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Discussione: Ruanda Uganda self drive e amenità

  1. #1
    Senior Member L'avatar di Mononeurone
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    Ruanda Uganda self drive e amenità

    Per la maggior parte della gente il Ruanda è un paese del tutto sconosciuto, qualcuno lo ricorda per i fatti di sangue avvenuti fra Hutu e Tutsi, i più grazie al bellissimo film Hotel Ruanda. Come gran parte dell'africa, nell'immaginario collettivo, è visto come un antro oscuro, abitato da straccioni poco civilizzati, selvatici, spietati e, se si accenna all'Uganda, magari ancora un po' cannibali, Idi Dada Amin ebbe un certo riscontro mediatico. Ovviamente all'annuncio di stare per intraprendere un viaggio in autonomia, con l'auto a nolo, in due, pure in campeggio si subisce la domanda di rito: Ma non avete paura? La quale ha un retrogusto di: Siete scemi! Essendo tornati integri, completi di tutte le nostre più succulente parti corporee e persino soddisfatti, possiamo assolutamente smentire questi luoghi comuni ed incoraggiarne la visita.
    Siamo partiti da Kigali e costeggiando la rift valley albertina abbiamo raggiunto il remoto ed avventuroso parco del Kidepo ai confini con il Sudan, per tornare in seguito ad Entebbe sulle rive del lago Vittoria dopo esserci immersi nel Nilo. Unica prenotazione, peraltro obbligatoria, il gorilla trek ai monti Virunga, tutto il resto “free”. Viaggio non sempre facile ed a tratti anche piuttosto duro, ma intenso, remunerativo ed assolutamente consigliato.



  2. #2
    Senior Member L'avatar di leander
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    Re: Ruanda Uganda self drive e amenità

    Un inizio stimolante, già pregusto il seguito.
    Adelante!

  3. #3
    Senior Member L'avatar di ortensia
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    Re: Ruanda Uganda self drive e amenità

    Sono proprio curiosa.
    Ho un'amica ruandese e ho visto diverse foto di questo paese non solo sotto l'aspetto turistico...altro che paese remoto, mi è sembrato la Svizzera colonizzata dai cinesi. Ma lascio a te la parola.

  4. #4
    Administrator L'avatar di Ricky
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    Re: Ruanda Uganda self drive e amenità

    Come un perfetto incantatore di serpenti, o meglio ancora un pescatore di lungo corso... Butta là l'amo e aspetta i pesciolini, fingendo di sparire.
    Io ho già abboccato, aspetto il resto!

  5. #5
    Senior Member L'avatar di Mononeurone
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    Re: Ruanda Uganda self drive e amenità

    Ortensia: la tua amica non ha tutti i torti; bella la definizione!
    Ricky: Te vist che toc di class la gift!!!! A volte mi stupisco di me stesso....

  6. #6
    Senior Member L'avatar di danibi
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    Re: Ruanda Uganda self drive e amenità

    Ovviamente, tra il pubblico, ci sono anche io.

    Però perchè non tenere tutto raccolto in un unico topic, quello già esistente, dove, peraltro, hai scritto qualche cosa prima della partenza.

  7. #7
    Administrator L'avatar di Ricky
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    Re: Ruanda Uganda self drive e amenità

    Ricky: Te vist che toc di class la gift!!!! A volte mi stupisco di me stesso....
    La classe non è acqua...

  8. #8
    Senior Member L'avatar di Mononeurone
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    Re: Ruanda Uganda self drive e amenità

    Volo via Doha con l'ottima Qatar Airways ed atterraggio a Kigali nel pomeriggio.

    La prima sorpresa è all'arrivo all'aeroporto di Kigali. All'uscita dello stesso una solerte guardia con aria molto seria ci indica il sacchetto di plastica del duty free e sentenzia un chiaro: "not allowed" e lo sequestra. In Ruanda i sacchetti di plastica sono proibiti, infatti non se ne trova uno in tutto il paese. Non male come lezione di civiltà per essere nel terzo mondo.

    Alloggiamo allo Step Town Hotel, di media categoria, 60 $ a notte, molto buono, carino, pulito, in una strada sterrata e piena di buche a 10 minuti a piedi in salita, 5 al ritorno, dal centro e dal Mall, in effetti saranno non più di 6/700 metri ma sembra di essere in piena periferia. Cena ottima a 12.000,00 CFA. http://step-town.com/ Tel (+250) 252 500 042/ 252 500 056 Mobile: (+250)(0)785005662
    KIGALI, più che una città è un grande villaggio desiderosa di uno sviluppo molto al di là da venire e, nonostante le strade sconnesse in terra battuta, come tutto il paese, è linda, pulita ed ordinata, non offre molto ma è piacevolmente fresca e tranquilla.
    Non facciamo molto i turisti, essendo già metà pomeriggio ci prepariamo per i prossimi giorni. Sotto il Mall c'è un ben fornito centro commerciale dove ci riforniamo di tutto quello che servirà per il prosieguo del viaggio, scatolette, pasta, sale, olio, acqua, la bacinella di plastica, ma quante ne abbiamo regalate in giro per il mondo?, il detersivo e le spugnette. Si trovano anche le bombole del camping gas, quelle grosse con il filetto da mezzo pollice ma purtroppo non c'è il fornello, il nostro non è compatibile. Ci compriamo allora un braciere a carbonella, molto tipico ed usato da queste parti. I prezzi sono piuttosto elevati, il Ruanda non è un paese molto economico. Nell'edificio ci sono anche banche, cambiavalute ed i negozi più trend. A sera ci consegnano il catafalco, cioè la macchina, una robustissima quanto lenta e rigida come un comò Mazda levante 4WD.
    La mattina seguente, caricata l’immonda quantità di masserizie sul mezzo, dopo un altra sosta non prevista per un ulteriore cambio di valuta, visti i prezzi della benzina ed in generale, si parte. Non facciamo un km che un poliziotto in piena sindrome da divisa ci fa un check up completo ai fatiscenti documenti, una serie di fotocopie sgualcite e semi illeggibili, fortunatamente è piuttosto veloce nell'espletare, si limita a redarguirci blandamente con sguardo pietoso ed in pochi minuti raggiungiamo il MAUSOLEO DEL GENOCIDIO.

  9. #9
    Senior Member L'avatar di Mononeurone
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    Re: Ruanda Uganda self drive e amenità

    La visita al museo di Kigali non posso dire sia stata la scoperta di qualcosa che non conoscevo ma nemmeno posso negare che mi abbia colpito molto.Il percorso, molto ben strutturato in una sequenza di sale che, con fotografie, articoli, audiovisivi, resoconti, racconti di chi ha vissuto quei momenti da ambo le parti, ha aperto una finestra sopra una realtà rivelatasi molto più articolata, interessante e significativa di ciò che immaginavo, tanto da spronarmi a documentarmi molto al ritorno. Nonostante la consapevolezza che se non avessi visitato prima il museo non avrei avuto le informazioni su cosa ricercare, il rammarico per essere arrivato li impreparato è grande, tornassi ora vedrei sicuramente con altri occhi.



    Quello che segue non ha a che fare direttamente con il viaggio, è un sunto il più stretto possibile del materiale raccolto e letto riguardo al genocidio ruandese. Può essere tranquillamente saltato se non si è interessati o di umore giusto ma mi auguro stimoli e dia spunto incuriosendo chi s’accinga a recarsi nella regione dei laghi o solamente ami l’africa, oppure quello che si vuole, a scoprire vicende storiche diverse, a sfatare certi luoghi comuni e, sopratutto, a scoprire realtà non poi così distanti dalle nostre.

    Consiglio comunque la lettura dell’articolo dalla radio al machete, link in basso.

  10. #10
    Senior Member L'avatar di Mononeurone
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    Re: Ruanda Uganda self drive e amenità

    Riallacciandomi alla prefazione, l'attenzione dei media occidentali dell’epoca riguardo al genocidio ruandese ha probabilmente posto in essere i più triti luoghi comuni nel riportare i fatti accaduti, presentandoli come uno dei tanti conflitti caotici ed endemici di cui l'africa è inevitabilmente afflitta, liquidandolo per lo più come un cruento scontro tribale fra differenti etnie. La realtà fu decisamente più complessa ed articolata e, per progettazione e caratteristiche, più simile a fatti analoghi avvenuti fuori dal continente.
    Di "etnico" nel genocidio Ruandese c'è ben poco e aiuta nella comprensione l’antropologia . Le supposte diverse origini, bantù gli hutu e nilotici i tutsi, sono ancora oggi oggetto di discussione fra gli antropologi e la tesi più accreditata propende per una genesi comune. In ogni caso. attualmente, dopo secoli di miscelazione, essi sono morfologicamente indistinguibili per il 80% della popolazione, (94% secondo wikipedia) e condividono la stessa cultura, lingua e persino il dna.
    Fino all'avvento del colonialismo, semplificando, essere hutu o tutsi era indicazione di uno stato socioeconomico, agricoltori i primi, allevatori i secondi, con gli hutu nel ruolo di subalterni ai più ricchi tutsi in una sorta di sistema feudale ed era possibile, qual’ora mutassero le condizioni, passare dall’una all’altra. Le cose cambiano con l'avvento dei tedeschi prima e dei belgi dopo, i quali di fatto, creano due veri e propri gruppi etnici su base classista, differenziandoli secondo i concetti razziali dell’epoca, scomodando persino il mito hamitico a giustificazione, ponendoli in forte contrasto fra loro, creando così le premesse di un conflitto mai manifestatosi in precedenza.
    Con l’indipendenza lo scontro è immediato e vede l’instaurazione di un regime hutu che porterà ad una diaspora tutsi ed ad un continuo stato d’instabilità sfociato in almeno due vere e proprie guerre civili, una delle quali risolta grazie all’intervento diretto dei militari francesi.
    Se il colonialismo ed i disagi socioeconomici da esso causati ne crearono le premesse la vera motivazione del genocidio fu politica, esso fu deliberatamente pianificato, organizzato e realizzato nei dettagli da una classe dirigente senza scrupoli, all’unico scopo di conquistare e mantenere il potere. Infatti la prima ondata di violenza si abbatté sugli hutu stessi, volta all’eliminazione fisica di avversari politici, non allineati o scomodi per poi riversarsi sui tutsi, antagonisti nella lotta per il potere.
    La pace di Arusha del 93, la quale avrebbe dovuto porre fine alla guerra civile, l’invio dei caschi blu Onu ed il processo di democratizzazione e divisione dei poteri conseguente avrebbero privato la classe dirigente hutu della supremazia fino ad allora detenuta, cresce così l’estremismo hutu e vengono allora pianificati, da parte di una frangia reazionaria ma minoritaria, il colpo di stato e la pulizia etnica. Il supporto ideologico per attuare una soluzione finale di tali dimensioni, senza il quale non si sarebbero potute coalizzare le masse fu l’ ”Hutu Power”, movimento nato negli anni 50 con il “manifesto di BaHutu”, (http://www.dillinger.it/il-manifesto-ba ... 53040.html), dichiarazione d’emancipazione redatta da un gruppo d’intellettuali estremisti con il patrocinio della chiesa cattolica e la collaborazione dei Padri Bianchi con probabili intenti socialdemocratici ma in realtà vero e proprio manifesto di divisione razziale, al quale padrini così prestigiosi forniscono autorevolezza e credibilità.
    L’ideologia, fortemente intrisa di religione, in uno dei paesi più cristiani d’africa fu una leva propagandistica estremamente efficace grazie anche all’appoggio, mai messo in discussione, dato da parte delle gerarchie ecclesiastiche al regime dell’hutu power e vide la partecipazione attiva negli eccidi di un gran numero di religiosi. Molti dei quali ancora oggi, indisturbati, gestiscono parrocchie, ed altri, inclusi soggetti che si macchiarono di particolari atrocità e perciò sottoposti a mandato di cattura dell'Onu, trovarono rifugio all'estero, anche in Italia. Qualcuno scoperto ed identificato ebbe processo e condanna solo dopo una durissima battaglia legale per vincere le resistenze del Vaticano e degli stati ospitanti fino ad ottenerne l'estradizione.

    http://www.corriere.it/esteri/08_marzo_ ... c667.shtml .
    http://www.trial-ch.org/en/ressources/t ... ofile.html

    Se le chiese hanno avuto un ruolo quanto meno ambiguo è giusto ricordare che un terzo del clero nel silenzio generale scompariva sotto i colpi di machete.

    http://www.terrelibere.org/doc/la-chies ... andi-laghi

    L’hutu power cresce con il tempo fino ad evolversi in partito politico oltranzista e xenofobo dal cui interno nascerà la milizia interhamwe, il braccio armato principale responsabile degli eccidi e dai cui vertici verrà ideato, pianificato e messo in atto il genocidio. Cresce grazie anche al sostegno della Francia il cui coinvolgimento andò ben oltre l’appoggio politico e vide, oltre all’intervento militare del ’93, un cospicuo finanziamento, armamento ed addestramento sia dei militari che delle milizie. L’interesse dei francesi a mantenere una zona francofona e di sfruttamento delle risorse è a tutt’oggi ancora molto vivo e l’instabilità del Congo è li a dimostrarlo.



    Una analisi particolare va fatta riguardo al ruolo dei media senza i quali il genocidio non avrebbe potuto essere realizzato o per lo meno non avrebbe avuto le conseguenze che ebbe e che rende i fatti del Ruanda particolarmente significativi su come i mezzi d’informazione possano incidere sugli eventi. La macchina propagandistica, degna del più ispirato Goebels messa in atto, fu in grado di seminare, spargere incrementare e canalizzare il risentimento hutu fino a portarlo alle estreme conseguenze ed alla fine avere anche un ruolo attivo. Radio e giornali in 4 anni di mirata propaganda furono in grado di trasformare gente comune in spietati carnefici, contadini analfabeti in estremisti razzisti, raggiungendo anche le più remote località, con messaggi semplici, mirati, a volte solo vignette divertenti ma di facile comprensione ad una popolazione spesso analfabeta.. Non per nulla, il tribunale dell'Onu ha condannato i responsabili dei media al pari degli esecutori materiali creando un precedente importante. Vere e proprie liste d’eliminazione venivano trasmesse per radio corredate da informazioni logistiche ed istruzioni per le squadre della morte.
    Fu un vero e proprio laboratorio moderno di controllo delle masse, il quale, pur dotato di mezzi di basso livello, fu efficiente e completo, dalla preparazione all’esecuzione.


    Visitando la sala dedicata ai media del museo non è possibile non notare le analogie fra la retorica usata in Ruanda allora e quella utilizzata oggi in Italia e non solo, ovviamente, da parte di diverse forze politiche e sociali, costruita su luoghi comuni, slogan banali sostitutivi di qualsiasi concetto ed idealizzazione di un nemico verso il quale indirizzare l’attenzione della massa distogliendola dal proprio operato e responsabilità.
    L'ultima sala del museo dedicata ai genocidi del passato, Harare, Shoà, Armenia, ecc, rende ancora più tangibile il senso d'inquietudine lasciato dalla precedente essendo ulteriormente evidente, al di là della posizione geografica, dell'ideologia, della religione o delle "etnie" coinvolte il denominatore che li accomuna Un denominatore che nasce da frustrazione e disagio, alimentato anche dall’incertezza e dalle difficoltà economiche ma composto principalmente da povertà di spirito, facilmente veicolabile fino ai suoi sbocchi naturali, l’intolleranza e la xenofobia, qui mi permetto una riflessione personale, verso i quali abbiamo una sola arma di difesa: la cultura, unico mezzo disponibile per sviluppare un senso critico. Come diceva il nostro ex ministro forse non riempirà la pancia ma potrebbe aiutare a salvare la vita.

    Il bellissimo articolo”Dalla radio al machete”

    http://www.afromagazine.it/docs/fram/afro6_page26.pdf

    Per saperne di più

    http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=& ... O8xJS1YNVw

    http://www.intermarx.com/ossinter/ruanda.html

    http://www.politika.bz.it/pdf/Zanotti_Werner_tesi.pdf


    All'esterno si trova il semplice sacrario dove riposano le spoglie di circa 250.000 persone ed il muro del ricordo con i nomi di migliaia di vittime. Non è una visita breve, necessita di almeno un paio d'ore. L'entrata è libera e gratuita.






    http://www.kigalimemorialcentre.org

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