Venezuela

Venezuela, l'essenza del Sudamerica - Parte III

in viaggio con Leandro Ricci in Venezuela

Introduzione

Dedicato a:
- chi nella vita è pieno di sicurezze;
- chi è abituato a dare tutto per scontato;
- chi fa i programmi di viaggio convinto di rispettarli.

A chi ha letto la prima e seconda parte del resoconto di questo viaggio in Venezuela non è il caso di ripetere la sezione relativa a programmazione, logistica e notizie pratiche sul Paese, già trattate all’inizio della relazione; i nuovi lettori sono quindi invitati a leggere le due precedenti puntate per poi riagganciarsi al diario nel momento del decollo del monomotore Cessna dalla pista sterrata dell’aeroporto di Canaima con destinazione Ciudad Bolìvar.

Itinerario

Martedì 2 aprile 2002
Il volo, della durata di poco più di un’ora, ci riserva nella parte iniziale le ultime vedute dall’alto sui tepuis e sulla Gran Sabana per fare poi decisamente rotta a nord; sorvoliamo l’Embalse de Guri, vasto invaso artificiale ottenuto imbrigliando le acque del Rio Caronì che alimenta la seconda centrale idroelettrica più grande del mondo, fino ad atterrare a Ciudad Bolìvar alle 13,15.
La priorità assoluta è risolvere il problema del trasferimento a Mèrida, distante da qui la sciocchezza di 1250 chilometri (come dire tagliare il Venezuela da est a ovest per buona parte della sua larghezza), per cui si impone di recarsi immediatamente all’autostazione: la raggiungiamo in taxi in pochi minuti e ci imbattiamo con piacere in una struttura ordinata, pulita e finalmente funzionale, ben diversa dalla folcloristica confusione e dalla inaffidabilità del terminal di San Felix (vedi parte seconda). Come supponevamo, non esistono relazioni dirette con Mèrida, ma sono necessari due cambi a Valencia e a Barinas, per un viaggio che ci terrà in ballo per poco meno di 24 ore: per il momento, acquistiamo a 13.000 VEB cadauno tre biglietti per il servicio ejecutivo notturno della “Expresos Los Llanos” diretto a Valencia, 718 chilometri in direzione ovest-nord-ovest. L’agenzia accetta anche di custodirci i bagagli, così torniamo soddisfatti dal tassista che ci ha aspettato: sono le 14 e concordiamo un servizio di tre ore per 25.000 VEB totali (l’equivalente di circa 9 € a testa) per fare un giro dei luoghi più rilevanti della città, dopodiché completeremo a piedi la visita del centro storico.
Ricordo che attualmente (ma il cambio è molto instabile) un Bolìvar (abbreviato VEB) corrisponde circa a 2 vecchie lire: in altre parole, togliendo da un prezzo in VEB le tre cifre finali, si ottiene più o meno l’equivalenza in Euro.
Il nome di Ciudad Bolìvar glorifica ovviamente Simòn Bolìvar, che nel 1817 pose qui il proprio quartier generale dal quale partirono le operazioni decisive della guerra per l’indipendenza. La città fu fondata nel 1764 con il nome di Santo Tomàs de la Guayana de Angostura (poi semplicemente Angostura), in quanto porto fluviale situato in una strettoia del Rio Orinoco (in spagnolo angosto sta appunto per “stretto”). Il centro è costituito dall’originario nucleo collinare e mantiene tuttora un’accogliente atmosfera coloniale, grazie anche al buon stato di conservazione degli edifici dell’epoca. Ancora più che in altre città è vivo il ricordo di Simòn: oltre al consueto monumento e a parecchi murales, ci sono diverse case, oggi classificate siti storici, nelle quali El Libertadòr visse, tenne riunioni, pronunciò discorsi o emanò delibere. Tra le più significative, visitiamo il Museo Casa de San Isidro, un’elegante dimora coloniale immersa in un parco verdeggiante, nella quale Bolìvar soggiornò per un mese prima del Congresso che nel 1819 diede vita alla Gran Colombia, una repubblica unificata tra Venezuela, Ecuador e Colombia, peraltro sciolta undici anni più tardi.
Il tassista ci conduce dapprima al Puente de Angostura, ultimato nel 1967 per congiungere su una lunghezza di 1678 metri le rive dell’Orinoco: si tratta dell’unico ponte lungo l’intero corso del fiume, che con i suoi 2150 km. è il settimo al mondo per lunghezza.
Centro della vita cittadina è il Paseo Orinoco, animato viale sulla riva destra caratterizzato da una sfilata di edifici con portici; fulcro dell’animazione è un promontorio sul quale sorge il Mirador Angostura, che offre belle vedute sul fiume. È anche il punto nel quale si può riscontrare con maggiore evidenza la variazione del livello dell’acqua che, mentre a marzo può scendere anche di una quindicina di metri, ad agosto arriva spesso a lambire la pavimentazione del belvedere: è anche l’unico momento dell’anno in cui compare la sapoara (o zapoara), uno squisito pesce d’acqua dolce che si spinge nella zona per deporre le uova, tanto che per alcuni giorni le rive sono tutto un brulicare di pescatori che gettano le reti per catturare questa ambita preda, nonché occasione per una sagra popolare. ...continua il viaggio

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