Venezuela

Los Roques: un paradiso ancora intatto

in viaggio con Massimo Tirinnanzi in Venezuela

La pista d’atterraggio è una striscia di asfalto sconnesso che parte direttamente dal mare, all’arrivo colpisce la torre di controllo, che altro non è che una cabina poggiata su un trespolo montato sul ripiano di un vecchio autocarro.
Appena atterrati ci viene fatta pagare la tassa d’entrata all’arcipelago, 25.000 bolivares a testa, circa 9 € al cambio favorevole di questo periodo, e subito ci rendiamo conto del posto in cui siamo: a parte la pista di atterraggio non esiste asfalto, le stradine sono tutte di sabbia o terra battuta.
L’unico mezzo a motore che vedremo in tutta la vacanza è quello per la raccolta dei rifiuti. Incredibile! Almeno i nostri polmoni staranno esultando!
Ci viene incontro uno dei tre proprietari della posada: Fabio che, insieme a suo fratello (che risiede stabilmente a Caracas) e Alda (che arriverà tra due giorni) è colui che appunto gestisce la piccola posada, e ci accompagna subito. La posada si chiama Rosaleda (posadarosaleda@cantv.net) ed è molto carina: al piano terra la “hall” con poltrone, un divano, una coloratissima amaca e l’angolo cucina, al piano superiore le 4 stanze per gli ospiti. Le camere sono semplici (non c’è l’aria condizionata ma le pale al soffitto) ma pulite, come del resto tutta la posada anche grazie all’opera delle due collaboratrici, Milagro e Diana. Ci siamo trovati bene e la posso consigliare senza problemi, anzi per quanto riguarda la cucina siamo stati fortunatissimi in confronto a quello che abbiamo percepito in seguito da altri turisti, alloggiati magari in posade ben più lussuose ma che alla fin fine hanno mangiato barracuda in tutte le salse per l’intero soggiorno.
Il primo consiglio che Fabio ci dà è quello di acquistare una crema solare ultraprotettiva, almeno 45, è un consiglio che giro assolutamente a tutti coloro che intendono andare a Los Roques. La scarsità di vegetazione (e quindi di ombra), il sole che, vista la latitudine, batte perpendicolare per almeno 4 ore, e la sabbia bianchissima ma riflettente sono tutti fattori che obbligano a proteggersi dai raggi e poi non vi preoccupate, ci si abbronza anche sotto l’ombrellone.
Appena messe a posto le nostre cose non potevamo resistere al richiamo del mare e quindi ci siamo fatti portare in un’isola vicina, Franciskì del Medio, circa 10 minuti di barca: il primo impatto con questa natura è stato notevole, un mare indescrivibile e la sabbia davvero bianca, inoltre poco affollamento, davvero tutto bello.
Terminiamo la serata all’Aquarena, un simpatico localino affacciato sul mare vicino al porticciolo, in cui, ascoltando la musica, puoi sorseggiare un aperitivo o farti uno snack.
Intanto Alessandro e Francesca atterrano a Canaima, con un aereo fatiscente in una pista di atterraggio ancora più precaria di quella di gran Roque. Subito sono accompagnati presso l’accampamento Waku, un bellissimo resort unico per essere posto in una laguna davanti a 3 cascate.
Canaima si trova nel sud est del Paese, molto vicino all’Equatore, è zona umida piena di vegetazione e di corsi d’acqua con tante cascate, è anche abitata da una comunità di indios di etnia Pemòn (circa 150 famiglie). A Canaima ci si rende conto di cosa vuol dire Natura, vegetazione lussureggiante e animali di ogni tipo attorno a noi, pappagalli tropicali, colibrì, tucani, gufi e scimmiette simpaticissime che si fanno coccolare. Naturalmente anche qui non ci sono strade nel vero senso della parola, ma viottoli in terra rossa fuoco, anche l’acqua dei rubinetti è ambrata.
Al Waku, attorniato da prati curatissimi e da tantissime palme, il servizio è ottimo, le stanze sono comode (anche se non molto illuminate), tutte hanno un terrazzo con un’amaca. Un consiglio: non lasciate oggetti vari sul terrazzo perché le scimmie del vicino accampamento fanno razzia.
E’ prevista naturalmente l’escursione al Salto Angel, la cascata più alta del mondo (quasi 1 km di altezza) ma occorrono 6 ore di barca e 3 a piedi per arrivarci, senza contare che in questa stagione si rischia di non vedere niente a causa dell’alta umidità e della nebbia che si forma attorno: Francesca e Alessandro hanno quindi deciso di non cimentarsi in questa impresa.
A Canaima esiste solo un piccolo spaccio con prezzi decisamente “europei” ma con alcuni souvenir carini in prevalenza di manifattura india. ...continua il viaggio
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