Il Giro del Mondo in... X giorni! - 1

in viaggio con Tripluca in Argentina

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Il Giro del Mondo in... X giorni! - 1

Dal 5 Marzo 2004 al……... sono in giro per il mondo con un biglietto Round-The-World acquistato a Londra.
I voli aerei compresi nel prezzo di 1700 Euro (tasse incluse) sono:
Londra - Buenos Aires (Argentina)
Buenos Aires - Auckland (Nuova Zelanda)
Auckland - Sidney (Australia)
Sidney - Perth
Darwin - Bali (Indonesia)
Bali - Bangkok
Hong-Kong - Londra
Il totale delle miglia è leggermente inferiore alle 29.000, massimo consentito da questo biglietto.Parte prima: Argentina e PatagoniaL’itinerario di massima previsto è il seguente:
Volo: Londra - Buenos Aires
Via terra: Da Buenos Aires mi sposto verso il Cile, Perù, forse Ecuador, Bolivia, Brasile. Poi rientro a Buenos Aires.
Volo: Buenos Aires – Auckland
Via terra : Giro un po' la Nuova Zelanda
Volo: Auckland – Sidney
Via terra: Qualche giorno a Sidney
Volo: Sidney – Perth
Via terra: Da Perth vado via terra a Darwin
Volo: Darwin – Bali
Via terra: A Bali resto un mese per la Scuola di Viaggio Disorganizzato 2004
Volo: Bali – Bangkok
Via terra: Un po' di Thailandia, Cambogia, Vietnam, Cina fino a Hong-Kong
Volo: Hong-Kong – Londra

Questa prima parte verte sull’Argentina, da Buenos Aires fino alla Patagonia.Diario di viaggio
Giovedì 4 Marzo 2004, Aeroporto di Heathrow, Londra
Mi ammalo una volta ogni 5 anni e al massimo becco una febbre. Sono abbastanza fortunato da questo punto di vista.
Oggi però mi sono svegliato abbastanza scarico, pieno di germi da starnutare sugli inglesi e catarro da lasciarmi dietro in una scia che mi ricorda l'olio da motore che lasciavamo col furgone di Paolo andando alle Canarie e che ancora oggi viene avvistato dai satelliti.
Proprio oggi che dovevo partire per il giro del mondo.
Ho comunque preso la Ryan Air fino a Stanstead, il bus fino alla city, ritirato il mio biglietto alla STA e sono partito verso Heathrow in metro, il tutto in un'orgia di fazzoletti e con la testa rintronata.
Sono partito alle 7 da casa e sono le 7 adesso.
Adesso mi aspettano solo 16 ore di aereo. Che faccio, mi riempio di whisky e dormo?
Nell'era di wireless non sono neanche riuscito a collegarmi a internet perché su quattro terminali c'è solo nella zona partenza del terminal 1 dopo il check-in. Pensando a Tallinn dove anche la pescivendola ti dà il servizio gratis se compri più di 200 grammi di salmone, ci si rende conto che le cose sono cambiate in questi anni. Ok, chiudo che sto smoccolando sulla tastiera.

Venerdì 5 marzo 2004, Buenos Aires
Il viaggio in aereo è stato interessante dal punto di vista degli scambi culturali. Mi spiego: ero in mezzo tra una ragazza e una signora. Le ho prontamente avvisate di essere portatore non sano d'influenza. Ho chiesto alla Thatcher (la hostess, scusate ma sembrava proprio lei) di quarantinarmi da qualche parte per non portare il virus padano in Sud America, ma la lady di ferro ha risposto che l'aereo era pieno.
Così, dopo una notte passata a smoccolare fazzoletti di carta, di tessuto e la coperta di servizio, la mattina mi sono accorto che le due compagne di viaggio avevano scoperto che l'Italia non esporta solo scarpe: stavano starnutendo.
All'aeroporto erano tutti che offrivano taxi a 35/50 pesos (10/15 euro) e ho chiesto a un tipo in bagno se non c'era un pullman.
- "no, solo taxi (remis) e se vuoi te lo vendo io il biglietto a 45 pesos"
poi se ne esce e il tipo della pulizia mi dice che non è vero, si trova anche a 35.
- "ma un pullman, un treno non ci sono?"
- "no"
Strano, chiedo ancora ed ecco che in realtà c'è e costa 1,25 pesos (circa 35 cent).
Quindi esco dall'aeroporto e cammino nel sole che già inizia ad asciugarmi le ossa, arrivo alla fermata, chiedo conferma ad una signora con figlio dagli occhi azzurri e lei si prende carico di me fino alla fermata.
Nel frattempo chiedo ad un signore anziano vestito tutto a puntino con giacca e cravatta, come si chiama questa piazza.
- "Plaza del Congresso, lì dove ci sono i ladri"
Una pausa e poi:
- "e più in là ci sono quelli ancora più ladri, le banche"
Poi scendiamo insieme e facciamo un po' di strada, passiamo davanti alla Banca di Boston dove dei pensionati battono contro la porta e portano dei cartelli: aspettano i loro soldi, ancora oggi.
Insomma mi vedo la Buenos Aires da cliché.
Adesso sono in un alberghetto niente male a 9 euro con colazione e mi sa che non sarà un venerdì da leoni perché sono stanchetto.

Domenica 7 marzo 2004, Buenos Aires
Sono capitato qui proprio nella settimana del Tango.
Purtroppo la pioggia ha costretto la cancellazione della manifestazione principale ieri sera, per cui sono ancora a secco.
Per rifarmi oggi sono andato nei quartieri della Boca e di San Telmo dove la gente balla per strada, ma non ho visto molto tango puro. Spero bene in stasera e martedì quando andrò al teatro per vedere uno spettacolo di tango.
Mentre ero in bus per tornare in centro è salito un ragazzo per vendere delle penne, ha chiesto all'autista se poteva e quello gli ha detto di no. Fino a quel momento la conversazione era stata gentile, quasi a bassa voce.
Poi il ragazzo è sceso e credo gli abbia sputato perché mi sono arrivati degli spruzzi di pioggia.
Mentre eravamo fermi al semaforo ci sono stati venti secondi strani col ragazzo che lo guardava con rabbia e l'autista che diceva che non ci poteva far niente.
Quando il ragazzo ha detto che si sarebbe ricordato della sua faccia, l'autista ha messo la mano in una cassetta alla sua sinistra. Allora il ragazzo ha preso una pietra in mano dicendo:
- "cos'è che vuoi prendere?"
Una signora dentro il bus gli ha gridato:
- "che pasa tio? (che ti succede ragazzo?)".
Poi siamo ripartiti.
Sono rimasto sorpreso dalla pacatezza della conversazione, nessuno ha gridato o gesticolato in maniera violenta. Ho respirato un'aria di rassegnazione, come di persone non abituate a questo tipo di situazioni. Da una parte un ragazzo che voleva vendere delle penne, dall'altra un autista che non poteva farlo salire gratis e commerciare nel bus... Reduce da un film scioccante come "La città di Dio" ambientato in una favela di Rio, mi sono immaginato il ragazzo buttare le penne a terra e decidere che l'unica strada è rubare. Forse con ragione?

Domenica 14 Marzo 2004, in viaggio verso Puerto Madryn
Alla fine ho deciso di sfidare il vento e il gelo patagonico e, dopo una breve tappa nella Rimini argentina Mar del Plata, eccomi in viaggio verso la Peninsula Valdez, una riserva naturale teoricamente piena di bestiacce come leoni marini, foche giganti, pinguini e uccelli vari.
Sono zompato su di un comodo bus con posti semi-cama (semi-letto) dove quasi riesco ad allungarmi tutto. 16 ore per 22 euro e mi godo il panorama patagonico discutendo di criminalità con una signora e suo nipote che se ne torna dalle ferie.
Per ora ho visto solo un cane morto in parte alla strada e ho pensato a quanta sfiga per finire sotto una macchina dove ne passa una ogni dieci minuti.
Poi una specie di corvo immenso che quasi si spiaccica sul parabrezza. Il resto steppa e Pablo Neruda che sto leggendo per prepararmi al Cile.
Una prossima sicura tappa sarà il Moreno Glaciar, un ghiacciaio in avanzamento che l'ultima volta si è rotto nel 1986 e che si sta rirompendo in questi giorni. Se avrò fortuna assisterò a un fenomeno naturale unico. Se trovo posto per dormire, dato che ci stanno andando tutti.
Mar del Plata è stato un po' pellegrinaggio sulle tracce del mitico Paolotripmaitrop.com che ne aveva parlato bene. Al porto ho conosciuto una sua ex e ho capito perché gli era piaciuto.
Paolo, se stai leggendo, ti saluta e dice che gli manchi. Soprattutto ricorda con tenerezza quando le lanciavi le aringhe putride dalla banchina del porto. Guarda, le ho fatto una foto.

Martedì 16 Marzo, Puerto Madryn, Patagonia centrale
Ieri sono andato in escursione alla Peninsula Valdez dove ho visto pinguini, leoni marini ed elefanti marini. E delle orche lì al largo molto lontane. Non è stagione per vedere moltissimi animali ma è stato bello lo stesso.
Nel pulmino che ci ha portati c'erano solo backpackers e dei tipi da Buenos Aires, si è fatto più o meno tutti conoscenza e la sera siamo andati a berci una birra tutti assieme.
E' stata praticamente la mia prima night-out in gruppo dalla partenza e mi ha fatto piacere.
Due australiani, un americano in viaggio da tre anni, due ragazze gallesi, tre portegni (gente di Buenos Aires), due israeliani. Un sacco di risate e belle chiacchierate mentre uno dei portegni praticava il suo inglese tra un "fuck Margaret Tatcher", "Bush suck my dick" e delicatezze di questo genere.
La situazione mi ha un po' ricordato la navigazione sul Rio delle Amazzoni dove si era formato un gruppo che poi è rimasto unito per qualche giorno.
E' sempre bello avere la conferma che basta poco per trovarsi in buona compagnia.
Scambi di indirizzi email e al mio ritorno a Buenos Aires ho già due/tre inviti per uscire a bere una birra.
Ci scommetto che qualcuno degli stranieri lo ritrovo in giro per le spiagge cilene, le Ande peruviane o le galere boliviane (azzz… speriamo di no!)

Sabato 20 Marzo 2004, Ushuaia, Terra del Fuoco
Alla fine mi sono detto "già che ci sei..." e sono sceso fino al limite estremo, a Ushuaia, la città più al sud del mondo.
Per arrivarci siamo dovuti passare per il Cile e per lo stretto di Magellano. Non c'è che dire: i paesaggi sono stupendi.
Io ho scattato qualche foto dal finestrino sporco di un bus saltellante sulla strada di sassi, per cui ho fatto ciò che ho potuto.
Prima di venire qui mi sono fermato a Rio Gallegos e ho avuto un'esperienza traumatizzante con l'Hotel Punta Arenas. Dopo averne cercati altri, che erano pieni, sono finito lì. Molte cose possono andare storte in un Hotel, ma quando tutto va male, c'è da preoccuparsi.
Insomma, entro, chiedo una stanza e me la danno a 25 pesos (7 Euro) che sembrano pochi ma è un prezzo medio. La stanza non sembrava male, cioè non lusso ovviamente ma neanche un rudere.
Vado in bagno, faccio per tirare l'acqua e vedo che c'è un buco nel muro dove cerco la levetta di fil di ferro. La tiro. Esce l'acqua, giustamente. Poi però l'acqua continua ad uscire. La tiro ancora, spingo… niente. Allora provo a staccare un pezzettino di plastica che ostruisce non so cosa. Splaffff... l'acqua esce a litri. Chiudo il rubinetto centrale e vado alla reception. Alla reception c'è la signora delle pulizie. Entra, guarda, mi guarda:
- "cosa hai fatto?"
- "ehmm… ho tirato l'acqua e non si fermava più"
- "impossibile ha sempre funzionato!"
- "ma e ho tirato e..."
- "no! dovevi tirare meno!"
- "vabbè, insomma adesso che si fa, non avete un tecnico?"
- "no! Ha sempre funzionato".
E se ne va.
In un modo o nell'altro sistemo il tutto e mi preparo per una doccia. Chiudo le tende, SPRAAAMMM, per terra le tende che non erano fissate. 10 minuti per risistemarle.
Doccia, tutto ok. Esco.
La sera vado a letto e il rumore del bagno che scroscia non mi fa dormire. Chiudo la porta con la maniglia che non è attaccata a nessuna serratura, ma miracolo (poi però capirò) si chiude.
Torno a letto, mi accorgo che il rumore dell'acqua proviene da dei tubi all'interno del muro a 10 centimetri dalle mie orecchie. A tre stanze di distanza un tipo russa, mi sembra sia sotto il letto. Alla reception guardano la tv e chiaccherano, sento tutto. Due pezzi di carta igienica nelle orecchie e, più o meno, dormo.
La mattina mi alzo felice per un nuovo giorno al servizio del Signore, mi avvio speranzoso verso il bagno e... chiuso. Giro la maniglia ma, come si diceva, non è attaccata a nessuna serratura. Mi spiego meglio: c'è un buco nella porta dove hanno messo la maniglia. Penso: "ma com'è che ho chiuso allora?". Penso, penso, penso e... azz!La porta si chiude solo dall'interno con una levetta e io, girando la manopola, ho spinto la levetta che adesso è lì immobile e immovibile. Girare dall'altra parte? Impossibile, girando la maniglia in quel senso si blocca sulla cornice della porta.
Soluzione? Mi sposto due metri in là e penso a tutti i film d'azione visti recentemente. Spalla? Pedata? Spinta?
Spalla, è più bello. Gran spallata e STROOCK viene giù tutta la cornice della porta, vado in bagno e mi libero. Poi risistemo con qualche scarpata e chi si è visto si è visto.
Ma credete sia finito lì? Macchè. Vado a far colazione e mi ritrovo davanti un'aborigena piena di raffreddore che fa versi schifosissimi col naso e la gola. Sorbisco il caffè in silenzio cercando di concentrarmi sulla Tv spenta.
Poi se ne va e al suo posto si mette una vecchietta simpatica e taciturna, la guardo e vedo una cosa strana sull'orecchio. Una rosa? Poi guardo meglio e vedo con orrore che le manca l'orecchio e ha una rosa di sangue secco al suo posto. Al centro un buco nero.
Sono sul punto di vomitare ma inizio una lotta interiore per convincermi che non è colpa sua e che un giorno anch'io potrei avere un problema cosi ecc. ecc. ecc.
Finisco il caffè, lascio le brioche, prendo i bagagli ed esco dall'albergo.
Appena fuori respiro a fondo, entro in un taxi e gli dico: "get me out of here"
Accompagnato dalla musica di Taxi Driver dò un'ultima occhiata all'albergo che diventa sempre più piccolo e al primo incrocio sparisce.
Quindi ricordate: Hotel Sport di Kaunas e Hotel Punta Arenas di Rio Gallegos: no.

Mercoledì 24 marzo 2004, Rio Gallegos
A Ushuaia ho avuto l'onore di visitare il Parco Nacional Tierra del Fuego. Per gli amanti degli estremi è qui che si ferma la strada più sudista del mondo. Dopo, 1000 km più in là, c'è solo l'Antartico dove non sono andato perché c'è poca vita la sera.
Il Parco è semplicemente stupendo, e lascio che parlino le foto. Per gli amanti del "la prima volta", ho visto una volpe per la prima volta. O forse no, ma non mi ricordo di averne viste altre. E comunque è stata la prima volpe patagonica.
Ushuaia sembra un paesino dell'Alaska, non perché ci sia mai stato, ma perché ha detto così un americano che parlava lentamente, come l'altro di Puerto Madryn e come un altro che ho trovato nel parco.
A proposito: ci sono abbastanza americani solitari che girano da queste parti, lo faccio notare perché in altri paesi non è che se ne vedano tanti.
Per quanto riguarda la vita sociale, mi sono imbattuto in una quadriga anglosassone: due inglesi, un australiano e un americano che parlava lentamente.
Mi hanno invitato nel loro ostello dove l'australiano ha cucinato gli spaghetti alla carbonara con prosciutto cotto invece che pancetta (il minimercato patagonico non ce l'aveva) e li ha fatti pure al dente!
Tipi forti, un inglese, 19 anni, è da due che gira e lavora in giro e parla quattro lingue mentre l'australiano, 30 anni, che gira da tre lavoricchiando a destra e sinistra.
L'Ostello, i 3 cormorani, era il tipico ostello da backpacker dove ti siedi sul divanetto e cominci a conoscere gente, nessuno si conosce e tutti si parlano. Dopo le tre bottiglie di vino siamo andati in un pub a cominciare con le birre.
Dopo una birra (tre gli altri) e due ore di aria affumicata sono dovuto uscire a respirare. Al rientro un nordirlandese che aveva capito tutto mi ha ordinato dell'acqua. A quell'ora era in vena di confidenze:
- "Sai, sono piccolo, e l'unico modo per stare dietro agli altri a bere è buttar giù acqua per bilanciare il tasso alcolico". Infatti ha funzionato e mi ha rimesso in sesto. E' proprio vero: gli anglosassoni sono superiori ai latini.
Verso le tre siamo andati in discoteca, nel frattempo si era aggiunto uno spagnolo, e mi sono bevuto (di nascosto) un'altra acqua. Alle quattro ho deciso che avevo dato il mio giusto contributo alla vita notturna di Ushuaia e sono andato a dormire.
Dopo tre notti nella bella Ushuaia ho preso un aereo (45 euro) per El Calafate, dove ho visto l'ottava meraviglia del mondo (a loro dire, poi non so qualche sia la classifica ufficiale): il Ghiacciaio Perito Moreno.
Si tratta di un vero e proprio fiume di ghiaccio che scende per 14 km fino a toccare una montagna.
La specificità del ghiacciaio è che forma una diga che ogni tot anni si rompe per l'eccessiva pressione dell'acqua. L'ultima volta è successo nel 1988, anzi no, l'ultima volta è successo nel marzo 2004, pochi giorni prima del mio arrivo. E' stato un avvenimento incredibile, seguito in diretta da tutto il Sudamerica e io l'ho perso per pochi giorni. Sigh.
Tanto per farvi un'idea guardate le foto. Quando un pezzettino quasi invisibile si stacca, e succede ogni qualche minuto, il rumore è quello di un tuono che sembra stia per piovere, mentre si solleva uno spruzzo di 30 metri e le onde vanno avanti per parecchio tempo. Sembrava di vedere una cosa immensa dormiente ma viva.
Aver visto cadere la diga dev'essere stato allucinante.
Adesso sono tornato a Rio Gallegos per salire verso il Nord e l'inverno patagonico si sta facendo annunciare da un vento costante e violento che sono comunque riuscito a farmi amico mettendo fuori ad asciugare le magliette bianche che ho lavato nel bidet.

Seguirà le seconda parte, che interesserà ancora l'Argentina e poi il Cile e parte dell'America Latina.

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