Tunisia, Algeria, Burkina Faso, Algeria, Tunisia, Niger

Oltre il Sahara - Parte seconda

in viaggio con Giovanni Mereghetti in Tunisia, Algeria, Burkina Faso, Algeria, Tunisia, Niger

Introduzione

Il diario di viaggio si ricollega a "Oltre il Sahara - Parte prima", già pubblicato su questo stesso sito.

Itinerario

6 Novembre
Sono le 6, il rumore di un camion mi sveglia. Pietro sta ancora dormendo come un ghiro, cerco di riprendere sonno, ma non ci riesco. Il tempo passa velocemente e anche Pietro si sveglia. Prima di partire controllo la vettura, le buche di ieri potrebbero aver danneggiato l’avantreno. Per fortuna la vettura è in piena forma e alle 8.30 ci mettiamo in marcia.
I primi chilometri scorrono veloci su un manto di asfalto, il vento soffia forte e spesso la sabbia ricopre l’asfalto. La macchina è stracarica e supera con difficoltà anche i più piccoli laghi di sabbia. Sono preoccupato, con questo peso non arriveremo mai dall’altra parte del deserto. Ancora qualche chilometro e la sabbia inizia a “mostrare i denti”; passo ad una marcia inferiore, l’auto sbanda e improvvisamente si insabbia.
Scendiamo dalla vettura, il vento soffia fortissimo e sono costretto a coprimi il viso con la tela che ricopre i bagagli. Per più di mezz’ora tolgo la sabbia da sotto l’auto, cerchiamo di ripartire, ma non c’è nulla da fare, bisogna ricorrere alle piastre. Con pinza e cacciavite nelle mani tolgo gli arnesi dal portapacchi, alziamo la vettura e infiliamo le piastre sotto le ruote anteriori, una spinta e Cartizia con un balzo riesce a liberarsi dalla trappola. Colgo l’occasione di questa sosta per liberarmi di un po’ di occhiali . Non voglio più avere problemi con le dogane.
Qualche minuto di riposo e poi ripartiamo, verso “Tam”. La pista è un vero disastro : buche, sabbia e incomincia anche ad apparire la terribile “Tole ondulée”. Cartizia sembra andare molto bene e tra una scatola di tonno e una di carne, giungiamo alle gole di Arak.
Sono le 16.30, fra poco il sole tramonterà, non conviene rischiare al buio.
Ci fermiamo poco prima del campeggio, in un casolare dove un tuareg ci offre un buon thè alla menta, ci voleva proprio dopo tanta strada di arsura. Alle gole di Arak c’è un campeggio inteso come un’area intorno ad una costruzione in cemento dove alcuni tuareg cucinano cuscus e vendono thè alla menta. Le capanne di frasche di palma diventano rifugi per la notte; non esistono servizi né docce ma solo una vasca al centro del quadrato dove vanno a bere i pochi cammelli che passano di qui.
Un generatore dà corrente ad un impianto di illuminazione che smette di funzionare presto. Nel campeggio sono radunati ragazzi locali su selvagge moto da enduro, dai serbatoi enormi, ci sono resti anche di molte vetture abbandonate da chissà chi, forse da viaggiatori come me.
Nel campeggio oltre agli amici riminesi, c’è anche un gruppo di francesi con sei Peugeot 504, quest’auto pare vada molto bene sulle piste sahariane; ma i francesi ne perderanno ben quattro prima della mitica città di Agadez. Sono le 19.30, mentre mi accingo a cucinare una manciata di spaghetti, viene spento il generatore, è buio pesto, mi faccio luce all’interno dell’auto per cercare una torcia. Gli spaghetti sono pronti, apparecchio il cofano della vettura e, facendomi luce con la torcia, mangio la mia meravigliosa cena all’italiana.
Dopo cena aiuto Massimo, uno dei ragazzi di Rimini, in una riparazione alla sua moto, poi non mi resta altro che stendere il saccopelo all’interno della capanna e coricarmi. Nonostante il giubbotto che ho indossato, fa molto freddo e non riesco a chiudere occhio, questa nottata sarà un continuo dormiveglia fino al nuovo giorno.

7 Novembre ...continua il viaggio

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