Viaggio nella terra della vodka e delle 126

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Viaggio nella terra della vodka e delle 126

Suggerimenti per chi vuole intraprendere il viaggio:
- Procurarsi una macchina dal fondo alto, in quanto le strade sono molto rovinate e tutte a schiena d'asino, per cui è facile toccare il fondo e rovinare l'auto.
- Se proprio si è difficili nel mangiare... non partire.
- Le cartine stradali che troviamo da noi (noi ne avevamo una della DeAgostini) non sono molto dettagliate, quindi attenzione quando si deve cambiare strada, potrebbe non essere dove è segnata sulla cartina.
- Non aspettarsi troppo dagli alberghi che nelle grosse città sono decorosi e ad un livello al quale siamo abituati ma nei piccoli centri sono decisamente fermi a qualche decennio, se non ventennio, fa.
- Un po' di tedesco non fa mai male da queste parti, anche se l'inglese si sta diffondendo nelle zone turistiche; a sorpresa anche l'italiano è conosciuto, tanti giovani hanno lavorato stagionalmente anche da noi, quindi non c'è da stupirsi se chiedendo un'informazione in un villaggio sperduto vicino all'Ucraina ti senti rispondere “tra 2 Km trovi una strada a destra...”.

Di questo viaggio non dobbiamo dimenticare qui tutte le cose strane e buffe che abbiamo visto, dalle 126 ai carretti, dalla gente cordiale ai forti contrasti, in nazioni che solo ora riemergono da un passato pesantissimo; 3977 Km di strade e di modi di vivere che a noi sembrano lontani nel tempo (così dice il Floro che si ricorda di quando era bambino) ma che qui sono la vita normale di tutti i giorni.Dieci giorni sulle strade dell'est europeoVenerdì 11 giugno 2004
Stravolti da una giornata di ordinario e proficuo lavoro partono i quattro "pellegrini" con tante speranze e con una meta principale: essere accolti al Santuario di CZESTOCHOWA.
Alle 17.30 si affronta con l'assurda sicurezza di trovare un deserto a Milano, l'autostrada A4: la realtà come sempre ci dà una buona ridimensionata e da bravi italici rassegnati, affrontiamo le due ore circa di coda assolutamente prevedibile e certa da Cormano a Bergamo.
Come Dio vuole arriviamo al Brennero alle 23 circa, a notte fonda attraversiamo Monaco e alle 2.30 circa arriviamo ad un hotel di REGENSBURG (ringraziamo gli oculati organizzatori) con guida da formula 1 di mister Floro. Inutile dire che il sonno ci mette pochissimo a conquistarci.

Sabato 12 giugno 2004
Ci aspetta un dolce risveglio, almeno per Fiore, vista la colazione con abbondanza di cibi salati alla "nordica". Riprendiamo la macchina, gentilmente offerta dallo sponsor Angelo (papà di Alessio) e attraversiamo la frontiera ceca verso le ore 11.
Il primo impatto con questa nazione l'abbiamo nella cittadina di DOMAZLICE, che ci sorprende soprattutto con la piazza con le facciate delle case colorate e decorate con stucchi e medaglioni .
Contando di assaporare le prime elaborazioni culinarie, rimaniamo letteralmente affascinati dalle macchine arrugginite a tre ruote, tenute insieme dallo spago, che circolano pare con estrema scioltezza. Incontriamo una sposa davanti alla chiesa, con tanto di bambolina bene augurante sul cofano della macchina e probabilmente un altro corteo nuziale davanti al vicino municipio. La chiesa si presenta pesante nei suoi stucchi dorati e decorazioni del pulpito e della parete dell'altare. Siamo davvero in un mondo diverso.
Dopo un pasto difficoltoso, più per la lingua senza vocali che altro, si parte verso le 14 per il castello di KARLSTEJN: riusciamo a visitarlo per un pelo, grazie soprattutto alla perizia di un taxista in sintonia con il motore del suo pulmino (sempre tirato al massimo), infatti per raggiungere l'altura su cui è situato il castello, si può andare a piedi, in carrozza o con pulmino taxi. Vista l'ora di chiusura ormai prossima, abbiamo optato per quest'ultima soluzione.
Il castello è molto interessante e merita una visita.
Cena a TURNOW in un ristorante nascosto e riservato quanto il cameriere.
Dopo cena riaffrontiamo la strada, a dir poco dissestata, con prima seria compromissione della marmitta, per arrivare alla frontiera con la Polonia: arrivo in albergo a JELENA GORA passata abbondantemente la mezzanotte.

Domenica 13 giugno 2004
Breve visita alla cittadina polacca con piena coscienza (e somma gioia di Alessio) che ormai saremo regolarmente sovrastati dalle innumerevoli 126, potenti, sovraccariche e velocissime. La piazzetta si presenta, come sempre, colorata per le facciate dei palazzi che lì si affacciano.
Nella mattinata arriviamo alla chiesa di origine vichinga WANG a KARPACZ: nonostante la frustrazione per una dotta spiegazione rigorosamente in lingua locale, siamo molto presi dalla bellezza di questo edificio interamente in legno, con fregi naturalistici.
Nel pomeriggio arrivo a WROCLAW (BRESLAVIA), con visita nella prima parte della zona civile-piazza, ci saluta una bella strada spaziosa e vivibile con disegni di bimbi che omaggiano l'allargamento della Comunità Europea a 15 Stati, e una statua umana raffigurante Lenin assolutamente verosimile.
Nella seconda parte del pomeriggio, riusciamo a visitare la parte religiosa, "isola della sabbia" con la cattedrale significativa.
Finito il giro della città ci spostiamo verso est, con arrivo a NAMYSLOW e pernottamento presso un albergo chiamato Polonia (sarà un caso?) con arredi un po' datati ma tutto condito di pulizia ed estrema cortesia: la locandiera è talmente disponibile che Floro fa l' apripista per il cambio di alcune decine di euro in zloty.
Ci attende una cena-non-cena presso un ritrovo del posto dove, oltre a non esserci nulla di commestibile (disperati abbiamo tentato anche una pizza... e abbiamo scoperto che può anche essere dolce!),ci hanno anche fatto capire che era decisamente tardi per cenare, da tenere presente che in Polonia si cena prestissimo, alle 20:30 è già tardi!
Riflessioni spicciole: i ragazzi giocano volentieri fra di loro, per strada, come verosimilmente accadeva qualche decina d'anni fa anche da noi; abbiamo incontrato giovani figli del loro tempo soprattutto concentrati nelle grandi città, e alcool consumato a fiumi specialmente nelle zone periferiche.

Lunedì 14 giugno 2004
Colazione servita dai gentilissimi gestori in camera (Uau!) e sosta a metà mattina a KLUCZBORK per un'emergenza occhiali di Floro e cambio ufficiale degli euro, Maria, infatti, per deformazione professionale vuole vedere una banca polacca...
Lungo la strada troviamo numerosi venditori ambulanti di fragole , così decidiamo di farne delle scorpacciate per pochi soldi e restiamo affascinati dai volti sorridenti dei bimbi che non credono possibile che siamo italiani.
Arrivo alla tanto sospirata CZESTOCHOWA segretamente agognata da tutti perché consapevoli dell'importanza religiosa della cittadina, parcheggio ed entrata nella zona religiosa come da programma, cioè come per tutti i santuari seri che si rispettino, con canti di sottofondo e bancarelle aggrappate al mega parcheggio.
Entriamo in sordina nel santuario, con poca ressa (ci sono pochi turisti), e con la possibilità di vedere con calma la basilica e le sale attigue, ma la suspence sale prima discreta poi vertiginosa quando capiamo che in una cappella annessa alla chiesa vera e propria, dove si trova la fonte di tanta fede. Ci troviamo di fronte a una sovrabbondanza di ex voto che circondano un riquadro completamente coperto da una lamina d'oro, al centro di un altare dove il marmo scuro e le decorazioni dorate la fanno da padrone. La gente quasi in silenzio sta chi in ginocchio chi in piedi, ma tutti rivolti verso il riquadro. Da qualche parte capiamo che verso le 13.30 probabilmente avverrà qualcosa: i bambini iniziano a comparire in un numero notevole, ma tutti in silenzio e la cappella si riempie fino all'inverosimile. Ore 13.30 precise, allo squillo di trombe, solenne e forse un poco fuori luogo, si alza lentissimamente la lamina e anche noi capiamo che finalmente potremo vedere il volto della Madonna Nera: tutti si inginocchiano. Dieci secondi dopo, e precisamente al termine dello svelamento dell'immagine sacra, il 95% dei presenti riprende schiamazzando la via di uscita. Un povero sacerdote, imperturbabile e preso dal momento solenne, continua la sua solitaria preghiera! Siamo davvero ben povera cosa nei confronti di un divino così lontano ed incompreso... mah!
Pranzo al self service del posto e decisione ormai irremovibile di Maria di nominare la pomodorowa cibo degli dei polacchi! (unica cosa commestibile)
Nel tentativo di assaporare il verde delle foreste attorno alla città santa e contemporaneamente trovare dove riposare le stanche membra, siamo cozzati in un "agriturismo" e abbiamo finalmente capito che forse era meglio orientarsi decisamente verso i grossi agglomerati urbani. Non contenti, ci siamo lasciati tentare da quella che sembrava una casa-vacanza di regime a RABSZTYN, dove il tempo si è fermato proprio a 40 anni fa circa. Visto che si doveva terminare degnamente la giornata faticosa e piena di emozioni contrastanti, Floro ha dato il meglio di sé sacrificandosi ancora una volta per una cena frugale al McDonald: il Signore ne terrà conto.

Martedì 15 giugno 2004
La ricerca di un giusto premio per la giornata faticosa appena trascorsa non si fa attendere e si approda a OLCUSZ.
Qui facciamo una colazione celestiale con biscotti, condita dalla visione di un momento di festa della cittadina, presumibilmente gli studenti di una locale scuola professionale stavano per coronare il loro momento finale con la partecipazione di autorità e banda in corteo verso la chiesa locale. Quest'ultima è anch'essa particolare, con colonne disegnate con soggetti antropomorfi, in modo essenziale e chiaro.
Ore 11.00 arrivo a CRACOVIA e sistemazione in un albergo serio per due notti consecutive. Visita al piazzale della cattedrale e del castello e visita della chiesa e della torre. Siamo letteralmente invasi da frotte di ragazzini che sono comunque ordinati, ma sono davvero tanti anche sulla torre dove c'è la gara per toccare il batacchio della campana più grossa.
La zona è decisamente storica e lo si capisce dalla presenza di poliziotti e dalle numerose tombe di reali e personaggi famosi per la storia polacca; si prosegue con la visita del centro storico e della piazza del mercato con zona civica e religiosa che convivono senza contrasti. Ci sono sempre tanti colori e le facciate dei palazzi sono particolarmente curate. Al centro della piazza c'è una zona coperta dove ci sono bancarelle di oggetti tipici: inevitabile lo shopping per i familiari a casa.
Nel pomeriggio Floro e Fiore si avventurano nel quartiere ebraico e dalle piccole cose si respira un'aria di silenzio e occultamento della cultura ebraica che appare solo nelle doppie scritte delle vie e piazze. Si sbircia nel cimitero e colpisce la chiusura a filo spinato del recinto con tanto di custodi. Entriamo nella sinagoga Isaac, la più antica del quartiere: il ragazzo che ci riceve è frettoloso ed essenziale, gli interessa che si capisca il costo del biglietto e ci chiede di comprare lo zuccotto d'obbligo per gli uomini. Entrati siamo sommersi dalle immagini di due filmati a ciclo continuo di olocausti, ma non si capisce la storia di quello specifico posto, spoglio e morto come le immagini tragiche che scorrono.
Nel frattempo Alessio e Maria tornano in albergo un po' stanchi. Dopo la doccia e l'attesa per i compagni che hanno lasciato le valige nella loro camera si esce per fare due passi e due acquisti in centro. Fermandoci sotto il monumento nella piazza centrale possiamo respirare l'aria della città, fatta di saltimbanchi, innamorati con mazzi di fiori per il loro primo appuntamento, bambini che giocano, gente che semplicemente passeggia. Per essere una giornata di lavoro la città è viva come non mai, e sembra che qui non si sia mai vissuto sotto l'opprimente peso del "regime", sarà forse la voglia di dimenticare in fretta e di vivere la nuova vita in Europa, come tutti gli altri o forse anche un po' di più, pur di recuperare il tempo perso.
Cena chic da Pod Angolami, dove per mangiare c'è da perdersi nelle cantine. Tocai ungherese marsalato per gli uomini e tentativo di assaporare piatti tipici decifrando gli ingredienti: decisamente la cucina polacca non fa per noi.

Mercoledì 16 giugno 2004
Dintorni di Cracovia con TYNIEC e l'abbazia benedettina. Nel cortile notevole pozzo in legno e ruota. Il pezzo forte della giornata è la visita alla miniera di sale di WIELICZKA.
Il nostro fotografo ufficiale, Alessio, riprende l'interno della miniera e delle sale spettacolari, contenenti statue e scene interamente scolpite nel sale, come pure il pavimento dove si cammina. Pare ci sia anche una zona per le cure termali di asmatici che vi trascorrono le giornate. La risalita viene effettuata con i montacarichi dei minatori, che rendono divertente e particolare la visita.
Nel pomeriggio riusciamo a fare la conoscenza di una chiesetta in legno a CHRONOW con coreografica spiegazione del prete del luogo.
Cena sempre a Cracovia, al Kramy Dominikanskie, locanda simpatica a fianco dell'ambasciata americana, con pioggia finale.

Giovedì 17 giugno 2004
Breve giro finale a Cracovia per ultimi acquisti e ripresa strada verso est.
Questa volta, lungo la strada, ci prendono per la gola con le ciliegie e così se ne acquistano i soliti tre/quattro chili.
A TARNOW ci fermiamo per capire in che zona siamo e ci inoltriamo in un mercato pieno di povere, essenziali verdure: c'è chi vende anche mezzo metro di prodotti, dignitosamente esposti in tavole lunghe metri. La piazza riprende i motivi essenziali delle precedenti, la variante questa volta la introduce Floro con l'assaggio di costine cucinate con del miele .
Arriviamo in serata a LANCUT con camera presa in un'ala del castello.
Ci sentiamo parte dello stupendo parco profumato e con rammarico ci rendiamo conto che sarebbe bello sapere quanto e chi è passato da quelle parti. Le stanze sono in parte ristrutturate e si stanno preparando ad accogliere frotte di turisti: potremo dire che noi c'eravamo! La serata prosegue con un gancio pazzesco: Maria ha letteralmente schiavizzato un locale signore attempato che, presa per mano la ragazza, l'ha portata a rifocillarsi in un luogo sicuro. Per fortuna una ragazza del posto, tale Anna, che capiva bene l'italiano ci ha fatto da cuscinetto. Inoltre porta Floro alla perdizione, ovvero lo porta a conoscere una locale rivendita di liquori dove si farà abbondante rifornimento di vodka polacca (sembra che supereremo abbondantemente la quota individuale consentita al passaggio di frontiera)

Venerdì 18 giugno 2004
Visitate le splendide stanze del castello dove abbiamo dormito, restiamo favorevolmente colpiti nel trovare un ambiente curatissimo, pulito, dove ogni cosa è stata pensata nel minimo dettaglio, persino la disposizione di mazzi di fiori secchi, con un'addetta per ogni stanza per far sì che non si depositi neanche un granello di polvere sui magnifici pavimenti in legno, uno diverso dall'altro.
Usciamo dal paese e cerchiamo di arrivare a ZAKOPANE per imboccare decisamente la strada del ritorno, ma decidiamo di deviare per SANOK che, a differenza della prima meta solo turistica, offre l'alternativa di avvicinarsi ad una zona ricca di chiese di legno, tipiche e cariche di storia religioso-ortodossa.
Qui effettuiamo un fantastico giro di chiese di legno sperdute nei vari paesini. Per visitarle dobbiamo andare a chiedere la chiave a casa delle persone indicate sul depliant. Detto così è facile, ma bisogna tener presente che qui parlano solo polacco!
Le quattro chiese visitate sono una più bella dell'altra, rigorosamente chiuse ed in mezzo alla natura, l'ultima, la più bella e interessante, risale al 1500 ed ha una struttura quasi a pagoda La raggiungiamo in cima ad una collina (molto ripida) dove si trova anche un piccolo e suggestivo cimitero. Le altre hanno ancora una ricchezza di decori interni di una bellezza tanto semplice quanto artisticamente molto valida, quest'ultima è solo pura architettura, visto che all'interno restano solo alcune tracce di affreschi, e visitandola ci si trova proiettati in un ambiente fantastico, tanto strano per i nostri tempi.
Finito il giro, si arriva a KROSNO dove in periferia si trova un alloggio degno di questo nome con zona verde annessa.

Sabato 19 giugno 2004
Dopo pochi km entriamo in Slovacchia e la attraversiamo con un senso di oppressione forte per lo squallore della maggioranza delle case, scrostate, molto vecchie e trasandate, con il numero civico dipinto a caratteri cubitali sulle facciate dei condomini.
Ci fermiamo per motivi tecnici a KOSICE in un centro commerciale e non ci viene lo spunto di fermarci per assaporare qualcosa di questo paese.
A SENA entriamo in Ungheria verso le ore 11 e pranzo al sacco in un parco cittadino decisamente poco pulito e squallido a MISKOLC.
Riprendiamo rapidamente la strada e il morale si risolleva, anche se per poco, quando attraversiamo BUDAPEST. Purtroppo non possiamo fermarci e la città scorre velocemente dai finestrini della macchina.
Nel pomeriggio costeggiamo il lungo lago BALATON e inizia decisamente a comparire un ambiente quasi familiare, appena dopo e con parecchi km alle spalle, decidiamo di fermarci a LACSA perché affascinati dalla semplicità di una pensione posta nella piazza del paese: caschiamo bene anche se la padrona non capisce una parola neanche di tedesco. Anche la cena è molto buona, e non si può fare a meno di un buon piatto di Gulasch ungherese, naturalmente!

Domenica 20 giugno 2004
Si riprende la corsa verso casa, passiamo il confine con la Slovenia e seguendo una linea retta che fa risparmiare km passiamo più volte il confine con la Croazia, all'ultimo passaggio ci troviamo in panne con la batteria che ha improvvisamente deciso di non fare più finte e di finire la sua gloriosa stagione. Davanti ad una guardia di frontiera croata, spingiamo la macchina per farla ripartire: breve consulto e si decide di cambiarla in territorio sloveno.
A LUBIANA inizia a piovere in modo abbastanza sostenuto e sono le 12 circa. L'acqua ci accompagna e si arriva con molta impazienza alla frontiera italiana di TRIESTE con una coda notevole di macchine da smaltire.
Dopo una ulteriore coda fra Mestre e Venezia e il solito traffico intenso fino a Milano, riusciamo ad arrivare in quel di Cameri alle previste e pronosticate ore 20.52! (pronosticate quattro giorni prima ad una ventina di Km dalla frontiera con l'Ucraina, dovevamo giocare al lotto, quel giorno!).

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