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Discussione: *INFO KENYA*

  1. #1231
    Senior Member L'avatar di mark
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    Bentornata Baraka. Ora stiamo più tranquilli.

  2. #1232
    Senior Member L'avatar di danibi
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    Bentornata, Baraka!

    Diciamo che l'allarmismo da parte dei turisti è, come sempre, un po' eccessivo in quanto viaggiano su corsie preferenziali e lontani dalle aree a rischio (e Baraka ne ha dato conferma) ma per la popolazione locale, perlopiù circoscritta negli Slum, il problema c'è ed è anche pesante, giusto ieri ho sentito la notizia che oltre alle uccisioni (anche a colpi di machete, notare!) si sono verificati numerosi stupri su donne e bambini.
    Non è per il turista che ci si deve preoccupare, ma per chi vive quotidianamente nella fame, nella violenza ed in tutte le piaghe che, purtroppo, affliggono il Kenya e molti altri Paesi africani.

  3. #1233
    Senior Member L'avatar di Daiana
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    A tal proposito chi ha voglia può leggere e sentire l'intervista di
    Wangari Maathai, premio nobel per la pace 2004.

    http://www.beppegrillo.it/2008/01/wanga ... 2008-01-04
    Siamo un esercito di sognatori, è per questo che siamo invincibili! ????

  4. #1234
    Bentornata Baraka....immaginavo che tu avessi poche notizie e che non fossi al corrente della gravità della situazione perchè già altri turisti italiani la settimana scorsa di rientro dal Kenya avevano detto che a Malindi non si registravano incidenti particolari.

    Ho seguito attentamente le notizie attraverso SKY e la americana CNN e devo dirti che la situazione è stata davvero drammatica con la rivolta scoppiata dalla zona centro Nord e con alcuni aereoporti chiusi la settimana scorsa per mancanza di carburante.

    Il bilancio è stato davvero drammatico con 450 morti ufficiali ma penso che siano molti di più.....il governo ha imposto il coprifuoco in alcune zone ed ha messo il divieto di filmare.
    Si vedevano immagini di saccheggi di morti di fame che avendo perduto tutto sono diventati schegge impazzite e con macete in mano assalivano povera gente che apparteneva ad etnia diversa ed è stato proprio per questo che è stato incendiata volutamente una chiesa piena di 60 persone che si erano rifugiate lì dentro.

    Dove c'è la fame è facile fomentare rivolte...perchè la disperazione ed il malcontento provocano reazione che diventa incandescente e può degenerare in maniera spropositata portando morte e distruzione.

    Quella stessa fame ha portato ad assalire e ad ammazzare il nostro connazionale a Watamu assalito da tre poveri disperati la settimana scorsa.

    Il Kenya era ed è su di una polveriera e dalla più grande baraccopoli del mondo situata a Nairobi è partita la rivolta....rivolta partita dalla fame.

    In molti hanno richiamato alla memoria il Rhuanda....storia simile.

    In Kenya il rischio paese è alto ed i Kenyani hanno dimostrato di non saper gestire niente.

    Questo popolo ha dimostrato al mondo tutta la sua rabbia ma al tempo stesso ha evidenziato a differenza di altri popoli poveri di diventare violento per fame.....di ammazzare per fame e di non aver rispetto nè per i turisti che sono visti come fortunati nè per loro stessi facendosi guerra tra di loro fino ad ammazzarsi.

  5. #1235
    Senior Member L'avatar di Baraka
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    Mi spiace che vi siati preoccupati!
    Concordo con Danibi che il peggio è sempre per la gente del posto, è dramma su dramma.....fame su fame, povertà su povertà.
    Caro Panzerotto non concordo con quello che dici, per quello che conosco del kenya non c'è equazione tra affamati e assassini.
    è vero, la povertà fa aumentare la delinquenza, ma posso garantirti che le persone che conosco e che lottano con la fame ogni giorno, lontano dal bel mare e dai turisti che lasciano mance qua e là, sopportano la fame senza pensar lontanamente di togliere la vita a chi sta meglio di loro.
    è il loro mondo, la loro storia, non sono in cerca di altro, non sono abbagliati da nulla.
    I balordi sono ovunque, ma questa è un'altra storia.
    Spero soltanto che tutto torni alla normalità, ho letto che da ieri non ci sono nuovi eventi negativi. Purtroppo queste elezioni su cui molta gente contava sono state falsate, già dalla prima sera di scrutinio, quando tardavano ad arrivare i risultati si temevano brogli, poi il passare dei giorni lo ha confermato.
    Per giorni a Malindi è mancato il carburante, ricariche per i telefoni e negli ultimi giorni anche qualche genere alimentare, ma non per i disordini, solo perchè tra il Natale, le elezioni e il capodanno c'è stata una settimana di stop.
    Spero di tornare presto e assicurarmi che tutto vada bene, la stagione passata non era stata brillante e questo proprio non ci voleva. La sera prima della mia partenza mi sono trovata per caso a partecipare ad una riunione improvvisata tra ragazzi che si pagano da vivere guidando i transfer tra l'aeroporto e gli alberghi, piangevano perchè sapevano che da qui ai prossimi mesi non ci sarebbe stato più lavoro per loro. Qualcuno era lì con la moglie e i bimbetti al seguito, io mi sentivo triste e impotente di fronte all'ennesima ingiustizia, non ce la facevo a guardarli negli occhi.
    Per quanto riguarda i morti ammazzatti, non c'è nulla da dire, perchè innanzi a certi massacri dove non c'è rispetto per la vita umana non c'è mai parola adeguata....solo la speranza che certe cose non succedano più
    Io non li abbandonerò
    "Cerca di ottenere ciò che ami altrimenti finirai per amare ciò che ottieni..."

  6. #1236
    Senior Member L'avatar di Baraka
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    Da PeaceLink - Homepage
    Padre Kizito da Nairobi: "Ecco perché tanta violenza"


    >I quasi duecento morti accertati che abbiamo visto in questi giorni sulle
    > strade del Kenya sono il risultato di una politica malata, fondata
    > sull'idolatria del potere e dei soldi, una religione che e' stata
    > alimentata dagli uomini politici keniani fin dall'indipendenza.
    >
    > Mentre scrivo, il mattino del 2 gennaio, la tensione per le strade di
    > Nairobi, in particolare di Kibera, e' diminuita. Evidentemente la gente ha
    > bisogno di tornare alla vita normale, di guadagnare qualche soldo. Ma le
    > notizie che giungono dal Western Kenya continuano ad essere allarmanti.
    > D'altro lato i problemi che hanno dato origine alle violenze rimangono, e
    > nelle prossime settimane, quando il parlamento dovra' essere convocato,
    > molti nodi politici verranno al pettine, ed e' probabile che la tensione
    > torni a salire.
    >
    > A questo punto la possibilita' che ci siano stati dei brogli elettorali
    > appare probabile. Ora emerge chiaramente che durante il giorno
    > dell'elezione ci sono state intimidazioni, non necessariamente violente, e
    > che in parecchi seggi sono stati comperati dei voti. Questo riguarda
    > entrambi i partiti che erano in corsa per le presidenza, PNU (Partito per
    > l'Unità Nazionale facente capo a Kibaki, il vincitore) e ODM (Orange
    > Democratic Movement del leader perdente), ma non dovrebbe aver influenzato
    > i risultati in modo determinante, anche se e' un'ovvia indicazione di un
    > atteggiamento non democratico. Cio' che potrebbe essere stato determinante
    > invece potrebbero essere stati dei brogli al momento della conta generale
    > dei voti. Ma finora nessuno e' stato capace di dare prove chiare e
    > sttribuire responsabilita' precise. Personalmente ho sentito persone che
    > raccontano di voti comperati dall'ODM sulla costa, ma che non sono
    > disposti a esporsi. I documenti che l'ODM ha assicurato di possedere e che
    > proverebbero brogli su larga scala al momento della conta non sono finora
    > stati esibiti.
    >
    > Per capire l'attuale contesto politico keniano bisognerebbe risalire
    > almeno al 1982, quando, dopo un tentativo di colpo di stato, l'allora
    > Presidente Moi ha traformato il Kenya in una dittatura brutale, pur
    > mantenendo alcuni elementi di facciata che lo potevano spacciare per una
    > democrazia. Il tutto, e' bene notare, sempre restando fedele alleato e
    > protetto dalla Gran Bretagna e degli USA, e amico dell'Occidente. Sarebbe
    > troppo lungo seguire dall' '82 ad oggi la carriera politica dei due
    > principali protagonisti della crisi odierna, Mwai Kibaki e Raila Odinga.
    > Basti dire che da allora ad oggi entrambi sono stati alleati di Moi e
    > avversari di Moi, alleati con tutti e avversari di tutti, anche tra di
    > loro. Per entrambi non si puo' parlare di una posizione ideologica, ma
    > sempre e solo di alleanze per arrivare al potere. Entrambi hanno una
    > rilevantissima fortuna personale, che in qualche caso non esistano ad
    > ostentare. E' famosa la Hummer di Raila, un fuoristrada che costa diverse
    > decine di migliaia di euro e che fa due chilometri con un litro, usato da
    > Raila per visitare Kibera, il piu' grande slum di Nairobi, che fa parte
    > del suo collegio elettorale. Per entrambi, credere che siano motivati da
    > desiderio di servire il paese o che siano paladini delle democrazie e dei
    > poveri, e' cadere vittima di una pericolosa illusione. Il loro
    > atteggiamento e' descritto bene nell'editoriale del 1 gennaio del The
    > Nation: "Neither the Party of National Unity nor the Orange Democratic
    > Movement during the campains demonstrated any particular restraint or
    > regard for the country's stability. The mantra appears to have been: We
    > either rule it or burn it." (Ne' il Party of National Unity ne' l' Orange
    > Democratic Movement durante le campagne (elettorali) hanno dimostrato
    > particolare controllo o rispetto per la stabilita' del (nostro) paese. Il
    > mantra sembra essere stato: o lo governiamo o lo bruciamo".
    > L'incontrollata sete di potere, e di proteggere col potere le ricchezze
    > piu' o meno legalmente acquisite, e' il motore dell' attivita' politica di
    > questi partiti.
    >
    > Detto questo, bisogna fare delle distinzioni. Mwai Kibaki da quando e'
    > andato al potere cinque anni fa, ha fatto delle riforme importanti, come
    > l'educazione gratuita per gli otto anni di scuola elementare, come il
    > garantire la liberta' di espressione e di stampa (per cinque anni non
    > abbiamo avuto prigionieri politici e tanto meno assasini politici come
    > avveniva con Moi, e mai in Kenya una campagna elettorale e' stata libera
    > come quella dello scorso mese, etc), come una serie di provvedimenti
    > economici che hanno fatto ripartire l'economia del paese, che negli ultimi
    > anni di Moi aveva una crescita negativa e invece dal 2004 e' cresciuta di
    > oltre il 5 % all' anno. Due i sono i grandi fallimenti di Kibaki. La
    > corruzione pervasiva, ereditata dai 24 anni di malgoverno di Moi, non e'
    > stata combattuta con l'efficacia e la determinazione che il cittadino
    > comune avrebbe voluto. E' stata si ridotta di molto, ma resta un cancro
    > che pervade tutta la societa' keniana. Inoltre, la nuova costituzione
    > promessa da Kibaki appena eletto non e' stata ancora approvata, e la
    > conseguente promessa di decentralizzazione del potere non e' stata
    > onorata.
    >
    > Dal canto suo Raila Odinga, andato al governo come membro della coalizione
    > di Kibaki cinque anni fa, e' poi passato all'opposizione sulla questione
    > della nuova costituzione, e e' riuscito a far bocciare la costituzione
    > proposta da Kibaki con un referendum due anni fa. L' ODM e' nato dallo
    > slancio di aver fatto bocciare la costituzione e da allora Raila ha
    > accentrato il potere del movimento ed ha esasperato la questione tribale.
    > Da oltre un anno ormai la parola d'ordine fra i luo, che e' l' etnia di
    > Raila e che ha un peso proponderante nel ODM come invece i kikuyo sono
    > l'etnia di Kibaki con un peso preponderante nel PNU, e' stata "e' arrivato
    > il nostro turno di governare il paese" per poi trasformarsi piu'
    > recentemente in "se perdiamo le elezioni vuol dire che ci sono stati
    > brogli". Raila poi durante la campagna elettorale ha giocato due carte
    > pericolose. Prima ha promesso di implementare il "majimboism", una specis
    > di regionalismo che era stato negli anni novanta proposto da Moi e
    > rifiutato da Raila, senza specificare che contenuti avesse questo
    > majinboism, lasciando cois temere, anche riferendosi alla storia personale
    > di Raila, che si trattasse concretamente di una specie di rigido
    > regionalismo che avrebbe frazionato il Paese. Successivamente ha firmato
    > con i notabili della comunita' musulmana un Memorandum of Understandig i
    > cui contenuti non sono mai stati divulgati con chiarezza. I suoi
    > avversari, e molti cristiani, hanno comunque questo MoU comunque come un
    > errore perche fa una distinzione fra i cittadini kenyani basandosi
    > sull'appartenenza religiosa, e questo e' gia' contro la costituzione in
    > vigore, cosi come contro il progetto di costituzione dell' ODM.
    >
    > Kibaki e il suo gruppo non hanno trovato di meglio che reagire a questa
    > campagna che alzando steccati e lasciandosi imprigionare nella trappola
    > degli stereotipi etnici. Questa etnicizzazione della politica e' cosi
    > responsabilita' esclusiva dei leadears. Per citare ancora l'editoriale del
    > Nation, indirizzandosi a Kibaki e Raila, afferma: "Never has there been so
    > much animosity between people who have lived together as good neighbors
    > for many years. The chaos we are now experiencing is the handiwork of the
    > tribal, economic and political elite, which identify with you." ("Non c'e'
    > mai stata tanta animosita' fra gente che ha vissuto insieme per molti anni
    > come buoni vicini. Il caos che stiamo vivendo 'e il prodotto dell'elite
    > tribale, economica e politica che si identifica con voi").
    >
    > Che l'aspetto etnico sia diventato centrale non lo si puo' negare. Inutile
    > girare intorno al problema. Odinga in primo luogo, ma anche Kibaki e il
    > suo partito, negli ultimi tre anni, per ragioni di opportunita' politica
    > personale, hanno fatto tutta una serie di passi intenzionali, e a volte
    > magari solo passi sbagliati, che hanno alimentato l'animosita' etnica.
    >
    > Entrambi i partiti usano salturiamente, sopratutto nei momenti critici,
    > l'appoggio dei "mungiki" e delle sqaudre organizzate e pagate di giovani
    > disoccupati e disperati.
    >
    > I mungiki sono nati all'inizio degli anni novanta come una comunita' di
    > kikuyo che voleva tornare alla religione ancestrale, la venerazione di
    > Ngai (Dio) rappresentato dal monte Kenya, ecc. Lentamente questo gruppo e'
    > degenerato in una specie di piccola mafia che a Nairobi ha controllato per
    > esempio alcune della linee di trasporto, e che riesce a mobilitare gli
    > adepti anche per azioni violente e criminali. In questo gruppo ci sono ora
    > anche non-kikuyo ma tendenzialmente si identificano con la difesa delle
    > comunita' e degli interessi kikuyo. A questa setta parareligiosa si
    > contrappongono le squadre di giovani disoccupati di Kibera controllate da
    > Raila Odinga, e delle quali Raila si e' sempre servito per provocare
    > disordini di piazza, piu' di una volta all' evidente ricerca dei morti da
    > poter poi usare per I propri scopi.. Sono i due volti peggiori dello
    > scontro in atto.
    >
    > Non sono sicuro di cosa sia successo nelle altre localita', le notizie
    > sono frammentarie e sempre di parte. A Nairobi pero' posso dire che la
    > maggioranza delle vittime di questi ultimi giorni non sono state uccise
    > negli scontri con la polizia, ma da azioni organizzate da questi due
    > gruppi. Cosi' a Kawangware, dove i kikuyo sono prevelenti, hanno attaccato
    > case e piccole attivita' artigianali dei luo, e l' opposto e' avvenuto a
    > Kibera. Purtroppo poi come sempre capita a farne le spesa sono le persone
    > inermi e innocenti. Il mattino del 31, dopo la notte di peggiori violenze
    > che siano finora avvenute a Kibera, un amico Kamba mi raccontava
    > terrorizzato di aver visto a poche decine di metri dalla sua baracca di
    > Kibera i corpi di 4 suoi vicini e conoscenti, kikuyo, che erano stai
    > sgozzati con un coltello da cucina. Lo stesso sta avvenendo in eastern
    > Kenya, cme mi ha testimoniato una volontaria italiana: i negozi e le case
    > dei pochi kikuyo che vi vivono sono metodicamente attaccati e bruciati e i
    > proprietari "invitati" e rientrare nella loro regione. Un majimboism della
    > peggior specie.
    >
    > Questa crisi l'abbiamo vista arrivare, ma nessuno na aveva capito la
    > poteziale distruttivita' e la carica di tribalismo che stava prendendo. I
    > sondaggi che sono stati pubblicati dai media Kenyani negli ultimi mesi
    > facevano vedere come la gente continuasse ad avere una sostaziale fiducia
    > nel presidente e sempre meno fiducia nel sul partito. Mentre molti che
    > erano favorevoli ai cambiamneti promessi dall' ODM erano meno entusiasti
    > verso Raila, percepito come un uomo politico con tendenze dittatoriali.
    > Cosi oggi i risultati delle elezioni, prendendo come autentici quelli
    > ufficiali, rendono il paese ingovernabile, con un presidente nel quale
    > sono accentrati molti poteri ma che e' un minoranza in parlamento, e che
    > quindi non puo' governare, e con una rivalita' tribale che e' sfuggita
    > probabilmente anche al controllo di chi l'ha scatenata.
    >
    > E le due parti sembrano ormai fisse su posizioni che non ammettono il
    > dialogo. Un amico giornalista kikuyo mi pare possa rapprentare una
    > mentalita' comune: "Io ho votato nel mio collegio elettorale per un
    > parlamentare dell'ODM, perche' credo che l' ODM possa avere in parlamento
    > una funzione importante di controllo su un possibile strapotere del
    > Presidente, ma non accetterei mai Railia come Presidente. Con lui al
    > potere fra cinque anni non avremmo elezioni truccate. Non avremmo
    > elezioni, punto e basta".
    >
    > Come sbloccare la situazione?
    >
    > Innazittutto e' importante che Kibaki e Raila accettino di muoversi nella
    > legalita', rispettando la legge la costituzione vigente, rinunciando
    > entrambi alle manifestazioni di piazza che inevitabilmente provocherebbero
    > morti e feriti. E servirebbero solo ad inasprire le divisioni e creare un
    > piedestallo per i due leaders: i miei morti sono piu' dei tuoi.
    >
    > Il parlamento, cosi' come risulta dai risultati elettorali annunciati,
    > deve essere convocato e la Giustizia deve lavorare indipendentemente per
    > esaminare le reciproche accuse di brogli. Ma non basta, Kibaki deve
    > accettare una seria revisione delle elezioni e la riconta dei voti con la
    > presenza di un monitoraggio internazionale. Non c'e' altra alternativa se
    > vuole garantire la sua legittimita'.
    >
    > Ma la cosa piu' importante e' che Kibaki e Raila dialoghino. Kibaki finora
    > ha reagito con la repressione, Raila punta sulle manifesta zioni di piazza
    > che gli diano legittimita'. Ma e' una strada di confronto che non puo'
    > portare lontano e che rischia di bloccare il paese in un conflitto
    > irrisolvibile. La diplomazia internazionale deve aiutare il Kenya, Gran
    > Bretagna e USA devono aiutare a avviare il dialogo, la Comunita' Europea
    > puo' avere un influnza inportante. L' Unione Africana potrebbe aiutare a
    > prender tempo. Tutte le possibili pressioni devono essere fatte su queste
    > due persone e i partiti che rappresentano finche' accettino il fatto che
    > il Kenya e' piu' importante di loro, e che devono collaborare.
    >
    > Ma in ultima analisi la pace non puo' venire dal di fuori, deve nascere
    > dal di dentro, per poter superare definitivamente le difficolta' e gli odi
    > seminati negli ultimi mesi e nelle ultime settimane. Un'ipotesi possibile
    > sarebbe quella di recuperare il "terzo uomo", Kalozo Musyoka, che e' corso
    > per la presidenza ottenendo quasi mezzo milione di voti. Appartiene ad
    > un'etnia minoritaria, non ha mai usato ne pubblicamente ne privatamente,
    > da quanto si sa, il linguaggio dell'odio tribale, ha competenza e
    > conoscenza della situazione politica del Paese. Potrebbe diventare il
    > mediatore interno ideale, capace di far muovere avanti un processo di
    > riconciliazione che non puo' essere imposto dal di fuori.
    >
    > Il dialogo fre le due parti deve cominciare al piu' presto. Non si puo'
    > aspettare. Bisogna evitare la manifestazione di piazza di domani. Se
    > questa manifestazione dovesse andare avanti, che il governo si opponga o
    > no, non ci sono dubbia che scatenera' un nuovo ciclo di violenza e morte
    > che rendera' ancora piu difficile la possibilita' di una riconciliazione.
    >
    > Renato Kizito Sesana
    > missionario comboniano a Nairobi
    > 2/1/2008
    "Cerca di ottenere ciò che ami altrimenti finirai per amare ciò che ottieni..."

  7. #1237
    Senior Member L'avatar di terryble
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    Bentornata Baraka.
    Chi non sa ridere non è una persona, seria.
    (Fryderyk Chopin)

  8. #1238
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    Grazie Terry, grazie a tutti, mi spiace che vi siate preoccupati
    Pare che Odinga abbia annullato la manifestazione di domani, questo è di sicuro un dato positivo....speriamo che si mettano d'accordo
    "Cerca di ottenere ciò che ami altrimenti finirai per amare ciò che ottieni..."

  9. #1239
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    di (Ses/Gs/Adnkronos) Adnkronos - Mar 8 Gen - 09.02


    Nairobi, 8 gen. (Adnkronos) - Il presidente dell'Unione Africana, John Kufuor, e' atteso oggi in Kenya dove dovra' cercare di mediare tra le parti e sbloccare la grave crisi in cui e' sprofondato il paese a seguito delle contestate elezioni presidenziali vinte il 27 dicembre scorso dal presidente Mwai Kibaki: oltre 600 persone sono rimaste uccise nelle violenze scoppiate a seguito del voto. Il capo dell'opposizione, Raila Odinga, ha infatti accettato di parlare con Kibaki - che gli ha proposto un incontro per venerdi' - solo a condizione che questo avvenga con la mediazione di Kufuor.


    INCROCIAMO LE DITA
    "Cerca di ottenere ciò che ami altrimenti finirai per amare ciò che ottieni..."

  10. #1240
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    09/01/2008 - 15:50
    Il Kenya ribadisce: situazione tranquilla
    La Tourism Federation fa sapere che la Germania ha smorzato i toni del suo warning

    Prosegue sulla scia delle rassicurazioni il comunicato più recente da parte dell'Ente del Turismo del Kenya. Ancora una volta, viene ribadita la normale operatività e la mancanza di problemi ai turisti sia a Nairobi che a Mombasa, come pure in parchi e riserve. Rimane lo "sconsiglio" a recarsi in zone della parte occidentale del Paese come Eldoret, Kericho, Kakamega e Kisumu, anche se non si tratta di destinazioni battute dai safari. Jake Grieves-Cook, portavoce della Kenya Tourism Federation, fa sapere che la Germania ha smorzato i toni del suo warning di sicurezza, e stima che altri Paesi lo faranno a breve.
    "Cerca di ottenere ciò che ami altrimenti finirai per amare ciò che ottieni..."

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