La sagra di San Bello a Berbenno

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La sagra di San Bello a Berbenno

In un alternarsi di sacro e profano, si celebra uno dei Santi più venerati della ValtellinaE' la festa più importante della vallata, si tiene nella frazione Monastero. L'origine della sagra è assai antica ed è legata, secondo la leggenda, alla figura di un celebre frate dell'Ordine degli Umiliati: Fra Benigno, al secolo Ippolito de' Medici, appartenente alla nobile famiglia fiorentina.
Benigno o Giovanni Ippolito, come fu chiamato alla nascita, era di bell’aspetto, tanto che familiarmente gli fu dato il soprannome di Bello. E conservò sempre un portamento distinto e cura nell’abbigliamento, anche se sotto portava il cilicio di penitenza.
La sua vita fu un continuo peregrinare per diffondere la pratica della preghiera e dell’aiuto al prossimo: dapprima, per nove anni, alla corte di Francia, chiamato dal re per la sua voce angelica, poi in Sicilia, in Spagna, in Svizzera e nei Grigioni, in Valtellina e in Valchiavenna, nel Veneto, nel Trentino, nella Bergamasca, morendo infine ad Assoviuno, che prenderà in seguito il nome di Monastero, sul versante retico tra Ardenno e Berbenno. Tornò in Toscana tre volte, a Firenze, a Pisa e a Volterra, per mettere pace durante le cospirazioni contro i Medici, che stavano imponendo la loro egemonia.
A 86 anni compiuti, dopo aver toccato un centinaio di località con l’intenzione di fondare nuovi conventi, si mise alla ricerca di una sede definitiva in Valtellina e Valchiavenna; scartata l’abbazia a Dona presso Prata perché in precarie condizioni, optò per Assoviuno, dove nel 1294 era stato fondato un convento.
Benigno, uomo di notevole cultura religiosa, laureato in teologia, condusse sempre una vita di rinuncia senza mai ostentarlo e, a conferma della sua volontà di penitenza, nel 1401 passò dall’Ordine degli Umiliati a quello più rigoroso degli Eremitani di San Gerolamo di Fiesole.
Già prima della sua morte era considerato santo dal popolo; subito dopo fiorì il suo culto e la sua festa, presente nel Martirologio stampato nel 1675, venne fissata al 12 febbraio e continua ancor oggi ad esercitare un forte richiamo in Valle.

Con l’atmosfera festaiola, la profusione di vino Maroggia e la preparazione di gustose pietanze a base di gallina lessa in una cornice di richiami folcloristici e serate danzanti, coesiste a Monastero una devozione sentita a San Bello con canti che sanno d’antico e l’urna con le reliquie del Beato Benigno da portare per le vie del paese.
La festività di San Bello è molto sentita presso le locali comunità e gode di una calorosa partecipazione con afflusso di numerose persone principalmente dal bacino della media Valtellina ma è anche molto conosciuta a livello provinciale.
La tradizione racconta di folte schiere di fedeli che salivano a piedi fino a Monastero per onorare il Santo. Qualcuno portava seco un modesto ed improvvisato pasto da consumarsi all’aperto prima di riprendere a sera il viaggio di ritorno, dopo il suono dell’Ave Maria. Chi invece se lo poteva permettere, saliva di buon mattino la ripida mulattiera per andare alla ricerca del posto dove si stavano cuocendo le galline. Nei tempi più remoti alcuni contadini preparavano grossi pentoloni (pochi per la verità), che mettevano a bollire all’aperto entro i quali sarebbero state, poco più avanti, adeguatamente collocate le galline ruspanti allevate nel paese ed offerte contro adeguato compenso.
Le galline bollite venivano esitate tutte allo stesso prezzo scatenando gli intervenuti in una gara a chi riuscisse di pescare la più bella. Armati di lunghi forchettoni e disposti intorno ai pentoloni si cimentavano così in questa singolare tenzone; il pasto poi veniva consumato all’aperto in allegria. Sì, all’aperto nonostante fosse il 12 di febbraio e la stagione non è la più calda. Però, in questo paesino risplende un sole che è un incanto, dal mattino alla sera, anche al 12 di febbraio. Se poi consideriamo che la gallina veniva accompagnata dal corposo e delizioso vino prodotto direttamente nella sottostante zona di Maroggia, non c’è freddo che tenga.

Dalle consumazioni all'aperto al ritrovarsi a pasteggiare nei ristoranti locali è storia recente, come è storia recente l'impianto di una tensostruttura riscaldata, dove però si continua a cuocere la gallina e a servire buon vino, prodotto negli stessi vigneti di un tempo e con le stesse tecniche, tramandate con l'esempio e con gli insegnamenti degli anziani.
Vale la pena di assaggiare il risotto cucinato in cinque modi differenti, di gustare le galline lesse, il pollo arrosto, allo spiedo e altri prodotti tipici locali.
E’ infine consuetudine dopo la messa solenne, in conclusione della sagra, la sfilata della processione fra le vie del paese. In questa occasione vengono trasportate le reliquie di S. Benigno composte in un'urna di cristallo. Al termine della processione avviene, di fronte alla chiesa parrocchiale, la benedizione solenne sulla tomba del santo e il bacio alla reliquia.

Per informazioni:
Comune Berbenno di Valtellina
Piazza Municipio, 1
23100 Berbenno di Valtellina (Sondrio)
Tel 0342.492108 - Fax 0342.590359
info@comune.berbenno.so.it

Per i testi e la foto si ringrazia http://www.folclore.eu/ e http://www.sagradisanbello.it/

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