Venezuela, l'essenza del Sudamerica - Parte I
in viaggio con Leandro Ricci in Venezuela
La cucina venezuelana non presenta particolari stravaganze ma è anche vero che ci ha suscitato pochi momenti di entusiasmo (ricordo di nuovo che non abbiamo visitato la capitale, dove non mancano ristoranti di alta qualità). C’è però il vantaggio che è molto praticata la cottura alla brace, vale a dire la più semplice, nella quale di solito i cuochi ci sanno fare. Diffusissimo (e anche gustoso) il pollo, già lo si capisce dalla presenza dovunque di galline, pollastri e galli, questi ultimi anche nel ruolo di indesiderate sveglie gratuite alle prime luci dell’alba, in qualunque albergo si dorma (consiglio vivamente tappi per le orecchie). Nei numerosi chioschetti (pollo en brasas) disseminati dovunque si può spendere sui 3 euro per mezzo pollo alla brace con contorno di insalata, riso e yucca (saporito tubero simile alla patata, ma di forma più allungata e un po’ fibroso) e una bevanda. Gli stessi contorni corredano le carni, di buona qualità ma spesso non cucinate al meglio riguardo ai differenti stalli, e i pesci (trote o grossi pesci d’acqua dolce dai nomi strani quali sapoara o morocoto sui fiumi; analoghi ai nostri sulla costa). Una ulteriore guarnitura è talvolta costituita dalle banane fritte, tocco di dolce che può destare qualche perplessità. Le patate (papas) sono di ottima qualità, davvero squisite fritte. Non mancano le zuppe (sopas), tra cui la più tipica è l’hervido, minestra di verdure varie con aggiunta di pezzi di pollo o carne.Ma il piatto nazionale venezuelano è la arepa, vale a dire una appetitosissima focaccetta di mais (o nella regione andina di grano), fritta o abbrustolita, da imbottire con qualsiasi ingrediente, oppure portata in tavola al posto del pane. Anche quest’ultimo viene prodotto, seppure in minore varietà di formati rispetto all’Italia (ma noi siamo di certo il maggior popolo di panificatori e panivori…) e usato in prevalenza per confezionare sandwiches.
Un altro tipo di ristorazione rapida ed a buon mercato è costituito dalle empanadas, focacce di pastella a mezzaluna farcite variamente e fritte, diffuse peraltro in tutto il Sudamerica.
Naturalmente non mancano rappresentanze delle grandi catene internazionali quali McDonalds, Burger King e Subway. Del resto il Venezuela risulta il Paese sudamericano che più ricalca i modelli statunitensi: gli aspetti più evidenti sono le temperature estreme delle bevande, roventi al punto da rischiare l’ustione o corredate da grosse quantità di ghiaccio, questo reperibile dovunque sotto forma di gigantesche sacche di cubetti.
I dolci sono reperibili nelle numerose panaderìas in grande assortimento, ma li abbiamo trovati piuttosto pesanti in quanto spesso non cotti a dovere o forse mal lievitati. Appunto le panaderìas sono i locali deputati a far colazione, che quasi mai gli alberghi economici comprendono: una piacevole sorpresa per noi italiani è la consistenza dell’espresso (café negro) e del cappuccino (café con leche). Buoni i gelati, che vedono in pratica il monopolio della Efe, fornitore sia degli onnipresenti carrettini che delle gelaterie cosiddette artigianali.
Le bibite (refrescos) sono quelle reperibili in tutto il mondo, dalla Cocacola alla Pepsi alla Seven Up. Attenzione a quella etichettata chinotto: non ha niente a che fare con quello che conosciamo noi, ma è un miscuglio dolciastro che può nauseare o entusiasmare (più probabile la prima). Buoni invece i succhi di frutta, in specie di mela (manzana) e piña (ananas).
Scarsa la produzione nazionale di vini; nei ristoranti di un certo livello si trovano gradevoli vini cileni e argentini. Le birre più diffuse (tutte buone) sono la Polar, la Solera, la Regional e la brasiliana Brahma reperibili nei formati più strani, dai 222 ai 355 cc., evidentemente riferiti di nuovo alle unità di misura statunitensi.
Per quanto riguarda i superalcolici, la loro vendita è circoscritta ad appositi empori denominati licorerias. Il loro accesso è regolamentato per lo più da inferriate a ridosso della porta e talvolta l’acquirente deve rimanere al di qua di un banco di vendita che occupa l’intera larghezza dell’ingresso. I prezzi equivalgono più o meno ai nostri, quindi decisamente elevati per la clientela locale.
Di altre particolarità culinarie parlerò nel corso della relazione, ogni volta che se ne presenterà l’occasione.
Itinerario
PARTE PRIMA: IL DELTA DELL’ORINOCO
Venerdì 22 marzo 2002
Due voli Air France Genova-Parigi e Parigi-Caracas ci scaricano alle 15,45 nella capitale venezuelana in un pomeriggio a dir poco torrido: lo sbalzo rispetto alla primavera rivierasca che abbiamo lasciato è forte, con il contorno delle dodici ore di volo e le cinque di fuso orario. Il nostro volo interno per Puerto Ordaz è previsto alle 20,10, quindi, avendo scelto di portare solo lo zaino-valigia come collo a mano per risparmiarci la lotteria del ritiro dei bagagli, possiamo prendercela comoda. ...continua il viaggio

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