Viet Nam

Viet Nam 1: Good morning, Viet Nam!

in viaggio con Leandro Ricci in Viet Nam

Spostandosi lungo le strade del Paese, si nota che praticamente tutti lavorano sodo, spesso con attrezzature e ritmi primordiali: i contadini che arano le risaie, le donne che trapiantano le piantine, bambini di cinque-sei anni che portano a pascolare i bufali, vecchi che sgranano le pannocchie, mettono a seccare le alghe o intrecciano reti da pesca, uomini e donne indifferentemente che nelle cave spaccano pietre con mazze da cinque chili, gente che percorre lunghe distanze per andare ai mercati con biciclette o motorette cariche fino all’inverosimile o con in spalla la caratteristica stanga di bambù con le ceste di mercanzie appese alle estremità.
Proprio i contatti con questo mondo di semplice quotidianità, impostati inevitabilmente su gesti, parole non comprese, sorrisi o segni tracciati sul terreno con un bastoncino, ci hanno riservato i momenti più preziosi del viaggio. Ed è stato bello rendersi conto che spesso la fotografia, più che lo scopo di una sosta, finiva per diventare il corollario finale di una conoscenza tra persone appartenenti a mondi diversi, spesso sollecitato proprio da coloro che mai vedranno quelle immagini.
Curiosità, ho anche detto. Riguardo ai cinque giorni passati tra le minoranze etniche del nord-ovest farò un discorso a parte in quella parte del diario, ma la curiosità nei confronti di noi occidentali è una costante in tutto il Paese: d’altra parte guardando le locandine delle pubblicità, i posters in vendita nei mercati, l’abbigliamento e le acconciature dei divi locali della musica, del cinema e della televisione, i tratti somatici e le parrucche bionde dei manichini nei negozi di abbigliamento, si comprende quanto sia diffusa la “voglia di Occidente”.
I Vietnamiti, con poche eccezioni, sono in stragrande maggioranza magri e agili, hanno capelli fitti e neri, viso quasi glabro. Capita quindi, da parte dei bambini ma non solo, di essere avvicinati e sentirsi tirare i peli delle braccia, mentre chi ha la pancia si aspetti che gli sia toccata, quale gesto beneaugurante; suscitano curiosità anche i calvi. Finisce così che talvolta le parti si invertano e ci si trovi a nostra volta dalla parte dell’obiettivo e non da quella del mirino, soli o in gruppo con i locali: situazioni spesso simpatiche che si concludono con una genuina risata generale.

CONSIDERAZIONI SULLA VALUTA E SUL “GIUSTO PREZZO”
La valuta nazionale, ovviamente non negoziabile fuori dai confini, è il dong, in banconote tra i 200 e i 100.000; non esistono monete metalliche. Ce ne vogliono circa 15.300 per fare un dollaro. In altri termini, dividendo un prezzo in dong circa per 8, si ottiene quello in vecchie lire. Come ho già detto, contrattare sempre, sempre e sempre il prezzo di qualunque bene, oggetto o servizio. Consiglio di tenere a portata di mano una calcolatrice per valutare di volta in volta se sia più conveniente pagare in dong o in dollari, visto che nelle trattative “alla buona” vengono spesso applicati cambi un po’ fantasiosi. Il dollaro americano è accettato dovunque ed è bene avere sempre in tasca banconote da 1, 2, 5 o 10, per non rischiare di ottenere per resto cataste di dong. Le carte di credito sono di difficile utilizzo nei piccoli centri, mentre sui traveller’s cheques vengono applicate commissioni talvolta esorbitanti.
Mi sembra utile riportare alcune voci di un prontuario, tratto dall’opuscolo “Window on Viet Nam” distribuito sui voli Air France per/da Hà Nôi e Hô Chí Minh, relativo al giusto prezzo (in dong) di alcuni beni o prestazioni:
- Una scodella di phở (minestra): 5.000
- Una baguette di pane: 1.000
- Una banana: 200
- Una noce di cocco: 2.000 ...continua il viaggio
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