L'orgoglio dei Majyup

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L'orgoglio dei Majyup

Una realtà lontanissima anche se geograficamente vicinaScritto da Pierluigi Colangelo
da "La Nuova Ecologia"


IL PROGETTO
Quello che Legambiente ha avviato nel villaggio di Liria alla periferia di Scutari, in Albania, è un progetto abbastanza complesso. Accanto agli aiuti materiali concreti per i bambini, sono stati attivati, oltre alle attività di pulizia e tutela delle aree abitative abbandonate al degrado, corsi di educazione ambientale e teatrale.
Obbiettivo specifico, la colonia di etnia Majyup, che abita un misero sobborgo sulla sponda del fiume Bruna: una sorta di baraccopoli, al cui interno sopravvive una cultura che risale al periodo della dominazione turca. Si tratta di una comunità abbandonata e discriminata dagli stessi albanesi, al punto che i Majyup non sono accettati nelle scuole pubbliche.
Solo una missione dei Frati Cappuccini di Puglia svolge attività di sostegno alla popolazione locale, ricca unicamente di storia, povertà e figli procreati per elemosinare. È stata realizzata una scuola elementare che offre ai bambini la possibilità, oltre che di imparare a leggere e a scrivere, anche di poter mangiare almeno un pasto caldo al giorno. Durante il periodo della chiusura della scuola, i bambini Majyup non sono abbandonati; i frati hanno infatti lanciato una richiesta di aiuto allo scopo di organizzare attività ludiche ed educative, in modo di ridurre il rischio che i bambini vivano in uno stato di degrado ed emarginazione sociale.
La richiesta è stata accolta da Legambiente Puglia; il suo progetto punta a un coinvolgimento diretto della popolazione locale. L'obbiettivo è quello di creare le condizioni perché tutti, in particolare i bambini, possano riacquistare la dignità di individui con la possibilità di un futuro autogestito e non più "assistito", magari da chi, in nome della "solidarietà", cerca invece di appropriarsi delle ricchezze naturali che l'Albania custodisce.

LA TESTIMONIANZA DEI VOLONTARI DI LEGAMBIENTE PUGLIA
Nei vicoli del villaggio di Liria, sul lago di Scutari, regna davvero il silenzio della notte, complice l'assenza di energia elettrica. Giù in basso, lungo le sponde del fiume, ritmi orientali vengono partoriti dai bar frequentati dai trafficanti, fino a salire nelle stanze del convento e fondersi col russare stanco del frate più anziano.
In una di quelle notti inquietanti, in cui luce e oscurità si alternano creando riflessi da fiaba sulla superficie del fiume placido, il furgone di Legambiente attraversa il traballante ponte di legno che conduce nella città incantata, dove un potere maligno sembra aver tramutato in pietra e fango ogni forma vivente.
Ma al mattino, lo scenario apparso ai volontari, mentre il pullmino riattraversa il ponte sul fiume Bruna, è un abbozzo di villaggio al margine dei secoli, già contaminato dalle etichette delle marche sulle pile di rifiuti accumulati sin dentro l'uscio delle abitazioni, quasi tutte improvvisate. Baracche, immondizie, fanciulli scalzi per strada: alcuni, con pezzi di anguria e pane in mano, salutano e sorridono. Dietro porte e finestre appena celate da brandelli di tende, s'intravedono le facce divertite delle donne. Mentre i bambini attratti dal pullmino giallo di Legambiente come api da un bel fiore lo assalgono festosi da ogni lato, gli uomini lo guardano con sospetto e insistenza, seduti ai tavoli di piccoli e sporchi bar lungo il fiume nauseabondo per le esalazioni venefiche degli scarichi e la decomposizione dei rifiuti: un'enorme pattumiera in stridente contrasto con la bellezza delle montagne del Montenegro sullo sfondo.
Comincia così il campo dei quindici volontari di Legambiente Puglia a favore dei bambini di etnia Majyup, partiti dal porto di Bari con un furgone carico di giocattoli, aiuti alimentari e sanitari offerti da numerosi donatori.

PICCOLI ATTORI CRESCONO
Le urla dei bambini sembrano quasi materializzarsi nell'aria: "Nicco, Kucla, bambola!". "Alexandra, Alice, Luige, Cinzia, Diana… mangiare!". E ancora: "Antonella, Ruggero, Francesca!". Nomi che si sovrappongono: Fatos, il bambino d'oro, Ismir l'attore ballerino, Zamira la sposa bambina, affascinata dalla presenza di Casey, il fotografo americano che lavora insieme a Luciano il regista teatrale, Marco abile e giocoso, Lucia volontaria con competenze mediche, continuamente assediata dai bambini. Forse più bisognosi di affetto che di cure, inventano fantomatiche malattie pur di ricevere una carezza consolatoria.
I volontari di Legambiente hanno condiviso con i bambini di Liria giornate di giochi e divertimento. Accanto a una fattiva, quanto cauta, attività di sostegno materiale, li hanno indirizzati verso iniziative di recupero del territorio degradato nel quale abitano, con l'intento di educarli ai valori del rispetto e della tutela della splendida natura che li circonda, ma anche di coinvolgerli attraverso dinamiche recitative, sfociate in una vera e propria performance teatrale.
Proprio osservando la gioia, la spontaneità nel recitare e danzare dei piccoli attori, compresa la armoniosa Arife di dodici anni, in grado con la sua danza di trasformare in magia le note provenienti dal malconcio mangiacassette, si comprendono meglio le ragioni di una cultura con i suoi tempi, i suoi ritmi e le sue regole secolari. Ed è allora che spontaneo si insinua un dubbio: quanto sia corretto inseguire la retta infinita del progresso, continuamente in corsa, continuamente affannati. E soprattutto quanto sia corretto, utile, davvero positivo proporre lo stesso modello di vita a chi, pur nel disagio, spesso nella miseria, conserva altri modelli culturali nelle sue radici.

"NESSUNO TOCCHI I BAMBINI!"
È lui, il grande lago di Scutari, mentre lo si osserva ipnotizzati, a svelare i misteri di questa terra. E ascoltando il vociare gracidante tra i canneti si può conoscere meglio anche la natura impigrita delle persone che ne popolano le sponde.
Così Alessandra, volontaria impenitente, già pronta a ripartire, racconta della sua Liria, "quella che ho visto e vissuto: certo non si pensi a una terra, a un popolo felice e soddisfatto, organizzato ed efficiente. Basta guardare gli uomini, impegnati nel lavaggio ossessivo di macchine più grandi dei loro sogni. Oppure in attesa che il tempo passi, seduti agli innumerevoli bar rigorosamente vietati a donne e bambini". Troppi i disagi che affrontano, tanta la noia fisica e mentale. "Penso ai bambini – prosegue Alessandra – e dico con forza che nessuno li tocchi. Li ho visti scalzi tra vetri e immondizie, nuotare e lavarsi con la stessa acqua, negli stessi luoghi in cui si lavano macchine e animali. Bambini in cerca di una loro dimensione, di uno spazio in cui essere, molto semplicemente".
Non si viene a creare un'illusione, non è questo che "ci proponiamo di fare a Liria, in Albania, a casa nostra, ovunque andiamo come volontari – rivendica con forza Alessandra – Di tutto quello che abbiamo visto e fatto molto è in forse, molto altro è oscuro, ma era chiaro negli occhi dei bambini il desiderio di un mondo migliore, il bisogno di certezze e di amore, anche sotto un tetto di fango".

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