricerche su Cernobyl di Kiev, ma il primario non c'era e ci hanno detto di tornare all'una. Siamo andati anche in un terzo istituto ma non ci potevano aiutare. Nel pomeriggio siamo andati dal primario di cui sopra e per arrivarci abbiamo chiesto a varie persone per strada, finché ad un certo punto un ragazzo dal perfetto accento americano si é offerto di accompagnarci. Si chiama Dima, gli abbiamo chiesto se poteva accompagnarci a Cernobyl domani e ha accettato.

L'incontro con la primaria si é concluso con un nulla di fatto per mancanza di tempo. Ha detto che avrebbe potuto aiutarci ma non oggi. Quindi siamo andati al museo di Cernobyl ma quando siamo arrivati era chiuso. La sera ho chiamato Dima che ha confermato la sua disponibilità ad accompagnarci. Siamo andati a mangiare assieme ed é venuta anche la sua ragazza, Zhenia. Qui comincia la parte interessante perché abbiamo cominciato a capire cos'é Cernobyl. Ci ha confermato che non ci si può avvicinare a più di trenta chilometri dalla centrale e che ci sono dei posti di blocco. Noi non volevamo entrare nella zona proibita, ma al massimo arrivare ai posti di blocco. La cosa importante era parlare con la gente che abita attorno alla zona.

Pensate che sono stati evacuati centocinquanta villaggi e che hanno costruito una città apposta per gli sfollati. Volevamo andare a visitare questa città, ma ad un certo punto, dopo aver parlato con Zhenia, e Victor, mi ha detto di aver preso la decisione di non venire. Ci sono rimasto un pò male, perché é un ragazzo serio e non mi sembrava il tipo che si rimangia le parole. Mi ha detto che non aveva considerato il rischio. Io ho detto che secondo noi, se c'é della gente che vive in quella città da anni, andarci qualche ora non può essere rischioso. Ma qui sta appunto il nocciolo della questione di Cernobyl: non si sa. Potrebbe essere tutt'altro che pericoloso ma allo stesso tempo potrebbe esserlo. Attenzione non sto parlando della zona proibita, ma dei villaggi abitati attorno! Dicevano che uno dei rischi é di subire delle mutazioni genetiche e di avere figli handicappati. Certo, se domani si va, nessuno starà male o sentirà del dolore, ma a distanza di anni potrebbero nascere dei problemi legati alle radiazioni. Sono morte 350.000 persone e ci sono 4 milioni di persone malate a causa della catastrofe. Pensate che qualche giorno dopo l'esplosione, c'era la festa del primo maggio che ha portato sulle strade di Kiev centinaia di migliaia di persone inconsapevoli del rischio e le autorità non hanno preso alcun provvedimento. Il fatto che Dima abbia cambiato idea é significativo e rende bene l'incertezza sulla situazione attuale. Siamo venuti per capire come stanno le cose e credo che abbiamo già raggiunto in parte il nostro scopo.

Adesso vorrei parlare di Kiev che é incredibile. E' una città bellissima, organizzata, pulita e ricca.
E' impressionante arrivare dalla campagna e passare per centinaia di chilometri di strade piene di buche, campi, animali che pascolano, qualche casa qua e là, poi percorrere la strada che porta alla città, lunga e desolata, con costruzioni moderne in decadenza, fermate degli autobus fatiscenti, negozi in capannoni che sembrano abbandonati, e finalmente arrivare a Kiev. E' come trovare Parigi nel bel mezzo della campagna Bulgara! E'come se non ci fosse nessuna relazione tra l'Ucraina e la sua capitale. Perché é come se tutti i soldi fosser a Kiev. Adesso capisco tutta quella gente ai lati della strada per Kiev che vende e che cerca le briciole del lusso della capitale. Per avere un'idea del contrasto immaginate di andare a Roma e pagare una pizza un milione! Dev'essere scioccante.
Secondo me chi viene qui in aereo non riuscirà a farsi neanche lontanamente l'idea di cos'é l'Ucraina, ed é anche per questo che la bicicletta permette di viaggiare meglio di qualsiasi pacchetto delle agenzie turistiche. Loro ti vendono la Giamaica, Cuba, le Maldive, la Tunisia, ma é sempre lo stesso, cambiano solamente i paesaggi e i prezzi mentre tutta la cultura dei popoli che ti ospitano trova spazio al massimo in qualcuna delle venti cartoline che spedisci per provare il piacere di scrivere: "Saluti da..". Torni a casa solo un pò più abbronzato ma senza aver capito nulla di dove sei stato, senza aver conosciuto nessuno del luogo tranne forse il barista che ha riso alle tue battute e ti chiamava per nome così come chiama per nome tutti i clienti. Noi siamo a Kiev e siamo contenti. Contenti perché non ce l'aspettavamo un simile gioiello nel deserto e anche perché abbiamo alle spalle un lentissimo viaggio attraverso l'Europa durante il quale abbiamo steso un filo, lasciato una traccia, che ci fa capire quanto siamo lontani da casa e ci dà il senso della conquista. E' una bella sensazione che mi fa pensare alla volpe addomesticata del Piccolo Principe e ci fa sentire Kiev già un pò nostra.
Un pensiero di Fausto:
"Oggi ho visto bambini vestiti con colori allegri color pastello che giocavano con le loro famiglie, ma ho visto anche bambini che "sniffavano" colla e raccoglievano sempre nella stessa piazza bottiglie vuote. Sono rimasto un'ora a osservarli e la scena si ripeteva di continuo. Avevano lo sguardo perso nel vuoto, occhi sgranati. Erano almeno in dieci e facevano gruppo tra loro. La gente passava quasi non accorgendosene, erano troppo presi a sfoggiare il loro cellulare, la loro minigonna. Mi sembrava di essere in un film, ma purtroppo così non era. Continuavano a "sniffare" colla e a raccogliere bottiglie vuote..."

Sabato 14 Agosto 1999
Questo rischia di essere l'ultimo report prima di Mosca, in quanto credo proprio che non ci sarà linea nella campagna russa. Può darsi che se trovo un fax mandi due righe giusto per far sapere che siamo vivi, ma non posso esserne sicuro. Oggi siamo stati praticamente tutto il giorno al museo di Cernobyl, a fare riprese. Questo potrebbe far pensare a una giornata tranquilla, ma ormai abbiamo imparato che dobbiamo dimenticare questo aggettivo fino a Settembre. C'era Dima con noi e ci ha aiutati molto. E' veramente un ragazzo sveglio. Non starò qui a descrivervi il museo dettagliatamente ma almeno una sensazione ve la voglio passare: andando da una sala all'altra e vedendo tutte quelle foto di persone morte, di bambini mutati, di incendi, case abbandonate, folle in movimento ecc..viene spontaneo cercare di identificare il nemico, capire dov'é. Perché anche se ce l'hai alle spalle, ti puoi sempre girare e affrontarlo, mentre se non sai dov'é, hai già perso.
Ecco, la sensazione più strana e che tutto quel casino non viene dall'alto come le bombe, dal basso come il terremoto, dalla terra come un'inondazione, ma é nell'aria e nell'aria ci é arrivato perché per anni delle persone hanno lavorato per costruire muri, tubi, scale, tetti che sono poi diventati una centrale che ha dato energia elettrica ad un'intera regione. E quello che quegli stessi uomini ci hanno messo dentro era al sicuro, fino a che qualcosa di imprevedibile é successo e l'energia buona é diventata cattiva e noi siamo qui a prendercela con lei che prima era buona e poi é diventata cattiva, come se avesse un'anima. E le diamo una coscienza solo adesso che é sporca, perché finché era pulita il merito era nostro. Quindi é tutta colpa della centrale e nessuno pensa a chi ha sbagliato, e in realtà non serve perché chi ha messo l'ultima carta che ha fatto cadere il castello forse é morto o non si é voluto trovare. E adesso forse ci sono delle persone che stanno mettendo insieme nuovi muri, tubi, scale e tetti per costruire una centrale che un giorno potrebbe distruggere tutto, o che stanno disegnando al computer un progetto per diminuire i consumi della centrale che porterà a un altro esperimento e a un'altra catastrofe contro la quale un museo non può fare niente.

E' successo e può succedere ancora e possono dirmi quello che vogliono ma l'imprevedibile é da considerare sempre e comunque e non vale la pena mettersi in gioco rischiando di perdere tutto. Ci sono delle persone che vivono nella zona proibita. Sono circa duecento e sono tutti vecchi, che non sapevano dove altrimenti andare e che preferiscono evidentemente morire un pò prima ma almeno farlo a casa. Si dice che mangino frutta e verdura di dimensioni triple rispetto al normale, il che é difficile da credere fino a che non si sono viste le immagini dei bambini con due teste. Poi si crede a tutto, anche che il popolo ucraino ha saputo della tragedia qualche giorno dopo da un trafiletto di poche righe in una pagina interna del giornale dove si diceva che c'é stato un incidente alla centrale di Cernobyl e che si stà facendo tutto il possibile mentre il giorno stesso i giornali europei e americani davano la notizia a piena pagina.

Vicino al museo c'é la nuova caserma dei pompieri (quella vecchia é il museo, ed é da lì che sono partiti i primi pompieri che sono subito morti) e ho conosciuto un ufficiale che é stato alla centrale (che continua a produrre energia elettrica) un mese fa ma che non può farsi intervistare "perché se tu fossi mio fratello certe cose te le direi ma scusami se non posso". Gli avevo chiesto un'intervista ed é stato molto gentile col suo sguardo triste. Ho pensato, ma é solo un mio "trip", che un giorno il suo sorriso fosse radioso ma che dopo la tragedia le sue sopracciglia non siano mai tornate al loro posto, restando leggermente curve e dando al suo sguardo un che di rassegnato. Adesso sono in camper e mentre gli altri dormono mi accorgo che siamo al centro del viaggio, e tutto quello che c'era prima e che ci sarà dopo é veramente lontano.

Domenica 15 Agosto 1999
Questa mattina siamo tornati al museo di Cernobyl per intervistare un pompiere che ieri si era reso disponibile. Siamo entrati nella caserma dove ci aspettavano e ci hanno portati prima dal generale e poi da un tenente. Questo ufficiale ha comandato un gruppo che é intervenuto alla centrale due ore dopo l'incidente. All'inizio non voleva farsi filmare perché gli avevamo detto che si trattava di un'intervista ma non aveva capito del film. Gli abbiamo spiegato che senza immagini l'intervista non ha senso e ha alla fine ha acconsentito. Si é messo in alta uniforme, siamo andati davanti al museo e abbiamo allestito l'intervista in tempo record. A parte le domande che sentirete nel film e che non voglio anticipare, ha rifiutato, come quello di ieri, di rispondere alla domanda sulla situazione attuale dicendo di non essere autorizzato a dare informazioni di questo genere. Alla fine dell'intervista Denis gli ha dato una medaglia ( fatta a forma di microfono ) per ringraziarlo.
Io invece per ringraziarlo volevo dargli delle magliette per i suoi figli, e gli ho chiesto quanti ne ha. Allora ci ha raccontato del primo figlio nato morto a causa delle radiazioni assorbite durante l'intervento. Dopo questo primo figlio ne ha avuti due che sono in ottime condizioni di salute. Gli ho dato due magliette e mi ha sorpreso la sua reazione di piacevole sorpresa al regalo.
Quando siamo usciti da Kiev per raggiungere Fausto é stato come abbandonare l'Europa: di nuovo gli animali per strada e i pastori che passano la giornata con loro, di nuovo le strade piene di buche, di nuovo la gente ai lati della strada che vende mele, pomodori e patate, di nuovo le zero tacche sul telefonino e così via. Abbiamo percorso centosettantachilometri e non siamo riusciti a trovare né acqua né gas. Il problema dell'acqua merita un approfondimento: ogni giorno dobbiamo fare rifornimento d'acqua per lavare i piatti, cucinare, ecc.. e per fare una cosa così semplice si potrebbe pensare che non possano esserci grossi ostacoli. Ma non é così. Spesso la sola acqua che si trova é "acqua tecnica", che é un bel modo per dire "non potabile, anzi peggio", cioé non ci si possono nemmeno lavare i piatti. Quando invece l'acqua c'é, il problema é immetterla nel serbatoio perché qui una canna la maggior parte della gente non ce l'ha. L'ultima volta siamo dovuti ricorrere al secchio e ci abbiamo messo una vita con l'aggravante dell'imbuto sporco di benzina che abbiamo lavato per pura proforma. Tra l'altro questo ci crea anche altri problemi e ci mette in situazioni difficili, tipo oggi quando ho appoggiato la bici di Fausto dietro il furgone e una serie di circostanze misteriosamente legate tra loro ha fatto sì che Denis stesse per schiacciarla. In altre parole ho appoggiato la bici e stavo andando a prendere la canna quando Victor mi ha chiamato (perché in quel momento?). Allo stesso tempo Fausto e Denis si sono accorti (perché non prima?) che il furgone era troppo lontano dalla finestra dalla quale usciva la canna e quest'ultimo ha fatto marcia indietro (...naturalmente é montato per davanti prima di fare una retromarcia pericolosa), schiacciando la bici che però non ha subìto nessuno danno se non quelli morali. Naturalmente sono stato subito riconosciuto colpevole di tentato boicottaggio e non mi é stato possibile dimostrare, ma lo sto facendo ora, che il mio ruolo nelle concatenazione degli eventi che hanno portato alla quasi-tragedia, é minimo e assolutamente non determinante. Il popolo vuole però un capro espiatorio e io mi inchino di fronte a questa esigenza di giustizia sommaria e umilmente ma con dignità acconsento al sacrificio in forma publica e affermo: sono colpevole (e spero che basti).

Il gas sta per finire e non siamo mai riusciti a trovarne, tanto che ormai abbiamo perso ogni speranza. Penso che non potremo perpetrare il rito quotidiano del caffé della moka fino a Mosca.

Questa sera siamo a Nyzin e siamo andati a mangiare in un locale all'aperto dove la gente ballava e i mix del dj dipendevano da come il caso gli faceva finire in mano una cassetta piuttosto che un'altra, con molti spazi di riflessione tra una canzone e l'altra. A parte tutto la gente si divertiva tanto quanto noi in Italia tra impianti supermoderni e dj da qualche milione a serata e non ho visto nessuno triste per la mancanza del Dolby Surround. Tutta la città sembra in festa e credo che ci siano almeno cinque discoteche all'aperto che in questo momento riempono la notte di suoni e ritmi. Ma almeno quella qui vicino potrebbero chiuderla.

Lunedì 16 Agosto 1999
Questa mattina sono andato a fare la spesa con la seguente lista: bicchieri e piatti di plastica, Nutella, affettati "ma non di quelli troppo scuri cioé non so se rendo", carta da cucina (lo ammetto: la carta igienica ha fatto la sua prima comparsa sulla nostra tavola ieri sera), Yoghurt di quello buono, e acqua. Sono partito sapendo di battermi per una causa persa e sono andato in un negozio del centro dove della lista c'erano solo l'acqua e gli affettati, ma un pò troppo scuri. Allora sono andato al mercato dove abbondavano vespe (ce n'erano dappertutto, anche sui quaderni in vendita sulle bancarelle) e merci di ogni tipo, tranne quelle che servivano per soddisfare i nostri bisogni di bravi occidentali. Sono tornato al camper con un nulla di fatto e mi é venuta voglia di fermarmi nei prossimi giorni presso delle case di contadini e comprare da loro latte, uova, burro, formaggio, pane e qualche dolce.

Oggi Fausto ha chiesto che per risparmiare tempo, fossimo già pronti a buttare la pasta al suo arrivo in modo da non farlo aspettare. Gli abbiamo chiesto a che ora desiderasse pranzare e la risposta é stata: -"Alle 13 e 15", con quel quarto d'ora a significare che la precisione era richiesta. Non ci abbiamo creduto nemmeno noi, ma alle 13 e 14 la pasta era pronta e nel momento stesso in cui io e Victor la scolavamo Fausto é arrivato e ha pensato che stessimo scherzando. Gli abbiamo spiegato che la nostra precisione é assoluta e che tutte le variabili sono già state considerate nell'equazione che abbiamo elaborato per la logistica temporale del viaggio, ma che resta un problema irrisolto e purtroppo irrisolvibile: la variabile Fausto, la cui curva ha delle caratteristiche troppo irregolari e dei picchi incompatibili con l'equazione.

Dopo pranzo sono andato a visitare un piccolo cimitero che c'era lì vicino e ho visto une cosa che non mi sarei mai aspettato: c'era, all'interno del cimitero, una lunga tavola di legno con delle panche, che credo servano a dei banchetti funerari. A confermarlo c'era persino una forchetta per terra. Ho pensato che assistere a uno di questi banchetti debba essere molto interessante. Chissà come si veste la gente, di cosa parla, se piange o ride mentre mangia, se il prete celebra prima o dopo mangiato, se il morto arriva dopo o é già là...Molte croci erano semplicemente conficcate davanti a un cumulo di terra e credo che il cadavere sia stato semplicemente messo nel buco.
Alcune croci erano dei tubi idraulici con una piccola decorazione alle estremità. La cosa più interessante é stata una tomba di circa due anni fa sulla quale avevano messo di recente dei pomodori, del pane, dei biscotti e un bicchiere che credo contenesse vodka (non l'ho assaggiata e mi perdonerete la mancanza di precisione). E' stata una sensazione strana, che non riesco a definire, ma giuro che per un attimo mi sono sentito osservato!
La strada sembra essere sempre diritta e non credo che cambierà prima di Mosca. Speriamo solo di non dover ripetere la "strada delle vibrazioni", che ci siamo beccati per qualche chilometro a trenta all'ora e che ha rovinato i polsi a Fausto. In pratica si tratta dei soliti lastroni di cemento con i quali l'Unione Sovietica ha solidamente costruito gran parte delle proprie vie di comunicazione, ricoperti (perché?) da uno strato di asfalto troppo fine sul quale si é creata una serie di piccole buche che rendono la strada impraticabile ad alta velocità. In bicicletta si hanno due scelte e ci divertiremo a immaginare Fausto nelle due posizioni.
La prima posizione, quella canonica da seduto, in cui le vibrazioni impresse alle ruote si propagano al telaio e prima di giungere ai denti e alla carcassa cranica vengono attutite dagli ammortizzatori e dai polsi di Fausto. Il risultato é un invecchiamento delle cellule accelerato di almeno sette volte rispetto al normale e infatti abbiamo notato qualche capello bianco spuntare dal casco oltre a un dente mancante che ha pagato cara la mancanza di coordinazione della mascella superiore con quella inferiore di Fausto.
La seconda é quella in piedi che però non é raccomandabile in quanto é praticamente impossibile governare il mezzo in quelle condizioni.

Siamo arrivati a Hluchiv che é l'ultima città prima della frontiera e, come nella prima città Ucraina, siamo finiti al ristorante davanti a pane, salame, formaggio e burro perché era troppo tardi. L'albergo é di militari come a Stry e quando ho sentito la signora dire che c'é l'acqua calda, sono subito corso a dare la buona novella a Denis e Fausto perdendo l'ultima parte della frase e cioé: "..d'inverno. D'estate non serve!". E probabilmente non serve neanche quella fredda dopo le dieci di sera visto che non ci siamo potuti lavare i denti.

Arrivederci Ucraina, spero di ritrovarti più felice e di avere più tempo di conoscere i tuoi abitanti, per capirti meglio di quanto sia riuscito a fare questa volta. Prima di chiudere voglio scusarmi se qualcuno ha trovato le mie parole di questi giorni offensive o troppo dure per il paese, ma ho semplicemente registrato impressioni e sensazioni cercando di trasmetterle nel modo più diretto possibile a chi ci segue e spero di esserci riuscito. Adesso mancano solo seicento chilometri a Mosca che Fausto cercherà di fare in tre giorni per poter avere più tempo di vedere la città. Purtroppo la stanchezza accumulata comincia a farsi sentire e contiamo sulla sua forza di volontà per farcela, perché con i muscoli delle sue gambe sta portando anche noi e tanti altri in un viaggio credo nuovo per tutti, in tutti i sensi.

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