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Discussione: Un pugno nello stomaco: Malawi, piccoli schiavi di fango

  1. #11
    sealove
    Guest
    Grazie Leander e grazie a Giovanni.

  2. #12
    Senior Member L'avatar di danibi
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    Citazione Originariamente Scritto da leander
    Abbiamo scelto per il sì, ci è sembrata comunque informazione anche se non è (o forse proprio per quello) un suggerimento per una vacanza.
    Apprezzo CSS ed ovviamente le "teste pensanti" che ci stanno dietro proprio perchè quando c'è da ridere e scherzare si è capaci di fare anche i giullari, ma quando ci sono impegni e temi seri la sensibilità e la professionalità qui è molto elevata.

  3. #13
    Senior Member L'avatar di terryble
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    Questo è un forum dove si parla di tutto, mi pare giusto includere anche queste testimonianze, anche se può essere sconvolgente il fatto di avere un ulteriore conferma di queste situazioni di vita.

    Il solo leggerle non può far altro che farci pensare quanto siamo fortunati ad avere quello che abbiamo ma che molto poco apprezziamo e per un nonnulla ci deprimiamo (scusate la rima, non era voluta).
    Chi non sa ridere non è una persona, seria.
    (Fryderyk Chopin)

  4. #14
    Junior Member
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    Leggo sempre molto volientieri i racconti di Giovanni Mereghetti, riesce sempre a coinvolgermi e ad emozionarmi. Una verità drammatica che mi ha ferito, ma mi ha anche fatto venire la voglia di ribellarmi.
    Un grazie di cuore a Giovanni per avermi fatto conoscere questa realtà e complimenti a Ci Sono Stato per aver deciso di metterlo on line.
    Contate pure anche me... IO L'HO LETTO!
    Estrella

  5. #15
    Senior Member L'avatar di leander
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    Grazie Estrella!

  6. #16
    Senior Member L'avatar di Kamar
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    U breve racconto ma che riporta a pensare alle verita' che molto spesso dimentichiamo.....

    Grazie per aver pubblicato questo racconto e le foto, che dovremmo tenere ben presenti.

  7. #17
    Senior Member L'avatar di ortensia
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    Interessantissimo e terribile : anche se il mondo è pieno di queste orrende realtà, è difficile per un occidentale imbattercisi , e talvolta può anche essere pericoloso. A forza di vedere i bei depliant nei negozi ci si dimentica degli schiavi del mondo.
    Per Sealove : il tuo si chiama demasiado corazon, e cioè troppo cuore, troppo amore. Quel sentimento che i cristiani chiamano misericordia.Ti comprendo benissimo, e l'unica cura mi è sembrata fin ora quella di pensare meno e agire di più.

  8. #18
    Senior Member L'avatar di danibi
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    Venerdì sera ho visto il film/documentario
    L'incubo di Darwin di Hubert Sauper

    voi direte: "perchè ce lo racconti qui e non nel topic dedicato al cinema?"

    Perchè questo, dato l'argomento trattato, è il posto più adatto per consigliarne la visione e la divulgazione, il filmato rappresenta, con le immagini rubate da una telecamera digitale, l'orrore in maniera inequivocabile senza bisogno di effetti speciali.

    Questo il sunto:

    Tutto ha inizio negli anni Sessanta con un esperimento scientifico: l'introduzione di una nuova specie di pesce nel Lago VIttoria.
    Si trattava del pregiato pesce persico, la ‘Tilapia del Nilo’ (Nile perch) che in brevissimo tempo si è moltiplicato, portando all’estinzione di quasi tutte le razze ittiche locali presenti nel lago, e causando uno sconvolgimento ambientale in tutta la regione.
    Poco importa di tali sconvolgimenti alle multinazionali del cibo che da allora, esportano il pregiato pesce bianco in tutto il mondo. Enormi cargo ex sovietici atterrano ogni giorno nella zona per caricare il pescato quotidiano e scaricare altre merci ben più preziose, le armi, dirette in altre zone dell'Africa e prevalentemente al sud.
    Hubert Sauper, regista del documentario "l'incubo di Darwin", racconta come è venuto a conoscenza di tali traffici e di come abbia avuto origine il suo "incubo". Accade nel 1997, durante le ricerche per un altro documentario, KISANGANI DIARY, sulla storia dei rifugiati della rivolta del Congo: in un aeroporto, un volo cargo proveniente dall’America, atterra con un carico di 45 tonnellate di piselli, destinati a nutrire i rifugiati dei vicini campi delle Nazioni Unite, mentre un secondo cargo decolla verso l’Europa, carico di 50 tonnellate di pesce fresco. Fino a qui, nulla di strano. Grazie alla conoscenza con alcuni piloti russi, Hubert scopre che però non si trattava solo di commercio di pesci e piselli, ma i cargo carichi di aiuti umanitari in realtà trasportavano anche armi destinate alla stessa regione. Così egli stesso racconta: "i rifugiati sfamati di giorno con i piselli, di notte venivano massacrati con le armi trasportate sullo stesso aereo. Al mattino, con la mia piccola videocamera, scoprivo con orrore nella giungla cadaveri e campi devastati"
    Da qui, l'incubo ricorrente, che ora Hubert porta allo scoperto attraverso il documentario, che vuole rispondere innanzitutto ad un interrogativo: solo i migliori sopravvivono? La forma definitiva delle società del futuro sembra essere quella della ‘democrazia dei consumatori’, che viene considerata come ‘buona e civilizzata’. Dunque, spiega Hubert, dal punto di vista Darwiniano ha trionfato il ‘sistema buono’, che ha vinto grazie alla capacità di convincere i suoi nemici oppure di eliminarli
    Ma gli incubi potevano essere più numerosi. Infatti, lo stesso tipo di documentario poteva essere girato in Sierra Leone, solo che al posto del pesce ci sarebbe stato un diamante, in Honduras, con le banane, mentre in Libia, Nigeria o Angola ci sarebbe stato il petrolio.
    E' ciò che per noi è un incubo, narrato attraverso le immagini di un documentario e dunque, solo uno spaccato della realtà, per la gente del Congo, la realtà è un incubo quotidiano, segnato dalla miseria e dalla guerra civile, che a noi occidentali serve a mantenere l'ordine mondiale.

    Commento:
    “È incredibile che dovunque vengano trovate materie prime, sistematicamente la popolazione locale muoia in miseria, i loro figli diventino soldati e le loro figlie schiave o prostitute”, dice Hubert Sauper. Il documentario di Sauper, presentato alle Giornate degli Autori di Venezia, è un’inchiesta diretta e toccante che ci conduce all’origine dell’infame catena della globalizzazione, dove le teorie darwiniane sulla sopraffazione trovano un’agghiacciante conferma sia nel comportamento umano che animale. È evidente la metafora del pesce persico del Nilo che introdotto in un ecosistema più debole lo distrugge a proprio vantaggio: “Ho scelto di realizzare un film molto metaforico” – spiega il regista – “per mostrare l’assurdità del tempo che stiamo vivendo. Avrei potuto farlo sulle scarpe o sulle magliette, non sarebbe cambiato nulla. Molti di noi sono consapevoli di che cosa sia la ricchezza, non tutti conoscono gli abissi di povertà e morte che stanno alla base. Quando comprate una rosa per la vostra fidanzata, dovete sapere che molto probabilmente arriva dallo Zaire, con lo stesso aereo che lì ha portato le armi occidentali”. Sauper usa una tecnica molto semplice e onesta, intervistando i pescatori, i proprietari delle fabbriche che lavorano il pesce, i ministri africani, i piloti russi, i boss locali e le prostitute senza domande trabocchetto o osservazioni segrete, tanto l’iniquità è palese e sotto gli occhi di tutti. Da quando è iniziata la massiccia esportazione del prodotto ittico la povertà della popolazione è aumentata a dismisura, accompagnata dalle malattie: le donne si prostituiscono con i piloti russi per sfamare i propri figli, i bambini abbandonati per strada sniffano colla ottenuta bruciando i contenitori del pesce sparsi nel lago, cadendo addormentati preda di chiunque voglia abusare di loro. La responsabilità europea nei confronti della situazione è molto grave: mentre la carestia dilaga i governi occidentali sbandierano i progressi ottenuti nei rapporti commerciali fra i due paesi e la grande quantità di aiuti umanitari inviati (che come al solito quasi mai arrivano a destinazione); su tutto l’ipocrita benedizione della chiesa locale. Molti dei protagonisti del documentario sono morti durante (come la giovane prostituta Eliza accoltellata da un cliente) o subito dopo le riprese: le immagini di Darwin’s Nightmare sono tutto ciò che rimane di loro, accrescendo il valore etico e l’urgenza di questo documentario, insignito del premio Label Europa Cinemas.

  9. #19
    Senior Member L'avatar di silviaf26
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    ogni volta che leggo, ascolto, vedo racconti di questo tipo un senso di devastante impotenza mi pervade.
    Il racconto pubblicato su CSS, questo stralcio inserito da Danibi, Report di ieri sera, il film Water visto al cinema ieri tutto si accumula nella mia mente e mi sembra che i meccanismi siano talmente immensi e i poteri talmente occulti e tentacolari che non ci sia nulla da fare.

    poi una folle (?) vena idealista torna a galla e mi dico che tutti abbiamo il dovere morale di parlarne (almeno) e come diceva Gandhi "una volta credevo che Dio fosse verità ora invece sono convinto che la Verità è Dio"

    insomma... ho sbrodolato 'sti concetti ma quello che volevo fare è un plauso convinto a chi porta avanti le proprie lotte di informazione: bravi!!!

  10. #20
    Senior Member L'avatar di poochie76
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    Transferred!!
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    Finalmente ce l'ho fatta a leggere questo breve estratto di viaggio.
    A volte sembra inutile andare avanti, mi sento colpevole del mio far parte della società "buona", ma poi mi rendo conto che forse è la società più malata e che una voce in più potrebbe fare la differenza per risvegliare gli animi e le coscienze.

    Grazie
    «Mantenetevi folli e comportatevi come persone normali»

    "Il viaggio è una porta attraverso la quale si esce dalla realtà nota e si entra in un’altra realtà inesplorata, che somiglia al sogno"

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