Teatronapoli

Il fascino indiscutibile di una città che è anche un teatro!

Racconterò di un bellissimo ed anomalo week end di fine maggio in cui un’allegra brigata (universitaria) si è recata a Napoli, con un itinerario ben preciso e troppo poco tempo per tutto quello che ci sarebbe stato da fare, vedere, mangiare… quindi come si dice Datte da fa': 'a jurnata è 'nu muòrzo!
Vi risparmio il viaggio in pullman Firenze - Napoli… veramente devastante, soprattutto per i 32 gradi di fine maggio!
Napule è: patria della pizza, di Pulcinella, degli scugnizzi, di grandi attori e forti tradizioni, meta storica dei viaggiatori del Grand Tour per la ricchezza del patrimonio storico-artistico e la pittoresca bellezza della città immersa in uno scenario naturale tra i più belli d'Europa.
La città ha attraversato, nei decenni successivi alle devastazioni belliche, una lunga fase di degrado economico e sociale (segnata dalla caotica crescita edilizia e dalla congestione urbana) che ne ha fortemente ridotto la frequentazione turistica.
Ma Napoli ha saputo risollevarsi con una serie di iniziative culturali di valorizzazione del patrimonio artistico, è una città che affonda le sue radici della sua cultura in un miscuglio di tradizioni, usanze, costumi e il dialetto, una vera e propria lingua, calda, piena di pathos, affascinante per la carica preziosa dei suoi significati, testimonianza della forza che sprigiona questa Babilonia mediterranea. L’intonazione della voce e il gesto sono complementi essenziali utilizzati da questo popolo drammatico per farsi comprendere universalmente.
Nel 1995 il centro storico di Napoli è stato dichiarato dall’UNESCO patrimonio dell’umanità.
Le sue origini risalgono al VII - V secolo a.c., prima greca, poi romana, poi bizantina, sveva, angioina, aragonese, austriaca, borbone e italiana con l’occupazione garibaldina del 1860.
Napoli mi ha veramente coinvolto, è un mondo a parte, bisogna lasciarsi prendere.Giunti a Napoli verso l’ora di pranzo, s’inizia subito con una PIZZA con la P maiuscola (ad una cifra veramente irrisoria) in una pizzeria in Via S. Maria di Costantinopoli vicino al Museo Archeologico Nazionale, che per ragioni di tempo mi sono persa.
Le nostre mete sono prettamente teatrali, abbiamo fissato una visita guidata al Teatro San Carlo per il pomeriggio. Il Teatro San Carlo è un teatro lirico, tipico teatro all’italiana, costruito a Napoli nel 1737 su disegno di Giovanni Antonio Medrano accanto al Palazzo Reale, per volere di Carlo III di Borbone. Inaugurato con Achille in Sciro di Domenico Sarro (1679-1744), nel 1816 fu distrutto da un incendio e ricostruito da Antonio Niccolini, che già lo aveva arricchito con la grandiosa facciata.
E’ dotato di 3500 posti, con un'acustica ottima; ha ospitato tra l'altro le prime esecuzioni del Mosè in Egitto di Gioacchino Rossini (1818), della Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti (1835), di Alzira (1845) e Luisa Miller (1849) di Giuseppe Verdi.
Inutile dire che è uno splendore: i teatri, soprattutto quelli lirici, fanno sempre un grande effetto, è uno dei tanti fiori all’occhiello di Napoli. Un giro tra i vari piani, sosta nel foyer e nel palchetto reale.
Usciti dal teatro ci troviamo davanti alla Galleria Umberto I.
L'edificazione della bellissima galleria Umberto I avvenne in un contesto di ristrutturazione edilizia e bonifica territoriale necessaria in seguito all'epidemia di colera del 1884: interi quartieri sovraffollati (Porto, Pendino, Mercato, Vicaria) furono sventrati, e valutati dei progetti di ricostruzione. Risultò vincitore il progetto dell'ingegnere Emanuele Rocco, che prevedeva, nell'area risultante dalle demolizioni degli edifici fatiscenti preesistenti, l'edificazione di quattro ampi edifici, collegati e impreziositi da una grande galleria in ferro e vetro larga 15 metri.
Le vetrate, con una superficie di 1076 metri quadrati, formano quattro bracci, che si intersecano in corrispondenza di un’ampia cupola. Dei quattro ingressi alla galleria, il più valorizzato è quello che fronteggia il Teatro San Carlo appunto, con un porticato leggermente arcuato, che forma un piccolo slargo, e una facciata enfatizzata con statue di marmo e nicchie.
La galleria venne inaugurata ufficialmente il 10 novembre 1892 e divenne tra fine '800 e inizio '900 il centro artistico e mondano della città (vi si trovava il celebre salone Margherita, che ospitò i maggiori artisti del varietà).
Dopo una fase di decadenza nel periodo tra le due guerre, oggi è un ampio ed elegante salotto cittadino, con negozi, ritrovi ed uffici e bancarelle, il souvenir ha una valenza davvero forte a Napoli! Sicuramente uno dei principali gioielli della città, che completa una zona già ricca di monumenti, strade e piazze importanti.
Uscendo dalla galleria soffocato dai pullman si vede il Maschio Angioino.
Situato di fronte al porto e chiamato Maschio Angioino perché fatto costruire da Carlo I d’Angiò alla fine del Duecento, fu quasi interamente riedificato a metà del XV secolo dagli aragonesi, che ne fecero la sede della corte. Alfonso I d’Aragona chiamò artisti catalani e artisti toscani che lavorarono alle diverse parti dell’opera, ognuno secondo i modi della propria scuola ma con reciproche influenze. Della costruzione angioina restano la cappella Palatina o di Santa Barbara e altri elementi architettonici minori. Le strutture difensive furono modificate nel 1509-37, sostituendo alla cinta esterna a bastioni rotondi di Antonio da Settignano, della fine del XV secolo, i più moderni bastioni spagnoli. L’edificio ha subito numerose trasformazioni e aggiunte particolarmente nel XVIII secolo. Il restauro nei primi decenni del secolo scorso ha ricondotto il castello all’aspetto che aveva nel XV secolo, o meglio all’aspetto riprodotto in antichi dipinti e miniature.
Sono numerosissimi i personaggi e le vicende che si susseguirono nei secoli in questo luogo, tra le quali: Carlo II d’Angiò, Re Roberto, il quale vi tenne la sua fastosa corte frequentata dal Petrarca e dal Boccaccio, mentre Giotto vi era chiamato per l’esecuzione di affreschi, oggi purtroppo perduti. Fu preso e ripreso varie volte nelle lotte tra Angioini e Durazzeschi e poi tra Angioini e Aragonesi, diventando teatro di gravi disordini durante il regno di Giovanna II. Nel 1442 re Alfonso d’Aragona lo trasformò radicalmente, munendolo di una cinta bastionata per ospitare le sue celebri colubrine, la prima e più famosa artiglieria d’Italia in quel tempo. Nel 1495 Carlo VIII occupò il castello, che fu ripreso dopo lungo assedio da Ferdinando II, poi nel 1501 dai Francesi di Luigi XII, ai quali nel 1503 lo tolsero gli Spagnoli comandati da Consalvo di Cordova. Vi dimorò Carlo V nel 1535 reduce dall’impresa di Tunisi; nel 1547 fu assalito dal popolo nella rivolta contro l’introduzione del tribunale dell’Inquisizione; nel 1647, dopo la rivolta di Masaniello, il viceré vi giurò i patti col principe di Massa rappresentante del popolo; nel 1701 vi furono imprigionati, e poi giustiziati, i partecipanti alla congiura antispagnola detta “della Macchia” dal suo animatore Gaetano Gambacorta principe di Macchia; nel 1734 don Carlo di Borbone lo tolse alle truppe dell’imperatore Carlo VI; nel 1799, al tempo della Repubblica Partenopea, fu assalito dal popolo e vi ebbe sede il Direttorio. Oggi nella bellissima Sala dei Baroni si riunisce il Consiglio Regionale della Campania e il Consiglio Comunale di Napoli. Nel castello ha sede la Società Napoletana di Storia della Patria, fondata nel 1875, dotata di una ricca biblioteca, che con l’annessa Biblioteca Comunale Cuomo conta circa 170.000 volumi e preziose collezioni di manoscritti, disegni e stampe.
Continuiamo la nostra passeggiata e arriviamo a Palazzo Reale. Dal 1600 al 1946 il Palazzo Reale è stato ininterrottamente la sede del potere monarchico a Napoli e nell'Italia meridionale, fu fatto edificare nei primi del '600 dai viceré spagnoli che sentirono l'esigenza di una reggia ampia e elegante che potesse ospitare sfarzosamente la corte, e i sovrani nel corso dei loro viaggi in città. Il progetto si ispirò a canoni tardo-rinascimentali; successivi ampliamenti e abbellimenti si ebbero nel '700 e nell'800.
Dal 1919 il complesso ospita il Museo dell'appartamento storico e la Biblioteca Nazionale. Nella facciata si apre una serie di archi e di nicchie; all'interno di queste ultime, i Savoia vollero far porre otto statue rappresentanti i più illustri sovrani delle varie dinastie ascese al trono di Napoli: Ruggiero il Normanno, Federico II di Svevia, Carlo I d'Angiò, Alfonso I d'Aragona, Carlo V, Carlo III di Borbone, Gioacchino Murat, Vittorio Emanuele III. Dal cortile d'onore si accede al Museo dell'Appartamento storico di Palazzo Reale, che conserva l'arredo e le decorazioni del piano nobile; incantevole è lo scalone di ingresso del palazzo, rivestito di marmi e stucchi, e molto interessanti sono il teatrino di corte e la Cappella Reale. Suggestivi sono anche i giardini. Di fondamentale importanza culturale è la ricchissima Biblioteca Nazionale, ospitata nella parte posteriore del complesso.
Piazza del Plebiscito: la prima cosa che si nota è senza dubbio l’imponente colonnato a semicerchio e, al centro, il pronao della chiesa di San Francesco di Paola, sormontato da un timpano ai cui vertici si trovano le statue della Religione, di San Francesco di Paola e di San Ferdinando. La basilica, in rigoroso stile neoclassico, è una imitazione del Pantheon romano, a pianta circolare e coperta da una cupola emisferica con lacunari in pietra, fu iniziata nel 1817 per volere di Ferdinando I di Borbone e diede il nome alla piazza fino al 1860. Inizialmente nello spazio della piazza si trovavano alcuni conventi. Il primo fu il monastero francescano di Santa Croce, la parte settentrionale della piazza ospitava invece il Monastero del Santo Spirito, dove oggi c’è Palazzo Reale.
Nei due fuochi dell’ ellisse che definisce la pianta del colonnato furono poste due statue equestri in bronzo Ferdinando I e Carlo III, quest’ultima opera di Antonio Canova. Il nome attuale gli fu dato per commemorare il giorno in cui Napoli decise di entrare a far parte dell'Italia unita.
Una passeggiata sul lungomare S. Lucia e poi provati dalla giornata andiamo a sistemarci all’ostello che avevamo prenotato, Pensione Bella Capri, situato di fronte al porto, non è proprio il massimo, bagno in comune ma sicuramente super economico.
La sera siamo invitati come allegra brigata studentesca in un piccolo teatro in zona Vomero ad assistere alla proiezione della trasposizione cinematografica della piece teatrale “Uscita d’emergenza “ del noto regista partenopeo Manlio Santarelli con Luca De Filippo e Lello Arena.
Un ricco buffet napoletano ci aspetta alla fine dello spettacolo:.alici dal sapore dolciastro, la bontà della mozzarella, le frittelle, le melanzane, le polpette, i timballi, gli sformati di verdure e i dolci! Babà, pastiera e zuppa inglese.
“Mai che a un rinfresco dessero un piatto di spaghetti caldi!” (Totò)

La domenica mattina , dopo non essermi certo fatta sfuggire una colazione al bar con sfogliatella napoletana e cappuccino, il pullman ci porta al Parco di Capodimonte, lo spazio verde più esteso della città di Napoli che si trova sulla piccola collina omonima a Nord della città, il "Capo di Monte".
Il bosco era essenzialmente una riserva di caccia per il sovrano e ai suoi margini si trovavano zone coltivate a frutteto e orto, che dovevano rifornire di frutta e verdura le mense reali. Nel corso dell'Ottocento il bosco venne gradualmente modellato con l’introduzione di vaste zone a "giardino inglese", con l'inserimento di specie nuove ed esotiche di alberi, trasformandolo in parco. Degli antichi orti rimane oggi solo il Giardino Torre alla estremità nord-est del bosco. Il Parco contiene al suo interno la Reggia di Capodimonte, sede di una delle più importanti pinacoteche d'Italia con i quadri della collezione Farnese. Nel Palazzo trovano posto anche la ricca Galleria dell'Ottocento e la Raccolta di Porcellane e Ceramiche della Real Fabbrica di Capodimonte.
La costruzione della Reggia iniziò nel 1738 per volere di Carlo di Borbone, ma fu lunga e laboriosa tanto che venti anni dopo, alla partenza di Carlo per Madrid per assumere la corona spagnola, erano state completate solo le prime dodici sale, che però già ospitavano le opere più importanti della collezione ed erano visitate da tutti i viaggiatori del Grand Tour. La Reggia fu poi completata solo a metà Ottocento, quando si concluse anche la sistemazione dei giardini e del bosco.
Il Museo di Capodimonte è il museo di pittura e arti minori ospitato dal 1957 nella reggia di Capodimonte, recentemente riaperto al pubblico dopo un approfondito restauro dell'edificio. Il nucleo originario delle raccolte d'arte è costituito dalla collezione Farnese che, iniziata da papa Paolo III, venne trasferita prima a Parma e poi a Napoli da Carlo III di Borbone: spiccano i capolavori di maestri veneti e lombardi (da Mantegna a Bellini, da Lotto a Tiziano) e un gruppo di opere di grandi maestri emiliani, dai Carracci, Annibale, Agostino e Ludovico, al Correggio al Parmigianino. Il museo si è arricchito mediante successivi acquisti, sia di singoli pezzi (Guido Reni, Cesare da Sesto), sia di intere collezioni (come, nel 1817, quella Borgia), e con i depositi delle chiese del Regno (Caravaggio, Luca Giordano); pregevoli inoltre le sezioni degli arazzi (con episodi della battaglia di Pavia, 1525-1531, Collezione d'Avalos), delle armi, dei marmi, degli smalti, degli argenti e degli avori.
Il museo è molto grande e decisamente non troppo ben organizzato, fortunatamente quella mattina non c’erano molte persone e così oltre alla mostra permanente è stato possibile visitare con calma anche la mostra temporanea su Velasquez.
Direi che può essere definita una tappa fondamentale per gli appassionati di arte e non solo, un luogo di suggestiva bellezza.
Pranzo frettoloso nella stessa pizzeria del giorno prima e poi subito ripartiamo per Firenze.
Davvero poco tempo, neanche due giorni per farsi un pieno di arte, cultura e specialità napoletane!

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