Stai viaggiando in Turchia con Alessandro Gioffrè

Turchia, porta d'Oriente occidentalizzata

Viaggio di: Alessandro Gioffrè
Vai al sito dell'autore del diario di viaggio
Vai a
Le serate passano fumando il nargile (leggi: narghilé) la tipica pipa ad acqua, molto leggera; infatti un non fumatore come me, a parte qualche colpo di tosse all'inizio, non trovava particolari disagi. Per due serate ho anche ballato: la discoteca (per fortuna con musica a volume basso) era costruita anch'essa in legno, e si trovava tra due pareti rocciose. La musica era bella, anni '70 - '80, ed i brani Turchi hanno un ritmo eccezionale.
Finché l'8 Ottobre, in sera tardi si parte per l'aereoporto di Antalya, dove alle 5,10 prendiamo un aereo della Turkish Airlines diretto ad Istanbul: è grande il doppio di quelli che l'Alitalia usa abitualmente per i voli europei, con maxi schermi che indicano velocità, altitudine, tempo di arrivo...
Dopo circa due ore di sonno interrotte, mi ritrovo ad Istanbul alle 6 del mattino assieme agli altri due Italiani (le ragazze erano partite prima e già si trovavano nella più grande città bagnata dal Mediterraneo).
La prima impressione che ho di Istanbul, percorrendo la Divanyolu Caddesi ('caddesi' è 'via') con il moderno tram, è negativa in senso positivo; ovvero: sembra una città del nord Europa, pulita e perfettina! Mentre io mi aspettavo una specie di Calcutta e rimango un po' deluso... Anche se nell'agglomerato urbano di Istanbul risiedono oltre 7 milioni di persone, il centro storico (quello che, suppongo, corrispondeva a Bisanzio - Costantinopoli) è raccolto in una piccola penisola che guarda l'Asia.
Ci sistemiamo all'ostello da 5,5 euro a notte nel quartiere di Eminonu, il centro storico della città, e dopo sono tre ore e mezzo di camminata continua per vedere il più possibile della città, ognuno per i fatti suoi. Io visito: l'Hagia Sophia Ayasofya Camii (moschea di Santa Sofia), imponente e bellissima, la Yeni Camii ('camii' vuol dire moschea), bianca all'esterno e tappezzata di rosso all'interno, la stazione centrale, quasi in stile vittoriano, i vicoli pieni di mercati, per i quali cammino tenendo con la mano sinistra lo zaino di pelle in spalla, e con la destra la Nikon da un chilo che ho a tracolla, perché una stessa ragazza turca (bionda con gli occhi azzurri) conosciuta sull'aereo da Roma, mi aveva avvertito di stare attento; ma nessuno tenterà mai di scipparmi.
Arrivo al Topkapi, palazzo del sultano, ma ormai è tardi, e faccio in tempo a visitare solo i musei archeologici. Alle 14,30, quando ormai ho i piedi gonfi e comincio a zoppicare ci ritroviamo tutti e tre nella Moschea Blu: ci sediamo sui tappeti che ne ricoprono il pavimento e ci addormentiamo con la testa poggiata sulle ginocchia. Poi fino alle 17,20 pranziamo, ma i miei occhi si chiudono da soli.
Altro giro nel pomeriggio, per il Gran Bazar! E' un luogo chiuso dove si può trovare di tutto. Cominciano le contrattazioni alla maniera araba: gli altri due del gruppo addirittura si siedono a prendere un the in un negozio di tappeti durante il tempo della contrattazione. Io per comprare un piccolo nargile giro molti negozianti, e lo trovo per 8 milioni (poco più di 4 euro); mi costa di più il tabacco. Non conoscono il modo italiano di comprare: girare per tutti i venditori e scegliero quello più economico e quasi si offendono che non compro. Chiedo ovviamente ai venditori di pellame, in memoria dei periodi d'infanzia e adolescenza passati a girare nel mercato della pelle di Firenze. Un esempio dei prezzi: per un borsone di pelle mi chiedono 200 milioni, e scendono lentamente, e quando io ne offro 60, arrivano a 100, per cui li saluto.
Nel bazar faccio anche simpatici incontri con gli stessi venditori che appena mi vedono esultano "Spanish!" (forse come se in Italia non ci fossero persone alte!), e io sempre a rispondere "No, Italiano" - "Ah, e di dove?"- "Del sud" - "Salerno!" (non so perché è la più conosciuta) - "No, più giù, di fronte la Sicilia". Poi cominciano con la solita solfa che da loro non c'è mafia (ma a chi glielo contano) ma restano comunque molto simpatici. Mi sono rimasti impressi dei venditori di ceramica, a cui io spiegavo che quella la producono in Sicilia, mentre uno di loro disgustava la Sicilia, ed io prontamente "No, ma sono mezzo Napoletano"; me ne andavo e quello che parlava Italiano con l'accento del nord "...Ti regalo anche un pantalone!".
In un negozio di pellami fuori dal bazar, il giorno dopo, il proprietario m'intratterrà dicendomi che lì non ci sono mafiosi e la sua pelle è di ottima qualità (e ci credo, con i prezzi che fa!)
Alla sera tardi quando ormai sono uno zombie semovente e mi trascino fino al letto con i polpacci e la schiena indolenziti.
La mattina dopo è un'altra massacrante visita della città, questa volta di corsa perché alle 12 dobbiamo partire per l'aeroporto. Raggiungo un porto passando per i giardini del Topkapi e da lì vedo il ponte sospeso fra Europa e Asia: quattro pilastri altissimi, 1,5 kilometri di ponte arcuato... Quello sullo stretto di Messina dovrebbe essere lungo il doppio; ma sono pazzi!
Poi torno di corsa lungo la Ankara caddesi per arrivare all'ostello e prendere la valigia da 29,3 kg; di corsa prendere il tram, corsa per la metropolitana. In fretta anche all'aeroporto di Istanbul ed a quello di Roma perché le coincidenze sono serrate. ...continua il viaggio »
  • Stampa questo diario di viaggio
  • Aggiungi ai Preferiti del browser questo diario di viaggio
  • Discuti con tanti amici di questo diario di viaggio
  • Vai a pagina:
  • 1
  • 2
  • 3

SI PARTE!

Newsletter