Commenti al diario di viaggio La mia Tanzania

in viaggio con Dopolavoro Ferroviario in Tanzania
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Complimenti di cuore. Un bellissimo articolo, perfino per me che prenderei l'ascensore anche per salire sui marciapiedi! Però ammiro molto la volontà e lo spirito di chi fa trekking. E poi la Tanzania è bellissima. PS: anche io mi trovo spesso ad avere idee che non condivido! :-)
dario
Complimenti, qualche anno fa alcuni amici affrontarono la stessa esperienza e io dovetti rinunciare all'ultimo al viaggio: la cosa non mi è ancora andata giù a 10 anni di distanza. Volevo condividere con te la difficoltà nel trovare un modo corretto con cui porsi di fronte alle persone che si incontrano in Africa; mi faccio le tue stesse domande, il desiderio sarebbe quello di avvicinare gli africani in modo sincero, meno "colonialista" possibile, immagino che anche tu avrai avuto occasione di vedere, anche solo in aeroporto, quei simpatici occidentali vestiti da safari anni 30, che affrontano ingellati e truccatissimi la grande avventura africana, per poi chiudersi in un villaggio sulla costa all-inclusive, compresa l'affascinante esperienza in discoteca a Malindi! D'altronde, per chi affronti questi luoghi da turista, più o meno organizzato, per quanto lo si desideri credo non ci possa essere un incontro veramente sincero con la gente: troppa è la diversità economica, non dobbiamo dimenticare che voi in 8 avete 20 addetti tanzaniani e che noi in 2 eravamo scarrozzati personalmente in Tanzania spendendo in un giorno tanti soldi che un abitante di uno qualsiasi dei villaggi polverosi che anche voi incontrato forse non vedrà mai tutti insieme. E poi è vero, paghiamo tutti molto cari il retaggio del colonialismo e la maleducazione degli occidentali che credono che il colonialismo ci sia tuttora. Ma è davvero finito?
Federico
Ho paura che il colonialismo non sia finito né accenni a finire. Tantomeno l'arroganza e la maleducazione di noi occidentali ricchi e indifferenti a ciò che ci circonda. E non c'è bisogno di andare lontano, basta vedere la distanza e la superiorità con cui trattiamo ogni giorno gli extracomunitari che incontriamo. Magari hanno un paio di lauree ma per molti di noi sono poco più che "selvaggi". C'è ancora parecchia strada da fare.
mark
Sono stato sul Kibo e ho attraversato la Tanzania viaggiando sui mezzi locali. Ho ammirato la dignità di un popolo provato ma ancora semplice. Lì, non più di altrove, capita di sentirsi chiedere del denaro, mi è successo in Marocco e altrove. Capita anche agli incroci delle nostre città. E' la povertà che fa questo, alimentata dalla nostra ostentazione di ricchezza e dal malcelato senso di colpa che ci spinge ad elargire oboli, talvolta, per lavarci la coscienza e poterci disinteressare ancora dei problemi del 90% della popolazione mondiale, che vive nell'insieme, con molto meno delle ricchezze con le quali noi, 10%, ci strafoghiamo. Non sarà quindi una gran scocciatura dire no ad una richiesta di denaro del ragazzino di Moshi. Con un sorriso.
max
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