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Discussione: Si apra il sipario!

  1. #111
    Senior Member L'avatar di Daiana
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    Eccomi di ritorno!
    Lo spettacolo è stato davvero carino anche se la grande partecipazione di manuela arcuri è solo un modo per metterla sulla locandina e attirare spettatori visto che non è nè la protagonista, nè è molto presente (praticamente un tempo non si vede mai)...ma non è un problema visto che gli altri attori sono stati bravissimi!

    La storia è quella di una novella di Pirandello, svolta in Sicilia e proprio per questo assolutamente simpatica e caratteristica, anche l'uso dell'accento siciliano è bello e mai pesante.
    Divertente e originale e del resto la regia è del grande Gigi Proietti! :022:


    A febbraio voglio andare a vedere Arturo Brachetti, l'uomo che in un'ora e mezza di spettacolo si cambia 80 abiti! :022:
    Siamo un esercito di sognatori, è per questo che siamo invincibili! ????

  2. #112
    Senior Member L'avatar di Daiana
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    CARMINA BURANA
    Monumental Opera

    Per la prima volta in Italia una spettacolare produzione internazionale che ha raccolto oltre 700.000 spettatori in tutto il mondo!
    Una delle opere più amate e conosciute del XX secolo torna ad infiammare il pubblico di tutto il mondo grazie a una messa in scena spettacolare. Sullo sfondo una scenografia alta 15 metri si altrenano un'orchestra dal vivo, coro, ballerini, artisti del circo, giochi di luce e fuochi d'artificio.

    Nata nel 1995 dall'idea di Walter Haupt, Franz Abraham e Nichail Tchernaev per celebrare il centenario della nascita dell'autore Carl Off, l'opera fu rappresentata per la prima volta a Monaco. Da allora, dato l'enorme successo ottenuto, questa particolare messa in scena ha fatto il giro di tutto il mondo.

    Tre gli appuntamenti in programma nel mese di dicembre:

    3 dicembre, Padova, Fiera
    5 dicembre, Torino, MazdapPalace
    6 dicembre, Milano, DatchForum
    Siamo un esercito di sognatori, è per questo che siamo invincibili! ????

  3. #113
    Senior Member L'avatar di Daiana
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    Garage Olimpo, dal cinema a teatro
    In scena a Roma piece tratta dal film di Mario Bechis

    (ANSA) - ROMA, 8 NOV - Verra' rappresentato a Roma alla scuola teatrale dell'Universita' Link la trascrizione teatrale del film di Mario Bechis 'Garage Olimpo'. Tratto dal film uscito nel 1999, la piece vuol ricordare le 30.000 persone sparite in Argentina dal 1976 a 1983 ad opera di un regime militare che si rifaceva ai valori della fede cattolica e della democrazia. A mettere in scena la piece sono Giancarlo Brancale che ha adattato la sceneggiatura originale, e il regista Carlo Fineschi con 5 giovani attori.
    Siamo un esercito di sognatori, è per questo che siamo invincibili! ????

  4. #114
    Senior Member L'avatar di silviaf26
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    Citazione Originariamente Scritto da daiana
    Garage Olimpo, dal cinema a teatro
    In scena a Roma piece tratta dal film di Mario Bechis

    (ANSA) - ROMA, 8 NOV - Verra' rappresentato a Roma alla scuola teatrale dell'Universita' Link la trascrizione teatrale del film di Mario Bechis 'Garage Olimpo'. Tratto dal film uscito nel 1999, la piece vuol ricordare le 30.000 persone sparite in Argentina dal 1976 a 1983 ad opera di un regime militare che si rifaceva ai valori della fede cattolica e della democrazia. A mettere in scena la piece sono Giancarlo Brancale che ha adattato la sceneggiatura originale, e il regista Carlo Fineschi con 5 giovani attori.
    il film è un vero pugno nello stomaco visto l'argomento ma molto bello!

  5. #115
    Senior Member L'avatar di Rosamb
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    La sceneggiata napoletana e Mario Merola

    La morte di Mario Merola è l'occasione per inquadrare un genere "la sceneggiata napoletana" di cui molti parlano ma che pochi realmente conoscono.
    Stamane sul Mattino di Napoli è apparso questo bell'articolo di roberto De Simone che vi riporto ( chiedo scusa per la lunghezza) :


    Per inquadrare la figura di Mario Merola in un panoramico contesto storico, fa d’uopo riferirsi per lo meno agli anni dell’immediato dopoguerra, quando la sceneggiata rappresentava un genere teatrale strettamente collegato a un pubblico popolare e a strutture di costume che ne garantivano la vitalità sociale. Tutto aveva inizio dalle Audizioni di Piedigrotta, costituite da spettacoli musicali organizzati da case editrici quali La Canzonetta, la Bideri, la Di Gianni-Barile, la Cioffi, la E. A. Mario, ed altre, le quali proponevano al pubblico una nutrita serie di nuove canzoni, le più acclamate delle quali avrebbero fornito spunto ai musicofili drammaturghi per elaborare un testo teatrale da far culminare con il brano che godeva il maggior favore del momento. Su tale presupposto si basava l’attività del teatro di sceneggiata i cui esponenti, con tale sistema, avevano lavoro assicurato nei teatri cittadini per tutto l’inverno fino ad aprile-maggio, quando iniziavano le recite in provincia che si protraevano fino a giugno. E allora si gettavano le basi per le novelle audizioni di Piedigrotta che avrebbero dato impulso alla ricostituzione di un ciclo in cui vivevano in simbiosi attori e pubblico. I luoghi erano il teatro Nuovo, l’Apollo, il Trianon, e altri. E gli attori-cantanti? Erano il fior fiore di un Parnaso locale e rispondevano ai nomi di Aldo e Donato Bruno, Maria Vinci, di Salvatore Cafiero e sua moglie Tina, di Maria Gemmati, Gino Maringola, Anna Walter, Liliana (Elena Cagno), Rino Genovese, Arturo Gigliati, Salvatore Golia, Nina Ondina, Leo Brandi, Maghizzano, Nino Di Napoli, Adele Moretti, e tantissimi altri in cui si fondevano la vigoria dell’attore e le qualità del cantante, di un tipo di cantante che non faceva uso del microfono, e quindi era dotato di un volume vocale di notevole spessore, tale da superare il suono dell’orchestra e giungere direttamente all’orecchio degli spettatori.
    La struttura di uno spettacolo di sceneggiata si articolava secondo una serie di convenzioni che direttamente si collegavano alla tradizione dei comici dell’Arte. Vale a dire che una compagnia di tal genere disponeva di un attor giovane e di una giovane attrice entrambi dotati di qualità vocali e musicali; di una coppia di attori anziani; di una coppia di cantanti-attori comico-brillanti; di una seconda coppia di elementi brillanti; di un generico primario per i ruoli di «cattivo» (in cui eccelleva Rino Genovese); e di parti secondarie per le quali si rendevano disponibili le nuovissime leve, di cui facevano parte Gennarino Palumbo, Rosetta Dei, Rino Marcelli, e tantissimi altri. Di conseguenza, se è vero che uno spettacolo del genere si basava su un testo scritto, è altrettanto vero che, malgrado l’impiego del suggeritore, gli attori in molti casi recitavano a braccio, il che rendeva lo spettacolo vivo e dinamico. Ricordo la canzone «Munasterio ’e Santa Chiara», collegata alla barbara distruzione di un secolare monumento sulle cui rovine pianse in pubblico Benedetto Croce il quattro agosto del 1943. Successivamente, a maggio del 1944, si svolse la tradizionale processione della traslazione delle reliquie di San Gennaro, diretta alla chiesa del Gesù Nuovo anziché a Santa Chiara, in cui di solito avveniva e avviene tuttora la liquefazione del sangue. E ricordo che, giunto l’imbusto del santo presso le macerie del monumentale tempio distrutto, la priora delle parenti di San Gennaro, Esterina Sellitti, fece arrestare di forza la processione e, indicando il cumulo delle rovine, si rivolse al santo gridando: - San Genna’, tiene mente! Tiene mente che t’hanno fatto! Cumme ’o faie, oggi, stu miraculo? Pe’ chi ho faie? - E si accasciò singhiozzando. E san Gennaro entrò al Gesù Nuovo, ma il miracolo non avvenne, per cui il cardinale Ascalesi, alle otto di sera, ricondusse le sante reliquie nel Duomo in un’atmosfera di luttuoso silenzio. E il silenzio venne infranto dalla canzone «Munasterio ’e Santa Chiara», sulla quale mio padre Attilio che lavorava nelle compagnie di Donato Bruno e di Gaspare di Maio, compose un testo teatrale che ebbe un notevole riscontro di pubblico. Allo stesso modo nacque la canzone «Dove sta Zaza’» in riferimento alle donne che sposavano militari d’occupazione ed erano chiamate scherzosamente Zaza’. E a tutte le Zaza’ perdute o rapite nella festa di San Gennaro, si aggiunse il beffardo e cinico ghigno di «Tammurriata nera». In quello stesso tempo, canzoni come «Quatto stelle» o «Simmo ’e Napule paisa’» fecero furore anche in forma di commedie sceneggiate. La prima faceva riferimento al costume di apporre sul bavero della giacca una stelletta d’argento per un congiunto morto sotto i bombardamenti, e l’argomento traeva spunto da un reduce che, tornato a casa, era stato informato che la moglie e i tre figlioletti erano stati sepolti sotto il crollo dell’abitazione dilaniata da una bomba. La tradizione si perpetuò fino al 1952, quando sorse il Festival della canzone napoletana che soppiantò le vecchie audizioni di Piedigrotta. Alla luce di nuovi paradigmi pecuniari, il primato di un brano venne stabilito non più secondo un successo di pubblico popolare, ma secondo nuovi criteri determinati dal consumo indotto dei mezzi audiovisivi. Eliminate le audizioni di Piedigrotta, venne meno il supporto indispensabile al teatro di sceneggiata, per cui le tradizionali compagnie cominciarono ad estinguersi, mentre il pubblico venne sempre più convogliato nel serale intrattenimento televisivo. Ebbe ingloriosa fine la canzone napoletana come genere musicale, e i nuovi prodotti furono diffusi non più attraverso il teatro, i girovaghi posteggiatori o i pianini ambulanti, ma mediante gli audiovisivi o l’attività della musica leggera svolta nei night-club, quando qualsivoglia melodia era ricondotta a un ritmo di ballo (beguine, rumba, mambo, cha-cha-cha, ecc). I cantanti si assoggettarono al microfono, privandosi di quello stile che ancora sprigionava echi profondi dagli armonici vocali, dalla duttilità dei falsetti di Sergio Bruni, di Giacomo Rondinella, Franco Ricci, di Salvatore Papaccio, di Vittorio Parisi. Alcuni anni dopo, Mario Merola ebbe il merito di riproporre il teatro di sceneggiata, pur senza riferirsi alle audizioni di Piedigrotta scomparse, ma, principalmente, facendosi vibrante epigono di un repertorio trascorso che si illuminava ancora di nostalgici riflessi con i prestigiosi titoli di «Mamma perdoname», di «Vierno», di «Lacreme napulitane» e innanzitutto di «Zappatore». Il carisma del Merola risiedeva innanzitutto in uno spessore vocale schietto, senza supporti di amplificazione, il che lo rendeva discendente diretto delle possenti voci teatrali di tenore drammatico, come quelle di Aldo Vinci, di Arturo Gigliati, o di altri. A ciò si aggiunga una presenza scenica di somatica suggestione, un’identità timbrica e un talento istintivo di calamitante oralità comunicativa (benché egli indulgesse chiaramente a un patetismo naïf tutto cuore e viscere). Mario Merola, insomma, rinverdì i fasti di una tradizione al tramonto, rivolgendosi principalmente a un pubblico che aveva vissuto quei fasti e che nell’espressionismo vocale e gestuale del novello Achille della sceneggiata riconosceva l’antico epos, e in esso viveva l’ultimo struggimento d’un tempo giunto al crepuscolo. Per tali motivi, lo volli come interprete di Belfegor nella «Cantata dei pastori» che allestii in televisione nel 1978. Ebbi modo, quindi di sperimentare la sua insospettabile vena ironica. Successivamente, confesso che più volte seguii il Merola con divertimento nelle trasmissioni televisive a fianco di Concetta Mobili, quando egli propagandava i prodotti della esuberante imbonitrice partenopea, promettendo agli sposi un’esecuzione in chiesa dell’«Ave Maria» di Schubert, in stile di ineccepibile sceneggiata matrimoniale. Addio Mario, con te non si è estinta la sceneggiata che già era estinta, e che tu resuscitasti come un Lazzaro da poco sepolto. Con te si estingue per sempre l’ultimo pubblico che assisté a quel prodigio, un pubblico che ti segue tra le ombre dell’Ade sebezio, e che nulla ha da spartire con i seguaci mediatici dei cosiddetti cantanti «neomelodici».

  6. #116
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    ecco, mi sono giustamente sposatata su questo topic...

    La lunga notte del dr. Galvan
    di Daniel Pennac
    con Neri Marcorè
    regia Giorgio Gallione


    Giovane medico del pronto soccorso, Gerard Galvan racconta una folle notte di molti anni prima, quando fra crisi di asma e arti spappolati era stato finalmente notato un uomo seduto su una sedia che ripeteva: "Non mi sento tanto bene". Il malato passa da tutti gli specialisti, convocati d'urgenza a risolvere uno dopo l'altro crisi acute di ogni genere: dall'occlusione intestinale all'esplosione della vescica, all'attacco epilettico. Rimasto accanto al suo letto, Galvan si addormenta e al mattino il malato non c'è più. È morto? È sparito? Dove è stato portato? Galvan non sa neppure come si chiama. Nessuno lo sa. Ma il paziente riappare e le cose che dirà e farà saranno per il buon Galvan la fine di un sogno.

  7. #117
    Senior Member L'avatar di danibi
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    Caspita non immaginavo che la trama fosse questa, è interessantissimo (hai presente dove lavoro vero?)
    Hai il calendario degli spettacoli? o mi sai dire dove lo trovo?
    Mi piacerebbe vederlo!

  8. #118
    Senior Member L'avatar di silviaf26
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    tu a teatro dove vai di solito? Monza? Milano?

    a Milano lo hanno già dato ma prova a cercare su http://www.teatro.org
    (selezionando Galvan e la provincia di tuo interesse dovresti trovare la programmazione...)

  9. #119
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    Oggi è l'ultima data dello spettacolo di Daniele Luttazzi che andrà in tutta Italia, peccato essermene accorta tardi, mi sarebbe piaciuto!
    Per le altre date:
    http://www.danieleluttazzi.it/
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  10. #120
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    ma allora Barracuda 2007 cos'è?
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    "Il viaggio è una porta attraverso la quale si esce dalla realtà nota e si entra in un’altra realtà inesplorata, che somiglia al sogno"

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