Turchia

Innamorarsi di Istanbul

in viaggio con DianaEst in Turchia

Domenica 30 maggio 2010
La sveglia per me ed Ale suona alle 8.00 puntuale. Qui siamo un’ora avanti rispetto all’Italia. Scendiamo a fare colazione in hotel. Wurstel, cetrioli, formaggio e olive e scelta tra te e caffè. Facciamo colazione anche se i prossimi giorni andremo in pasticceria per gustare qualche dolce locale. I nostri amici restano un pò perplessi davanti alla colazione proposta in hotel ed escono subito in cerca di qualcosa di dolce. In pasticceria proviamo il baklava, tipico dolce turco di sfoglia, miele e pistacchi o noci. Buoni e noi ci siamo fatti la doppia colazione prima salata, poi dolce, che stomaco. Un ottimo tè turco “çay” per finire in bellezza.
Per oggi decidiamo di visitare il quartiere di Sultanhamet, quello in cui si trovano le moschee e i momumenti più famosi. Percorriamo a piedi il tratto di strada che ci separa. Passata la torre di Galata le strade scendono verso il ponte. Il ponte di Galata è una struttura in ferro azzurra a due piani che collega le due parti della città vecchia del lato europeo passando sopra al Corno d'Oro. Sotto ci sono bar e ristoranti, mentre sopra un marciapiede pedonale su entrambi i lati e la carreggiata al centro. E' uno dei posti che ho preferito. Sembra incredibile con tutto quello che ha da offrire questa città, ma adoro vedere la vita che scorre qui e il panorama. Per tutto il ponte ci sono i pescatori con le loro canne che lo rendono pittoresco. Da qui poi si vede il profilo delle moschee e dei palazzi da entrambi i lati. Il mare luccica sotto il sole offuscato da una nebbiolina sempre presente che avvolge la città e ne ammorbidisce i profili fino a sembrarla un pò irreale. Sotto, dalla parte della torre, c'è un mercato del pesce con i gabbiani, le barchette e i marinai, che lo rendono tanto posto di mare. Un bel punto di osservazione tra taxi, macchine moderne, moschee e pescatori.
Passato il ponte c’è il quartiere di Eminomu, con un piazzale popolato da venditori ambulanti di cibo in carretti dalle decorazioni asiatiche in rosso e nero abbinato a oro. Si cucina anche su delle barchette colorate. Carino e molto asiatico penso, anche se in Asia non son stata mai. Ci sono un sacco di venditori ambulanti di pannocchie, gelato, panini con pesce sicuramente inquinato del Bosforo, ma buonissimo, almeno per me. Qui sembra di essere in una città di mare con tutto questo profumo di pesce alla griglia.
Il viaggio olfattivo continua entrando nel Bazar delle Spezie “Misir Carsisi”. I profumi e i colori delle di spezie di questo mercato egiziano ci avvolgono. Nella struttura che lo copre mille persone, luci e una miriade di piramidi di polveri ordinate, spezie, frutta secca, radici, tè e dolcetti turchi: i lokum. Fuori da questo paradiso olfattivo, vie strette e tanti bar e ristorantini, moschee che fanno capolino. Ci sono un sacco di venditori ambulanti di spremute fresche a una lira turca e ne approfittiamo per rinfrescarci. Spremuta di arancia, ma anche carota e melograno, tutte ottime.
Finalmente siamo nel centro di Sultanhamet, molto moderno e turistico, tenuto bene. Ne apprezzo la modernità unita allo stile che caratterizza le vie, mentre cammino sotto un sole già molto caldo e un cielo ora senza nuvole.
La nostra prima meta è Agia Sofia. Prima era la chiesa della Divina Sapienza, poi con la caduta di Costantinopoli in mano ai Turchi Ottomani è stata trasformata in moschea. Ora è un museo dal 1935 per volontà di Atatürk, sempre lui. La fila non è molta e dopo il controllo al metal detecor entriamo. E’ la prima volta che metto piede in una moschea. Come non rimanere a bocca aperta in questo spazio immenso. I colori dominanti sono il giallo, l'oro e il nero. L’aspetto è maestoso e l’interno è grandissimo tra colonne, cupole, altari. Tutto è decorato nei minimi dettagli, anche l’interno delle maestose cupole. Le luci creano un’atmosfera mistica tra finestrelle e candelabri. I fasci di luce che penetrano dalla cupola enorme di oltre 30 metri di diametro creano un'atmosfera suggestiva incrociandosi in questo ambiente interno un pò buio. Nonostante la forte presenza dei segni musulmani l'anima cristiana si può scorgere da molti elementi architettonici, dai mosaici con i volti del Cristo e dei santi, anche se sono stati coperti dai musulmani. In alcuni punti si intravedono i segni delle croci, sovrastate e camuffate da disegni ornamentali. Ci sono molte persone all'interno, ma da sotto i candelabri in ferro battuto la maestosità e l'atmosfera del luogo lascia a bocca aperta. Mi sento minuscola. Si può salire anche nella parte superiore e fare il giro ammirando dall’alto il panorama su tutto l’interno. L’atmosfera è coinvolgente in questo sfarzo di decorazioni e pezzi di marmi bellissimi.
Quando usciamo ci fermiamo a mangiare qualcosa prima di visitare la moschea Blu, Sultan Ahmet Camii. La fila di turisti non è lunga, perciò veloce. All’ingresso danno un velo per coprire capo e spalle alle donne ed è obbligo togliere le scarpe prima di entrare, come in tutte le moschee del resto. Il pavimento è coperto da un tappeto rosso con decori azzurre. I turisti possono entrare fino ad un certo punto. Le donne musulmane devono stare in apposite parti della moschea mentre gli uomini hanno accesso all’intera struttura. L’interno ha colori bellissimi. Le ceramiche che ricoprono gran parte della struttura interna sono decorate con motivi blu e azzurri, proprio per questo è chiamata la mosche blu. I lampadari con le loro luci creano un’atmosfera suggestiva, insieme alle 260 finestrelle. L'interno è molto lumimoso, forse anche per il colore chiaro dominante. E' l'unica moschea ad avere sei minareti, solo la moschea della Kaaba, alla Mecca, ne ha sette. Architettonicamente parlando è un capolavoro di decorazioni e ceramiche e l'atmosfera è molto differente da Agia Sofia. Anche questa struttura è enorme e sorretta da pilastri giganteschi, ma ha un'eleganza e una raffinatezza unica. Fuori c’è il cortile con archi e un chiostro immenso, di una bellezza notevole. E’ un piacere restare lì. Molti i bambini che indossano un vestito bianco e oro con uno scettro in mano. Sembrano quasi vestiti da sultano per il carnevale.
Fuori dalla moschea un venditore ambulante fa dei lecca lecca al momento. Un vassoio diviso in scompartimenti di diversi colori e gusti, con al centro una metà di limone. Su di un bastoncino che immerge in ogni vasca avvolge i diversi strati di colore e per finire lo passa sul limone. Dire che è buonissimo è riduttivo. Quel gusto di arancia e mandarino misto a limone è fantastico. Fa un bel caldo e il sole picchia parecchio.
Prossima tappa è la Cisterna Basilica, Yerebatan Sarayi. Vedendola dall'esterno non si immaginerebbe nemmeno quello che appare ai nostri occhi scendendo le scale. Trecentotrentasei colonne che sembrano galleggiare riflesse nell'acqua di questa struttura coperta da un soffitto a volte in mattoni. Le luci rosse e gialle nel buio rendono il luogo quasi mistico, sicuramente ricco di fascino, mentre si specchiano all'infinito e la musica di sottofondo contribuisce a creare un'atmosfera mistica. Alla base di una colonna in fondo alla Cisterna è scolpita la testa di medusa capovolta. Si cammina su una passerella di legno passando in mezzo alle colonne illuminate. Dal soffitto scendono delle gocce d'acqua. E pensare che una volta era completamente piena e non era l'unica della città. L'interno è grande 140 metri per 70 di larghezza e fu costruita nel sesto secolo d.c. E' uno di quei luoghi che ho trovato unici. Da non perdere.
Passiamo a quello che è indicato come il più bel palazzo di Istanbul: il Topkapi Palace. Il nome significa ‘Porta del Cannone’, si trova sul promontorio del Serraglio e raccoglie il tesoro del Sultano e quello che fu il suo harem. Non è una struttura alta e massiccia, bensì un labirinto di edifici, cortili e giardini. All'esterno nel parco verde pieno di rose rosse, molti leggono e si rilassano sotto l'ombra degli alberi. L’ingresso è quasi fiabesco con questo muro merlato grigio chiaro e le due torri con tetto a punta. Nel mezzo c’è il giardino e la struttura si sviluppa tutta intorno. La parte dell’Harem del sultano è la più grande e la più sfarzosa con decorazioni in stile ottomano. In varie stanze si ammirano i gioielli, vietato fare foto a questi esemplari unici. Tra pugnali, brocche e accessori di oro e diamanti ci si perde e si può comprendere lo sfarzo in cui viveva il sultano. Impieghiamo circa tre ore per visitarlo perchè è molto grande, molte sale e molte strutture all’interno. In una parte ci sono tutte le reliquie sacre per l’islam, dal copricapo di Abramo, al suo bastone e molto altro.
Finita la vista al palazzo i nostri due amici tornano in hotel e vanno a cenare nel nostro quartiere in un ristorante panoramico. Noi decidiamo di restare a Sultanhamet per cena e per un giro notturno tra le moschee illuminate. Ci fermiamo in una delle tante viette strette del quartiere, piene di tavernette locali. La cena è ottima, una delle migliori. Io scelgo carne con una crema di jogurt ed è buona da leccarsi i baffi. Alessio invece sceglie una piadina ripiena di kekab con riso e pomodori. Tutto ottimo. Io bevo, dato che non servono alcol, una bevanda locale Ayran fatta di acqua e jogurt di capra e lui una classica cola cola. Questa volta mi spiace ammettere che ho osato un pò troppo, la prossima volta mi bevo una bibita. Un thè turco per finire in bellezza questa ottima cena di 15,00 euro in due. ...continua il viaggio
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