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Discussione: Gavdos

  1. #61
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    che accoglie con sonori ragli chi gli porta il mangime del mattino. Ma mi riaddormento senza problemi. Nel corso della notte è mancata la luce e nonè ancora tornata, il che succederà anche qualche giorno dopo, ma ci dicono che l'erogazione è piuttosto irregolare: tanto non importa, che sarà mai non farsi la barba per un giorno!
    Davanti agli studio è stato costruito un pergolato sotto cui passeremo l'ora postbalneare pre-cena visitati fra l'altro da una cicala

    che abbandona momentaneamente i circostanti ginepri e da vari gattini.

    Nei livelli inferiori ed all' ingresso ci sono delle strutture più moderne (ho visto delle date 2002 e 2005 siglate nel cemento).
    Il giardino, ancora in corso di sistemazione ha comunque bei fiori ad ameni vialetti. Al livello più basso della struttura dove nella cinta di immancabile rete elettrosaldata si apre in cancelletto che porta in spiaggia, c'è ancora la sabbia vergine.
    Come da istruzioni ricevute usciamo, attraversiamo la strada e troviamo la taverna annessa


    dove c'è un servizio a buffet con un po' di tutto (pane, bifette, brioches, miele sfuso, marmellate confezionate, uova sode, frutta, spremuta, the, latte, ecc.).


    La struttura è gestita da due signore greche, un aiutante anche greco, un ragazzo filippino, a nome Carlos, ed un ragazzo - credo bulgaro, a nome Vassili - (che ha settato il computer a disposizione degli ospiti con tastiera in cirillico... voglio vedervi a digitare www.libero.it!).
    Osservazione malignetta: ma sarà vero che in Grecia c'è tutta questa disoccupazione?
    Eubea, Corfù, Paxos, Karpathos, Creta (X 4), Gavdos, Rodi, Citera, Anticitera, Stampalia, Milo, Santorini, Andros, Lemno, Chio, Skiathos

  2. #62
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    Colazione in terrazza.
    La gestrice si offre di farci due panini imbottiti e darci 3 litri di minerale bella fresca da portare in spiaggia al prezzo di 4 euro. Questi per 6 giorni saranno i nostri pranzi.
    E siamo pronti per partire alla scoperta.
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  3. #63
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    In realtà siamo ancora stanchi per le peripezie del viaggio e decidiamo di passare tutta la giornata nella spiaggia più ovvia, quella di sarakiniko, che è sotto casa, semivuota, enorme, con qualche taverna affacciata sulla sabbia


    La rivedremo anche in altre condizioni di luce ed è in effetti molto bella anche se è la più a portata di mano dei turisti.

    Sottoi ginepri cominciamo a capire che ci sono le tendine dei campeggiatori liberi, comunque riusciamo a ricavarci un nostro spazio.
    Il fondale della baia è sabbioso; si tocca anche a grande distanza dalla riva. Nuoto alla mattina ed al pomeriggio intorno ed al di là dei promontori a destra ed a sinistra. A destra sono piuttosto belli.
    Passimo una giornata di assoluto relax.
    Alla sera facciamo una puntata a ved re il tramonto al faro.


    Arriviamo appena in tempo per vedere l’heliovasilema laggiù verso ponente.


    L’aria è tersa per il maestrale. Tutto lo skyline di creta da Elafonissi verso est finchè l’ombra della sera che avanza cancella dall’orizzonte la terra di Minosse…
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  4. #64
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    Piccola spesa al minimarket annesso d una taverna di Sarakiniko e poi cena da Manolis, psarotaverna citata e consigliata in un forum della “concorrenza”…
    In effetti il baffuto proprietario – che ha fatto una teatrale comparsa da nume tutelare dopo le 22:00, così per farsi vedere – è uno dei pochi residenti stabili di Gavdos, ed uno dei due dotati di peschereccio. La moglie, che di solito sta a Creta, lo raggiunge quando la taverna è aperta.
    Il pesce è in effetti fresco, ci sono degli scorfani enormi che sembrano dipinti tanto sono rossi, ma i prezzi non sono più quelli del tipo “…un’aragosta a 15 euro”.
    Si sceglie il pesce nella teca refrigerata. Noi prendiamo (oltre a due antipasti- vouriki e fava - e 1 litro di retsina) due grosse triglie e due pesci “tipici cretesi” di cui mi sfugge il nome, cucinati peraltro magistralmente alla brace e paghiamo 44 Euro. E’ la prima sera e vogliamo festeggiare…
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  5. #65
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    5 luglio – quarto giorno

    Ci svegliamo di buon’ora e – dopo la solita colazione- decidiamo di andare ad Aghios Yoannis, la spiaggia più nota.
    La strada finisce vicino a due taverne, una delle quali –“Sofia”- ha anche studio e stanze.
    L’altra – Theofilos Libikon – la proveremo giorni dopo. L’ultimo è un Kafenio che mete anche a disposizione dei saccopelisti una rudimentale doccia.
    Essendo le 8:45 notiamo con una certa sorpresa una diecina di macchine nel posteggio. Scopriremo poi che sono le macchine di alcuni che si sonon stanziati in tenda sulle spiagge successive.
    Si scende un viottolo, si oltrepassa il letto secco di un torrente e si risaledala parte opposta. Ci si trova quasi subito sulla sabbia dell’enorme duna di Sghio Yoannis. Il sentiero è ottimamente segnalato con paline, segnavia, cartelli esplicativi della riserva naturale, delle specificità e dei risschi che corre. Seguono raccomandazioni varie per preservarel’ambiente.
    Due su tutte: i ginepri – alcuni dei quali hanno anche 150 anni – sono ovviamente un’attrattiva per l’ombra. Bisognerebbe mettersi solamente sotto quelli in piano (cosa che non succede), perché se la sabbia è in pendio, a causa del calpestio viene smossa, frana a valle e le radici restano scoperte. E la pianta dopo un po’ muore. L’unica alternativa sarebbe recintare tutto e riempire di divieti come hanno fatto ad Elafonissi, ma non sarebbe più il posto lontano dalla civiltà che è adesso.
    Altro rischio: il rinnovamento naturale è buono, la disseminazione anche, però i virgulti di ginepro appena nati rischiano di venire calpestati,

    bisogna quindi muoversi sugli itinerari segnati. E attenzione: in certi punti più esposti qualcuno ha segnalato le piantine con dei cerchi di pietre.

    Cerchiamo di fare in modo che anche i nostri figli e nipoti possano godersi quest’isola come noi la vediamo adesso.
    La spiaggia è molto bella.

    A quest’ora sembra che ci sia poca gente. Ci divertiamo anche noi…


    Poi man mano che la giornata avanza tanti escono dalle tendine nascoste nella vegetazione, per lo più in costume adamitica
    Dopo un po’ c’è un bel movimento di “aiuole” e “ciondoli”…
    Noteremo poi che – essendo questa la più facilmente raggiungibile (20 minuti di sentiero)

    è quella preferita da persone anche di una certa età o da famiglie con bambini. Inoltre se non si ha voglia di farsi da mangiare si va alle taverne e poi si torna alla tenda con la pila o alla luce della luna. Sotto i cedri o nel mare ci si puòanche scambiare delle affettività…
    Alla spiaggia successiva (Lavrakas, ne parleremo) l’età media è molto più bassa.
    Nelle mie due nuotate esploro i fondali, ma qui non mi sembrano eccezionali
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  6. #66
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    Verso le 18:00 ce ne veniamo via.
    Stassera andiamo a mangiare nel “capoluogo”… si fa per dire.
    INerpicndoci per le dolci pendici dell’isola, su una strada costeggiata da pini e ginepri, saliamo a Kastri, che sorge sui 300 metri s.l.m. in mezzo a pascoli e campi.
    E questa è una caratteristica dell’isola: le capre non la fanno da padrone. Ce ne sono naturalmente, e anche pecore, ma, mentre nelle Cicladi le capre sono libere ed i coltivi sono recintati, qui le pecore e le capre sono al chiuso

    e si notano campi coltivati, (grano e altri cereali), orti, qualche pianta da frutta, rari oliveti e vigne, e tante, tante conifere.
    Ci sono pochi oleandri, che nelle Cicladi ed anche a Creta sono le uniche cose che le capre non mangiano e perciò alla fine prevalgono.

    Kastri è un piccolo grumo di case

    dove sorge la chiesa,

    la scuola elementare,

    una caserma dei vigili del fuoco (molto presenti sull’isola, fanno la ronda anche di notte giustamente), il monumento ai caduti

    (incredibile il numero di caduti nelle due guerre mondiali) e la taverna Steki Gogo’s.

    Vuol dire “Il posto di Giorgia”. E in effetti Giorgia, il marito e la figlia ci accolgono con semplicità e amicizia.

    E’ proprio la tipica taverna grecadi una volta, il luogo di ritrovo di giovani e vecchi, con qualche tavolo occupato anche da turisti. Una cucina semplice e familiare. Un cliente ha chiesto un’insalata verde, lei ha passato una piccola recinzione che separa i tavolini dal’orto ed è tornata con un bel cespo di lattuga.
    Gattini varii movimentano l’ambiente.


    Prezzi bassi: una cena da togliersi la fame in due

    con abbondanti mithos per reidratarsi dopo 8 ore in spiaggia a 23 euro.
    Nel buio della notte torniamo al nostro lettuccio
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  7. #67
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    Non so se gavdos possa fare per me, ma seguo i tuoi racconti con curiosità: belle foto!

  8. #68
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    6 luglio – quinto giorno

    Stamattina ci svegliamo presto, alle 8 abbiamo già finito la colazione, mandiamo una mail al sig. Consolas per ribadire la richiesta di precedenti telefonate volte ad assicurarci che le prenotazioni sul traghetto del ritorno ci siano: gli chiediamo anche di trovarci un albergo per le ultime due notti a Sfakià, visto che sbarcheremo lì. L’indomani ci confermerà tutto con efficienza che ci tranquillizza.
    Il mare d'altronde continua ad essere passabilmente tranquillo. A colazione c’è un gruppo di greci che è venuto a Gavdos per fare pesca subacquea.
    Conosciamo un gruppo di signore toscane che passano addirittura alcune settimane nell’isola ogni anno.
    La meta di oggi è Lavrakas: è un gruppo di spiagge al di là di Aghios Yoannis.
    Chiariamo subito che quello che si legge in rete sulle via d’accesso è superato.
    Si lascia la macchina al posteggio di Aghios Yoannis, si fa inizialmente lo stesso itinerario, si attraversa tutta la spiaggia. All’estremità opposta si vede chiaramente il sentiero che si inerpica sul promontorio su cui sorge la cappelletta omonima. Forse è anche vero che si potrebbe passare a guado (con mare calmo, perché l’acqua non è poi così bassa e ci sono scogli)

    ma è meglio farsi la salita sul bel sentiero tracciato recentemente. Un tempo era stata messa una recinzione per impedire che la gente si avventurasse su di lì e franasse in mare, rete i cui residui non sono stati rimossi…

    Passiamo davanti ad una signora che fa colazione davanti alla sua tendina in fondo alla spiaggia, la abbiamo già vista e salutata ieri, la salutiamo oggi, la rivedremo domani. Siamo diventati amici…
    Al di là del promontorio si discende e si cominciano a costeggiare piccolissime lunette di sabbia, che purtroppo mi sembrano in erosione.


    Poi la sabbia si allarga in una spiaggia dove qualcuno si è costruito una casetta di pietre a secco intorno ad un ginepro, e, dopo un ulteriore promontorio si apre la prima grande, immensa spiaggia di Lavrakas.

    La percorriamo quasi tutta, troviamo un ginepro di nostro gradimento e ci sistemiamo.
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  9. #69
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    Salgo sulla duna per fare delle foto dall’alto



    e mi accorgo che sulla cresta ci sono due o tre tendine nascoste. Dopo un po’ (manca poco alle 10, il tempo di cammino dalla macchina è circa 1 ora) da due di esse esce un gruppetto di ragazze greche che si stanzia sotto un altro albero.
    Faccio le mie foto e le riprese con circospezione e inquadrando mai le tende. Non vorrei che pensassero “… ecco il solito italiano che fa le foto di nascosto alle donne nude…”
    Verso l’ora di pranzo compare un tizio di un’altra tenda che scende a “lavare” le stoviglie con la sabbia ed a sciacquarle in mare.
    I fondali qui sono molto belli e variati, faccio le mie solite nuotate e tornando da quella del mattino trovo una stella marina e – dopo averla fotografata – la ributto in mare.

    Una particolarità che rende questa spiaggia ideale per fare campeggio libero è che ci sono ben due pozzi di acqua dolce e potabile, freschissima. Nell’ora più calda mia moglie – stile samaritana al pozzo – mi getterà delle belle secchiate addosso.


    Nell’ora della pennica ci viene a trovare un visitatore… che pietisce qualche avanzo, ma ci siamo sbafati tutto.

    Siamo affascinati dalle formazioni rocciose.

    Tra l’altro, nuotando verso ovest sono arrivato al promontorio davanti all’ isoletta di Ghaiduronissi dove c’è una roccia a forma di orso.

    Quando si fa ora di ripartire approfitto che mentre vado al pozzo a rifornirmi d’acqua c’è una delle ragazze che fa la stessa cosa e le chiedo dove passa il sentiero per andare a Pyrgos, la nostra meta dell’indomani. Mi spiega che si può seguire tutta la linea di costa sul “path” segnalato, oppure si può risalire un “river” (che mi sembra una parola grossa per un letto quasi disseccato…) e tagliare per dune. E’ più “short”.
    Mia moglie commenta che le informazioni sono andato a chiederle proprio alla tipa più giovane e carina della spiaggia…
    In effetti non c’era molta scelta. Quelle, cinque erano. La squinzia, se capita capita!
    Vabbè. Sulla via del ritorno faccio ancora qualche foto affascinato dalla limpidezza dell’acqua e … dalla casetta dei miei sogni.
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  10. #70
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    Alla sera

    decidiamo di fare un salto al porto

    (che è deserto, senza yacht, con pochissime barchette ed due pescherecci) e poi di andare a mangiare a Korfos, sulla costa est.
    Il posto non è un gran che. Funge da punto di partenza del sentiero per Tripiti, il cui imbocco è insolitamente ben segnalato per gli standard greci. C’è una spiaggia ghiaiosa dove hanno piantato qualche tamerice.

    C’è però una graziosa taverna quasi sull’arenile. Il proprietario parla solo greco e ci fa andare in cucina a scegliere cosa mangiare. Il capretto è un “must”. Mia moglie va sulle verdure ripiene e suvlaki. Io mi gusto anche una specie di minestrone. Retsina in abbondanza. Raki e melone offerti. 24 Euro. Ci sta. Tanto a Gavdos chi ti fa l’etilometro…?
    Torniamo a casa e siamo in vena di romanticherie, perciò scendiamo al buio il sentierino che ci porta in spiaggia (mandare a mente i punti di riferimento, sennò ti saluto a ritrovarlo al ritorno…) e ci andiamo a distendere sulla sabbia ancora calda. Sopra di noi le stelle. Intorno a noi il buio. Davanti a noi il mare. Scusate, ma ho citato una delle colonne sonore dei nostri vent’anni…
    “oh mare nero, mare nero, mare ne.., tu eri chiara e trasparente come me…”.
    Mia moglie mi ha perdonato il colloquio con la squinzia…
    A un certo punto ho dovuto mantenere una promessa fatta a mia figlia.
    Premessa: a volte mi invento delle favole della buona notte per i bambini ed una sera qualche tempo fa ho raccontato della ninfa Anfitride che nuotava nelle acque limpide della Grecia ed un giorno Poseidone la vide e volle prenderla in moglie. Sorse perciò dalle acque, la caricò sul suo carro tirato dai delfini – quei delfini che a Gavdos dovrebbero essere numerosi, ma purtroppo non abbiamo mai visti – e la portò in una bellissima grotta sottomarina – e di quelle ne ho trovate parecchie – dove le rocce piene di diamanti luccicavano alla luce della luna resa azzurra dall’acqua. Anche la sabbia era fatta di polvere di diamanti ed Anfitride se ne cosparse la pelle come se fosse cipria. Poi, presa dalla voglia di nuotare si tuffò in mare ed il luccicore si sparse intorno a lei e rimase in sospensione nel mare. E così ancora oggi, se uno di notte muove le braccia e le gambe nell’acqua, può vedere un bagliore fosforescente intorno a se. Mia figlia addormentandosi mi chiese di fare il bagno di notte per vedere lo scintillio.
    Erano più di vent’anni che non vedevo le nottiluche.
    Non ci speravo nemmeno. Ma incredibilmente mentre nuotavo la cipria di Anfitride si è manifestata come un alone luminoso intorno a me. Promessa mantenuta.
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