Stai viaggiando in Venezuela con Leandro Ricci

Venezuela, l'essenza del Sudamerica - Parte I

Viaggio di: Leandro Ricci
Data viaggio: Marzo 2002
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Introduzione

Dedicato a:
- chi nella vita è pieno di sicurezze;
- chi è abituato a dare tutto per scontato;
- chi fa i programmi di viaggio convinto di rispettarli...

PREMESSA
Questo è un resoconto di viaggio tutto particolare: ha inizio infatti dai momenti conclusivi.
Ore nove locali del 10 aprile 2002: bagagli fatti da un pezzo, ci culliamo nelle amache sotto il patio della posada Granja El Ojito, contemplando la forte pioggia che da ore e ore scuote il palmeto e il mare antistanti. Siamo in anticipo di circa un mese sulla stagione delle piogge, ma sulla costa caraibica quando gli elementi si scatenano non è quasi mai uno scherzo.
Siamo in attesa del taxi che deve portarci all’aeroporto di Coro, una sessantina di chilometri a ovest; da lì alle 12 partirà il volo nazionale diretto a Caracas. La TV intanto continua a mandare in onda a reti unificate il faccione del presidente Hugo Chavez che minimizza gli effetti dello sciopero generale in corso da due giorni: tutto funziona come sempre, – afferma – i lavoratori lavorano, i negozianti negoziano, i trasporti trasportano, nei pozzi petroliferi le pompe pompano e così via.
Una telefonata di Francys, la solerte referente della Avior, alla reception della posada ci comunica che il nostro volo Coro-Caracas è stato cancellato (allora non proprio tutti i trasporti trasportano…). È però garantito quello delle 14, per assicurare a una ventina di passeggeri le coincidenze con i voli internazionali. Niente paura, ma un po’ di apprensione c’è, visto che da qualche giorno nelle nostre conversazioni commentavamo tra il serio e l’ironico che si respira atmosfera da colpo di stato. A mezzogiorno siamo prelevati dal taxi, raggiungiamo Coro, attraversiamo con qualche affanno la città allagata (gli impianti di drenaggio delle strade sono in Venezuela del tutto virtuali), il volo Avior parte regolarmente, così come il volo Air France Caracas - Parigi delle 17,05: insomma quando ci stacchiamo dalla pista dell’aeroporto di Maiquetìa, vale a dire dal suolo venezuelano, il nostro sospiro di sollievo è del tutto comprensibile.
Dopo poche ore il presidente Chavez sarà deposto, pur al prezzo di disordini sulle strade della capitale e di una dozzina di morti. Passeranno solo altri due giorni e lo stesso Chavez si insedierà nuovamente alla presidenza, comunicando nel suo discorso alla nazione che in prigione si è anche lavato i calzini (praticamente come noi per diciotto giorni…). E chi ci capisce qualcosa!
Un finale molto sudamericano per il mio primo viaggio in Sudamerica. Ma adesso che sono tornato a casa da tre giorni e ho, bene o male, smesso di litigare con il jet-lag, è il momento di riferire la storia dal suo inizio, a partire dalla... ...continua il viaggio »

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